sabato 31 gennaio 2009

Riccardo Gavioso l'inquinatore, Comicomix imputato, Kuros insieme a Pecoraroscanio, Uyulala perde la memoria... Lacio l'auto a piedi...


Quella di ieri è stata una bella giornata per comunicare alla propria auto che sabato 28 febbraio se ne resterà a casa, e perchè lo avete fatto in molti.
Non fate finta di non capire, sapete benissimo che si tratta della nuova idea perversa:
iniziativa ambientalista che si propone un solo piccolo sacrificio, lasciare l'auto parcheggiata il 28 febbraio...
In ordine sparso:

Riccardo Gavioso comunica a tutti che non possiede un'auto, bensì un carro armato e che per quel giorno non prevede di lanciare testate nucleari in quel di Torino:
"avendo, per motivi di lavoro, una macchina ecologicamente molto scorretta, sarò in grado di offrire un ottimo contributo ;)"

Comicomix si siede al banco degli imputati, come testimone e, visto che va di moda, aderisce e poi smentisce le parole di rossaura:
"Be, io amo la bici...quindi, il resto va da sè...^_^

Solo una piccola notazione: Rossaura, la mia sorellina di web, è avvantaggiata: lei non usa l'auto perchè dove abita l'auto non serve!"
E dire che Rossaura ha già iniziato a diffondere la notizia sul suo blog...

Saamaya dal canto suo continua a promettere che la gara di kart in giardino non si terrà, le parole non sono una cosa che si può dare e riprendersi, non si fa come Rossaura, insomma, ma nemmeno come comicomix che fa la spia e chi fa la spia non è figlio di Maria etc etc:
"Farò il possibile, ma anche l'impossibile. Se prendo parola, amo mantenerla lealmente."
Sono parole che mi sembra di aver già sentito dire da un tizio in televisione seduto a una scrivania... ma non ricordo bene.

Sarà forse perchè mi sono fatto prendere dalla musica, dal Jazz in particolare, Jazz autobannata:
"INSERITOOOOOOOOO è un po' lungo per il mio blog ... vedrò se posso metterlo meglio ma intanto c'è :-)"
Ma... di cosa parlava?

Devo fare qualcosa per la memoria, e sono convinto che la tecnologia verrà in mio aiuto. Del resto conosco molto bene il signor Sulu, grazie al quale abbiamo guadagnato un'altra adesione, quella di Max, che non sapendo se barricarsi in casa il 28 febbraio, preferirebbe un bel teletrasporto:
"evvaiiiii!!!!!

così faccio il giro del mondo tutto il giorno!posso andare dove voglio,così sono sempre fuori di casa.basta che sia a prezzi accessibili!mi faccio tutte le vacanze last minute che voglio."
C'è solo un problema, Max. Il Signor Sulu mi ha detto che hanno esaurito il teletrasporto al discount di Giove, per cui, il prezzo si alza... Del resto non è un ecologista, ha deciso di mandare i motori a tutta per il 28 febbraio, tanto per indispettirmi...

Ma restando in tema di parole ambigue e "spiate", abbiamo un'altra persona che girnado in internet, informandosi ed uniformandosi al paese ospite, ha imparato benissimo l'uso del politichese, aderendo a tratti, parlo di Pupazza Bannata:
"Io vado sempre al lavoro in bici .. per un tratto :P

Ma aspettate che sia un po' più mite il clima !"
Ma a sua discolpa devo aggiungere anche che mi ha ricattato. Aderisce se le pago l'aspirina.
Chiederò al Signor Sulu se l'offerta del 3x2 a Saturno è ancora valida. Ma non garantisco per l'aspirina di Saturno.

Pierpaolo Basso
ci comunica che lascerà la sua passione, la guida, per un giorno. Dovete infatti sapere che Pierpaolo è un pilota provetto, ha un'auto di una potenza straordinaria, che i reattori del Signor Sulu sono nulla al confronto. No, eh?
"Aderisco volentieri, anche se ho un minimale mezzo di trasporto (ape 50) non mi piace guidare, preferisco camminare sia in città che per boschi, per il resto autobus o treni."

Il maestro Kuros si uniforma alla massa, unendosi al fantastico gruppo che vede insieme persone del calibro di Pecoraroscanio, ovvero il gruppo dell'Outing:
"OK, faccio outing: non so guidare. non so andare manco in bicicletta."

Fiammifero ci onora della sua presenza, ma ha ben pensato di usare la macchina per tutto il 27, tanto per non sentirsi in colpa. Una sorta di Signor Sulu terrestre:
"per un giorno si può fare,la spesa me la programmo prima e mi faccio un bel carico in macchina,ma poi vengono le televisioni ? :P?"
Per le televisioni, credo che arriveranno non appena Kuros riuscirà a convincere Pecoraroscanio a parlare ed aderire. O forse non arriveranno nemmeno con lui.

Una splendida notizia ci giunge da Heidmo, che ci fa notare come alcune vetture abbiano deciso di sderire autonomamente:
"La mia auto ha deciso di aderire autonomamente,suicidando l'alternatore proprio due giorni fa.Mannagg..."

Lilyth si era persa. Mi spiego meglio, camminava nella foresta di internet ed è capitata nel paese dei banner. Giuro, pensavo non ne uscisse viva. E invece, con meraviglai del Signor Sulu, che la osservava dal suo radar stellare, eccola qui:
"Anche io amo camminare e ho quasi scordato come si guida. Uscire la mattina a piedi è sempre piacevole,anche adesso che si respira l'aria tagliente della neve, che, però, vedo solo sulle montagne intorno alla mia. Certo nelle città è un'altra cosa..."
E adesso Sulu è in debito di dieci euro con me, che avevamo scommesso.

Uyulala... beh, chiederò al Signor Sulu un altro favore. magari se gli cancello il debito riesce almeno ad intervenire per te. E non fare la finta tonta, ti serve sicuramente un nuovo calendario:
"Guarda, sono andata a controllare sul calendario e ho visto che il 28 febbraio cade di mercoledì. Purtroppo non posso aderire: devo raggiungere il posto di lavoro. Con gli orari che ho non posso usare altro mezzo. Mi spiace. Sappi però che, al di fuori del tragitto casa-lavoro, è molto raro che io usi la macchina"

E se Uyulala è un po' come il signor Sulu, cioè ha la testa fra le nuvole, ma lui solo in senso metaforico, chi riesce ad aderire senza voli pindarici, con parole concrete, è proprio un poeta che mira a Salvare le cose:
"Aderisco volentieri all'iniziativa...soprattutto d'estate io e la bici siamo una cosa sola...

Buon week-end!"


Per tutti gli altri, beh, è da capire se votare Ok su Ok Notizie sia un'adesione o no. Per specificarlo, basta una mail a riccardotronci@hotmail.it, oppure commentare su questo blog, o sul proprio. In caso scriviate una rticolo sul vostro blog, su di un forum, o altro, segnalatelo!
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venerdì 30 gennaio 2009

Lascio l'auto a piedi, le prime adesioni


A sole ventiquattro ore dal lancio della "giornata dell'auto parcheggiata a casa", lanciata con lo slogan "Lascio l'auto a piedi", si registrano le prime adesioni.
L'iniziativa è un invito per il giorno 28 febbario, a lasciare per tutte le 24 ore la macchina parcheggiata in garage. O strada. O garage del vicino. O in salotto, fate come volete.
Ma se volete maggiori informazioni, cliccate sul banner in cima alla pagina e un articolo vi schiarirà le idee.
Aderite numerosi!!!
Per primi si sono fatti avanti i blogger, con il loro sostegno, ovvero, in ordine sparso:

Riverinflood
, ovvero il blogger e maestro di vita ed ironia di Ideateatro, con le semplici, rassicuranti, parole:
"Io vivo, fortunatamente in campagna, e quando scendo giù in città lascio la macchina e scarpino a piedi."
Qualcuno gli dica, per favore, che deve smetterla di rassicurarmi, che poi vado avanti con le mie idee malsane e continuo continuo continuo, ed infatti continuo con

Giuseppe, autore del famoso Web login, che guardacaso ha come avatar in rete un ciclista, che è colpevole di rassicurare la mia mente malata con parole carezzevoli e di conforto:
"Amo la bicicletta, sono favorevole a qualsiasi iniziativa che ne incentivi l'uso e quindi che rispetti anche l'ambiente. Ottima iniziativa! :-)"

Ghearts (bannato su Ok notizie), del bellissimo blog Arteggiando, dipinge il viso con i colori della guerra, annusa la cenere del focolaio appena spento, raddrizza il cappello da cow boy e pronuncia le classiche parole da film western:
"Odio la macchina e, nei limiti possibili, la lascio volentieri per la bicicletta. :-)"
Che poi lo so benissimo che nei film western queste cose non le dicono, ma ci stava bene come atmosfera.

