Aprire le finestre, direi. Siamo fondamentalmente un Paese che si è chiuso, si è arroccato, che ha molta più paura che speranza, che ha tanta rabbia ma non ha coraggio. Abbastanza inevitabile, in una gerontocrazia culturale come la nostra. Se aprissimo un po' le finestre faremmo entrare aria nuova, senza la quale stiamo soffocando. Inizierebbero a circolare valori come la creatività, la decentralizzazione, l'emancipazione dalla burocrazia e dalle rendite di posizione, la trasparenza, l'antiautoritarismo, l'autoespressione, l'abbandono delle inibizioni etc. E poi, vedi: io non penso che finito il berlusconismo inizierà una radiosa stagione di felicità collettiva, ma credo che il nostro ventennale insistirci attorno a questa persona - chi lo ama chi lo odia - ci abbia fatto perdere un po' interesse a tutto il resto, che è molto di più. Quando se ne andrà, almeno sarà finito l'eterno referendum, l'eterna guerra fredda attorno alla sua persona, e forse potremo iniziare a costruire una civiltà e una società un po' più aperta e curiosa, quindi un po' più viva, un po' più interessante, un po' più stimolante, un po' più piacevole per chi ci abita. Diciamo che è una precondizione, insomma: poi, ovviamente, dipende da noi.Voi che ne pensate?
Continuate a scrivere alla mia mail (riccardotronci@hotmail.it), partecipate a questo piccolo barcamp del gioco dei se e dei ma, e dite cosa fareste. Cosa manca all'Italia, qual è il trampolino di lancio per la primavera? Dite tutto ciò che volete, un punto su cui, secondo voi, sarebbe necessario insistere per un'Italia differente.
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