lunedì 28 giugno 2010

Io sono cattivo


Che la crisi, che prima non esisteva e poi era gravissima, ma alle spalle, fosse davvero finita ce ne eravamo resi conto un po' tutti.
Nell'Italia dove il governo del fare e dell'amore (lettera e testamento?) taglia i maxi stipendi e abbassa nettamente lo stipendio dei parlamentari per venire incontro al popolo che deve fare piccoli sacrifici, non avrebbe alcun senso nominare un ministro in più, e quindi un numero considerevole di collaboratori, stipendi, pensioni e via dicendo, se non navigassimo nell'oro.


Per chi avesse perso il filo: è stato nominato ministro di nonsisabenecosa (prima all'attuazione del federalismo, poi dopo che Bossi ha bofonchiato qualcosa di incomprensibile ai non padani, ministro al bononsisa) Aldo Brancher. Lo stesso è imputato nel processo Antonveneta, dal quale pensava bene di esonerarsi almeno temporaneamente usando quel barbatrucco che è il "legittimo impedimento".
Per chi non lo avesse chiaro: è stato fatto ministro in modo che non finisse in gattabuia. Ha mostrato delle perplessità anche Napolitano, il che è tutto dire.

Tuttavia ci siamo resi conto una volta di più di quanta cattiveria ci sia in Italia. Uno non può essere nominato ministro e avvalersi della norma del legittimo impedimento dopo 10 minuti che subito tutti vanno a pensare male: "Quanta cattiveria contro di me" ha detto il neo ministro. Ed è riuscito ad aggiungere con probabile voce cantilenosa: "L'Italia ha perso e tutti se la prendono con me".
Povero piccolo. Ad ogni modo Io penso male. Sono cattivo? Bene, sono cattivo.
Dopotutto non mi sono mai ritrovato in Abele.

E dire che richiede le sue dimissioni anche Bersani.
Quello stesso uomo che, pur fingendo di essere di sinistra e andando in piazza per prendere un caffè, si dice favorevole agli accordi di Pomigliano, quelli che mettono un cappio al collo degli operai.
Lui, quello dell'opposizione silenziosa, chiede le dimissioni.
Per cui chiedo a voi, e a lui (gli scriverò una mail), di firmare la petizione in cui i cittadini italiani chiedono l'immediata dimissione di Brancher, o il ritiro da parte del governo della sua nomina. La Petizione la trovate qui:
http://www.firmiamo.it/richiesta-dimissioni-ministro-aldo-brancher

Firmate, diffondete, e poi fatevi un favore.
Riguardatevi il video in alto della conferenza di Berlusconi al G20, e premete il tasto "vuvuzela", quello a destra a forma di pallone.
Un sollievo, no?!


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lunedì 21 giugno 2010

Pomigliano operaio di seconda mano

Il 15 giugno 2010 è una data che rimarrà con ogni probabilità nei libri di storia.
Il 15 giugno a Pomigliano la Fiat ratifica un accordo con alcune firme sindacali senza precedenti, ma con forti conseguenze per il futuro.
Innanzitutto si tratta di riportare in Italia la produzione della macchian Fiat Panda, dalla Polonia, rendendo possibile in due anni la reintegrazione degli attuali cassintegrati dello stabilimento. Una decisione che sembrerebbe nazionalista, quasi populista o patriottica. E invece no.



Se la storia ci insegna qualcosa, ci mostra che il cuore non va a braccetto con il capitale.

Fiat riporterà lavoro per 700 milioni di euro in Italia, e precisamente a Pomigliano (di Termini Imerese si continua a non parlare) se e soltanto se la Cgil e la Fiom ratificheranno l'accordo già firmato da Cisl Uil e Ugl (sindacati parenti di Napolitano, forse, vista la velocità con cui mettono nero su bianco senza pensare).
L'accordo firmato dai tre finti sindacati con Fiat prevede:

- nuovi turni di lavoro che portano l'operaio a lavorare obbligatoriamente per 48 ore settimanali con pause giornaliere di dieci minuti. Dieci minuti al giorno, nel mentre che ti stai facendo un culo così. Dieci minuti per pisciare, bere e fumare una sigaretta. Giusto il tempo di fare un tiro.

