venerdì 25 settembre 2009

Piccoli blog crescono


Rieccomi qua.
Già passato un anno. Anzi due.
Riciard's compie due anni, proprio oggi.
Questo è il mio 884esimo post.
Il che significa che c'era qualcosa da dire, o che quantomeno io ne avevo il bisogno.
Ma allo stesso tempo mi impressiona capire che ho scritto qui sopra così tante volte.

Forse troppe.
Prima ancora che questo blog diventi logorroico, prima che vi annoi, se non l'ho già fatto, vi dico semplicemente grazie per avermi seguito e letto, con attenzione, critiche e partecipazione.
E ne approfitto per salutarvi e chiudere il blog per due settimane.

Vi penserò dalla muraglia cinese ;)





Riciard

P.S. Non ho intenzione di fare alcuna festa, ma vorrei poter invitare il premier al compleanno di questo piccolo blog. Proprio come quel piccolo Francesco che lo invitò al suo compleanno.
Voglio dire, prima che vengano tutti cancellati.
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giovedì 24 settembre 2009

Io non sono riuscito: 22 Agosto 1968

Stanotte by alessandropagni.

Foto e testi di Alessandro Pagni,
(lo trovate anche su Flickr: http://www.flickr.com/photos/alessandropagni/)



22 agosto 1968, ore 02,00



Appena sveglio, la puzza di petardo detonato mi striscia nel naso.

Non fissarmi così immobile, non guardare dirimpetto come se non potessi smettere.

Eravamo al confine del mondo, lui ed io, ma non potevamo saperlo.

Il fosso è lurido e abitato da zanzare e grilli.

- Potresti cantarmi, per favore, una canzone? –

BERETTA CALIBRO 22, LONG RIFLE, MODELLO 73/74.

E molta, molta sporca neve, dove non ne cade mai.

«E lontano, lontano nel mondo, una sera sarai con un altro…»

BOSSOLI WINCHESTER

«…e ad un tratto chissà come e perché…»

una “H”, IMPRESSA NEL FONDELLO

«…ti troverai a parlargli di me.»

Non torno al tuo sorriso finché resta affilato,

e riprendo i miei giochi di tenero odio.

Chiedere di più, quella notte, voleva dire altra sporca, sporca neve.

Tanta da non vedere oltre.

Finalmente, in fondo al buio, dopo troppo camminare, la luce di una finestra accesa.




Cosa è successo il 22 Agosto 1968?
Cosa è successo alle 2 di notte del 22 Agosto 1968?

Addentratevi in questa bellissima serie fotografica, e nel suo mistero...


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mercoledì 23 settembre 2009

Ci sono un americano, un italiano e un africano. Non è una barzelletta...


"Negli anni settanta, in La Surchauffe de la croissance, Francois Meyer lanciava il segnale d'allarme. A suo giudizio l'accelerazione demografica in forma sovraesponenziale è un fenomeno di importanza primaria che ci allontana da qualsiasi soluzione in grado di riportarci a un certo equilibrio. Sulla base di 135 milioni di chilometri quadrati di terre emerse, Meyer faceva il calcolo seguente: nel 1650 la superficie teoricamente disponibile per individuo era di 0,28km quadri; nel 1970 si era ridotta a 0,04 km quadri, cioè sette volte di meno; nel 2070, con tutta probabilità, si ridurrà ancora a 0,011 km quadri, cioè quattro volte di meno, il che corrisponde a uno spazio bioproduttivo insufficiente per sopravvivere.

All'inverso, secondo una visione altrettanto meccanicistica, ma ottimista, nello stesso periodo in cui la popolazione del pianeta si è moltiplicata di sei volte, passando da uno a sei miliardi, le forze produttive si sono moltiplicate diverse centinaia di volte. Dunque, in teoria, ognuno dei 6 miliardi di individui è statisticamente cento volte più ricco dei suoi antenati. Allora non c'è di che preoccuparsi!" (Serge latouche, Breve trattato sulla decrescita serena)

Al di là dell'ironia finale, questo è il quanto: non avremo in futuro sufficiente spazio per garantire la sopravvivenza della nostra stessa specie, che già ad oggi comincia a scricchiolare sotto un lunga catena di costanti minacce.
Una soluzione ai nostri problemi di spazio potrebbe essere proprio quella attualmente in uso, che prevede di andare in giro per il mondo ad esportare la democrazia, lanciando bombe intelligenti che spesso sbagliano obiettivi, garantendo una bella falciata al tasso di natalità nel terzo mondo.


Così facendo, effettivamente ci garantiamo tutto il necessario approvvigionamento delle risorse prime, possiamo ad esempio affittare a prezzi ridicoli interi appezzamenti di terreno e farne delle monocolture schiavizzando gli abitanti del luogo, imponendo la monocoltura e la vendita di tutto il raccolto.
Certo, prima o poi finiranno anche le risorse, ma ci sono in giro un bel po' di pianeti da visitare.
Tuttavia non si può fare a meno di dire, anche solo per inciso, per chiacchiera da fine pasto e degustazione caffè, che l'umanità consuma circa il 30% in più della capacità di rigenerazione della biosfera, Se tutta la popolazione mondiale vivesse come gli americani, che consuma circa 90 tonnellate di materiali vari all'anno, ci vorrebbero ben sei pianeta terra. Consoliamoci, pensando che se tutta la popolazione mondiale si comportasse come noi italiani, che consumiamo in media annualmente 50 tonnellate di materiali vari, basterebbero tre pianeti terra.
Nel calcolo è esclusa la classe parlamentare con tanto di premier e festini. Per loro ci vorrebbero 18 pianeti. Possibilmente lontani dal sistema solare.
(dati presi in prestito sempre da Serge Latouche, Breve trattato sulla decrescita serena)

Si può pensare anche diversamente, iniziare ad ammettere, con un filo di vergogna, che ogni nostro gesto di benessere quotidiano grava sulle spalle di un qualcuno privato della propria linertà e decenza.
La qualità della nostra vita è inversamente proporzionale alla vita di un abitante del terzo mondo.

