sabato 31 ottobre 2009

Chi ben comincia è già a metà del lodo


Un mesetto fa un carissimo amico, che frequenta i mari del Pdl, mi scrisse un breve messaggio, conoscendo la mia opinione politica: preparati a mettere lo spumante in fresco, che non arriva a fine anno.
Lo dicono in tanti da molto tempo, iniziarono Gad Lerner e Gilioli, ma adesso i contorni del fallimento berlusconiano iniziano a farsi più netti: sparito il Lodo Alfano, il nuovo Lodo teorizzato (Lodo Ghedini) non è ben voluto nè dai Finiani, nè dai leghisti, nè dal presidente Napolitano.

Il nuovo Lodo Ghedini provvederebbe a spostare tutti i processi a carico delle cariche più alte dello stato a Roma; resta da vedere se estendere la norma a tutti i parlamentari. E' una ultima spiaggia, dopo la bocciatura della prescrizione breve da parte di Lega e Finiani, che ci vedevano una nuova "amnistia", ed è quasi commovente vedere come l'uomo più potente di Italia si dibatta sguisciando come una anguilla tra un processo e un lodo, cercando di pararsi il culo.

tuta scelera essere possunt, secura non possunt, ovvero i delitti possono restare impuniti, ma non possono lasciare tranquilli chi li ha commessi, diceva Seneca.
Cazzate, risponde Ghedini. E si permette di aggiungere "Cosa fatta, lodo ha".


In realtà il premier nelle sue ultime dichiarazioni, con cui ha seriamente deciso di far prendere una bella paura agli italiani per Halloween, si è dichiarato fiducioso che esistano anche giudici seri, che ricercano il vero. Giudici non comunisti, insomma. E se tutto dovesse proprio andare male, se tutto dovesse congiurare contro di lui, poverino, non si dimetterà, ha assicurato, per il bene degli italiani.
(ANSA) - ROMA, 31 OTT - 'Ho ancora fiducia nell'esistenza di magistrati seri che pronunciano sentenze basate sui fatti - dice il premier in una dichiarazione nel prossimo libro di Vespa - Se ci fosse una condanna, saremmo di fronte a un tale sovvertimento della verita' che sentirei il dovere di resistere al mio posto per difendere la democrazia e lo stato di diritto'.

In pratica, se prima potevamo definire la politica berlusconiana con un vecchio adagio che dice: "Coi quattrini e l'amicizia si va in tasca alla giustizia", adesso si potrà ancora più oggettivamente sostenere che "Chi si loda s'imbroda".



Continua a leggere

venerdì 30 ottobre 2009

Lo ha capito anche Gasparri



"Gasparri ha aggiunto che "tutti hanno capito che il gossip degli ultimi giorni è una cosa che non porta a nulla" (da Ansa)

Ci sono due ottimi motivi per essere d'accordo con Gasparri.
Il primo è che quando tace ci guadagna la sua immagine e la nostra salute, non essendo tutti provvisti di giubbotti anti - cazzate.
Il secondo è che effettivamente c'è ben poco altro da dire. La questione Marrazzo, che è anche in origine o in paragone la "questione Berlusconi", viene trattata esclusivamente dal punto di vista di Signorini, del gossip.
Il fatto che la vicenda di Marrazzo venga paragonata a quella Berlusconiana, seppur mettendo tra parentesi le molteplici differenze, produce un rischio di valutazione: che anche la vicenda del premier e delle diciottenni invitate ai party, candidabili al parlamento europeo e via dicendo, venga minimizzata a un fatto di pettegolezzo.

Se infatti ritornano alla mente celebri le frasi del tipo "ti aspetto nel letto grande" e via dicendo, se tutti si ricordano e ricorderanno della D'Ambrosio, nessuno si ricorderà dell'omicidio plurimo che è stato commesso ai danni del volto femminile.
La vicenda di Berlusconi ha per prima cosa ucciso la dignità dei politici, per poi massacrare l'idea della parità dei diritti.

Il perchè si sia scivolati in un baratro senza fine, in cui si analizzano i pettegolezzi piuttosto che i fatti, è molto semplice, e sta tutto in un dato: il governo stesso non crede nel parlamento, va avanti a colpi di fiducia, decreti imposti, non crede nel dibattito parlamentare, e preferisce il rozzo confronto televisivo.


