martedì 31 marzo 2009

I NO dal MOlin vanno a Washington, passando da Strasburgo



In Italia non se ne parla, non se ne può parlare, ci mancherebbe.
Tuttavia sembra che la volontà dei vicentini vada ben oltre la forza governativa dei vari Berlusconi o Prodi, seguendo il vecchio adagio "Se Maometto non va alla montagna, la montagna andrà da Maometto".

Una delegazione dei No dal Molin, come potete vedere, è andata dritto fino a Washington a portare le proprie rimostranze.
Ne sapevate nulla?
NO?
Strano, dovrebbe essere una notizia da prima pagina che la si voglia prendere in giro o monumentalizzare. La verità è che la forza di volontà pacifica e pacifista di queste persone, riduce il governo a un essere senza armi da sfruttare se non l'ignoranza del far finta di niente, lo scavalca prendendo la via di Washington, va a protestare direttamente davanti al congresso stautnitense e cerca di portare all'attenzione dei media internazionali la propria questione.
C'è da scommetterci che fino ad adesso Barack Obama e soci non ne sapessero niente o quasi della futura nuova base nel dal Molin.


"Tra i tanti incontri, la delegazione dei No Dal Molin ha discusso della vicenda con Sam Farr (membro della Commissione Military Construction della Camera), Salomon Ortiz (Presidente della Commissione Readiness della Camera), John Tierney (Presidente Sicurezza Nazionale e Affari Esteri Oversight, ovvero una commissione investigativa di controllo del Senato) e lo staff di Chet Edwards (Presidente della Commissione Military Construction della Camera).

«Tutti ci hanno accolto cordialmente – hanno raccontato al telefono – e siamo convinte di aver instaurato un dialogo proficuo e ricco di prospettive future; i rappresentanti del Congresso incontrati, inoltre, si sono impegnati a informare i loro colleghi sulla situazione di Vicenza»." (da No dal Molin)

Nel frattempo, un'altra delegazione se ne va a Strasburgo, dove ha partecipato a un vertie dei movimenti europei contro la militarizzazione crescente in Europa, dove ha trovato larghi appoggi, ma ha dovuto constatare la totale assenza di parlamentari italiani:

"Durante l’audizione parlamentare – dove hanno preso parte un centinaio di cittadini dei diversi paesi – sono emerse queste tematiche e la mancata attivazione della Valutazione d’Impatto Ambientale ha rappresentato l’esempio concreto di come la militarizzazione calpesti i diritti dei territori. All’audizione non era presente nemmeno un europarlamentare italiano, segno della distanza esistente tra cittadini e politici nel nostro Paese."
Continua a leggere

lunedì 30 marzo 2009

L'Italia compra caccia bombardieri per 13 miliardi di euro. Che si voglia risolvere la crisi con una "missione di pace"?



"Entro il 16 aprile le commissioni Difesa di Camera e Senato dovranno esprimersi sul programma di riarmo aeronautico presentato dal ministro della Difesa Ignazio La Russa, che prevede l'acquisto di 131 caccia-bombardieri da attacco F-35 Lightning II nell'arco dei prossimi diciotto anni. Spesa complessiva: oltre 13 miliardi di euro. Velivoli 'stealth' di quinta generazione che dal 2014 dovrebbero progressivamente sostituire tutta la flotta aerea d'attacco italiana, attualmente composta dai Tornado e dagli Amx dell'Aeronautica e dagli Harrier-II della Marina. Sessantanove F-35A a decollo convenzionale verrebbero destinati alle forze aeree, mentre sessantadue F-35B a decollo rapido o verticale andrebbero a finire sui ponti delle portaerei 'Garbaldi' e 'Cavour'."
(fonte: Peace reporter)
(atto del governo sottoposto a parere parlamentare)



Si tratta dell'adesione confermata anche stavolta, come da tutti i governi precedenti dal 1996 ad oggi, al programma statunitense Jsf ("Joint Strike Fighter") che prevede la sostituzione graduale di tutta la vecchia flotta aereonautica con i nuovissimi modelli da combattimento.
E' un programma al quale hanno aderito, oltre all'Italia, l'Inghilterra, i Paesi Bassi, la Turchia, il Canada, l'Australia, la Norvegia e la Danimarca.
Gli unici a parlarne, ai tempi del governo Prodi, furono Turigliatto, Rossi, i No dal Molin, Dario Fo. (e Riciard's ;)

Da buon socratico, ammetto di non sapere, ma continuo ad andare avanti per la mia linea: in periodo di crisi, e grave, è necessario riarmarsi?

Ignazio La Russa, ovviamente, non ne dubitavo, sostiene di sì:
"Secondo la Difesa, il super-bombardiere F-35 creerà almeno 10 mila posti di lavoro, genererà un forte sviluppo tecnologico dell'industria italiana e determinerà un incremento del Pil", ha addirittura aggiunto che il ministero della difesa abbatterà i propri costi del 20%.

Si può proprio dire che questi aereoplani da guerra sono una vera manna dal cielo.

Poi se bombardano o ammazzano un po' di innocenti, se spargono bombe a grappolo sui bambini, vabbeh, dai, ci si può stare, che qui c'è la crisi.

Continua a leggere

Lettera di Nonna Luciana



"Ho vissuto i grandi disagi dell’ultima guerra, abito poco lontano dal Dal Molin. La sera del 17 Novembre 1944 mi trovavo in stalla assieme ai miei genitori, la sorella il fratello e degli amici, dissi a mio papà: “apro un po’ la porta ?” mi rispose : ”non puoi perché c’è pippo, non lo senti?” ma io l’aprii lo stesso, fuori era giorno, tutto il cielo illuminato dai bengala, suonavano le sirene da bombardamento e uno strano ronzio si sentiva nel cielo. Ci siamo presi per mano e siamo fuggiti il più lontano possibile; sento ancora quei colpi d’aria quando le bombe scoppiavano, vedo le pietre della pista volare nel cielo, sembrava la fine del mondo. Tornati a casa abbiamo pregato tutti assieme, dentro di noi c’era la paura che riprendessero ancora. Il 18 novembre alla mattina presto furono portati all’aeroporto, con le camionette, tantissimi giovani, per chiudere le buche nella pista; alle 10 suonarono le sirene da bombardamento e nel cielo, verso il monte Summano, c’erano molti apparecchi. Dagli apparecchi partivano dei grappoli di bombe, le bombe dette a farfalla; dove scappare? Cadevano bombe dappertutto; io e mia sorella ci siamo salvate dietro un grosso albero di gelso dentro un fosso. Verso le 11 la tempesta di bombe cessò lasciando da per tutto morti e grida di feriti. Su ogni pianta c’erano dei morti... verso le 13/14 i genitori dei ragazzi che sapevano dove avevano portato i loro figli cominciarono a cercarli all’aeroporto e dintorni. Trovarono i loro figli morti, non riesco a descrivere la disperazione e le grida di quelle mamme. MA COME SI FA A PARLARE DI BASE DI GUERRA SU QUELLA TERRA ?! QUELLO E’ UN CIMITERO E VA RISPETTATO PER RICORDARE I TANTI GIOVANI CHE VI PERSERO LA LORO VITA. Infine voglio assicurarvi la mia stima, se potessi sarei con voi alle manifestazioni, ma con i miei 80 anni e tanti problemi, non posso camminare con voi, ma vi assicuro la mia presenza morale. FORZA !!! NON ABBIATE PAURA MAI DI MANIFESTARE LA PACE. DOVE C’E’ LA PACE NON SERVONO LE ARMI . Nonna Luciana di Polegge"

Basterebbe un po' di buon senso, talvolta. Un po' di rispetto, giusto una cucchiata nela caffè, ogni mattina, per capire che alcune decisioni proprio non si devono prendere. Ci sono principi morali, storici, che non si possono davvero mettere in discussione.