Non ho soluzioni da proporvi, solo un'idea.
Dobbiamo ritornare ad essere curiosi, iniziare a chiedersi da dove venga un determinato prodotto, chi lo abbia effettivamente lavorato e come.
Non è forse molto, ma è un punto di partenza, ed importante, alla base di una rivoluzione culturale interiore in ognuno di noi.
Ogni domanda e piccola curiosità su ciò che stiamo per acquistare apre un mondo, su cui poter indagare, su cui chiedere la legittimità, nel senso più lato.



Vi butto un altro sassolino, assieme all'idea: il 9/ 10/ 11 Ottobre ad Osnago si svolgerà l'annuale edizione di Tuttaunaltracosa. Partecipate!
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lunedì 21 settembre 2009

Madonna che silenzio c'è stasera



Scivola silenziosa questa sera. Scivola nonostante le voci, i pianti, gli applausi, le folle inutilmente affrante da un dolore che non gli appartiene.
Scivola silenziosa, questa notte, nonostante le trombe e gli squilli donati a chi non può sentire.
Scivola nonostante il fermo stare a mezzasta di chissà quanti tricolori.

Scivola silenziosa, questa notte, come tutte le altre troppo lontana dalle voci di bambini straziati dalla guerra.
Scivola silenziosa lontana dalle urla dei padri, dai gemiti soffocati delle madri.
Scivola silenziosa, incurante dei bombardieri che fanno piovere democrazia dal cielo, sperando che qualche bimbo possa saltare in aria e non di gioia, raccogliendo il messaggio.
Scivola silenziosa, come tutte le altre, agli occhi dei palazzi del potere, da sempre inermi conducenti dello stesso gioco.

Madonna che silenzio c'è stasera.
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domenica 20 settembre 2009

Lettera alla moglie, Corrida # 47

L'unico racconto pubblicato a puntate sulla rete che è un po' come la vita: si sa quando e come inizia, ma non si sa mai bene dove vada a finire.


.47

Di quel viaggio, verso la mia patria natale, verso quello che per tutti gli altri era il futuro, un sasso lanciato contro l'indefinito, orecchi protesi ad ascoltare l'eco, conservo vividi ricordi e qualche pezzo di carta. Appunti, per lo più, come di marinaio stanco, che cerca di ingannare il tempo quando questo non vuole saperne di scorrere.
Succedeva che mi mettessi a scrivere, ripiegato su me stesso, come un piccolo amanuense, destando neglia ltri un po' di curiosità e stupore. Frase per frase venivo interrotto, non era da tutti saper scrivere, su quella nave.
Stupiti alcuni bambini seguivano la matita tracciare solchi e linee su pezzi carta raccattati da ogni dove, segnare itinerari di strade per loro sconosciuti, indecifrabili. Vedevo i loro occhi sognare una indefinita mappa del tesoro.

Di quel viaggio conservo una brutta copia di una lettera.
Luigi si avvicinò a me, con molta discrezione ed imbarazzo. Non era facile, per quanto noto, ammettere di non sapere scrivere, e non era nemmeno facile fidarsi chiedendo ad un altro di farlo per te. Non puoi sapere cosa veramente abbia tracciato la matita di un altro, devi fidarti del suo viso, della sua buona fama.

Mi chiese se potevo scrivere per lui due righe, sotto dettatura, a sua moglie.
Luigi era giovane, aveva la barba incolta da qualche giorno, gli occhi tristi e non sognanti come quelli di molti; si vedeva che aveva abbandonato qualcosa di troppo caro per poter essere fiero di un nuovo cammino.
Cercai due fogli, scelsi il più pulito, su cui copiare in bella copia quello che avrei prima schizzato in brutta. non sapevo quanti ripensamenti avrebbe potuto avere, quanti graffi avrei dovuto tracciare a coprire parole sbagliate.

Luigi cominciò a dettare:

Mia cara moglie,

c'ho quasi paura ad iniziare questa lettera, perchè nonostante tutte le promesse che ti avevo fatto, sono partito.
Sai benissimo, Margherita, che non vado volentieri. Sapessi quanto ti penso, tu ed i bambini.
Vi penso ogni secondo di questo mio viaggio, batterei la testa contro il muro per riuscire a smettere, ma è impossibile.
Sarai avvilita e ti capisco, ma cosa dovevo fare? Sai benissimo che al paese non riuscivo a trovare da lavorare.
Siamo giovani ancora ed abbiamo voglia l'uno dell'altro, ma dobbiamo pensare ai bambini. Tu devi essere forte e capire che non è giusto che Paolo e Serena siano infelici domani come lo siamo noi. Per loro la vita sarà bella perchè il mondo deve per forza cambiare, non può andare avanti così.
Fai la brava e guarda i bambini. Ti penso tanto, Margherita. Vi voglio bene.

Luigi



Ha scritto tutto?



Grazie, grazie davvero.

Sorrisi. Lui piegò con cautela il foglio in quattro, lo mise dentro alla tasca e tornò alla balaustra, a guardare il mare, con gli occhi lucidi ed appannati.

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sabato 19 settembre 2009

Un uomo dai bassi istinti comunisti

Ricevo e molto più che volentieri pubblico.
In nome di una certa democrazia sul web, che non ha riscontri nella realtà, niente di meglio che un giorno come questo, cioè un'altr@giornata, per farvi un regalo.
Visto che a me è arrivato come regalo direttamente dalla inesauribile penna e "fantasia" (tra virgolette solo perchè le vicende sono fin troppo reali) del mitico Stefano Disegni.




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venerdì 18 settembre 2009

Ci siamo


Benissimo ragazzi, ci siamo.
Domani è sabato 19 settembre e le porte delle botteghe del mondo si spalancheranno per noi, volti nuovi o conosciuti, comunque sia persone che vogliono partecipare.

Domani tra mezzogiorno e l'una il Trio Medusa parlerà proprio di noi, per cui prestate attenzione ed orecchi alle frequenze di radio dee jay ;)

Un ultimo post, anzi, altropost, per ringraziare tutti voi, dai blogger che hanno ospitato il banner permettendo la diffusione dell'idea, a Sauro Ciantini & Palmiro, Stefano Disegni, Jacopo Fo, il Trio Medusa, appunto, Massimo Marcantoni e le sue puntuali vignette, la segreteria delle Botteghe del Mondo, (Mirko sopra tutti ;) e tutti tutti voi che parteciperete.

