martedì 30 giugno 2009

Senza parole, di nuovo.




Negli ultimi 4 anni solo in Canada sono stati uccisi un milione e mezzo di cuccioli di foca. Nel 2006, i cacciatori hanno ammazzato 325mila foche (il numero corrisponde alla “quota annuale di prelievo” stabilita dal Governo): il 95% aveva meno di tre mesi di età.
Secondo la legislazione canadese, le foche sono protette soltanto fino al loro 12° giorno di vita, da quel momento in poi sono considerate animali “indipendenti” e cacciabili.
Riflettete un secondo, prima di continuare a leggere: il dodicesimo giorno. (fonte: Lav)

Pensate alla vostra vita, pensate a un bambino, pensate a cosa sono dodici giorni.

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Una vita (?)


Non credo possa essere minimamente concepibile l'idea di uccidere e fermare la vita di un cucciolo, di qualsiasi specie si tratti, ma decidere a tavolino, con una legge, che un cucciolo dopo appena dodici giorni può essere già ucciso è allucinante.


I dodici giorni non sono un tempo stabilito in base a considerazioni biologiche, ma in base al semplice fatto che dopo il cucciolo di foca tenderebbe a perdere il caratteristico manto completamente bianco. Un tempo economico, commerciale, non biologico e nemmeno di necessità.

Ovviamente non c'è mai fine alla crudeltà e al cinismo, e visto che la pelliccia deve essere integra per gli scopi commerciali, buona parte dei cuccioli di foc
a, dopo essere stati arpionati e trascinati sulle lastre di ghiaccio, vengono scuoiati vivi.

Dodici giorni risultano un tempo ancora più assurdo se pensate che la foca della groenlandia raggiunge la maturità sessuale intorno ai sei anni, e che ha una vita media di trenta.
Ovviamente se nessuno la caccia.


Ogni madre dà alla luce un solo cucciolo e dopo dodici giorni di allattamento e svezzamento si ritira per accoppiarsi con i maschi adulti. E' questo il momento in cui i cacciatori canadesi agiscono.
Ma non è finita. Lo stesso gruppo di foche dopo l'accoppiamento migrerà in Groenlandia. E qui subirà un altro attacco di caccia.
In Groenlandia si uccidono all'anno circa 130.000 esemplari di foca.


Le foche vengono uccise per la pelle, che viene usata per le pelliccie e per le coperte, per l'olio, che viene usato nella ristorazione e nei cibi per animali domestici, il grasso, usato per ammorbidire le calzature in pelle, per gli organi genitali maschili, considerati afrodisiaci.

L'Europa, con forte impegno della Lav e delle altre organizzazioni a tutela degli animali, ha iniziato da qualche anno un cammino verso la messa al bando dell'uso dei prodotti provenienti da questi stermini.
Ecco il percorso attuale, così come lo riporta la Lav:

Passi avanti in Italia
Il 2006 è stato l’anno dell’approvazione del Decreto del Ministero delle Attività Produttive e del Tesoro che ha bandito l’importazione delle pelli e derivati di foca nel nostro Paese. La LAV chiede di trasformare questo decreto in legge, affinché il nostro paese non sia mai più complice di questa barbarie.

Il 15 marzo 2007 il Senato ha approvato una mozione in cui, tra le altre cose, si impegna il Governo a vietare l’importazione e la commercializzazione dei prodotti derivanti dalla caccia alle foche.

Il 21 dicembre 2007 la Commissione Territorio e ambiente del Senato ha approvato in sede deliberante ed all'unanimità il disegno di legge proposto dalla LAV e firmato da maggioranza ed opposizione. La fine della legislatura non ha consentito l'approvazione definitiva del testo alla Camera. Il testo è stato ripresentato con la nuova legislatura e il nostro lavoro sarà ottenere una nuova e definitiva approvazione di questa legge di civiltà per gli animali.

Il 17 giugno 2008, il testo approvato nel dicembre scorso viene ripresentato nella nuova Legislatura come Disegno di Legge, n.740, Saia e altri, e assegnato alla Commissione Ambiente. E’ in attesa di essere messo all’Ordine del Giorno.

La manifestazione di Bruxelles
Il 1° luglio 2008, la LAV partecipa, insieme alla maggiori associazioni animaliste a livello mondiale, alla grande manifestazione davanti alla Sede della Commissione Europea per sostenere e sollecitare la Commissione a predisporre l’annunciata proposta di bando definitivo al commercio di pelli e altri prodotti derivati di foca.

Si procede speditamente
Approvazione all'unanimità, nel dicembre 2008, del disegno di legge proposto dalla LAV, in Commissione Territorio e ambiente del Senato. Ricalendarizzazione, a febbraio, del DDL 740, per trasformare in legge, rafforzare e sanzionare il Decreto ministeriale.

Una vittoria memorabile: 5 maggio 2009
Il Parlamento europeo approva con 550 voti a favore, 49 contrari e 41 astenuti, l’adozione di un bando a tutti gli scambi commerciali di prodotti derivati da foche, all'interno del territorio dell'Unione Europea, ad eccezione di quelli frutto della caccia tradizionale degli Inuit, o svolta ai fini della gestione sostenibile delle risorse marine. Gli Stati membri dell’Unione europea dovranno definire le sanzioni per chi viola tale divieto.


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domenica 28 giugno 2009

Quem é você? Corrida # 38

L'unico racconto pubblicato a puntate sulla rete che è un po' come la vita: si sa quando e come inizia, ma non si sa mai bene dove vada a finire.

per chi si fosse perso qualcosa, eccovi la puntata precedente

.38

A passo lento, come di animale in fuga, a passo lento, come di sentinella, procedevamo facendoci largo nella macchia di vegetazione.
Alcuni uccelli notturni si muovevano sopra le nostre teste e facevano aumentare i nostri battiti cardiaci.
Essere scoperti è un secondo.
Basta un errore, basta un rumore di troppo, anche un piede messo nel posto sbagliato, basta una parola, una occhiata disattenta, o anche solo un pizzico di sfortuna.
L'adrenalina alle stelle, tenevamo i sensi allerta, pronti a scappare, a correre, urlando se necessario, o a batterci. A seconda di quello che la pressione sanguigna ed i neuroni avrebbero scelto in un lampo di secondo.

Una gazzella nella giungla non sa di essere osservata, conosce il vocabolario della fuga, ma pur tenendo i sensi allerta se ne sta lì buona, a bere, fino a che può. Non fa attenzione ai propri passi, si limita a scappare appena noti un pericolo.
Un uomo che sa di essere inseguito è molto più che un animale in fuga, e per questo può anche essere più pericoloso, più testardo, meno ragionevole.

Un passo.
Ancora un passo.

Un passo.
Ancora un passo.

Le mie ginocchia scricchiolavano con cadenza regolare, vittime di una costante lacerazione data dalla lentezza dei movimenti. Avevo paura che perfino quello potesse essere un rumore udibile a distanza.
Ma peggio del rumore è la puzza.
Le bestie in fuga puzzano.
Non c'è niente da fare, quando uno gioca a guardie e ladri, prima o poi viene scoperto.
E' la legge del leone che nei documentari ghermisce la gazzella.

Un passo.
E ancora un altro passo.

Alcuni cespugli scricchiolavano sotto i nostri piedi, e ad ogni scricchiolio sentivo una ferita aprirsi nella schiena, una vampata di calore e un forte aumento della sudorazione.
Tutto quello aveva un nome: paura.
Non sono mai stato un eroe, il fatto che mi ritrovassi tra i partigiani era uasi un paradosso, e lo sapete, non avevo scelto, mi ci ero ritrovato. Il che è quasi ridicolo. Ma non mi lamentavo, come al solito stavo dove il destino mi poneva, disposto a dare il mio meglio in quella situazione.
Ma questa considerazione non deve farvi pensare che sarei stato bene anche nell'esercito franchista, o in quello della guardia nazionale portoghese, visto che senza saperlo avevamo attraversato il confine, avevo i miei valori etici, come tutti. Quasi tutti.

Un passo.
Un altro passo, lentamente, silenziosi, uno dopo l'altro.

