giovedì 30 aprile 2009

Vignetta Amara (Toglietemi tutto ma non il mio miele)



Ringrazio per la bellissima vignetta il carissimo amico Massimo Marcantoni, detto anche "Il Poeta" su Ok notizie, nonchè l'autore del blog "Le cose da salvare", distillato quotidiano di perle di saggezza e ironia.
Una risata potrebbe anche seppellirci, io dico che ci salverà...

Lo stesso, forse, non si può dire delle api. Si dice che dopo aver fatto una piccola risata si sia più disposti ad accogliere verità anche severe. Per cui, se volete, rileggetevi il mio articolo riguardo alla catastrofe dell'imminente estinzione delle api.
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mercoledì 29 aprile 2009

Marx guardava i treni e fantasticava (Trainspotting)



"Marx passava ore a guardare affascinato i treni. Fantasticava su quella, e su altre invenzioni, come l’elettricità, e su come avrebbero potuto contribuire alla emancipazione del proletariato. «La sinistra è sempre stata progressista e attenta alle innovazioni, anche tecnologiche. Poi, negli ultimi venti o trent’anni si è smarrita. Ed è diventata conservatrice o, nel migliore dei casi, indifferente». A parlare così è Alessandro Bottoni: un pirata. Un pirata comunista e un po’ deluso. No, non ci sono da chiamare i Marine o i caschi blu dell’Onu. Il 48enne consulente informatico di Ferrara è un “pirata digitale”, è segretario del Partito Pirata Italiano ma, soprattutto, è una delle novità della lista elettorale di Sinistra e Libertà per le europee che sarà presentata domani."

Calpestando senza alcuna benevolenza la vecchia candidatura ancora ingombrante, come spazio materiale e non come materia intellettiva, di Adinolfi, rappresentante di se stesso convinto di avere il mondo dietro le spalle, arriviamo alla prima candidatura realmente tecnologica in Italia.

Il tema è quello della pirateria e dei diritti d'autore, tema molto spinoso. Senza pensarci molto sarei pronto a difendere a spada tratta la libertà di pensiero e circolazione dello stesso sotto la forma di cultura in qualsiasi supporto si voglia. Questo in realtà presume però una circolazione eterea, un non supporto, visto che un qualsiasi materiale su cui incidere concetti ha un costo, e la sua distribuzione ne ha uno ancora meno ragionevole.

Per diffondere le proprie idee, le proprie storie, per "lasciare una impronta" di se stessi fino all'alba di internet si doveva mettersi in mostra, farsi notare, trovare qualcuno che credesse nel nostro progetto e decidesse di finanziarlo. Non erano benefattori, semplicemente abili investitori che cercavano galline dalle uova d'oro a cui offrire produzioni in cambio di royalties molto basse (al massimo nel mercato musicale si arriva al 18%).

Poi arriva internet e permette la libera circolazione a costo zero di tutto ciò che è barattabile, dalle immagini ai film, dalla musica ai libri. Qualsiasi cosa, che sia cultura o meno.
Posso sbagliarmi, ma credo che l'unico motivo buono per essere contro questa "libera circolazione" della cultura sia il semplice fatto che gli ideatori non si beccano nemmeno l'ombra di un euro.


A ben guardare, però, a questo ci potrebbero essere molte soluzioni, come hanno saputo dimostrare precorrendo i tempi, i Radiohead, lanciando l'idea del "pay what you want".

Il problema focale, quindi, non è nel diritto d'autore come vorrebbero far credere, è nella major che perdendo i diritti perde i guadagni.
Proprio per questo, sostiene Bottoni, i dirigenti Siae, i discografici, "ci dicono di rendersi conto che una guerra contro il downloading è perdente in partenza. Si tratta di trovare un compromesso buono per tutti".
Salpa un vascello, quindi, diretto a Bruxelles.
Un vascello pirata, che veste una bandiera trasversale, ospitata da Sinistra e libertà.

E per quanto in mezzo a una crisi, colpiti al cuore da un terremoto, avvolti da una spirale assurda di continui licenziamenti e chiusure di negozi, ci possano essere domande più pertinenti, problemi più pressanti ed urgenti, in realtà, chi vive la rete sa benissimo che è ora di regolamentare gli spazi prima che vengano chiusi e sigillati.
Occorre una normativa europea, che garantisca la libertà e il rispetto, una legge che inquadri con i diritti ed i doveri di ognuno, anche nel mondo virtuale, e come redattori servono uomini preparati.


Non ce ne voglia Adinolfi.
Lui può continuare a tirare cazzottini ai punjinball.
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martedì 28 aprile 2009

Siamo alle favole



"il notiziario radiofonico regionale Rai del pomeriggio del 22 aprile ci ha informati che Cinzia Bottene, del movimento "No dal Molin" verrà ricevuta a Washington dal parlamento americano che, prima di decidere sulla questione, desidera ascoltare anche le ragioni del no."
(Luigi Cancrini su L'Unità del 27 aprile)

Un accordo viene preso ormai due legislazioni fa tra Berlusconi e Bush, in clima di guerra santa, contro l'invasione dei fondamentalisti islamici, contro Bin Laden e tutto quanto. Contro quella potentissima organizzazione i cui capi (leggasi Mullah Omar) scappano nel deserto con un sì (leggasi motorino piaggio).

Segue una legislazione di diverso orientamento, ma che in materia non si distingue per differenza, ma per l'assurda conferma dei piani precedenti.
Segue ennesima legislazione identica alla prima citata.

Sorge una domanda.

Se i cittadini non vengono ascoltati in tre legislazioni da due differenti capi di stato e da due differenti premier, da tre differenti parlamenti, se non trovano voce, dico io, chi può ancora parlare di democrazia?

La cosa paradossale, ridicola è che ad ascoltare le proteste dei cittadini non sia il relativo capo di stato, non il relativo premier, bensì il premier del paese che per primo chiese la stesura dell'accordo. In questo preciso caso, leggasi Barack Obama.




Siamo alle favole.

Forse nessuno credeva che i No dal Molin sarebbero andati avanti così tanto, sopportando la gogna mediatica, l'indifferenza mediatica e politica, sopportando i manganelli e le infamate, sopportando chi crede di avere l'obbligo di governare, anche senza il consenso, scordandosi di essere semplicemente simbolo del popolo, e non suo duce.

Tuttavia i No Dal Molin continuano, continua Vicenza, continua la democrazia:



"Il 4 luglio, giornata in cui gli statunitensi festeggiano la propria indipendenza dall'impero britannico, vogliamo decretare la nostra indipendenza dall'impero militare statunitense, liberando la terra dalla presenza di una nuova base di guerra.

Nei tre anni di mobilitazione trascorsi abbiamo imparato che un sol giorno non cambierà le sorti della nostra città; ma sappiamo anche che la strada che abbiamo davanti non può che portarci a nuove sfide: per questo, alla vigilia del vertice del G8 e dell'arrivo in Italia di Obama, chiediamo alle donne e agli uomini che vogliono opporsi alla militarizzazione e alla guerra di tornare nelle strade di Vicenza e iniziare a costruire, dal basso e collettivamente, l'indipendenza dell'Altrocomune, ovvero un territorio libero e inospitale alla presenza militare perché vissuto e realizzato da un arcobaleno di diversità che, nel costruire un mondo di pace, liberano il territorio dalle servitù militari e dalle devastazione ambientale.

4 luglio 2009 a Vicenza, restituiamo il Dal Molin ai cittadini
Indipendenza, dignità, partecipazione: la terra si ribella alle basi di guerra.
"
(da No dal Molin, presidio permanente)
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lunedì 27 aprile 2009

Eppure io non ci vedrei niente di male a riconoscere i Repubblichini...

Vi sono anche altre tentazioni di lettura di insieme di questo Novecento. Lo si rappresenta come il conflitto ideale fra grandi principi, fra democrazia e totalitarismo, fra capitalismo e socialismo, fra sviluppo e sottosviluppo. In un modo o nell'altro un conflitto fra Bene e Male. Come non esservi coinvolto se vi si è stati in mezzo? E' una tentazione facile perchè esonera dall'analisi dei fatti, si galleggia tranquilli in nozioni generiche delle quali non c'è nulla da dimostrare: tutti sanno cos'è la democrazia, cos'è il capitalismo e via dicendo. Nella lettura ideologica del secolo c'è pigrizia, rinuncia a pensare.
(Vittorio Foa, Questo Novecento)


Ancora una volta mi trovo ad aprire un articolo citando Vittorio Foa. Il perchè appare ovvio quando si capisce che Vittorio Foa, deceduto, purtroppo, nell'ottobre scorso, fu uno dei fondatori del Partito d'Azione e con esso della resistenza. Nel suo memorabile "Questo Novecento" descrive la resistenza dalla parte di chi l'ha fatta e non di chi la immagina. Descrive l'organizzazione, descrive la macchia, la paura, la prigionia e pone un forte accento sulla solitudine.