E adesso, sta a noi.
Si va in scena con la prima giornata equa e solidale lanciata dal web da un umilissimo cittadino e rinvigorita dallo spirito comune. Grazie di questo spirito.

Un abbraccio a tutti voi,

Riciard
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giovedì 17 settembre 2009

Ho imparato un sacco di cose guardando Porta a Porta. Un po' di più guardando Current



Ho imparato un sacco di cose guardando un buffo omino, come lo chiama il maestro gigi "prostata", seduto in poltrona a tirare imbarazzanti frasi a destra e a manca, come dice il detto, "finchè la fav... non fu stanca".
Ho imparato a calcolare in maniera alternativa e più corrente la valuta ed il cambio delle monete, ma anche che gli immigrati che dalla Libia si dirigono verso l'Italia, non affrontano mille peripezie per richiedere il diritto di asilo, bensì l'asilo nido.

Per fortuna non guardo quasi mai la Rai.
Per fortuna non guardo nemmeno Mediaset.

Esiste un canale chiamato Current, che trasmette anche documenti che sono interessanti.
Questo canale, che è sicuramente retto da comunisti, mostra una cosa molto semplice,
un 1 + 1 = 2:

il flusso migratorio di buona parte dell'Africa verso la Libia riguarda non solo uomini col desiderio di approdare in Europa in cerca di nuovi orizzonti, ma anche lavoratori stagionali, uomini in cerca di qualche spicciolo in più da mandare a casa, in cerca di un lavoro in Libia.
Spiegano, increduli per ciò che sta accadendo, che è sempre stato così. La Libia ha sempre accolto un gran numero di africani, ed ha sempre dato loro da lavorare.

Adesso le cose sono diverse.
Gli accordi con l'Italia hanno cambiato la logica: la Libia deve fare in modo che nessuno salpi dalle proprie coste, e per questo mostra i muscoli anche contro l'immigrazione interna, arrestando i lavoratori stagionali, chiudendoli in celle privandoli dei propri averi, per poi rispedirli nella loro patria. Spesso e volentieri restituendo solamente i documenti e le chiavi di casa.



Se non vi fidate di me, se non vi fidate di Current e di un documentario che ha ricevuto anche premi per la sua oggetività, vi fidate almeno di Fabrizio Gatti?

« Da settembre, inizio delle espulsioni, è già una strage: 106 morti. Ma è solo il conto ufficiale ammesso dalle autorità. In ottobre l'incidente più grave, secondo le informazioni raccolte da un rappresentante della Mezza Luna Rossa nell'oasi di Dirkou: 50 immigrati muoiono schiacciati da un camion troppo pesante che si rovescia mentre arranca verso il passo di Tumu, al confine tra Libia e Niger. In gennaio un ragazzo del Ghana, mai identificato, viene sbranato da un branco di cani selvatici davanti ai suoi compagni di viaggio a Madama, la frontiera tra i due Paesi. L'ultima tragedia conosciuta, due settimane fa: tre ragazze nigeriane morte di sete a un giorno da Tumu e altre 15 raccolte in fin di vita con quattro uomini, abbandonati nel deserto da chi aveva organizzato il loro rientro. Nessuno però sa quanti siano davvero i corpi sepolti dalla sabbia, lontano dalle rotte indicate dalle carte geografiche: passeggeri uccisi dalla fatica, dagli incidenti o rapinati e lasciati tra le dune dai trafficanti che avrebbero dovuto riportarli a casa »
(Fabrizio Gatti , "Bilal", Rizzoli, 2008)

E' guardando questi documenti, osservando con i miei stessi occhi i camion ricolmi di persone come fossero ortaggi, solcare dune di polvere in cerca di uno stare meglio che dovrebbe essere diritto, è allora che mi chiedo dove vogliamo andare.

Sempre di lavoro si parla, perchè le persone hanno diritto a un lavoro che procuri un minimo di benessere, una vita quantomeno accettabile.

E' tempo di cambiare, amici miei.
Anche per questo è nata Altr@giornata.

la vostra adesione è importante, lasciatela qui sul blog, oppure alla mail riccardotronci@hotmail.it, o ancora potete iscrivervi al gruppo creato da uno di voi su facebook, cliccando qui. Fate movimento, rete, diffondete con mail e passaparola!

Potete anche diffondere, oltre alla bellissima vignetta di oggi, il mitico Palmiro, oppure la vignetta di Stefano Disegni, come volantini o quant'altro...

Ad ogni modo, l'importante è che il 19 settembre vi riversiate dentro alle botteghe del mondo e compriate qualcosa, e perchè no, magari verso mezzogiorno, ascoltano il trio medusa su radio deejay... perchè? Beh, scopritelo!
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mercoledì 16 settembre 2009

Scoperto finale alternativo di "Via col vento"


Il film che ridusse a polvere tutti i precedenti record di budjet e spese per produzione, pre-produzione, ingaggi e quant'altro, che secondo un certo Gary Cooper sarebbe stato un flop, non poteva che stupirci nel tempo per un ineditissimo finale.

In pratica, i due amanti si lasciano come nella versione originale, e come nella versione originale Rossella inizia la famosissima frase: "E troverò un modo per riconquistarlo. Dopotutto, domani è un altro giorno!"
Ed è proprio qui che scatta il finale inedito.
A quanto pare, dico pare perchè verrà proiettato prossimamente, a data da destinarsi, Rhett proprio qui torna indietro e mostrando una cioccolata equa e solidale, dice:

"Eh no, domani sarà una Altragiornata!"

Da accertarsi le cause di questo inedito ed imprevisto finale. Alcuni parlano proprio di fine budjet e ripiego verso temi sociali per alzare l'interesse, mentre altri parlano di un poeta proveniente da Ok Notizie, di nome Massimo, che, arrivato sul set in compagnia di una certa signora colt, avrebbe preso possesso delle telecamere e modificato il copione.
Poi, arrivati gli amministratori del sito, sarebbe tutto finito in un nulla di fatto.