Il mare e la spiaggia di ciottoli si facevano intravedere, sembrava che la vegetazione si aprisse, come un sipario, pronto ad annunciare il mare. Da qualche passo ormai non eravamo più costretti ad usare le braccia per farsi largo tra i cespugli, ma continuavamo a tenerle in avanti, come per equilibrio, come per paura di cadere.
Ci guardammo, in un secondo di sosta, come per scrutarci le spalle, come per sondare le profondità dei nostri occhi.
Poi Felipe riprese la lenta marcia di osservazione.

Un passo.
Un altro passo.

La spiaggia era vicinissima e sorridevo dentro di me, convinto di tornare indietro a portare una buona notizia, sorridevo alla fine di questa camminata di agonia, brindavo pensando a uanto ci si senta molto più sicuri in gruppo.
Un uomo da solo non è nulla, è proprio vero. Talvolta è degno di atti eroici, certo, ma nella maggioranza dei casi vale appena come pannolino per cacarsi addosso.

Un passo.
Un passo ancora.

Un fascio di luce.
Quem é você?
Erga a parte de trás e dar, lentamente.
Não tente fazer os heróis que caso contrário os fazem saltar as tripas.


(Chi siete?
Alzate le spalle e voltatevi, lentamente.
Non cercate di fare gli eroi, che altrimenti vi faccio saltare le budella.
)

Erano portoghesi.


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sabato 27 giugno 2009

"Se uno scopa bene, governa bene. (...) Berlusconi rappresenta l'italiano scopante" (Vittorio Sgarbi)



Passa qualche ora e puntuale arriva la smentita-supercazzola:
"Non ho detto che volevo chiudere la bocca a qualcuno (...)Il mio è soltanto un invito alla prudenza, parlo in termini di buon senso e non certo di affermazioni autoritarie. C'è differenza tra fare un titolo a tutta pagina o farlo nelle pagine economiche." (da il Messaggero)

Il non plus ultra delle supercazzole berlusconiane arriva con la seconda precisazione:
"Non ho mai detto di non dare pubblicità ai giornali dell'opposizione». «Non penso affatto che il mio invito agli imprenditori a non dare pubblicità ai giornali che diffondono pessimismo c'entri qualcosa con il conflitto d'interesse» ha detto Berlusconi - Non ho mai detto di non dare pubblicità ai giornali dell'opposizione, ho detto solo agli imprenditori di non darla contro il loro interesse, e questo credo sia ragionevole." (da il Messaggero)
Vi prego di rileggervi questo recente articolo e trarre le vostre conclusioni.

Per tenermi alla pari ed in forma nei diverbi verbali aggiungo semplicemente un bel Tarapia tapioco, come se fossi Antani, volevo dire solo due parole come vicesindaco, sbiriguda ispettore tombale.

Alea iacta est, il dado è tratto, ed io ho le mie conclusioni.

a) Berlusconi in realtà non esiste, sono una decina di sosia che vagano a giro per il mondo combinandone di cotte e di crude, e smentendosi l'un 'altro. Uno è porco, un altro crede di essere l'incarnazione divina in terra, un altro si sente un abile politico, un altro recita malori e via dicendo.

b) Berlusconi ha 73 anni. La demenza senile può attaccare una persona dai 65 in poi. Leggiamo insieme un estratto, una definizione di cosa sia la demenza senile per vedere se i epzzi del puzzle combaciano:
Si parla di demenza senile quando si ha una perdita di memoria collegata alla perdita di capacità cognitiva che portano al peggioramento dei rapporti sociali. (da Medicline)

Sulla perdita di memoria non c'è alcun dubbio: dice una cosa e un'ora dopo sostiene di non averla mai detta. Anche per quanto riguarda il peggioramento dei rapporti sociali non ho alcun dubbio (divorzio in corso, frequenti litigi con colleghi di partito, risse verbali con giornalisti, tendenza alla maialite acuta). La perdita di capacità cognitiva è, temo, un dato di fatto.

c) Berlusconi in realtà è un alieno. Di notte va a giro per il mondo con la sua astronave e disegna i crop circle. Attende il 2012, anno profetizzato anche dai Maya, per portare tutta la sua gente su di un pianeta designato, dove vivranno di lusso e agiatezza per sempre.
Ma questo spiegherebbe poche cose.

d) "La gnocca è ricostituente, se uno scopa bene, governa bene. Non vedo perchè Berlusconi neghi."
Non lo dico io, lo dice Sgarbi.
Ascoltatelo, ascoltatelo.





Quale accendiamo?
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venerdì 26 giugno 2009

sQuotiamole. sQuotiamoci.



Carissimi amici,
nel momento in cui vi sto scrivendo soffia un lieve venticello, sento i miei vicini di casa parlare nei loro piccoli giardini, prendere fresco e godersi la vita nella sua pienezza. Nella sua calma. Ho molte cose da dirvi in questa lettera e spero non vi annoierò, vi auguro ad ogni modo di arrivare indenni alla fine, magari con un parere da lasciare su questo muro di casa, che è ormai anche casa vostra. Qui si può scrivere sui muri, certo. Magari sperando che un archeologo ritrovi i nostri graffiti tra un millennio. E non solo. Si può anche calpestare il verde per godere dell'erba sotto i piedi.

Ma al di là di questo abbiamo imparato in questi giorni e settimane, a credere l'un l'altro, a credere che un mondo diverso sia possibile, un mondo dove non ci sia discriminazione, di razza o sesso. Molte le opinini e le idee, le più disparate.
Nel mio ultimo intervento vi annunciavo la partecipazione della onorevole Anna Paola Concia, e lanciavo un sassolino, una sfida: perchè non lottare per avere delle quote di rappresentanza in politica come nelle cariche dirigenziali-amministrative del 50%.
Una donna ogni uomo e viceversa.

Pia di Good Valley applaude all'idea, e propone un brindisi:
Penso che toccare il fondo etico-socio-politico come sta accadendo sia un'occasione per darsi un "colpo di reni" e rimettersi in rotta per risalire, riemergere e quindi fare qualcosa.
Sono d'accordo con la tua proposta, non per eccesso di femminismo, ma per una questione di applicazione della parità.

Michele, carissimo amico e abile dissertatore di appunti, dice la sua rispolverando alcune considerazioni e la teoria personale del "paritarismo":
La soluzione non e', secondo me, il “femminismo”, ma la soluzione e' il “paritarismo” cioe' il credere che gli uomini e le donne debbano avere pari opportunita'.
bisognerebbe istituire “quote rosa” e “quote azzurre” del 33,3% (ovvero di 1/3) in tutti i lavori, eccetto quelli poco gratificanti e tipicamente maschili (come il muratore) o femminili (i lavori di cura)
Lo stesso Michele ci dice di come abbia ricevuto critiche proprio per quel suo "tipicamente" e ne riporta la riflessione.


Sr solleva il calice e con aria introspettiva sospira (sto esagerando? ;) e dice:
Per me non dovrebbero esistere nemmeno queste discussioni. Dovrebbe essere la normalità che le donne abbiano accesso alla rappresentenza.
O mi sbaglio?
Non sbagli, carissimo, il problema è che il mondo non gira come vorremmo. Diciamo che ha un asse un po' troppo inclinato e che noi, forse, possiamo spostarlo un pochetto.

Donatella
sembra un po' sovrappensiero, ma in realtà sta solo per lanciare il suo abituale sassolino e contribuire:
Io personalmente non sono molto convinta delle quote rosa, 30 o 50 % che siano..ma se a queste venissero affiancati dei criteri puramente meritocratici allora forse potrebbero essere utilizzate, almeno per brevi periodi. Inserire il concetto di merito nella politica potrebbe essere un valido strumento per svecchiare lo zoccolo duro dei partiti e nello stesso tempo agevolare l'inserimento delle donne ? Beh, ho lanciato un sasso..
E' un sasso, carissima Donatella, che è difficile da lanciare. Qual è il criterio meritocratico? Come si riesce ad usare la meritocrazia in Italia? Perchè con una vera meritocrazia, che non lascia spazio alla corruzione e ai giochi massonici degli inciuci, avremmo risolto il problema...
Però, se hai qualche idea, spiegala meglio, noi restiamo in ascolto...

Lascio la tavola, per andare in giro a raccogliere alcune opinioni e dati di fatto.
E' un dato di fatto, ad esempio, che le donne siano più presenti nel nord Europa, e che questo sia avanti a noi di un secolo. Pensate che la Danimarca ha una rappresentanza femminile nelle amministrazioni e nel parlamento maggiore della nostra senza aver introdotto quote rosa. Nella Scandinavia il discorso è simile: esistono quote rosa ma esclusivamente all'interno degli statuti dei partiti (non di tutti), con un risultato ovviamente "più paritario" del nostro.

