lunedì 30 maggio 2011

Milano da bere. Grazie Milano



Milano da bere. Tutta d'un sorso. Milano ci ha regalato un sogno, e una verità. Il premier ancora una volta c'ha messo la faccia e non solo: ha parlato così tanto in televisione da arrivare a fare multare due tg (uno nazionale) per aver violato i termini della par condicio. E Milano segna il tempo, dà la misura della sua sconfitta: quel modo di fare politica è morto. Con oggi deve morire il berlusconismo.
Credevo sognassero quelli che giorni fa già attribuivano Milano al centrosinistra, stavo in silenzio, per non rimanerci troppo male, ma adesso si può dire chiaramente: quel modo di politicare non funziona.


Tuttavia la lettura dei fatti non è così semplice. E' stato sconfitto un Berlusconi, quello aggressivo, che parla di paura, che cerca di spaventare le folle, che agita incubi di bandiere comuniste, di folle gay e rom che invadono le città. Il Berlusconi che regala sogni e vende geni delle lampade è ancora da mettere al banco di prova, purtroppo.



Al contrario Pisapia, credo per personalità propria, forse anche forte del recente esempio di Vendola, ha condotto la campagna elettorale parlando di positività, di valori positivi, di mitezza, rispondendo alle aggressioni col sorriso.
Che dire, speriamo che i giornali del presidente, le televisioni del presidente e lui stesso continuino così, come sembra voler fare proprio Il Giornale (vedi sotto).



C'è un'altra indicazione. La sinistra, il centrosinistra, vince con forza quando ci sono le primarie. Lo ha dimostrato la regione Puglia, lo dimostra Milano, lo dimostra Cagliari. Napoli dimostra come il Pd a volte debba sapersi fare da parte per vincere. Qui secondo me la chiave di tutto.
Il centrosinistra vince quando parte da sinistra, Lo ha detto Prodi giorni fa, lo ha detto Milano. E allora rimandiamo indietro gli ammicchi che Rutelli (come gli deve rodere) e Casini fanno da questo primo pomeriggio, restiamo uniti e andiamo avanti con l'Ulivo e le primarie.

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mercoledì 18 maggio 2011

la guerra giusta


La guerra in Libia è cosa sacrosanta e giusta.
Lo dicono tutti. O quasi.

Questo blog è una delle rarissime voci disobbedienti. Perchè credo che fare allontanare Emergency da Misurata al solo fine di bombardare non sia la scelta giusta. E non credo nemmeno che giovi al popolo libico. Già, dal 25 aprile il personale di Emergency a Misurata è stato costretto a lasciare la città in quanto ormai facile bersaglio del bombardamento dei volenterosi.

Tutti sono convinti, però, che sia giusto. Va tolto di mezzo un dittatore e rimpiazzato con qualcosa di molto simile ad un governo coloniale con apparenza democratica. Come in Afghanistan. Dove la gente, che non ne può più di questa finta libertà della Nato, che è una oppressione ancora più forte perchè straniera, scende in piazza, armata di asce e bastoni, chiedendo quello che gli era stato promesso: libertà.
"Questa mattina, tremila persone armate di asce, vanghe e bastoni hanno marciato sulla città portandosi dietro i quattro cadaveri. Al grido di 'Morte all'America' e 'Morte a Karzai' hanno bruciato auto, saccheggiato negozi, devastato uffici e infine hanno assaltato la locale base Isaf, lanciando pietre e bottiglie incendiarie oltre le mura della caserma e ferendo lievemente due militari della Bundeswehr. La polizia afgana, e poi anche i soldati tedeschi, hanno aperto il fuoco sui dimostranti causando un'altra strage: almeno dodici morti e ottantacinque feriti." (da peacereporter).
Credo che il popolo, alla fine, sappia riconoscere le prese per il culo, come credo, del resto, che sappia riconoscere e ricordare chi si sforza di coltivare un sogno pacifico di vera libertà.
Questo sotto è l'omaggio dei Darg team di Gaza a Vittorio Arrigoni, Calling You.
Restiamo umani,
Give peace a chance.



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giovedì 12 maggio 2011

ditta tour

Attualmente al mondo sono presenti almeno 31 dittature, stando alla definizione che ne da Amnesty International, cioè stati retti da autocrazie oppure oligarchie molto ristrette.


Tra tutti siamo andati a prendere proprio la Libia.
Stai a vedere che se i volenterosi sprizzano davvero di onore e volontà da tutti i pori, che andranno a bombardare anche in Cina. Anche quel popolo viene represso in continuazione, anche quella stampa è censurata, anche quelle persone hanno bisogno di noi.
Peccato che noi abbiamo bisogno di loro così come sono, per produrre i nostri beni di consumo a basso costo. Se i volenterosi fossero davvero volenterosi si potrebbe pensare a un grande giro democratico nel mondo dittatoriale, un ditta tour.
Invece no.


E' che la guerra a chi non ha colpi in canna, ma giacimenti da depredare, è sempre troppo facile. La guerra è una risposta semplice, la pace è onerosa, richiede impegno, costanza, civiltà.
E intendiamoci, non la pace al fine di mantenere le dittature, ma la pace come cardine per sviluppare i diritti dell'uomo ovunque, come idea da cui non poter prescindere per identificarci l'uno nell'altro, come pensiero quotidiano.
Certo la pace, quella vera, chiede diritti e giustizia, e la giustizia chiede sacrifici, perchè tutti possano godere allo stesso modo delle stesse opportunità. E questo significa anche addio ai beni di consumo a basso costo per noi occidentali, come addio ai manufatti passati dalle mani di bambini o comunque di operai sfruttati per ingrassare le nostre vite.
Questa guerra è necessaria per mantenere le nostre vite agli standard attuali. E saranno necessarie alte guerre, chissà dove, contro chi.
Give peace a chance.

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giovedì 5 maggio 2011

Give peace a chance


Dicono che ho nostalgia di Rifondazione Comunista e dei suoi proclami pacifisti. Mi dicono che non sono cresciuto abbastanza, che di solito la "pace a tutti i costi" è una cosa frivola, che si pensa da giovincelli, ai cortei liceali per le vie del centro con un cornetto in mano.
Mi dicono che rappresento quella sinistra che proprio non ne vuole sapere di essere forza governativa, che non vuole capire che la "realpolitic" è l'unica via, che con le idee e gli ideali non si va da alcuna parte.
Dicono che questa guerra è giusta, punto, non c'è niente da aggiungere. Stiamo aiutando un popolo a raggiungere la piena democrazia. Che, detto per inciso, è la stessa cosa che dicevamo come stato un anno fa alla giornata dell'amicizia Italo-Libica ospitando Gheddafi il dittatore.

Io non credo che esista una guerra giusta. Non credo possa esistere una guerra per aiutare, una guerra umanitaria. La guerra distrugge, sfodera le case dei tetti, uccide le generazioni più giovani, chiama quelle adulte tra le bombe e crepa la possibilità di una vecchiaia tranquilla a quelle più anziane.
Non credo che questa guerra sia inevitabile. Dicono che non potevamo sottrarci a questo impegno. Eppure nessuno ha nemmeno provato la carta della diplomazia. Quello era un impegno da cui noi non potevamo e non dovevamo sottrarci.

In effetti le bandiere della pace non si vedono più in giro. Anni fa le vendevano pure gli ipermercati. La pace era un business, allora. Oggi è solo fuori moda.
Give peace a chance.

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