Nel 1936 "l'opinione pubblia sosteneva l'aggressione, non ricordo altri momenti di così grande consenso verso il regime ed il suo duce. (...) Non avevo mai verificato uan così pesante caduta del senso di repsonsabilità con l'oscuramento della capacità di giudizio".

Gli italiani hanno un brutto vizio, che forse è congenito, quello di vedersi buoni, di leggersi buoni, di guardare il passato cercando di lavare la propria coscienza con la cenere, in modo che diventi più bianca. In realtà la sicurezza delle proprie forze si trae esclusivamente dalla conoscenza e dall'ammissione di ciò che è stato.
La resistenza è stato un fenomeno di medie proporzioni e di immenso valore. Gli italiani non erano partigiani in massa, non lo erano tutti, anzi, fino a che non ci fu da prendere il pacco "premio" post bellico per i partigiani, questi furono davvero pochi. Ed è comprensibile, non tutti vogliono morire per un ideale, gli italiani poi non sono in prima linea in fatto di coraggio.
I repubblichini non erano due e soprattutto non erano solo fascisti. Siamo abituati a pensare che ai Repubblichini col volto di un La Russa, o al massimo concediamo storicamente Licio Gelli, ma...

Non vi farebbe pensare se vi dicessi, ad esempio, che Dario Fo era militare della Repubblica di Salò?


(come si legge su Wikipedia e non solo: Durante la seconda guerra mondiale si arruolò volontario tra i paracadutisti del Battaglione Azzurro di Tradate nella Repubblica Sociale Italiana. Fo si era arruolato nel battaglione A. Mazzarini della Guardia Nazionale.)

E' necessario fare all'istante delle distinzioni: prendere oggi le parti della Repubblica di Salò è anacronistico, antistorico, stupidamente patriottico e quanto di più meschino verso una nazione si possa fare. In parole povere è da organismo unicellulare privo di qualsiasi processo neurologico.
Differente è cercare di leggere con attenzione le pagine della storia, e capire cosa sia veramente successo. Non stiamo parlando del signore degli anelli, non è la lotta tra il bene e il male, è storia, sono fatti realmente accaduti.

8 Settembre 1943 Badoglio annuncia la resa dell'Italia. Mussolini era stato catturato e solo dopo verrà liberato e fonderà la Repubblica di Salò. Nel mentre i reali e i generali dell'esercito se vanno incontro alla terra già "liberata" dagli alleati, si mettono in salvo, senza curarsi delle sorti del proprio popolo e dell'esercito che era sparso in battaglioni un po' ovunque.
A questo punto. Alcuni battaglioni italiani non vengono nemmeno a sapere dell'annuncio e al loro rientro in caserma trovano dei plotoni di esecuzione nazisti. Ad altri il messaggio arriva e decidono di non capitolare, di non saltare su di un altro carro, continuando a combattere al fianco dei nazisti.
Il popolo... il popolo non sa cosa pensare. Deve accogliere gli alleati da invasori o da liberatori?

Proprio per questo al momento in cui Mussolini fonderà la Repubblica di Salò saranno in molti a chiedersi da quale parte stare. La domanda è molto meno semplice di quanto sembri, non è, come si crede oggi, stare dalla parte dei fascisti contro democratici liberatori, è: qual'è la mia nazione? Qual'è la mia patria?
Alcuni si rispondevano che la patria era quella che era stata fino a un secondo prima, da sempre, la stessa che stava combattendo al fianco dei nazisti, e che era giusto difenderla dall'invasione per poi continuare a lottare per la democrazia.
Altri intravidero una buona occasione per rovesciare definitivamente un regime dittatoriale.
La cosa che dovrebbe fare riflettere è che tra i repubblichini ci sono stati anche dei comunisti. Proprio perchè credevano in un senso storico, o logico se volete, di patria. Non è facilmente comprensibile a tutti questo gioco del passare trotterellando sul carro del vincitore come se nulla fosse.

Non basta.
I Repubblichini erano molti, ma anche perchè la chiamata alle armi nel territorio era perentoria e rastrellava anche individui di età minorenne.
Non sono nuovi i racconti di ragazzini di sedici anni chiamati alle armi e morti in battaglia.


Detto tutto questo, io non ho niente in contrario al fatto che i partigiani ed i repubblichini vengano equiparati alla stessa stregua. Io avvaloro con forza la posizione dei partigiani, la dura lotta, la solitudine, ma resto vicino a chi è stato costretto, o a chi credeva che la patria fosse da una parte diversa, la stessa del giorno prima, forse senza porsi tante domande, o forse, ponendosene davvero troppe.
Non è una lotta tra bene e male, è una situazione di caos creato senza alcun senso di reponsabilità dai reali che tenevano solamente a "salvarsi il culo", e che di conseguenza hanno buttato una nazione lacerata dalla guerra allo sbando, con una miriade di punti interrogativi.
E chi quel giorno, come ad esempio Raimondo Vianello, o Ardengo Soffici, o ancora Giovanni Spadolini, futuro presidente del consiglio e seguentemente del senato, ha creduto di appartenere ad un confine, chi ha creduto che l'Italia fosse da una parte, ha sbagliato? Voglio dire, storicamente non ha sbagliato, perchè l'Italia era in guerra contro gli alleati. Si potrà dire che "eticamente" ha sbagliato.
E lì, a quel punto, che io mi fermo.
Perchè io ho la fortuna di essere nato nel 1980, al riparo da guerre su questo suolo, con la sola memoria tramandata oralmente. Non so cosa voglia dire essere in guerra. E non credo di poter nemmeno concepire quali diavolerie possa combinare un apparato italiano nel momento della resa, in un paese travolto dalla guerra.



Ad ogni modo, anche se alcuni di voi non riusciranno ad arrivare in fondo a questo articolo e non leggeranno queste righe conclusive, lode ad Al Dievel, il capitano Diavolo. Lode a Vittorio Foa, e a Galante Garron. Lode a Pertini, e a tutti coloro che hanno cercato, da qualsiasi parte si trovassero, di regalarci un mondo diverso, migliore.
Concludo ancora con Vittorio Foa, con una sua frase che avevi già citato, che sa di augurio e di monito per il nostro futuro:

"Mi è stato chiesto un augurio, anche solo un consiglio. Lo do: è di stare svegli, non abbandonarsi ai sogni. So il valore del mito, so come riesce a dare luce alla vita, anche a farcela capire. Ma non devo accettarlo come autorità che trascende la mia scelta. Può accompagnare la vita, non deve determinarla. Quando scegli non devi sognare, tu sei responsabile."
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mercoledì 22 aprile 2009

Earth day. Obama pianta un albero. Silvio, semplicemente urla.

Benissimo, oggi sarebbe il giorno della terra.
Il giorno per dimostrare che tutti vogliamo bene a questo piccolo pianeta sospeso nel nulla in balia di un maltrattamento continuo da parte nostra.
Un po' come prendere a schiaffi di continuo la propria moglie e fargli il regalo di S.Valentino.

D'altronde capisco benissimo che i politici non possono sottrarsi a queste manifestazioni, e devono per forza di cose fare un po' di retorica populista ed ambientalista.


Obama almeno ci prova, e voilà, pianta un bell'alberello a Washington, aiutato da tutta la famiglia in stile contadino trendy con giacca, e attento a non sporcare di terra il vestito che costa un ballino. Ma non c'è da criticare il presidente Usa, lui almeno ci prova a proporre piani davvero ambientalisti, con misure anticrisi e tutte a favore della terra, al contrario del nostro capocomico.

Sarebbe il caso, diciamocelo con franchezza, di valutare in maniera più oggettiva la nostra posizione, l'uso che facciamo del nostro pianeta, di quello che ne rimane almeno.