Tuttavia se fossero necessarie altre motivazioni, possiamo parlare anche di corollari, di motivi non prettamente centrali per NON costruire una nuova base militare straniera:


PORDENONE (24 marzo) - Un caccia F-16 americano, in difficoltà subito dopo il decollo dalla base Usa Air Force di Aviano, è stato costretto a sganciare i serbatoi di carburante in volo. I due contenitori sono caduti a Tamai di Brugnera, nel pordenonese. Uno dei serbatoi è finito sul ciglio di una strada, mentre l'altro è caduto sul tetto di un garage di una casa colonica a circa 500 metri di distanza dal primo, causando danni alla struttura ma nessun ferito.
Continua a leggere

domenica 29 marzo 2009

Roma, 4 Aprile: Il diritto allo sciopero non si tocca


Dell'Italia spesso e volentieri si può dire tutto e il contrario di tutto. Questo riguarda anche lo sciopero in generale, nella sua storicità, nella sua accezione: l'Italia è il paese dove si sciopera in continuazione, ma dove gli scioperi non ottengono quasi mai risultati soddisfacenti.
In Francia, tanto er dire, si protesta molto meno ottenendo molto di più.
Questione di carattere e di apparato statale, apparato dirigente, e apparato digerente.

Ciò nonostante, non esiste una valida motivazione per starsene con la bocca chiusa quando le cose vanno a rotoli, quando il tuo pensiero, che ovviamente ritieni soggettivamente giusto ed etico, viene calpestato giorno dopo giorno con uno schiacciasassi.



Il diritto a dissentire è alla base di qualsiasi civiltà, non solo della democrazia.
Il diritto allo sciopero è la traduzione lavorativa del diritto di non essere consenzienti.

Sembra una tautologia, ma lo sciopero del 4 Aprile a Roma è sacrosanto per il semplice fatto che difende come ultimo baluardo il diritto a scioperare.
La Cgil, che rappresenta la stragrande maggioranza dei lavoratori viene di fatto estromessa dai tavoli contrattuali, gli accordi vengono presi tra governo e sindacati minori, come dire che il governo prende accordi da solo, senza i lavoratori.

E da qui parte la sua autostrada nel voler limitare il più possibile il diritto allo sciopero, giungendo a una sorta di negazione fatta da una serie non plausibile di contrasti. Ad esempio una organizzazione sindacale non potrà dichiarare sciopero senza un lungo preavviso (quindi lo sciopero viene fatto a decisione presa), dovrà prima consultare tutti i lavoratori con un referendum (allungando di fatto i tempi), oppure dovrà dimostrare di avere il 50% più uno degli iscritti tra i lavoratori di un determinato dettore o luogo di lavoro.

Le limitazioni arrivano, da qui, allo sciopero individuale, al sacrosanto diritto che ognuno di noi, nella propria realtà individuale, ha di dissentire e comunicare il suo stato di disagio alla società sffinchè vengano trovate delle soluzioni.

Il 4 Aprile è necessario dimostrare che lo sciopero è un diritto, che la maggioranza dei lavoratori lo crede ed è ben disposta ad andare a Roma, perdere un giorno di stipendio e pagarsene i contributi e tutto quanto comporta.

In un momento di crisi economica, finanziaria e lavorativa, a maggior ragione, si deve riportare il lavoro al centro della questione, ed assieme a lui il lavoratore, con tutti i propri diritti.
Continua a leggere

venerdì 27 marzo 2009

Abbiamo messo fuorilegge una pianta, c'è niente di più stupido?!



Capire i meccanismi della società odierna è sempre più difficile, perchè per cercare la spiegazione di un meccanismo si deve fare ricerche a monte, confondendosi con mille altri problemi. E soluzioni già trovate. A quanto pare, ad esempio, sarebbe già disponibile un ottimo sostituto della benzina come combustibile per le macchine.
Rullo di tamburi...
il suo nome è Etanolo di Canapa.

Non meravigliatevi, Ford lo usava per la sua macchina "popolare" Ford T, come combustibile, ma anche per fabbricarne la carrozzeria e gli interni.

Una macchina fatta interamente di canapa.
Ovvio, non esisteva la plastica, il petrolio, per cui in un qualche modo doveva fabbricarli i pezzi, ed era stato deciso l'utilizzo della canapa.
Poi un bel giorno qualcuno scopre l'utlizzo e la raffinazione del petrolio, scopre il nylon, ed ecco che lentamente la canapa scompare dall'utilizzo comune e viene totalmente bandita.

La canapa diventa automaticamente droga, e per questo bandita.
Ma sarebbe un po' come dire che se l'olio di oova fa male, beh, è necessario tagliare tutti gli ulivi. E non è legittimo possederne uno, nemmeno come legname da taglio o albero da ornamento.




E l'ulivo non è degno di essere paragonato, ma non perchè chi scrive sia un chissà quale fautore della "canna" o della liberalizzazione, solo perchè gli utilizzi della canapa sono molteplici e straordinari.

Tessile: la canapa può essere utilizzata come fibra al pari del cotone, con maggiore resa. La fibra della canapa è inoltre più duratura nel tempo, più resistente.

Alimentare: i semi di canapa, che in alcune parti del mondo continuano a mangiare, contengono proteine di elevato valore biologico nella misura del 24 % e proprio per il loro valore nutritivo sono stati spesso proposti come rimedio alla carenza di proteine dei paesi in via di sviluppo.
Dai semi è possibile ottenere l'olio, che pare sia particolarmente ricco di grassi insaturi, ovvero l'ideale per correggere la dieta dell'uomo moderno e per prevenire le malattie del sistema cardiocircolatorio. Con l'olio di canapa si possono ottenere anche prodotti non alimentari, si possono inoltre fabbricare saponi, cere, cosmetici, vernici, detersivi (veramente biodegradabili), lubrificanti di precisione ecc.

Utilizzi industriali: Con la cellulosa di cui la pianta è ricca, attraverso un processo di polimerizzazione, si possono ottenere materiali plastici pienamente degradabili che, se in molti casi non possono competere con le sofisticate materie plastiche di oggi, hanno comunque fin dall'inizio una serie di usi importanti per imballaggi, isolanti e così via.
Inoltre dalla canapa è possibile ottenere la carta di ottima qualità con una lavorazione leggera. Basti pensare che le stesse banconote francesi sono stampate in carta di canapa.
In ultimo, la canapa è un ottimo coibentante e per questo consigliabile nella costruzione di una casa a basso impatto energetico e totalmente sostenibile.


Utilizzo Medico: Le proprietà della canapa sono state poco studiate, poichè nel tempo ci si è impegnati molto di più a condannarne gli effetti "negativi" per cercare di capire cosa di buono effettivamente si poteva trarne (da "Uso medico della canapa" relazione farmaceutica svizzera)
"Il THC ha mostrato proprietà analgesiche, antispasmodiche, antitremore, antinfiammatorie, antiemetiche e di stimolazione dell’appetito. Il CBD ha effetti antinfiammatori, anticonvulsivi, neuroprotettivi e immunomodulatori; non ha invece azione psicotropa."


Liberi di pensarla come volete riguardo agli utilizzi della canapa come marijuana, liberi di chiedere la legalizzazione della "canna", ma qualcuno dovrebbe davvero spiegarmi cosa ha contro questi altri utilizzi della canapa.
Pensate forse che lavarsi con un sapone di canapa si ottengano "effetti strani"? Che so io, allucinazioni, ad esempio?
Decenni fa il sapone veniva fatto con il grasso di maiale, ma non ho mai sentito nessuno grugnire sotto la doccia...
Continua a leggere

giovedì 26 marzo 2009

Vendola: che Ansa!




Quelo che è apparso sull'agenzia Ansa il 24 marzo è stato:

"(ANSA) - BARI, 24 MAR - 'Berlusconi e' un individuo geniale'. Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, ospite di Radio3. 'E' una persona che ha veramente dei tratti strabilianti, un self made man che riesce a costruire un'intera epopea della vita culturale nazionale', ha aggiunto Vendola. 'E' un prototipo di uomo nuovo - ha sostenuto il leader del Movimento per la sinistra - che si e' saputo imporre sulla scena italiana'."

Messa così, sembra che Vendola sia impazzito e che il neonato Movimento per la Sinistra, o Sinistra e Libertà che dir si voglia, abbia una netta collocazione a centro destra, berlusconiana.

Letta questa, se un papabile elettore della nuova congrega aveva dei dubbi, ha finito per levarseli tutto di dosso, con la stessa velocità con cui si scuote la tovaglia alla finestra.

La realtà dei fatti, la realtà della dichiarazione è differente, come possiamo leggere su "Affari Italiani":

"La sinistra - ha spiegato Vendola - è stata molto contro Berlusconi mentre diventava berlusconiana dentro le proprie viscere e i propri accampamenti. Dico che bisogna essere sempre rispettosi nei confronti delle persone, fossero anche Silvio Berlusconi. Anzi apprezzare la versatilità e la genialità di un essere umano. Bisogna invece mettere a fuoco e criticare duramente, e conoscere soprattutto, il meccanismo che riproduce il berlusconismo come una specie di narrazione nazionale".