Sto facendo coro a Rosy Bindi: "Il Parlamento è sempre stato il luogo in cui maggioranza e opposizione dialogano, fanno insieme la fatica di capirsi, di approfondire, di emendare, di trovare un punto d'incontro per il bene del Paese, anche attraverso il lavoro delle commissioni.
Questa svalutazione dell'aula parlamentare finisce anche per essere un impoverimento della vita politica del nostro Paese"
E proprio ripensando a questi giorni, alle offese ricevute dalla Bindi, all'idea berlusconiana di donna, alla mercificazione femminile che sponsorizza mediaset, che propongo di ritornare a parlare alla vecchia tavola, a tutti voi, invitando anche il cantante, il Bersani.
Iniziando col chiedergli una cosa: nell'ipotesi di elezioni anticipate, nella ipotesi di presentazione di papabile squadra di governo, riuscirebbe ad essere così rivoluzionario da far sedere sulla metà delle poltrone delle donne?

Colgo l'occasione per invitarvi a inviare a Riciard's le vostre storie, le vostre idee "per cambiare il mondo", aiutandoci a continuare le riflessione sulla parità dei diritti tra i due sessi in Italia.



Continua a leggere

giovedì 29 ottobre 2009

Avevo voglia di scrivere. Prima.


Molto onestamente, avevo voglia di scrivere qualcosa.
Le idee erano molte, come al solito.

Solo che prima di buttarmi trafelato nella ricerca delle parole, ho vagato un po' in rete, ed ho visto questo filmato, che non pubblico per motivi etici.

La polizia ha chiesto esplicitamente di pubblicarlo, al fine di ottenere informazioni sull'assassino, ma sottrarsi a questa richiesta è un atto di civiltà.
Dalla morte di Alfredino Rampi, ascoltata e seguita in diretta si arriva in pochi anni all'esecuzione per strada, mostrata e sbandierata su siti e blog, probabilmente solo per incrementare le visite al proprio sito.

Chiunque fosse Mariano Bacio Terracino, qualsiasi cosa avesse fatto, sono rimasto allibito.
Cosa dirà la gente, oggi, domani, dopo domani, di Mariano Bacio Terracino?

Cosa ne penserà domani la signora che stava lì, ferma, a grattare un bigliettino e vedere se la fortuna le arrideva?!

La vita assume tutta un'altra dimensione se pensi che un giorno potresti essere ucciso, mentre te ne stai fuori di un bar, con un paio di colpi di pistola.

E lasciato lì, nell'indifferenza di tutti, un corpo morto in mezzo a una coscienza morta.

Un altro video, però, lo posso pubblicare.
Si tratta di un cane, che mosso da spirito di pietà, ha salvato (o tentato di salvare, non saprei) un suo simile appena investito in autostrada.



Continua a leggere

mercoledì 28 ottobre 2009

"Siccome le pere si usano perchè cadono, allora nella stessa maniera le angurie dovrebbero usarsi..."


Riepiloghiamo.
E' quasi impossibile non parlare di questo Berlusconi che telefona e sparge il panico credendosi il Re Sole, ma cerchiamo di tirarcene fuori in tre parole.
Il discorso è molto semplice: Berlusconi paga un avvocato al fine di farlo mentire, questo effettivamente mente, il giochetto viene scoperto, e la punizione spetta al solo avvocato.
Almeno per ora.

Nella possibilità assurda e remota che non si riesca a fare una legge che pari il culo a Berlusconi, il nostro premier mette le mani avanti e cerca di sfondare le linee "nemiche" dei magistrati col suo solito turpiloquio riguardo al comunismo e roba del genere.
Che a sentire lui c'è da aver paura, ma davvero.

Direi che basta, se lo racconti a un danese già così si piscia addosso dalle risate.

Bene, veniamo a noi adesso.
La cosa più interessante di ieri, di quel Ballarò che purtroppo ho guardato per un'oretta e mezzo, era la totale inesistenza del conduttore. Lo avete visto? Un cactus con gli occhiali avrebbe una parvenza più intelligente, e, sono sicuro, farebbe anche domande più spinose.

Floris si vanta di fare domande scomode, di mettere in difficoltà i propri ospiti, ma in realtà la puntata di ieri si dimostra alla stessa altezza delle ultime che avevo visto un anno fa circa.
Floris non fa domande serie ("Onorevole Bindi, a lei piace La Russa?") e se ci prova, gira intorno facendo finta di avere professionalità, non conclude:

riferito ad Alfano: "Farete una norma che salvi Berlusconi dal processo Mills?"
Alfano: "No"
"Bene passiamo ad un'altra domanda, come se fosse un quiz"
e così via.