Un grazie sincero a Massimo detto anche il poeta per aver aderito con la sua solita spontaneità (in realtà sono stato io a minacciarlo) e con la sua solita sottile ironia ad Altr@giornata.

Voi piuttosto, che aspettate? Il conto alla rovescia sta per terminare e se non volete che venga a casa vostra in compagnia della signora colt, potete segnalare la vostra adesione qui sul blog, alla mail riccardotronci@hotmail.it, oppure iscrivervi al gruppo creato da uno di voi su facebook, cliccando qui. Fate movimento, rete, diffondete con mail e passaparola!

Potete anche diffondere, oltre alla bellissima vignetta di oggi, il mitico Palmiro, oppure la vignetta di Stefano Disegni, come volantini o quant'altro...

Ad ogni modo, l'importante è che il 19 settembre vi riversiate dentro alle botteghe del mondo e compriate qualcosa. Diamo un segnale di cambiamento al mondo, non continuiamo a dire Francamente me ne infischio!
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martedì 15 settembre 2009

Io, invece, Porta a Porta lo guardo.


Mi sono sintonizzato con una mezzoretta di ritardo, ma in tempo per vedere l'inizio della incoronazione di salvatore d'Italia del Silvio nostrano.

Il copione è il solito, un re seduto in poltrona, un finto giornalista che tra intermezzi e pubblicità fa finta anche di porre domande:

Vespa: Lei sa che ci sono state polemiche per l'ovvio spostamento di Ballarò, che è in atto una mobilitazione a riguardo, che si parla del conflitto riguardo alla proprietà di mediaset?

Berlusconi: Se si riuscisse ad individuare una serie di trasmissioni di attacco all'altra parte politica sulle reti mediaset, allora potrebbe esserci un'accusa in questa direzione. Mediaset fa televisione che tratta tutti allo stesso modo, è una tv commerciale che fa pubblicità.
Affermare in tutti i giornali del mondo di sinistra che in Italia c'è poca libertà di stampa è accusa grave, spirito anti - italiano. I cittadini di buon senso condannano questo atteggiamento, e tutti sapranno giudicare queste persone.

Vespa: Io lavoro alla rai da 40 anni, qualsiasi partito ha avuto influenza su questa rete. Lei ha influenza su questa rete pur essendo proprietario di un'altra rete...

Berlusconi: La distorsione è che la rai, pagata da cittadini, è l'unica televisione pubblica al mondo che attacca una sola parte politica. Attaccava la stessa parte politica anche quando eravamo all'opposizione. Lei mi citi un esempio contrario, io ne posso citare mille. Non guardo più la televisione perchè guardando la rai si vede che berlusconi è diventato il simbolo del amale, ma gli italiani lo sanno, parla il 68%.
Siamo circondati nella politica e nella stampa e nella televisione da troppi farabutti.

(...)

segue una specie di domanda di un non noto giornalista del Corriere della Sera che semplicemente offre lo spunto per fare propaganda di governo.
Mentre, in mezzo a questo manifesto elettorale, il sindaco de L'Aquila, se ne sta ovviamente zitto, come chi è stato invitato a un banchetto di terzi che nemmeno si conoscono.

Berlusconi: Da Repubblica ci si può aspettare il contrario della verità tutti i giorni. Se il presidente del consiglio, andando avanti così, diventerà così bravo da camminare sulle acque, scriveranno che non sa nemmeno nuotare.

Bruno Vespa fa finta di non associarsi, pur confessando di essere vittima abituale del quotidiano, che da oggi, strano ma vero, mi sta simpatico.
Pierlugi Visci direttore del "Quotidiano Bazionale" inizia il suo intervento facendo complimenti a destra e a manca, e riporta il fulcro dell'interesse sul centro della serata: sembra proprio che lei sia un presidente che vuole fare.
Segue un servizio sui rapporti tra Fini e Berlusconi.
Di L'Aquila nessuna parola.

In compenso riesce a definire: "Forza Italia un partito anarchico in cui tutti potevano dire qualsiasi cosa. Io ho portato in politica la novità di rispettare gli impegni. I partiti di prima non dicevano cosa avrebbero fatto o con chi si sarebbero alleati (...) Con me è cambiato tutto. Io ho detto con chi mi sarei alleato, il programma di governo di cui ho sempre mantenuto gli impegni, e terzo ho detto chi sarebbe stato il presidente del consiglio fin dall'inizio."

Ok, mi basta.
Se non altro ne ricavo la certezza che nemmeno oggi, dopo una scossa tellurica dalle mie parti, è cambiato qualcosa. Il nostro re continua il suo cammino.
Non c'è nemmeno bisogno di aspettare il mitico sondaggio ne di Renato Manheimer.

Io continuo a sperare in qualcosa di differente, in un giorno differente, in una Altr@giornata.


Vi rammento che nessuno di voi verrà ucciso o maltrattato per aver esposto il banner di Altr@giornata sul proprio blog (è semplice, basta copiare il codice qui sotto, e al massimo adattarne le dimensioni), e che nessun lettore verrà condannato a una vacanza al fresco se decide di aderire con una mail, un commento, o anche solo iscrivendosi al gruppo su Facebook.
Al limite, se il 20 settembre non sarete numerosi, apprezzerete la mia furia.
Ma potrete rifarvi anche il 9-10-11 ottobre a Osnago, alla fiera del commercio equo e solidale: TUTTAUNALTRACOSA ;)


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sabato 12 settembre 2009

Giocare col fuoco non rende famosi

Gli incendiarono il letto sulla strada di Trento
riuscì a salvarsi dalla sua barba
un pettirosso da combattimento




Può essere molto semplice morire in Italia.
Basta scegliere la panchina sbagliata, che subito arrivano tre imbecillotti che decidono di appicare fuoco alla tua stessa persona.

Più difficile è diventare famosi. Ci vogliono anni e anni di foto, scandali che coinvolgano presidenti e first lady, modelle, veline e papponi, poi magari ci scappa una prova in una qualche fiction o un premio al talento ancora non provato e da lì in poi, forse, è discesa.

Diventare famosi perchè si rischia di venire ammazzati da tre imbecilli che appiccano il fuoco, qui in Italia, non è proprio pensabile, non è rilevante che un indiano, un immigrato, viva o meno.