- abolizione del diritto di sciopero. Chi sciopera viene licenziato.

- eliminazione della retribuizione in caso di malattia per i primi tre giorni. In pratica ti ammali e non percepisci niente di niente per tre giorni. E a lavorare senza sosta 48 ore settimanali, ci si ammala. Di stress.

E' stato indetto un referendum, per chiedere ai lavoratori se vogliono tornare a lavorare seguendo l'intesa ratificata dai tre sindacati-pagliacci, e domani si voterà. In pratica la vera domanda che viene posta nel quesito è: vuoi tornare a lavorare o no? E la gente, in una repubblica fondata sul lavoro, dopo due anni di cassa integrazione, se voterà, voterà per il sì.



Le conseguenze saranno drammatiche. L'esportazione del modello Pomigliano su scala nazionale non è un'eresia. Mettetevi nei panni di un imprenditore, un imprenditore normale, non illuminato, magari il vostro datore di lavoro. Non appena letto che si può forzare a 40 ore di straordinario mensili i lavoratori, non appena letto che si può abrogare il diritto di sciopero, non appena letto che si può ridurre le pause e magari stringere il salario, cosa farà?

E' la globalizzazione, dicono. E hanno ragione. In pratica i capitali sono e saranno liberi di spostarsi in continuazione e facendo gola agli stati e ai loro interessi finiranno per vincolarne le scelte politiche e "sociali" eliminando di fatto la differenza tra un operaio cinese ed uno europeo; eliminando di fatto due secoli di lotte. Perchè pur di lavorare, migliaia di persone costrette alla fame e alla cassa integrazione da due anni, sono disposte ad accettare condizioni umilianti, degne delle fabbriche pechinesi.
Il tutto con il totale silenzio del governo, che guarda e approva.
Vediamo se adesso, operaio che hai votato lega o pdl, ti viene voglia di pensare. In gioco ci sono il tuo e il mio culo, non il loro, è chiaro adesso?


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venerdì 18 giugno 2010

Berlusconi e le vuvuzela

Ieri, 17 giugno, la Commissione Europea ha emanato un comunicato stampa in cui ha definito il ddl sulle interecettazioni “fuori dagli standard”, perché “potrebbe seriamente ostacolare il giornalismo investigativo in Italia”.


L'articolo 11 della costituzione europea, ricordano, recita:
Ogni individuo ha diritto alla libertà di espressione. Tale diritto include la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera“.

Ma a Berlusconi non gliene frega una cippa. A meno che a dirlo non sia una bella ragazza, in quel caso è capace di fare eccezioni, come ricordava in Albania qualche mese fa.

Al capo non gliene frega una cippa per il semplice fatto che gli italiani non sapranno, non capiranno, non conosceranno altri fatti che quelli raccontati a braccio da lui. Senza domande, senza alcun giornalista che riesca a mettere in difficoltà.
E via con gli speciali del Tg1 sui vuvuzela.
E sul principe William che prova a suonarle.



E' come se l'intera guarnigione dei generali e fedelissimi berlusconiani suonasse in continuazione le vuvuzela impedendo a tutti gli altri di domandare, capire, informarsi. E dopo tutto il frastuono, il completo silenzio, tutti in ascolto delle parole di uno solo. Ripetute all'infinito, senza soluzione di continuità.


Cari giornalisti, ve lo chiede la nazione, ed anche la nazionale, riflettete, indagate, mettete in difficoltà, trovate il coraggio e le parole, ponete domande più intelligenti.



E... se fossero i cittadini ad eleggere il direttore Rai ed il direttore del Tg1?


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lunedì 14 giugno 2010

Il 25 è sciopero. Buono, si sta a casa.

Il 25 giugno è sciopero,io lo faccio, e voi?
Che giorno è?
Venerdì.
Buono, si sta a casa.
No, nel privato è solo per 4 ore.
No, allora non mi conviene, che sennò sabato mi ammazzo di lavoro.
Vabbeh, mi dici quali sono le motivazioni?



