sabato 20 agosto 2011

Riciard's se ne va per qualche giorno in vacanza, ci vediamo a settembre con chi vuole, per continuare a chiederci, tutti insieme, CHE FARE?
Continuate pure a scrivermi le vostre idee (riccardotronci@hotmail.it), leggerò al ritorno, parola di blogger
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mercoledì 17 agosto 2011

Libertà


Nel 1902 Lenin si chiedeva in una sua celebre opera "Che fare?". Ce lo chiediamo anche noi oggi con il nostro "gioco dei se e dei ma". Oggi ci risponde l'Associazione Botteghe del Mondo, con la voce di Donata, coordinatrice nazionale, la stessa che abbiamo conosciuto sul blog per Altr@giornata (la giornata equa e solidale promossa da Riciard's e Assobdm) e Lascio l'auto a piedi, la giornata Slow Foot (sempre promossa da Riciard's):


La libertà. Ci vorrebbe la libertà, quella vera, quella di Gaber, quella che non è star sopra un albero ma la partecipazione. SE non ci ascoltassero, scuoteremmo la polvere dai calzari e continueremmo a partecipare nella libertà, dicendo "si" e "no" quando le decisioni che si stan per prendere sono lesive della partecipazione di altri all'Italia, al mondo.
Giusto perchè o l'Italia si salva con il resto del mondo o affondiamo tutti insieme.
MA la libertà ha un prezzo, che è la libertà degli altri, i vicini ed i lontani. Dovremmo convincerci che la loro libertà sarebbe solo apparentemente una perdita per noi. In realtà si tratterebbe di un win-win, un gioco dove tutti vincono. La libertà.

Voi che ne pensate?

Continuate a scrivere alla mia mail (riccardotronci@hotmail.it), partecipate a questo piccolo barcamp del gioco dei se e dei ma, e dite cosa fareste. Cosa manca all'Italia, qual è il trampolino di lancio per la primavera? Dite tutto ciò che volete, un punto su cui, secondo voi, sarebbe necessario insistere per un'Italia differente.




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domenica 14 agosto 2011

Dicono che i giudici che sbagliano devono pagare. E i politici?!

Nel 1902 Lenin si chiedeva in una sua celebre opera "Che fare?". Ce lo chiediamo anche noi oggi con il nostro "gioco dei se e dei ma". Oggi ci risponde Alessandro Pagni, fotografo e amico e molto altro (lo avete letto già nella rubrica "io non sono riuscito"), che mette in evidenza un punto di vista comune a molti, con una riflessione in più.



Parlo da ignorante, ma secondo me, prima di guardare fuori (cosa assolutamente indispensabile dopo), mi concentrerei sul punto di partenza, la costruizione di nuove fondamenta, per ricreare se non un senso di stabilità, quantomeno di fiducia.
Uno slancio nuovo, a mio parere, necessita alla base di un'utopia, ovvero la ri-scrittura del concetto di politico, strappandogli di dosso (anche in malo modo se necessario) tutta quell'aura assolutamente immeritata e immotivata che si porta dietro ormai da troppo tempo e riscriverei il termine sul dizionario, ponendo la figura del politico alla stregua di un qualsiasi artigiano che DEVE fare bene il suo mestiere. Porto sempre un esempio, stupido ma abbastanza alla portata di noi poveri e mortali esponenti del popolino, a cui gli appassionati politicanti guardano con la stessa faccia ipocrita del dottore quando ci parla in "medichese": se vado da un falegname (chissà se qualcuno ci va ancora?) e gli chiedo di farmi un tavolo, e lui me lo fa con tre gambe, se lo può tenere quel tavolo, non lo pago e mi cerco un altro artigiano, col la conseguenza che perderà un cliente a causa della sua mancanza di professionalità. Se il politico, a cui è richiesto di fabbricare 4 belle e robuste gambe per rimettere in piedi il paese, non riesce a farlo, semplicemente si cambia il politico, non lo si paga, gli si toglie ogni privilegio (trovo osceno che i politici abbiano qualsiasi genere di privilegio, negato agli altri lavoratori, specie in un momento di crisi come questo) e si va da un altro artigiano della politica che sa fare DAVVERO il suo mestiere. Se qualcuno (politico o simpatizzante) verrà a dirmi che non è la stessa cosa, e che non è così semplice, invece di dirmi che ho ragione, che va scardinato questo sistema malato, lo guarderò da subito con profonda diffidenza, con la diffidenza ignorante dell’animale ferito che vuole solo difendere il poco che ha. L'attuale governo, la mia nazione, i partiti italiani oggi, la mia gerazione e soprattutto quella prima della mia, mi hanno lasciato un bel dono: una totale mancanza di fiducia verso qualsiasi esponente della politica italiana attuale e un senso di nausea e disinteresse nei confronti di quella che era una bella, importante e interessante passione di molti. Mi dispiace.