Saamaya aderisce, ma solo nei limiti del possibile. Ovvero cercherà di organizzare quella corsa di Kart impazziti che doveva partire dal suo giardino per il giorno dopo. Ma no, le sue parole sono:
"aderisco nei limiti: abito in provincia e devo necessariamente raggiungere la metropoli alle porte della quale, però, abbandonerò l'auto, prometto. Ma lo faccio sempre, del resto. sennò, che avrei smesso a fare di fumare?"
Peccato che il suo blog sia scomparso, che sia un rapimento inscenato dalle multinazionali del tabacco? O trattasi dei piloti del kart che proprio non ci vogliono rinunciare alla corsa?

Saturninox, caro amico e compagno di lotte proveniente dal pianeta Cronache Marziane, si dichiara favorevole, ma impedito. Pare che abbia iniziato a capire come si ragiona da politico:
"non riesco a mettere il banner. lo so sono un impedito, ma puoi fare anche una roba tipo bottone? grazie ciaoooooooo"
Notate le chiare allusioni ai bottoni del comando. Ci proveremo, ci proveremo carissimo.

Doc 63, ovvero Pietro Trevisan, si dichiara a favore dell'idea in quanto folletto. Eh già, abita nel bosco, a un isolato di distanza da Biancaneve e i sette nani. Peccato ne sia fuggito uno e sia a giro per la Sardegna a fare casino (Chi lo vedesse è pregato di contattare Pietro, ha un filo diretto con Gongolo e Biancaneve):
"beh,io non ho problemi,l´auto la uso poco,dato che l´ufficio é sotto casa, se voglio fare una passeggiata vado in giardino e poco dopo il giardino cé il bosco ;-)"

L'altra metà del cielo, ovvero la carissima Rossaura, è ambientalista, da sempre. Ma non solo per ideale e convinzione, soprattutto perchè la sinistra, purtroppo, lascia spesso a piedi in questo periodo. Infatti commenta e mi rilancia su di un articolo Vendoliano (che ho commentato avidamente e velocemente):
"Beh come già sai io non lascio solo l'auto a piedi, ma anche la bicicletta, l'unica mezzo di trasporto che uso sono le scarpe e i miei piedi eppure mi fumo lo stesso 4 sigarette al giorno.... grrrrrr che rabbia! ti segnalo dal mio blog un post [laltrametadelcielo.wordpress.com] mi farebbe piacere un commento grazie"


Grazie ai blogger che hanno inserito il banner di "Lascio l'auto a piedi" nel loro sito, e adesso... tocca a voi!
Per aderire basta un commento a questo articolo, oppure una mail a riccardotronci@hotmail.it, scrivete qualcosa, anche un post da pubblicare qui o altrove, scattate una foto, sbizzarritevi!


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giovedì 29 gennaio 2009

Lascio l'auto a piedi

29 gennaio 1886 Benz inventa la prima automobile

"Divenuto ingegnere realizzò nel 1878 il primo motore a combustione interna a due tempi che ebbe un ottimo successo e che permise a Benz di trovare gli investimenti per fondare a Manheim nel 1883 una fabbrica di automobili, la Benz & Co. All'inizio del secolo quest'impianto aveva l'onore di essere il più grande al mondo nel suo campo.

Nel 1886 depositò il brevetto per un veicolo a motore dotato di tre ruote ed in grado di raggiungere la velocità di 16 Km/h . Negli anni seguenti brevettò vari altri veicoli che provvedeva a collaudare sulle strade francesi ritenendole in migliore stato rispetto a quelle del proprio paese." (da Wikipedia)

Sono trascorsi 123 anni, e le automobili hanno fatto passi da gigante. Ed insieme a loro cavalcano le nuvole dello smog.

"Un recente studio ha dimostrato come respirare l'aria di città per un solo giorno a Milano, Palermo o Trieste equivale a fumare 15 sigarette al giorno senza ovviamente distinguere tra adulti, anziani e bambini." (Ecoage.com)

Dimmi dove vivi e ti dirò quanto fumi...


15 sigarette Milano, Trieste, Palermo

9-11 " Napoli

7-8 " Firenze, Genova, Torino, Verona

5-6 " Roma, Catania, Foggia, Livorno

4-5 " Bologna, Brescia, Parma, Taranto, Padova, Venezia

(Ecoage.com)

"Nelle otto maggiori citta' italiane l'inquinamento atmosferico urbano è stato responsabile nell'anno 2000 di 3.472 decessi, 4.597 ricoveri ospedalieri, decine di migliaia di casi di disturbi bronchiali e asmatici ogni anno, 10 morti al giorno per smog. " (da miw)

Si torna sempre lì, dovunque i siti ecologisti richiaman

o l'attenzione a un diverso e migliore sviluppo dei trasporti pubblici, mirando alla diminuizione dei mezzi privati in circolazione.

Sono passati 123 anni dall'invenzione dell'automobile. E con questo non vi chiedo di scaricarla, venderla o rottamarla. Però...

Diamoci un mese di tempo, e fissiamo per il 28 febbraio una giornata senza auto. E' sabato, tra l'altro, per cui molti di voi non dovranno nemmeno andare a lavorare.

Il 28 febbraio non prendiamo l'auto, lasciamola parcheggiata, facciamo di un giorno una giornata ecologica, e non una domenica ecologica imposta, sregolata. Riscopriamo i trasporti pubblici, o anche solamente il piacere di passeggiare per le nostre città.

E' una proposta che nasce dalla voglia di uscire dagli schemi quotidiani, dalla voglia di far capire quanto meno stress si accumuli andando a giro con i soli nostri piedi, quanto più belli sembrino gli scorci, le persone, e, visti i tempi, anche quanto si risparmi.

Proclamo il 28 febbraio come giornata

"Lascio l'auto a piedi", e richiedo a tutti voi adesione, partecipazione. Scrivetemi per mail, tutte le adesioni verranno quotidianamente pubblicate, tutti i messaggi, i consigli e quant'altro.

Pubblico un Banner, da inserire, se vorrete, nel vostro blog, lo trovate in cima alla pagina. Partecipate, diffondete, e poi... contiamoci. Speriamo solo di essere in molti.

Un caro saluto a tutti voi,

Riciard, a piedi


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mercoledì 28 gennaio 2009

Il nuovo ambasciatore in Brasile sarà Ronaldinho


Cesare Battisti, presunto ex terrorista, scrittore, condannato all'ergastolo in Italia per responsabilità in quattro omicidi (alcuni lo vedrebbero come esecutore, altri come palo o complice), rifugiato in Francia e protetto fino al 2004 dalla "dottrina Mitterand", poi latitante, in Brasile, dove è stato recentemente arrestato.
l'Italia ne chiede l'estradizione.
Il Brasile la nega.
O meglio, il Comitato Nazionale per i Rifugiati pone un "no" sulla richiesta di scarcerazione, ma tempestivamente interviene il ministro stesso della giustizia, Tarso Munro, avvenimento, dicono, unico, a consegnare nelle mani di Battisti la libertà.

"Per "salvare" Battisti, il ministro ha utilizzato l'argomento del "fondato timore di persecuzione per le sue idee politiche", argomento indispensabile per riconoscere la condizione di rifugiato politico, come prevede la L.9474/97. Tarso ha osservato che e' "normale e prevedibile" che, in momenti di estrema tensione sociale e politica, inizino a funzionare "apparati clandestini o paralleli, che si autoinvestono dell funzione di giustizieri". Non solo: il ministro della Giustizia ha fatto notare che Battisti fu condannato per la testimonianza del suo ex compagno nell'organizzazione, Pietro Mutti, premiato per la sua delazione, e senza nessuna prova." (da Repubblica)

E' a questo punto che il governo italiano, seguendo di pari passo la conferma della decisione ministeriale del presidente Lula, decide di revocare l'ambasciatore italiano in Brasile.
Questi si chiama Michele Valensise, e senza nemmeno troppa fatica in rete, si può ben trovare notevole materiale su di lui (denunce, accuse di prevaricazione, e molto altro), tra cui una limpida accusa di reato per aver creato una lettera pre-datata (reato in Brasile) per giustificare la sua posizione, fatto per il quale la giustizia brasiliana aveva direttamente chiesto all'Italia di agire.
Ma questa è un'altra storia che racconteremo, ed è un esempio della forte eticità dei potenti italiani all'estero, a cui alludirò nuovamente tra poco.