Se non fosse stato per lo spettacolino di Casini che fa finta di alzarsi, perchè "tiene agli interessi degli italiani, lui", e per la telefonata di Berlusconi, tutta la puntata si sarebbe risolta in un unico, monotono lamentarsi ed urlare di La Russa che dice di non aver parlato abbastanza.
Un Ignazio La Russa che, "inedito", sbandiera la sua tenuta antidroga, senza che questo c'entri con il dibattito, ma prendendo un botto di applausi (che poco dopo verranno definiti claque quando saranno contro di lui).
La cosa intrigante è che lo hanno messo "alla difesa"; io, fossi stato l'allenatore, avrei sfruttato tutto il suo potenziale di cane rabbioso all'attacco.
Forse Berlusconi, però, c'ha visto uno stopper all'altezza della situazione.

Ah una cosa.
Se a violare le regole sono io, cittadino comune, c'è un problema.
Se a delinquere è un carabiniere, la cosa, per mia mera opinione, è più grave. Voglio dire, chi controlla che il crimine non venga commesso, non dovrebbe commetterlo lui stesso.

Floris: "I carabinieri sono quelli che hanno preso i quattro malviventi"




La Russa continua a parlare, o meglio dire, deretanare stronzate a destra e a manca, tra test antidroga da fare ai politici, 'sto Marrazzo che "io non ne voglio parlare" ma alla fine ne ha parlato per un'ora, e via dicendo, passando per metafore e voli pindarici che Omero al confronto è un cacasotto.

Senza capire, tra l'altro, che se parlasse meno, acquisterebbe sicuramente voti e dignità:
"Siccome le pere si usano perchè cadono, allora nella stessa maniera le angurie dovrebbero usarsi..."

Io non l'ho capita.

Però potremmo sempre chiedere a Bersani di farci una canzone.





Continua a leggere

lunedì 26 ottobre 2009

Samuele Bersani leader del Pd. Chicco e Spillo capigruppo a senato e camera


Io credevo che la politica fosse fatta per i politici.
Poi è intervenuto Berlusconi, si è portato dietro la Zanicchi e la Carlucci, ed ho capito che mi sbagliavo. Ero proprio in fuori gioco, mi disse con gentilezza Gianni Rivera, da deputato.

Credevo che dall'altra parte ci fossero delle persone a cui interessava davvero il paese, gente che non aveva proprio voglia di regalarlo al primo nano di turno perchè lo corrompesse con tutto l'impegno.
Trovai con dispiacere che un industriale faceva finta di stare con il popolo, che un finto blogger si spacciava per nostro rappresentante, e che la folla applaudiva sbracciandosi il presidente della camera, fine politico, ma pur sempre distante teoricamente in idee.

E poi questa.
Eleggere leader dell'opposizione, futuro candidato premier e via discorrendo, un cantante.

Samuele Bersani nella sua prima giornata da leader del Pd ha decretato le prime mosse: Chicco capogruppo al Senato, Spillo capogruppo alla camera.
Ha stretto la mano a Massino D'Alema, suo padre, dicendogli "Chiedimi se sono felice?", e poi se n'è andato canticchiando tra sè e sè un motivetto riguardo all'opportunità di esportare all'estero la piadina romagnola.

Ha stretto la mano a Franceschini e a Marino, dopodichè si è messo a cantare "Lo scrutatore non votante" remixata con "Sicuro precario" con tutta l'intenzione di volerle suonare alla destra.
Anzi a destra e a manca.


Ma tralasciamo l'ironia, che, come avrete capito, ho solamente inserito la modalità stand by "ridere per non piangere", tralasciamo il fatto che Bersani non mi piace, che non mi piace nessuno che si presenti come creatura di D'Alema, non mi piace nessuno che faccia il saltimbanco tra socialisti e Pd solo per riuscire ad avere un posto di rilievo.

Tralasciando tutto questo mi sento in dovere di chiedere al neo leader dell'opposizione una rassicurazione: per favore Bersani, mi giuri che le parole tra virgolette sul comunicato Ansa non sono le sue, che sono state ridotte e sbagliate dal giornalista.

