Lo dice anche Napolitano: In Libia non potevamo stare a guardare.
In Barehim invece sì. Come in Palestina, del resto.
La nostra buonafede è dimostrata dalle spese che stiamo sostenendo per questa onorevole missione di pace: i primi sette giorni di guerra in Libia sono costati all'Italia almeno 12 milioni di euro, ovvero più di 1,7 milioni al giorno. E per carità, ci è andata meglio che negli Usa: Solo nei primi 3 giorni di intervento militare, tra missili Tomahawk e bombe sganciate dai B-2 e altri cacciabombardieri americani gli Stati Uniti da soli hanno speso un miliardo di dollari. I 162 missili Tomahawk lanciati nelle prime 72 ore hanno un costo da 1 milione a 1,5 milioni l’uno, riferisce Federico Rampini.
Un salasso per gli Usa, dove al congresso ci si batte per ridurre il deficit federale. Noi invece in quanto a soldi, stiamo benissimo.
A Teramo, ad esempio, la polizia provinciale tiene ferme le vetture per mancanza di soldi per acquistare il carburante. Ma deve essere un caso isolato, visto che a forum vanno delle persone a testimoniare che l'Aquila è tutta ricostruita, tutti i negozi sono aperti e vendono oggi come non mai.
Non è un caso se poi in Germania iniziano la propaganda elettorale chiedendo ai tedeschi se vogliono la stampa libera o finire come l'italia di Berlusconi.

Infatti che sia proprio Libero a tirare fuori una notizia come quella sotto, fa riflettere.
Quelli di Libero sostengono di avere prove documentarie dell'origine tutta anglo-francese della rivolta libica. Sarebbe stata una manovra organizzata e pianificata da tempo da francesi, inglesi ed americani. A quanto pare Nouri Mesmari, uomo fidatissimo del colonnello, lo avrebbe tradito, rivelando a Parigi come e dove colpirlo. Da lì l'inizio dei piani di rivoluzione del popolo libico, pare. Da Parigi. Parigi, Londra e Washington avrebbero mandato in Libia addestratori ed armi, come del resto testimonierebbe lo stesso Sunday Mirror.
Noi, nel frattempo montavamo la tenda a Gheddafi a Roma, paralizzando traffico e quant'altro. Per poi dedicarci al gioco del "bacia la mano al dittatore".
Questo, ad ogni modo, spiegherebbe il perchè del tempestivo appoggio militare francese, inglese e statunitense, come il perchè della nostra riluttanza, che non è proprio una vena pacifista, purtroppo. E' che noi volevamo lavorare insieme a Gheddafi per il bene dei nostri due popoli:
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