Partiamo da una analisi dei fatti. Io non ho idea se Battisti sia colpevole o meno, lui si è sempre dichiarato innocente, la giustizia italiana lo ha condannato. Difficilmente riesco a mettere in dubbio la parola dei magistrati, ne andrebbe di un intero sistema, fatto sta che non sarebbe poi così stupido ammettere che la giustizia italiana riguardo agli anni di piombo è sempre stata un po' sommaria. O almeno questa è l'accusa che gli intellettuali francesi muovono, o che gli stessi firmatari (1500 persone) sul sito Carmilla, sostengono. Non ci sono sufficienti prove, dicono, tranne le parole del "pentito" Mutti.
Daniel Pennac, fred Vargas come Erri de Luca, in molti si sono mobilitati per difendere Battisti.
Io non lo difenderò, non ho idea di cosa possa o non possa avere fatto.
Questo lo dovevo dire per mettere le mani avanti prima ancora di essere accusato di "terrorismo".

Andiamo avanti. Le parole del ministro della giustizia brasiliano ci fanno leggere tra le righe alcune cose. L'accusa tra le righe è che la giustizia risenta pesantemente (ed in un certo senso è vero), dell'atmosfera che si sta creando in Italia. Mi spiego meglio, portandovi un esempio: la cultura brasiliana ha seguito attentamente questo governo e ne ha valutato negativamente tutta l'opera, bollandolo come "razzista". Addirittura alcune televisioni hanno messo in onda speciali sull'Italia razzista contro i Rom e cose del genere.
In generale, credo sappiate come siamo visti all'estero. Ci accompagna l'idea del turista imbecille, specie in brasile, che va a letto con le ragazzine, del buono a nulla spendaccione. Se poi all'estero guardano anche solamente alle figure dei nostri ambasciatori (vedi sopra), capisco benissimo l'idea.

Questo clima italiano, dicevo, di ritorno al ventennio, questo razzismo, porterebbe secondo loro in auge la voglia di giustizia davvero sommaria, o quantomeno la totale impossibilità di Battisti di difendersi.
Ma c'è un errore di fondo.

(riguardo all'arresto di Battisti)
"Soddisfazione per l’operazione è stata espressa dal presidente del Consiglio Romano Prodi, dal ministro dell'interno Giuliano Amato e dal ministro della Giustizia Clemente Mastella che si sono congratulati con le forze dell’ordine." (Panorama 18 marzo 2007)

Tuttavia trovo eccessivo l'atteggiamento di Frattini, questa insipida voglia di litigare, di mostrare un profilo forte al resto del mondo.
Pensateci.


Lula in visita in Italia viene ricevuto da Ronaldinho. Un mese dopo l'Italia richiama il suo ambasciatore.
Come fa a passare per un paese serio?!

A meno che non si tratti di una nuova idea del nostro premier: richiamare Valensise per offrire il psoto a Ronaldinho, o Pato, o perchè no, Falcao.

vedi inoltre:
lista firme del sito Carmilla on line in favore di Battisti
Lettera di Daniel Pennac a Battisti
sito francese per Cesare Battisti
la lettera di Napolitano a Lula
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martedì 27 gennaio 2009

Il genocidio dei bambini (giorno della memoria)

L'anno scorso, e in altre occasioni, ribadendo il fatto che se un giorno della memoria deve esistere, è giusto ricordare tutte le vittime, senza dare troppo peso ad una sola etnia, ad un solo genocidio (ne sono stati commessi anche troppi), ho parlato del genocidio armeno, e di come questo, a tutt'oggi, pur avendo raffronti e prove storiche, non venga riconosciuto dalle autorità internazionali.


Per quanto abbia rappresentato e rappresenti, nonostante la stupidità e l'ovvia ignoranza di alcuni vescovi e di alcuni strati delle popolazioni, il genocidio ebraico come la punta più alta di odio sistematico per un popolo che mai abbia avuto raffronti nella storia, credo che sia dovuto raccontare anche delle altre vite.
Di chi è morto assieme a loro, come gli slavi, gli zingari o i neri, sterminati anche loro dai nazisti per incivili presupposti razzisti.
Di chi è morto per mano della mafia, eroi del nostro tempo, contro corrente, e contro tutti, come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Oppure parlare dei bambini palestinesi, di quelli ebrei, di quelli africani o sud americani. Dei bambini che non hanno spalle abbastanza grandi da poter sopportare il ruolo di eroi, e che ciò nonostante, si trovano davanti la storia, la tragedia, l'odio ingiustificato.

Questo giorno della memoria vorrei dare almeno qualche minuto di attenzione al Congo, alla guerra che viene chiamata come "grande guerra" in Africa, per il vasto numero di morti, per il numero di nazioni coinvolte.

"La Seconda Guerra del Congo, detta anche Guerra Mondiale Africana o Grande Guerra Africana, si è svolta tra il 1998 e il 2003 nella Repubblica Democratica del Congo (ex Zaire), ed è terminata con l'istituzione del Governo di Transizione della Repubblica Democratica del Congo. È stata la più grande guerra della storia recente dell'Africa, ed ha coinvolto 8 nazioni africane e circa 25 gruppi armati.

Al 2008 la guerra e le sue conseguenze hanno causato circa 5,4 milioni di morti, in gran parte dovute a malattia e fame: per questo motivo la seconda guerra del Congo è stata il conflitto più cruento svoltosi dopo la seconda guerra mondiale. Molti milioni sono stati i profughi e quelli che hanno chiesto asilo nelle nazioni confinanti." (fonte: Wikipedia)

Più di cinque milioni di morti mi pare una cifra ragionevole per sperare quantomeno in un ricordo, un pensiero, nel giorno della memoria.

Si stima che siano stati coinvolti almeno 3000 bambini in età compresa tra i 4 e i 18 anni (anche se per percentuale rappresentativa si potrebbe dire tra i 4 e i 14-15), e per 1800 di loro sono stati avviati progetti di emergenza ed assistenza.

Liberano la loro voce in canti, dopo aver vissuto una guerra vera, agli ordini di persone che gli chiedevano di smontare e montare fucili, lanciare granate ed osservare, mettono in fila frasi come queste:

All'improvviso ti ritrovi in un mondo di adulti, pieno di violenza, dove non c'è posto per l'affetto... come se si uscisse da un grande forno per essere immediatamente infilati in un grande freezer

"Rapiti sulla via del ritorno da scuola, costretti a combattere e a sperare di morire per farla finita con una vita da incubo. Nell’est del Congo, travolto dalla guerra civile, sempre più bambini vengono forzati a indossare una divisa ed imbracciare un kalashnikov." (da Il giornale)

"Dal punto di vista medico i danni più gravi subiti dai bambini sono quelli legati alle torture, alla malnutrizione, alle fratture dovute alle aggressioni. Per le bambine si aggiungono anche le malattie sessualmente trasmissibili, le complicazioni dovute a gravidanze forzate o premature, gli aborti." (da Agi Mondo Ong)

Si lavora nei centri per recuperare la stima, la voglia di crescere e vivere, capire nuovamente di fare parte degli esseri umani, con tutte le proprie potenzialità. Sono molto importanti l'inserimento a scuola e le attività formative come i vari corsi di falegnameria o allevamento. Una grande paiga per quanto riguarda le bambine, si parla di una età compresa tra i dodici e i diciotto anni, riguarda l'ammissione dello stupro, subito da soldati, talvolta coetanei.

"Ci facevano camminare per giorni" - ha raccontato uno di loro. "Di notte, dovevo fare irruzione nei villaggi per rimediare del cibo. A ottobre ho preso parte all'attacco contro la città di Uvira. È stato terribile. Avevo paura e non volevo uccidere né essere ucciso. Dopo l'attacco, ho abbandonato il fucile e sono scappato via". (Da Amnesty International)

Questo è il caso di Kalami, 15 anni, sei dei quali trascorsi in un gruppo
armato della Rdc orientale: "Ci avevano detto di uccidere la gente
costringendola a rimanere all'interno delle loro case
mentre appiccavamo il
fuoco.
Alcuni li abbiamo dovuti seppellire ancora vivi.
Un giorno ci hanno
costretto a uccidere una famiglia, a tagliare
i loro corpi e a mangiarli.

La mia vita è finita. Non c'è più niente per cui valga la pena vivere.
Non
riesco più a dormire.
Continuo a pensare alle cose orribili che ho visto e

che ho fatto quando ero soldato.
"

(Amnesty International)

Temo non sia abbastanza per poter dare un quadro storico, rispondere ai perchè, spiegare in un qualche modo, ma le informazioni non sono moltissime ed occorre scavare. Ma soprattutto volevo parlare del genoicidio dei bambini, che se non deceduti, sono stati costretti ad abbandonare la loro infanzia, lasciarla attaccata ad una pallottola.
Forse l'unico modo per dare un po' di rispetto a queste innocenti vittime, è continuare a tacere, anche oggi, usare un po' di rispettoso silenzio.

