lunedì 31 agosto 2009

"E' più facile spezzare un atomo che un pregiudizio" (A. Einstein)


Una frase che sembra calzare a pennello a questo momento storico, o forse, a tutti i momenti che compongono la storia. Penso a come sia facile per chi ci governa esclamare in virata veloce il ritorno al nucleare, contro il voto del suo stesso popolo, piuttosto che capire, cercare di comprendere le possibili modalità di uno sviluppo differente.

Il pregiudizio che voglio spezzare oggi è: "Tanto non cambia niente".

Molte persone, di molte estrazioni sociali, acculturate o meno, basse, alte, magre, grasse, giovani o vecchie, pensano che nel mondo, per davvero, non ci sia verso di fare niente. Vedono il mondo e il sistema in cui l'uomo l'ha rinchiuso, come una scatola di vetro, da ossevare e forse comprendere. Una scatola impermeabile, chiusa, con la quale non si può davvero interagire.

Quei pochi che osservano la scatola con curiosità si accorgono, invece, di quanto tutto sia in precipitosa evoluzione, nei modi, nei costumi, nei tempi, nelle esigenze, nella geografia, nella vita. La vita è stata talmente stravolta in un solo secolo che è davvero stupido continuare a dire che non cambia nulla. Poichè tutto è cambiato.

L'azione umana, di gruppi di uomini, ha modellato la terra, l'ha resa differente, ha creato differenti tipi di rapporti sociali, ha fatto esplodere città, ha sfidato le impervie vette della medicina e del ridicolo. In pochi millenni l'uomo è stato capace di molteplici rivoluzioni totalizzanti.
Tuttavia aleggia sempre nell'uomo un'ombra che gli dice che la sua azione è inutile, se non negativa, che deve semplicemente accettare, passivamente, quanto gli è dato.
Come un martire nell'arena, con la colpevolezza, se appartenente a questa chiazza di mondo, di sfruttare a proprio favore un sistema che martiri rende altre persone in altre parti del mondo.

Oggi vi dico che qualcosa si può fare.
Guardatevi. Tutta la vostra, la nostra, vita è schiava del denaro, una delle tante meravigliose idee dell'uomo. Giochiamo quotidianamente un pericoloso calcolo finanziario sulle nostre stesse vite: siamo monete viaggianti.
Questo è disdicevole, sconfortante, ma appena ci se ne renda conto è quanto meno logico cercare di trarre vantaggio da una posizione amorfa.

L'uomo è un cliente, un compratore e come tale indispensabile al sistema.
L'uomo-cliente è l'alunno che legittima il maestro.
L'uomo cliente che va dietro alla pubblicità legittima i marchi e dietro di essi molto altro.
L'uomo cliente può con un solo coerente gesto rovesciare il sistema.

Vi chiedo questo gesto minimo, ma molto influente, il 19 settembre andate a comprare qualcosa di equo e solidale, godetevelo anche il 20, assieme a tutta la famiglia, lasciate che entri un'aria diversa in casa vostra, che sia una Altr@giornata.

Vi rammento che nessuno di voi verrà ucciso o maltrattato per aver esposto il banner di Altr@giornata sul proprio blog (è semplice, basta copiare il codice qui sotto, e al massimo adattarne le dimensioni), e che nessun lettore verrà condannato a una vacanza al fresco se decide di aderire con una mail, un commento, o anche solo iscrivendosi al gruppo su Facebook.
Al limite, se il 20 settembre non sarete numerosi, apprezzerete la mia furia.
Ma potrete rifarvi anche il 9-10-11 ottobre a Osnago, alla fiera del commercio equo e solidale: TUTTAUNALTRACOSA ;)


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domenica 30 agosto 2009

L'unica cosa che accomuna l'uomo e la gazzella è che nessuno dei due sa a cosa va incontro. Corrida #45

L'unico racconto pubblicato a puntate sulla rete che è un po' come la vita: si sa quando e come inizia, ma non si sa mai bene dove vada a finire.

per chi si fosse perso qualcosa, eccovi la puntata precedente

.45

Quando sei nel mezzo al nulla, isolato da una qualsiasi forma di civiltà che non preveda una chiatta a galleggiare sulle onde, in balia degli eventi e dell'umore del capitano, l'unico pensiero capace di farti stare meglio è che ogni secondo che passa sei un secondo più vicino alla terra ferma.
Ogni secondo che passa più vicino a un porto e quindi a una città.
Ogni secondo che passa sempre più vicino all'America.

Granello su granello della clessidra il tempo si dilata in spazio, in lento incedere di passi solcando le onde, attraversando sogni ad occhi aperti.
La terra ferma, ancora tutta da vedere e tutta da scoprire, l'America, aveva per tutti un volto differente.
Ero il solo ad averla vista, vissuta, a sapere di che pasta fosse fatta, per gli altri l'America era come il volto della persona di cui ci si innamora, a ripensarlo i contorni svaniscono e i pensieri divengono lievi e piacevoli. Gli altri animali, in questo, sono molto differenti da noi.
Quando scappano, scappano.

Una gazzella in fuga da un predatore non pensa ai momenti idilliaci che potrà passare al prossimo stagnetto se riuscirà a sopravvivere, non trae forza per i muscoli dal sogno; semplicemente scappa senza chiedersi dove andrà a finire. L'uomo recide le sue radici con fatica e talvolta sofferenza, in onore solamente ad un sogno romantico ed idealizzato di terra futura, promessa.
L'unica cosa che accomuna l'uomo e la gazzella è che nessuno dei due sa veramente a cosa va incontro.

Così, tra i balli, tra i canti, tra un violino e una armonica, in tutto lo scalpiccio dei tacchi sulle travi del pontile, ogni tanto qualcuno veniva a fare conoscenza con me, forse per il semplice fatto che la voce che fossi nato proprio là si era sparsa a macchia d'olio. Il pontile di una nave non è certamente il luogo più sicuro cui adagiare i propri segreti.

Paco aveva racimolato un po' di soldi prima di partire. Aveva fatto un po' di lavori di fortuna, era andato a chiedere a tutti i parenti, agli amici, aveva persino chiesto l'elemosina davanti ad una chiesa. Teneva quel piccolo gruzzolo in una seconda tasca cucita all'interno dei pantaloni, e per questo aveva preso l'abitudine ad andare a giro con una mano davanti al pube, come un maniaco. Aveva semplicemente paura che qualcuno gli rubasse il futuro. Quei pochi spiccioli dovevano essere, secondo lui, una falegnameria, vicino al porto. Giusto per poter ancora guardare l'altra parte del mare, quella che si lascia e continua a chiamare.