Emma Bonino nel 2005 diceva che le quote rosa sono ridicole, uno strumento da Afghanistan, da situazione di emergenza. L'esperienza degli stessi radicali, che nel 1976 candidarono come capolista esclusivamente donne, racconta che "fu difficilissimo non dover ricorrere a certe signorine che non avevano requisiti politici, o di intelligenza, difetti che si riscontrano naturalmente anche tra le donne, oltre che tra gli uomini".
Le quote, quasi sopportabili all'interno dei partiti, ma non all'interno della costituzione, non risolvono nulla, perchè non cambiano il fatto che a scegliere le "elette" siano maschi capipartito, o dirigenti d'area, uomini insomma. O almeno così dice lei.

Fatto sta che uno studio di appena due mesi fa condotto da Cittalia Fondazione Anci ricerche, ha messo in chiara luce le sensazioni diffuse delle donne:
"Si sentono svantaggiate, escluse dalla politica e dalle opportunità professionali e sociali riservate agli uomini, e per questo invocano le quote rosa."
Vi consiglio di seguire il link e leggervi i dati, molto interessanti, di cui vi riporto esclusivamente questi:
"Tutti gli intervistati sono comunque concordi nel ritenere che il basso numero delle elette in Italia sia principalmente dovuto alle resistenze degli uomini e ai meccanismi di cooptazione, che limitano la presenza femminile nelle liste elettorali. Le donne sono critiche anche sull'attività del proprio comune nella promozione delle pari opportunità: per il 77% del campione le iniziative avviate sono state poco o per niente efficaci nel favorire le pari opportunità e la conciliazione dei tempi casa-lavoro. Anche il giudizio delle donne sui servizi comunali offerti è insufficiente: per il 58% i servizi offerti non raggiungono la sufficienza, mentre solo l'8% li ritiene eccellenti."




Concludo informandovi che la mia idea del 50% e 50% non è una novità: sono venuto a conoscenza che la Udi (Unione Donne in Italia) da ben tre anni sbandiera i due numeri come unica soluzione per la parità totale. Se navigate all'interno del loro sito troverete molte buone idee e ragioni per condividere il loro punto di vista.

Io approvo e non critico, mi associo ma volo più basso, tenendo saldi nella mano i due numeri, pensando a una canzone di Gaber.



"Secondo me la donna e l'uomo sono destinati a rimanere assolutamente differenti. E contrariamente a molti io credo che sia necessario mantenerle se non addirittura esaltarle queste differenze. Perchè è proprio da questo scontro-incontro tra un uomo e una donna che si muove l'universo intero. All'universo non gliene importa niente dei popoli, delle nazioni. L'universo sa soltanto che senza due corpi differenti e due pensieri differenti non c'è futuro".

(G.Gaber da "Un'idiozia conquistata a fatica")

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giovedì 25 giugno 2009

Tarapia tapioco, prematurata la supercazzola o scherziamo?



Prego?
No, mi permetta. No, io; eh scusi noi siamo in quattro. Come se fosse Antani anche per lei soltanto in due, oppure in quattro anche scribai con cofandina; come antifurto, per esempio
.

Non servono molte parole per dirlo: siamo un paese affetto da supercazzola.
I fatti ci travolgono, innumerevoli eventi di ogni tipo e spessore investono la figura del nostro primo ministro, e la gente è disposta a credere ai suoi "non è vero, la stampa si inventa tutto" e via dicendo.
Ci crede perchè non ha voglia di riflettere, perchè semplicemente si affida, perchè Berlusconi sembra essere un irresistibile mago della supercazzola.
L'unica pesona che è riuscita a licenziare Enzo Biagi per poi dire che "voleva la liquidazione".

Viene da chiedersi cosa avrebbe potuto fare Tognazzi in politica se solo avesse voluto.


L'Espresso è da oggi la nuova mela marcia in Italia; prima ci si vantava di non leggere repubblica, mentre oggi si critica chi paga la pubblicità du quel giornale.

"Non tengono vergogna. Non posso che ribadire che è masochista chi dà pubblicità a media che a furia di parlare di crisi diventano essi stessi fattori di crisi", ha detto Berlusconi che è anche tramite la sua holding di famiglia Fininvest il principale azionista della società editoriale Mondadori (Reuters)



E' bene ricordare alle scimmiette nonvedononparlononsento italiane che il premier possiede una caterva di mezzi di informazione, che ovviamente seguono le sue disposizioni. Il problema non è solo questo conflitto di interessi annale e mai risolto (grazie D'Alema, grazie Prodi), il problema è che il bavaglio verrà presto fatto indossare anche a tutta la rete.

il cosiddetto pacchetto sicurezza (disegno di legge 733), tra gli altri provvedimenti, con un emendamento del senatore Gianpiero D'Alia (UDC), è stato introdotto l'articolo 50-bis, "Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet". Il testo la prossima settimana approderà alla Camera. E nel testo approdato alla Camera l'articolo è diventato il nr. 60. In pratica se un qualunque cittadino che magari scrive un blog dovesse invitare a disobbedire a una legge che ritiene ingiusta, i provider dovranno bloccarlo. Questo provvedimento può obbligare i provider a oscurare un sito ovunque si trovi, anche se all'estero.

In due parole: si getta fango sui concorrenti della carta stampata, si limita l'accesso alle informazioni proibendo la pubblicazione delle intercettazioni e si minaccia di chiudere qualsiasi blog che parli di una legge come ingiusta.

Quindi, se questo blog riparlerà in futuro dell'ingiustizia e dell'inciviltà della legge Bossi-Fini, delle attuali ripercussioni sul piano internazionale, delle politiche sprovvedute e assurde contro l'immigrazione, magari sollevando il dubbio della validità di tali imprese, come già fatto, il blog verrebbe insindacabilmente chiuso e si correrebbero rischi di penali e notti al fresco per istigazione a delinquere e via dicendo.

Guai a parlare in futuro del lodo Alfano, o meglio, guai a parlarne male.
Finiremo, con ogni buona probabilità, a non poter nemmeno nominare il premier e i suoi soci nei blog, così da doverli chiamare con appellativi come Topolino, Paperino e Paperoga.
In tal caso mi adeguo e firmo questo articolo sotto falso nome: Eta Beta.
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domenica 21 giugno 2009

Un 50% che sa di dignità

Carissimi amici,

stavolta voglio riprendere la parola alla tavola, dopo un po' di silenzio meditativo, per citare una frase:

"Tutti noi oggi siamo chiamati ad alzarci, a conoscere la nostra altezza misurandola con il metro dei diritti civili"


E' la frase che capeggia appena sotto il titolo del blog di Anna Paola Concia, deputata Pd.
Vi chiederete il perchè io la citi, ed è molto semplice.
Avevo scritto riguardo alla nostra discussione, alla nostra tavola di chi vuole "cambiare il mondo", a tutte le deputate, di destra e sinistra, senza alcuna distinzione, affinchè qualcuna decidesse di accettare lo scambio di idee, il confronto, e l'impegno a portare avanti uno slancio riformista riguardo alla figura femminile nel mondo del lavoro e della politica.

Ebbene, l'unica che ha risposto è stata proprio Anna Paola Concia, dicendosi "disponibile a qualsiasi confronto ed impegno".
Colgo l'occasione per ringraziarla, e se voi stessi lo volete fare, vi lascio il suo indirizzo e-mail:

concia_a@camera.it

Riprendendo da dove avevamo lasciato, parlavamo delle quote rosa. Praticamente tutti voi avete parlato all'unisono, dicendo che sono uno strumento da considerare di transizione, quasi denigratorio, che non avrebbe senso di esistere se aleggiasse almeno una parvenza di rispetto del mondo femminile.
Vero.
Ma "avrebbe" è la parola giusta (il condizionale, questo sconosciuto per alcuni nostri eletti), visto che il rispetto sembra mancare totalmente.