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lunedì 26 gennaio 2009

Il ritorno non è mai divertente, Corrida #29

L'unico racconto pubblicato a puntate sulla rete che è un po' come la vita: si sa quando e come inizia, ma non si sa mai bene dove vada a finire.

.29

Non è il caso di dilungarsi troppo sul viaggio di ritorno. Mi avete lasciato che percorrevo la strada di Mesas con accanto un cucciolo di toro e vi risparmierò qualche giornata di noioso cammino.
Il ritorno nei viaggi non è mai troppo divertente, è solo uno sbattersi con l'ansia di arrivare, per riprendere la normalità. Se si deve proprio tornare, meglio farlo in fretta.


Arrivai nei dintorni di Mesas stremato, era un primo dopocena silenzioso ed oscuro, la luna doveva essere ancora giovane e tardava a mostrare il suo candore.
Poco male, pensai, mi riposerò al fuoco, ad ascoltare Felipe in una delle sue adunate da falò. Un buon modo per sentirmi nuovamente a casa, e non pensare, almeno non fino a domani.


Più mi avvicinavo e più si faceva chiara l'idea che non avrei trovato nessun falò, e andava scemando l'idea di un ritorno a casa in pineo stile "figliol prodigo" con tanto di banchetto, risate e danze per i giorni a venire.
Probabilmente dormivano tutti.

I miei passi stridevano nel silenzio mentre mordevano dolcemente il lastricato dell'aia di Ramon. Il piccolo cucciolo si era abituato a me e cercava di seguirmi colmando la distanza dei miei passi con il suo trotterellare di zoccoli.
Sembrava felice, ma anche molto stanco.


Bussai dolcemente alla porta, sapevo che era aperta, che sarei potuto entrare e sgattaiolare davanti al fuoco, ma dopo tanti giorni, e non avrei saputo dire quanti, mi sembrava irrispettoso pretendere una qualsiasi paternità del luogo. Al massimo avrei potuto sentirmi come un turista abituale, qualcuno che non passa per caso, e che per il proprio asilo e riposo, preferisce sempre la solita alcova, forse perchè la prima, forse perchè fin troppo comoda.

Bussai nuovamente, e nessuno rispondeva.


Le palpebre incominciarono ad insegnare il sonno alle mie membra e decisi, instintivamente, come preso da un attimo di folle lucidità, di entrare, irrispettosamente, sì, ma solo perchè sapevo di potermelo permettere.
Come un adolescente che ai giorni nostri torna a casa troppo tardi per i limiti impostigli, mi ritrovai a girovagare a passo felpato per la casa, osservando tutti i dettagli, cercando di capire se ci fosse qualcuno, e chi.


Con grande sorpresa capii di essere solo.
Ora, per semplice associazione di pensieri, avrei potuto benissimo dire "non mi aspettano, ed è chiaro che gli farò prendere una paura da matti, se mi trovano qui, senza avvertimento", ma in realtà mi sentivo già a casa, per cui mi sdraiai nel letto, e apprezzandone la comodità, vi sprofondai fino al giorno dopo.
Il piccolo cucciolo se ne stava ai piedi, come un cane, un segugio, magari aspettando una buona occasione per giocar eun po' con le mie scarpe.
O forse perchè anche lui, come me, sentiva un forte peso di stanchezza e solitudine, entrambi penetrati nelle ossa, come il freddo e l'umidità.


Il mattino seguente bastarono pochi raggi di sole per svegliarmi, mi sgranchii ed energicamente feci per scendere dal letto, come con un colpo di reni, veloce, istintivo. Ma avvertii che qualcosa bloccava la mia fuga, il mio inizio di giornata.
Spalancai gli occhi, era Ramon.

"Vai a lavrti il viso giovane Alex, e raggiungimi fuori. Dobbiamo parlare".





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Il giorno del socialismo Indio



La nuova costituzione proposta da Evo Morales e votata con il 60% circa di "sì", affronta due dei punti focali della politica del premier boliviano:
- il riconoscimento della maggioranza indio nella popolazione
- lo Stato al centro dell'economia, come motore della stessa.

"La nuova Costituzione riconosce l'esistenza di 36 «nazioni», eredi dei popoli originari che furono assoggettati e decimati con la Conquista spagnola. Tutte le autonomie avranno uguali diritti e doveri e dovranno dividere il potere con le istituzioni esistenti. Persino nella giustizia, dove si riconoscono pratiche di «diritto tradizionale e comunitario» oltre a quelle dei codici. La Carta definisce nei dettagli, dall'alto dei suoi 400 articoli, persino il ruolo della foglia di coca, ricchezza tradizionale del popolo boliviano. In religione il Dio dei cristiani e la Pachamama (madre Terra) degli Incas sono ugualmente venerati e la Chiesa cattolica perde il suo rapporto fin qui privilegiato con lo Stato." (da Il corriere della sera)

Morales conferma inoltre la linea dura nei confronti degli Stati Uniti, annosa questione di difficile spiegazione e risoluzione.



A vederlo Evo Morales sembra proprio acqua e sapone, una persona venuta da una periferia così lontana da non riuscire nemmeno ad immaginarla. Ha sul viso lo stesso sorriso ingenuo e benevolo degli indios di tutto il sud america, quella espressione che sembra non riuscire proprio a tramutarsi in cattiveria. Partecipa agli incontri con i grandi del mondo con vestiti semplici, ed aria semplice.
Evo Morales sembra uscito da una favola. La favola del povero che arriva al potere e stabilisce il regno dei giusti, senza distinzioni tra ricchi e poveri.

Una favola, forse. A sentire le opposizioni, tutt'altro.
E' molto difficile parlare del Sud America, specie dall'altro capo del mondo, e per alcuni semplici motivi. Gli Stati Uniti hanno sempre avanzato pretese coloniali su tutto il sud, ed hanno sempre agito nella storia con fini tattiche di dissoluzione delle autorità che venivano formandosi dal basso, spesso riuscendo a traghettare la politica degli stati con astuzie e bustarelle, altre volte con la violenza (come nel caso di Allende). Se si immaginano le opposizioni in mano agli Stati Uniti viene da credere alle favole.
Se invece si pensa alla storia e alle numerose volte che un povero, un campagnolo, proprio come Morales, una volta arrivato al potere non è riuscito a fare altro che gustarselo, il potere, viene da credere alle opposizioni.
Il fatto è che le informazioni, anche giornalistiche, su ciò che riguarda il sud america sono sempre e comunque faziose, e non saprei dirvi il perchè. Il quotidiano Repubblica si è spesso scagliato a piena voce contro il premier brasiliano Lula, sostenendo che non aveva consensi, che il popolo non lo voleva. Questo è successo poco dopo la sua elezione e nel 2008, due campagne mediatiche contro Lula di qualche giorno. In realtà, nello stesso periodo, i brasiliani lo acclamavano per i risultati ottenuti ad oggi. E lo dico con certezza per esserci stato, avere visto, chiesto, documentato.

Per cui i fatti della Bolivia sono, amio giudizio, incommentabili.
Se è da credere che alcuni degli strati meno rappresentati del sud america (gli indios), i più poveri, hanno da oggi più potere, più visione e rappresentatività, certo il risultato è memorabile.
Se è vero che tutto questo è stato fatto in funzione di una futura rielezione di Morales, che ha dovuto far cambiare la costituzione per sperare in un nuovo premierato, questo, come dire, esula dalle favole.

Resta comunque il fatto che avrei molto piacere nello scrivere alla fine "e vissero per sempre felici e contenti".
Magari passerò anche dalla Bolivia, prima o poi, e cercherò di aprirmi gli occhi.
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domenica 25 gennaio 2009

280 bambini a Gaza non torneranno a scuola.


Ci sono trenta banchi nell'aula. Ma solo ventisette saranno occupati.

"It's very hard when one used to see 30 students in class, and after what happened, I see 27," their teacher, Bassam Salha told the class at the U.N.'s Fakhoura Elementary school. "We lived three weeks in sadness. I want you students to help me to get out of the sad mood I am in now." ("E' davvero triste quando sei abituata a vedere 30 studenti in classe, e dopo quello che è successo, ne ritrovi 27 (...) Abbiamo vissuto tre settimane nella tristezza. Voglio che voi studenti mi aiutate a tirarmi fuori da questo stato in cui sono adesso")

Al posto dei tre bambini deceduti, tre segnaposto, recanti il loro nome.

