lunedì 27 dicembre 2010

Un aborto di legge




Nel silenzio a Roma c'è una signora, tale Olimpia Tarzia, fedele ai costumi del "femminismo secondo Giovanni paolo II", e quindi indubbiamente una "avanguardista", che vuole cattolicizzare i consultori, rendendoli avamposti a tutela del valore della famiglia fondata sul matrimonio (come è specificato, per cui fanculo a qualsivoglia coppia di fatto), baluardi della tutela del futuro nascituro, prevedendo l'attività di volontari, prevedibilmente cattolici, pronti a convincere che l'unico problema davanti a una gravidanza non voluta può essere economico.
Inoltre la proposta di legge, un aborto di legge è il caso di dire, prevede l'istituzione di consultori privati, parificati ai pubblici in quanto a sovvenzioni statali, ma con il peculiare compito di promuovere la vita e la famiglia eterosessuale.


Va da sè che come sempre ci si riempie la bocca di parole, dicendo "famiglia" ai quattro venti senza stanziare un solo soldo per la stessa. Esatto. Si parla si parla contro l'aborto, ma la madre che deciderà di non abortire dopo aver subito chissà quali paternali infernali, non avrà nemmeno un piccolo aiuto.
E dire che i consultori erano stati creati con tutt'altra speranza, leggete alla lettera d: divulgazione delle informazioni idonee a promuovere ovvero a prevenire la gravidanza consigliando i metodi ed i farmaci adatti a ciascun caso.

E' una bella differenza. Ne va della libertà.
In linea con quanto succede da sempre. Non per nulla l'Italia risulta essere ultima in Europa negli aiuti alle famiglie, per i quali spende 1,2% del Pil, dove la media risulta essere per gli altri paesi intorno al 2%. L'Italia considera nell'ambito della spesa per il Welfare come 4,7% il peso della maternità, dove negli altri paesi la percentuale si attesta attorno all'8%.
In Italia risulta difficile percepire assegni familiari se si lavora in proprio (l’assegno è corrisposto solo se almeno il 70% del reddito familiare è prodotto da lavoro dipendente o pensione) cosa che tra l'altro crea di fatto cittadini di serie A e cittadini di serie B, ed è comunque molto cavilloso riuscire a percepire una indennità per i figli inoccupati, cosa più che normale in Svizzera, in Inghilterra e in altri paesi europei (cambiando limiti di età).
La maternità, in generale, non è tutelata, ed è per questo che in Italia si fanno pochi figli.
Basta pienarsi la bocca di parole, se davvero credete nella famiglia, almeno aiutatela.


Continua a leggere

martedì 21 dicembre 2010

Se lui è di sinistra io...?

Manuel De Santis è un giovane, precario, pizzaiolo. Un sognatore, dicono, appartenente al centro sociale delle tute bianche, tra quei sognatori che vogliono cambiare il mondo con pensieri, sogni, ideali e nonviolenza (cito uno tra tutti: il tempo).

Destra e sinistra non sono mai state così simili e confuse, colpa una vera crisi di identità a sinistra, ma dubito che si possa definire di sinistra una persona che frequenta gente che alza il braccio in saluto fascista.
Dubito che si possa definire di sinistra un tizio che prende a colpi di casco un altro ragazzo. La violenza non è di sinistra. Vi anticipo: le brigate rosse non erano di sinistra. Dubito ancora che si possa definire di sinistra una persona che durante una manifestazione di piazza, in mezzo alle cariche della polizia, corre saltellando incontro alle tute antisommossa (video sotto, minuto 1.32), per poi mettersi a difesa di un blindato, colpendo chiunque si avvicini.



Il legale di Manuel sostiene la sua individualità, "è un cane sciolto", dice e sostiene che ha agito in quel modo affinchè il corteo non avesse rallentamenti, per portare avanti la protesta.
Domani leggeremo che la mafia ha fatto esplodere ordigni in via d'Amelio e a Capaci per non rallentare le indagini contro i capi della cupola.
Lo dico da tempo: le parole sono importanti, ed è necessario ristabilire il lessico, il significato. Un premier 74enne non è e non può essere giovane, una persona che prende a cascate un'altra persona non può essere definita di sinistra, perchè la violenza non è di sinistra, non è contemplata nei valori di chi si riconosce a sinistra.

