giovedì 22 settembre 2011

L'ironia ci salverà. Ma solo se spegniamo la televisione

Nel 1902 Lenin si chiedeva in una sua celebre opera "Che fare?". Ce lo chiediamo anche noi oggi con il nostro "gioco dei se e dei ma". Oggi ci risponde Alessandro Gandolfi, giornalista e fotografo che ha lavorato con Repubblica e che ad oggi collabora con molte testate internazionali. Qui trovate il suo sito e le sue bellissime foto.



ciao riccardo, direi:


La smania patologica di successo e l'ossessione per il denaro hanno portato una buona fetta d'Italia - politici compresi - a forme di corruzione diffusa, a deliri di onnipotenza, a dipendenza da cocaina e affini. La soluzione? Gettiamo (certa) televisione nel cesso, smettiamola di prenderci troppo sul serio e rispettiamo il prossimo.

un saluto
alessandro


La televisione di per sè non è IL male, e tuttavia concordo che vivere al nostro ritmo e non al suo sia una delle condizioni basilari per tornare a chiederci cosa davvero vogliamo. Dopo tutto, secondo me si tratta di eliminare un po' di fastidiose zanzare dalla nostra vita. Rispettiamo il prossimo... beh come scriveva qualche post fa Donata, è tutta una questione di libertà.

Voi che ne pensate? Continuate a scrivere alla mia mail (riccardotronci@hotmail.it), partecipate a questo piccolo barcamp del gioco dei se e dei ma, e dite cosa fareste. Cosa manca all'Italia, qual è il trampolino di lancio per la primavera? Dite tutto ciò che volete, un punto su cui, secondo voi, sarebbe necessario insistere per un'Italia differente.


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sabato 10 settembre 2011

Bella la risposta di Luca Telese

Nel 1902 Lenin si chiedeva in una sua celebre opera "Che fare?". Ce lo chiediamo anche noi oggi con il nostro "gioco dei se e dei ma". Oggi ci risponde Luca Telese, giornalista de il fatto quotidiano, conduttore televisivo, autore, blogger e molto altro (qui trovate il suo sito, qui la sua pagina su wikipedia)


Punterei sull'unico fattore che può prosciugare la palude dei nominati, e rompere il privilegio delle Caste: le primarie. Solo scegliendo i leader i cittadini possono scardinare il congegno diabolico che ha prodotto la selezione darwiniana rovesciata delle segreterie: più erano brocchi, i politici, più facevano carriera.
Più erano servili più venivano premiati. Più erano privi di consenso, e più erano adatti ad ascendere nel cielo empireo delle nuove nomenclature. Portaborse, puttane, yes man, ufficiostampisti. Il nuovo personale politico é stato tratto dai ranghi degli staff. L'unica leva che può inceppare questo meccanismo si chiama diritto di scelta. Imporre le primarie per la scelta del leader, oggi é la madre di tutte le battaglie, il primo gesto politico che inverte la tendenza e cambia il finale della storia. A sinistra - ma anche a destra - dove si danno le primarie producono sempre sorprese. Ecco perché coltivo questo piccolo-grande sogno e ho una certezza: le persone normali oggi sono meglio del personale politico. Hanno più fiuto, più passione, più coraggio. Servono questi ingredienti: non per far vincere una parte. Ma per riaccendere il motore virtuoso della selezione democratica.
Luca Telese


Luca Telese parla lo stesso linguaggio di Civati: primarie vere, primarie sempre. Personalmente condivido appieno, almeno come inizio. Voi che ne pensate? Continuate a scrivere alla mia mail (riccardotronci@hotmail.it), partecipate a questo piccolo barcamp del gioco dei se e dei ma, e dite cosa fareste. Cosa manca all'Italia, qual è il trampolino di lancio per la primavera? Dite tutto ciò che volete, un punto su cui, secondo voi, sarebbe necessario insistere per un'Italia differente.

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lunedì 5 settembre 2011

La formula Paniz

Nel 1902 Lenin si chiedeva in una sua celebre opera "Che fare?". Ce lo chiediamo anche noi oggi con il nostro "gioco dei se e dei ma". Oggi ci risponde Maurizio Paniz, avvocato e uomo di spicco del Pdl, che in poche parole trova la sua formula:


Riforma dell'architettura dello Stato e della Giustizia + vera lotta all'evasione.

Ho chiesto all'onorevole qualche delucidazione, giusto due righe in più, e cordialmente ha risposto così:

Personalmente credo in una riduzione delle regioni (proposta della Fondazione Agnelli), eliminazione delle province (con salvataggio semmai solo di quelle poche che hanno una caratterizzazione storica o territoriale), eliminazione degli enti intermedi, accorpamento dei comuni con limite di abitanti ma senza rigidità, eliminazione di società partecipate. Riforma della giustizia secondo la proposta attualmente all'esame della Camera. Contrasto all'evasione anche più forte di quello attualmente proposto. Maurizio Paniz

Voi che ne pensate? Continuate a scrivere alla mia mail (riccardotronci@hotmail.it), partecipate a questo piccolo barcamp del gioco dei se e dei ma, e dite cosa fareste. Cosa manca all'Italia, qual è il trampolino di lancio per la primavera? Dite tutto ciò che volete, un punto su cui, secondo voi, sarebbe necessario insistere per un'Italia differente.

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