"Bisogna fare una manovra economica. Berlusconi e Tremonti venissero in Parlamento almeno una volta a parlare della crisi, possibilmente in modo non onirico perché non si può governare per il consenso ma bisogna usare il consenso per governare".
Venissero?
Vabbeh che si parla tanto di dialetti, ma questo venissero è quanto meno discutibile.

"Ci sono alcuni milioni di italiani - afferma Bersani - che in queste settimane hanno paura, sono in ansia e preoccupati ma vedono che nessuno si occupa di loro tranne al massimo qualche battibecco politico. E' tempo do dire cose vere sulla crisi perché non averlo fatto per un anno ci ha lasciato con le mani in mano"
Costui sa anche parlare o ha visto l'italiano da un chilometro l'ultima volta?

"Si doveva fare invece - afferma l'ex ministro - una manovra di crisi e utilizzare soldi dove andavano messi facendo delle scelte perché una manovra è una rosa con le spine ed il Governo è pagato anche per affrontare le spine".
Un ermetico, un poeta.

Preferivo il cantante.
Continua a leggere

domenica 25 ottobre 2009

Benvenuti ad Ellis Island, Corrida # 49

L'unico racconto pubblicato a puntate sulla rete che è un po' come la vita: si sa quando e come inizia, ma non si sa mai bene dove vada a finire.

per chi si fosse perso qualcosa, eccovi la puntata precedente

.49

Furono gli ufficiali di bordo a cercare di ristabilire la calma sul pontile, devoti alla fretta di poter scendere a terra e camminare finalmente su qualcosa di stabile, con una birra in mano, magari.
Riuscirono a trattenere solo in parte l'euforia delle persone, creando con gravi sforzi una specie di fila scomposta, un ordine di discesa della scaletta una volta arrivati in porto.

Ad aspettarci non era ancora America, era terra di frontiera, posto di nessuno, battezzato con un nome finito sui libri di storia, "Ellis Island", ovvero la terra che faceva da anticamera a quella promessa, il luogo dove qualcuno che mai avevi visto e conosciuto decideva cosa farne di te.

Il tutto funzionava così: tra spintoni, pungente e nauseante odore di calca e sudore, le persone venivano accompagnate ad una ad una, o a piccoli nuclei familiari, dentro ad un palazzo dall'aria austera, ma un poco fatiscente, elegante nei mobili, tuttavia polverosi.
Dentro al palazzo vi erano numerosi uffici, coi quali si procedeva alla registrazione di ingresso di ogni immigrato, ma l'unico davvero temuto era l'ultimo. A quella scrivania sedeva un medico, e non faceva altro che guardarti negli occhi, fisso, poi tastarti un po' dapperttutto, e senza fare alcuna domanda, con un gessetto bianco, scriveva qualcosa dietro la schiena.

I cappotti pesanti e sudici di un viaggio lungo, venivano sbiancati, andando ad identificarsi con alcune lettere dell'alfabeto. Alfabeto Knox, lo avevano soprannominato i mormoni volontari che aiutavano i migranti a capire qualcosa in quel meccanismo. L'alfabeto Knox era composto di appena quattro lettere: "L" stava ad identificare uno zoppo, "C" congiuntivite, "K" una ernia, e "X" ritardo mentale.

Se il medico di turno scriveva qualcosa del genere sulle tue spalle allora l'isola si trasformava da terra di passaggio in purgatorio. Potevi starci per giorni, anni, a volte per sempre, in questo limbo, e succedeva che iniziavi a chiamarlo "Isola delle lacrime".

In coda, con accanto Felipe, silenzioso come e teso come al primo giorno di scuola, osservavo i volti della gente, riuscivo a contarne alcuni disinvolti, altri disperati che aprivano la bocca in lancinanti "perchè?". I cappotti su cui venivano segnate le lettere venivano accompagnati fuori dal palazzo, da altre parti; alcune famiglie venivano divise, si promettevano tra le spinte di ritrovarsi, senza nemmeno la reale possibilità di ascoltare le grida dell'altro.
Alcuni si lasciavano così, guardandosi fissi negli occhi, dicendosi tutto in un palmo di secondo, senza gesti, travolti dalla folla o accompagnati nel gruppo dell'alfabeto.
Alcuni promettevano, altri preferivano tacere.

Il cartellone che capeggiava la nostra discesa dalla nave suonava così: "Benvenuti ad Ellis Island".
Già, benvenuti.