Oppure, dovete saperlo, io ho sempre ammirato la franchezza, la totale sincerità.
Ed è per questo che ammiro anche l'esibizione del nostro beneamato Silvio, quest'oggi, per
l'Earth Day, lui, proprio lui che di ambiente non ne vuole sentire parlare, lui che parla di vivere tutti 120 anni, lui che dice che al polo il ghiaccio sta bene così com'è e che è pronto a far ministro uno come Matteoli per dimostrarlo. E' un amabile capocomico.
Ecco, ammiro la sua franchezza. Si è messo come al solito quel goccio di trucco che lo ringiovanisce, si è imparato bene il discorso in inglese e l'ha urlato ai quattro venti.

Anche se sembra che il capocomico ci sia andato peso, stavolta ammiro il suo humor. Ammirevole.



Scusate, quasi dimenticavo, l'altro è Apicella.

Colgo l'occasione per segnalare Eco Village. La primavera è iniziata, crederci è il primo passo perchè torni il sole.
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martedì 21 aprile 2009

La guerra porta guerra. Il principio di Archimede applicato alla società.



"MILANO - Un breve tafferuglio tra forze dell'ordine e immigrati si è verificato nei pressi dell'ex residence Leonardo da Vinci di Bruzzano, alla periferia di Milano, occupato da alcuni giorni da centinaia di rifugiati e richiedenti asilo. (...) "Ci hanno proposto di stare in altre strutture del Comune, ma intanto hanno mandato la polizia a sgomberarci con la forza", ha detto al telefono Paulus, un eritreo che ha fatto parte delle delegazione ricevuta stamani in Prefettura."
(da Ansa)

"Ci siamo abituati, dopo lo sgombero in via Lecco, quello al Forlanini e poi allo Scalo Romana... Si continua a passare da sistemazioni indecenti e precarie alla strada, passando per le botte e l'indifferenza delle istituzioni".
(da Peacereporter)

"Dal 1870 ad oggi sono emigrati cinquanta milioni di italiani, cioè un'altra Italia fuori. Le più grandi città italiane sono tutte all'estero: in nessuna città italiana ci sono tanti abitanti quanti italiani ci possono essere, ad esempio, a San Paolo, Brasile, o Toronto... e l'altro dato è che all'inizio degli anni venti, in America, una statistica diceva che il quarantasei per cento dei crimini commesso negli Stati Uniti era commesso da italiani. Noi abbiamo esportato Sacco e Vanzetti, ma anche Al Capone... tutta una gamma. Come qualunque altro popolo. Però l'essere obbligati a partire, lo sradicamento, l'abituarsi in un posto che non è il tuo ti fa reagire e fa reagire gli altri in un determinato modo. Bisogna avere un minimo di santa pazienza, ci si deve rendere conto del dislivello che c'è fra il tuo essere benestante e questi che arrivano, cercare di non fare discorsi del tipo spariamo sui gommoni, o muri e nuove leggi... rifletti soltanto su una cosa: mi faceva tristemente ridere il fatto che l'unica nazione al mondo formata solo da emigrati, cioè gli Stati Uniti, perchè gli autoctoni li hanno ammazzati tutti, ha costruito un muro e lo sta continuando, verso il Messico, per impedire ad altri emigranti di entrare. Siamo alla follia totale.



Credo che ogni popolo abbia una sua quantità percentuale di disonesti. Poniamo che sia il dieci percento in media, quando molta gente si sposta insieme la percentuale rimane quella. Come mai da noi fa così tanto notizia... io ero in Germania e sono rimasto di sale, Repubblica stessa non ha scritto "Radu Ozpetek" ha compiuto questo crimine; hanno scritto che un rumeno lo aveva fatto, è come se da noi scrivessero che un bergamasco lo ha fatto, un romano, un napoletano. Non vuol dire nulla, e infatti il giorno dopo c'erano le ronde per andare a picchiare i rumeni. Noi un mese prima avevamo fatto in Germania una vendetta privata, erano partiti da non ricordo quale clan, dalla Calabria, e ne hanno fatti fuori otto o nove, tipo strage di san Valentino, per le strade della Germania. E allora, io italiano all'estero, se i tedeschi mi avessero detto tu sei un italiano e quindi sei mafioso, gli avrei risposto: tu sei fuori di testa. Stiamo andando avanti così, e nessuno più dice niente, la troviamo una cosa normale. Tutte queste cose messe insieme fanno sì che si vada al di là di ogni considerazione di posizionamento politico a destra o a sinistra, non importa più, è una questione, da una parte di normale intelligenza, dall'altra di normale umanità. Io se fossi un abitante, un cittadino del Rwanda, se non potessi dar da mangiare ai miei figli, piuttosto che vederli morire, sicuramente, se ne avessi le forze, proverei a portarli altrove, farei il tentativo, e certamente non avrei la possibilità di andare all'ambasciata italiana del Rwanda a chiedere un visto per venire in Italia. (...)
Cioè la gente viene incriminata per il suo stato, non perchè ha fatto qualcosa. Se un immigrato clandestino, e lo sei per forza clandestino, vieni da un paese che non ti dà l'autorizzazione, vieni in Italia e nemmeno qui te la daranno, vieni solamente per disperazione e per questo fatto sei fuorilegge. Esattamente come per il fatto di essere zingaro, ebreo o omosessuale venivi mandato alle camere a gas durante il nazismo."
(Gian Maria Testa, intervistato da Riciard)


A un certo punto, credo, una persona intelligente, qualsiasi sia il suo orientamento politico, qualsiasi sia la sua inclinazione, perfino estrema od ostinatamente contraria, credo che chiunque dotato di un minimo di olfatto, annusi quest'aria.
E se riesce a farlo, capisce.
Un po' come i vecchi contadini, che annunciavano il temporale dalla percentuale di umidità raccolta in uno scricchiolo di ossa, o in un male improvviso ed imprevisto al gomito o al ginocchio.
Questa è un'aria malsana.

Sa di banlieues parigine.
Sa di rivolta delle stesse.
Sa di Italia, qualsiasi cosa se ne pensi, lasciata da sola, da tutta l'Europa, a contrastare una emergenza di immigrazione di dimensioni spropositate.

Sa di Italia che da sola vuole dichiarare guerra, un po' come un don chisciotte verso i mulini al vento, ma molto meno romantica come idea.
Anzi, per nulla.

Sa di sangue quest'aria, e sa di razzismo.

La guerra porta guerra.
E' scritto, è legge storica.
La discriminazione porta sempre con sè una nuova repressione, di parte contraria e di effetto ancora più devastante.
E' il principio di Archimede applicato alla storia, alla società.


Un corpo immerso (totalmente o parzialmente) in un fluido riceve una spinta (detta forza di galleggiamento) verticale (dal basso verso l'alto) di intensità pari al peso di una massa di fluido di forma e volume uguale a quella della parte immersa del corpo.




Un uomo immerso completamente o parzialmente in una situazione di razzismo riceve una manganellata (detta tafferuglio) verticalmente sulla testa, di intensità tale da mandarlo all'ospedale, lo stesso uomo non potrà fare altro che rispondere con una forza identica di direzione opposta.

Il principio di Archimede applicato ala società.
A guardar bene per capire la società non è necessario studiare sociologia o ammazzarsi di Tomas More, hegel o Voltaire. E' necessario studiare la fisica.
Pensare che il mio voto di quinta liceo era 4.


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domenica 19 aprile 2009

Una legge dice che un uomo può pretendere un rapporto sessuale ogni quattro giorni



La logica sessista, la logica maschilista sembra continuare ad intralciare nel mondo il cammino della donna, e la riprova sta tutta nella legge approvata in Afghanistan:

"La norma in questione afferma che il marito shiita può pretendere di avere rapporti sessuali ogni quattro giorni, a meno che la moglie non sia malata; inoltre regola i casi in cui la donna può uscire di casa da sola: è “responsabilità della sposa essere pronta a soddisfare sessualmente il marito e non lasciare la casa senza permesso, salvo in caso di bisogno o difficoltà”."
(dal sito web di Sinistra e Libertà)

Trecento donne si sono unite, si sono fatte forza ed hanno camminato fianco a fianco per le strade chiedendo giustizia per una legge che di fatto legittima lo stupro tra le mura di casa, e ad aspettarle hanno trovato un contro-corteo di maschi che ha cominciato a lanciare sassi inveendo con cori del tipo: "Morte alle schiave dei cristiani".

