domenica 14 agosto 2011

Dicono che i giudici che sbagliano devono pagare. E i politici?!

Nel 1902 Lenin si chiedeva in una sua celebre opera "Che fare?". Ce lo chiediamo anche noi oggi con il nostro "gioco dei se e dei ma". Oggi ci risponde Alessandro Pagni, fotografo e amico e molto altro (lo avete letto già nella rubrica "io non sono riuscito"), che mette in evidenza un punto di vista comune a molti, con una riflessione in più.



Parlo da ignorante, ma secondo me, prima di guardare fuori (cosa assolutamente indispensabile dopo), mi concentrerei sul punto di partenza, la costruizione di nuove fondamenta, per ricreare se non un senso di stabilità, quantomeno di fiducia.
Uno slancio nuovo, a mio parere, necessita alla base di un'utopia, ovvero la ri-scrittura del concetto di politico, strappandogli di dosso (anche in malo modo se necessario) tutta quell'aura assolutamente immeritata e immotivata che si porta dietro ormai da troppo tempo e riscriverei il termine sul dizionario, ponendo la figura del politico alla stregua di un qualsiasi artigiano che DEVE fare bene il suo mestiere. Porto sempre un esempio, stupido ma abbastanza alla portata di noi poveri e mortali esponenti del popolino, a cui gli appassionati politicanti guardano con la stessa faccia ipocrita del dottore quando ci parla in "medichese": se vado da un falegname (chissà se qualcuno ci va ancora?) e gli chiedo di farmi un tavolo, e lui me lo fa con tre gambe, se lo può tenere quel tavolo, non lo pago e mi cerco un altro artigiano, col la conseguenza che perderà un cliente a causa della sua mancanza di professionalità. Se il politico, a cui è richiesto di fabbricare 4 belle e robuste gambe per rimettere in piedi il paese, non riesce a farlo, semplicemente si cambia il politico, non lo si paga, gli si toglie ogni privilegio (trovo osceno che i politici abbiano qualsiasi genere di privilegio, negato agli altri lavoratori, specie in un momento di crisi come questo) e si va da un altro artigiano della politica che sa fare DAVVERO il suo mestiere. Se qualcuno (politico o simpatizzante) verrà a dirmi che non è la stessa cosa, e che non è così semplice, invece di dirmi che ho ragione, che va scardinato questo sistema malato, lo guarderò da subito con profonda diffidenza, con la diffidenza ignorante dell’animale ferito che vuole solo difendere il poco che ha. L'attuale governo, la mia nazione, i partiti italiani oggi, la mia gerazione e soprattutto quella prima della mia, mi hanno lasciato un bel dono: una totale mancanza di fiducia verso qualsiasi esponente della politica italiana attuale e un senso di nausea e disinteresse nei confronti di quella che era una bella, importante e interessante passione di molti. Mi dispiace.

Quello che mi incuriosisce di questa risposta è che arriva in un momento in cui tanto si parla della probabilità di sbagliare dei magistrati. E quella dei politici? Se un magistrato quando sbaglia, dicono, deve pagare, un politico no?

Voi che ne pensate?

Continuate a scrivere alla mia mail (riccardotronci@hotmail.it), partecipate a questo piccolo barcamp del gioco dei se e dei ma, e dite cosa fareste. Cosa manca all'Italia, qual è il trampolino di lancio per la primavera? Dite tutto ciò che volete, un punto su cui, secondo voi, sarebbe necessario insistere per un'Italia differente.

1 commenti:

il giardino di enzo ha detto...

Leggevo due giorni fa del ritorno degli indignados a Madrid.
In quella che a me pare una nazione da invidiare, nella loro capitale, i giovani gridavano: "Esta mierda no es democracia".
Ecco, se lo dicono loro...

Buongiorno Riccardo!