
Caro Riccardo
credo siano due le cose su cui puntare (che poi, forse, si riducono a una): cultura e convivenza. In questi ultimi anni si è dissolto il tessuto sociale che tiene insieme le persone.
Da un lato si sbandierano "identità" di comodo a fini elettorali e moralmente biechi, dall'altra si spinge a un sempre maggiore individualismo stile Thatcher, la quale dichiarava che la società non esiste. Per costruire una società occorre capacità di convivenza e non solo con gli stranieri, ma soprattutto tra noi stessi. Il degrado culturale è gravissimo. Sarà dura risorgere. Siamo ancora in pieno inverno e la primavera tarda ad arrivare.
Marco
E' a parer mio una riflessione che prolunga quella di Donata e la precedente, di Alessandro. Non è per Marco Aime questione di crisi economica, ma di emergenza sociale. Non saranno le banche a dirci come uscire fuori da questo baratro e tantomeno i broker, ne convengo, anche solo perchè se il sistema crolla e non riesce più a provvedere agli ultimi, l'assenza dei legami, del semplice aiutarsi contrapposto all'individualismo gretto del salvare le proprie chiappe, si fa sentire. E' un problema di libertà, di etica, ma anche questione di sopravvivenza.
Voi che ne pensate?
Continuate a scrivere alla mia mail (riccardotronci@hotmail.it), partecipate a questo piccolo barcamp del gioco dei se e dei ma, e dite cosa fareste. Cosa manca all'Italia, qual è il trampolino di lancio per la primavera? Dite tutto ciò che volete, un punto su cui, secondo voi, sarebbe necessario insistere per un'Italia differente.











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