domenica 14 aprile 2013

2 anni fa.

Due anni fa ero incredulo. Mi ricordo che piansi. L'unica volta che l'ho fatto per una persona conosciuta in rete, su Ok notizie. E tramite mail. Ci sentivamo, ogni tanto, con Vittorio. Anche oggi sono incredulo. Incredulo che le cose siano andate in quel modo, che per lui non sia stato fatto assolutamente niente, che ci sia chi è capace di uccidere chi ha già sacrificato la propria vita per gli altri. Il sottotitolo del mio blog è da due anni lo stesso: Addio, Vittorio. E non cambierà. Non cambierà perchè sono incredulo a tutt'oggi, non cambierà proprio perchè è un addio e non un arrivederci. Non cambierà perchè in due parole raccoglie rispetto, costernazione e tutto l'insegnamento che le sue parole e la sua azione mi hanno potuto dare. Non lo dimenticherò mai. Sono pensieri sparsi, per ricordare, ad altri, visto che per me è impossibile dimenticare. Addio, Vittorio.
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sabato 6 aprile 2013

Troll

E' successa una cosa singolare, che merita di essere divulgata, almeno qui, tra voi, quelli che da sempre mi leggono, che sia per amicizia, pazienza, tenacia o quello che volete. Non lo sapevo io, e non lo potevate sapere voi, ma il Profeta mi ha illluminato. Sono un Troll. Non lo sapevo, altrimenti ve lo avrei detto prima. Sono un Troll. Lo so da quando il Profeta ha apposto accanto al mio nome da anni registrato sul suo blog questa icona: Andiamo per gradi, cos'è un Troll. Mi avvalgo di Wikipedia e la cito: Con il termine troll, nel gergo di internet, e, in particolare, delle comunità virtuali, si indica una persona che interagisce con gli altri utenti tramite messaggi provocatori, irritanti, fuori tema o semplicemente senza senso, con l'obiettivo di disturbare la comunicazione e fomentare gli animi. Aggiungo, di mia sponte e per mia esperienza, che generalmente un troll è anonimo o farlocco, provocatorio, elabora cross posting e molte altre tecniche. Io, per l'aver semplicemente detto cose che non erano gradite, mi sono visto prima cancellare due commenti, poi riabilitati, e poi segnalare come Troll. E' un concetto di dibattito, di apertura mentale e più in generale di democrazia piuttosto strano: se esprimi dissenso sei un troll. Che è peggio di dire che sei un mio avversario, sei qualcosa che non esiste e che solo e semplicemente vuole tirare fango su di me. E' la pericolosa macchina del fango all'incontrario, che Casaleggio si dice conosca benissimo: chiama i fedeli alle armi e ti difenderanno, facendo quadrato e rafforzando le proprie convinzioni. Ma perchè dico che Casaleggio e gli autori web del blog di Grillo potrebbero conoscere molto bene questa tecnica? Molto semplice, basta leggere il breve, ma intenso e-book di Di Salvo che spiega con concretezza cosa siano gli influencers e come una sola persona registrandosi x volte con x profili differenti allo stesso sito possa creare una discussione, diffondere "trappole" nelle quali l'utente medio cada, ricavandone una opinione. Lo stesso utente medio poi accederà a sua volta e commenterà scrivendo quello che si vuole, dimostrando la stupidità della tesi dell'utente fake-influencers. Si tratta di marketing, ed è una tattica simile quella che adottano le tantissime aziende (soprattutto made in Usa) che propongono l'acquisto di xmila contatti per blog, "mi piace" di facebook e via dicendo. Quindi cosa ottiene Grillo a denunciare i troll? Che tutti i suoi seguaci si stringano attorno a lui e comincino la caccia alle streghe, bollando sistematicamente i reali fake (che molto probabilmente ancora oggi sono influencers), dai semplici pensatori liberi. Che io non sia e non possa essere bollato come troll da Grillo lo dimostra il suo sito stesso a questo link: http://www.beppegrillo.it/2010/03/_lidea_e_quella.html dove pubblicizza la mia iniziativa di qualche anno fa per una Pasqua senza agnelli. Vaglielo a dire al popolo di eletti e presuntuosi che credono solo al proprio profeta. Riflessione a parte, pensierino della giornata: sicuri sia davvero possibile una democrazia in rete, una votazione on line?
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lunedì 1 aprile 2013