Sembra che sia sempre e comunque necessario guardare un po' più in là di quello che ci viene detto. Dall'Ansa in giù sembrano quasi tutti quotidiani-cartello, tutti con le medesime notizie e versioni dei fatti senza la voglia di capire.

Prendete proprio Ansa. In prima pagina di oggi la morte di Bearzot, l'aereoporto chiuso a Bari, un petardo napoletano di 4 kg e un qualcosa di inutile su Lady Gaga. Scorri tutta la pagina e scopri che la maggiore vetrina nazionale di informazione non parla di ciò che sta succedendo a Gaza.




Ore 00 29 locali: la Striscia di Gaza sotto pesanti bombardamenti aerei da Sud a Nord.
7 attacchi lungo tutta la Striscia.
Caccia f 16 hanno colpito Rafah, 3 volte Khan Younis e poi a Nord Beit Lahia e Jabalya.
Nel centro della Striscia colpita una fabbrica di latte.
Per il momento si contano 3 palestinesi feriti, di cui uno molto grave, a cui hanno dovuto amputare una gamba.

Panico fra la popolazione civile.

0re 15:32 locali

Altri bombardamenti certi, e pesanti, previsti nelle prossime 12 ore.

Tutti i palazzi governativi sono stati evacuati,
dopo le bombe di ieri notte, il piu' massiccio attacco aereo dopo gennaio 2009.

Non siamo alle porte di un nuovo Piombo Fuso, ma e' dinnanzi ai nostri occhi, lampante
una escalation in corso.

Il piombo non e’ piu’ fuso ma continua a piombarci addosso a intervalli regolari.

Ore 17 30 locali.

Altri missili su Khan Younis e di nuovo su Rafah.

Per il momento si contano 4 feriti, ma il bilancio e' certamente destinato a crescere.
http://www.maannews.net/eng/ViewDetails.aspx?ID=344173


Ore 16 45.

10 minuti fa aerei da guerra hanno bombardato Rafah, apparentemente un luogo di esercitazione delle Brigate Ezzedin al-Qassam, braccio harmato di Hamas



Grazie al carissimo amico di penna e di idee Vittorio Arrigoni, o semplicemente Vik.
Qui accanto trovate il suo blog e la sua pagina facebook.

Continua a leggere

venerdì 17 dicembre 2010

Ci sono altre soluzioni? Probabilmente sì.



All' ultimo post, che trovate qui, è seguita una risposta di Unicoop riguardo le mie perplessità sui contratti peggiorativi proposti ai lavoratori di 17 punti vendita Incoop. La lettera di risposta, che riporto di seguito per intero, parla un linguaggio chiaro, con una sorta di domanda di fondo: perchè Unicoop, che da sempre propone condizioni di lavoro vantaggiose oltre il contratto nazionale del lavoro, nelle realtà in negativo non può semplicemente applicare il contratto nazionale?
In un momento come questo, dove loschi figuri come Marchionne meditano di uscire da Confindustria (o non far entrare in Confindustria le nuove bad company) per riuscire a proporre contratti individuali e peggiorativi, sembra uno scenario fin troppo roseo.
Tuttavia è la stessa voce del presidente di Coop Turiddo Campaini, nel suo ultimo libro ("Un'altra vita è possibile: quando i valori dell'uomo condizionano le leggi del profitto) a dire: non è vero che gli uomini sono soltanto consumatori né che l'obiettivo delle imprese deve essere solo e soltanto il profitto. Un'altra vita, afferma, è possibile: a condizione che si recuperino il valore etico e l'identità culturale degli individui abbandonando i modelli economici copiati dal mondo anglosassone e riallacciandosi al meglio del pensiero sociale europeo. In questo libro-intervista con Pietro Jozzelli, Campaini disegna il percorso originale della forma economica cooperativa, tutelata dalla Costituzione, che ha permesso di coniugare un grande successo economico con il mantenimento dei valori di solidarietà e di crescita culturale che diedero vita, un secolo e mezzo fa, alle società di mutuo soccorso. (da dea Store, recensione al libro di Campaini)

Quando le parole hanno perso il loro stesso senso?Di seguito la lettera di Coop, di cui mi piace sottolineare la conclusione, aperta, tutto sommato volenterosa e pronta. Buona lettura.