Infatti di Singh Navte non se ne sa proprio nulla.
O almeno nessuno dei media dalla voce rimbombante ne parla.
Per cui ringrazio chi risponde al mio vecchio appello, e porta notizie confortanti:

31 maggio, Fabrizio:
Sing Natve, per le ricerche che ho fatto, dovrebbe essere ancora ricoverato al san camillo di roma, ho telefonato, ma per privacy non mi hanno fornito notizie. Dopo diverse telefonate, ho parlato con BACHUU , esponente della comunità indiana di roma (tra l’altro vittime di una aggresione pochi giorni fa, ne hanno parlato giornali e tele - 25 maggio 09 a roma, in occasione dei preparativi del capodanno indiano).
Nella telefonata mi ha tranquillizzato dicendo che Natve stava meglio e che tra poco dovrebbe essere dimesso dall’ospedale.
Mi ha riferito che la comunità indiana avrebbe rilasciato una dichiarazione pubblica ai mass media.
Stiamo aspettando.
Saluti a Tutti.
fabrizio da fano

12 settembre, Alessandro
ciao,

a metà agosto stava abbastanza bene. Doveva subire un nuovo intervento ad un piede. Ho condiviso con lui una camera del sant'eugenio, avendo subito la stessa tipologia traumatica. Io sono uscito dall’ospedale a metà giugno, ma ogni tanto lo chiamo per avere sue notizie.

alessandro

Grazie ad entrambi, per essere parte di quel piccolo pezzo d'Italia che desidera non scordare le persone, e che crede che esista anche un mondo al di fuori delle sparate televisive.
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giovedì 10 settembre 2009

Ma un po' di Viagra, no?!



Qualcuno mi chiede come faccia a fa siglare alcune iniziative a nomi di richiamo. E' molto semplice: prima li rapisco, poi li minaccio, e poi con ottime motivazioni li convinco della mia buona fede. Ma prima di slegarli solitamente li marchio a fuoco con una "R".

Stefano Disegni, invece, appartiene a quella nobilissima stirpe, la stessa di Sauro Ciantini, fatta di persone che non devono essere pregate, e che aderiscono per slancio e con entusiasmo alle iniziative che parlano la loro stessa lingua.

Questa vignetta sopra, quindi, è di fatto l'adesione di Stefano Disegni ad Altr@giornata, una nuova nuova di zecca ideata e disegnata appositamente per l'occasione!
Anche di questa potete farne un volantino, appenderla alla bacheca in ufficio... io ci vedrei bene una t shirt...

(Piccolo inciso: come vale per Sauro Ciantini, anche Stefano Disegni mi ha sollevato più di una volta dai momenti più triti tra i banchi di scuola, sorvegliandomi con le sue strisce sul mitico diario Comix. E già questo vale abbastanza per non marchiarlo a fuoco)

Un grazie di cuore anche a Stefano Disegni, è davvero un piacere camminare a suo fianco, tenendo per mano dall'altra parte Palmiro ;)
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martedì 8 settembre 2009

My name is Palmiro

Il blog di Sauro Ciantini lo trovate qui: http://my-name-is-palmiro.blogspot.com/





Sono commosso.
Palmiro, il papero, mi ha accompagnato per tutti gli anni del mio liceo, sorvegliandomi tra le pagine del diario, regalandomi sorrisi anche in ore di tristi interrogatori, e spunti per lettere d'amore ad eventuali fiamme da adolescenti.

Sono commosso perchè dopo un po' di anni ritrovo un Palmiro in forma smagliante, pronto a farsi coinvolgere in questa follia che è Altr@giornata, a sponsorizzarla a zonzo per la rete e fuori dalla rete.

Sauro Ciantini, il mirabile disegnatore di Palmiro, a cui va un abbraccio e tanta gratitudine, ci ha messo il suo tempo e la sua firma, adesso sta a noi.
Salvate l'immagine, inviatela per mail, incollatela sul vostro sito, stampatela e fatene un volantino da distribuire, da attaccare alla bacheca dell'ufficio.

Siate fantasiosi e partecipate.


Io, onestamente, rimango sognatore e dell'idea che si possa cambiare qualcosa nel mondo.
Specie se ho Palmiro al mio fianco ;)

Altragiornata
ha un suo gruppo su facebook (dove però non mi troverete, visto che non sono prensete su faccialibro), mentre potete segnalare la vostra partecipazione qui tra i commenti o alla mail riccardotronci@hotmail.it

punto e a capo.
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lunedì 7 settembre 2009

C'erano una volta i blogger

Prima di iniziare a leggere questo post, sappi che hai a che fare con un individuo squilibrato, che probabilmente inizierà a parlare male di qualcuno per sfogare i propri bassi istinti. Ancora lì? Beh, io ti ho avvertito.



Quando Riciard's iniziò a muoversi in punta di piedi nella blogosfera, cominciai con lui a conoscere molti blogger, a leggerli, a commentarli. Capii rapidamente che tramite quei blog ed alcuni aggregatori di notizie, si poteva tranquillamente essere più informati che leggendo i giornali; inoltre offrivano spesso numerosi punti di vista interessanti, spunti di riflessione.

Poi successe che, come me, molti altri iniziarono a portare il proprio nome nella blogosfera, ed il fenomeno divenne famoso, tanto da valere una puntata di Bruno Vespa (vi ricordate? Chi ha un blog, scrive solo per una sorta di incontenibile malattia mentale con chiaro richiamo sessuale), ed i blog aumentavano quotidianamente ed esponenzialmente. I blogger, forse no.

In un mare magnum che ogni giorno continuava ad allargarsi distinguevo ancora i vecchi fari della blogosfera, ma faticavo a trovare qualcos'altro di interessante. Tutti scrivevano le solite cose, senza riflessioni, senza una vera firma: il mare era piatto.

Arrivarono a deturpare questa calma piatta due tipi di blogger: il vignettista e l'urlatore.
Entrambi hanno avuto sicuro e diffuso successo, talvolta con vero merito il primo, quasi sempre senza alcun vero perchè il secondo.
Del vignettista e della vignettocrazia ho già parlato, oggi mi interessano gli urlatori.