"Berlusconi ha vinto, prima che nelle urne - ha concluso Vendola - nei sogni e negli incubi degli italiani. Ha plasmato la dimensione onirica. La gente ha cominciato a non avere più sogni collettivi ma ha avuto sogni individuali. Quello, per esempio, della figlia velina. La gente non ha avuto più incubi collettivi come la guerra e la crisi ambientale ma ha avuto incubi individuali come lo zingaro sul pianerottolo. E questa dimensione onirica è il segreto dell'egemonia, del successo berlusconiano"




Quella che sembrava una leccata prepotente in direzione berlusconiana, diventa una arringa contro la sinistra che si è berlusconizzata senza saper fare altro che criticare, senza proporre, diventando sempre più simile al proprio nemico. Leggete attentamente le parole, non ne è presente una di senso spiccatamente positivo.
Berlusconi, sostiene Vendola, ha saputo spingere alcune idee, o semplicemente ha trovato una corrente favorevole ed ha saputo rafforzarla, convincendo gli italiani, spalleggiandoli nel loro razzismo piccolo borghese, che non si spinge del tutto fuori per vergogna, ma abita i pianerottoli e le case. Ha creato mostri e sogni differenti, ha allontanato la realtà.

C'è da chiedersi con quale coraggio l'agenzia Ansa abbia battuto la notizia.

Che sia stata in parte colpa dell'Ansa o meno, comunque, la dichiarazione non è stata presa bene in rete e sono molti i redattori, i blogger ed i lettori che consigliano tutt'altra politica. Berlusconi, dicono, non è assolutamente nuovo, è una sorta di mostruosa somma di Mussolini e Craxi.


Il fenomeno Berlusconi, però, nella politica italiana, se non internazionale, è indubbiamente nuovo. Storicamente non esiste uomo che metta su un partito ed in sei mesi vinca le elezioni; qualcosa di geniale lo deve avere, che sia apparente, che siano le idee o il modo di dirle, che sia la credibilità che ispira. Ad ogni modo gli italiani si fecero convincere in sei mesi. E lo hanno rieletto tre volte, che considerando la sua età non è certo poco, e non rappresenta nemmeno un investimento per il futuro, a lungo termine.

E non c'è niente di male o di destrorso a riconoscere la novità nella fenomenologia berlusconiana. Il male sta nell'accettarla, nel non combatterla, ma il primo punto per combatterla, forse, è proprio conoscerla, capirne i passi e cercare di anticiparli, cambiando direzione ai binari che sono stati pensati per gli italiani.
Se qualcuno ha davvero bisogno di capire chi sia Nichi Vendola, beh, può tranquillamente cliccare qui ed ascoltareo leggere, anzichè affidarsi a due righe dell'Ansa.
Continua a leggere

Berlusconi: "Occorre rimodernizzare lo stato (...) alcuni parlamentari sono lì solo a perdere tempo, dovrebbero votare solo i capigruppo"




"Questa volta non mi fermerà nessuno"

(S. Berlusconi, 17 luglio 2008)



Acerra, inaugurazione del termovalorizzatore. Berlusconi declama le lodi del proprio governo e del suo operato: "Lo Stato ha ricominciato a fare lo Stato", tuona convinto "non facendosi fermare da piccoli gruppi di protesta come gli scorsi governi".
Tranne la manifestazione che la polizia cerca di tenere sotto controllo, sembra un tripudio, i telegiornali festeggiano, Berlusconi festeggia, i napoletani festeggiano, gli italiani festeggiano.
Il direttore de "Il Mattino", Mario Orfeo, precisa che finalmente, dopo quattro-cinque anni di governi inutili, qualcuno si è deciso a prendere il toro per le corna e a fare tutto il possibile in soli otto mesi.

Qualcuno dovrebbe ricordare ai festeggiati e festeggianti italiani, a Berlusconi in primis e al direttore del quotidiano sopra citato, che forse manca di una M ad anticipare il cognome (morfeo), che in quattro-cinque anni, tranne che per 12 mesi, ha governato Berlusconi.

Ma che nessuno, questa volta, riesca a fermarlo, sembra vero. Il cavaliere è un torrente in piena, che rassicurate le sue pendenze penali in molti e fantasiosi modi, si dedica come un bambino con i dadi del risiko, alla conquista d'Italia.

Da Acerra Berlusconi continua la sua cavalcata sulla sua, e preciso sua, idea di Stato, asserendo che il voto in parlamento dovrebbe essere dato solamente ai capi gruppo. Gli altri, dice, se ne stanno lì a perdere tempo "... bisogna ammodernare lo Stato, per questo siamo indietro su tutto, anche in Parlamento. Adesso sei lì con due dita (il premier mima il gesto della votazione, ndr) ad approvare tutto il giorno emendamenti di cui non si conosce nulla. Quando ho fatto il paradosso del capogruppo che vota per tutti era per dire che gli altri sono veramente lì non per partecipare ma per fare numero". (ansa)

Quindi il parlamento vincente, per il cavaliere, è un parlamento OLIGARCHICO. Lo "Stato che fa lo Stato" è, infatti, un apparato che sfrutta la polizia per dissuadere il dissenso e governare incontrastato. In pratica il cavaliere vorrebbe che il popolo votasse una volta ogni cinque anni un monarca.

Fini, suo alleato, e presidente della camera, non viene meno al suo ruolo, e difende il parlamento, garantendone la incontestabile funzione e distribuzione di forze e pensiero, per cui il cavaliere si trova costretto, una volta tanto, a smentirsi e garantire di aver fatto "solamente un giro di parole", come al solito deve essere stato un giornalista comunista ad aver scritto falsità sul suo conto.
Continua a leggere

mercoledì 25 marzo 2009

Lettera al Presidente sul 25 Aprile



Gentile Presidente,

le scrivo in merito al sospetto, ventilato anche dal suo ministro Ignazio La Russa, che anche quest'anno il 25 aprile la possa vedere come disertore.

Volendo parlare di storia e non di vita vissuta nelle pieghe della pelle, credo anch'io che sia paradossale chiamare "liberazione" l'invasione di un esercito fino a poco prima nemico, visto anche l'accertato credo fascista del tempo in Italia, nonchè la continua volontà di passare alla storia del popolo italiano per saltare sul carro del vincitore.

Tuttavia il 25 Aprile non può essere un giorno come un altro.

Il 25 Aprile, presidente, è il giorno in cui tendendo l'orecchio verso Vercelli, o Novara, si possono sentire levare in cielo assieme al polline i canti delle mondine. Se ne può raccogliere frammenti, tra le lacrime, di sudore, fatica e stupore di una vita che non ha speranza di elevarsi.

Il 25 Aprile, presidente, volgendo lo sguardo alla piazza, socchiudendo gli occhi, potrebbe vedere davanti a sè Caserio alzare alto il nome del popolo, alcuni secondi prima che la ghigliottina francese gli tranciasse la testa.

Il 25 Aprile, presidente, è il giorno di chi per un ideale ha dato la vita, come fecero Sacco e Vanzetti, in una terra lontana, nemici solo perchè di origine oscura, diversa. Uno puzzava probabilmente di pesce, l'altro forse di cuoio, ma la loro anima era immacolata.

Il 25 Aprile, presidente, è il giorno della democrazia, il giorno in cui volgendo lo sguardo a queste lande colorate, tra la Toscana e l'Emilia, dure e polverose, potrà osservare come la terra si tinga di rosso al solo nominare il nome del Diavolo, Al Dievel.

Il 25 Aprile, comunque la voglia vedere, presidente, è la festa di tutte quelle anime represse dalla controffensiva slava in Istria, anche la loro offesa ed i loro ultimi respiri sono padri della democrazia e di questa repubblica.

Il 25 Aprile, presidente, è il giorno in cui vedendo gli occhi fieri di un uomo, potrà ricordare gli occhi di Salvo D'Acquisto, eroe di puro altruismo, che si autoaccusò di una esplosione ai danni dei nazisti per non far seguire a quella alcuna repressione.

Il 25 Aprile, presidente, è il giorno in cui si alza qualche spanna sopra questa terra polverosa e ingrata, il nome del popolo; lo stesso giorno in cui il popolo si prende il diritto di avere scelto, combattuto, per questa patria.