Trovo solo un pensiero per commentare: sono da sempre contrario alla guerra preventiva e al desiderio di esportare il modello democratico nel mondo, sono convinto che un popolo lo debba volere con forza, conquistare con le proprie armi, per poter capire cosa significa. Gli italiani sono la dimostrazione di una esportazione che a tutt'oggi sussulta con un funzionamento molto vago.
Per cui mi chiedo: ma se esportare una democrazia non serve nemmeno a impedire una sassaiola contro le donne che manifestano per il proprio diritto a non essere stuprate, a cosa servono le truppe americane, quelle italiane e via dicendo?

Qualcuno me lo spieghi.
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Sinistra e Libertà, Nichi Vendola e l'eufemismo vagante di Diliberto


"Ieri Oliviero Diliberto, in occasione della presentazione della lista Anticapitalista, ha invitato a non votare Sinistra e Libertà perché la soglia del 4% rischierebbe di far naufragare entrambi in progetti. Ecco la risposta di Nichi: “Sinceramente mi è difficile comprendere l’acrimonia che Ferrero e Diliberto dedicano alla mia persona e al nostro movimento. Quella della contumelia e della rissa a Sinistra è una logica che non mi appartiene. Mi batto per far nascere in Italia una grande sinistra unitaria e popolare. Da questo punto di vista auguro anche a Rifondazione di poter superare la soglia di sbarramento, e naturalmente lo stesso auguro a noi, anche incoraggiato dalla crescente simpatia che sta riscontrando il progetto di Sinistra e Libertà”."
(da Nichi Vendola Blog)

Sinistra e libertà sta riscuotendo molte simpatie, forse molte di più di quanto ci si immaginasse alla sua sortita. Per questo, probabilmente, non potendo avanzare grazie al vento del nuovo in poppa, non avendo da proporre nient'altro che la vecchissima retorica della falce e martello, e come sempre molto di più nei simboli che nella sostanza, ecco perchè Diliberto non ha nient'altro di meglio da fare che additare gli altri e invitare al voto utile a sinistra.



Lui stesso che era tra i tanti che si era scagliato contro il voto utile, sostenendo tra una frase e l'altra che la democrazia è la fucina delle idee, che devono andare avanti i concetti ai teoremi di utilità, invita al voto utile.

Poi, andiamo, "Lista Anticapitalista". Lui. Anticapitalista?
Non so se ricordate, ad esempio, questo:
"Nei giorni scorsi infatti quelli di "Striscia" avevano messo nel mirino il ministro della Giustizia Oliviero Diliberto per alcune spese (un milione e 200 mila lire), sostenute per una serie di massaggi shiatzu e parzialmente rimborsate dalla Tesoreria della Camera."
(Corriere della sera 1998)


Un comportamento da comunista. Indubbiamente. Forse da comunista come lui, con le gote piene come la panza, che ogni tanto fuma il sigaro e va a giro a fare due sparate sulla salma di Lenin.
Con un briciolo di realismo si potrebbe definire un eufemismo vagante.

In cima all'articolo trovate un link al programma per le europee di Sinistra e Libertà, in pdf da scaricare. Buona lettura.
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sabato 18 aprile 2009

Una sequenza di facce a cui sparare in continuazione, il nuovo gioco made in Usa




Un gioco.

La frontiera dei tempi.

Ci sono dei visi che si rizzano su come dei manichini.

C'è una pistola, e tutta la voglia di sparare.

Viene da chiedersi quale sia ad oggi il valore di un uomo, di una vita.

Speriamo almeno che in Italia lo vietino.

Non c'è più decenza, non c'è più valori, non c'è più niente.

Io, oggi, 18 aprile, non ho più parole.







Ah, dimenticavo, è un video di The Onion, per cui è falso, solo satira e fatta con tutti i necessari orpelli.
Buon fine settimana.

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venerdì 17 aprile 2009

In discesa vanno anche i cocomeri. Gli italiani no.



Non sono passati molti giorni dalla manifestazione nazionale di Roma, appena tredici, e per poco non si contano sulle punte delle dita. Un sindacato, il più imponente d'Italia porta in paizza oltre due milioni e mezzo di persone, riempie il circo massimo, protesta pacificamente.
In una vera democrazia questo sarebbe un segnale da interpretare.
In Italia no.

Il governo è alla fine riuscito ad isolare totalmente la Cgil, che è l'unica sigla sindacale che non formerà l'accordo sul modello contrattuale, mentre alla Cisl e alla Uil si è appena aggiunta anche la Ugl. Un tale isolamento, una tale testardaggine nell'alzarsi sistematicamente dai tavoli senza firmare, potrebbe far pensare ad alcuni, ad un sindacato del "no", come dicono dal governo, ad altri che semplicemente la Cgil sbagli, perchè sono tutti schierati contro di lei. Ma per farsi una opinione i testi vanno letti ed interpretati. Ad ascoltare sono bravi tutti,c ome in discesa vanno bene anche i cocomeri.



Per cui, se avete abbastanza stima in voi stessi per leggere con i vostri occhi e cercare di capire con il vostro intelletto, cliccate qui e leggete.

Se non vi stupisce, magari perchè come me siete a digiuno di intese contrattuali e varie, ecco un aiuto, ecco cosa cambia:

. i rinnovi contrattuali saranno triennali e non più biennali (di conseguenza ci saranno meno scatti e di minore entità)

. gli aumenti salariali saranno basati su di un indice "previsionale", ovvero su di una inflazione presunta, a partire dalle statistiche europee, e non più programmata. Questo fa sì che qualora l'inflazione si mostri superiore non sia da dare per scontato un eventuale recupero del credito. Inoltre all'indice sarà sottratta l'inflazione "importata", derivata dall'aumento del prezzo delle materie prime; in soldoni un aumento del prezzo del petrolio non produrrà alcuna crescita salariale.

. In precedenza le retribuzioni erano calcolate sulle retribuzioni medie, da questa intesa in poi verranno calcolati sul salario base. Semplicemente un aumento del 5%, ad esempio, non sarà più calcolato su di una base di 1000 euro, ma su 800, con conseguente diminuizione.

. L'aumento dei salari sarà totalmente affidato alla contrattazione interna, nella speranza che si trovino accordi differenti all'interno delle aziende. Un eventuale aumento salariale dovrà però essere legato ad un aumento della produttività, il che significa che nessuno potrà chiedere un aumento salariale fisso: solo se l'azienda incrementerà la propria produzione si potranno ottenere salari più alti.

In conclusione, in soldoni, anzi, in veri e propri soldi, si calcola che in media ogni italiano, a partire da questo accordo, perderà annualmente tra i 400 e i 700 euro.
Volatilizzati.

In molti stanno ponendo l'attenzione ad una eventuale una tantum per la ricostruzione in Abruzzo, altri puntano il dito contro il possibile 5 per mille con codice per la ricostruzione in Abruzzo. Onestamente forse è il caso di guardare al proprio portafoglio in altri modi, con maggiore criterio e riflessione, senza adagiarsi sulle sole tematiche che i media propongono. Magari ponendo la testa proprio dove vorrebbero che la si distogliesse.

Ed in tutto questo una domanda. Non si tratta di avere un orientamento a destra o a sinistra, non è partitica; come fa un operaio, un lavoratore qualsiasi a tenere in tasca senza vergogna e voglia di strapparla la tessera della Cisl? Quello non è un sindacato, è una corporazione padronale...
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giovedì 16 aprile 2009

Se Berlusconi leggesse questo articolo, gli italiani troverebbero un milione di posti lavoro nuovi...




Gli uomini producono il male come le api producono il miele.
(William Golding)





Le api si stanno estinguendo, e non racconto una novità.
Non sono originale nemmeno asserendo che non è ancora ben delineato quale sia il killer responsabile della loro parziale estinzione, o quantomeno il fattore principale.
Come recita una frase attribuita ad Einstein, che troviamo sparsa un po' ovunque in rete, la sopravvivenza umana è legata fortemente all'esistenza delle api, responsabili di circa l'80% della impollinazione crociata, evento che permette alle piante di produrre frutti, ortaggi e quant'altro.

Il grido di allarme è partito nelgi Stati Uniti, dove si calcola come ormai deceduta per cause non ben delineate, se non come concomitanze di numerevoli fattori, circa il 60% della popolazione di api.
In Italia ci si attesta attorno a una mortalità del 35%, dato anch'esso allarmante.