Quando mi ci scontrai la prima volta, ebbi l'impressione di essere stato teletrasportato al porto di Sciacca, dove a un fresco e intenso odore di porto si mescolavano le grida dei pescatori, pronti a bandire l'asta del prossimo merluzzo.

Non faccio nomi.
Piero Ricca.


L'ho fatto, vabbeh, ormai è tardi per cancellare.
E' il primo, subito dopo Beppe Grillo, degli urlatori, ma è il primo urlatore senza alcun senso se non il grido. Piero Ricca fa quello che vorrebbero fare un po' tutti gli italiani, va in giro, prende di mira un politico e lo infama gridando. Bene, una sorta di senso di riscossa, ok, e sono infamate meritate, giusto. Talvolta anzochè infamate sono richiami ad un passato ombroso della persona, che tradiscono studi appropriati in merito.
Tuttavia sono solamente urli, senza alcun esito che lo sfogo.
Uno guarda un video di Piero Ricca come guarderebbe Zelig, con la sola speranza di una sorta di catarsi Ricchiana.

Ma il male non è Ricca. Lui se non altro è originale, ha come un marchio di fabbrica che gli permette l'onore, un po' come succede a queste figure, di scrivere libri e passare per umanista.
Del resto se scrive libri Moccia, possono scriverli tutti, e Ricca non per ultimo.
(Apro parentesi: come mai questi personaggi vengono sempre consacrati con un libro? E' davvero necessario un loro libro? Chiudo parentesi)
Il male è che Ricca scatena la fantasia di un esercito di codardi urlatori, che non avendo il coraggio di fare i suoi stessi teatrini, rimangono nel web e appioppano soprannomi e vezzeggiativi ai politici.
Qualcuno dovrebbe dirgli che non ne possiamo più. Io almeno non ne posso più.
Nessuno può essere definito "ganzo" per il semplice fatto di scrivere "mavalà Ghedini" o altre cazzate del genere, peraltro copiate.



Quando i blogger erano blogger, c'era chi scriveva il suo diario, chi scriveva i cazzi propri e chi faceva il contraltare di una stampa non libera, spesso con successo e grandi articoli.
Quest'ultima figura è scomparsa, travolta dagli urlatori, perchè si è capito che si è tanto popolari quanto più si alza la voce e si inventano soprannomi stupidi.

Io non sono mai stato un blogger-giornalista, per quanto abbia scritto innumerevoli volte di politica, ho semplicemente scritto ciò che mi andava di giorno in giorno, cercando di porre l'attenzione su ciò che mi sembrava determinante in quel momento. E per quanto ci stiano effettivamente prendendo per il culo, trovo che prenderli per il culo a nostra volta non porti altro che a fare una allegra carnevalata perdente.

Io sono forse un blogger inedito.
Sono convinto che tutto ciò che c'è di buono qua dentro vada in un qualche modo portato fuori.
Anche gli urli, se proprio non riuscite a fare altro. Se non altro darete vita ad allegri teatrini Ricchiani.
La rete può davvero essere la salvezza dell'Italia, della sua cultura, a patto che ognuno facia qualcosa di effettivamente utile, che non sia solo cercare l'esibizionismo o il volo pindarico per maggiore visibilità.
Solo a patto che ognuno blogghi per il piacere di farlo o per coinvolgere, informare, attivare, fari ridere e piangere, potremo avere una Altr@giornata.

Riciard, uno degli ultimi blogger

Vi rammento che nessuno di voi verrà ucciso o maltrattato per aver esposto il banner di Altr@giornata sul proprio blog (è semplice, basta copiare il codice qui sotto, e al massimo adattarne le dimensioni), e che nessun lettore verrà condannato a una vacanza al fresco se decide di aderire con una mail, un commento, o anche solo iscrivendosi al gruppo su Facebook.
Al limite, se il 20 settembre non sarete numerosi, apprezzerete la mia furia.
Ma potrete rifarvi anche il 9-10-11 ottobre a Osnago, alla fiera del commercio equo e solidale: TUTTAUNALTRACOSA ;)


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domenica 6 settembre 2009

Le strade d'America, Corrida # 46

L'unico racconto pubblicato a puntate sulla rete che è un po' come la vita: si sa quando e come inizia, ma non si sa mai bene dove vada a finire.


.46

Ninfa sbuffava soddisfazione tra le onde, sapendo di essere ormai vicina alla fine del tragitto, e schizzava dalla chiglia il pontile dimostrando fatica e gioia, o forse semplicemente cercando di coprire con un po' di salmastro lo sporco e l'odore acre di una lunga reclusione.
Nessuno ballava più.
Si accompagnavano a braccetto sul pontile ansia e speranza, volteggiando in sguardi concentrati e disgustati da un odore nauseante. Le persone restavano per lo più immobili, addossate l'una all'altra.
Dall'interno delle pochissime cuccette i viaggiatori avevano iniziato a fuggire, cercando sul pontile un poco d'aria e di ossigeno.

Le famiglie facevano piccoli gruppi accalcati attorno agli schiamazzi dei bambini più piccoli, esausti e stremati da un viaggio senza fine e colmo di privazioni, i viaggiatori solitari si stringevano spalla a spalla ad osservare quello che credevano il punto esatto da cui sarebbe sbucata, all'improvviso, l'America.

Capivi chi tra loro era il più sognatore dai gomiti delle giacche. I gomiti più lisi appartenevano a quelli che avevano passato più tempo a sognare davanti al mare.

Stavo fissando uno di loro, che mi dava le spalle, di bassa statura, carnato scuro ed ormai sporco, sorriso e tempra di un infaticabile bambino.
Avrà avuto circa diciotto anni.
Si girò, vide che lo osservavo, e decise di abbandonare un poco il suo pulpito in mezzo al mare per avvicinarsi di passo in passo a me. La sua andatura stentata tradiva l'importanza della sua domanda, il suo sguardo era come inebetito, ubriaco di sogni e di ingenuità.
D'altro canto uno non sa davvero cosa aspettarsi da ciò che non ha mai visto.