Non sono, proprio io, il simbolo dei patrioti, presidente. Non mi azzarderei a dipingermi come manifesto dei partigiani. Tuttavia mi sento in dovere di riconoscere a chi ha dato la vita per me, per la mia libertà, quantomeno un senso di riconoscenza senza riposo.

La saluto, sicuro di non avere risposta, sperando in una sua lettura.

(lettera inviata veramente a Berlusconi, al suo indirizzo e mail alla Camera e alla presidenza del consiglio)
Continua a leggere

martedì 24 marzo 2009

I cacciatori sono impazziti del tutto

Si consiglia di premere play e leggere con sottofondo musicale...



Che il centrodestra non fosse ambientalista lo si era capito già dalla sua politica antiecologica da suicidio, ma se volessimo una riconferma, basterebbe scorrere il nuovo disegno di legge sulla caccia che è ad oggi sotto esame della XIII commissione ambiente del Senato. Il primo firmatario della legge, e relatore è Franco Orsi, appassionato cacciatore, che propone alcune modifiche sostanziali alla legge vigente (così come le riporta la Lav):
  • Ogni maggiore di 16 anni (tirocinante), previo assenso della patria potestà, potrà andare a caccia se accompagnato da cacciatore titolare di licenza di caccia da almeno 5 anni.
  • Ogni cacciatore potrà detenere uccelli da richiamo in quantità illimitata (oggi il limite è 40), appartenenti a qualsiasi specie cacciabile (oggi solo 7 specie) sarà sufficiente un documento che ne certifichi la legittima detenzione. Inoltre sarà cancellato l’obbligo di inanellare i richiami e di tenere un registro di carico/scarico, misure che oggi tendono ad evitare il commercio illegale di richiami.
  • Sarà reintrodotto l’uso, oggi vietato, degli zimbelli, ovvero uccelli legati sulle ali o sulle zampe, che vengono strattonati dal cacciatore allo scopo di richiamare altri uccelli da uccidere.
  • Sarà consentita la caccia, oggi vietata, nelle zone sottoposte a tutela in quanto interessate dal passaggio dei flussi migratori.
  • Sarà consentito sparare ai piccioni in qualsiasi periodo dell’anno.
  • Sarà introdotto il “nomadismo venatorio” nella caccia ai migratori. Ovvero tutti gli 800.000 cacciatori, potranno spostarsi in massa lungo le rotte migratorie, allo scopo di massacrare gli uccelli migratori provenienti dal nord Europa.
  • Le regioni, anche oggi, devono vietare la caccia su una superficie compresa tra il 20% ed il 30% del territorio. La proposta Orsi prevede che le regioni che dovessero superare il limite del 30%, sarebbero sanzionate economicamente.
  • Nei campi addestramento cani, sarà consentito sparare tutti i giorni dell’anno.
  • Ogni cacciatore potrà diventare imbalsamatore, favorendo così l’abbattimento di animali
    quali cervi, daini, caprioli.
  • La caccia di selezione potrebbe essere praticata tutti i giorni dell’anno.
  • Sarà consentito l’abbattimento degli animali anche solo potenzialmente dannosi per le colture.
  • Le guardie ecologiche e zoofile non potranno più vigilare sulla caccia.
(Fonte Lav)



Si tratta di un disegno di legge, ed è auspicabile che venga quantomeno modificato in lungo e in largo: riproporre la caccia senza quartiere rappresenterebbe un vero ritorno al medioevo.

Ma la pazzia dei cacciatori non si ferma qui, poichè partono con una campagna choc in quel di Pesaro:
"Manifesti che accostano da una parte cacciatori che all’alba si apprestano ad andare nei boschi a praticare la loro passione, e dall’altra un giovane intento a drogarsi; da una parte un cacciatore che ha dei fiori nella canna del fucile, dall’altra un bosco dato alle fiamme; dal una parte un cacciatore che spara, dall’altra un’automobile distrutta dopo una delle tante stragi del sabato sera. E un messaggio forte dei cacciatori: 'Io ho scelto la vita'." (fonte: Il resto del Carlino)

Io ho scelto la vita???

Per fortuna, visto che il sottoscritto e alcuni di voi probabilmente, non riescono ad afferrare il senso di questa affermazione, viene in nostro aiuto il presidente nazionale delle Cpa sports, Alessandro Fiumani, dicendo: " il mondo della caccia si basa su principi e valori saldi in un periodo in cui i giovani mettono davanti a tutto lo sballo e la trasgressione. Anche noi cacciatori all’alba proviamo le nostre emozioni forti, ma nelle campagne, e non mettendoci in macchina ubriachi all’uscita dalla discoteca"

Quindi si può ben dire che la scelta che un giovane può compiere sia tra i maturi e ragionevolissimi valori della caccia, ovvero dell'uccisione di esseri viventi senza ritegno né motivo, oppure tra l'insana voglia di guidare ubriachi. sembra proprio che vie di mezzo non ce ne siano. O guidi ubriaco, o uccidi un po' di piccioni. Potremmo proporlo al premier, un disegno legge per salvare i giovani, questa generazione che nessuno di noi riesce a capire: formiamo delle ronde che vadano ad uccidere i piccioni.
Del resto, schiacciarli in continuazione non è abbastanza.(immagine da Luca Crema)
Continua a leggere

lunedì 23 marzo 2009

La Sanità in Italia stringerà la mano alla privatizzazione

Solo sette regioni in Italia possono vantare un bilancio dei servizi sanitari in positivo. La Toscana veste la maglia rosa in questa corsa, mentre il fanalino di coda è rappresentato dal Lazio, che assieme a Campania e Sicilia, mostra un drammatico buco nero economico.


Nell'economia nazionale, specie in uno stato come l'Italia, dove le strutture ospedaliere e annessi appartengono alla sfera pubblica, l'aspetto sanitario è uno dei più incidenti.
"La sanità è la prima realtà economica italiana: contribuisce direttamente ed indirettamente alla creazione di un valore economico pari a 149 miliardi di euro" (da Corriere della Sera)

L'attuale crisi rischia di aggravare le situazioni che già fanno acqua, e proprio per questo si sta pensando al progetto di cogestione tra privato e pubblico. Si tratterebbe nella maggioranza dei casi, di privatizzare i servizi annessi alle strutture ospedaliere, come la mensa, il bar, la lavanderia etc, lasciando tutto ciò che concerne la sfera prettamente sanitaria al controllo pubblico.
E' un tipo di soluzione già adottato in numerose realtà, ma lo spettro della privatizzazione non si ferma qui. E' sempre il Corriere della Sera ad informarci che ci sono casi in cui la privatizzazione è andata oltre, occupandosi di risanare una situazione di grave perdita, ma ottenendo una sorta di controllo della struttura. E' il caso dell'ospedale di Suzzara, che doveva essere chiuso, salvato da una collaborazione che prevede una vigilanza del pubblico, e l'investimento di capitali privato.
Questo investimento ha riguardato la ristrutturazione dell'ambiente e l'acquisto di macchinari, come Tac o risonanza magnetica, e con buona soddisfazione della regione Lombardia, che si è ritrovata un ospedale funzionante e moderno dovendo semplicemente rimborsare le prestazioni offerte ai cittadini.


Accanto a questo esempio, all'apparenza funzionante, vi sono anche altri casi, ovviamente, di fallimento, in cui il capitale privato non è riuscito da solo a risollevare una situazione pendente.

La privatizzazione non si ferma qui, ma investe anche un altro aspetto noto a pochi: le assunzioni. Trattandosi sempre di strutture pubbliche, le assunzioni possono essere fatte esclusivamente tramite concorso (si parla di assunzioni a tempo indeterminato). La continua carenza di personale, e la continua richiesta, non viene corrisposta in quantità di concorsi, così che, per la lentezza stessa della macchina burocratica in Italia, che per eventuale sussistenza del problema di carenza di personale, le strutture sanitarie sono costrette a rivolgersi alle agenzie interinali.
In Toscana, ad esempio, sembra essere Altro Lavoro ad occuparsi delle assunzioni (si parla di tempo determinato) all'interno delle strutture sanitarie.