Vi porto un altro esempio, andiamo a fare un giro a Molfetta.
Siamo nel 2008, viene eletto il sindaco, tale Antonio Azzolini, del Pdl, il quale dimostra immediatamente un progetto lungimirante nominando tra le file degli assessorati esclusivamente uomini. Questo nonostante esista una norma statale che garant
isce nelle giunte la presenza di entrambi i sessi, e nonostante un articolo dello statuto comunale che sottolinea la medesima presa di posizione.
Fortuna vuole che a Molfetta sia attiva una consulta femminile, che ha agito immediatamente investendo tutte le proprie forze in una denuncia al Tar, che è stata ovviamente accolta.



Da Molfetta salto e vi porto per mano in Europa, dove la norma comunitaria continua a fare progetti e tabelle di marcia. Un obiettivo che si deve raggiungere per il 2010, si legge, è la partecipazione nei posti di responsabilità di ricerca delle amministrazioni pubbliche femminile in percentuale non inferiore al 25%.

Il 25% non sembra una percentuale incoraggiante. Un quarto.

Secono Eurispes, in base ad uno studio targato 2007, le amministrazioni pubbliche in Italia avrebbero uan forte componente femminile in tutti i settori, tranne che nei posti di dirigenza.
"La pubblica amministrazione è donna ma ha poche dirigenti. Secondo la ricerca Eurispes, sono circa 1.872.000 le donne impiegate negli apparati delle Amministrazioni centrali, locali e previdenziali con un'incidenza del 52,7% sul totale dei dipendenti. Nell'insieme le donne rappresentano più della metà dei lavoratori pubblici e caratterizzano il settore con un alto tasso di femminilizzazione rispetto al privato. Le donne sono poche nelle Forze armate (0,31%) mentre la scuola, specialmente quella elementare, materna e gli asili nido, è il comparto con la più alta percentuale di personale femminile (76,17%). Si registra, inoltre, una sostanziale parità tra maschi e femmine nel personale della Presidenza del Consiglio (50,93% maschi e 49,07% femmine) e dei Ministeri-Agenzie (49,90% e 50,10%). Infine, anche se inferiore al 40%, è significativa la presenza della componente femminile nella Magistratura (37,64%), nella carriera Diplomatica e Prefettizia (34,16%) e negli Enti di ricerca (39,90%). Solo in 4 comparti su 14 la percentuale di donne è superiore a quella maschile. Ma la situazione cambia drasticamente per il ruoli dirigenziali dove la percentuale femminile crolla al 27,02%."

il 27% resta un numero simbolicamente molto vicino a quel "quarto" di cui sopra. Significa che in una riunione dei quadri generali di una amministrazione comunale avremo tre uomini per ogni donna, almeno in media. Ovvero una voce contro tre, o un voto contro tre.
Questo non significa che la voce femminile debba per forza essere contrastata da quella maschile e viceversa, ma è innegabile che proporrebbe visioni differenti, che, in misura di uno a tre, non possono nemmeno uscire dalla stanza in cui vengono delineate.



Il 2006 ha visto approvare una legge che impone alle liste elettorali di candidare una donna ogni tre uomini:

Il disegno di legge n. 3660 voleva garantire e rendere effettiva un’adeguata rappresentazione delle donne nella composizione delle liste elettorali della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica.

Quando si parla di quote rosa si parla quindi del numero di candidati di sesso femminile che dovrebbero essere inserite, quindi candidate, nelle liste elettorali valide per le elezioni. Il testo della legge approvato dal Consiglio dei Ministri prevedeva che nelle liste elettorali sia candidata una donna ogni tre uomini, in particolare "nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura superiore ai due terzi del totale dei candidati" come si legge nel ddl n. 3051 presentato il 19 luglio 2004. (fonte: Intrage)

Come sopra, una contro tre.

Sono dell'opinione che forzare le donne a partecipare alla vita politica o a coprire cariche amministrative, solo perchè "così vuole la legge" non possa portare ad altro che a soggetti come Carfagna e simili.
Tuttavia non è detto che il sistema delle quote rosa rappresenti una forzatura.
Le donne, probabilmente, senza uno stralcio di legge non avrebbero nemmeno questa rappresentanza minoritaria.
Lancio un'idea: e se combattessimo per portare le percentuali ad un dignitosissimo cinquanta e cinquanta? Una donna ogni uomo.

Come al solito, a voi la voce, io mi limito ad offrirvi un buon caffè ;)

Riciard
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Rocco Siffredi: Silvio sta rovinando il mercato del porno

Rocco Siffredi: l'industria del settore "dovrà fare qualcosa al più presto, non so bene cosa, ma se non si pone rimedio al più presto si muore"

Perchè comprare un film, un video dal contenuto pornografico quando su internet circola molto materiale gratuito?

Questa sembrerebbe essere la domanda alla base della crisi del mondo pornografico; stando alle ricerche riportate da Ansa:
In Italia, secondo i dati Nielsen Online gli utenti sono 6 milioni 250 mila con un'ora e 27 di visione. 71% maschi, 29% donne: l'età più interessata è tra i 35-49 anni (rappresentano il 35,5%) ma anche dai 25 ai 34 anni. Utenti decisamente (il 78%) acculturati (il 50% ha almeno il diploma di scuola superiore) e in maggioranza studenti e impiegati

Sempre in Italia, stando a 28 giornali esteri, alcune registrazioni audio, altre interrogazioni da parte della guardia di finanza e una bella carrellata di foto, c'è chi questa crisi la causa con un'altra domanda:
Perchè comprare materiale pornografico quando posso comprare le donne dei "giornalini"?


Il pensiero che più mi attanaglia in queste ore è che tutto questo casino (mai parola fu più adatta) è emblematico di questo paese.

Barack Obama ha compiuto il suo cammino fino alla presidenza grazie a internet, a un piano lungimirante di marcia dentro e fuori la rete.

In Iran l'azione rivoluzionaria viene spiegata e seguita tramite Twitter.

In Italia pochissima gente usa internet e ancora meno lo usa per informarsi.
Lo usa, appunto, per vedere o scaricare materiale pornografico. Questo rende possibile, grazie non dimentichiamolo alla potenza di sei televisioni, che Berlusconi rimanga a galla nonostante tutti gli scandali. Dico tutti, dalle accuse di corruzione agli scandali sexy.

Ma c'è un altro pensiero, una analogia, se volete.
Strano che il cavaliere sia arrivato al tramonto nello stesso momento del porno, non credete?
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sabato 20 giugno 2009

Un milione di posti di lavoro. IN MENO



"La crisi non è finita, ma il peggio è alle spalle" diceva meno di due mesi fa il nostro premier.
La colpa, diceva, è della sinistra, "che continua a cantare la canzone del pessimismo e lo fa da ottobre, secondo me ha pesanti responsabilità".

Ora, non dico che avesse torto. Solo che Bankitalia non dice proprio la stessa cosa.

Le previsioni di Bankitalia sul Pil per il 2009 sono nere: -2,6%. E si parla di ottimismo in questo dato. La ripresa comincerà, dicono, dal prossimo anno con uno 0,5% positivo. Chiamala ripresa.
La cassa integrazione inizia ad assurgere a nuova qualifica lavorativa: rispetto al 2009 sono aumentati i casi di cassa integrazione del 550%.
Si parla di almeno cinquecentomila posti di lavoro in meno nel 2009.
C'è chi parla addirittura di un milione di posti di lavoro in meno nel 2010.

Quelli che Berlusconi voleva creare, ironia della sorte.



Ma la crisi è alle spalle.
Lo dimostra un fatto di due giorni fa, accaduto a Pistoia.

Un operaio della Mas, terza realtà pistoiese per quantità di posti di lavoro, fabbrica prossima alla chiusura, ha deciso di cospargersi di benzina e minacciare di darsi fuoco.
Ha parlato esclusivamente con l'assessore alle politiche sociali, ed è poi stato portato in ospedale dalle forze dell'ordine.

Visco sostiene che fino a che non ci siamo trovati davanti alla crisi vera e propria, fino a che essa non è stata manifesta, non è stato possibile approntare misure di intervento.
Un po' come per il terremoto in Abruzzo, fino a che non cade tutto non si può fare nulla.
Prima attendiamo, osserviamo quanto sta in piedi.