Democrazia ad intermittenza e democrazia continua

Non è per niente facile parlarne e ci provo proprio perchè lo credo necessario. I "cittadini" (e il nome non è a caso), come vorrebbero essere chiamati deputati e senatori del M5s, nonostante lapsus che fanno sorridere, il nuovo modo da loro stessi portato di fare politica, l'idea che si possa votare per qualsiasi cosa fa riflettere. Decideremo il Presidente della Repubblica on line. Decideremo il programma on line. E via dicendo. Parto non dall'ipotesi, ma dalla tesi, perchè la misconosco: il confronto (se c'è) e la libertà di voto su qualsiasi argomento rende il M5s il vero rappresentante del popolo, delle sue istanze, delle "parti sociali". No. E questo non lo dico io, ma il risultato delle elezioni, per cui il movimento di Giuseppe Grillo rappresenta un quarto del popolo italiano, che, per quanto straordinario sia, non può assolutamente essere scambiato per il tutto. Altrimenti diventa necessario anche un ripasso della matematica delle elementari, capitolo "frazioni". Detto questo passiamo ad altro, e tengo a precisare che parlo esclusivamente per quel che riguarda l'ambito nazionale: sono convinto che in ambito locale favorire la partecipazione sia virtuoso e possibile. Ogni cittadino ha sotto il proprio naso ogni giorno le buche delle strade (importantissime per i miei concittadini pistoiesi che non parlano di altro), lo stato dei servizi sociali, dei parchi, la qualità dell'aria etc. Per cui se vuole, su una vasta quantità di argomenti può esprimersi, perchè si presuppone che conosca la propria città, anche se, addentrandosi in temi davvero specifici (come ad esempio interventi di salvaguardia per beni artistici o anche "materiali con cui asfaltare le strade per evitare la formazione di buche") non so quanti saprebbero votare grazie al proprio vivere quotidiano. Per quel che riguarda la "cosa pubblica" su scala nazionale, il tutto si complica. Ad oggi viviamo in una democrazia rappresentativa, che significa che, al di là dei referendum, dove siamo chiamati ad esprimere un parere ad indirizzo legislativo, in genere eleggiamo rappresentanti della nostra comunità che crediamo in grado di governare in nostra vece. Detta così, vista la statura dei nostri rappresentanti, fa un po' sorridere, ma questo è il meccanismo. Ogni elezione i cittadini danno un mandato elettorale ad alcuni propri rappresentanti, chiamati a gestire la "cosa pubblica" per il bene comune. Secondo Rousseau il popolo semplicemente "crede di essere libero", ma in realtà lo è solo una volta ogni cinque anni, una volta ogni elezione. Nel resto del tempo sarebbe schiavo, e proprio per questo la democrazia sarebbe definibile come "intermittente". Rodotà, ad esempio, sostiene che uno dei nodi più spinosi sia proprio il colmare questo vuoto tra elezione ed elezione, ma in realtà i fatti non sembrerebbero dargli ragione. I sondaggi, i quotidiani, il muoversi nelle piazze, sono dimostrazioni che i politici sono obbligati interpretare, altrimenti, ad esempio, non assisteremmo mai a dimissioni, elezioni anticipate e cose del genere che in Italia conosciamo fin troppo bene. Il M5s pare aver fatto propria la tesi della "democrazia continua" per cui il popolo deve essere chiamato continuamente ad esprimere il proprio parere tramite la rete e di conseguenza, legiferare. "E' un format" dice Grillo "si creerà una piattaforma, gli esperti scriveranno" la gente commenterà, e sceglierà la proposta migliore "si voterà". Lo dice in questo video andato in onda su Servizio Pubblico: I dubbi sono molteplici. Il primo è che effettivamente tutti siano messi in grado di votare. Il secondo è chi controlla che tutto, in rete, si svolga regolarmente? Il