Le cause potrebbero essere differenti, ma tra queste si annovera una più che potenziale partecipazione di pesticidi, riscaldamento globale, onde dei telefoni cellulari, neinicotinoidi (usati nella concia del mais).
Accanto a chi studia il problema, nella comunità si affermano molte risposte, partendo da chi, come in Toscana, crea dei laboratori di osservazione, al fine di far capire ai più piccoli e ai più grandi quanto siano importanti le piccole api, per arrivare in Cina, dove troviamo niente meno che la risposta alla crisi economica occidentale.



Se Berlusconi leggesse questo articolo potrebbe veramente affermare di poter creare un milione di nuovi posti di lavoro, utili, e probabilmente, futuribili.

Ragionando sulla stessa linea di pensiero che, faticando, ha portato l'uomo a questa grande idiozia che chiamiamo "progresso", in Cina hanno trovato un rimedio alla scomparsa delle api. Non ci si è posti prima il problema, chiedendosi cosa si potesse fare in mancanza degli insetti, bensì si è trovata una risposta a problema ormai esploso.
I contadini di alcune zone del sud della Cina, notando l'assenza totale delle api, capivano benissimo che al silenzio degli insetti sarebbe corrisposto un raccolto magrissimo. Per cui si sono armati buona volontà e bastoni con piccole piume in cima, andando a svolgere il lavoro delle api al loro posto.
Avete capito bene.
In Cina, in alcune zone del sud, ci sono persone che stanno tutto il giorno a raccogliere polline di alcune piante per andare poi con un bastone ad impollinarne altre.

Che sia il nostro stesso futuro?
Si potrebbero realizare un milione di contratti saltuari per impollinatore professionale, creare dei corsi, magari, e dei masters altamente professionalizzanti, per poi mandare a giro un po' di gente, ovviamente sottopagandola, ad impollinare. Per alcuni potrebbe essere addirittura pensato un impiego a chiamata, oppure a progetto. Ti pago se mi impollini cinquecento alberi da frutto.
Cari amici europei, siete avvertiti. La crisi in Italia può essere considerata solo un ricordo, da osservare attraverso lo specchietto retrovisore.


In realtà, c'è ben poco da scherzare.
Non so descrivere la sensazione che i video pubblicati sopra lasciano addosso. Un essere vivente che muore apprentemente senza alcuna spiegazione, così, come se fosse normale, sembra un vento che segna il passo del mondo.
Quella morte inspiegabile, quel silenzio dominante, quel mistero apparente, è in realtà solamente la teoria e l'empiricità del nostro suicidio di massa.
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mercoledì 15 aprile 2009

Metafisica dei SUV.


Pistoia
, come tutte le città della

Toscana, e come molte delle città di tutta
Italia, ha una fondazione risalente all'epoca romana, e nei suoi vicoli, nelle sue vie piccole si riconosce senza alcuna ombra di dubbio il passaggio del medioevo romanico.

Pistoia, come tutte le città d'Italia ha piccole vie invase dai Suv.


Ora, o mi sfugge qualcosa, oppure i ricchi hanno tutti case in collina con accessi sterrati che richiedono un mezzo "dotato". Certo, magari ci arriverebbe anche un pandino 4 x 4 ma dove andrebbe a finire la "schiccheria"?.
Oppure il suv è semplicemente uno status symbol, un simbolo del ceto che vuole elevarsi da medio ad alto, o semplicemente dell'alto.

(foto sopra: uomo benestante alla guida del proprio Cayenne sulla difficile via di ritorno a casa)

C'è qualcos'altro che mi sfugge.
I giovani figli di ricchi hanno macchine di dimensioni minime (smart, cinquecento, mini...), mentre i genitori hanno macchine di dimensioni spropositate.
E' una meccanica affascinante, tuttavia rimane una empiricità senza teoria, per la quale chiedo tutto il vostro aiuto. Potremo assieme costruire una vera e propria metafisica dei Suv e cercare di capire cos'è che annebbia il cervello di una persona con i soldi, cos'è che lo convince che bloccare il traffico cittadino invadendo metà della corsia opposta con una macchina larga un centinaio di metri, che consuma cento litri di benzina per fare un chilometro, sia "ganzo".

Un pochino ci ho pensato, ed ho escluso come motivazione per comprare un Suv il "risparmio".
Ma non ci voleva molto, non importava nemmeno che lo dicessi. Un Cayenne, dichiarano, e quindi consuma anche di più, dovrebbe arrivare a macinare tra i 6 e i 10 km con un litro di benzina. Ovvero consuma ed inquina quanto una navicella spaziale, decollo escluso. Inoltre, si vocifera che in salita arranchi disdicevolmente.
Con questo possiamo anche concludere che l'acquisto di un Cayenne non possa essere in alcun modo un investimento.

Quindi è ovvio che chi decide di inquinare il doppio, consumare il doppio di energia, invadere il doppio dello spazio, spendere cento volte rispetto a una persona "normale", è mosso da meccaniche quali cinica apparenza e acquisizione di titolo. Un po' come funzionava ai tempi della nobiltà, un borghese poteva elevarsi al rango dei nobili, se dimostrava alcune necessarie inclinazioni e proprietà.



Gli ingenui diranno ma c'è la crisi, com'è possibile sputtanare al vento un pieno di un Cayenne per fare circa dieci chilometri quando c'è chi non riesce a pagare la bolletta della luce?

Girate al domanda a Roberto Tunioli ( Datalogic, 8.265.000 € nel 2008)
oppure provate a chiedere a Luca Majocchi (Seat, 7.958.000 € nel 2008)
e via dicendo...
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martedì 14 aprile 2009

Altopascio: pane e ospitalità. E ronde.


Viaggiando in autostrada, poco prima dell'uscita per Altopascio, possiamo notare il cartellone gigante che favoleggia sulla piccola cittadina: "Altopascio, pane e ospitalità".
Il pane di Altopascio è famoso, e della sua ospitalità il paese ne ha fatto un vanto storico, secolare, derivante dall'ordine dei cavalieri del Tau che su questo tratto di via francigena davano ristoro ai pellegrini.

C'è anche una festa che si chiama, originalità delle originalità, "Pane e ospitalità", e che mira, ci ricorda Aldo Manetti, presidente della commissione regionale agricoltura, "a riprendere i caratteri forti della tradizione Toscana, quali l'ospitalità e lo stare insieme".

Fin qui niente da dire, la Toscana un po' tutti la immaginano come la terra ideale, promessa, dove si incrocia Benigni e Dante, dove tutti si scherza, ma ridendo e giocando facciamo lustro del rinascimento. E del pane e dell'ospitalità, appunto.

"Altopascio, al via i corsi per i volontari delle ronde" titola oggi L'Unità.
Sarà una iniziativa dal basso, qualche grappolo di cittadini, penserete, dopotutto siamo in Toscana, la rossa Toscana.

"A promuoverli è il comune di Altopascio e la sua giunta di centrodestra. E il comune, famoso per il suo pane doc, non è certo nuovo ad iniziative di questo tipo. I corsi, si spiega in un comunicato stampa, costituiscono la prima fase della costituzione di pattugliamenti civici per l'ausilio alle forze dell'ordine nel controllo del territorio."

Se vi state chiedendo, come io stesso ho fatto, "Ma la legge... non si era bloccato tutto?", eccovi la risposta del primo cittadino Maurizio Marchetti:

"Chiaramente siamo a conoscenza dell'impasse del passaggio della legge sulla sicurezza relativamente l'aspetto delle ronde, ma procediamo per due motivi: il primo si riferisce alla mia convinzione che in qualche modo questa opportunità verrà alla fine concessa ai comuni che hanno a cuore la sicurezza dei cittadini e secondo che in ogni caso addestrare delle persone sia positivo".

Marchetti è, se ben ricordate, un uomo lungimirante, che ha fatto dell'ospitalità il suo vessillo, proponendo, ad esempio, una graduatoria per accedere agli asili a parte per i bambini extracomunitari, asserendo che non andavano avvantaggiati rispetto ai bambini italiani. L'ospitalità è tangibile anche nelle strade, dove è proibito chiedere l'elemosina, o anche solamente bere una bevanda alcolica.

Altopascio. Pane e ospitalità.