Gentile socio,
è in corso in queste settimane la trattativa fra la direzione dell’Unicoop Firenze e la Rappresentanza Sindacale Unitaria (RSU) dei lavoratori della cooperativa, per il rinnovo del contratto INTEGRATIVO aziendale. In pratica si tratta di adattare e migliorare le condizioni contrattuali rispetto a quelle già buone del Contratto collettivo nazionale dei lavoratori delle aziende cooperative. A molti sfugge il fatto che accanto ad una grande cooperativa come la nostra, ci sono anche nel nostro territorio decine di piccole cooperative che permettono una diffusione capillare nel territorio, in piccole e piccolissime realtà dove la presenza del punto di vendita Coop è importante e talvolta l’unico punto di riferimento per gli acquisti. In queste piccole cooperative è applicato il contratto nazionale che garantisce il trattamento giusto ed equo dei lavoratori ed è comunque migliore del contratto nazionale dei lavoratori del commercio, quello applicato nelle aziende private, nei discount e anche in molti supermercati privati.
Nei blog da lei citati si parla furbescamente di punti vendita con “scarsa redditività” e questo per mettere in cattiva luce la cooperativa (che giudicherebbe i punti vendita in base al risultato di bilancio) e per “far paura” ad una buona parte dei lavoratori di super ed iper che un domani potrebbero non avere risultati buoni. Il nostro discorso è diverso.
L’Unicoop Firenze è l’unica grande cooperativa ad avere accanto a moderni punti di vendita efficienti, anche piccoli e piccolissimi negozi, che svolgono un ruolo sociale importante in piccole realtà. Sarebbero anche punti di vendita che hanno un giro d’affari sufficiente ad avere un bilancio non passivo e quindi non pesare sulle spalle degli altri soci e consumatori che comunque pagano quelle perdite che attualmente si registrano. Basterebbe applicare il contratto nazionale, come avviene alle Coop, ad esempio, della Montagna Pistoiese, , Val di Bisenzio e tante altre realtà cooperative. E ci sarebbero frotte di disoccupati disposti a fare domanda di lavoro presso una “nuova compagnia” con alle spalle Unicoop Firenze e un contratto di lavoro firmato e una prospettiva di stabilità, anche se in una situazione un po’ meno “ricca” di quella che hanno i lavoratori della più grande cooperativa d’Italia
Nella trattativa sul contratto integrativo è venuta fuori l’ipotesi di una società distinta, proprio perché un appesantimento degli oneri contrattuali, in questa fase di crisi e ridimensionamento dei consumi, renderebbe ancora più negativi i risultati delle piccole strutture. Ma anche in una ipotesi estrema come questa (ripetiamo: oggetto di trattativa con la rappresentanza sindacale) non c’è, ci sembra, la drammaticità che si vuole dipingere. Si parla di 70 lavoratori coinvolti, su 8.000 dipendenti. E’ possibile non trovare una soluzione giusta e comoda anche per questi colleghi? Quasi tutti i piccoli negozi sono vicini a grandi strutture e il trasferimento da un punto di vendita all’altro è una prassi normale in una rete di vendita, anche in assenza di chiusure. Spesso i lavoratori di piccole strutture abitano lontano dal luogo di lavoro e il trasferimento potrebbe diventare addirittura un avvicinamento fra casa e lavoro.
Gentile sig. Tronci, stiamo parlando di circa 8.000 persone che bene o male godono di una situazione di lavoro stabile, meglio pagato rispetto ai lavoratori del settore, tutelato dalle rappresentanze, e tutto questo non per “grazia ricevuta” ma per un’attenta gestione aziendale e con il concorso di tutte le risorse umane della cooperativa. E’ per preservare questa situazione generale, che possono venir fuori anche ipotesi di società diverse per gestire meglio situazioni particolari come le perdite nei piccoli negozi, che se non risolte possono mettere a repentaglio l’intera struttura.
Ci sono altre soluzioni? Probabilmente sì, e le trattative in corso diranno quali. Questa è la fondamentale differenza etica fra noi e i diktat padronali.