Israele, con il suo delicatissimo primo ministro, parla e si dice dispiaciuto, ma che del resto la colpa rimane di Hamas.
Non esiste nemmeno la decenza del silenzio, nemmeno davanti ai bambini.

E' stato anche grazie all'azione dell'Onu, che le scuole si sono riaperte, ed è preciso impegno dei presidi cercare di affrontare la tragedia, dare sfogo alla rabbia, alla tristezza e allae lacrime, per poter ricominciare a costruire:
"Saranno incoraggiati a parlare di quello che è successo, li faremo disegnare o scrivere" dice un preside.
Al consulente psicologo Khitam Aziz, i bambini hanno fatto domande sulle tracce del conflitto: la classe incendiata, i segni del proiettile. "Mi chiedono perché la scuola sia stata bombardata e dicono di avere paura che (gli israeliani, ndr) ritornino. Noi - ha spiegato lo psicologo - rispondiamo loro che nessuno tornerà ad attaccare la scuola, che non devono temere e che possono tornare a giocare".

Sono circa 200.000 i bambini ritornati tra i banchi, ma stando ai dati del Centro per gli aiuti umani, ne mancheranno circa 280.
Per loro non ci sarà più un libro da studiare, un compagno da aiutare o a cui suggerire, un compito in classe, una interrogazione, una partita di un qualsiasi sport, la bambina della classe accanto, e nemmeno la paura che l'esercito israeliano ritorni. Ci pensi, Olmert, ci pensi.
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sabato 24 gennaio 2009

La miccia è innescata. Basta una scintilla. (1300 immigrati fuggono dal centro di permanenza)



Detta così la notizia lascia perplessi, sembra quasi di fare ironia:

1300 immigrati FUGGONO dal centro di PERMANENZA.

Ma al di là dell'ironia che si può trovare in una frase, nel fatto che racconta, c'è dentro tutta la miseria degli stessi fuggitivi, che hanno semplicemente manifestato, pacificamente, segno di reponsabilità, rispetto e dignità.
Assieme a questo ingente flusso di arrivi, quasi ingestibile, c'è la situazione di Lampedusa, dei cittadini, che affiancati dal sindaco, continuano nella loro protesta, della quale, però, l'Italia sa ben poco. E non c'è da domandarsene il perchè: l'opinione pubblica deve ignorare chi è contrario ad un centro di permanenza a Lampedusa.

Ma attenti, la verità è cosa fragile: i Lampedusani protestano non per la dignità ed il rispetto dei migranti, bensì per la loro stessa situazione, che dicono, è arrivata ad un punto di non ritorno. Non vogliono il ventro, esigono la fine degli sbarchi.
Lampedusa, dicono i cittadini, "è una nave in pericolo" e si affrettano dietro l'associazione neonata SOS Isole Pelagie, "Lampedusa non è un'isola razzista, da venti anni approva lo sbarco dei clandestini, ma lo stato ci sta portando all'esasperazione" (Lampedusa on line). Lampedusa on line contiene numerosi video non troppo esplicativi della protesta, in cui i cittadini spiegano alla telecamera il loro disagio, i loro problemi; tra i tanti lo stesso sindaco.

La cosa curiosa è che i 1300 immigrati hanno finito per protestare assieme ai cittadini di Lampedusa, impegnati in contemporanea in una manifestazione, per cui i due gruppi si sono ritrovati fianco a fianco per motivi quantomeno simili. A fine manifestazione gli "evasi" sono rientrati al centro, e questo è il dato che mi sorprende di più.
Il fatto in sè è spiegabile, probabilmente, con la motivazione che persone appena sbarcate, senza tetto, senza viveri, non sapevano nemmeno dove andare, ma si capisce bene che è quasi un istinto suicida di democratica richiesta di accettazione.
I secondi, i minuti, i giorni ed i mesi passeranno senza che queste voci vengano ascoltate, e mi chiedo quale situazione ci troveremo a fronteggiare.
Le Banlieues sono vicine, tutto sommato, e la situazione facilmente ci sfuggirà di mano.



La miccia è innescata, basta una scintilla, forse anche solo una parola, come è successo in Francia, all'allora ministro dell'interno Sarkozy.
Basta una scintilla, la prima perdita di controllo di una squadra di celere, sotto pressione, e la frittata è fatta.

Si tratta di povertà e di rabbia, si tratta di razzismo dall'altra parte, e sono due mondi vicini che non possono coesistere, a meno che non si intervenga repentinamente approvando l'integrazione dell'uomo con l'uomo, all'interno dello stesso sistema.
E' questo che dovrebbe comprendere, secondo me, chi razzisticamente vuole l'espulsione, la violenza, che è una mano di un gioco duro, e giocata male.
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venerdì 23 gennaio 2009

BBC: Preoccupante la situazione degli immigrati a Lampedusa


L'alto Commissariato Onu per i rifugiati si definisce "preoccupato per la situazione umanitaria dei quasi 2.000 migranti, fra i quali molti richiedenti asilo, attualmente ospitati nel Centro di primo soccorso ed accoglienza di Lampedusa in condizioni di estremo sovraffollamento".
La segnalazione arriva dal sito web della BBC, in Italia, sulla pagina dell'Ansa, nemmeno un accenno.

Si legge che il centro attualmente disponibile a Lampedusa può contenere al massimo 850 persone, mentre starebbe ospitandone circa 2000.
Stando così i fatti, i "detenuti" sono costretti a dormire al freddo, con coperte improvvisate, in uan situazione non certo degna delle parole "prima accoglienza".

La situazione è cambiata quando con decisione governativa si è voluto trattenete sull'isola tutti i migranti in attesa di una decisione sulla loro destinazione, e questo particolare atteggiamento, sottolinea la BBC, ostacola il lavoro stesso dell'Onu e del piano varato e finianziato dal ministero dell'interno e dalla Comunità Europea.


Restiamo umani, una frase che un amico, Vik, ha lanciato a simbolo delle atrocità che si percuotono sulla gente palestinese, due parole ad incoraggiamento contro la guerra e la crudeltà, mi viene naturale di usarla davanti alla negazione stessa del concetto umanitario.

E nonostante l'Italia stia riscoprendo un arcano e stupido fascino razzista, nonostante ci si senta soli a credere nell'aspetto sociale dell'uomo, nella pietà nel senso de andreiano e più alto del termine, mi sento in dovere di continuare a ripetere.
Ripetere che eravamo noi a viaggiare per il mondo con la valigia di cartone,
ripetere che il nostro benessere dipende dalla misura in cui queste genti vengono sfruttate,
ripetere che proprio per questo il minimo che possono fare è venire a bussare alla porta per chiedere accoglienza,
ripetere che il minimo che possiamo fare è accettare l'asilo, l'accoglienza,
ripetere che non si possono valutare le storie delle persone, capirne la sofferenza e l'estremo vagare che li ha portati fino qua, talvolta dopo giorni a mollo appesi ad una gabbia per tonni.

La miseria ha un volto, e ad oggi è quello delle anime migranti.
ma la miseria ha anche un corpo ed è il nostro, incapaci di accettare il loro contributo, incapaci di sognare una civiltà migliore, multietnica, incapaci di capire che è giusto sorridere se anche gli altri possono farlo.

Restiamo umani.

Nessun uomo è illegale.

Alcuni link utili
Cos'è un centro di detenzione?
Anche la famiglia Bossi emigrò in America
Chi sono io?
Un esempio di detenzione: Malta

Video di un centro di detenzione maltese, credete che in Italia sia differente?!

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giovedì 22 gennaio 2009

Fa' la cosa giusta.

Il pubblico fa silenzio, capisce che lo spettacolo sta iniziando.
L'attore entra, la luce lo illumina in pieno volto e lui si muove con naturalezza e disinvoltura. Si accende una sigaretta, si accascia sul divano ed accende la televisione.
E' l'ora del telegiornale.
Una mezzora di notizie, in cui si riserva cinque minuti alle cose serie e il resto al calcio, alla cronaca dei "mortiammazzati del giorno", ai delitti efferati e al gossip.
L'attore corruga la fronte, sente di aver fatto il suo dovere di cittadino, si sente informato, ma forse... forse no, capisce che non ci sono state informazioni, sono passati solo alcuni video sensazionalistici, che volevano semplicemente rapirlo e consumarlo piano piano in vista della prossima pubblicità.
Continua a guardare. Ci deve essere uno speciale, per chiarificare ciò che non è stato detto, o appena accennato.
E' uno spettacolo noioso, ma significativo. Un'ora di pubblicità, e l'attore stoicamente immobile ad aspirare fumo e aspettare "arrosto".
Niente da fare.
Stasera il programma di punta è il Grande Fratello.



