giovedì 3 novembre 2011

bee free

Nel 1902 Lenin si chiedeva in una sua celebre opera "Che fare?". Ce lo chiediamo anche noi oggi con il nostro "gioco dei se e dei ma". Oggi ci risponde Patrizia Grandicelli, blogger autrice di bee free, blogostetrica e molto altro (andate voi stessi leggere, eh ;)

La sua risposta mi piace, è totalmente in linea con quella che è sempre stata l'azione nella rete di Riciard's come possono testmoniare, ad esempio, altragiornata e lascio l'auto a piedi.
vogliamo un futuro migliore? facciamolo con le nostre mani, "bee" the change you want to see...
Lascio la parola a Patrizia...


Credo che siamo arrivati al punto in cui qualsiasi cambiamento o anche rivoluzione necessaria debba partire dal singolo individuo.
È tempo di stare uniti più che mai perchè l'interconnessione di tutti gli esseri viventi è il principio che se sostenuto salverà gli uomini se ignorato decreterà la nostra fine.

Purchè il dover stare insieme non diventi l'alibi per ciascuno per non assumersi completamente, individualmente la responsabilità del risultato complessivo.
Ispiriamoci a quelli che rappresentano un esempio, penso a Danilo Dolci, penso a Calamandrei, a Gandhi, a Maria Montessori, alla Montalcini. Sono partiti da loro stessi, ecco, ispiriamoci a loro.


Nel futuro che vorrei, per me, soprattutto per i miei figli, c'è il sogno dell"omnicrazia", (la gestione diffusa e delocalizzata del potere teorizzata da Aldo Capitini negli anni 60) contrapposta al centralismo dei partiti.
Parafrasando lo stesso Capitini ma anche il più attuale Rifkin penso che il rinnovamento sia più che politico, e la crisi odierna è anche crisi dell'assolutizzazione della politica e dell'economia. Quindi?
C'è da lavorare, tanto, iniziando dalle nostre case, per promuovere una cultura della responsabilità, dell'autenticità, della non menzogna perchè oggi siamo tutti - chi più chi meno per carità - disperatamente contaminati e corrotti, nostro malgrado.

Non è più tempo di pochi eroi che salvano il mondo bensì il tempo in cui tutti dobbiamo imparare ad esserlo.
E c'è da promuovere la cultura dello sforzo, del coraggio individuale, dell'impegno costante per muovere verso un sistema che si fondi sui principi di apertura, compresenza, omnicrazia (ancora una volta: dell'impegno costante individuale- quindi collettivo- alla gestione della cosa pubblica).
La cultura della non violenza, dell'educazione e e della civilità
La cultura del tempo aperto oltre il tempo libero cioè del tempo da destinare alla discussione, alla socializzazione, al raccoglimento, all'elevazione spirituale.

Oggi il mio amico "di penna" Fernando E. ( un signore sulla settantina con cui dibatto in una "attempata" mailing list) mi scrive:
Assodato che questo governo non ha nè il coraggio nè l'intenzione di adottare provvedimenti sgradevoli per non perdere consensi, ed avendo invece tutti ben chiaro che si tratta di medicina indispensabile per sopravvivere,
stiamo assistendo a giri di valzer per scaricare su altri tale responsabilità. Potrebbe finire che i cittadini dovranno invocare d'iniziativa misure contro loro stessi, non trovandosi alcuno che voglia prenderle...

Ecco è tutta qui la sintesi di quella che dovrà essere la società nelle nostre mani.

E viva questa tua agorà, che è un progetto bellissimo, e che sposa - guarda caso - queste idee qui.

Scusa tutta questa retorica ma non sono brava a scrivere e questa mail mi è venuta così.

Ciao!
Patrizia


Voi che ne pensate?

Continuate a scrivere alla mia mail (riccardotronci@hotmail.it), partecipate a questo piccolo barcamp del gioco dei se e dei ma, e dite cosa fareste. Cosa manca all'Italia, qual è il trampolino di lancio per la primavera? Dite tutto ciò che volete, un punto su cui, secondo voi, sarebbe necessario insistere per un'Italia differente.


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