Continua a leggere

sabato 24 ottobre 2009

Don't be silly, be Riciard's


Va bene, è un blog di periferia, di quelli che ti ci imbatti per caso quando nello smog cittadino sbagli strada.
Va bene, è un blog che non regalerà
celebrità a nessuno, tantomeno al sottoscritto.
Ma del resto che ci posso fare io?

Tuttavia se volete, potete collaborare con Riciard's, basterà inviare i vostri articoli alla mia mail (riccardotronci@hotmail.it) e osservare queste pochissime e
blande regole:

L'articolo deve essere scritto in italiano o inglese.
L'articolo non deve contenere abbreviaz
ioni.
Inserite pure i link nel testo, ma non abbondate e soprattutto, inseriteli pertinenti.
Possibilmente allegate nella mail una immagine che capeggi l'articolo non soggetta a copyright.

Non finisce qui.
Voglio dire, alla fine sono due anni che
sto dietro a questo blogghettino, per cui trovo del tutto giustificata la mia autonomina a Re indiscusso di questo pianeta virtuale.
Vale a dire: se scrivete un articolo sull'utilità dei teletubbies nell'educazione dei fenicotteri adolescenti, o vi chiamo in commossa adorazione o cancello la mail.


Per cui: non odiate Riciard's, mettetevi nei miei panni, e scrivete.



Continua a leggere

"Le parlo di onestà, le sembra poco?!"




Viviamo in tempi strani, dove chi ci governa resta sempre in bilico tra condanne e prescrizioni, difendendo la propria immagine con campagne mediatiche senza precedenti; tempi dove la sinistra non si riconosce più, affonda sotto i colpi di centro e si affida alla contestazione di un uomo di destra (Di Pietro) solo perchè parla di legalità (vabbeh, non c'è da sminuire visto ciò che passa per il convento).
La gente è strana, secondo me.
Si affida ai volti, non alle idee, si direbbe che la gente voti secondo biografia.
O meglio autobiografia ripulita degli eleggibili.
Vuoi viedere che una alternativa a Berlusconi l'avevamo già trovata nel 1993?



Conosco molto poco il personaggio Moana Pozzi. Tuttavia mi sento di dire alcune cose molto semplici: se siamo disposti a credere che Berlusconi sia unto dal signore, se siamo disposti ad accettare quelle farneticazioni, credo sia preferibile investire in una persona che dimostra la propria schietta coerenza sulla propria pelle.
Dando indubbiamente un volto insolito alla politica, provocatorio, scomodo.

Non voglio resuscitare personaggi distanti, nè idolatrare storie che non conosco bene.
Credo solo che sia necessario iniziare a guardare le persone con occhi differenti.
Iniziare ad ascoltarle per davvero.
Sbarazzarsi dell'idea televisiva della politica, del volto, propria di questo involuto homo videns.

Magari iniziando da domani, per le votazioni del Pd.
Non dubitate, non andrò a votare.
Continua a leggere

venerdì 23 ottobre 2009

Avvistato pericolo ad ore 12. Proprio davanti a noi


Non c'è molto da scrivere, direi solo da riportare l'esito di dieci minuti o poco più di ricerche in internet tramite il motore di ricerca google.

Inserendo le parole "marocchini di merda" si ottengono ben 39200 risultati, tra cui perle come questa:
"ieri ero col secco a bermi una birra all'angies pub, in via de Neri. morale della favola, intorno a mezzanotte sentiamo urla e schiamazzi e usciamo. 5/6 marocchini si stanno picchiando e fin qui chi se ne frega, sono merde, escrementi di esseri umani, se si ammazzano tra di loro meglio"
(da Palazzo Bobby, titolo del post, ovviamente, "marocchini di merda")

La ricerca "Arabi di merda" produce ben 64.200 risultati, con notevoli perle, tra le quali vogliamo proporvi:
"Cacciamo dal nostro paese questi Islamici di merda , questi imman cornuti che stanno distuggendo la nostra società e la nostra nazione, facciamo bere l'olio di ricino ai comunisti del cazzo che gli aiutano, albanesi spacciatori di merda!" ripresa da un semplicissimo forum dove altri sotengono che l'unico comunista buono è quello morto.