Cordiali saluti

Ufficio Comunicazione Unicoop Firenze





Continua a leggere

lunedì 13 dicembre 2010

Eppure a me quella talpa sembra Mike


Una manciata di giorni fa Mario guidava l'autobus verso il capolinea, quando il passaggio a livello lo blocca. Si ferma, mantenendo come sempre il motore acceso, appoggia i gomiti al volante ed aspetta. Poi sulla sinistra nota un uomo, in motorino. Nella fretta non ce l'ha fatta a passare entrambe le sbarre del passaggio a livello ed è rimasto bloccato nel mezzo. Nel mezzo si fa per dire, perchè ha sistemato il motorino sul cavalletto a ridosso della sbarra più vicina all'autobus.
E' un gesto meccanico, mario estrae il cellulare e fotografa l'uomo in motorino. Poi dopo lo condivido su facebook, pensa. L'uomo aggira la sbarra, va verso Mario e semplicemente gli dice: "Ma che cazzo fai le fotografie!?".

Come se non ci fosse reale separazione tra reale e virtuale, tra schermo ed aria aperta. Io lo
capisco, Mario. Ogni volta che accendo la televisione mi domando se quella che vedo con Fiorello sia un talpa, o se abbiano in un qualche modo riesumato Mike Bongiorno.
Sono semplicemente identici, lui e la talpa, senza offesa.
Quello che voglio dire è: non siamo più nemmeno liberi di morire che Fiorello ti sostituisce con una talpa.

E perdendo di senso il reale, a favore del virtuale, perdono di senso anche le definizioni, le bandiere, gli slogan. Unicoop. Cioè la Coop, cooperativa alimentare, la stessa che fornisce cibi a prezzi vantaggiosi, la stessa che da sempre elabora offerte vantaggios
e per i soci a 360 gradi, la stessa che copre i nuovi ipermercati di pannelli solari, la stessa che incentiva la raccolta differenziata, la prima tra tutte le organizzazioni nazionali ad aver smesso di produrre ed offrire shopper di plastica, l'unica a richiedere la certificazione della Lav sui propri prodotti, la stessa che da anni porta avanti progetti umanitari dal nome "Il cuore si scioglie".
Circolano strane voci riguardo ad Unicoop da un paio di giorni: avendo definito 17 punti vendita "incoop" come non produttivi, la direzione avrebbe deciso di farli confluire in una nuova compagnia (esatto, una bad company anche se a partecipazione quasi totale di Unicoop), con proposte contrattuali differenti e peggiorative.

A quanto sembra dalle indiscrezioni (non c'è ancora niente di certo), i lavoratori del 17 punti vendita evidenziati potrebbero scegliere se andare a lavorare in un punto vendita Unicoop ad alcuni chilometri di distanza, oppure scegliere di diventare dipendente della Newco (la nuova bad comapny) con un conseguente aumento di orario da 36 a 40 ore settimanali, azzeramento dell'anzianità e del livello acquisito ed esclusione dal premio produzione annuale.
Niente vieta, se davvero Marchionne è libero di fare ciò che vuole, a qualsiasi altro gruppo o imprenditore di fare ciò che crede meglio della propria compagnia e dei dipendenti della stessa. E' l'Italia del 2010, priva di alcun fondamento del diritto dei lavoratori.



Tuttavia una cooperativa, nata da stimoli mutualistici non dovrebbe comportarsi in maniera differente, incentivando il lavoro sicuro, stabile, i premi produzione e tutto ciò che è possibile considerare nello "stato sociale"?
Esprimerò i miei dubbi ad Unicoop stessa, come già fatto per altre questioni, sperando in una risposta, che pubblicherò sempre qui.


