
Carissimi amici,
continuando a pensarmi seduto a tavola insieme a voi, a tutti quelli che hanno deciso di fermarsi giusto per assaggiare un bicchiere di grappa e far volare in aria le proprie idee, aspettando che altri arrivino, senza furia, continuo a pensare ad alta voce, a mio agio, a questa tavola.
Vicino a me ha iniziato a parlare Betto, e la sua voce risuona limpida e chiara:
"Ciao Riccardo,
quello che ti scriverò lo scriverò di getto, come se stessimo parlando, sarò un po' rude, ma proprio perché parliamo di una cosa che mi sta molto a cuore: la famiglia. La famiglia si costruisce giorno per giorno, non viene su da sola per magia, ha bisogno di piccoli, insignificanti, minuscoli sacrifici quotidiani, che sia l'uomo che la donna debbono essere pronto a fare. E lo Stato, da questo punto di vista, fa soltanto una cosa: abbandona. La società è spietata e non perdona nulla, la donna in cinta che lavora è, prima di tutto, un problema. Un problema per il datore di lavoro, per i colleghi, per le colleghe. E' una situazione allucinante. E' fuori dal mondo. Ma esiste. La vivo spesso nel mio ambiente, con metà dei colleghi che sono donne, in un ambiente fortemente maschilista. Entra nella pelle, nella testa, nelle abitudini, nelle parole, una sorta di disprezzo per chi aspetta un figlio. "si è fatta mettere in cinta per stare a casa, il lavoro suo lo farò io, ma perché non se ne sta a casa"...problemi di organizzazione del lavoro che non dovrebbero esistere perché basta "inserire" le future mamme o le neo-mamme, con i loro orari e le loro necessità, come normalissimi lavoratori. Ma sottosotto c'è un po' di razzismo, di invidia, di fastidio. E noi saremmo quelli civili. Quelli che, nella realtà, impediscono alle madri di stare a casa con i loro bambini fino ai 3 anni, ma che, al contrario, obblighiamo a tornare a lavorare dopo 6 mesi, altrimenti non si mangia, poi si viene demansionate, e poi non riesce a mandare i bambini al nido perché costa una follia, dai 400 euro in su al mese. E allora avere dei bambini diventa un lusso, e non è possibile in una società che voglia definirsi civile."Credo, quindi, per una volta, di non aver sbagliato piede con cui iniziare a muovermi, il problema della maternità, di come viene vista, sia dalla gente che legalmente, è serio.
E' centrale per ciò che riguarda la crescita degli individui che saranno futuro, è tutto ciò che abbiamo per sperare in un domani differente, la nostra speranza, sì.

Mamo scivola sull'onda degli stessi pensieri, e getta il suo sassolino nella discussione, quasi liberandosi da un peso:
"allungando la mano verso un bicchiere di grappa, pensando ad alta voce, ma con tono sommesso, penso a come azzerare tutto per ricominciare da capo, senza trumi. L'amico seduto al mio fianco, con un sorriso e con una grossa pacca sulla spalla, mi ricorda che una grande occasione l'abbiamo avuta. La "crisi economico-sociale" che pare ci abbia solo sfiorato, non è bastata per farci capire:
- l'importanza di lavorare meno e dedicare più tempo ai nostri cari
- la solidarietà, verso chi non arriva a fine mese, magari invitandolo a mangiare una pizza in compagnia offrendogli la serata
- usare la bicicletta e capire che i SUV non servono a nulla, sono solo dei camion inutili per complessati dal pisello piccolo
- parlare, discutere, partecipare con politici che fanno politica solo per passione senza percepire reddito da parlamentare.
Sono quattro punti importanti, importantissimi.
Io continuo, dal canto mio, a cercare di non correre, di fare piccoli passi, ogni sassolino è importante, ogni traettoria è importante, pur senza perdere di vista la direzione. Il primo punto di Mamo è importantissimo: lavorare meno per dedicare più tempo ai propri cari. E a se stessi, aggiungo io.
Non è futuribile, purtroppo, proporre noi dal basso una riforma del lavoro, così dal nulla, però possiamo iniziare ad elaborare un testo che preveda una maternità differente, un modo più "umano" per la madre di stare vicino al figlio. E anche per il padre, se possibile.
Betto lancia un altro sassolino:
"E per quanto riguarda i padri, oltre a darsi una svegliata e una calmata, debbono capire che nei primi anni con i bambini bisogna rinunciare a tante uscite con gli amici (solidificando così anche il rapporto con la moglie, che altrimenti si sente l'unica che lavora in casa) e costruire delle solide fondamenta per la loro famiglia. E dovrebbero avere non più tempo, ma "miglior" tempo per starsene con i pargoletti. E dopo 8 ore di lavoro non si ha sempre voglia di giocare, vero? Ecco allora sarebbe interessante la possibilità di permessi retribuiti per intero, senza dover rinunciare a nulla per stare in famiglia, ecco, questa si chiama società civile, secondo me."
Molti altri, per mail o sui social network sono intervenuti, e non trascrivo il tutto semplicemente per ragioni di spazio; diciamo che vi ho riportato i due pareri che più si avvicinavano a una politica dei "piccoli passi" senza voler guadagnare all'istante un utopistico orizzonte.
La cosa decisamente bella da notare è che tutti voi avete davvero voglia di cambiare, e questo regala un sorriso, una spinta non indifferente.
Non tutti, quindi, sono depressi da una società disumana.
Dimostriamolo.
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