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domenica 12 aprile 2009

Blue: "Scrivo canzoni di protesta, quindi sono un cantante folk. Un cantante folk con la chitarra elettrica"



Sono davvero poche le voci che lasciano a bocca aperta, più facilmente le persone preferiscono far parlare gli strumenti al cuore, perchè è dannatamente difficile essere contemporaneamente duri, gretti, dolci, forti, semplici e artificiosi con le sole parole.

Quando ascolto la voce di Joe Strummer sento sempre un qualcosa dentro, che non riuscirei a spiegare. E' un miscuglio forte di emozioni ed ideali, una sacrosanta guerra di protesta interiore, una fortissima spinta alla più semplice umiltà e al fuoco del diritto.

Kurt Cobain disse che non era diventato punk perchè aveva ascoltato i Clash e gli avevano fatto schifo. Bene, che il signor Cobain non capisse un emerito non devo stare a spiegarvelo. E se non vi va bene, premete pure quella X in cima alla pagina, lasciateci soli davanti a questo focolare, noi che vogliamo, ascoltare e riascoltare la voce di Joe Strummer.



Il fatto che un infarto possa piegare un uomo la cui forza di resistenza, la cui energia, la cui vitalità erano proverbiali, mi lascia senza respiro.
Il fatto che un infarto non impedisca alle sue parole di toccarmi nel vivo, farmi scendere dentro di me, nel più buio degli anfratti, dove solo io so di trovarmi, mi disarma completamente.

Viene sempre da chiedersi perchè certi uomini debbano per forza soccombere al peso di anni fin troppo giovani, viene da chiedersi se il mondo sarebbe diverso con loro al nostro fianco.
Viene da chiedersi se sia proprio la loro dipartita e distribuirceli come leggende, a fare delle loro parole simulacri, delle loro note colonne sonore della nostra esistenza.

In realtà Joe Strummer è morto cantando "Redemption Song". O meglio, non è morto cantandola, ma fa parte dell'ultimo album che ha inciso, uscito postumo.
In realtà le sue parole, la sua continua ricerca delle persone, di nobilitare le persone, la sua voglia di credere nelle persone, è terribilmente contagiosa.

Una persona che, nonostante la guerra, la cattiveria, le bombe atomiche, le torture, il razzismo, la superbia, il fanatismo, e tutto il marcio che potete scovare senza troppa fatica, riesca a credere nell'uomo deve essere per forza un folle.
Una persona che, nonostante la guerra, la cattiveria, le bombe atomiche, le torture, il razzismo, la superbia, il fanatismo, e tutto il marcio che potete scovare senza troppa fatica, riesca a credere nell'uomo, a guardare bene potrebbe essere un romantico, un umanista, forse l'ultimo, una specie di profeta.

O forse, solamente un cantante folk. Un cantante folk con la chitarra elettrica.

We miss you, Joe.


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sabato 11 aprile 2009

Luca Toni, telefoni, Berlusconi chiama qui per te, "numero uno"


Un mio carissimo amico, di idee differenti, con cui spesso mi confronto, mi scrive:

"Come anche oggi Feltri spiega, con eccessivo garbo e incartando il ragionamento con venti fogli di carta velina e molti fiocchetti, Berlusconi ha preso la palla al banzo del terremoto per dire: risparmiamo un bel po’ di milioni e “accorpiamo” il referendum con le europee. Ora, poiché alle europee va certamente a votare più del 51 per cento degli italiani, è così sicuro che il referendum passa, cosa che NON sarebbe avvenuta se il referendum fosse stato rinviato di una settimana, così come era stato previsto per compiacere la Lega. Una settimana dopo i ballottaggi la gente si sarebbe semplicemente rotta i coglioni di andare a votare ogni domenica e avrebbe disertato il referendum. Così, no. Conseguenza. Il referendum, così stando le cose, non soltanto passa, ma vince. Il che significa che l’attuale sistema elettorale viene delegittimato e che anche il Parlamento è delegittimato dalla volontà del popolo sovrano. Da quel momento il Parlamento è sotto minaccia di licenziamento e il premier deve soltanto trovare un accordo con Napolitano per fissare il calendario delle nuove elezioni: accorparle alle regionali del 2010? Rinviarle ulteriormente? Con la vittoria del referendum sono fottuti tutti: la Lega e Fini, oltre alle opposizioni, ridotte all’osso e senza possibilità (e capacità) di ripresa. Con la vittoria del rederendum si passa a un sistemna elettorale in cui la lista - non la coalizione - che ottiene la maggioranza relativa, prende il 50 per cento dei seggi. Questo è il motivo per cui la Lega non ne vuol sapere ed è pronta alle barricate. Nel momento in cui Berlusconi prende da solo la maggioranza dei seggi non ha più bisogno della Lega come alleato e la Lega diventa insignificante. Inoltre Berlusconi, una volta eletto presidente della Repubblica, affida l’inacrico ad Alfano, anche se alcuni in FI dicono alla Gelmini. Alfano diventa dunque un primo ministro “del Presidente” il quale di fatto seguita a governare dal Quirinale e resta al potere in tutto per una decina di anni. Il nuovo Parlamento verrebbe inoltre composto da ragazzi selezionati ed esposti al Congresso nelle prime file: giovani sconosciuti e berlusconiani fino all’osso, bellini, insignificanti, addestrati col manuale delle giovani marmotte berlusconiane, mentre tutti i politici, salvo una manciata di capibastone, vengono mandati a casa. A quel punto Berlsconi o chi per lui può varare ogni riforma costituzionale, istituzionale e politica che vuole, abolendo chacks and balances, facendo della democrazia italiana di fatto una democrazia plebiscitaria con un presidenzialismo senza sorveglianti, alla faccia degli Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna. C’è a chi piace."
(come da lui stesso specificato dopo la stesura dell'articolo, la fonte di questo ritaglio è il blog di Paolo Guzzanti, il redento)

Non fa una piega.
In nessuna parte, non c'è una grinza in tutto questo ragionamento.

Trovo, casomai, un buco immenso, non nelle sue parole, ma nella prassi, nel ragionamento che sta a monte, nella causa del ragionamento.
Se si vota contemporaneamente, lo stesso giorno, per tre cose differenti, si ottiene il quorum, altrimenti, la gente va al mare, si annoia, non vuole votare tre volte nel giro di un mese.

Non vuole votare tre volte nel giro di un mese.

Lo riscrivo, se volete: non vuole votare tre volte in un mese.

Il problema sostanziale è che è vero, l'italiano prenderebbe la questione del voto come un rompimento di scatole, come un "devo proprio fare tutto io", farebbe i bagaglie se ne andrebbe al mare seguendo le partenze intelligenti del bollettino "viaggiare informati".

Il problema sostanziale, è che se è vero che un italiano medio non vuole votare più di una volta ogni cinque anni, questo significa che semplicemente l'italiano non è democratico, o almeno non lo è nella modalità "partecipativa". Diciamo che l'italiano preferisce votare una volta ogni cinque anni dando una preferenza su chi deve comandare.
C'è come una voglia di scegliere, semplicemente, da quale dittatore o re, di qualsiasi parte sia, farsi comandare. Una sorta di dittatore soft.
E se è così, l'italiano deve svegliarsi.

Ripartendo, non mi stancherò mai di dirlo, da Grottammare.

Oppure culliamoci nella nostra mediocrità accettando i luoghi comuni per cui ci prendono per il culo a livello internazionale e stiamo zitti zitti.



P.s. Questa canzone assurda è stata per settimane prima in classifica in Germania. Ciò sta a significare che la presa per il culo degli italiani è lungi dal finire.
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Il papa, due giorni fa: "Appena possibile andrò tra i terremotati"



"Carissimi, appena possibile SPERO di venire a trovarvi. Sappiate che il Papa prega per tutti"

E con questo sono tutti a posto.