Quando fu vicino si chinò, come a volermi confidare un segreto. Io fino a quel momento lo avevo osservato discretamente, come se in realtà non stessi guardando veramente lui; non volevo intimidirlo. Le sue labbra si aprirono, dimostrando la difficoltà nel rivelare il suo segreto.

Tu signore sei già stato in America, vero?

Sono nato là.

E' vero, signore, che le strade sono lastricate d'oro?




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venerdì 4 settembre 2009

Se ti piace la frutta mangiatela tutta

Siamo alla frutta.
A due settimane da Altr@giornata mi sembra logico spendere due parole sulla vicenda del mercato delle banane, specie di quelle "bollino blu".
Avete in mente la banana dieci e lode? Proprio lei, quella dal famosissimo bollino blu che maschera la propria meschinità sotto la formosa presenza di una donna latina sorridente.



Ecco, sembra proprio che da stare allegri ci sia ben poco, dalle parti della Chiquita.
Secondo quanto ammesso dagli stessi dirigenti, la Chiquita, ex United Fruit Company (dal passato terrorista inenarrabile), avrebbe pagato, dal 1997 al 2004, almeno 1 milione e 700 mila dollari per avvalersi della protezione delle Auc, il gruppo paramilitare di destra. I dirigenti della Chiquita affermano che agendo in questa maniera hanno garantito per diversi anni la tranquillità dei lavoratori e delle loro famiglie.
A seguito di tale dichiarazione il tribunale di Washington ha condannato la compagnia ad una multa di 25 milioni di dollari.


“La multa ad un’impresa, rea per avere pagato un gruppo illegale, è un magnifico segnale”, ha commentato il ministro della difesa colombiano, Juan Manuel Santos. Sebbene abbia suscitato scalpore, la sentenza del tribunale Usa è quasi una burla, per quello che decreta e omette.



A conferma dell’amaro refrain colombiano (“negli Usa i soldi, a noi i morti”), i 25 milioni di dollari entreranno nelle casse statali Usa, invece di risarcire le vittime dei paramilitari che, a differenza di quello che sostiene il presidente della Chiquita, non proteggevano i lavoratori, ma si dedicavano, con la collaborazione dei militari, ad ammazzare e far sparire sindacalisti ed esponenti della sinistra legale, forti soprattutto nella zona “bananera”. Inoltre, i giudici di Wahington si sono guardati bene dall’approfondire alcuni episodi ben più gravi, che dimostrano un’unità d’intenti tra la Chiquita Brands e le Auc del (forse) defunto Carlos Castaño e dell’italo-colombiano Salvatore Mancuso. Il più clamoroso successe il 21 novembre 2001 (due mesi dopo l’inclusione delle Auc nella lista dei gruppi terroristi internazionali, decisa da Bush dopo l’attentato delle torri gemelle), quando nel porto privato della Chiquita Brands della cittadina atlantica di Turbo furono sbarcati dalla nave Otterloo 14 container contenenti 3400 mitra Ak-47 (i Kalashnikov) e 4 milioni di pallottole, destinati proprio al “Banana Bloque” dei paramilitari.
(da International Peace Observatory)

Non basta. Numerosi siti segnalano con frequenza episodi di lavoro minorile, divieto di associazione sindacale, e costanti e deprecabili condizioni di lavoro (ad esempio si segnala come le piantagioni Chiquita vengano cosparse di pesticidi con la presenza dei lavoratori).

HWR ha intervistato alcuni bambini che lavoravano nelle piantagioni Dole: stesso discorso se non peggiore. " L'uso di lavoro minorile e' diffuso nel settore della produzione di banane in Ecuador. Dei lavoratori di minore eta' intervistati da HRW, 41 ha affermato di aver cominciato a lavorare all'eta' di 8-13 anni. Il loro giorno lavorativo medio dura 12 ore, e meno del 40% dei bambini continua a frequentare la scuola non appena compiuti i 14 anni."

La cosa più scontata è ovviamente invitarvi a non consumare Chiquita e Dole, per avvicinarvi alla frutta importata tramite fair trade, il commercio equo e solidale.

Troverete, ad esempio, all'esselunga gli ananas (I deliziosi frutti tropicali proposti da Altromercato - varieta' Golden Ripe e Extra Sweet - iniziano il proprio viaggio in Ghana e/o in Costa Rica, dove vengono coltivati da un gruppo di piccoli produttori, attenti alla qualita' del prodotto, ma anche alla riduzione dell'impatto ambientale e al miglioramento degli standard sociali dei lavoratori.) e le banane, alla Coop ananas, banane e volendo noci, alla Lidl troverete banane fair trade.
Infine, questa è la pagina della frutta fresca che vi offre Altromercato.

Non ditemi che non avete scelta.


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giovedì 3 settembre 2009

Non fatevi infinocchiare

Starbucks si converte al caffe' Fairtrade

La catena di caffetterie Starbucks da oggi venderà solo caffè espresso certificato Fairtrade nei suoi punti vendita in Gran Bretagna e in Irlanda. Questa conversione all’espresso equosolidale genererà 3 milioni di euro di Fairtrade Premium, il plus, pagato oltre al prezzo di acquisto del prodotto, destinato a progetti di sviluppo per i produttori di caffè di Guatemala, Costa Rica e Peru. Carlos Vargas Leiton di Coopetarrazú, un’organizzazione di 2.600 produttori costaricani, ha dichiarato: “Abbiamo da tempo una partnership commerciale con Starbucks. Abbiamo accolto con soddisfazione il suo crescente impegno nel Fairtrade. Avremo un prezzo stabile per il nostro caffè e il Fairtrade Premium così da poter pianificare il nostro futuro con maggior sicurezza. Investiremo in programmi di sviluppo sociale ed ambientale, per migliorare il livello di vita dei nostri soci e delle loro comunità, con un impatto positivo per più di 50.000 persone.

(da Fair Trade Italia news)



Non fatevi infinocchiare, una azienda come Starbucks non diventa improvvisamente "buona", continua e continuerà a cannibalizzare la concorrenza con i metodi più spietati, continuerà a standardizzare ed indottrinare le persone facendogli credere di essere differenti, in un angolo new age e rilassante.