terzo deriva da Platone: chi controlla chi dovrebbe controllare la rete? E sono domande che esistono certamente anche oggi per quel che riguarda tutti gli scrutini, ma la rete, sottolineo, non fa differenza, se non perchè una persona sola molto competente può essere in grado di manipolare tutto a suo piacimento. Manipolare il mio voto di persona comune non dovrebbe essere più difficile di manometterlo dentro una urna, anzi. L'ultimo dubbio è il più grande: può davvero una persona comune, me compreso e per primo, votare su tutto? Gli strumenti che un comune cittadino ha per addentrarsi nelle decisioni di uno stato non sono molti e sono tutti riassumibili all'interno di una parola: informazione. Tutti tranne quelli per cui uno ha studiato per tutta la sua vita, tranne gli aspetti di cui uno veramente si ritiene fondato e correntemente informato. Su tutto il resto la bussola è l'informazione. L'informazione è certamente utile, ma se diventa la base su cui costruire, le fondamenta delle decisioni, allora si incarna in qualcosa di catastrofico. L'informazione di oggi è un condensato di nozioni, superficialità e luoghi comuni digeribile per tutti, che non approfondisce una sola questione. Un esempio. Abbiamo passato un anno a sentir parlare solo di spread, di Bce (peraltro senza che alcuni eletti sapessero di cosa si parlava), di debito pubblico, crescita e pil, senza che nessuno (con la rara eccezione di alcuni programmi di radio24, alcuni blog e poco altro) si sia preso davvero la briga di spiegare cosa significasse. Il fenomeno del momento era lo spread, ogni giorno era sulla bocca di tutti, nei bar si parlava del gol di Cavani un minuto appena e si tornava a parlare di spread. Oggi nei bar si riparla di Cavani. La domanda è: se gli italiani avessero dovuto votare i provvedimenti per mantenere l'Italia in una posizione economica relativamente tranquilla ed agire per rafforzarla, cosa avrebbero votato? O ancora: di quali informazioni veramente disponevano gli italiani per poter votare con coscienza (e conoscenza)? Internet, la televisione, i giornali, devono a tutti i costi "divertire", "alleggerire", "divulgare" e per questo semplificare, coniugare l'informazione con lo "strano", lo "strampalato" e da qui la proposta delle stravaganze, delle esagerazioni. "Più una tesi è sballata, e più viene reclamizzata e diffusa. Le menti vuote si specializzano in estremismo intellettuale, e così acquistano notorietà (diffondendo, si capisce, vuotaggini). Ne risulta una formidabile selezione alla rovescia." (Giovanni Sartori, "Homo videns", Laterza, 1997). Il perchè è normale. Nessuno guarderebbe un programma in cui una persona o due altamente specializzate discutono ai massimi livelli di un qualsiasi argomento. Non sarebbe divertente e probabilmente in pochi capirebbero qualcosa. Mentre le denunce, i predicatori da strapazzo e Celentano che interviene per telefono sono molto più accettati. La conseguenza è: i cittadini comuni, le persone comuni, nella democrazia continua, nell'idea dei 5 stelle, dovrebbero votare una finanziaria, o la riforma scolastica, o altro ancora sulla base di programmi dove interviene con tanto di tappeto rosso Celentano. Questa sarebbe il grande passo in avanti della democrazia. Si potrebbe dire che prima del voto sarebbero fatti molti approfondimenti e che si spiegherebbe bene i pro ed i contro di ogni voto. La domanda che opporrei ancora sarebbe: e chi farebbe gli approfondimenti, chi sarebbe in grado di elaborarli imparzialmente? E non solo: quanto tempo occorrerebbe per analizzare ogni singola questione? Non si arriverebbe forse ad una paralisi? Domando ed aspetto risposte.
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