Teresa aveva seguito il padre, assieme a tutta la famiglia, così mi disse stringendosi a me una sera particolarmente fredda. La sua coperta era di colore grigio, intrisa di macchie e di povertà, ma i suoi lembi erano sorretti da mani incrociate che trasudavano speranza.
Le mani minute e tenute in ordine rivelavano ugualemente i segni del lavoro, piccoli calli e piccoli tagli le solcavano come a intagliare una stele commemorativa.
Lavorava al telaio, in una piccola azienda tessile, e mi spiegò che suo padre sperava di poterne creare una col suo appoggio, ed i risprmi di famiglia. Certo avrebbero speso tutto, ma credevano di poter riuscire a guadagnare molto di più in un anno di lavoro.

Felipe.
Felipe non so cosa pensasse, perchè davvero avesse voluto imbarcarsi verso l'America.
A dire il vero non capivo cosa avrebbe rappresentato per lui l'America.
Ci sono uomini talmente grandi da poter soccombere sotto il peso dei propri stessi ideali, e forse lui era uno di questi.


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Fini ha capito


Ho già scritto riguardo alla mancanza di identità della sinistra italiana che vuole evdere a tutti i costi un leader democratico orientato vero lo stato sociale in Gianfranco Fini.
Se prima l'italiano medio parlava di Fini come grande oratore, personaggio di spicco, uomo di calma e statista, ad oggi Fini è diventato un po' il politico di tutti.
Forse l'unico che potrebbe essere in grado di guidare un governo di unità nazionale nel caso di un nuovo risultato simile al pareggio alle future elezioni.

Tutto questo deriva dal semplice fatto che Gianfranco Fini è sicuramente uno statista, un uomo che cerca di interpretare il futuro per poter disegnare il presente.
Le sue idee (diverse dalla vecchia Bossi-Fini?) riflettono oggi una apertura riguardo al tema "immigrazione" in precedenza nemmeno sospettabili. Il fatto che ad oggi Fini raccolga gli applausi della platea sostenendo che il modello di integrazione deve essere assolutamente diverso da quello della Lega, però, non mi stupisce.

La Lega è solamente una accozzaglia di gente non troppo istruita e credulona che parla a vanvera conquistandosi seggi in parlamento e voti grazie alla creduloneria della gente, grazie alla facilità con cui i suoi leader riescono a instillare il dubbio e la paura tra le persone.
La Lega affronta il tema dell'immigrazione assieme a quello della globalizzazione con una sola parola: protezionismo. O isolazionismo, se vogliamo.
Una voce che rispecchia le idee dipinte su molti visi: era meglio quando c'era la lira, dobbiamo combattere i cinesi, dobbiamo eliminare l'immigrazione perchè 'sta gente ci ruba il lavoro, dobbiamo comprare solo italiano, e via dicendo.
Gli italiani che hanno votato in coro la Lega vogliono autarchia, isolazionismo, protezionismo.



La cosa assurda è che lo vogliono nel periodo storico in cui la globalizzazione sta muovendo passi da gigante. Proprio in quel momento preciso l'italiano vorrebbe rimanere da solo, senza accorgersi, così facendo, di far naufragare in maniera plateale tutto il sistema Italia.

La Cina rappresenta ad oggi il west, la nuova frontiera del mercato e della globalizzazione. Dopo alcune paure le maggiori economie mondiali, dagli Usa alla Francia, alla Germani, all'Inghilterra, hanno deciso per delocalizzare molte aziende, per intrattenere forti raporti commerciali col colosso asiatico, investendo in Cina. Hanno capito che quello presente sarà sicuramente il "secolo cinese" e che combatterlo oltre che inutile sarà dannoso.
L'Italia questo non l'ha capito, ed è infatti la ventitreesima potenza mondiale ad investire in Cina (dopo la Malesia) ed è la nazione europea che ospita meno laureandi cinesi con borse di studio all'interno delle proprie università. In Inghilterra dove questi raggiungono quota 10.000 a fronte dei 600 italiani, si è capito che è indispensabile per galleggiare in questo mare globalizzato, anche il nuovo "know how" cinese, ottenibile solo con una sorta di scambio culturale.

Gianfranco Fini, per ritornare all'inizio dell'articolo, ha indubbiamente capito che la vocazione italiana al protezionismo è folle, un puro suicidio.
Questo fa di lui un uomo con idee conservatrici che cerca di adeguarsi al presente.
Non un uomo di sinistra.
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venerdì 28 agosto 2009

Il potere dei consumatori: Jacopo Fo equo e solidale



"Quotidianamente le azioni di acquisto individuali hanno straordinaria importanza nel determinare i termini dello scambio commerciale, le condizioni sociali e le risorse umane a livello internazionale. L'antropologo Daniel Miller, in uno dei suoi numerosi saggi sul consumo, sostiene che la casalinga è potenzialmente il "dittatore globale" nel mondo moderno, anche se "il potere che deriva dal consumo non viene vissuto come conferimento di autorità nella vita quotidiana di chi lo esercita". "
(da Paul Ginsborg, "Il tempo di cambiare")

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mercoledì 26 agosto 2009

E' morto Celentano



Ieri è morto Celentano.

Eugenio Matteini, per tutti i concittadini solamente "Celentano" o "Cele", era un personaggio popolare a Pistoia.
Era un ex imbianchino, di 60 anni, che da tempo vagava dal suo alloggio in periferia in una casa popolare, fino al centro, quotidianamente, recitando canzoni, menando cazzotti in aria, maledicendo i passanti, o parlando semplicemente a se stesso.
Me lo ricordo fin da quando ero piccolo, affrontare la giornata con un paio di cartoni di vino in un sacchetto e tante parole sparse al vento.

Pistoia è una cittadina provinciale, di chi non ha tempo da dedicare alle sue figure per inseguire la corsa all'arrivismo, e di chi prende in giro ignorando il passato delle persone.

Io non ho la minima idea del suo passato, so che per quanto mi riguarda, ubriacone o meno, aveva tutta una sua dignità.
Mi ricorderò per sempre la sua faccia una delle poche volte che capitò pe sbaglio nel pub che gestivo anni fa. Non mancarono al suo tavolino pasta, acqua e quant'atro, come non mancarono i cretini che si aggiravano nei dintorni facendogli, non si sa per quale motivo, il saluto fascista.
Lui li guardava, a metà tra la lucidità di un esterrefatto e il sogno di un alcolista in preda a un delirio che non riesce a spiegare.