In molti di noi ci lamentiamo della qualità della televisione (scadente è un termine fin troppo blando), e del fatto che nonostante il canone (pagato, per carità) e le pubblicità, la televisione statale continua a fare acqua a livello economico, ma soprattutto, qualitativo.
Non c'è informazione, non c'è cultura, non c'è intrattenimento sano, ma solo moda, calcio e gossip. Di calcio sempre meno visto che i diritti vengono acquistati da Sky ed altre. Per cui: reality, reality e reality! Ne finisce uno e ne inizia subito un altro. E tutti i giorni in tutti i programmi si commenta cosa ha fatto il tizio e cosa caio, e a commentare, udite udite, alcuni tra i nostri intellettuali di spicco. (altri sono semplici buontemponi, ma alcuni intellettuali ci sono, purtroppo).

Giovanni Sartori, mai troppo omaggiato, sostiene che il tutto è un problema di concorenza e di auditel. Il sistema di concorrenza, in economia, si basa su un semplice e solitamente valido principio: se esiste un monopolio ci sarà un servizio standard, senza troppa attenzione al consumatore, se esistono due realtà che lottano per lo stesso mercato, queste cercheranno di accaparrarsi maggiori fette di clienti offrendo proposte vantaggiose per il consumatore, in termini economici e qualitativi.
Nella televisione no, non funziona così.

Il consumatore nel mercato televisivo è impotente, perchè non sceglie e non paga i prodotti per il loro prezzo, rapportandolo alla qualità. L'unico prezzo esistente nel mondo televisivo è dato dagli spazi pubblicitari; ovvero: i programmi televisivi servono alla emittente per far salire la quotazione economica del proprio spazio pubblicitario, in modo da poterlo vendere a prezzi alti. Ne risulta che i veri consumatori paganti della televisione sono le imprese che comprano la pubblicità, magari chiedendo di essere inserite in spazi dove si tratta argomenti analoghi.


Il problema non è del tutto risolto. Il valore degli spazi pubblicitari è dato da quanto questi siano visti, in altri termini, uno stacco dal programma vale quanto il numero di spettatori che rimangono incollati al teleschermo durante il programma.
E qui subentra quella cosa poco conosciuta, di nome Auditel. Dell'Auditel, a dire il vero, non se ne sa molto, e la prima a dare delle rivelazioni fu Milena Gabanelli su Report, nel 1998, comunicando che si tratta di un campione di 5000 famiglie, costituite da persone che guardano spesso la televisione, segnalando i programmi che seguono, specificando anche l'utente (capofamiglia, figlio, madre etc.). Ho letto in un articolo che questo numero di 5000 non era esatto, e si parlava di 8500. Non è che questo cambi di molto le cose. Una considerazione tra le righe dello stesso Sartori è "E' davvero stupefacente che cinquemila miliardi di investimenti pubblicitari dipendano da un meccanismo di rilevazione incontrollato e così poco credibile".

Il guaio sta nel fatto che non sappiamo quanto sia differenziato il pubblico Auditel (supponiamo poco visto che i rifiuti che riceve sono molti), mentre il pubblico televisivo in genere è molto differenziato, il che comporterebbe il controllo di un campione stratificato in base ad età, cultura, fascia economica e via dicendo.
Si instaura, quindi, una "tirannide" dell'Auditel (sempre Sartori), che crea una televisione che massifica, che distrugge la qualità in nome di una semplificazione strutturale.
La gara per l'ascolto, per il sensazionalismo, per creare stupore a colpi di morti, feriti, stupri e tutto il resto, è una gara proprio dell'Auditel.

Questa gara si riflette poi sui telegiornali, si riflette sulla società stessa che l'ha creata, portando onde di sottocultura che vuole l'appariscenza, l'apparenza, che deve entrare nello schermo, bucarlo ed essere famoso.
Ed il prodotto è pronto, massificato: Amici, La TAlpa, Grande Fratello, Isola dei Famosi etc etc etc.
Per cui, se conosci qualcuno che fa aprte del sistema auditel, per favore, entra in casa sua con un pretesto qualsiasi, frivolo, cordiale, munito di un buon mazzolo di ferro, e fa' la cosa giusta.
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Nichi Vendola lascia Rifondazione comunista (finalmente è ufficiale)


"Care compagne, cari compagni ho deciso di lasciare il partito della Rifondazione Comunista. Lo considero una casa snaturata e per questo mi dedicherò a ricostruire una sinistra curiosa del mondo che cambia, all’altezza delle sfide del tempo presente, fatta di sentimenti buoni, di capacità di stare nella realtà, di conoscere i territori e i luoghi di lavoro. Parlo per me, per il mio sentire, per la mia idea di politica. Non chiedo quindi un reclutamento, una leva militare. Ognuno e ognuna farà i conti con la propria coscienza. Lo spirito che mi muove non vuole determinare rotture ma contaminazioni virtuose: è tempo di elaborare un pensiero forte, di fronte a un mondo attraversato dalla crisi economica e dalla crisi ambientale, per presentarci non come portatori di vecchie mitologie ma come ricercatori di futuro. Dalla settimana prossima il mio cervello e il mio cuore, insieme a quelli di tante e di tanti, avrà solo un assillo: ricostruire per l’Italia e per l’Europa una grande sinistra di popolo, una grande sinistra per il futuro."
(fonte Nichi Vendola blog)

Come dire, era l'ora. Ad essere sincero non adoro le rotture, mi piace costruire, mattone su mattone, non amo le ruspe. Ma se rompere significa distaccarsi da una mentalità vecchia, malsana, arretrata, ormai incapace di leggere il mondo, priva di qualsiasi contatto con la realtà, beh, brindo al nuovo.

Il nuovo che avanza, non il vecchio travestito da nuovo, soffio con tutto me stesso sulle vele di una nuova imbarcazione, verso mari conosciuti e da troppo tempo non sondati.

Nichi Vendola ha sempre dato dimostrazioni di grande carattere, intelligenza, ottime capacità oratorie, ma soprattutto, capacità di ascolto. Sarebbe stupido pensare, proprio per questo, di basare un nuovo movimento su di una persona, per quanto forte e determinata.
La base è quella che conta, o che deve ricominciare a contare.
Un forte augurio, scongiurando una delusione che getterebbe ancora più nel baratro la sinistra.
Paolo Ferrero, dal canto suo, fa una cronistoria della nascita del comunismo, di come si è fondato in Italia, completato da un ritratto di come lui sia ancora legato al nome e alla falce. Deprimente.

Vi lascio il suo splendido discorso al congresso di Chianciano, in una registrazione non proprio perfetta, ma ascoltatene le parole, centellinatele, soppesatele e capirete di quale uomo stia parlando.





Qui lo potete vedere per intero e con un audio migliore.
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mercoledì 21 gennaio 2009

Al Meyer i bambini di Gaza


Il più piccolo ha tre mesi, il più grande dieci anni, e sono dieci, tutti sofferenti di malformazioni congenite alla nascita. Si sono ritrovati sfollati, cacciati dagli ospedali, senza un letto, e questo, per fare posto ai feriti di guerra. Le madri hanno abbandonato la striscia di Gaza, bombardata pesantemente, assedio che ha aggiunto ferite e dolore, al dolore, e si sono recate a Gerusalemme, in territorio israeliano. Da tel Aviv un volo le ha portate con i figli a Pisa, e da lì sono stati accompagnati a Firenze, all'ospedale pediatrico Meyer. Le madri sono scosse, terrorizzate, e le comunicazioni sono ovviamente difficili per i problemi linguistici (parlano esclusivamente arabo), e l'equipe sta cercando di aiutarle a non sentirsi troppo sperdute.
All'arrivo dei bambini quasi tutto il personale ospedaliero si è occupato per qualche ora dei nuovi arrivati, visibilmente scossi e paralizzati dalla non comprensibilità della situazione nuova.

La Toscana è impegnata dal 2002 per aiutare i piccoli bambini palestinesi. Il progetto, che ha iniziato a coinvolgere anche altre regioni come l'Emilia Romagna, prevede equipe di medici miste, con medici arabi ed ebrei, idea nata da quando ci si è resi conto che le strutture nella loro terra non erano adeguate.