Ma potrei aver avuto fortuna con le prime due ricerche e allora affondo, scoprendo che gli albanesi sono sporchi e, per di più, lo so di merda. Me lo dicono alcuni cari amici di un forum che sostengono tra l'altro, che le donne albanesi stanno per strada a fare certe cose ai camionisti, e che i loro mariti si incazzano solo se si pronuncia la parola gratis. Questa e altre bellissime discussioni qui: http://www.axnet.it/forum/sporchi-albanesi-di-t2057.html

Tuttavia, gli italiani non si dicono razzisti. O meglio, avevano l'abitudine di iniziare una frase dicendo "io non sono razzista, ma..." come i nostri cari amici di fabeook, che "non sono razzisti ma si sono rotti il cazzo di questa situazione".


Adesso le cose sono cambiate, scrivendo "io sono razzista e me ne vanto" troveremo ben 31900 risultati.
Uno è interessante, e ve lo propongo:
"Cosa significano 'esattamente' le parole razzismo ed antisemitismo? Perché se vogliono dire essere a favore della vera integrazione, stile Star Trek, cioè tra persone eccellenti e che vengono per lavorare, io sono razzista. Se significa inserire gli stranieri tramite un sistema di quote, indicanti la reale e legale possibilità di dare un lavoro e una vita degna in questo paese da chi viene dall'estero, allora io sono razzista. Se significa non accettare chiunque delinqua e sia di disagio alla sicurezza, italiano d'origine e non, allora io sono razzista. Passare a scambiare idee sul tai-chi quan con un amico cinese che lavora onestamente e paga le tasse esattamente come me? Allora io sono razzista. Evitare i cinesi che delinquono e che controllano certi traffici? Allora io sono razzista. Oppure sono due parole molto alla moda negli ambienti radical chic e sinonimo all'uomo di destra? Bè, anche in questo caso, allora io sono razzista ed antisemita."

E' come dire: che significa ubriacarsi? Perchè se significa bere tanta acqua e fare sport io sono un ubriacone.
Continua a leggere

giovedì 22 ottobre 2009

Ideogrammi sul selciato: Giant Buddha 樂山大佛




C'erano una volta tre fiumi, che sfociavano in un unico corso, generando correnti violente, isole, secche e profonde buche nel letto dell'unico finale corso d'acqua.
I mercanti che passavano di lì finivano spesso col capovolgersi, alcuni col morire a causa delle turbolenze.

Haitong, monaco buddhista, decise che dove la testardaggine cinese, dove la caparbia umana non trovava scampo, doveva per forza di cose intervenire un aspetto divino, e fu così che iniziò a scolpire.

video


Circa 1300 anni fa Haitong il monaco, da solo, iniziò a scolpire la statua raffigurante Buddha più alta al mondo. Haitong non vide la fine della scultura, tuttavia fu proprio grazie al suo progetto che le acque trovarono pace. Infatti le cavità che il letto del fiume presentava davanti ai piedi del Buddha, vennero colmate con i detriti della scultura durante i lavori, donando al corso d'acqua la pace.
Certo è vero, però, che anche la scienza qui si ferma, per farsi corteggiare dalla poesia di un monaco da solo, in cima a una montagna, che scolpisce il proprio destino sorretto da una invidiabile volontà.

Il Buddha di Leshan (樂山大佛) è alto ben 71 metri, il collo del suo piede ne misura 8, il suo orecchio 7.
Continua a leggere

lunedì 19 ottobre 2009

Ideogrammi sul selciato: Mantra

video


Ai confini prossimi al Tibet si ascolta un suono greve, un sommesso scricchiolare di legno e metallo, cigolante incedere su di una piccola campana.

Camminano in senso orario gli uomini intorno al tempio, e con altrettanta precisione fanno ruotare in senso orario le ruote di preghiera, permettendo al mantra che contengono di liberare tutta la sua essenza positiva.



Alcuni procedono in silenzio, completando più giri attorno al tempio, mentre altri seguono il movimento delle ruote ripetendone il mantra sottovoce, snocciolandolo come un rosario.