L'ultima volta l'ho visto tre giorni fa appena.
E non è passato molto tempo dall'ultima volta che mi ha fermato per parlarmi di cose che sinceramente ho stentato a capire.

Non è ironia.
Mi mancherà, perchè con lui mancherà una figura che faceva parte del contesto, una persona che ero abituato ad incontrare.
Mi mancherà perchè sono le persone come lui, dal passato ignorato e dal presente deriso, che possono far migliorare la società, ricordandoci come sia necessario prendersi cura dell'altro.

Un addio, e tutto il rispetto che posso dare a una persona.

Riciard
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lunedì 24 agosto 2009

Tuttaunaltracosa



Una tre giorni da non perdere, quella che si profila per il 9/10/11 Ottobre a Osnago, dove si terrà l'annuale fiera del commercio equo e solidale.

Qualcuno di voi si starà chiedendo, come ho fatto io: ma dove si trova Osnago?
Molto semplice, guardate qui sotto:


Visualizzazione ingrandita della mappa

Benissimo, quindi, date le coordinate temporali e geografiche non resta che darvi il tema di quest'anno che è rappresentato dagli effetti della crisi, ma non in senso prettamente economico, bensì dalla voglia di fare che questa stessa scatena. Il fare è il nodo centrale di quest'anno:

la passione del fare. Fare cooperazione, fare rete, fare progetti, fare del commercio equo una pratica più diffusa e solida, al Sud come al Nord del mondo.
La passione del fare vuole essere un invito a non desistere in un periodo che si profila difficile, ma anche un metodo collettivo di acquisizione di nuove competenze che permettano di rilanciare i progetti in corso, rinnovare le proposte e far emergere idee.
(da Botteghe del mondo)

L'idea del fare mi è sempre piaciuta, ed è visibile anche in Altr@giornata, che altro non è che un aperitivo in vista della fiera.
Facciamo rete, creiamo una rete di contatti in internet, una rete di informazione equa e solidale, diffondiamo l'idea, rendiamola popolare.
Facciamo che il 20 settembre possa davvero essere una Altr@giornata.

A proposito, il navigatore Spock, travestito nei panni di Lisa 72, mi ha chiesto il perchè organizzare la giornata del commercio equo e solidale di domenica.
Ho risposto che probabilmente avevo sbagliato data astrale confondendo la Terra con Plutone.
Ma poco cambia.
Noi possiamo comprare tranquillamente il 19 e gustare il 20, mentre i bar ed i locali di ristorazione possono sempre "offrire" un caffè equo e solidale anche di domenica.

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In conclusione, ai pochi che hanno seguito l'articolo fin quaggiù, una riflessione: se quello che potete vedere nel filmato sotto succede in Italia, cosa può accadere nel mondo?
Acquistare almeno in parte equo e solidale è un dovere.



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domenica 23 agosto 2009

Tango sulle onde, Corrida # 44

L'unico racconto pubblicato a puntate sulla rete che è un po' come la vita: si sa quando e come inizia, ma non si sa mai bene dove vada a finire.

per chi si fosse perso qualcosa, eccovi la puntata precedente

.44

Ninfa, la nave che ci stava traghettando da una parte all'altra dell'Oceano, non aveva che un solo ponte, così che le facce, le persone, dopo pochi giorni divenivano tutte familiari.

Riconoscevi ad esempio Juliette, una giovane violinista di origine polacca, nata in Francia e fuggita con un colpo di reni, cercando di trascinarsi tra la polvere e le note, per raggiungere un destino migliore, o forse solamente il domani.
Aveva i capelli castano chiaro, gli occhi intensamente verdi e tristi, solcati da presentimenti e presagi da animale in fuga, chiusi nel silenzio delle labbra serrate.
Non parlava quasi mai, osservava le onde infrangersi contro la chiglia, ed ogni tanto comunicava il suo oceano interiore pizzicando le corde, con discrezione, quasi bussando alla porta per chiedere di entrare.
Le note avvolgevano una lenta tristezza che dichiarava un fiume in piena bloccato da una diga, costretto a scorrere rantolando in timidi ruscelli, bagnando appena il letto di quello che era un fiume.

A volte a lei si univa Pancho, un uomo di mezza età, spesso ubriaco, che sapeva suonare l'armonica. Talvolta duettavano e l'incontro era una danza, che spostava i passi da malinconia a furore, da stridolio a dolcezza, da sonata a tango.
A differenza di lei, sempre corrucciata e concentrata sulle note, Pancho parlava mentre suonava, a volte sembrava fare l'amore con un caldo corpo di donna, liberando assensuìi e piccoli sospiri, altre volte danzava battendo forte i piedi ed urlava, alla gioia e al dolore, alla vita in una sola parola.

Quando i due si muovevano in questa passeggiata di mare a ritmo di tango, il pontile diveniva una improvvisa sala da ballo, cullata dalla luna, di notte, e bagnata e inzuppata di luce di giorno.
Le coppiette si formavano e si dividevano, gli uomini più arditi si avvicinavano alle donne e chiedevano la mano per un ballo. Alcune di loro si lanciavano, con tutto l'impeto passionale del tango, altre semplicemente arrossivano e scappavano a farsi ombra lasciando il poveretto con la faccia sbiadita e le mani in mano.

Io me ne stavo a guardare, dal bordo, come sull'orlo di un burrone, come uno sche attratto dal vuote, tenda a reggersi ad un corrimano, con tutta la paura di cascare.
Guardavo questo umile peschereccio danzare a ritmo di tango, confondere nazioni, musiche e nazionalità, solcare le onde e bagnare i danzanti con qualche onda più grossolana, decisamente fuori ritmo.
Italiani, spagnoli, zingari, portoghesi, tutti brindavano alla vita rendendo rumorosi i passi, pestando quelle fragili travi scricchiolanti, incuranti del domani, ardenti per un oggi intrepido ed emozionante.

Poi come d'incanto, si stancavano tutti di ballare. Le coppiette che si erano formate a volte continuavano la conoscenza spingendosi ad attraversare la notte o il tramonto, forse avvolgendosi di un sogno e di una speranza più fote di un ballo. Altre semplicemente si sorridevano e si staccavo continuando a guardarsi negli occhi, studiandosi con fare animale, seguendo quel gioco che è antico come l'uomo stesso.