Continua a leggere

lunedì 6 dicembre 2010

Niente carcere per Mohamed Fikri. E non è il nipote di Mubarak.



Il nostro paese è mafioso. Abbiamo scoperto che lo è anche al nord, e che lo sapevano tutti, anche i leghisti, solo che faticavano ad ammetterlo. Di fatto Fazio c'ha messo due minuti in più a spiegarlo e Loris Mazzetti è stato multato.
Il nostro è un paese razzista, ma non solo, è un paese dove si giudica uno straniero come puzzolente, sudicio, degradato ed incivile a priori. A meno che non sia il nipote di Mubarak.
Per cui per Mohamed Fikri in molti già chiedevano ergastolo e condanna a morte, come sono comparsi gli striscioni "Via i marocchiny da Bergamo", altri ancora propongono il ritorno alla legge del taglione, mentre l'eco di bergamo si adira perchè "il marocchino respinge le accuse", e lui non c'entra niente. Niente.

Ho controllato, non è nemmeno il nipote di Mubarak.

Vale la pena riflettere sul nostro razzismo di stampo mafioso, ed è cosa che fa Il Giornale", proponendo un sondaggio vergognoso, in cui si domanda:


Gli immigrati sono un problema o una risorsa?
I lettori, alle ore 20.00 di oggi 6 dicembre rispondono all'80%: sono un problema.



E tuttavia mi sento di dire che non è colpa totalmente degli italiani. Pensateci su, sono 15 anni che i giornali e i telegiornali propinano opinioni e non notizie, sono 15 anni che le parole hanno perso di senso.

L'Italia va in guerra e fa una missione di pace.
Il nostro premier ha 74 anni, ed è giovane.
Un uomo va a puttane ed in realtà organizza cene galanti.
Le parole sono importanti: ricontestualizziamo.



Continua a leggere

venerdì 3 dicembre 2010

Come ho portato la moralità in politica



Elenco di tutte le love story di cui sono stato protagonista, anzichè governare contro la crisi, a favore dell'occupazione, tra il 2007 e il 2010. legge il signor B.

2007 Mara Carfagna, prima ancora di essere ministro è al centro delle attenzioni galanti del premier
2007 il premier viene ritratto a passeggio mano nella mano con cinque donne, fra di loro ci sono Angela Sozio, ex concorrente del grande fratello, e Barbara Pedrotti futura conduttrice de Il giro d'Italia nel 2010

2009 il premier visita una diciottenne il giorno del suo compleanno, il suo nome è Noemi Letizia
2009 Patrizia D'Addario, escort, dichiara di avere avuto rapporti sessuali con il premier nel "lettone di Putin" a Palazzo Grazioli
2009 Barbara Montereale cadidata Pdl per le comunali di Bari partecipa alle feste di Palazzo Grazioli
2009 In seguito all'aggressione in Piazza del Duomo a Milano, il premier viene ricoverato al san raffaele, dove conosce l'igienista Nicole Minetti, in seguito consigliere regionale della Lombardia in quota Pdl
2009 In occasione del G8 in Canada il premier appare accompaganto da una "dama bianca" in seguito riconosciuta come Federica Gagliardi, dell'entourage di renata Polverini, le fonti ufficiali affermano che sostituisce una collega malata
2010 Alla parata del 2 giugno il premier sembra fare apprezzamenti su di una crocerossina, di nome Barbara Lamuraglia
2010 Ruby, la giovane marocchina minorenne racconta dei festini ad Arcore e del "bunga bunga". Il premier interviene con una telefonata, dicendo il falso, per farla rilasciare come "nipote del presidente egiziano Mubarak" dopo un arresto.
2010 Nadia Macrì, escort 28enne di Reggio Emilia racconta di aver partecipato a numerose feste ad Arcore, e di aver fatto sesso a pagamento con il premier.



E perchè non introdurla noi, la moralità in politica?

Continua a leggere