Quello che mi incuriosisce di questa risposta è che arriva in un momento in cui tanto si parla della probabilità di sbagliare dei magistrati. E quella dei politici? Se un magistrato quando sbaglia, dicono, deve pagare, un politico no?

Voi che ne pensate?

Continuate a scrivere alla mia mail (riccardotronci@hotmail.it), partecipate a questo piccolo barcamp del gioco dei se e dei ma, e dite cosa fareste. Cosa manca all'Italia, qual è il trampolino di lancio per la primavera? Dite tutto ciò che volete, un punto su cui, secondo voi, sarebbe necessario insistere per un'Italia differente.

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domenica 7 agosto 2011

Laconico ci risponde Ivan Scalfarotto

Oggi una breve introduzione al prossimo intervento, che è niente poco di meno che quello di Ivan Scalfarotto. In una riga, ma significativo.


Quello che mi sta stupendo delle vostre lettere, delle vostre idee, è che nessuno di voi parla di economia, di tagli, di sprechi, di miliardi, di banche. Sembra che il nostro popolo abbia la consapevolezza che raggiungere un vivere migliore passa attraverso altri tipi di riforme, attraverso un vivere e un convivere sociale differente. Avete parlato di socialità, di fiori azzurri, di ecologia, di animali, di Europa e di molto altro, appena toccando l'economia. Mi faceva piacere sottolinearlo, perchè credo sia già una sfumatura importante di questo gioco dei se e dei ma.
Detto questo... possiamo iniziare

Nel 1902 Lenin si chiedeva in una sua celebre opera "Che fare?". Ce lo chiediamo anche noi oggi con il nostro "gioco dei se e dei ma".
Oggi ci risponde Ivan Scalfarotto, vicepresidente del Pd, politico giovane, attivo, convinto e forte delle proprie idee:

50% di donne in tutti i luoghi dove si prendono delle decisioni, a cominciare dal parlamento e dal governo.
I.


Laconico, ma diretto.
Io cosa ne penso l'ho detto rompendo le palle per mesi in questi post, voi cosa ne pensate?
Continuate a scrivere alla mia mail (riccardotronci@hotmail.it), partecipate a questo piccolo barcamp del gioco dei se e dei ma, e dite cosa fareste. Cosa manca all'Italia, qual è il trampolino di lancio per la primavera? Dite tutto ciò che volete, un punto su cui, secondo voi, sarebbe necessario insistere per un'Italia differente.

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lunedì 1 agosto 2011

viva la vita pagata a rate

Nel 1902 Lenin si chiedeva in una sua celebre opera "Che fare?". Ce lo chiediamo anche noi oggi con il nostro "gioco dei se e dei ma". Oggi ci risponde Paolo del Genovese, autore del bellissimo blog il giardino di Enzo. E' uno di quei blog che raccontano, con semplicità, chiarezza e coinvolgimento, così che finisci per leggerti un post dietro l'altro. Ecco la sua risposta, all'ombra di un tiglio:




La socialdemocrazia è una brutta bestia, tiene legata alla modificazione dell'esistente proprio quella parte di popolo che soffre di più gli effetti deleteri del capitalismo. Le classi proletarie e piccolo borghesi soffrono di una continua rincorsa al minimo, come riuscire a pagare la bolletta del gas o altre quotidiane difficoltà.
La redistribuzione del reddito potrebbe essere un obbiettivo importante e lo si può ottenere elevando in modo sostanzioso il gettito fiscale alle classi benestanti. La parte ricca del paese accumula capitale quasi senza un perché, ha già tutto: il pranzo e la cena assicurati, le case di proprietà al mare e in campagna e ai monti, le auto di grossa cilindrata, la barca, lo sci, la borsa firmata, i gioielli, le case per i figli, le migliori scuole per loro. Ciò nonostante l'accumulo continua, in una corsa senza scopo.
La coperta rimane corta per volere della classe dirigente stessa, in un delirio di potere e denaro che va oltre ogni decenza sociale e democratica, hanno costruito la debitocrazia e non se ne esce più. Ricordo una canzone di Ivan Della Mea, cominciava così:
" Viva la vita
pagata a rate
con la seicento,
la lavatrice,
viva il sistema
che rende uguale
e fa felice,
chi ha il potere
e chi invece non ce l'ha"

La Rivoluzione Socialista o Comunista oggi mi sembra ormai antistorica, rimpiango l'Ottocento e la grande possibilità che Marx tracciò con la sua grande idea innovativa di società e sviluppo.
Nel nostro tempo dobbiamo fare i conti con il pianeta intero, con gli intrecci affaristico-militari, con le multinazionali, con interessi sovranazionali che imporrebbero, per opporsi, la Rivoluzione Internazionalista, un concetto davvero troppo lontano in questo mondo impazzito dietro a bisogni irreali e desideri irrealizzabili. Come diceva "Contessa"? "...oggi anche l'operaio vuole il figlio dottore".
Quindi nel mio profondo ho smesso di considerare la Rivoluzione Proletaria un progetto realizzabile, trovo più fattibile una Rivoluzione Umanista, e questa non può prescindere dalla diminuzione degli abitanti del pianeta, studi approfonditi né dimostrano la fattibilità e la assoluta esigenza: il pianeta Terra non è una vacca che dà infinitamente latte, il nostro prelievo di tutto, anche dell'aria che respiriamo, renderà impossibile la vita qua. Fino a non molti anni fa, diciamo trecento anni ma anche meno, la popolazione terrestre non arrivava al miliardo di unità e le risorse erano abbondanti per ogni fabbisogno.
In mancanza di un vero rapporto con la Natura l'Uomo morirà, e con esso tutti i privilegi e sofferenze che si è creato in questi ultimi secoli.
In realtà abbiamo bisogno di così poco per vivere una vita armoniosa, e con la nostra conoscenza attuale potremmo passare la nostra vita a contemplare il bello, a compiere riti gaudenti e grandi saluti ad una rosa che sboccia.
Utopico? Certamente, ma temo che sia più realizzabile questo piuttosto che una lunga e affannosa ricerca di uguaglianza capitalistica: l?uomo morirà prima della pace sociale.

Oggi non ci resta che sognare, e manca un Carletto Marx dei giorni nostri che indichi una via fattibile e filosoficamente ugualitaria e eticamente sostenibile, manca una politica volta veramente alla soluzione delle società del mondo. Il potere del capitale ha il sopravvento su tutto; per fare un esempio, le esigenze delle lobbies militari ci fanno credere persino alle guerre umanitarie.
Gli Ossimori al potere, potrebbe essere lo slogan di oggi, tanto fra poco riparte il campionato di calcio o riprende "Amici" dopo la pausa estiva, e i proletari non aspettano altro.

Ecco, mi hai fatto diventare verboso, credo che di queste cose sarebbe bellissimo parlare per ore io, te e altri sotto il tiglio, in Giardino, quello di Enzo.

Ancora saluti a te Riccardo, di cuore e di speranza

Paolo


Voi che ne pensate?

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