L'impegno della Toscana, la sensibilità che talvolta, da impulsi regionali, dimostra l'Italia, ci fa onore. A volte è davvero il caso di dirlo.
E' un gesto per addossarsi un minimo di responsabilità, offrire una mano, un aiuto, anche solo per dieci bambini, dieci su tutti quelli che sono stati trucidati dalle bombe, dieci su tutti quelli che nascono con il fucile sul comodino, ma sono già tanto, già qualcosa.
Il motivo per cui riporto un pezzo rielaborato dell'articolo del Corriere della Sera di stamani, è che abbiamo bisogno proprio di questo, di credere l'uno nell'altro, l'uomo nell'uomo, di riconoscerci. La violenza, la guerra, l'odio, portano solo ad acuire i sentimenti negativi, raramente riescono ad invocare la comprensione.
Da oggi ospitiamo un piccolo tesoro di fratellanza, teniamone di conto.

Vi lascio con un link, al sito dell'Ospedale pediatrico Meyer, alla sua pagina in cui si può collaborare, donando il sangue o esprimendo il sostegno comprando delle semplici bomboniere o altri oggetti.
Restiamo umani.

facebookSettimana della donazione online



Non so se possa valere ancora, ma ad ogni modo, se vorrete, troverete anche altro, come le bomboniere...



Gadget vari

Un piccolo gesto per aiutare i bambini dell'Ospedale Meyer...
Scegli un nostro gadget tra le tazze, cappellini, felpe, matite colorate, righelli per la scuola e tanto altro ancora...
In occasione di compleanni, ricorrenze e eventi lieti... puoi fare un regalo ai bambini che fa la differenza!
clicca qui



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martedì 20 gennaio 2009

Anche Berlusconi punta tutto sulla speranza, come Obama. Ma quando mai????


18.09 - Berlusconi a Obama: "Affrontare subito crisi Medioriente e mantenere dialogo con Russia". Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha inviato una lettera al presidente Obama, per rinnovargli le sue congratulazioni e i più sinceri auguri di buon lavoro, sottolineando che l'audacia della speranza è un sentimento che unisce il popolo italiano e quello americano. ( da Tgcom)

La speranza???

Berlusconi: «Verranno tempi duri»

Il Cavaliere sul futuro governo: serviranno misure impopolari (16 aprile 2008, Corriere della Sera)


Un po' diversa come partenza, come discorso di insediamento. Uno chiama alla speranza, alla voglia di collaborare, alla pace, al tempo dei giusti, che raddrizzerà in un modo o nell'altro le cose. L'altro, invece, proclama tempi duri per tutti. Che a dirla così sembra una cosa da ridere, ma sapete benissimo che non lo è.

Barack Obama parla di pace, di valori comuni e di rispetto. Berlusconi, che io mi ricordi, no:

"Sottoporre i bambini Rom alla identificazione tramite raccolta delle impronte digitali “non è una misura restrittiva, ma si tratta di una misura che vuole garantire a questi bambini di poter andare a scuola e di poterci andare veramente”. (31 luglio 2008 fonte: Kataweb news)

Barack Obama si espone come leader morale, segue la sua etica, e chiede alle genti del medio oriente di riflettere, di capire che saranno valutate dai posteri per ciò che lasceranno e non per le macerie. berlusconi, invece, deve amare davvero il barbeque, visto che è sua abitudine quella di gettare un po' di alcool sul fuoco:

"I ripetuti attacchi del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad a Israele mettono lo stato ebraico in una situazione di grande preoccupazione, con ripercussioni sul processo di pace in Medio Oriente." (4 giugno 2008, da Repubblica)

Barack Obama parla di uscire dalla crisi insieme, combattere per una idea comune, credere che nel futuro i nostri figli ci vedranno come la generazione di persone che non si è tirata indietro.
Berlusconi, invece, consiglia alle single italiane di farsi sposare da un uomo ricco:

[..] le consiglio di cercare di sposare il figlio di Berlusconi o qualcun altro del genere, e credo che, con il suo sorriso, se lo può certamente permettere..

Ora, sappiamo tutti che potrei andare avanti per qualche ora, e preferisco fermarmi. Solo oso andare oltre le colnne d'Ercole, guardare con lungimiranza verso orizzonti sconosciuti e sono pronto a scommettere. L'uomo, il nostro uomo, che in meno di due giorni si dichiarò concorde alla politica di Blair (democratico) e a quella della Tatcher (conservatrice e di quelle dure), amichissimo di Bush Junior (repubblicano, ovvio), sarà concorde anche con la politica di Obama (democratico). Abbiamo davanti un uomo che ha più facce di Big Jim.
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"Sarete giudicati per ciò che costruite e non per ciò che distruggete" il discorso di Barack Obama


"Noi siamo un paese di cattolici, ebrei, musulmani, indù, non credenti. Proveniamo da molti paesi, e siamo passati da una guerra civile, uscendone rafforzati ed uniti. Per questo non possiamo che impegnarci perchè l'America sia una forza di pace, e perchè una nuova era di pace inizi. (...) Signori dei paesi del medio oriente, ricordate: le vostre genti vi ricorderanno per ciò che siete capaci di costruire e non distruggere. (...) E voi, genti dei paesi più poveri: vogliamo lavorare con voi."

La storia, ogni tanto, ti passa davanti.
Bush si era insediato alla casa bianca sfuggendo ai cortei di gente infuriata, Barack Obama parla davanti a un fiume immenso di persone, e le sue parole chiedono responsabilità. "Gli americani " dice "hanno dei doveri verso se stessi, l'America e tutto il mondo. Questa è la scelta che ci deve caratterizzare (...) ecco perchè un uomo, meno di sessant'anni fa non poteva nemmeno essere servito in un ristorante locale, ed adesso può stare davanti a voi".

Inizia una nuova epoca, almeno dalle parole e dalle apparenze. Un nero alla casa bianca sembrava un sogno, ed è divenuto realtà.
Le sue parole sono fluenti, cercano di unire la popolazione, parla di comunanza, di bene comune, di andare avanti, di sfide comuni. Sono veramente parole di libertà e fratellanza.

Poi la storia fa il suo corso, certo.
Può essere che la storia come altre volte ci ha insegnato, ci porti a considerazioni diverse in futuro (l'uomo non è nuovo ai voltagabbana), ma credo proprio che Bush non avrebbe parlato di scuole, ospedali, gente comune e povera, mondo islamico, investimenti nelle opere pubbliche.
Il mondo sembra ad un giro di boa, la stessa Israele ha preferito tacere con le bombe e con gli spari per ascoltare le sue parole. Berlusconi e tutti gli altri europei aspettavano le sue parole per potersi esprimere in questioni internazionali, ed adesso, mi chiedo, se il nostro, di premier, sarà ancora una volta concorde con il presidente degli Usa.

E' un giorn che aspettiamo da un tempo che sembra una vita. Da quando abbiamo assistito al suo successo sembra passato un millennio, Bush sembrava non volersene proprio andare.
Ma eccoci, la storia ci sta passando davanti.
la storia con tutta la sua potenza potrebbe cambiare tutto, correggere il modo di dire che è tutto un corso ed un ricorso.
Non so, non sono un ingenuo, ma le parole di Obama sono davvero state colme di valori, spirito di unione, pace. Finalmente una persona di vertice che pronuncia quella parola non a caso, non per dire.
Le parole sono importanti.
E le sue sono sottolineate, calibrate, si vede la tensione, lo spirito, la voglia di ribaltare le situazioni, un discorso semplice, lineare, ma profondo.
Non importa quanto costruito sia un discorso, la gente comune ha bisogno che si parli di lei, delle sue problematiche, senza dover sempre vedere l'ombra delle macchine petrolifere o delle industrie di armi. Obama si è preso impegni riguardo alla pace, alla crisi, e lo ha fatto con realismo e coraggio.
Certo non dobbiamo credere che Dio sia tornato in terra per risolvere tutti i nostri problemi, non dobbiamo aspettarci che tutto cambi, specie nel giro di un mese: un uomo è un uomo.
Ed è proprio questo il bello, che lui è un uomo, e non un idiota, e forse, come uomo osa anche sognare. E cosa c'è di sbagliato? Se davvero le cose possono cambiare, anche io voglio sognare.
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lunedì 19 gennaio 2009

"I civili morti palestinesi sono un prodotto delle circostanze, sono in pace con me stessa"


'HO IL CUORE IN PACE' - Il ministro degli esteri israeliano Tzipi Livni ha detto oggi che le perdite civili fra i palestinesi della Striscia di Gaza sono "un prodotto delle circostanze" e che, per quanto la riguarda, è "in pace" con se stessa". "Dovevamo condurre questa operazione. Sono in pace con il fatto che l'abbiamo fatta", ha detto Livni alla radio israeliana. (fonte: Ansa)

E' forse la frase più dura, cinica e barbara che ho letto riguardo a questa guerra. Si stimano, secondo l'Ansa, circa 700 decessi di bambini. "prodotto delle circostanze"???
Sempre la stessa Livni continua asserendo che fortunatamente hanno ragigunto gli obiettivi, per cui sarebbe inutile continuare oltre. Probabilmente 1700 morti e 5000 feriti in venti giorni sono "accettabili", un mezzo che giustifica il fine, gli obiettivi.