Solo allora, spalancando gli occhi in un respiro sonoro, Juliette osservava la gente felice e curvava leggermente la bocca scoprendo una timidissima onda sulle labbra.
E se era notte si accasciava sul suo giaciglio di coperte e sale marino rappreso, se era giorno si sedeva a sfidare l'orizzonte con gli occhi.



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venerdì 21 agosto 2009

Maroni alla lavagna




Onorevole Ministro Maroni,

vorrei essere un suo professore, chiamarla alla lavagna e chiederle di descrivere il filmato qui sopra, che illustra la deriva dei continenti, ovvero che aspetto aveva la terra, che aspetto ha e quale aspetto avrà.

Si parla di milioni di anni, chiaro, e più o meno tutto perde di senso quando si parla di un intervallo di tempo così grande, ma vorrei chiederle: ha senso parlare di confini, di nord e sud, di emigranti ed immigrati?

Vorrei che rispondesse guardando l'aspetto della terra tra una cinquantina di milioni di anni.
La vede quella linguina di terra che viene completamente schiacciata dall'Africa?
Bene, quella è l'Italia.
Vada tra cinquanta milioni di anni a difendere il dialetto, con Algeri davanti casa.

Alla televisione apprendo con e interiora rivoltate la prudenza con cui i ministri Maroni e Calderoli trattano la questione degli immigrati eritrei. Il secondo parla della Libia e del fatto che semplicemente queste cose non accadrebbero se ognuno rimanesse a casa propria.

Mi viene il vomito, davvero.
Non trovo il senso in tanta stupidità.

Provi a chiedere come stanno a casa propria.
Vada a vedere come vive questa gente.
Vada a disperdere un po' del suo lardo per soffrire anche lei i crampi della fame, e capirà che è stata solo sfacciata fortuna quella di nascere qua.
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giovedì 20 agosto 2009

Cicciolina: "Alcuni politici fanno sesso con la politica..."

"Alcuni politici fanno sesso con la politica" diceva Ilona Staller, al secolo Cicciolina. Aggiungerei che ci sono dei politici che pensano solo a fare sesso.



Ripenso a Cicciolina in parlamento, riascolto i suoi interventi (solo grazie ad opportune segnalazioni di un amico, e li trovo grotteschi, paradossali, surreali.

Mi spiego meglio, uno da Cicciolina si aspetterebbe una marea di cazzate, le stesse che si aspetterebbe da un finto politico come Gerry Scotti, e si ritrova ad ascoltare temi interessanti, analisi condivisibili, pur tralasciando i termini "cicciolini" e via dicendo.

Viene da pensare che forse l'abito non faccia il monaco.
Specie se la'opposto deve essere rappresentato da un politico che fa di tutto per scopare e fa finta di parlare di politica.

Chi dei due è il vero pornografico?

Appendice:
Fin dal suo arrivo in Italia la Staller si occupò di politica, intervenendo sui temi d'attualità nelle interviste e negli spazi radiofonici a lei concessi. Nel 1979 venne candidata nella "Lista del Sole", senza tuttavia conseguire un grosso successo personale. Nel 1985 passò al Partito Radicale, lottando contro l'energia nucleare e per i diritti umani. Venne eletta deputato nella X legislatura del Parlamento Italiano nel 1987, con 20.000 preferenze, risultando seconda, nelle liste del Partito Radicale, solo a Marco Pannella. (da wikipedia)
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mercoledì 19 agosto 2009

La ruta del cafè



Una idea, che lancio in vista del 20 settembre, in vista di Altr@giornata.
Una idea che lancio a tutti coloro che hanno un bar, un pub, un ristorante, un locale di ristorazione:

Il 20 settembre usate solo caffè equo e solidale.
Fatelo assaggiare ai vostri clienti, ditegli cosa stanno bevendo.
Offrite loro un'idea.

Io pubblicherò qui sul blog la lista di tutti i locali in Italia (e all'estero?) che aderiranno, comunicando di usare caffè solidale il 20 settembre a riccardotronci@hotmail.it, oppure semplicemente commentando qui.

Di scelta ce n'è e se costa un poco di più, beh, si tratta di un giorno solo dopotutto.
Codice: 000379
Misure: 250 g
Paese: America Latina, Africa ed Asia
Prezzo consigliato: 2.50 €
Codice: 000378
Misure: 250 g
Paese: America Latina ed Africa
Prezzo consigliato: 2.40 €
Codice: 000381
Misure: 250 g
Paese: America Latina ed Africa
Prezzo consigliato: 2.75 €
Codice: 000380
Misure: 250 g
Paese: America Latina ed Africa
Prezzo consigliato: 2.50 €
Codice: 000382
Misure: 250 g
Paese: Etiopia
Prezzo consigliato: 3.20 €
Codice: 000384
Misure: 250 g
Paese: Messico
Prezzo consigliato: 3.20 €
Codice: 000383
Misure: 250 g
Paese: Nicaragua
Prezzo consigliato: 3.20 €
Codice: 000385
Misure: 250 g
Paese: America Latina ed Africa
Prezzo consigliato: 3.40 €
Codice: 000203
Misure: 250 g
Paese: America Latina ed Africa
Prezzo consigliato: 4.00 €
Codice: 000437
Misure: 250 g
Paese: America Latina ed Africa
Prezzo consigliato: 4.30


caffe' in grani
Codice: 000390
Misure: 500 g
Paese: America Latina ed Africa
Prezzo consigliato: 6.10 €
Codice: 000014
Misure: 1 kg
Paese: America Latina, Africa ed Asia
Prezzo consigliato: 11.50 €

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martedì 18 agosto 2009

In lutto


Fernanda Pivano

Milano, 18-08-2009

E' morta questa sera Fernanda Pivano, in una clinica privata di Milano, dove era ricoverata da tempo. I funerali si svolgeranno probabilmente venerdi' prossimo, a Genova, dove era nata il 18 luglio 1917.

La Pivano aveva da poco compiuto 92 anni e oltre un mese fa aveva consegnato a Bompiani la seconda parte della sua autobiografia.


Da Rainews 24

Il blog Riciard's si mette in disparte, in silenzio, ringraziando tutte quelle singole gocce di lucida follia e cultura, tutta quella voglia di scoprire e diffondere.
Grazie Nanda.