Il tempo si ferma, nella terra di mezzo.
Anche questa è Cina.
Continua a leggere

domenica 18 ottobre 2009

Un nuovo inizio, Corrida #48

L'unico racconto pubblicato a puntate sulla rete che è un po' come la vita: si sa quando e come inizia, ma non si sa mai bene dove vada a finire.

per chi si fosse perso qualcosa, eccovi la puntata precedente

Iniziamo con un breve riepilogo, una piccola contestualizzazione, visto che sono due settimane che l'appuntamento domenicale di Corrida salta. Cerco di farvi riprendere il filo, insieme a me che sto narrando.
Alex, appresa la morte di Amalia da Ramon, fucilata dai franchisti, appreso che Felipe era scappato senza lasciare un motivo o una destinazione, parte alla sua ricerca. Alex trova Felipe tra i ribelli che cercano di organizzarsi per rovesciare il regime franchista (Amalia, la figlia di Felipe, era tra i ribelli).
L'organizzazione decide di spostarsi in barca per raggiungere altri contingenti e pianificare il da farsi, ma Felipe ed Alex, mandati in avanscoperta, vengono arrestati e torturati.
Felipe parlerà, fingendo di dire il vero, e verranno rilasciati, anche grazie all volontà di non creare un episodio internazionale (Alex ha la cittadinanza statunitense).
Di qui questo viaggio narrato negli ultimi episodi, questa traversata malinconica, dipinta di volti emigranti.


.48

Si dice che la storia sia fatta di corsi e ricorsi.
Dicono che tutto ciò che arriva alla cima deve, prima o poi, per forza discendere. Come se ci fosse un piano regolarizzatore del destino, come se tutto fosse regolato da imperscrutabili sentenze inscritte nella memoria del tempo, dei secoli dei secoli e via dicendo.
Tutto ciò che ha un inizio sembra prima o poi avere una fine, ma darlo per scontato è semplicistico, fin troppo borioso e presuntuoso.
La scienza va avanti per empirismi e falsificazioni, cercando di avvicinarsi sempre di più al vero, è una ricerca del vero, non la verità.

Ma dando per scontato che tutto abbia un inizio e una fine, visto che parliamo tra noi e non tra filosofi o scienziati, dobbiamo realizzare che se c'è una strada che si chiama andata, a questa segue un lento ed inesorabile ritorno.
Dopo anni, dopo una adolescenza passata a vagare, viaggiare, imparare, dietro all'amore e alle passioni come un uomo privo di socialità, come un barbaro sentimentale, mi trovavo sulla strada del ritorno.

Non ho mai amato il ritorno.
Perchè se uno parte significa che non riesce proprio a stare dove è.
Il partire è una operazione complicata e complessa, che ha un vero inizio nel momento in cui si decide di usare un potente solvente per staccare i piedi dal suolo natio. Poi si tratta solo di soffiare sulla vela, e già sei partito e si confondono le ombre passate all'orizzonte dietro la schiena.

Qualcuno aveva iniziato a duettare un blues ripetitivo e cadenzato, di chitarra ed armonica. Non comprendevo le parole, che si schiacciavano contro il vento che soffiava scompigliando i capelli e diradando le nubi all'orizzonte.

Qualcuno gridò. Aveva visto l'America.

In un solo istante il ponte si coprì di urla, canti, abbracci, una folla omogenea e compatta che saltava all'unisono facendo tremare il legno del pontile.
Rimasi seduto. Accanto a Felipe.

Misi una mano a terra, ad ascoltare le vibrazioni del legno, e tirai fuori di tasca i miei documenti di statunitense. Li rigirai tra le mani, guardai la foto e mi chiesi che senso avessero poi tutte quelle scritte che cercavano di improgionarmi in definizioni.
Ero l'unico su quel pontile a non festeggiare un nuovo inizio.

Non ci pensai due volte.
Strappai i documenti in piccoli coriandoli e lasciai che il vento li andasse a depositare sulla cresta delle onde. Guardai Felipe, e sorrisi.
Senza aspettare che ricambiasse mi gettai nella mischia, a spintonare, baciare, urlare.
Mi gettai incontro all'orgia di gioia, deciso a succhiare quanta vita e felicità era possibile.
Dopotutto una volta a riva sarebbe stato un nuovo inizio.



Continua a leggere

venerdì 16 ottobre 2009

Ideogrammi sul selciato: 長城 o la Grande Muraglia





Nessun astronauta ha mai riferito di averla vista ad occhio nudo dallo spazio, eppure è leggenda che la Grande Muraglia si possa addirittura vedere ad occhio nudo dalla Luna.
Un'altra leggenda vuole addirittura che gli operai morti durante i lavori venissero seppelliti all'interno della stessa costruzione.
Anche questa è una falsità.



