domenica 29 novembre 2009

Via di uscita, Corrida #54

L'unico racconto pubblicato a puntate sulla rete che è un po' come la vita: si sa quando e come inizia, ma non si sa mai bene dove vada a finire.


.54

Il Big Boss dormiva a circa due isolati dal nostro alloggio, abbastanza lontano da non potersi rendere conto in tempo della nostra fuga. Viveva in una villetta stile coloniale, di quelle tipiche del nord america, di quelle che contestualizzano la totale mancanza di meriti storici e culturali alle spalle di questa popolazione.
Le guardie di McCowan, invece, avevano una sorta di ufficio e dormitorio proprio vicino alla nostra stamberga. Giocavano a carte fino a tardi, bevevano ed urlavano, alle volte arrivando alle mani. Talvolta,a ripensarci oggi, sembrava di essere i protagonisti sfigati dell'ultimo film di Sergio Leone. Solo che non c'erano sigari, e nemmeno un Clint Eastwood pronto ad aiutarti per buon animo.

Eravamo svegli entrambi, io e Felipe. Ci guardavamo negli occhi a vicenda, l'uno ad aspettare un cenno dell'altro, entrambi consapevoli che ci saremmo alzati solo con il silenzio ed il sonno delle guardie.
Fu questione di attimi, o di ore.
La notte sprofondò nel silenzio, e lo fece in maniera talmente improvvisa che non me ne accorsi, seguitando a svolgere il filo dei miei pensieri per qualche minuto.
Felipe mi guardò, facendomi un cenno con la testa.
Di tutta risposta mi alzai, molto lentamente, attento a non svegliare nessuno, lo tirai su con tutta la mia forza per le braccia, e solo allora, misurando il mio sforzo esagerato, capii quanto fosse diventato esile.
Lo abbracciai, gli sussurrai due parole all'orecchio, e ci incamminammo verso la notte.
Avevo ricavato un bastone dal manico di un piccone che era poggiato in angolo nel nostro dormitorio, e lo tenevo come una mazza da baseball, pronto ad ogni angolo a sferzare un colpo.
Felipe mi seguiva, esitante, con il respiro gonfio in gola, tenendo una mano sulla mia spalla, per non perdermi.

Il buio era molto fitto, e successe che nei pochi metri che ci separavano dall'uscita, inciampai in un qualcosa di latta. Un cane vicino si mise ad abbaiare, svegliandone un altro e un altro ancora. Nel giro di qualche istante l'intero isolato era percorso dai latrati, e finì che una guardia si svegliò, con tutta l'intenzione di farla pagare cara a chi aveva interrotto il suo sonno.
Furono brevissimi istanti, vidi gli occhi impauriti di Felipe farsi simili a quelli dei gatti chiusi in un vicolo cieco, sentii le tempie iniziare a pulsare, e scorsi un piccolo fiotto di luce aumentare di secondo in secondo col bruciare dello stoppino.
Feci appena in tempo a chiedere a felipe se si sentiva in gradi di correre, che una voce rauca e gonfia sorprese il sonno del dormitorio Chi cazzo è stato. Se lo becco giuro che lo ammazzo, giuro che lo ammazzo.
Le guardie di Big Boss erano più che mai decise a fare festa.

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