Mi piacerebbe poterla prendere per mano, accompagnarla nella deriva dei corpi dilaniati dai bombardamenti, tra le casi dove, come ci descrive Vik, non esiste nient'altro che la voce del lamento, e chiederle se era quello il suo obiettivo.
Purtroppo le persone in alto, superiori, troppo sicure di se stesse non correggono mai il tiro, nemmeno quando sbagliano, cascano sempre in piedi. Se fosse davvero invitata a questo "tour" probabilmente risponderebbe che ha impegni e che deve presenziare.


Nemmeno Lee Kaplan ne vuole sapere di cambiare idea, e continua a scrivermi mail, forse con l'intento di farmi arrabbiare o con l'intento di convincermi. Gli ho chiesto ieri cosa mai sapesse su Vittorio Arrigoni per poterne chiedere la morte e lui risponde "pacatamente" che:

"So che Vittorio Arrigoni fa parte di una associazione fascista che ha per obiettivo l'annullamento del mondo ebraico. So che sta permettendo ai palestinesi di usare i propri figli come scudi umani. (...) So che è uno stupido individuo e non un volontario di pace. So che non porterebbe mai in un ospedale israelita le vittime israeliane dei razzi di Hamas. E' un portatore di guerra che si spaccia per pacifista."

Evidentemente i due devono essere nemici di infanzia, devono essere cresciuti come vicini di casa o roba del genere. Esprimere una totale certezza in negativo su di una persona significa conoscerla davvero bene.
Tra l'altro continua lasciando anche un cammeo di commento ad un psot di tre giorni fa, dicendo che non è stato oscurato da uns erver, il suo sito, bensì messo sotto attacco Dos (dagli anarchici immagino io), e che tornerà presto. Conclude dicendo che siamo tutti schifosi.

In questo, in parte, sono d'accordo, sì, lo devo ammettere, siamo schifosi. L'essere umano lo è. Lo è perchè permette che tutto questo accada, perchè deve perseguire degli obiettivi non ben spiegati, e perchè tutti gli altri lo permettono, noi compresi.
Lo è perchè si fa svuotare interamente dalla televisione, e crede solo a ciò di cui essa parla, e come sostiene Daniele Sensi, parla solo di Gaza perchè i giornali, la televisione, parlano di Gaza. cordandosi dietro altri genocidi in corso, come quello del Congo.


L'unica cosa che davvero non approvo delle idee di Daniele Sensi, è che si debba parlare di altro. E' vero, ci vuole uno sguardo sul mondo, dobbiamo pretendere di essere informati sul mondo e non su quello che viene deciso di dirci. Ma non è tutto risolvibile con il gioco della bilancia e dei piatti, per cui se io parlo delle vittime di Gaza tu parli di quelle del Congo, non è una classifica, non ci sono punti.

La vita umana è sacra. E non si può offrire ricompense per un uomo morto come fa il cretino di Kaplan, e nemmeno definire i morti "prodotto del contesto". Come è vero che non dobbiamo ignorarne nemmeno uno.

P.S. Lee Kaplan consiglia vivamente a tutti noi, col suo solito modo di fare pacato, di leggere la "carta di Hamas", cosa che sto facendo. Poi chiederò spiegazioni su dove sia scritto il nome di Vittorio Arrigoni. E tanto per concludere, Vik c'è stato, in Congo.
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domenica 18 gennaio 2009

Gli anarchici di Gaza hanno il loro giorno di gloria (?)

Link al precedente post su Lee Kaplan, il cretino che vorrebbe veder morto Vik, Vittorio Arrigoni

Cliccando sui link, cercando tramite Google, sembrava davvero che Lee Kaplan avesse perso una battaglia, cioè che il suo sito fosse stato chiuso, come segnalava in un commento di due giorni fa Mary.

Lee Kaplan è un essere di ultima generazione, cioè senza intelligenza, che vede nell'assassinio dei volontari pacifisti dell'ISM, tra cui il nostro Vik (Vittorio Arrigoni), la cartina di tornasole per la fine del conflitto tra Israele e Palestina. Che non è di ampie vedute l'ho detto subito.

"...gli anarchici europei potranno anche aver avuto il loro giorno, ma gli anarchici a Gaza devono guardare sopra le loro teste, perchè le forze militari aeree israeliane stanno per arrivare. Un membro dell'ISM ha dato una notevole informazione su come colpire Vittorio Arrigoni, dopo che avevamo offerto 25.000 $ (...) ISM sta lavorando adesso per Hamas a Gaza, usando ambulanze per trasportare i terroristi per poi fargli da scudo umano. Hanno attaccato il sito Stop Ism, sostenendo che avevamo commesso azioni illegali. Non ci sono azioni illegali, solo la nostra opinione e saremo di ritorno in pochi giorni. " (Lee Kaplan's blog)
... e altro ancora.

Sembra che non ci sia fine all'idiozia e che per questo presunto semi giornalista, l'idiozia sia un oceano aperto e sconfinato in cui sguazzare giorni e giorni.

Vi invito ancora una volta a mandare un messaggio di protesta per queste "opinioni", di inserirle tra i suoi commenti, anche solo per far capire agli eventuali visitatori del sito, che esistono altre campane e che non devono per forza essere fondamentaliste. Uno che parla di anarchici, lui, semmai è fondamentalista.

Ancora un grande abbraccio a Vik.
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venerdì 16 gennaio 2009

Chi ha tempo non aspetti tempo

"Chi ha tempo non aspetti tempo"



Già, chi ha tempo non aspetti tempo. me lo diceva sempre mia nonna quando da piccino rimandavo i compiti di scuola ad ore imprecisate. Sembra che già da piccoli ti vogliano far crescere con l'anzia del tempo che se ne va, del dover fare, fare, fare, correre, correre, correre.

Quello nel video è Joshua Bell, uno dei violinisti più stimati al mondo, che sta eseguendo Bach impeccabilmente con un violino Stradivari del diciottesimo secolo. Eppure sembra un musicista di metropolitana, niente di che.


Il Washington Post ha organizzato nel 2007 questo esperimento per capire se le persone si sarebbero fermate o no, una volta riconosciuta la "bellezza". Niente da fare: il giorno prima Joshua suonava in una sala da concerto gremita in cui i paganti, in religioso silenzio lo acclamavano, ma in metropolitana, ben poche persone sembrano curarsi della sua presenza.


"Ma non c'è molto entusiasmo intorno a Bell. E il violinista è il primo a stupirsene: "All'inizio mi sono concentrato solo sulla musica". Ma poi, "è stato veramente strano, era come se la gente...mi ignorasse". Bell ride, nel rievocare lo strano esperimento. "Quando ti esibisci per un pubblico pagante - spiega - il tuo valore è già riconosciuto. Ma lì, ho pensato: perché non mi apprezzano?". Non solo: Bell ha suonato nell'indifferenza e nel fracasso, mentre "in una sala da concerto io mi arrabbio se qualcuno tossisce o fa squillare il cellulare"." (da Repubblica)

Alla fine dell'esperimento Joshua Bell raccoglie poco più di 32 dollari e sei astanti che lo ascoltano, tra cui una donna che lo riconosce.
Vale un sacco di prove e di argomentazioni.

Per prima cosa dimostra che quantomeno due terzi delle persone che vanno ad appuntamenti culturali "di un certo livello", in realtà non ci capiscono una mazza e lo fanno solo per darsi un po' di arie.
In secondo luogo dimostra che se sei in ritardo sul lavoro, potrebbe presentarsi il padreterno e tu continueresti per la tua strada, di fretta, magari lasciando anche a lui qualche moneta.
In terzo luogo, se mai ci fosse bisogno di dimostrarlo, appare chiaro che le persone non riescono più a dare importanza alle emozioni. Se chi suona è un barbone il suono non sarà un granchè, se chi suona è Joshua Bell, allora è grandioso, tanto per far prendere aria alla bocca. Ma non solo, non saper riconoscere che fa bene fermarsi, ascoltare, guardare, condividere, è una malattia molto grave da cui in tanti sono o siamo affetti.
Chi ha tempo non aspetti tempo.
Ma anche aspettare un pochino, magari insieme, non sarebbe poi così male.
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