In realtà, là dove ai sindacati (Cgil), è stato dato modo di interpretare la situazione e fare da tramite tra azienda e dipendenti si sono trovate soluzioni differenti, senza ridimensionamenti del personale o altro:
"Un esempio molto bello è quello della Geal di Agliana, in cui è stato recentemente sottoscritto un contratto di solidarietà per due anni. Nessun licenziamento, ma riduzione di orario a tutti, salvaguardia della professionalità e salario quasi intero, perchè il meccanismo fa scattare l'integrazione del 60% a carico dell'Inps, cui si aggiunge il 20% della regione Toscana garantito sulla base delgli accordi sugli ammortizzatori sociali." dichiara daniele Quiriconi, della Cgil Pistoia.
Il contratto di solidarietà ha il merito di avere un risultato straordinario: "risparmio immediato per l'azienda senza riduzione del personale".

Se gli si chiede perchè sia difficile attuarlo, risponde che le aziende solitamente mirano a tagliare i posti di lavoro. Ne è un esempio la Radici Fil.

Tuttavia, come dice il premier: "è solo una crisi psicologica".
Vero, sempre che in quel frangente stesse parlando di se stesso.
Probabile che quando la gente avrà fame sosterrà che è solo fame psicologica.
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mercoledì 17 giugno 2009

Obama schiaccia una mosca. Gli italiani in coro: Venga a Porta a Porta



La frase di inizio del video è
"The most persistent fly i ever seen"
No, non stanno parlando di Berlusconi.

Come molti di voi è da prima della sua elezione, proprio durante la campagna, che ho iniziato ad ammirare quest'uomo. Così denso di nuovi valori, concetti, di parole che la gente aveva bisogno di ascoltare.
E poi è abbronzato.

Probabilmente è stato sopravvalutato, c'è chi giura di avergli visto fare miracoli con un cilindro in mano e non è credibile, ovvio.
C'è anche chi giura di averlo visto duplicare pane e pesci al desco quotidiano della Casa Bianca, ma nemmeno questo è verosimile.
Non ci aspettiamo miracoli, ecco.

Tuttavia per questo popolo italico sarebbe già una benedizione averlo nel salotto (a)politico della sera: Porta a Porta.
Il perchè lo spiega il video sopra, un uomo così avrebbe il coraggio di schiacciare anche Vespa, con una bel rovescio di mano.
Se volete, è un gesto simbolico, di ribellione e libertà.

Certo, non un gesto animalista, ma è giusto per tenere a debita distanza i nemici, fargli capire con chi hanno a che fare: un uomo che non esita a schiacciare un essere che vive razzolando nella merda, è capace di tutto.

Ma, visto che Obama non presenzierà mai ad alcuna intervista a Porta a Porta,
visto che è fin troppo chiaro che la questione dei rifiuti riguarderà sempre di più tutti noi, e che nessuno ce li leverà di torno,
visto che qualcuno tra di noi prima o poi potrebbe anche finirci a Porta Porta (se c'è la Zanicchi, voglio dire),
visto che nemmeno il maestro Miaghi (Miyagi)ci finirà,
beh ecco, visto tutto questo, credo sia doveroso incominciare ad allenarsi.
Con le bacchette.


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martedì 16 giugno 2009

Fahrenheit 451



Lasciate che la musica vi avvolga e cominciate a leggere.



" (...) Più sport per ognuno, spirito di gruppo, divertimento, svago, distrazioni, e tu così non pensi, no? Organizzare, riorganizzare, superorganizzare. super-super-sport! Più vignette umoristiche, più fumetti nei libri! Più illustrazioni ovunque! La gente assimila sempre meno. Tutti sono sempre più impazienti, più agitati e irrequieti. Le autostrade e le altre strade di ogni genere sono affollate di gente che va un po' dappertutto, ovunque, ed è come se non andasse in nessun posto. I profughi della benzina, gli erranti del motore a scoppio. Le città si trasformano in auto-alberghi ambulanti, la gente sempre più dedita al nomadismo va di località in località, seguendo il corso delle maree lunari, passando la notte nella camera dove sei stato tu oggi e io la notte passata.
(...)

Consideriamo ora le minoranze in seno alla nostra civiltà. Più numerosa la popolazione, maggiori le minoranze. Non pestate i piedi ai cinofili, ai maniaci dei gatti, ai medici, agli avvocati, ai mercanti, ai pezzi grossi, ai mormoni, ai battisti, unitarii, cinesi della seconda generazione, oriundi svedesi, italiani, tedeschi, nativi del Texas brooklyniani, irlandesi, oriundi dell'Oregon o del Messico. I personaggi di questo libro, di questa commedia, di questo programma della tv non rappresentano il benchè minimo riferimento o allusione a reali pittori, cartografi, meccanici di qualsiasi città o paese. Più vasto il mercato, meno le controversie che ti conviene comporre, ricordalo! Tutte le minoranze, fino alle infime, vanno tenute bene, col loro bagnetto ogni mattina. Scrittori, la mente pullulante di pensieri malvagi, chiudono a chiave le loro macchine da scrivere. Tuttp questo è avvenuto! Le riviste periodiche divennero un gradevole miscuglio di tapioca alla vaniglia. I libri, così i critici, quei maledetti snob, avevano proclamato, erano acqua sporca da sguatteri. Nessuna meraviglia che i libri non si vendessero più, dicevano i critici; ma il publbico, che sapeva ciò che voleva, con una felice diversione lasciò sopravvivere i libri e periodici a fumetti. Oltre alle riviste erotiche a tre dimensioni ovviamente.
(...)


Non è stato il governo a decidere: non ci sono stati in origine editti, manifesti, censure, no! ma la tecnologia, lo sfruttamento delle masse e la pressione delle minoranze hanno raggiunto lo scopo, grazie a Dio! Oggi, grazie a loro, tu puoi vivere sereno e contento per ventiquattr'ore al giorno, hai il permesso di leggere i fumetti, tutte le nostre care e vecchie confessioni con i bollettini e i periodici commerciali."

Tratto da Ray bradbury, Fahrenheit 451, anno di prima pubblicazione: 1951

A voi le considerazioni.

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lunedì 15 giugno 2009

"Non siamo fascisti, siamo patrioti, italiani, nazionalisti, ci ispiriamo a Cavour, a Garibaldi e a sua eccellenza Silvio Berlusconi"



Spero che abbiate visto tutto il filmato, perchè è di indiscutibile valore comico. Una grottesca interpretazione degna del dieci e lode più brillante mai riservato ad un capocomico.
Forse supera anche quel capocomico. Specie quando lo chiama l'eccelso.

Se non avete idea di cosa sia la Guardia Nazionale Italiana, leggete qui...

Qualche piccola informazione storica per il signor Saya, che di storia sembra proprio diguino:

Garibaldi non era "nazionalista", patriota indubbiamente.
Garibaldi era proiettato in una dimensione differente, quasi socialista, che vedeva la libertà come valore fondamentale, e lui stesso si vedeva investito della missione di liberare i popoli dalle oppressioni. Era, se non lo sapesse, una maestro massone, quando la massoneria era tutt'altra cosa che un gioco mafioso di potere.

Il fatto che si chiamasse "eroe dei due mondi" fa capire molte cose.
Il secondo mondo, signor Saya, era il Sud America. Quel posto popolato da quella gente che lei manderebbe via a calci in culo per la sicurezza italiana, proprio loro.

Garibaldi organizzò un corpo militare per liberare le genti del regno delle due Sicilie, e dotò tutti i volontari di una divisa. Si ricorda di che colore era la camicia? Rosso, appunto. Le dice nulla?

Il fatto che Ernesto Che Guevara ambisse come "missione" della propria vita ad essere "un piccolo Garibaldi", la dice altrettanto lunga, non crede?

Un'altra cosa molto importante è che Garibaldi si ritrovò a lottare con i contadini del Sud, e sa perchè? Perchè aveva promesso la redistribuzione delle terre, ma non era riuscito ad organizzarla velocemente. La redistribuzione delle terre. Non le dice nulla nemmeno questo?


