mercoledì 27 aprile 2011

Pacifista, se ci sei batti un colpo





Se ci sei batti un colpo. Nove anni fa era facile individuarti, erano tantissimi, milioni e forse di più i balconi che sventolavano le bandiere rosso-arancio-giallo-verde-blu. Non ci ascoltarono, lo so, anche io ne rimasi deluso, ma non sorpreso.

Se ci sei batti un colpo. Che qui parlano di bombardare, e nessuno risponde.
Se ci sei batti un colpo, che hanno addirittura il coraggio di dire che è necessario bombardare.

E non ci sentiremo nemmeno minimamente in colpa di quei bambini che resteranno orfani, di quelli a cui amputeremo gli arti, di quelle madri e mogli che piangeranno sulle macerie. Avremo fatto il nostro dovere, noi, aiutando un popolo ad emergere dalla barbarie.
Se ci sei batti un colpo. E appendi una bandiera della pace al balcone, alla macchina, al blog. E se ti va affiancala con una a lutto. Per tutte le persone che moriranno per colpa della nostra superbia.
L'Italia in questo periodo va fiera di chissà quanti tricolori a sventolare ai balconi. Che bello sarebbe vedere su tutti un nastro nero, a lutto e profondo rispetto di chi morirà sotto le nostre bombe. Per dire: non nel mio nome.



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giovedì 21 aprile 2011

Silenzio


28 febbraio, ucciso il tenente Massimo Ranzani in Afghanistan
"E' un tormento, un calvario e tutte le volte ci si chiede se questo sacrificio che impegna il Parlamento con voto unanime e tutto il popolo italiano ad essere lì in un Paese ancora medievale sia uno sforzo che andrà in porto" (La Nazione)
Il premier ha ribadito la sua "gratitudine" all'impegno dei soldati e sottolineato di essere "consapevole dell'importanza della missione, della sua difficoltà, dei suoi rischi, come del fatto che la vita è sacra e che la vita dei nostri soldati è, e deve essere, la prima delle nostre preoccupazioni" (Sky tg24)

15 Aprile 2011, ucciso l'attivista pacifista Vittorio Arrigoni in Palestina
Il premier esprime sdegno all'interno del consiglio dei ministri, senza rilasciare frasi a giornalisti.

E forse è giusto così, Vik.
Forse è proprio giusto che uno stato che non riesce a piangere i suoi figli se non sulla bocca di un uomo indegno, non infanghi il tuo nome.
Noi ti ricorderemo, per sempre.

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venerdì 15 aprile 2011

Addio Vittorio


Caro Vittorio,

vorrei solo avere le parole giuste. E vorrei sapere che vale la pena trovarle e scriverle qui. Mi hai insegnato, dopo molte e lunghe chiacchierate via web, che alla fine contano i fatti. Ti ho conosciuto blogger e poi ti ho visto partire per Gaza, essere arrestato, inseguire la vita per fare prima della morte sopra un'ambulanza, essere ancora arrestato, tornare qui e ripartire.
Una volta siamo riusciti a difenderti, levata di scudi di blogger contro il cretino che ti voleva morto. Lee Kaplan. Che oggi parla della tua morte con ironia.
Ma era fin troppo facile difenderti, è fin troppo facile scrivere in difesa dell'uomo contro la belva. Era fin troppo facile difenderti perchè eri un grande uomo.
Che tristezza non aver potuto, non essere riusciti a fare qualcosa per te.
Perdonaci tutti, non abbiamo il tuo stesso coraggio.

Grazie di tutto quel coraggio, grazie di tutta quella umanità, grazie di essere sempre stato e restato umano.
Le nostre lacrime ti promettono che proveremo tutti noi ogni giorno di più a restare umani.
Grazie e addio, amico.



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mercoledì 13 aprile 2011

Scrivere al re

Lo Stato è come la religione, vale se la gente ci crede. (E.Malatesta)

Errico Malatesta, purtroppo, non trova posto nella celebrazione dell'anniversario italiano. Nessuno, mi pare, si degna di ricordare quello che venne definito "il Lenin d'Italia" e che molti, per tutta la sua vita, salutarono come il più grande rivoluzionario del secolo.

A soli quindici anni, nel 1868, Malatesta scrisse al re, per sdoganare tutte le cose che non gli tornavano. Pochi giorni dopo si presentarono a casa sua i militari, a chiedergli:
sei tu quello che ha scritto al re?
Sì, sono io, embè?


Lo racconta anche Gianna Manzini, nel suo Ritratto in piedi, romanzo su suo padre, sui ricordi dell'anarchico Giuseppe Manzini, in cui appare anche Malatesta. I due erano amici e il "Lenin d'Italia" lo va a trovare a Pistoia, nella sua bottega d'orologiaio.
Errico Malatesta, ricercato dalla polizia, entra travestito di baffi e mento finti, nella piccola bottega, prende in braccio Gianna bambina, canticchia una strofetta, ride e le spiega che lei ha gli occhi marroni, non neri, e punteggiati "diciamo d’oro". Sembra che nella botteguccia sia entrata la musica. Sono lì, contenti tutti e tre, e quando Giuseppe Manzini domanda "Ma hai tempo, Errico, hai tempo?", la risposta è allegra, felice, "Il tempo per far festa alla tua figliola devo averlo." Lo cercano in tutta Italia e trova il tempo, l’energia , per farle fare cavalluccio.

Chissà cosa, chi fosse Malatesta.
Chissà che luce negli occhi quando rispose con fierezza che, certo, era stato proprio lui a scrivere. Vi rendete conto? scrive la Manzini, scrivere al re!

Certo, i tempi sono diversi, nessuno di noi è ricercato, la monarchia era tutt'altra cosa, il "re" va con le escort ed è messo lì dalla gente che lo vota e quanto volete. Ma voi avreste davvero il coraggio di scrivere al re?
Dopo quello che è successo oggi io un bel po' di cose da dirgli ce l'avrei. Come ad esempio che promettere di bloccare la Freedoom Flotilla mentre Israele bombarda la Palestina è tutt'altro che credere nella democrazia. Ma chi ci crede più in Italia, dopo l'ennesima legge ad personam salvapremier?


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mercoledì 6 aprile 2011

Nostradamus



Profezia avverata. Peccato che lo stesso eroe protagonista solo due mesi fa ci avesse illuso:
"Io vorrei andare immediatamente dai giudici per contrastare queste accuse e per ottenere una rapida archiviazione (ah sì?), ma non posso presentarmi a dei pubblici ministeri che non hanno competenza né funzionale né territoriale (e chi lo ha deciso? da quando tocca agli imputati scegliere chi giudica?), anche per non avallare la illegittimità che sto denunciando (chi denuncia, di solito, siede dall'altra parte del banco. In Italia siede in parlamento). Ripeto, io vorrei andare subito dai giudici proprio perché i fatti contestati (giusto, giusto. Ma perchè non vai?) sono talmente assurdi che sarebbe facilissimo smontare il teorema accusatorio (e allora muoviti, no?!)

Ascolta
una volta un giudice come me
giudicò chi gli aveva dettato la legge:
prima cambiarono il giudice
e subito dopo
la legge.

Oggi, un giudice come me,
lo chiede al potere se può giudicare.
Tu sei il potere.
Vuoi essere giudicato?
Vuoi essere assolto o condannato?
(De Andrè, sogno n°2, Storia di un impiegato)

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