Dio è morto, Marx è morto, e via dicendo. Tutti gli ideali sono andati a finire nel cesso, con una dose maggiore o minore di carta igienica, a seconda dello spessore delle sgommate lasciate.

Questo è quello che sembra, quello che vogliono far credere, quello che è utile.
Uno stato senza ideali, una democrazia senza ideali, rischia di non saper riconoscere i suoi valori fondanti, rischia di non comprendere più perchè, semplicemente, si dovrebbe basare la vita sociale e comune sul dubbio, sulla discussione, sulla libertà, propria e altrui.
Il potere esercitato da questo o da qualsiasi altro premier l'Italia abbia avuto, è legittimato dalle libertà costituenti la nostra stessa comunità. Per essere più chiari, non esiste un dogma alla base del potere temporale, non vi è alcuna legittimazione dall'alto.
I rapporti tra Stato e Chiesa, si sa, sono stati sempre molto difficili, dai tempi in cui la Chiesa legittimava un imperatore a regnare sulle genti, agitando però il monito della scomunica, fino a quando Mussolini e dopo Craxi (i due più grandi statisti mai esistiti stando a sentire Bruno Vespa) dovettero venirci a patti con i famosi concordati. Ovvero dovettero concedere alla religione cristiana e allo Stato Pontificio privilegi nemmeno immaginabili per le altre confessioni.
A tutt'oggi, nonostante la costituzione definisca lo stato come entità laica, nonostante attribuisca ad ogni religione lo stesso peso e ad ogni credente la stessa importanza davanti alla legge e alle norme che regolano la vita civile, la religione cristiana gode di un buon numero di privilegi, alcuni sotto gli occhi di tutti (insegnamento scolastico e crocifissi appesi in ognidove) e altri meno conosciuti (aiuti economici statali...).

Fin qui niente di nuovo, il Concilio Vaticano II aveva ben definito come alla Chiesa spettasse l'anima delle genti, mentre allo Stato le regole civili. Uno il terreno, l'altra l'ultraterreno.
Poi oggi. L'oggi di Papa Ratzinger. La chiesa si rende perfettamente conto della crisi che attraversa il mondo politico, e cerca di ritornare sul trono che aveva fatto finta di abbandonare.
Perchè c'è la crisi? perchè il pensiero cristiano non è dominante.
Perchè la società genera mostri sanguinari, risse, violenze, atti vandalici, razzisti? Perchè non tutti sono credenti.
Perchè gli islamici sono una minaccia? Perchè non credono nel medesimo Dio.
La Chiesa cristiana, al contrario della comunità cristiana, non ha mai cercato di scendere a patti e compromessi con gli atei, e si ritrova oggi rinvigorita da un nuovo sentore razzista. Mi spiego meglio: la qualità della vita per la prima volta da decenni vacilla in maniera terrificante, attraversiamo una crisi affacciandoci ad un'altra, il nostro sistema economico è fragile come non lo è mai stato, ed il potere, per poter conservare il suo diritto a governare, peraltro calpestando le carte dei diritti fondamentali, deve trovare un capro espiatorio, un nemico che impaurisca e da cui far finta di proteggere la popolazione.
Trovato.
Rumeni, albanesi, negri e via dicendo, gente che fa casino, rapine, violenze, gente che non ha cultura, che viaggia a viso coperto e fa paura.
In più è gente che non ha la nostra tradizione, non ha il nostro credo, non rispetta la nostra tradizione cristiana.
La relatività, sostiene il papa attuale, è male, un cancro della società, e così dicendo pone in dubbio lo stesso fondamento della nostra società civile, della democrazia: davanti ai molti pareri, una sola verità.
Una verità, per altro, molto comoda per alcuni movimenti e partiti: la Chiesa trova il suo alleato più forte nel movimento leghista, e di conseguenza, nello stato.
Se già questo è un grave problema per la nostra quotidianità (un capo di stato con mire al potere personale fortemente accentrato, delegittimando lo stato democratico e il suo fondamento parlamentare, accompagnato da una chiesa dal volto medievale), le conseguenze sono disastrose.
Una voce per Padre Pio su Rai Uno.

Non si tratta di celebrare un santo, la sua vita le sue opere e miracoli, cose in cui io, personalmente, non credo, si tratta di sciorinare per ore e ore la parola "miracolo". La televisione di stato non può e non deve permettersi una così arrogante parzialità, sia per la sua totale e proverbiale mancanza di relativismo, sia per la sua assurdità storica. Parlare di miracoli a persone che attraversano la crisi è esattamente identico ad aumentare le tipologie di giochi d'azzardo sponsorizzati dallo stato come i gratta e vinci. Più stai male, più miraggi ti creo, in modo che il sopravvivere sia garantito più che dalla sufficienza di mezzi da un magazzino ricolmo di speranza.
Il Tg1 di Riotta era un pessimo giornale, quello di Minzolini è il corriere sexy della baruffa e del barbiere (due culi e una ricetta), è chiaro a tutti i non lobotomizzati che la televisione statale debba essere corretta, riformata, in modo da riprendere ad informare, accrescere il sapere culturale delle persone, essere mezzo di diffusione e relativismo, non vicolo cieco di una sola verità.
Un solo governo fa, l'allora presidente della camera Bertinotti, avversato da tutti al contrario di questo Fini, aveva lanciato una proposta: via tutti i partiti politici dal direttivo Rai, elezione popolare di un direttore, abolizione o della pubblicità o del canone.
Siamo pronti per chiederlo noi stessi?
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