Adesso una "chicca" tutta per lei, carissimo signor Saya:
i patrioti, come lei ben saprà, sono coloro che si dimostrano orgogliosi di appartenere ad una certa nazione, ad un popolo, alla propria tradizione e cultura. Senza ledere né offendere la cultura storica degli altri popoli.

essere nazionalista, e mi scusi per queste sottigliezze, ma sa, io storia l'ho studiata, storiograficamente ha tutt'altro significato.
"Si può parlare di nazionalismo per le dottrine ed i movimenti che sostengono l'affermazione, l'esaltazione ed il potenziamento della nazione intesa come collettività omogenea, ritenuta depositaria di valori tradizionali tipici ed esclusivi, del patrimonio culturale e spirituale nazionale, sebbene questa definizione non sia univoca." (da Wikipedia)

Per concludere avrei una domanda.
Le vostre uniformi si presentavano molto SS, camicia color caki, pantalone nero, fascia con segni esoterici etc. Perchè avete cambiato il colore della camicia? Perchè a mostrare quelle belle divise non ci sono più le immagini "peculiari" di prima, ma una donna militare e un poliziotto canadese?
Vorrete dirmi forse che l'abito non fa il fascista?

No ma certo, lo abbiamo capito, lei non è fascista, è nazionalista, patriottico, italiano, devoto a Garibaldi e all'eccelso Berlusconi e chi più ne ha più ne metta.
Un po' come se un vegetariano andasse alla sagra della bistecca.
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venerdì 12 giugno 2009

Gheddafi è un dittatore, punto e a capo.




Il Tg1 delle 13.30 si conferma un tg satirico nel pieno delle aspettative esordendo con un servizio sul soggiorno romano di Gheddafi annunciato dalle parole:

"Con la sinistra a governare l'Italia la fortuna delle vostre imprese sarebbe minore. Finchè è Berlusconi a governare siete fortunati. Queste le parole di Gheddafi che si è rivolto ai seicento imprenditori italiani ed ha ricevuto un forte applauso".

Il fatto non è che queste parole non sono state pronunciate.
Il problema non sussiste nemmeno nel fatto che l'applauso ci sia stato.

Il problema sta nel fatto che il Tg1 continua a fare finta di informare donando in realtà piccole pillole da ingoiare, senza spunti di riflessione, senza porre interrogativi, senza addentrarsi nelle questioni. Mancanza di tempo, si capisce, ma non è comprensibile il netto taglio dato alle notizie.

Si può raccontare una notizia dicendo che "oggi dodici giugno il settantenne Egisto Valori è caduto dalle scale fratturandosi una costola" oppure, con la sola spesa di qualche parola in più, indirizzando sulla "strada giusta" le persone sostenendo che "è probabilmente colpa dei comunisti se Egisto Valori si è fratturato una costola cadendo dalle scale. Il leader libico Gheddafi è accorso in suo aiuto tra gli applausi della folla estasiata. Un bambino si è commosso davanti al viso sorridente di Berlusconi, mentre un cane ha iniziato a parlare dicendo: non molli presidente!"

Il Tg1 delle 20.00 scavalca quello delle 13.30 e offre un breve spazio alle opposizioni.
O meglio, alla opposizione. Casini. Qualcuno dovrebbe spiegarmi perchè alla fine di una "notizia" sul ritardo di Gheddafi, Pierferdy faccia un monologo da campagna elettorale.
E' forse il nuovo opinionista del Tg1?
Preferivo Benjamin. Almeno conciliava il sonno.

E allora proviamo ad andare oltre noi.
Iniziando, magari, da una foto: La Sapienza blindata dalla celere, a dimostrazione che esistono anche le proteste, anche se non se ne parla:



Con buona grazia e silenzio (come mai?) di Calderoli, Gheddafi è islamico, e quando salì al potere con un golpe dell'esercito, fece ristabilire la Sharia, ovvero la legge islamica.
Eppure non ho visto nessuno andare a giro con i maiali a Roma.

Vero è che la politica di Gheddafi si è spostata lentamente nel tempo di baricentro, dal 1990 a oggi, forse anche grazie all'aiuto e alle spifferate dell'amico Bettino Craxi, oppure merito dell'esordio con la maglia del Perugia, del suo terzo figlio nel campionato italiano, se ricordate bene.
Anni fa voleva addirittura candidarsi al ruolo di presidente della repubblica italiana, non si sa come, non si capisce il perchè.

Tipo strano questo Gheddafi, islamico e nemico degli Usa fino a un paio di decenni fa, ad oggi amicissimo di Berlusconi. Ed è un amore a prima vista, tanto che l'Italia vorrebbe addirittura conferirgli una laurea ad honoris causa. Quale onore, mi chiedo?

Vediamo le cose come stanno, mettiamo le carte in tavola.
Gheddafi è un dittatore.


Contro i dittatori, ci insegnano gli usa di Bush e le operazioni di pace italiane, si usano gli apache, i bombardamenti aerei delle bombe intelligenti, le cluster bombs e chi più ne ha più ne metta.
Ma se di mezzo ci sono i soldi, gli investimenti all'estero degli industriali no, si arriva perfino a voler dare una laurea ad honoris causa.

A nessuno viene in mente che i talebani hanno lo stesso diritto di governare il proprio paese che ha Gheddafi.
Saddam Hussein aveva lo stesso diritto.
Un diritto nullo, se si crede nella democrazia.

Eppure, questo signore che assomiglia vagamente a Claudio Gentile (nazionale 1982), prende applausi ovunque vada, parla addirittura di rivoluzione rosa, di potere alle donne.
Ovvio che non ha sentito parlare del Berlusconi teen's gate, di Noemi e dell'harem berlusconiano.



Tornando a noi, che ad una futura rivoluzione rosa crediamo davvero, il qui presente Riciard, dittatore democratico di questo blog, si è preso il permesso di scrivere a tutte le deputate italiane, chiedendo confronto e sostegno sugli argomenti di abituale discussione alla tavola del dopocena. Ovvero quote rosa, inserimento della figura femminile sul lavoro, maternità etc.
Ad oggi nessuna risposta, ma non mancherò di comunicarvene le eventuali.

Il problema, però, è che statisticamente è dimostrato che il 63% dell'elettorato forma la propria opinione di voto grazie alla televisione. E fino a che sarà così le nostre, su internet, saranno solo chiacchiere.
O forse no.
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giovedì 11 giugno 2009

Avanguardisti, Corrida #37

L'unico racconto pubblicato a puntate sulla rete che è un po' come la vita: si sa quando e come inizia, ma non si sa mai bene dove vada a finire.

per chi si fosse perso qualcosa, eccovi la puntata precedente

.37

Le canoe non erano ben nascoste, a un qualsiasi viaggiatore che passasse vicino avrebbero dato sicuramente nell'occhio, ma la fretta era padrona dei secondi, bisognava agire all'immediato ritorno dei due giovani che erano andati a fare un sopralluogo.
Eravamo molto tesi, pronti a scattare, sensa sapere se aspettarci il sibilo di uno sparo o semplicemente un via libera per rimetterci in marcia.
A quel tempo Quarteira era un piccolo porto, e la presenza di grandi piantagioni tutt'attorno ci offriva la possibilità di scomparire nel nulla, vanificando qualsiasi tentativo dell'esercito. A meno che non avessero previsto anche questa evenienza, cosa che non era assolutamente considerata nel piano di azione.

Le due avanguardie tornarono e facendo cenno di via libera iniziarono a trarre dal nascondiglio di sabbia e foglie le due canoe. Le manovre non erano facili ed avrebbero richiesto un po' di tempo; per questo uno dei due uomini che sulle canoe non remavano stava con il binocolo, a guardare intorno senza sosta.

Ci mettemmo in marcia, in due squadre, ognuno sostenendo il proprio pezzo di canoa su di una spalla, con una andatura lenta, ma costante.
Il clima caldo ed afoso non favoriva le nostyre manovre, ma non era possibile tornare indietro o fermarsi, era necessario agire.

In quanto a me, semplicemente non pensavo. L'idea di fare parte di uno scelto gruppo di partigiani non mi dispiaceva, ma era il fatto di aver ritrovato Felipe, salvo, ad avermi fatto rimanere senza alcun dubbio. Nei riguardi di Ramon le cose si complicavano, non sarebbe stato facile fargli avere nostre informazioni, ma ci avremo provato.

Lasciandoci dietro le spalle la spiaggia ci incamminammo verso nord, addentrandoci in una fitta pineta. Da lì tagliammo in direzione Lagos, facendo attenzione a tenere a distanza la strada principale che vigilava su tutta la costa, ritrovandoci a mietere campi di grano con i nostri passi.
Stavamo lasciando ampie impronte del nostro passaggio, ma la speranza era di riuscire a riprendere il mare prima di essere scoperti.