Siamo sicuramente ancora molto lontani da un sistema di sanità privata, ma ugualmente sono segnali che andrebbero sottolineati, e, probabilmente, combattuti sul nascere. Nello stesso momento in cui gli Stati Uniti di Barack Obama iniziano una marcia verso una sorta di "deprivatizzazione" del sistema sanitario nazionale, promettendo strutture pubbliche quantomeno per i bambini, l'Italia sembra muovere piccoli passi in controtendenza. A confermarlo le stesse frasi del premier Berlusconi alcuni mesi fa, in cui dichiarò che l'unica soluzione sarebbe "il federalismo fiscale e la privatizzazione di molti ospedali pubblici".
Il Welfare State in Italia non è mai stato portato a un livello "assistenziale", nè si può parlare, comunque sia, di uno stato presente e vicino al cittadino, per cui muovere anche solo pochi passi verso la privatizzazione di un diritto inalienabile di ogni cittadino italiano, potrebbe risultare economicamente facile e rassicurante, ma profondamente rischioso e poco etico.
Continua a leggere

L'Acqua non è un diritto, ma Del Piero continuerà a bere Uliveto


Si è concluso il V Forum sull'acqua, ad Istanbul, al quale hanno partecipato 25.000 persone, delegate di 155 paesi. E' stato redatto un documento, nel quale tutti si dichiarano concordi nella necessità di migliorare l'accesso all'acqua e la bonifica in tutto il mondo, e si è parlato di "economizzare l'acqua", agendo anche in constrasto con l'inquinamento delle falde acquifere, ma soprattutto dotando i paesi che ne abbisognano di sufficienti strutture sanitarie.
Questo in accordo con le ricerche che evidenziano come ogni anno muoiano circa 8 milioni di persone a causa della carenza di acqua e di sufficienti servizi igienico-sanitari.

Ad oggi sono più di un miliardo le persone che hanno limiti di accesso all'acqua potabile, e che nel 2030 potrebbero trovarsi in completa siccità.



Proprio per questo lo scopo di alcuni delegati (francese e spagnolo, ad esempio, assieme a tutti i paesi africani), era quello di inserire nel documento redatto la parola "diritto" accanto alla parola "acqua".
Volevano far sancire il diritto ad avere l'acqua per ogni uomo, "non si può parlare di diritti umani se non si ha il diritto di accesso all'acqua", ma non è andata come speravano.

Con la parola "diritto", si intende una posizione garantita dalla legge, dal legislatore, in modo da assicurare al soggetto una utilità sostanziale.
Inserire questa parola accanto alla voce "acqua" sarebbe stato un po' ipocrita, come del resto lo è la nostra stessa costituzione quando garantisce, ad esempio, il lavoro e la casa come "diritto".
Tuttavia credo che sarebbe stato un passo avanti e non piccolo, quantomeno per avviare una riflessione seria e radicata sul come risolvere il problema che si dovrà affrontare entro così poco tempo.
Il fatto che la costituzione italiana sancisca che io, di fatto, ho diritto al lavoro, mi dà quantomeno diritto a recriminare, a chiedere all'amministrazione una politica differente, si fa in modo che le meccaniche vengano oliate. Non parlarne nemmeno produce solo il silenzio.



Per cui, cari simili del terzo mondo,
cari uomini che soffrite fame e sete, quando di qua si sta benone,
sappiate che l'acqua non è un diritto.
Non per voi almeno.
Del Piero continuerà a bere Uliveto anche quando da codesta parte si morirà di sete.
Continua a leggere

domenica 22 marzo 2009

Un uomo che non ha abbastanza volontà per vangare ed arare un campo, non vale la metà del cibo che riesce a ingurgitare. Corrida #31

L'unico racconto pubblicato a puntate sulla rete che è un po' come la vita: si sa quando e come inizia, ma non si sa mai bene dove vada a finire.

per chi avesse perso il filo, la puntata precedente

.31

Non si possono descrivere certe sensazioni. Non ci sono sufficienti parole a descrivere alcuni stati d'animo, non ci sono parole che possano capire le lacrime, le smorfie, il vuoto nel cuore, nello stomaco e nel cervello.

Amalia era morta.

Il solo tentativo di realizzare la sua morte era vano, futile, non riuscivo a staccare la mente dal suo ricordo più forte e vivido, non riuscivo a carezzare con la mente i suoi occhi tenui e profondi.
Ramon prese una coperta, e quasi sollevato dall'avermi raccontato finalmente l'accaduto, mi strinse forte e mi lasciò slo davanti al fuoco che lentamente si stava consumando.

Non so per quanto ho pianto, non ho idea di quanto sia durata quell'immensità.
Non credo di aver dormito, nemmeno, mi ricordo di aver osservato cercando di svuotare la testa, ogni singolo carbone che si smembrva lentamente, reclamando vita begli angoli rossi di brace, decantando inverno man mano che il freddo lo copriva.
Poi osservai il sumo salire, denso, senza che alcun vento venisse ad intaccare la colonna di fumo, ritta a sostenere i pilastri, pronta a sgretolarsi con il solo alito umano.

Non mangiai, la mattina, salutai Ramon appena lo vidi apparire come silohuette stagliata contro la cucina, e gli lasciai poche parole. Gli dissi semplicemente che lo capivo. E che sarei andato io.
Ramon non poteva lasciare i campi incolti, ma soprattutto non poteva permettere di lasciare che Felipe tornasse e non trovasse nessuno ad accoglierlo. Era nella sua idea lo stare lì, ad aspettarlo, se andava via, ma sempre pronto con buoni ortaggi e buon vino.
Ognuno ha il suo modo di dedicarsi alla tristezza, ognuno ha il suo modo di dedicarsi alla speranza.

Io, semplicemente, feci di necessità virtù, come un vecchio adagio dice. Non potevo rimanere fermo, scalpitavo e avevo bisogno di una meta, da tenere presente per dare a quel sonoro eco di vuoto della mia testa un obiettivo, un qualcosa da pronunciare, una farse che scacciasse il dolore.
Un balsamo per le mie ferite.

Così decisi di andare in cerca di Felipe.
Decisi, anzi, che lo avrei trovato, e che lo avrei portato indietro.


Ramon mi strinse nuovamente al suo corpo grosso e turgido, maleodorante di sudore e di un clima troppo caldo, mi baciò sulla fronte e mi diede una pacca sulla spalla.
"Prenderai il mio cavallo, Pepito" disse. "E' un fannullone, è giusto buono per arare i campi, ma con quello sarai in men che non si dica sulle tracce di Felipe, sperando, che lui stesso stia tornando indietro. "
"E tu..."
"Non ti devi preoccupare per me. Arerò il campo con la mi schiena e con la mia forza. Un uomo che non abbia abbastanza volontà per arare e vangare un campo non vale nemmeno la metà della quantità di cibo che riesce a ingurgitare. Vai. E torna presto."


Continua a leggere

Esigo un loculo nel Mausoleo di Berlusconi

Andate e convertite le genti"
Berlusconi, giovedì, aprile 10, 2008



"Ho un complesso di superiorità che debbo frenare" maggio 1994

"C'è la mia saggezza, che basta ed avanza per tutti." martedì, marzo 30, 2004

"Padre perdonali, non sanno cosa fanno." martedì, marzo 16, 2004





Non ci sarebbe niente di migliore.
Niente di più auspicabile.
C'è chi si vuole far seppellire, chi vuole farsi cremare, chi lascia i soldi ai parenti perchè ci pensino loro e facciano ciò che vogliono.

Io, invece, voglio un loculo nel Mausoleo di Berlusconi.

Mi ha talmente convinto, quell'uomo, che non riesco più a pensare ad altro. Voglio risplendere della sua luce, del suo paradiso, vivere la seconda vita al suo fianco.

Voglio essere il suo guerriero di argilla.
Continua a leggere

sabato 21 marzo 2009

Ratzinger: "La malattia va affrontata pensando al mistero della croce"

"Pensando alle vittime dell'Aids, della malaria e della tubercolosi, il papa ha indicato il mistero della croce. Nel tempo della prova, quando l'angoscia aumenta e la nostra condizione fisica si degrada, alcuni sono tentati di dubitare della presenza di Dio, ed è proprio in questi momenti che dobbiamo pensare a Gesù, morto sulla croce per il bene del mondo". (da "The Vatican", canale del vaticano su youtube)



Non è in risposta alle polemiche che Ratzinger parla del mistero della croce, è solamente un nuovo messaggio, dal quale si possono trarre alcune considerazioni.