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lunedì 17 agosto 2009

La globalizzazione che ci piace e ci convince

Agosto scavalcato, i meno ottimisti pensano già al rientro a scuola.
Riciard ed Altr@giornata ci pensano volendo dare un supporto ed un consiglio a tutto il personale scolastico, ai professori come ai collaboratori, presidi o alunni, assessori e via dicendo, passando naturalmente dai ragazzi.

Voglio chiedere ai professori: che ne direste di affrontare il 20 settembre, a menti fresche ma non ancora pronte per ingaggiare a pieno la lotta con lo studio, l'argomento del commercio equo e solidale?

Se l'idea non vi dispiace vi presento due poster che, alle elementari o alle medie, potrebbero facilitarvi il compito:




















Qui sopra li vedete, ovviamente in dimensione ridotta, ma potete tranquillamente scaricarli e stamparli nella dovuta qualità e definizione qui.
Rappresentano in sintesi il "viaggio" del cacao e della banana dai produttori del mondo equo e solidale, alle nostre tavole.

Sempre rimanendo in tema scuola, vi lascio a una testimonianza più che valida, che conferma come la globalizzazione possa avere anche un volto buono, differente da quello usuale:

"A partire dal primo capitolato dellʼufficio ristorazione scolastica del Comune di Genova, che aveva inserito prodotti di commercio equosolidale tra le caratteristiche di prodotto attese, si è arrivati oggi alle importanti scelte del Comune di Roma e altri 120 Comuni in Italia che hanno voluto inserire prodotti equosolidali nei propri acquisti. Tra questi – non potendo elencare la totalità degli Enti per ragioni di spazio e non citando quelli già richiamati nella precedente brochure – ci sembra importante ricordarne alcuni:
Piacenza e Bolzano, che hanno effettuato questa scelta con ripetuti capitolati da cinque anni, Treviso e Orvietoche invece hanno iniziato questʼanno.
Sono tutti accomunati dallʼaver inserito in modo stabile criteri dellʼequosolidale tra le variabili di valutazione delle offerte sulla base dei capitolati dʼappalto.


(...) Per quanto riguarda i produttori coinvolti dal progetto ristorazione, ci sembra importante ricordare che il primo impatto valutabile riguarda la quantità di prodotto esportato: nellʼappalto appena avviato nel Comune di Roma, che avrà scadenza con lʼanno scolastico 2012 e che è ovviamente il più significativo a livello nazionale, i 145.000 studenti delle scuole romane riceveranno ogni anno 5 milioni di barrette di cioccolato, 1.500 tonnellate di banane biologiche, 10 milioni di biscotti farciti. Ragionando in termini di materie prime, fornite dai destinatari della nostra azione solidale, si tratta di 9 tonnellate di miele, circa 80 tonnellate di cacao e altrettante di zucchero.
Il caso dei produttori di Tapioca è forse il più rilevante: Ctm altromercato sta acquistando per produrre il Guiro oltre 27 tonnellate di amido di tapioca lʼanno, il 30% circa della produzione annuale dei produttori di APPY."

Se vi interessa saperne di più, non vi resta che scaricare il file in pdf qui, e magari, perchè no, leggerlo sgranocchiando un Guiro. Cos'è di preciso il Guiro? Beh, scopritelo!

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domenica 16 agosto 2009

Non siamo poi molto differenti dalle rondini, Corrida #43

L'unico racconto pubblicato a puntate sulla rete che è un po' come la vita: si sa quando e come inizia, ma non si sa mai bene dove vada a finire.

per chi si fosse perso qualcosa, eccovi la puntata precedente

.43


Ninfa solcava le onde con docile maestria, sembrava danzare sulle movenze che il tempo aveva con pazienza modulato sulla sua chiglia. Sembrava ubbidire a regole imperscrutabili di ordine metafisico, trascendentale, ultraterreno.
L'alba iniziò a farsi strada sulle creste delle piccole onde, e la spuma dalla chiglia iniziò a colorarsi di uno strano arancione e rosa, dipingendo acquerelli evanescenti, ideogrammi di acqua e luce.

Ce ne stavamo in silenzio, inalando a distratti sospiri il vento fresco, cercando di tramutarlo dentro di noi in qualcosa di simile al calore. Il mare aperto spoglia dei vestiti il viandante, lo rende pelle nuda alle intemperie, pelle nuda e screpolata a vento, sole, acqua e sale.

Ogni volta che ripenso a quel mare, sento una piccola fitta nell'addome, come quando da esiliati si pensa alla casa, al calore del camino, e si prova un lievo tepore nelle orecchie, una sorta di musicalità e caldo, si annusa l'aroma dei mobili scelti dalle nostre stesse mani, passando le dita su ogni minima venatura del legno.
Avevo visto talmente tanto mare, e mare aperto, oceano, nella mia vita, che probabilmente la scelta più azzeccata sarebbe stata quella di finire davvero su di un peschereccio, o che ne so, mozzo di una qualche impresa transoceanica.
Anche pirata, ma di quelli che hanno entrambi gli occhi, entrambe le gambe, e non parlano coi pappagalli. E che soprattutto non sotterrano tesori per non andare mai più a ricercarli.

La costa europea iniziava a confondersi come una sottile nebbiolina.
Girarsi indietro, voltarsi verso il passato è sempre come fissare il mondo attraverso una sottile foschia. Ci si addentra facendo strada con le mani tra i ricordi, quelli ben lucidi e definiti, quelli stravolti da mimiche di pensiero, quelli fatti propri ma in realtà inventati. Un viandante che non sappia girare nuovamente le spalle e guardare avanti rimane fisso a scordare il futuro per rimirare il passato, finendo per chiedersi dove si sia volatilizzato.

Mi girai in avanti e osservai l'immensa ed oscura luminosità del mare. Mi chiedevo tra me e me come mai facesse quell'anziano capitano, o pilota che fosse, quello che stava al timone, insomma, a sapere la rotta. Come si fa, mi chiedevo, in tanto "nulla" aperto, tutto identico a se stesso, a decidere che si deve andare di qua o di là. Uno ha una cartina, è ovvio, ma quella è gente che naviga con le stelle, e con lo strascico di sole. E' probabile che a passare una vita intera a mollo si finisca per agitarsi ed irrigidirsi come aghi di bussole con la scelta della rotta giusta.