Felipe non parlava, il suo silenzio sembrava l'unica medicina per un padre che ha perso una figlia.
Silenzio, resistenza civile, alcool e tabacco.
Le sue dita erano ingiallite nei dintorni dei polpastrelli ed in ogni attimo di pausa si fermava per assaporare una sigaretta, come se dovesse respirare, riprendere fiato. Si vedeva che aveva affidato alla nicotina la totalità del peso della sua esistenza.
Io provavo a girargli intorno, a sorridergli, buttavo mezze frasi, ma non riuscivo a trascinarlo via dalla sua silenziosa e desolata palude interiore. Magari riuscivo a strappargli una qualsiasi esclamazione, una risata o un tiro di sigaretta, giusto per condividere qualcosa, ma quel Felipe che animava le serate attorno al fuoco sembrava scomparso.
In una nuvola di fumo.

Facevamo brevissime soste, di un minuto appena, per cambiarsi di posto: le due file che si formavano all'esterno della canoa si scambiavano per dare riposo alla spalla. Poi il cammino riprendeva, e con esso il silenzio e il timore dei sibili vicini.
Camminammo fino a un piccolo torrente, che tagliava di netto i campi, probabilmente usato come fonte di irrigazione. Ci lavammo e concedemmo un minimo di tempo alla testa per schiarirsi le idee. Stava avvicinandosi il tramonto e il mare era abbastanza vicino da tentare la fortuna.
Un piccolo gruppo si era riunito per discutere e decidere sul da farsi, la voce di uno, il più vecchio a giudicare dalla barba, si impose, scendere a mare, disse, adesso! Lo disse con tono fermo, da leader e nessuno si sentì in grado di considerare una differente soluzione.

Vennero nominate due avanguardie, che percorressero l'argine del fiume, per fermarsi e tornare indietro a segnalare un possibile caso di pericolo.
Il vecchio indicò me e Felipe.

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mercoledì 10 giugno 2009

Una giornata qualunque nella ridente repubblica



Una giornata come un'altra nella ridente repubblica italiana.

Un dittatore africano viene ricevuto con tutti gli onori nella ridente repubblica, il clima è disteso e i fan di Papi inneggeranno ancora di più al Nobel per la Pace. Io continuo a sostenere quello a Totti per la letteratura.

Un altro uomo chiede al parlamento come mai una proposta di legge recante la firma certificata di 350.000 italiani non è stata ancora discussa, nonostante sia stata depositata da due anni.
E' normale, nella ridente repubblica.

Nel frattempo che quell'uomo parla ai deputati, questi ultimi si indignano e decidono con una legge a puntino di chiudere la bocca a tutta la stampa limitando l'uso e la pubblicazione delle intercettazioni.

In compenso i pregiudicati, gli accusati di collusione con la mafia, i prescritti, sono tutti seduti in parlamento.
Questo ed altro nella ridente repubblica.

Buonanotte a tutti coloro che dormono sonni tranquilli.


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martedì 9 giugno 2009

Chi vuole cambiare il mondo alzi la mano


Carissimi amici,

ripensando al risultato elettorale, che si sia di destra o di sinistra, un dato appare lampante: quando no c'è forzature dei colossi partitici che richiamano al voto utile, la gente si esprime confidando nelle proprie idee, non tappandosi il naso in vista del "meno peggio".
Senza citare la Lega, che deve i suoi voti anche ad azioni di governo oltre che ad agitazione popolare, la sinistra prende più del 6% dei voti, il doppio delle scorse politiche. L'Udc si alza di un punto percentuale e l'Italia dei valori, forse anche per meriti propri, si innalza di svariati punti percentuali.

Prendiamolo come un buon segnale, una buona occasione.
Non siamo i soli a credere ancora in qualcosa.


Riprendiamo da dove avevamo lasciato, ovvero la questione della figura femminile all'interno del mondo del lavoro. Siamo partiti dal tema della maternità, e magari ci torneremo sopra, ma sembra che tutti voi siate mossi dalla volontà di cambiare tutta la meccanica di inserimento della donna nel mondo del lavoro.
Un progetto ambizioso da cui iniziare, ma indubbiamente utile, insindacabile, forse non procrastinabile.

Vi segnalo un nuovo tassello, proveniente da quello che davvero sembra un altro pianeta (Cronache Marziane):

"La dirigente inizia a spiegare come è composto il suo ufficio. Son Tutte donne. Dal pubblico una domanda "ma perchè solo donne?" Gelo in sala.... Una timida risposta "Mah, è un caso.." una Indicibile realtà: I maschi fanno carriera e cambiano settore. Per le rogne, ci son le donne."

Massimo scrive questo racconto breve di giornata lavorativa e reale, e mette gli accenti sulle i al nostro discorso, come avevano fatto Donatella, Annalisa e Rossaura le volte scorse.

In questi giorni non ho ricevuto vostre proposte o commenti, e vi devo dire che me ne sono rammaricato. E' così bello ogni giorno frequentare un giardino colmo di idee, proposte, spunti da cui ripartire. Tutti insieme sono piante verdissime che non temono di crescere.


Per cui vi chiedo semplicemente se volete qualcos'altro da bere, cosa vi posso offrire; davanti a un buon bicchiere si parla ragionevolmente meglio.
Ma non mi fermo qui.

L'unico metodo che io conosca che prevede un inserimento di una minima percentuale di donne è quello politico delle "quote rosa", meccanismo talvolta usto anche in ambiti di concorsi di studio e simili.
Mi sono sempre chiesto se siano anch'esse forme di discriminazione.
Obbligare le donne a candidarsi non fa sì che chi effettivamente arriva al seggio, alla poltrona, a quello che è, sia meritevole, non è detto. Lo dimostra pienamente la nostra classe politica piena di maschi travestiti da donne.

Il meccanismo delle quote rosa è ritenuto da alcune donne offensivo, come una misura verso una specie rara, in estinzione, ed è un po' l'effetto che fa veramente a me.
Tuttavia mi chiedo quante donne sarebbero presenti in alcuni ambiti se questo metodo non fosse applicato.



Vorrei sapere cosa ne pensate, se credete tale meccanismo giusto, applicabile, o come pensate possibile modificarlo.

Credete che un meccanismo delle quote rosa sia appicabile anche nel mondo del lavoro?
O forse è più plausibile intervenire, quantomeno nel pubblico, nelle commissioni che valutano effetitvamente i candidati, chiedendo una "quota rosa" tra i valutatori?
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lunedì 8 giugno 2009

Ore una cinquantacinque. Diario di bordo elettorale.

Diaro di bordo elettorale, 7 giugno 2009

Ore una e quaranta di notte passate da poco.
Tempo di andare a letto, che domani si lavora, e di trarre le prime considerazioni dui dati che arrivano. Il 26% dei seggi è già stato scrutinato, e si avvicendano le proiezioni ed i dati reali. So già che me li sognerò stanotte, facendone indigestione e prevedendo l'impossibile, in senso pessimistico, chiaramente.

Ammettiamo che i dati reali al 26% e le previsioni, che differiscono dai primi per pochi punti percentuali, siano definitivi.
Alcune riflessioni possiamo già farle.

Innanzitutto il Pd si attesta ad uno zoccolo duro che nessuno prevedeva. Non era prevista crescita, e non c'è stata, ma tutti coloro che avevano prenotato un posto in prima fila per il funerale di Franceschini dovranno chiamare l'amica di Bisio a quel servizio telefonico e farsi segnalare il funerale più vicino.
Ci sono, sembrerebbe, prospettive di ricostruzione.

Il Pdl mostra di essere ancora più forte. In calo, di poco, rispetto alle politiche, ma con una scorza talmente dura da resistere a foto, teen's gate, avvocati corrotti, e quant'altro.
Il Pdl è il partito di Berlusconi, lo usa come sua proprietà privata, e lo dimostra ogni giorno.
Interessante una riflessione sugli elettori del Pdl. All'estero si sosteneva che molti conservatori sarebbero stati a casa scandalizzati dal comportamento di Berlusconi.
In realtà il fatto che il dato cambi di poco, per carità, senza sfondare il 40% come prevedeva il premier, dimostra una di queste due ipotesi:
a) Berlusconi esce pulito da qualsiasi accusa davanti ai suoi elettori b) il Pdl da partito personale di Berlusconi si sta effettivamente trasformando in partito reale, anche di persone, con idee in condivisione. Per cui gli elettori lo votano perchè presente sul territorio e perchè condividono un ideale, non solo il "capo".