Buon fine settimana, alleluia alleluia.
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venerdì 10 aprile 2009

la Thyssen si difende: "Il rogo? tutta colpa degli operai"





Eravamo tutti a conoscenza del penoso stato di gazzettino in cui versava il quotidiano "Repubblica", ma che relegasse notizie da ulcera allo stomaco per la rabbia a pagina 20, in un trafiletto di qualche rigo, in alto a destra della pagina, beh, lascia disarmati.
Detto questo, riporto fedelmente:

"Per la prima volta al processo Thyssen la difesa palesa la possibilità più temuta dai familiari delle vittime. Quella che a causare l' incendio in cui morirono sette operai siano stati alcuni errori fatti dagli stessi lavoratori. Almeno tre «sbagli» senza i quali «non sarebbe accaduto nulla». Il primo: «qualcuno ha sbagliato a imboccare il rotolo d' acciaio sull' aspo, trascinandolo troppo verso un lato anziché centrarlo». Il secondo: la lamiera, secondo i consulenti dei dirigenti, avrebbe sbandato, provocato un enorme quantità di scintille e la struttura metallica si è surriscaldata eccessivamente, innescando l' incendio su un «mucchio di carta accumulata per l' erroneo posizionamento di una manopola». E terzo: una volta scoppiato il rogo, chi era nel pulpito avrebbe sbagliato a schiacciare un pulsante di fermata della linea. «Sarebbe bastato premere il pulsante rosso di emergenza, quello che si trovava a soli venti centimetri da quello schiacciato, per evitare la tragedia. L' arresto d' emergenza avrebbe infatti bloccato l' afflusso di olio idraulico nelle pompe»."


Ognuno fa il suo lavoro per carità.
Al giornalista lo sciacallaggio dei sentimenti dei terremotati in Abruzzo, all'editore la compiacenza di pubblicare un articolo del genere in ventesima pagina, all'avvocato difensore il coraggio di pronunciare tali parole.

Dopo che la corte ha sentenziato per omicidio volontario, è chiaro che si debba pompare le vicende, trovare riscolti sconosciuti ed ipotizzare l'impossibile, foss'anche l'intervento divino, pur di giungere ad un patteggiamento, a un compromesso differente.

A ognuno il suo lavoro, appunto.
Peccato solo che gli avvocati difensori pecchino di fantasia, andando, come sempre nella storia, ad accusare gli operai. Già che c'erano potevano far resuscitare Bava Beccaris ed iniziare a sparare un po' di cannonate.



Eppure sento un'odore che non mi piace, più che un'odore è una puzza, per dirla con Gaber.
Il processo Thyssen è importantissimo. Non si tratta "solamente" di dare giustizia a dei poveri operai caduti sul lavoro, si tratta per la prima volta in Italia di un impianto di accusa contro persone fisiche ed impresa, con una semplicissima conseguenza: se verrà confermata la delibera iniziale della corte, dovranno essere modificati i comportamenti delle imprese, oppure, le imprese stesse ed i propri legali rappresentanti che non si adoperino in tutto e per tutto per la tutela dei propri dipendenti, ne risponderanno in una aula di tribunale.



Si tratta per la prima volta di un reale attacco ai vertici, si tratta della legittimazione a lavorare con la sicurezza alle spalle. Si tratta dell'ultimo tassello dall rivoluzione industriale ad oggi per la condizione operaia e non solo.
Proprio per questo sento uno strano odore.
Se un avvocato si permette di far scivolare sotto gli occhi dei magistrati queste argomentazioni,c osì come se nulla fosse, come se si parlasse dell'ultima giornata del campionato di calcio, significa o che è allo stremo, senza sapere cosa dire, o che sente le spalle coperte.

E a mettermi la pulce nell'orecchio è un eterno problema della giustizia italiana, quello dei periti, degli esperti. Sembra proprio che accusa e difesa possano sempre in qualsiasi processo presentare periti che firmino dichiarazioni diametralmente opposte. Ovviamente è così anche in questo caso. E qualora si disponga di un perito chiamato ufficialmente, da nessuna delle due aprti, e quindi "neutro", sentiremo ancora danzare la pulce nell'orecchio messa dall'uno e dall'altro.

Si racconta che le mamme, le mogli, gli amici degli operai morti scuotessero la testa ad ascoltare queste parole.
Me li immagino.
Una luce di meraviglia negli occhi.
E nel cuore la rabbia di chi sa che da secoli la storia si ripete, mettendo alla gogna sempre e comunque gli ultimi.


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giovedì 9 aprile 2009

Davanti all'immensità del mare, non nascono dittatori, Corrida #32

L'unico racconto pubblicato a puntate sulla rete che è un po' come la vita: si sa quando e come inizia, ma non si sa mai bene dove vada a finire.

per chi avesse perso il filo, la puntata precedente

.32

Cercare un uomo abituato a non lasciare tracce o ricordi, farlo in un territorio che si spande per centinaia di metri, fino a dove può arrivare lo sguardo, senza punti di riferimento, con la testa completamente vuota o sottosopra, cercando di non piangere, è molto più complicato di quanto possa sembrare.
Pepito trotterellava come libero dall'aratro e felice di questo, e si portava con sè un immenso e complicato fardello, che tuttavia sembrava non pesargli. Ero il suo bagaglio, toccato dal vento, si posavano gli sguardi delle persone, ed io tenevo gli occhi puntati semplicemente più in là, dovunque fosse, pronto a raccogliere segnali o fallimenti.
Le giornate si allungavano e tutti sembravano aspettare l'estate, per coricarsi silenziosamente in una siesta pomeridiana in cui trattenere il tempo tra le dita, sentirlo scorrere all'interno della propria pace.

I giorni si susseguivano senza alcun successo, si faceva viva la speranza che Felipe fosse tornato indietro, mentre oscurava i pensieri la certezza della difficoltà nel rintracciarlo se avesse continuato il cammino. Non capivo dove avrebbe potuto essere, non riuscivo a stabilire un legame un nesso.
Quando un uomo scappa, scappa.

Si faceva sempre più netta la sensazione di partecipare alla strana danza di due trottole su di un tavolo, un roteare continuo di attrazione e repulsione, senza incrociarsi, in un destino che appare comune. Mi affacciavo alla silenziosa capacità del caso di combinare i fatti, e proprio per questo, spinto anche da una mia profonda inerzia, mi decisi a dargli la totale libertà di impossessarsi della mia vita. Se dovevo vagare, lo avrei fatto, sperando che un qualcosa o qualcuno mi conducesse in direzione di Felipe.

Detti una scossa alle redini di Pepito, e sentii nei suoi muscoli il piacere di trotterellare, si rallegrava del movimento, non sembrava per niente affaticato sotto il mio peso.
Mi feci portare da lui, assecondando il suo istinto, e sferzammo per ore ed ore la pianura semi desertica, fino ad arrivare a intravedere il mare.

Pepito sembrava deciso ad annusare il mare, ed io spinto da lui, mi convincevo che quella doveva essere la stessa direzione già intrapresa da Felipe, sentivo di stare calpestando le sue orme, sentivo gli zoccoli rompere le zolle di terra già solcate dalle sue scarpe, mi giungevano odori di erba e frasi lontane.

Arrivai a Isla Cristina e decisi di fermarmi per la notte in una locanda disadorna, semplice, di quelle che usano le persone che non vogliono lasciare dietro di sè nient'altro che il conto pagato.
Dopo aver sistemato la stanza e dato da mangiare a Pepito, decisi di bermi un boccale di birra, giusto per fare due chiacchiere col locandiere e capire se avesse mai visto Felipe. Contavo sul fatto che persone come lui se ne incontrano poche, e dopo tutto, non mi avrebbe fatto certo male fare due chiacchiere.

Il locandiere si chiamava Samuel, aveva una lontana discendenza italiana, del Piemonte, un ramo di famiglia che aveva deciso di germogliare lontano da casa e dalla Francia, con lo spuntare di sogni diversi e gemme diverse, di un verde più opaco. La gente di mare ha dentro di sè una profonda nostalgia, anche quando non si muove mai dalla costa, è una semplice condizione di riflesso dovuta al passare la vita davanti a qualcosa di manifestatamente immenso.
Davanti a una banchina di un porto non può nascere un dittatore.

Chiesi una birra a Samuel ed iniziai a parlare, di quanti fossero i viaggiatori che passavano da lì, dei visi, degli accenti. Pochi mi disse, più che altro pescatori e comercianti, ma sempre troppo pochi per essere un business.
Iniziai a descrivere Felipe, a dargli qualche tocco fotografico, qualche impressione caratteriale, e Samuel sembrò avere capito.
"Un tizio del genere ha passato qua fuori una notte circa due settimane fa. Bevve un paio di birre, poi chiese una coperta, la pagò, come se avesse voluto comprarla, poi andò fuori, in riva al mare, e fece un fuoco. Penso abbia provato a dormire lì, almeno fino a che non è stato portato via dall'esercito. Non si può accender eun fuoco qui, non si può fare un accidente."



