mercoledì 7 marzo 2012

Il lavoro va tutelato in tutte le sue forme ed applicazioni. Lo dice Enrico Rossi

Dopo un piccolo periodo di sosta e biciclettate, riprende la rubrica che fa ormai da protagonista su questo blog: Che fare? Ci stiamo chiedendo quali siano le cose da cambiare nella vita quotidiana, nella nostra città, nella nazione o nel mondo per dare una svolta. Da dove cominciare? Qual è quella cosa che secondo voi potrebbe fare da leva per un domani migliore? Potete rispondere con ciò che volete, si tratti di scelte economiche, politiche, semplici atteggiamenti sociali o familiari, la vita di ciascuno di noi può essere cambiata anche solo da un'emozione.
Sono già intervenuti in tanti e molti altri, spero, vorranno farlo.
Per cui riprendiamo da dove avevamo lasciato con la risposta di oggi, che è affidata niente poco di meno che al presidente della regione Toscana Enrico Rossi (che trovate qui su facebook, qui su twitter e qui su wikipedia):




Ci sono alcuni termini che compaiono nell’agenda della politica a intervalli ricorrenti, si tratta di parole chiave per interpretare la realtà e per modellarla. Alcuni termini non abbandonano mai il dibattito politico e la banalizzazione è un rischio sempre in agguato.
C’è una parola ricorrente, però, che immediatamente associo al “che fare?” oggetto di questo blog: ed è la parola “lavoro”.
La via di uscita dalla crisi, a mio avviso, passa appunto per un approccio serio alla questione “lavoro”. Oggi che il dibattito nazionale sulla riforma del lavoro è in atto e sono attesi cambiamenti e risultati, rimanere vigili e attivare il senso critico sul tema è sicuramente importante.
Occorre farlo studiando e analizzando modelli vincenti, proponendo incentivi mirati per giovani e precari, trovando soluzioni che diano respiro a chi non ha prospettiva di uscita dalla crisi e attivando meccanismi di tutela in termini di sicurezza sul lavoro.
Qui in Toscana lo scorso anno si è dato il via a un programma per incentivare opportunità di lavoro per i giovani al fine di favorire l’emancipazione personale, la partecipazione sociale e soprattutto la stabilizzazione del lavoro. La Regione è partita da qui, dando una risposta alla questione sempre aperta del “lavoro”, senza dubbio una risposta parziale e su cui c’è ancora da lavorare, ma si tratta di qualcosa di concreto, di un approccio a misura d’uomo.
E quello che ci aspettiamo a livello nazionale è un programma di azioni concrete che facciano un po’ di pulizia nel complesso sistema dei contratti, incoraggiando stimoli e correttivi a partire dalle fasce e dai settori finora meno tutelati. Sono necessari provvedimenti seri, innovativi e strutturati per innescare circoli virtuosi di ripresa che “tutelino il lavoro in tutte le sue forme e applicazioni” come prevede la nostra Costituzione all’articolo 35.
Osservare e trarre esempio dalle buone pratiche in atto a livello europeo e, perché no, dai modelli regionali che funzionano, sarebbe un ottimo punto di partenza per affrontare la questione e per tutelare l’unica risorsa davvero rinnovabile: il capitale umano
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Voi che ne pensate?
Dite la vostra, come al solito, tra i commenti, oppure scrivete alla mia mail (riccardotronci@hotmail.it), partecipate a questo piccolo barcamp del gioco dei se e dei ma, e dite cosa fareste. Cosa manca all'Italia, qual è il trampolino di lancio per la primavera? Dite tutto ciò che volete, un punto su cui, secondo voi, sarebbe necessario insistere per un'Italia differente.

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