domenica 23 ottobre 2011

Qualcuno finalmente mi spiega perchè secondo tutti è da riformare la giustizia

Nel 1902 Lenin si chiedeva in una sua celebre opera "Che fare?". Ce lo chiediamo anche noi oggi con il nostro "gioco dei se e dei ma". Oggi ci risponde Luca Cipriani, mio carissimo amico, dottore in legge, membro del Pdl, mente politica vivace con cui è davvero un piacere parlare, e... blogger da molto prima di me!
La sua proposta ha un merito: avermi fatto capire finalmente il perchè debba essere davvero necessario riformare la giustizia, come sostiene anche Paniz, per favorire l'economia nazionale.



Caro amico,
leggo sempre volentieri ciò che viene suggerito dai tuoi ospiti e, salvo rare eccezioni, mi trovo quasi sempre d'accordo con quel che viene suggerito. Rimanendo sul piano alto di molti degli spunti suggeriti, è chiaro che l'Italia ha bisogno di quella che in senso lato mi sentirei di definire una "rivoluzione culturale" a 360 gradi, che reintroduca la partecipazione alla vita politica, la meritocrazia, il cambio di passo ed il ripensamento dell'economia.
Personalmente, quando vengo stimolato nel proporre qualcosa non riesco a prescindere dal piano pratico.
Ecco, dunque, tre interventi a mio avviso centralissimi che, pur insufficienti per ripartire, certo darebbero grande slancio almeno all'economia.
1) riforma della Giustizia: imprescindibile. Sai quanto deve aspettare un Tizio qualunque per recuperare un credito? La procedura standard, se tutto fila liscio, prevede venga richiesta l'emissione di un decreto ingiuntivo, emesso il quale si procede alla notifica. Se questa si perfeziona, aspettiamo 40 giorni, scaduti i quali richiediamo la formula esecutiva sul decreto. Passiamo dall'agenzia delle entrate, paghiamo la tassa, e chiediamo al legale di procedere in via esecutiva. Il legale scrive il precetto e lo notifica. Se questa si perfeziona, passano dieci giorni ed il legale procede oltre. Se si riesce ad individuare qualcosa da pignorare, magari presso un terzo, scriviamo l'atto di citazione e la notifichiamo sia al debitore che al terzo. Se le notifiche si perfezionano, aspettiamo la data dell'udienza e, se tutto fila liscio, il Giudice disporrà il pignoramento. Aspettiamo dunque di avere qualcosa in mano.
Ora, in questo rapidissimo schema non si tiene conto:
a) dei tempi biblici delle cancellerie per adempiere ad una qualsiasi richiesta
b) della possibilità sia fatta opposizione al decreto ingiuntivo, spesso con finalità dilatorie
c) della possibilità che venga fatta opposizione agli atti esecutivi, spesso come sopra
d) del fatto che molto spesso le notifiche diventano molto spesso problematiche perchè il debitore si fa furbo
ecco, fatta una panoramica di questo tipo...secondo te quanti investitori stranieri scommettono sul nostro Paese??
ma di esempi di giustizia lumaca ce ne possono essere mille: spesso le cose più tragicomiche son quelle che avvengono con i c.d. procedimenti di urgenza, che son talmente urgenti che dopo un anno siam sempre nei guai. Fatti un giro in Corte di Apppello a Firenze (nemmeno in terzo grado, al secondo) e troverai cause iscritte a ruolo nel 1987. Sono cose da pazzi che non possono essere tollerate, e che danno l'immagine di un paese poco affidabile

2) altra riforma chiave: il superamento del bicameralismo perfetto per legiferare.
In un mondo che corre a mille all'ora non è pensabile di continuare ad assistere alla liturgia, spesso sterile e svuotata di significati dall'apposizione della fiducia, del bicameralismo perfetto.
Troppo lunghi i tempi per legiferare, troppo ricorso (conseguentemente, ma non solo) ai decreti legge, e già che ci siamo troppi parlamentari, troppi soldi buttati. Snellire per velocizzare, così da restituire anche dignità alle funzioni del Parlamento!

3) mondo del lavoro: insufficienza della rete sociale di protezione
il problema non è la flessibilità, che probabilmente è davvero l'unica risposta ad esigenze di mercato reali. Il problema, semmai, è creare le condizioni per renderla tollerabile. Consiglio a tutti la lettura del Rapporto Supiot del 1999, ancora attualissima ed illuminante sul punto. In estrema sintesi e banalizzando, creare la presenza dello Stato nei periodi di non lavoro, una maggiore presenza per le lavoratrici che restano incinte, eccetera.

Un abbraccio

Voi che ne pensate?

Continuate a scrivere alla mia mail (riccardotronci@hotmail.it), partecipate a questo piccolo barcamp del gioco dei se e dei ma, e dite cosa fareste. Cosa manca all'Italia, qual è il trampolino di lancio per la primavera? Dite tutto ciò che volete, un punto su cui, secondo voi, sarebbe necessario insistere per un'Italia differente.

Un caro abbraccio ad Ennio, sperando che Madame Steiheil ti abbia accompagnato. E grazie di cuore.