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Chianti, fave, pecorino, e un bel nugolo di 747 che rombano in aria...

Non siate precipitosi nel leggere questo articolo.
Chiudete gli occhi, per pochi attimi, svuotate la mente e preparatevi ad osservare la foto sotto.
Lasciate scorrere le dita sul mouse solo quando vi sentiate davvero pronti.







La campagna senese, una delle più belle atmosfere che l'uomo possa sognare, un idilliaco spazio che porta l'uomo a indubbio contatto con le sue origini, e al tempo stesso permette di sognare periodi diversi, tempi in cui la giornata non era dettata dall'orologio, ma dal muoversi del sole.
Il verde abbagliante, eppure denso, morbido e gentile, è ovunque, e sebbene dappertutto ci sia la mano umana, si potrebbe anche dire che questa si è mossa con un tale rispetto della natura, da raggiungere un sodalizio, un matrimonio durevole negli anni.

Tuttavia la mano umana ha imboccato una strada differente, negli ultimi anni. Come al solito, la cura della terra, la slavaguardia dell'ambiente, dispone in file differenti l'azione del capitale, dei potenti, e una cordata di volenterosi pacifisti, dal cuore nobile e dalla volontà inflessibile.

Continuando a leggere vi sembrerà che io parli di Vicenza, che mi riferisca ai No dal Molin, e invece no, contestualizziamo: siamo ad Ampugnano, nel bel mezzo della campagna senese di cui sopra, precisamente qui:



Vi chiederete cosa ci stia a fare in questa foto così verde e naturale, quella scritta: pista di atterraggio, e vi chiederete perchè anche solo al leggerla la schiena sia invasa da brividi di paura.

Ebbene, ebbene... ad Ampugnano, già negli anni '30 del secolo rpecedente venne costruito un piccolo aereoporto, adibito ad uso esclusivamente militare. Terminata la seconda guerra mondiale divenne sede di uan scuola per piloti civili, mentre dagli anni '60 in poi si iniziò a pensare agli eventuali sbocchi commerciali dell'aereoporto. Fu così che venne "smilitarizzato" e che la pista di atterraggio venne allungata: da 1000 mt a 1260.
La rivoluzione sconvolgente prende i primi passi dagli anni '90 in poi, quando a gestire il piccolo aereoporto si introdussero capitali privati consociati, e si ottenne la possibilità di voli commerciali, ed i voli così detti "umanitari" (ambulanze, trasoporto di organi).

Da allora si è sempre operato per il potenziamento delle strutture, al fine di poter arrivare, un giorno, ad ottenere un aereoporto in grado di sostenere il trasporto di passeggeri.
Secondo le statistiche, è previsto che già nel 2012 potrebbero atterrare ad Ampugnano ben 350.000 passeggeri e 70 voli al giorno, e solamente 8 anni più tardi, ben 490.000 passeggeri e 90 voli al giorno.

Questa rivoluzione dell'aerea di campagna, prevede, ovviamente, alcuni sconvolgimenti della situazione attuale. In primissimo piano, l'ampliamento dell'aereoporto stesso. Osservando la cartina di Google Map, potrete ben vedere di che porzione di territorio stiamo parlando. Si discute di una cementificazione di circa 157.000 metri quadri.

Inoltre il territorio adiacente subirebbe la pesante influenza di un inqunamento, e non solo visivo ed acustico, di dimensioni insopportabili. Una terra come la campagna senese non merita di essere stuprata da vari anticongelanti, cherosene ed oli minerali (che gli stessi aerei rilasciano).
L'economia locale è, basta osservare, basata sull'agricoltura e sul turismo. Vero che il turismo potrebbe anche incrementarsi, tuttavia l'area perderebbe la sua magia, decretando forse anche un calo di viaggiatori.
Del resto, aveno ben due aereoporti vicini, probabilmente basterebbe creare semplici strutture di congiunzione più forti e regolari.
Ultimo motivo per cui questo ampliamento è ridicolo, è un motivo del tutto italiano: i cittadini, ovviamente non ne sapevano niente e si sono trovati davanti al fatto compiuto, al nero su bianco di chi oggi può vantare i diritti per la cementificazione della campagna.

I cittadini non l'hanno presa proprio bene, ed hanno costituito un comitato, grazie al quale è stato possibile anche questo articolo, grazie al quale è stato possibile informarvi, perchè onestamente anche in Toscana non se ne sa nulla, non ne parla nessuno.
Il comitato, manco a dirlo, si chiama: "NO Ampliamento Ampugnano", ve li presento:


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mercoledì 8 aprile 2009

Un doveroso patto tra blogger.




Un terremoto, la più forte disgrazia sul nostro suolo degli ultimi decenni, o quantomeno da inizio secolo. L'attenzione è tutta focalizzata sull'Abruzzo, giustamente: la gente si documenta, si offre in tutto ciò che sa e può, le autorità si mostrano vicine.

Berlusconi è infatti a L'Aquila e rivela dati sconcertanti:

"Berlusconi è ancora all'Aquila e dà i nuovi dati: 260 i morti, di cui 16 bambini, 9 i corpi da identificare, un migliaio i feriti, quasi 28.000 gli sfollati." (da tiscali notizie)

C'è immediatamente chi cerca di fare guadagno della sfortuna altrui e propria, diventando sciacallo e preda di ricordi, emozioni, trofei o piccoli risparmi messi via da una vita. E le autorità guardanoa anche a questo e giurano di introdurre un nuovo reato per punire severamente lo sciacallaggio.

Ci sono anche gli imbecilli che si divertono a provocare sconcerto annunciando nuove scosse, con medesimo epicentro. Sempre che non abbiano ragione anche loro.

Si parla di ricostruire, di reinventare la vita dove c'era già, e di riprodurla tale e quale, o migliore, in tempi brevissimi. Con progetti dall'aria commovente che sprizzano umori di patria unita ovunque:
"Dividere la ricostruzione dell'area terremotata dell'Abruzzo in cento progetti da affidare ad altrettante province italiane". E' questa l'idea del presidente del Consiglio che intende avviare prima possibile il programma di ricostruzione. "Sto litigando con Bertolaso - ha detto - per far passare questa idea: affidare appunto ad ogni provincia italiana la ricostruzione di una parte dell'Abruzzo sinistrato dal sisma". Il premier si e' detto anche ''commosso dallo sprezzo del pericolo messo in atto dai vigili del fuoco e dai militari, che hanno messo veramente a rischio la propria vita" per estrarre dalle macerie i sopravvissuti." ( da Ansa)



Mi faccio da parte. Non critico il premier, non in questa occasione. Sono convinto che al di là degli ideali, al di là della pochezza o lungimiranza di ingegno, ogni premier si avvalga di ogni possibilità per vincere una sfida come questa. E' il suo compito, alla fine, sempre che non voglia essere cancellato per sempre dal panorama politico.

Il problema è un altro.

Ad oggi i riflettori sono tutti puntati, gli alberghi sono stracolmi di giornalisti, le radio e le telvisioni impazzano in ogni angolo, producono ogni secondo caterve di notizie e gonfiano la più piccola inezia. Per un giornalista sciacallo anche la polvere farebbe notizia.

Per un giornalista sciacallo fa notizia un indiano bruciato vivo, non le sue successive condizioni di salute.

Per cui, tempo due settimane, un mese, i riflettori si spegneranno. Riprenderà a giocare la serie B, i giornali toglieranno il lutto ed i giornalisti torneranno a parlare di grande fratello e schedina. Mentre Berlusconi tornerà a fare qualche figura ingloriosa per il mondo.

E' lì che ci siamo noi, carissimi amici.
Siamo la forza più rivoluzionaria dell'informazione, la più genuina e sincera, in quanto non pagata, e abbiamo il dovere di informarci e di informare.
Questa gente non vuole essere lasciata sola tra un mese, noi dobbiamo esserci.
Abbiamo il dovere di non lasciarli soli, di informare, di guardare la ricostruzione, seguirla passo passo, assicurarsi che davvero, se ci deve essere, ci sia una patria.
Una solenne promessa tra noi.
Non importa che alziate la mano o rispondiate. Tutti noi sappiamo che questo è e sarà nostro dovere, specie in un paese come questo dove la fonte di informazione è un residuato di vernacoliere e comici.
A tra un mese, allora.
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