Per la chiesa attuale esiste una sorta di fatalità nell'accettazione del dolore, come viaggio imposto dalla volontà divina. Al dolore non si deve scampare, va affrontato, perchè questo è il destino che l'uomo, secondo il volere divino, deve compiere. E se il dolore, l'affanno, la malattia, portano alla morte, non saranno di invidia o di rabbia le nostre ultime parole, ma fatto sta che anche pensando al mistero della croce, moriremo ugualmente.

Tutto questo è in profondo contrasto con la vicenda di Eluana Englaro. Se deve esserci la completa accetazione profonda della volontà divina, allora la medicina non deve permettersi di interferire con ciò che Dio ci ha mandato.
Poichè è nobile la sofferenza.

E visto che la sofferenza è nobile, è preferibile che muoiano ogni giorno bambini di Aids, ma pensando al mistero della croce, che si riesca ad impedire la vita dolorosa a qualcuno, con l'utilizzo dei contraccettivi. Non commettere atti che non siano puri, cioè non disperdere il seme.

Detto fatto. La vita deve essere, in pratica, un volersi male, un purgatorio terreno. E allora tanto vale iscriversi all'istante a quella graziosa congrega degli "Amici di J.Ratzinger", chissà che anche loro non facciano prima o poi un varietà in televisione. Con dolore dal vivo.
Continua a leggere

venerdì 20 marzo 2009

Andreotti: "Devo ringraziarla, se vorrà in futuro sfottermi ancora di più le sarò grato"


Andreotti parla a Forattini, suo "nemico" che per anni e anni lo ha dipinto con gobba accentuatissima e orecchie a sventola, dal palco del ciclo "idee a confronto", confrontandosi sul difficile rapporto tra politica e satira:

"L'unica cosa che deve temere un politico è quella di essere dimenticato (...) Devo ringraziarla, se vorrà in futuro sfottermi di più le sarò grato. (...) Una società nella quale non abbia legittima presenza la satira, è una società destinata a morire."


Se la stessa frase la pronunciasse un comico, o un qualsiasi cittadino o esponente di sinistra, sarebbe immediatamente etichettato come "comunista" e con tale termine buttato nella latrina del dimenticatoio televisivo, con successiva pressione del bottone sciacquone, al fine che di tale personaggio non rimanga traccia alcuna nella società mediatica.

Berlusconi agli esordi voleva dimostrarsi simpatico e a favore della satira, si diceva divertito di come a "Striscia la notizia" facessero finta di prenderlo in giro, ed osò ancora di più riguardo ai suoi manifesti che invadevano le città, truccati e ritruccati. "Premierò il più ironico", disse.


Nessuna premiazione è stata fatta e "Meno tasse per Totti" è andato giù per la latrina assieme al suo geniale ideatore.



E come ben sapete, è storia, ormai, è andata peggio di come si poteva prevedere. Chi ha osato sfidare il potere dal palco dei giullari è stato radiato dalle televisioni di stato con il famoso editto bulgaro.
Stessa sorte anche per un giornalista mai abbastanza celebrato e commemorato come Enzo Biagi.
Quelli che non sono stati cacciati, coloro ai quali non è stata chiusa la trasmissione ripetutamente, si sono beccati semplicemente richieste di risarcimenti per milioni di euro.

Tutto questo ha creato una situazione irreale, ha plasmato un paese ironico, allegorico e spesso cialtrone, in un territorio in cui la satira è bandita.
Ma è andata anche peggio.
I giullari sono diventati i beniamini del popolo, giustamente credo, e come tali bandiere da sventolare. I più intelligenti hanni inziato a presenziare a conferenze, scrivere libri, diffondere idee e fare spettacoli teatrali, come in origine. Hanno inziato un cammino da giullari-propositivi che mai si era visto nella storia, e che rende ancora più tristi.
L'Italia è un popolo diviso a metà: da una parte ci si affida ai proclami di un dittatore mediatico e al suo presunto charme, dall'altra ci si affida ai giullari, come se potessero fare altro che irridere il potere.

Confusione.
Credo che ci sia alla base un'idea sbagliata, ovvero quella di sperare di essere salvati. Ed è un'idea talmente forte che ci si affida alle braccia dei comici, sperando che siano loro a traghettare queste povere anime senza più identità da una riva all'altra dell'Acheronte.

Può darsi che mi sbagli.
Tuttavia non ho mai sentito dire che Cecco Angiolieri ambisse al potere, e non per questo non mancava di sovvertire le regole e prendere a schiaffi metaforici il potere.
Non ho mai sentito parlare di un Remo Cerini sindaco, assessore o altro.
Non ho mai sentito dire in giro, nemmeno per voci, che Totò volesse davvero salire su di un trono.

I tempi cambiano e tutto può essere.
Del resto è concesso a Gabriella Carlucci di sedere in parlamento.
Continua a leggere

giovedì 19 marzo 2009

La Commissione Petizioni del Parlamento Europeo indagherà sulla Discarica di Chiaiano


La Commissione Petizioni del Parlamento Europeo chiederà l'apertura di una indagine riguardo la discarica di Chiaiano.
Questo significa che i motivi sono stati convincenti, voglio dire, che ci sono delle ragioni a cui appellarsi per ritenere la discarica di Chiaiano una decisione forzata, quasi improvvisata.

A convincere Bruxelles ad aprire le indagini, però, le stesse motivazioni opposte fino ad oggi al consiglio dei ministri, che ha di par suo spesso risposto con gentili manganellate e rappresaglie varie, nonchè distribuendo grappoli di esercito e autoritarismo.

Vi riporto le motivazioni, come scritte nel comunicato inviato alla Commissione Petizioni:

- economicamente è svantaggiosa determinando un enorme spreco di denaro pubblico. Tra la bonifica della cava di tufo (il sito localizzato era prima utilizzato come poligono di tiro) e sua realizzazione, la discarica costerà circa 70 milioni di euro. Tale discarica avrà una capienza di 700 mila tonnellate di rifiuti, che considerando il tasso di raccolta differenziata di Napoli non basterà per più di otto-dieci mesi.

(...)

- a livello ambientale è una scelta disastrosa. La cava di tufo scelta come sito della discarica si trova nel “Parco delle Colline di Napoli” , tale parco aveva importanti progetti di riqualificazione già posti in essere, si trova all’interno della città di Napoli ed ha importanti quartieri residenziali nel raggio di 1000 - 1500 metri, a 1000 metri circa c’è la cosiddetta zona ospedaliera di Napoli che conta i cinque più importanti poli ospedalieri universitari e di ricerca della Campania.

Che in Italia ci sia una emergenza rifiuti, che specie in Campania questa vada guidata anche con atti duri, se un piano preciso e fondato è alle spalle, è indubbio. I rifiuti, del resto, non li vuole mai nessuno vicino casa, e l'Italia è densamente popolata, così da non avere molte aree lontane da una eventuale discarica.
Ma Chiaiano è il paradosso.
Continua a leggere

E TU, non firmi?!


La petizione da me proposta il 27 ottobre scorso è arrivata a quota 100 firme convalidate da e mail di accettazione, ovvero sicurissime.
L'oggetto della raccolta firme è la diminuizione dello stipendio base parlamentare.

Dai dati resi pubblici dal Pd, come già scritto in un articolo (quanto guadagna un parlamentare?), un parlamentare, un qualsiasi deputato che voti sempre ad almeno il 30% delle votazioni, che non abiti a più di 100 km da Roma (quanti mai saranno?), andrebbe a guadagnare, al netto, almeno

135064,5 euro all'anno

Sono dati che chiunque di voi può tranquillamente controllare sul sito del Pd, e che, ovviamente, necessitano di una certa "gonfiata" a seconda delle trasferte, dei disagi, della lontananza da casa, etc. etc. etc.

Questo il testo della petizione che vi chiedo di firmare:

A: Presidente del Consiglio, Presidente della Repubblica, Ministro per l'Economia

Gentilissimo Presidente del Consiglio,
Gentilissimo Presidente della Repubblica,
Gentilissimo ministro dell'Economia:

Visto l'ingente aumento del costo della vita,

Vista la precaria situazione finanziaria delle casse statali,

Vista l'esigenza più volte chiamata in causa di "tagliare" bilanci di enti ed istituti,

Vista la necessità mai negata di "fare sacrifici" al fine di "riempire i buchi" delle casse statali,
Vista la necessità per un parlamentare di sperimentare in prima linea la qualità della vita, per poi legiferare,
Chiediamo una riduzione dello stipendio dei parlamentari in una quota corrispondibile con il 35% dell'attuale importo annuale, al fine di equiparare gli introiti degli eletti con la media europea.