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mercoledì 12 ottobre 2011

Non chiedo altro che di essere una donna spiritosa fino all’ultimo giorno della mia vita

A Lia Celi non ho posto solo il domandone totale che da giorni circola su questo blog (Che fare?), ma ho provato a integrare il gioco dei se e dei ma con un "cosa lasceremo ai nostri figli?". Questo perchè Lia Celi è sì autrice di satira (faceva parte di Cuore, del dietro le quinte del Pippo Chennedy Show, ha scritto per Smemoranda e molti altri tra cui anche il fatto quotidiano), ma anche mamma ("imperfetta" si definisce), come ricorda ogni mese sulle pagine di Insieme.
Che fare, quindi? Per prima cosa, non abbandoniamo la voglia di ironia, fino all'ultimo respiro.



Ciao Riccardo!
Non ti darò un rispostona ma sette rispostine perché ogni giorno mi viene in mente una risposta diversa.
Lunedì penso che ai figli non dobbiamo lasciare l’Italia, ma il mondo intero – e quindi bisogna fargli imparare le lingue il prima possibile, per dare loro quella sicurezza cosmopolita che io e mio marito non abbiamo avuto quando ci è stata offerta la possibilità, tanti anni fa, di vivere per qualche anno negli Usa, cosa che avrebbe
cambiato le nostre vite e quelle dei nostri figli (ce lo rimproverano ancora adesso!). Martedì invece penso che la soluzione giusta è fare in modo che i figli sappiano usare le mani anche per altre cose che non siano guidare o usare videogiochi e computer – che non abbiano paura dei mestieri manuali, insomma: chi ha in tasca un mestiere utile se la cava sempre e ovunque. Mercoledì cambio ancora idea, e penso che
dobbiamo soprattutto coltivare tutti i loro talenti creativi e artistici, perché l’arte e la bellezza salvano il mondo e non ci sarà mai macchina in grado di produrle. Giovedì guardo troppi tiggì con le facce dei politici e penso che ai figli dobbiamo insegnare a sparare. Venerdì penso che la cosa più giusta l’ho già fatta dando ai miei figli dei fratelli, la scuola ideale per imparare i rapporti umani,
fatti di litigi e di rappacificazioni nella coscienza che si appartiene tutti a una stessa grande famiglia. Sabato sono narcisista e credo che l’eredità giusta gliela lascio insegnando loro a ridere di se stessi e di ciò che vedono intorno a sé. Domenica mi rilasso e penso che la strada giusta la troveranno da soli, come tutti i figli del mondo hanno sempre fatto anche nei periodi più sfigati della storia.
Quanto alla mia vecchiaia, qualunque cosa accada non chiedo altro che di essere una donna spiritosa fino all’ultimo giorno della mia vita.
un saluto e un abbraccio!
Lia


Voi che ne pensate? Continuate a scrivere alla mia mail (riccardotronci@hotmail.it), partecipate a questo piccolo barcamp del gioco dei se e dei ma, e dite cosa fareste. Cosa manca all'Italia, qual è il trampolino di lancio per la primavera? Dite tutto ciò che volete, un punto su cui, secondo voi, sarebbe necessario insistere per un'Italia differente

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lunedì 3 ottobre 2011

Malgrado la temperatura percepita, è ancora inverno, e la primavera tarda ad arrivare

Nel 1902 Lenin si chiedeva in una sua celebre opera "Che fare?". Ce lo chiediamo anche noi oggi con il nostro "gioco dei se e dei ma". Oggi ci risponde Marco Aime, antropologo di indiscussa fama e lungimiranza, è attualmente ricercatore di Antropologia Culturale presso l’Università di Genova. Ha condotto ricerche in Benin, Burkina Faso e Mali, oltre che sulle Alpi e scritto un notevole numero di libri e saggi. Trovate la sua pagina di wikypedia qui


Caro Riccardo

credo siano due le cose su cui puntare (che poi, forse, si riducono a una): cultura e convivenza. In questi ultimi anni si è dissolto il tessuto sociale che tiene insieme le persone.

Da un lato si sbandierano "identità" di comodo a fini elettorali e moralmente biechi, dall'altra si spinge a un sempre maggiore individualismo stile Thatcher, la quale dichiarava che la società non esiste. Per costruire una società occorre capacità di convivenza e non solo con gli stranieri, ma soprattutto tra noi stessi. Il degrado culturale è gravissimo. Sarà dura risorgere. Siamo ancora in pieno inverno e la primavera tarda ad arrivare.

Marco

E' a parer mio una riflessione che prolunga quella di Donata e la precedente, di Alessandro. Non è per Marco Aime questione di crisi economica, ma di emergenza sociale. Non saranno le banche a dirci come uscire fuori da questo baratro e tantomeno i broker, ne convengo, anche solo perchè se il sistema crolla e non riesce più a provvedere agli ultimi, l'assenza dei legami, del semplice aiutarsi contrapposto all'individualismo gretto del salvare le proprie chiappe, si fa sentire. E' un problema di libertà, di etica, ma anche questione di sopravvivenza.
Voi che ne pensate?

Continuate a scrivere alla mia mail (riccardotronci@hotmail.it), partecipate a questo piccolo barcamp del gioco dei se e dei ma, e dite cosa fareste. Cosa manca all'Italia, qual è il trampolino di lancio per la primavera? Dite tutto ciò che volete, un punto su cui, secondo voi, sarebbe necessario insistere per un'Italia differente.

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