Tuttavia è indiscutibilmente una notizia buona, almeno in superficie. Si tratta di vedere se il prezzo di acquisto continuerà lentamente a salire, come succede nell'ambito della compravendita equa e solidale, o se, ormai dichiarati unici compratori della materia prima, il caffè, Starbucks opterà per correggere il tiro e giocare a ribasso.


Nel primo caso è meglio ugualmente non farsi abbagliare. Aziende come questa cercano a tutti i costi di avere un viso buono, e talvolta ci riescono. Pensate a Benetton. Passata alla storia come marchio di denuncia, di ribellione, di idee ed ideali. Andatelo a chiedere agli indiani Mapuche se Benetton è "buona".
Se Starbucks ha effettivamente iniziato ad influire positivamente sul mercato equo e solidale, ciò si deve molto probabilmente al fatto che le recensioni dei clienti stabilivano che il caffè equo e solidale di Equal Exchange era il migliore in assoluto degli Stati Uniti, marchio fair trade che infatti aumentava le proprie vendite del 30%.


Quindi, non vi invito a bere un caffè da Starbucks.
Anche perchè questa, purtroppo o per fortuna, non è né Gran Bretagna, né Irlanda, ma Italia.
In compenso vi suggerisco di aderire ad Altr@giornata acquistando un buon caffè, da bere alla salute di chi lo ha fatto ;)
Come già detto, farò una spietata pubblicità a tutti i locali che decideranno il 19 e il 20 settembre di aderire ad Altr@giornata vendendo esclusivamente caffè equo e solidale!!!

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mercoledì 2 settembre 2009

Se io posso cambiare, e voi potete cambiare, allora tutto il mondo può cambiare


BRUXELLES (Reuters) - La Commissione europea ribadisce di essere un organo collegiale, come previsto dai trattati, e dunque non cambierà il modo in cui agisce.

Così ha risposto il portavoce del presidente della Commissione José Manuel Barroso, Johannes Laitenberger, ai cronisti che chiedevano se dopo la polemica innescata dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ci saranno dei cambiamenti su come i portavoce comunicano.

A seguito, costernato, distrutto e ormai privo di energie, il nostro eroe ha commentato così la presa di posizione dei maligni:




La morale è: se continuiamo a lavorare sodo per metterci contro tutta l'Europa è chiaro che prima o poi i risultati si vedranno, forse senza nemmeno farsi attendere tanto.
Tanto vale incatenarsi a Bruxelles e nudi, coprendosi magari di snague, oltre che di ridicolo, e chiedere di essere estromessi dall'Unione Europea.
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martedì 1 settembre 2009

Per questo video non sono stati maltratti animali, uomini o cose. Anzi.



Un bellissimo cartone animato, con una bellissima canzone di Daniele Sepe a "illustrarlo".
E' il primo tentativo che si fa per cercare di illustrare in maniera semplice, ma non semplicistica, le idee che stanno alla base del commercio equo e solidale, cominciando proprio dal prezzo offerto nella compravendita ai paesi produttori, infimo rispetto a quello reale del prodotto ed ancora più basso rispetto a quello che ci guadagneranno sopra le aziende di distribuzione.

Prendete questo cartone animato-canzone e divulgatelo, se potete anche nelle scuole, assieme al materiale che vi avevo già segnalato, fatene un motivo da cantare, da imparare (visto il ritmo piacevole non dovrebbe essere difficile).
E infine, perchè no, fatene la colonna sonora di Altr@giornata, il prossimo 20 settembre.

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Infine eccovi il testo della canzone, ve lo lascio mentre io vado a riascoltare il pezzo che non mi sembra niente male...

Testo della canzone:

Dario Iacobelli — Daniele Sepe


Per un anno il campesino sulla terra zappò
E il raccolto una mattina al mercato portò
Cotone banane cacao e caffè
Dopo un anno di lavoro quanto pensi gli hanno dato
Tre solo tre di pesos solo tre
Dopo un anno di lavoro di pesos solo tre
panama stivali faccia bianca e lavata
parla inglese chi ha comprato il caffè
cotone banane cacao e caffè
per un ora di lavoro quanto pensi gli hanno dato
tre mila pesos mille per tre
un ora di lavoro e mille pesos per tre

cotone banane cacao e caffè
per cambiare continente impiegano un mese
tre milioni al grossista fvancese
ci metton due secondi con il world wide web
C'è l’ industriale che urla incazzato
"Meno operai! Siamo fuori mercato!"
Poi guarda il rolex , s'è già fatto tardi
e torna alla sua villa di svariati miliardi.
3000 pesos non bastano più
si parte da un milione e si va sempre sù
di tutto quel caffè ora un chicco soltanto
Costa più del campesino del raccolto e del campo

c' è un esperto che arriva da Calais
si studia attentamente il nostro chicco di caffè
"Con l'uso biogenetico di un forte lucidante
lo rendo un pò dannoso ma più accattivante
Per lo spot serve una grande attrice
che canta balla ride e fa la presentatrice
vola su chicchi che sembrano proprio veri
e ha avuto un assegno con circa sette zeri

L’ esporatore è sempre più ricco
Il grossista fvancese è semve più vicco
L’ industriale incazzato è più rilassato
L’ esperto di Calais non beve più caffè
Manager attrici registi e banchieri
Tutti più felici e più ricchi di ieri
ma tutto il lavoro del campesino
Sempre quei tre pesos e di mancia un soldino.
Ma In questo pianeta la giusta convenienza
E’ rendere la gente più felice con coscienza
una parte del mondo da anni è rapinata
Da gente che di questo non ne vuol sapere niente
Da gente che pensa che ha molta più importanza
L’ andamento delle borse e non quello della mente.
Ma per fortuna in ogni cosa della vita
Puoi cercare un’altra via d’uscita.
Un altro campesino per un anno ha zappato
S’ è alzato presto e non è andato al mercato
Qualcun altro senza panama ha incontrato
Qualcuno che se paga paga quel che ha lavorato
E sa che un’ ora ha lo stesso valore
Se sei un contadino o un illustre scrittore
Ha incontrato le botteghe del mondo
Che pagano il lavoro al suo prezzo giusto e tondo
Fuori dalla legge di un mercato brutale
Per uno scambio più equo e solidale.




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