Uno scambio di parole da due minuti in tre persone, che ha contribuito a farmi girare le suddette, e cascare le braccia.
Perchè non siamo in una situazione per cui ci si può permettere, ancora, di pensare ad uno sciopero come occasione di festa (alè, si va al mareee!). Non siamo più al liceo, e non si protesta per andare in piscina, dicendo ai giornalisti che non va il riscaldamento.
Se ci si ferma a pensare, però, è del tutto vero che siamo in questa situazione non solo perchè in molti se ne sbattono altamente di ciò che accade fuori dal loro orto, ma anche perchè nessuno gli sottolinea con un grande pennello, su una parete gigante, cosa ci sia di fondamentale in uno sciopero, o meglio, in questo sciopero.
Per cui, venendo incontro a chi almeno si vuole informare, e capire perchè questi scriteriati della Cgil vogliono uno sciopero, perchè dovremo donare 4 ore (nel privato) o l'intera giornata di lavoro (nel pubblico) per manifestare contro la manovra fiscale:

1) Il governo ha fatto passare 2 anni di crisi prima di ammettere che la stessa esistesse in Italia, ed è corso ai ripari con una manovra tutta lacrime che verrà pagata da noi. Non da loro, come vogliono far credere.
2) I redditi alti non subiscono ulteriori tassazioni, eccezion fatta per alcuni mega stipendi del settore pubblico, che, forse, verranno ritoccati in negativo, ma non è ben chiaro come, dove.
3) i tagli che il governo prevede saranno fatti principalmente alla scuola, sanità e ricerca. In pratica vostro figlio cambierà classe e si ritroverà con altri 40 compagni. I docenti precari se ne resteranno a casa, e la scuola privata, dove lorsignori mandano i propri figli, non vedrà intaccati i propri privilegi. Per quanto riguarda la sanità, è ovvio che se continuerà a mancare personale aumenteranno i tempi di attesa, aumenteranno gli straordinari fatti dagli stessi dipendenti, che prima o poi cominceranno per stanchezza a fare errori. E lì tutti alzeremo la voce parlando di malasanità come dei cretini.
4) blocco del turn over: per tutte le persone che andranno in pensione nel settore pubblico non ci saranno assunzioni. Cioè: scordatevi i concorsi e rivolgetevi alle agenzie interinali se cercate lavoro.
5) Posticipazione dei pensionamenti previsti: i pensionamenti previsti slitteranno di almeno sei mesi. Chissà con che voglia e qualità continueranno a lavorare queste persone.
6) Ai benestanti tocca un bel condono edilizio per regolarizzare (se ancora non lo avessero fatto nelle altre 100 occasioni precedenti) eventuali case costruite di nascosto ed illecitamente.
7) ultima ma non ultima ragione per protestare è mostrare il disagio, la diffidenza verso questo governo, la totale mancanza di fiducia del popolo in questo organico e nel suo premier. E' necessario mostrare che non è vero che il governo, il suo permier e questa manovra godono del consenso popolare. Tutti i diritti che sono stati ottenuti nella storia, sono stati guadagnati a colpi di proteste, scioperi, manifestazioni. Dobbiamo imparare a non dare più nulla per scontato.




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giovedì 10 giugno 2010

A20NO

"Lo saluto come si saluta un santo visto che avendo avuto la benedizione del Papa è in uno stato di assoluta grazia".
(da Reuters)




La stampa non può parlare.
Il governo blinda le leggi con la fiducia, eliminando la discussione.
L'opposizione risponde, se si esclude l'Italia dei valori, abbandonando l'aula.
E tutto questo mentre una persona da sola agisce facendo tutto ciò che vuole, facendo tutto, ma proprio tutto di testa propria, o usando frasi di Mussolini.
Senza regole. Senza nemmeno rispetto dei protocolli politici internazionali, abbandonando il premier spagnolo in visita a Roma da solo, sbigottito, nel brusio degli astanti, nel mezzo di una conferenza stampa.
E, ovviamente, l'Ansa non ne parla.




E' già successo, ed ha un nome: Aventino.


Il 26 giugno del 1924 i parlamentari dell'opposizione si riunirono in una sala di Montecitorio (oggi nota come sala dell'Aventino), decidendo comunemente di abbandonare i lavori parlamentari, finché il Governo non avesse chiarito la propria posizione a proposito dell'omicidio Matteotti.
(da wikipedia)

Buon anniversario a tutti voi.