Nel secondo caso sarebbe bello capire quale ideale.



Come al solito, ugualmente, entrambi gli schieramenti si sfidano a Porta a Porta sostenendo entrambi la propria vittoria. L'Italia è sempre l'Italia.

Per quanto riguarda il resto della sinistra appare quasi ovvio che tra chi è realmente schierato a sinistra in Italia, scavlcando da quella parte il Pd, molti preferiscono ancora la dietrologia della falce e martello.
In parole povere, c'è un buon 3/4% in Italia a cui piace ancora sentire parlare di Lenin e della sua salma, che il Diliberto vorrebbe portare in Italia.
Non so come vedere il risultato di Vendola e della sua Sinistra e Libertà. Una lista alla prima apparizione che da sola prende di più di La Sinistra L'Arcobaleno, ma che scende di un mezzo punto rispetto ai sondaggi, non arrivando allo sbarramento del 4%.

L'Italia dei valori e la Lega fanno il botto e festeggiano. Da domani avremo un governo ancora più ostaggio della Lega e una opposizione ancora più ostaggio di Di Pietro.
Facile capire il perchè.
Al governo la Lega ha dato fiato a tutti i razzisti che vogliono gli immigrati fuori d'Italia, è stata la vera forza rivoluzionaria al governo, perchè ha proposto leggi quasi inammissibili, ha avuto coraggio, fegato e stupidità.
Putroppo è stata premiata, cosa che mi fa rabbrividire.



L'Italia dei Valori ha semplicemente colpito più forte del Pd contro Berlusconi e il Pdl. C'è una buona parte di italiani che vedono in Di Pietro il campione dell'incorruttibilità, il campione dell'onestà, e per questo ne fanno il campione di una sinistra da rifondare. Senza accorgerso che sbagliano, e non perchè Di Pietro sia corrotto, non ci crederei mai, ma solamente perchè fondamentalmente Di Pietro è di destra sociale, come Borsellino, come Falcone, come Dalla Chiesa e tanti altri.

Tralasciamo l'Udc, per quanto in aumento. Non mi va di parlare di chi dice solo meschinità ed alza la voce in campagna elettorale per mettere poi la coda tra le gambe e dire sempre sì.
Quello non è un partito. E' al massimo un negozio, una agenzia di voto.

Il dato chiaro è che in Italia il maggioritario è inservibile.
Il 15% degli italiani che votano potrebbero tranquillamente starsene a casa, stando così le cose.
Possono sperare in un futuro differente, ma resta il fatto che non avranno rappresentanza nel parlamento europeo.

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domenica 7 giugno 2009

Primo exit poll


Le ore dieci in punto.
Scattano i primissimi exit poll, di cui si può dire tutto tranne che siano in tutto e per tutto attendibili (le scorse elezioni politiche parlano da sole).
Ciò nonostante si può iniziare a ragionare, fare salotto, e discutere su quelle che sono le prime indicazioni.

Se i dati portati dal primo exit pol fossero attinenti al reale avremo questa situazione:


Il Pdl si attesterebbe tra il 39 e il 43%, dato che lo affermerebbe come primo partito, Noemi o non Noemi, hrem o nonharem berlusconiano. MIlls o non Mills. Nemmeno le cannonate.


Il Pd sarebbe tra il 27 e il 31%, un Franceschini salvo, ancora in gara e qualcosa ancora da dire. Forse.


Sinistra e Libertà tra il 1 e il 3%. Sconfitta netta dei progetti alternativi.


Lista comunista
tra il 2 e il 4%. Forse salva. Forse, forse.


L'Udc tra il 3 e il 5%, niente di che


L'Italia dei Valori tra il 5 e l'8% in crescita, probabilmente spostamento di voti da sinistra a Di Pietro. Che non capisco, onestamente.


La Lega tra il 6 e il 10%. No comment.


I Radicali tra 1 e 3%

dati presi da Repubblica

I dati dell'affluenza non mi convincono.
Per quanto si parli di una affluenza più alta rispetto alla media europea, non credo che una percentuale che sfiora o supera di poco il 60% possa realmente esprimere il parere di un popolo.

E questa, probabilmente è la principale indicazione di queste elezioni, la mancanza di voglia di partecipare, la dimissione di coscienza, la volontà di essere comandati o di menefreghismo che si è appropriata di quasi la metà della nostra popolazione.

Inoltre si può tranquillamente sottolineare che gli italiani sono più interessati alle questioni comunali o provinciali che a quelle europee. Vero che il parlamento europeo non legifera, ma temo sia necessario essere europeisti, per guardare al futuro.

Non c'è niente da fare, non credo sia questa la strada da seguire per riaprtire, credere in una società differente, partecipativa e partecipata, o con una sola parola semplicissima: umana.

Io ritorno alla tavola lasciata per godermi questi primi exit pol, a parlare con gli altri,
e voi?
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venerdì 5 giugno 2009

Conato di vomito pre-elettorale


Il giorno prima delle elezioni.

Al contrario di quello che diceva Gaber, domani non sarà sereno, dicono le previsioni del tempo.
Anche il mio gatto prevede qualcosa di strano lavandosi dietro l'orecchio.

Si prevede un astensionismo oltre il 50%, specialmente dove si vota solamente per le Europee.
Alcuni dicono addirittura punte del 65%.

Mi viene il primo conato di vomito e capisco che effettivamente la metà di noi è già pronto per delegare una specie di dittatura, da qualsiasi parte arrivi.

E un sorriso mi solca il viso, mentre cerco di frenare la nausea con pensieri profondi, mi viene, a vedermi dall'esterno, continuare a parlare con voi con la convinzione di poter cambiare le carte, discutendo alla nostra, di tavola.

Un sorriso si appropria del mio volto mentre ascolto mentalmente la frase "Libertà è partecipazione..."
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Io non sono riuscito: Cascate di lampioni

Stanotte by alessandropagni.

Foto e testi di Alessandro Pagni,
(lo trovate anche su Flickr: http://www.flickr.com/photos/alessandropagni/)


Cascate di lampioni

Scrosciano cascate di lampioni che si riversano a valle e inondano la tangenziale, mentre inutilmente lottiamo sui sedili di quest’auto a morsi e graffi, per poi scopare e ridere come adolescenti esaltati dal primo tiro di tabacco e marijuana. Gocciolano i pensieri nella minuscola oasi del tuo ombelico che trabocca e si riversa nell’incavo odoroso delle tue cosce, prima che abbia il tempo di ritrovare i tuoi occhi. Inutile preoccuparsi di questo freddo fuori o del buio che ha coperto la collina, se hai ancora da guardarmi e ridere, se c’è da piangere o annusare, leccare e inghiottire. Sembri identica a me stasera, abbastanza uguale da difendere i miei confini e altrettanto aliena da minacciare di valicarli e farne terra bruciata. Sei un vento di umori nuovi e splendenti, di inquietanti scintillii nel buio di mesi incerti presi disperatamente a morsi, rabbiosamente succhiati fino a farci male. Ma non trattengo più il filo metallico delle ore, strattona come un pesce enorme e senza scampo, e le mani si tagliano in petali di rosa saturi di rabbia.
È di nuovo troppo tardi. Quando davvero troppe cose resterebbero sospese e mai comprese per il difetto della bocca che non sa raccontare i miei pensieri. Vorrei portarti via da quei giorni affilati, trapiantare i tuoi sorrisi in un tempo, che per molto ci siamo negati, come se avesse un senso quell’incerto scivolare continuo di momenti sbagliati, a volte così ingombranti da minacciare ancora con la loro ombra rapace. Mi rincresceva stasera non ho intenzione di arricchire il nostro gioco. Stasera un po’ mi perdo e un po’ ritorno. E mi annoia a morte scoprirmi l’argomento per riempire precoci noie e crisi coniugali altrui, non è lo svago che cercavo. Preferisco di gran lunga scordarmi tutto tra i tuoi seni o annusarti e farmi annusare come due animali. Preferisco assai di più le nostre idee, la folle intesa dei nostri sensi costantemente allerta. La folle voglia di averti sempre. L’atroce pretesa di appartenermi. Una sola volta, di fronte a tutti.



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