Tale cifra, considerando come introito annuale netto per parlamentare in 135000 euro circa, comprese la diaria di soggiorno e i rimborsi, è da calcolarsi in un taglio di 47000 euro per parlamentare.
Lo stipendio annuale così calcolato risulterebbe equivalente a 88000 euro, somma di poco maggiore a quella percepita dai colleghi inglesi, tedeschi e francesi.


Quello che vi chiedo è semplicemente una firma QUI, ma se avete voglia di fare un passetto in più, magari diffondete questo articolo, la petizione, tramite e mail, incollate il codice sul vostro blog.


Continua a leggere

mercoledì 18 marzo 2009

Tg1, Tg5 e Tg di La7 a confronto, come hanno parlato degli scontri all'università La Sapienza di Roma

Tg1: (trascrizione integrale) edizione delle 20.00
Scuola e Università: Cortei e manifestazioni di protesta oggi in diverse città nel giorno dello sciopero nazionale della CGIL e del sindacato autonomo GILDA contro i tagli e per la difesa dell'istruzione pubblica. Momenti di tensione, vedete, all'università La Sapienza di Roma dove gruppi di studenti hanno cercato di dare vita a un corteo non autorizzato, al di fuori dell'ateneo, la polizia lo ha impedito, ha caricato i giovani, che hanno lanciato sassi e scarpe.

Tg La7 (trascrizione non integrale, poichè il servizio sicuramente parla di tutte le manifestazioni in Italia, ma di Roma solo questo)

(...) Ci sono stati momenti di tensione quando la polizia in assetto antisommossa ha vietato agli studenti di puntare verso il ministero dell'economia anche con una leggera carica.


Tg5 (trascrizione integrale) edizione delle 20.00

Ci sono stati dei momenti di tensione oggi, all'università la Sapienza di Roma, quando un corteo di studenti ha cercato di uscire in strada forzando il cordone delle forze dell'ordine, vediamo. Torna l'onda in piazza, o meglio, cerca di tornare, e tornano gli scontri all'università La Sapienza a Roma. Alcune centinaia di studenti in mattinata si sono fronteggiati a più riprese con carabinieri e polizia. Manifestazione indetta in concomitanza con lo sciopero nazionale indetto dalla CGIl scuola contro i tagli. Per tre volte gli studenti hanno cercato di forzare i cordoni delle forze dell'ordine e dare vita a un corteo non autorizzato nelle vie cittadine. Ecco il momento dei primi scontri: carabinieri e polizia respingono i manifestanti dentro ai cancelli e loro alla carica rispondono con il lancio di oggetti. Pare siano state scagliate anche scarpe, ma soprattutto sassi come questo. La calma sembra tornata ma c'è una nuova uscita da un ingresso secondario: stesso copione, cariche e lancio d'oggetti. Poco dopo il terzo ed ultimo tentativo di forzare il blocco: cinque studenti cominciano a tirare sassi, ma questa volta vengono fermati dai loro colleghi. Traffico bloccato per ore. Dentro l'università si tenta di sfondare il portone del rettorato.
Poi l'assemblea finale con lo slogan: la crisi non la paghiamo noi.

Tg4

Non ne parla, ci mancherebbe. Parla di Renzo Arbore, dell'insonnia e dei negozi "tutto a un euro", ma degli scontri a Roma, no.
Ci mancherebbe altro. Ed io che ho voluto anche guardarlo.


Tre servizi brevi, e solo due si concedono il lusso di parlare veramente dell'episodio di Roma. Il Tg di La7 preferisce glissare, parlare di una leggera carica, e andare in visita a Palermo, dove era presente Epifani. Il Tg1 sembra parlarne solo così, per piacere. Due parole in croce che pongono azione e riflesso sullo stesso piano, come due cose consequenziali: una manifestazione equivale per il tg1 a una carica della polizia, questo se ne deduce.
Più prolisso il tg5, ma non esaustivo. Inizia dicendo che polizia e studenti si sono fronteggiati, quindi ponendoli sullo stesso piano, come se la forza a disposizione fosse ugualmente ripartita. L'attenzione, anche se velatamente, è rivlta agli studenti, sul fatto che per ben tre volte hanno provato a forzare un cordone e su ciò che hanno lanciato contro le forze dell'ordine.

Mi sbagliavo, dicendo che nessuno ne avrebbe parlato. Il tg2, credo, non abbia nemmeno accennato, correggetemi se sbaglio.

E mi sbagliavo a pensare che sarebbe stato meglio che ne parlassero, anche poco. Gli studenti escono da questi servizi umiliati, trattati come gente incollerita che senza un motivo prova a sfondare i cordoni della polizia. Sembrano ultras allo stadio, che hanno in testa solo la voglia di fare un po' di baccano.
Il fatto strano è che nessuno lascia la corrente per cercare un altro significato.
Fatto terrorizzante è anche che tg7e tg5 inizino con le stesse parole.
Neanche ci fosse qualcuno a scriverglieli uguali, come copioni.

Io non c'ero, per cui potete tranquillamente smentirmi, dire la vostra, la mia opinione non ha il peso di chi era presente e può testimoniare. Tuttavia non ho mai avuto simpatia per chi ha un manganello e lo usa contro chi ha le mani alzate e nude.
Niente contro la polizia e le forze dell'ordine in generale, tutto contro la violenza e l'autostrada alla repressione che si sta costruendo.
Per cui, Riciard's dà voce a chi c'era, e univocamente a chi era da una parte dell'università. Quella giusta:


Continua a leggere

Primavera, il seme germoglia, la gemma prepara la foglia


E' la legge del tempo, delle stagioni, qualcosa di assolutamente comprensibile ed incomprensibile, una ruota che gira senza mai sbagliare di un solo secondo, e si alternano gli alberi spogli al caldo decadente di agosto.
Ma prima, la primavera, le gemme.

Il seme germoglia, la gemma prepara la foglia.

Si prepara la vita, tutto quello che sembrava fermo, quiete assoluta: in quel millimetro di silenzio marrone, una traccia di verde. Un sipario che si apre, una danza che durerà almeno tre stagioni, per fermarsi giusto il tempo di tirare il fiato, ma che sbocciando dichiara tutta la sua voglia di vivere.

Prende alle spalle, alle volte la primavera. Intorpiditi da un freddo inverno che sembra non finire, ci si stupisce ad osservare come ebeti innamorati la prima gemma che sfida il freddo ancora fiero dei suoi giorni.



Così che quando credevamo di essere ripiombati nell'inverno, che marzo ci avesse tratti in inganno, simulando solamente la primavera del diritto, della difesa dello stesso, di una scuola diversa, di un futuro diverso, percepiamo lo sbocciare di una gemma.

(da Udu Roma):
Il dibattito pubblico in questi mesi si è incentrato sullo stato di vita o di morte del movimento. Dibattito a cui noi non abbiamo voluto partecipare, in quanto troppo impegnati nel valorizzare e rilanciare quello straordinario spazio pubblico che l’Onda è stata in grado di costruire. Chi si è occupato di questo dibattito forse non è a conoscenza che l’università, come ogni spazio produttivo, vive di una propria temporalità, di propri ritmi e tempi di vita.

Così che gli studenti de La Sapienza di Roma sono scesi in piazza, oggi stesso, per protestare, e ad aspettarli, un cordone di forze dell'ordine pronte a caricare e sopprimere la voce. Le forze dell'ordine hanno caricato per ben due volte gli studenti:

"
Le forze dell'ordine avevano effettuato una prima carica nei confronti degli studenti che volevano partire in corteo in piazza Aldo Moro quando circa 300 ragazzi si sono fatti piu' vicini al cordone delle forze dell'ordine tenendo le mani alzate. In quel momento sono partiti i colpi di manganello a cui alcuni ragazzi hanno cercato di rispondere lanciando bottigliette d'acqua. "Vogliamo andare nelle nostre strade: libertà di movimento. La protesta è legata allo sciopero della Flc-Cgil "contro i tagli all'istruzione operati dal governo"." (da rainews 24)

"Il comunicato di Unione studentesca

"Una totale condanna dei metodi violenti che stanno adottando le forze dell'ordine contro gli studenti presenti all'Universita' della Sapienza di Roma che chiedono solo di
poter manifestare ed esprimere il loro pensiero". Ad esprimerla l'Unione degli Studenti che e' oggi nelle piazze a sostegno dello sciopero indetto dalla Flc-Cgil.