Alle spalle il passato, davanti a me, un presente, un futuro che in realtà era passato anch'esso. Mi chiedevo dopo tutto questo tempo cosa ne fosse stato degli Stati Uniti. Cosa fosse cambiato, se potessi ancora avere diritto a chiamarli "casa".

Mi guardavo intorno, e osservavo avvolti dal silenzio e da lacere coperte, i visi rischiarati dal tenue sole, di chi la casa l'aveva lasciata sicuro di non farci ritorno. Senza la minima certezza di un lavoro, di un nuovo tetto, di essere accettati.

Siamo nomadi.
L'uomo è animale, ed è animale nomade.
Sfrutta tutte le riserve e materie prime di un luogo per andare poi a sfruttarne un altro ancora. Si copre la testa sotto un tetto, ma per semplice comodità, solo perchè una casa è più accogliente di una grotta. Ma la natura ci ha pensato conformi alle grotte.
Non siamo differenti dalle rondini.
Non siamo differenti dalle berte.
Sapete cosa sono le berte?
Sono uccelli, che vivono nel mediterraneo e nell'atlantico, piuttosto simili ai gabbiani, pesi appena 400 grammi.
Ogni anno compiono un tragitto di 20.000 chilometri, che dalle coste della Gran Bretagna, le porta a sfiorare l'Africa occidentale per poi scendere fino alle coste estreme del Sud America e ritornare alla Gran Bretagna dopo aver attraversato una parte dell'America Meridionale e aver costeggiato molto al largo gli Stati Uniti.
Non credo portino documenti con sè, e temo che non lavorino, in nessuno di questi paesi.




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sabato 15 agosto 2009

Che cos'è l'amor...


Un po' di anni fa, forse troppi, forse troppo pochi.
Terzo piano della merdosissima facoltà di lettere a Firenze.
Eravamo io ed Ale, eravamo saliti fino in cima perchè in quello stabile erano gli unici bagni decenti. Chiamarli bagni è un eufemismo, visto che i cessi, sottolineo cessi, fanno parte di tutto un corredo universitario che risale alla invasione napoleonica dell'Italia.

Con un po' di fortuna nella facoltà di lettere a Firenze si studia sullo stesso banco di Carducci.

Ce ne vuole molta meno per assistere ad una lezione accanto ad un uomo palesemente ubriaco che parla dei suoi maiali, delle sue pecore e delle giraffe che, pare, accudisce.
Almeno era quello che amava ripetere. Arrivava sbronzo a mezza mattinata e stava in cortile. Appena sentiva parlare di un animale interrompeva dicendo "Cani? io c'ho tre cani..." e partiva a raccontare. La gente iniziò a parlare di giraffe e il tutto divenne comico.
Probabile che si sia ammoscato della comicità perchè iniziò a seguire le lezioni di cinema. La più memorabile fu quella che finì con lui ed il professore esimio che si abbracciavano tra gli applausi degli astanti.

Ci vuole ancora meno fortuna per comprare una bicicletta appena rubata a una ventina di euro o qualche pasticca a non so quale costo, ma questa è un'altra storia.

Quel giorno eravamo al terzo piano della marciscente sede di lettere a Firenze, io entro in bagno, lui no.
Esco dopo aver fatto i miei doveri e lo trovo con espressione ebete, dell'innamorato perso, a rimirare qualcosa alla finestra. Considerando che eravamo al terzo piano e che tutto ciò che si poteva vedere erano tetti su tetti, rimasi perplesso.
Gli andai vicino e lo scossi chiedendogli cosa cazzo avesse da essere rapito, con fare serio, per svegliarlo.

Lui assunse una postura e uno sguardo meditativo da "Buddha che consola e spiega" e con fare zen mi indicò il tetto davanti.

"Vedi?"
vedevo due piccioni
"Lei è la femmina e lui il maschio"
"Come cazzo fai a dirlo?" voglio dire, eravamo entrambi studenti di storia dell'arte. Per quanto lui fosse quasi bocciato a un esame perchè in una miniatura non sapeva riconoscere la razza di un uccello (memoria che diverte a tutt'oggi le nostre cene), non pensavo fosse diventato un etologo
"Vedi..." e di nuovo il suadente tono di voce zen "inizialmente era lui che le andava intorno. La corteggiava di continuo, faceva pressing. E lei via, scappava, cambiava tetto. E lui dietro. E lei via. Poi a un certo punto lui si è rotto i coglioni. E' volato su un altro tetto. E lei gli è andata dietro..."
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venerdì 14 agosto 2009

Il 14 di agosto fa molto caldo, e lo si vede da ciò che accade

SFOLLATO DELL'AQUILA CHIEDE ALLOGGIO A VILLA CERTOSA PESCARA - Tra le domande per la sistemazione in alloggi provvisori presentate dai terremotati aquilani, ve n'é una che indica come destinazione villa Certosa o palazzo Grazioli, residenze del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. La richiesta - inviata alla protezione civile e al Comune dell'Aquila - è di Antonio Bernardini, la cui casa, nella zona rossa del centro storico dell'Aquila, è inagibile. Nel tipo di sistemazione preferita, alla voce "alloggi in affitto" a penna é stato aggiunto "se possibile, a villa Certosa oppure a palazzo Grazioli".

"Non si tratta di una provocazione - ha detto all'Ansa il terremotato aquilano - ma di una richiesta legittima basata sulle dichiarazioni del presidente il quale aveva pubblicamente promesso che avrebbe ospitato nelle sue case alcuni terremotati. In questo modo avrei anche l'occasione di essergli utile con consigli basati sulla mia esperienza di terremotato prima in auto, poi in tenda e infine in due alberghi, e di profondo conoscitore della città".

(fonte: Ansa)


E tutto questo è bellissimo.
C'è una cosa che differenzia gli italiani dal resto del mondo. Siamo lobotomizzati come tutti gli altri popoli e forse molto di più, ma proprio non riusciamo a perdere di vista il senso dell'umorismo e il saper guardare al proprio guadagno.

Siamo la nazione dell'inciucio, non a caso.

E' così caldo che le api non riescono a volare.
E' umido, troppo umido e troppo caldo per poter volare di fiore in fiore. E allora, dicono, si riposano. Per cui non schiacciatele credendole agonizzanti.
Seguite i consigli e dategli un energy drink.

Ma non finisce qui.
E' così caldo che non riesco a scrivere qualcosa di intelligente.
Per cui non mi rimane che segnalarvi ancora una volta Altr@giornata, invitarvi ad iscrivervi al gruppo su Facebook, e ad aderire, portando qualcosa su questo sito, che sia un commento, una mail (a riccardotronci@hotmail.it), un video, una foto, quello che volete.