Ciò che è indubbiamente vero, è che la Grande Muraglia, 長城, è probabilmente la cosa più imponente costruita mano umana che l'occhio possa percepire.
I piedi posano sul laterizio, le braccia si orizzontano sull'asse della sua lunghezza, e lo sguardo non riesce a percepirne la fine.
A sinistra continua serpeggiando in un continuo evolversi di salite e discese, incoronate di torrette di guardia, a destra semplicemente ti chiama chiedendoti di affrontarla.

E' facile leggere i dati, capire che è lunga più di 8.000 chilometri, difficile spiegare al raziocinio del viaggiatore che quella catena montuosa di mattoni abbia fine.


Fatti un po' di chilometri, in un continuo salire e scendere di gradini, in impreviste piccole arrampicate e quant'altro, la fatica ti suggerisce che non è così squallido pensare di comprare una delle magliette che i mongoli presenti in ogni torretta cercano disperatamente di vendere.

Sulle magliette campeggia la scritta "I climbed the Great Wall" cioè io ho scalato la grande muraglia, ce l'ho fatta. Sembra ridicolo, e garantisco che la maglietta lo è, ma c'è da esserne fieri, quando ci si guarda all'indietro.
Il paradosso sta tutto nel fatto che la Muraglia è stata costruita per arginare i popoli mongoli, che ad oggi la camminano in lungo e in largo svendendone il nome ai turisti.

長城, la Grande Muraglia.
I piedi posano sul laterizio e ci si ritrova a pensare, passo dopo passo, ai primi operai, giunti qui scalando il monte, sfiancati, che poggiano il primo mattone.
Domandandosi dove si estenderà quel muro, se ne vedranno mai la fine.
Continua a leggere

mercoledì 14 ottobre 2009

Ideogrammi sul selciato: Lo Straniero



E' tremendamente affascinante fermarsi ai bordi dello scorrere delle persone e fermarsi ad osservarle. Ogni persona una storia, ogni occhio una intenzione, un pensiero differente.
Si possono dedurre ed astrarre infinite ipotesi da un solo vestito, da una sola parola, dalla sola andatura.

Capita a volte di sentirsi semplicemente soli nella folla. Come oggetti abbandonati e cullati fino ad un argine da onde calme di inerzia.



Un effetto nuovo, sbalorditivo, ti attraversa mentre guardi il fiume umano passare fluttuando in piazza Tienanmen.
Non è solo questione di storia, non c'è abbastanza silenzio per concentrarsi su ciò che è stato, siamo a ridosso della festa nazionale.
Il fatto è che per la prima volta sei tu quello "caratteristico".
Sei tu l'unico a non avere gli occhi a mandorla.
La gente su ferma e ti chiede se puoi posare per una foto con loro. Come un pupazzo, come una cosa che noi diremmo "esotica".
Finisci senza capirne il perchè in album di famiglia di gente che ignori, di cui hai appena avuto il tempo di analizzare l'inglese stentato.
Nessuno qui parla inglese, quindi nessuno ti capisce quando parli.
I cartelli non sono in inglese.
Per girare nella città devi indicare gli ideogrammi riportati sulla guida al taxista.
Sono molti gli occhi che ti sono addosso, solo perchè sei differente, non sono minacciosi, molti sono assai benevoli, incuriositi.
Alcuni indugiano con la loro macchina fotografica e scattano una decina di primi piani al tuo viso.

Benvenuto, qui sei tu lo straniero.
Continua a leggere

lunedì 12 ottobre 2009

Ideogrammi sul selciato. Un blogger in Cina



Sono tornato.
Beijing (Pechino) mi ha accolto quindici giorni fa con inaspettati raggi di sole, traffico scorrevole di macchine e biciclette, avvolgendomi all'istante nel suo complesso districarsi di uomini, grattacieli, templi, nel suo apparente scorrere incessante di colori, nel suo tranquillissimo frastuono.

Quindici giorni in Cina, tra pechino ed il Sichuan, sono ben pochi per poter e voler trarre una qualsiasi conclusione su una qualsivoglia teoria riguardante questa terra di mezzo orientale, e tuttavia sono così pieni da essere ricolmi di spunti.
Per un occidentale che, seppur amante del viaggio, si reca per la prima volta a bussare ale porte di oriente, la Cina si svela affascinante, intrigante, suadente e spaventosa.

Quelli che passeranno di qui mi troveranno a dipingere acquerelli sull'oriente.
O meglio ancora, mi troveranno a tracciare ideogrammi di acqua sul selciato.



Continua a leggere