"Al momento - prosegue l'Uds - dentro la citta' universitaria si trovano molti studenti, tra cui anche vari delle scuole superiori, a cui e' impedito di uscire. E' in atto un vero e proprio sequestro. Chiediamo - conclude l'Uds - che al piu' presto sia ripristinata una situazione pacifica e di normale agibilita"'." (rainews 24)


L'augurio è che la piccola pianta cresca, si rafforzi.

Che sia una rampicante, magari, e si appoggi a qualche albero dalle salde radici che altro non aspetta che di essere svegliato.


Continua a leggere

martedì 17 marzo 2009

Donna stuprata da un cane randagio di rumeno abitante di campo nomadi senza luce per la crisi economica


Donna + stupro + Rom + Rumeno + campo nomadi (o zingari, a piacimento) + cane + crisi =

articolo di giornale

Credo di aver scritto il migliore articolo dell'anno.
Voglio dire, per incisivo, è incisivo.
C'è una foto.
E' indubbiamente breve, per cui tutti lo leggono.
Raccoglie tutti gli argomenti, gli unici, di cui un giornale italiano parla.
E avendo detto questo, probabilmente, il mondo giornalistico italiano ha detto tutto.

Per cui possiamo anche iniziare a parlare di altro, no?


Continua a leggere

Travaglio ballerino per sbaglio (o no?)



Che sia solo un piccolo divertimento, o che sia l'esempio della famosa frase "il potere dà alla testa"?

Il video è stato fatto per la prima puntata di "Victor Victoria, niente è come sembra", il nuovo programma della spumeggiante Victoria Cabello.

Meglio non azzardare espressioni o giudizi, si rischia di confondere la voglia di divertisi con quella di onnipresenza ed onnipotenza.
Però una battuta lasciatemela fare: quando vedremo Marco Travaglio il paladino nella classe di Amici di Maria?

E comunque, se a qualcuno di voi il video, il balletto, sembra oscenamente brutto, non preoccupatevi, è quasi identico all'originale. Non è nuovo per Battiato accompagnare una grande canzone con un video quantomeno stravagante...


Continua a leggere

lunedì 16 marzo 2009

Sinistra e Libertà, Vendola e gli altri si presentano



ROMA - Anche Nichi Vendola, il governatore della Puglia, quasi certamente sarà personalmente in lizza, alle prossime europee, sotto il nuovo simbolo "Sinistra e libertà". Il cartello dei cinque partiti - i fuoriusciti del Prc, i Verdi, i socialisti, Sinistra democratica e gli ex del Pdci - è stato presentato ufficialmente questa mattina a Roma: nel simbolo, metà rosso e metà in verde, in piccolo anche i loghi dei gruppi europei di riferimento, e quindi la rosa del Partito socialista europeo, il Sole che ride dei Verdi e il richiamo al Gue (la sinistra radicale a Strasburgo).
(da Repubblica)

Sembra che nella lista possano confluire nomi importanti come quello di Margherita Hack, e che Nichi Vendola si presti a comandare le elezioni europee come primo in due circoscrizioni. Tuttavia Vendola rinuncerebbe ad un eventuale seggio per continuare a guidare la regione Puglia e portare a termine il suo incarico.

E' un inizio di quello che era, a mio avviso, auspicabile. Una sorta di "sinistra arcobaleno" ripensata come nome e simbolo, ma sicuramente più matura per gli errori precedenti, ma soprattutto, "necessaria, non un mero cartello elettorale".
I volti sembrano differenti, le dichiarazioni pure.



Ferrero continua a schierarsi dalla sua sola parte del fiume, rinunciando a una qualsiasi alleanza, sostenendo che "la sinistra è Rifondazione Comunista". Del resto anche i Comunisti Italiani sono dello stesso avviso, e sembrano non aver mai dismesso il copione del teatrino del rammarico e del litigio infantile.

Il nuovo schieramento, europeista, lanciato verso il futuro, vorrebbe avvicinarsi, e non confluire, al Pd, recitandone la parte sinistra, in piena sincronia con le ultime parole lanciate da Prodi, e le stesse dichiarazioni di Franceschini.

Unico rammarico, sempre secondo la mia opinione, la mancata inclusione del Movimento per il Bene Comune, nato dal se. Rossi due anni fa e maturo di una campagna elettorale sofferta e fatta con le unghie, forte di un sentimento nato dal basso, assieme alle idee.
Continua a leggere

Non siamo topi da laboratorio

"Il mangime comunemente utilizzato per i topi da laboratorio contiene una dose troppo elevata di arsenico, e questo probabilmente altera tutti i risultati dei trial effettuati su topi da laboratori"
(da Yahoo News 16/3/09)



Sembra già da solo un buon motivo per concludere che condurre le ricerche scientifiche sui topi, o su altri animali, non ha molto senso.

Non sono un medico, non sono un biologo, tantomeno sono un ricercatore, ma credo di avere diritto ad una opinione, niente di più. Parto dalla convinzione che il mio codice genetico sia diversissimo da quello di un topo o di un cane altrimenti saremmo simili. Un altro punto cardine di partenza è che le ricerche sugli animali non portano a soluzioni: lo stesso esperimento viene ripetutto sugli uomini, per accertarsi degli effetti ottenuti, ed i risultati non è detto che siano simili. Lascio da una parte la mia idea animalista, tutto ciò che penso riguardo all'infliggere sofferenza agli animali gratuitamente, perchè non sto cercando di commuovervi.

Poi mi accodo alle opinioni onorevoli dei biologi Lav:

"La sperimentazione animale è una pratica obsoleta e crudele che non ha portato a risultati attendibili e riproducibili sull’uomo perché utilizza il modello animale come assunto di partenza, principio di base sbagliato in quanto l’animale non è un modello semplificato dell’uomo e i dati non sono applicabili alla nostra specie. Il topo non è un “piccolo uomo” ma un organismo altrettanto complesso e diverso per moltissimi parametri, la relazione tra i quali porta a un’infinità di risposte fisiologiche, metaboliche ed enzimatiche imprevedibili e non paragonabili con quelle umane.

Due esempi eclatanti per sottolineare l’erroneità del modello animale, nello specifico sul topo: questa specie viene ampiamente utilizzata per lo studio sul cancro, ma non si ammala di questa patologia complessa, quindi gli viene ricreata in un processo artificiale ben lontano dalla realtà umana; inoltre i tumori indotti non producono metastasi paragonabili a quelle umane, sono più suscettibili all’attacco delle difese immunitarie e crescono con velocità superiori rispetto ai cancri naturali, parametro temporale ulteriormente errato perché la durata della vita tra le due specie non è confrontabile.

Studi retrospettivi recenti hanno dimostrato come sostanze risultate efficaci sugli animali si sono dimostrate inutili e/o tossiche per l’uomo.

Sempre nel topo alti dosaggi ormonali, utilizzati per studiare terapie legate alla menopausa (cicli biologici complessi e frutto di un lungo processo evolutivo ed adattativo, basti pensare che le donne non vanno in estro), dimostrarono una diminuzione dei rischi vascolari, mentre nella nostra specie hanno portato a infarti, coauguli e cancro al seno." (Da Michela Kuan, biologa, Lav)

Esiste anche un sito a riguardo, che si chiama "Ricerca Senza Animali" che evidenzia, oltre all'aspetto già spiegato, anche un'altra buona motivazione per lasciare in pace gli animali:

"...più di un milione di animali continuano a morire ogni anno nei laboratori in Italia. La maggior parte di loro sono allevati appositamente per la sperimentazione e conoscono una vita fatta solo di prigionia e sofferenza. Altri, per esempio alcune specie di scimmie, sono catturati in natura e importati. Molti di questi muoiono durante il trasporto. I test condotti su animali comportano sempre e comunque sofferenza: l'animale è tenuto prigioniero in un ambiente innaturale, viene sottoposto a trattamenti invasivi, prova dolore, spesso intenso, nella maggior parte dei casi non viene anestetizzato, e alla fine viene ucciso (dopo giorni, mesi, o anni di questa "vita"). "






Vi lascio con due link, associazioni che fanno ricerca sperimentando sugli animali, e associazioni che non sperimentano su animali.
Continua a leggere