Beh, è troppo caldo, prendetevela con comodo, rilassatevi ed evitate le corse...



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mercoledì 12 agosto 2009

Obama, la sanità e il socialismo



Spero siate riusciti a capire l'intero messaggio, per la sua forza, coerenza, tese a rassicurare gli scettici ed infuocare gli speranzosi.

Il fatto è sulla bocca di tutti negli States: Obama vuole dare una copertura assicurativa alla totalità degli americani, anche a quei pulciosi tirchi dei non abbienti.
E, giustamente, non sono pochi ad essere terrorizzati dal fatto che un uomo povero possa addirittura curarsi in un ospedale, senza pagare.
Come dicono i repubblicani, è puro socialismo, non "essere umani".
Per "essere umani" hanno fatto notare, si intende portare a zonzo la democrazia nel mondo.

Ma tralasciando la satira, si approda ad un confronto con la realtà nostrana.
C'è tutto in queste parole: un progetto, una idea, un ideale, la coerenza col programma, una retorica studiatissima (chi rimane rigido al suo ricordo della madre che lotta contro il cancro e l'assicurazione che le nega la copertura medica! E' come dire: ehi, sono uno di voi), tutta la voglia di fare e più che una persona si può aspettare dal suo presidente.

Nessuna velina. Solo lui, la sua voce, e noi, dall'altra parte dello schermo.

Nessuna battuta a sfondo sessuale.

Nessuna infamata a un qualsivoglia giornalista.

Nessuna querela a passanti per caso.

Nessuna foto incriminante.

Inizio a rimpiangere Giorgio Dabliù, ma non perchè mi piacesse, solo perchè con lui a capo di uno dei paesi più importanti al mondo, riuscivo a comprendere Berlusconi a capo di questa piccola penisola. Se un idiota governa il paese che controlla il mondo, perchè una mini penisola dovrebbe essere retta da Einstein?

Rientrava tutto in una ottica di coerenza mondiale.

Obama inizia ad essere frustrante. Ma non per gli americani, per gli italiani.

Sperando in una Altr@giornata...
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martedì 11 agosto 2009

Frattini: l'Italia è in guerra



"Serve un nuovo codice specifico per le missioni internazionali"
Roma, 11 ago. (Apcom) - Dopo il ministro della Difesa Ignazio La Russa, anche il ministro degli Esteri Franco Frattini afferma la necessità di un codice militare specifico per le missioni internazionali dei soldati italiani, adesso sottoposti al codice militare di pace e non a quello di guerra. "Togliamo il velo dell'ipocrisia", dice Frattini in una intervista al Corriere della Sera. "Ragioniamo su un mondo che 35, 40 anni fa, o 61 anni fa quando è entrata in vigore la nostra Costituzione, non era neanche immaginabile". "Parlare di una situazione di pace" in Afghanistan, aggiunge il titolare della Farnesina, "è come nascondersi dietro un dito". (da Apcom)

Non nascondiamoci dietro un dito, allora.

Siamo in guerra.

Siamo in guerra contro legittimi rappresentanti di un governo (i talebani), come fa notare anche una persona ben lontana dall'essere pacifista, il generale Fabio Mini:

"I talebani non sono semplici terroristi. O meglio non sono soltanto questo: sono anche i rappresentanti del governo legittimo dell'Afghanistan precedente alla guerra. In linea teorica, la loro legittimità sull'Afghanistan si esaurisce con la debellatio, cioè con la loro sconfitta, con la fine della guerra e con l'instaurazione di un nuovo governo legittimo. Ma se gli americani continuano la guerra contro di loro significa che la debellatio non è stata completata, che il governo è un fantoccio degli occupanti e che in sostanza i talebani continuano a combattere giuridicamente in nome di uno Stato che non ha firmato alcuna resa e che non ha cessato di rivendicare la propria sovranità contro l'occupante di turno" (da peacereporter)

In pratica i famosi quattordici punti di Wilson del 1918, riguardanti l'autodeterminazione dei popoli continuano ad essere futuristici nel 2009.



Capito?
Tutto da riscrivere, allora.

Tutto da riscrivere partendo dall'articolo 11 della nostra costituzione in cui si recita:
"L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo."

Dobbiamo riscriverlo, perchè non è vero: l'Italia non ripudia la guerra se gli americani decidono che la debellatio non è completa. Basterebbe cambiare qualche parolina e il tutto verrebbe da sè.


Visto che ci siamo potremo introdurre anche un articolo della costituzione che preveda il razzismo, che va tanto di moda, e uno che inciti alla vittoria mutilata del 1918 e all'annessione della Dalmazia, nonchè della totalità dell'Istria.
Visto che si deve fare la guerra, visto che la debellatio non è completa, debelliamo per benino.
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lunedì 10 agosto 2009

3000 aquiloni, 430 morti in tre giorni, 1855 feriti...



Questi aquiloni mi hanno commosso, quando li ho visti la prima volta solcare le onde del cielo.
Ho pensato che è possibile essere bambini anche in Palestina,
ho pensato che è possibile anche in Palestina raccogliere i pensieri e farli volare in cielo, con le proprie speranze.

Questi bambini con i loro tremila acquiloni sono entrati nel guinnes dei primati, ed in questo c'è una certa dose di ironia della sorte, uno scenario da bon ton di programma occidentale.

Da settimana scorsa i cuccioli d'uomo di Gaza city sono primatisti mondiali nel Guinness Dei Primati,e quindi assurti agli onori dell'attenzione mediatica, non perché durante 3 giorni di bombardamenti 430 di loro sono stati uccisi e 1.855 sono rimasti feriti. Non per la più alta densità di bambini intrappolati in una minuscola Striscia di terra. Non per gli elevatissimi tassi di malnutrizione (a Gaza, un bambino su 10 è affetto da deperimento di anemia, uno su 2 è affetto da anemia,1 su 3 da ritardi della crescita e il 75% dei bambini sotto i 5 anni soffre di carenze di vitamina A) Primatisti a Gaza non perchè la maggioranza dei bambini muore nel primo mese di vita poiché nati prematuramente o con peso insufficiente alla nascita, a causa della mancanza di medicinali, attrezzature e assistenza appropriata (TUTTI DATI UNICEF), come risultato della criminale poltiche di assedio e occupazione israeliane. Ma primatisti per essere riusciti a far volare contemporaneamente tremila aquiloni oltre il filo spinato e le torri dei cecchini al confine che li osservavano.
(da guerrilla radio)

Chi scrive il pezzo in corsivo è Vik, e molti di voi lo conosceranno. Per chi non lo conoscesse, basti sapere che è un uomo che vive la Palestina sulla pelle ogni giorno, come volontario, come aiuto umanitario, con tutto ciò che comporta.