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lunedì 7 giugno 2010

Inserto CUL turale



"Ognugno di noi ha due genitori, quattro nonni, otto bisnonni, sedici bisbisnonni e così via. Quindi dieci generazioni fa, più o meno nel 1750, avevamo 1024 antenati, ciascuno. Ognuno di questi antenati a sua volta , 250 anni prima, aveva un altro migliaio di antenati. Facendo un rapido calcolo possiamo dire con certezza che, se le cose stanno così, ciascuno di noi discende da circa un milione di antenati che vivevano nel 1500. Noi siamo oggi sei miliardi e mezzo nel mondo, che moltiplicati per un milione, farebbe oltre sei milioni di miliardi. Ma a quell'epoca il pianeta era abitato solo da cinquento milioni di persone."
Marco Aime "La macchia della razza"



Significa solamente che molti dei nostri antenati si sono sposati ed hanno fatto figli con dei consanguinei. Significa molto semplicemente che due persone prese a caso ai due capi del mondo, hanno buone probabilità di avere un parente in comune negli ultimi 3000 anni.
Da qui non si salta al "volemose bene" buonista o roba del genere, ma alla conclusione che non esiste una "etnia pura", e se non esiste una etnia pura non esiste nemmeno una cultura pura.
Quelli che vorrebbero chiudere i kebab in centro, quelli che chiedono il permesso a punti per gli immigrati, gli stessi che redimoni regole razziste ed intolleranti con le quali valutare le persone, gli stessi che hanno introdotto il reato di clandestinità, non sanno di cosa parlano.
Non solo, dice la scienza, proveniamo tutti dalla grande madre Africa, ma in qualsiasi anno temporale si guardi i popoli hanno sempre migrato. Questo lo dice la storia.

Chiedete ai veneziani da dove vengano i cavalli che adornano la loro basilica. Un furto a Bisanzio, Costantinopoli o Istanbul che dir si voglia. Un furto di mercanti in terra - ahiahiahiahi - islamica.

Il tuo cristo è ebreo. La tua democrazia greca. Il tuo caffè brasiliano. La tua vacanza turca. I tuoi numeri arabi. Il tuo alfabeto latino. Solo il tuo vicino è straniero, recitava un manifesto sui muri di Berlino nel 1994.

E' un concetto espandibile. Vogliamo fare gli autoctoni, invochiamo l'autarchia, benissimo. Compriamo italiano, allora. Ma non un marchio italiano che fabbrica le maglie in Sri Lanka con cotone raccolto in Bangladesh.
E cosa dire della polenta? Il mais non è certo autoctono da queste parti...

E' difficile fare cultura in Italia, dice oggi Saviano a Trento.
Già, concordo.
Il fatto è che bisognerebbe prima di tutto capire di quale cultura si stia parlando.


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giovedì 3 giugno 2010

Nel caso morissimo, consegnare ai signori membri dell'Europa.

Non so perchè, non sapevo niente. Colpa mia, forse.
Forse perchè di persone ne muore tante, senza che io ne conosca nemmeno il nome.
Forse perchè anch'io, come tutti, ero imbegato in una qualsiasi spiaggia giro per il mondo, a ustionare la mia pelle ed annusare quello sgradevole odore dolce di crema solare. O forse no.
Odio il mare, la vita di mare.
Forse perchè abbiamo gli occhi talmente abituati al buio da temere ogni spirgalio di luce.



Yaguine Koita e Fodé Tounkara sono morti il 28 luglio 1999, senza che io ne sentissi mai il nome. Sono morti imbarcandosi su di un aereo in partenza dalla capitale della Guinea verso Bruxelles, nascondendosi nel vano carrello di un aereo, coperti di molte maglie e pantaloni, con solo dei sandali ai piedi.
Sono morti per il freddo, molto probabilmente, ed i loro corpi sono stati ritrovati solo dopo alcuni giorni.
Avevano con sè una lettera, sopra vi era scritto: Nel caso morissimo consegnare ai signori membri e responsabili dell'Europa.

Ecco, allora, signori membri dell'Europa, la loro lettera.

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