Non posso pensare di fermare la guerra da un pc.
Tuttavia posso ribadire lo stesso concetto di un bel po' di post a oggi: ogni volta che compriamo, decidiamo se sfruttare o meno. Quello stesso bambino di Gaza potrebbe crescere in maniera differente se il consumo fosse decisamente spostato verso i beni equi e solidali.
E' il concetto che sta alla base del mercato equo e solidale, e gioco forza, di Altr@giornata.

Per cui vi presento alcuni produttori della Palestina:


Tutti i produttori della Palestina

PARC - Palestinian Agriculture Relief Committees

HOLY LAND HANDICRAFT

ASSOCIATION OF WOMEN'S ACTION FOR TRAINING AND REHABILITATION (AOWA)

(Attualmente gran parte dei territori sono compresi nello stato di Israele, mentre alcune aree ( Striscia di Gaza e West Bank ) sono poste sotto il controllo dell’Autorità Nazionale Palestinese. Oggi la situazione economica della Palestina si può definire come economia di dipendenza. Infatti sopravvive grazie ad aiuti dall’estero. In complesso il 64% della popolazione vive sotto la soglia minima di povertà, il 44% riceve donazioni sotto forma di cibo mentre il 30% sotto forma di denaro. Povertà e tasso di disoccupazione sono in continuo aumento, secondo un report delle NU sono aumentate del 67% e del 40% rispettivamente nel 2006. Studi della FAO indicano come il 50 % dei palestinesi non riesce a supplire ai bisogni quotidiani di cibo se non riceve aiuti.)
(da altromercato)

Vi riporto in particolare informazioni riguardo alla prima, PARC:



PARC è stata fondata nel 1983 da un gruppo di agronomi, come risposta al deterioramento dell’attività agricola nella valle del Giordano e nella West Bank, occupate dall’esercito israeliano. Gli agronomi si rivolgevano agli agricoltori poveri e marginalizzati dell’area, offrendo loro la propria consulenza professionale. Lo sforzo del primo gruppo di volontari si sviluppò rapidamente, diventando un’organizzazione stabile, che crebbe a sua volta negli anni aumentando e differenziando le attività.
Dopo i primi contatti con il commercio equo e solidale ed alcune esportazioni di prova, la vendita nel Fair Trade da parte di PARC è cresciuta costantemente negli anni, trainata principalmente dalle esportazioni di cous-cous.

Tra i prodotti delle cooperative sostenute da PARC, acquistati da Ctm altromercato, vi sono il cous-cous, le mandorle, l'olio d'oliva e i datteri al naturale. Tutti i prodotti di PARC sono tipici della cultura palestinese, della quale fanno parte da lungo tempo. Sono anche prodotti profondamente legati alla terra dove vengono coltivati: ad esempio la produzione di cous-cous è diffusa nella Striscia di Gaza e l’area di Gerico è votata alla coltivazione delle palme da dattero.

PARC ha inoltre attivato una campagna Emergenza Gaza, che possiamo sostenere (vedi qui)


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domenica 9 agosto 2009

I genitori e la rete

Ansa

(ANSA) - ROMA, 9 AGO - I figli accusano:i genitori nel loro tempo libero passano troppe ore in Internet: lo rivela un'indagine dell'Osservatorio dei minori. 500 ragazzi fra 14-17 anni puntano il dito sulla qualita' del rapporto tra genitori e figli nel tempo libero.Il 67% dichiara che i genitori navigano mediamente 4 ore al giorno quando sono a casa.Per il 56% sono i padri a eccedere nell'uso del web.Il 33% individua nei social network (skype, facebook) la fonte della passione internettiana genitoriale. (da yahoo notizie)

I tempi cambiano e se prima si usciva per comprare le sigarette e tornare dopo innumerevoli gotti e discussioni frenetiche su politica e campionato, ad oggi si resta in casa, magari si appesta le stanze con qualche sigaretta ed ugualmente non si cacano di striscio i figli.


I tempi cambiano, visto che la mia generazione ha avuto a disposizione i primissimi computer e genitori che non ci capivano nulla, avendo quindi anche il vantaggio di poterne usufruire senza alcun limite, visto che tanto loro non li avrebbero dovuti usare.

Pensiamoci su. Una persona in media lavora dalle 7 alle 8 ore il giorno, quando non ha fatto amicizia con gli straordinari (sottopagati, ovvio). Quindi, diciamo, lavorerà dalle 9 di mattina alle 13.00 per rientrare alle 15,00 e finire definitivamente alle 18,00 o alle 19,00. Considerando che dalle 20,00 alle 21,00 si mangia assieme tutti a tavola, ciò significa che dalle 21 in poi, cioè l'angolo di tempo libero in casa, viene dedicato a internet.

Quindi: casa, lavoro, internet e via dicendo. Che equivale quasi a morte.

Se volete additare i genitori fatelo, non avete torto. Ma credo che il problema non sia loro, credo che gli orari lavorativi ed i ritmi lavorativi riescano ad estraneare un uomo dalla sua sfera personale, che in un qualche modo, che sia in rete o al bar, lui/lei sente di dover recuperare.

Si parla di interessi in condivisione (blog e vari) o di chiacchierare con gli amici (facebook e skype), di tutto ciòc he fa in un modo o nell'altro parte della vita. Certo che non ne devono risentire i figli (e lì è l'errore), ma è ovvio che in una società che cerca di standardizzare e sfruttare l'uomo, questo cerchi qualche via di uscita e di scampo.

Torna alla mente il famoso slogan lavorare meno, lavorare tutti, che per inciso, condivido.

La società va cambiata e dobbiamo farlo agendo proprio secondo le sue tattiche, trovando punti di forza nei suoi stessi punti di forza. L'esempio che da un mesetto vi propongo è: la società ci considera solo clineti, consumatori, masse stupide di compratori? Bene, compriamo in maniera intelligente e sovvertiamo il meccanismo, spostando così il mercato e le sue regole; migliorando la società.



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