giovedì 28 maggio 2009

Come se fossimo tutti insieme, seduti a tavola.


Cara Rossaura, carissimi amici tutti,

riprendo da dove avevamo lasciato con i vecchi scambi epistolari, con le vecchie discussioni; si parlava di sinistra, di quote rosa, di cambiare qualcosa.

Sono passati alcuni mesi, e per quanto non sia passata moltissima acqua sotto i ponti, le riflessioni e le vite personali vanno avanti, assieme agli stessi progetti anche del passato.


Per cui facciamo finta di ritrovarci a tavola, un posto per ognuno di noi, come se avessimo finito di mangiare, fossero finiti i convenevoli e con l'aiuto di un buon caffè e di una grappa iniziassimo le nostre riflessioni.


Riprendo da dove avevo lasciato io, ovvero dal pensiero che si possa cambiare la cultura, si possa cambiare la politica, il modo di farla, magari partendo dal basso, dalle nostre piccole realtà, ma prima ancora da noi stessi.


Mi guardo intorno, e capisco che le persone sono avvilite, frustrate, private della propria vita in nome di un denominatore comune: lavorare, andare avanti, spendere il tempo in cose che fondamentalmente non interessano. La povertà d'animo, in questi tempi sempre più accompagnata a quella economica, stanno creando una società allucinata, impaurita da se stessa; terreno fertile, humus impareggiabile per seminare paura e discordia, ed instaurare un dominio di classe o di casta se preferite.


Non è da poco che credo che i governanti esprimano la gente, il popolo, i meccanismi di associazione dello stesso, le abitudini. I vari Berlusconi, i vari Prodi, i vari D'Alema, Veltroni e Casini, sono la nostra stessa proiezione, del nostro agire quotidiano. Spiegare il perchè questo sia vero è molto semplice, basta ribaltare l'assunto: un popolo maturo non li eleggerebbe.


Abbiamo sviscerato numerose volte assieme, a questa tavola, i fastidiosi e dolorosi perchè e come siamo arrivati fino qui, siamo stati girati abbastanza tempo indietro, a guardare la strada fatta.
E' arrivato un altro tempo, quello di riprendere a camminare.

Decidere la direzione, il passo, e riprendere a camminare.

Non ci vuole molto a dare uno sguardo alla storia, alla filosofia, alla storiografia, e capire che nei secoli passati grandi ideali hanno fomentato le masse, hanno difeso diritti, conquistato parlamenti, assemblee, lavato nel sangue l'onta della classe dominante.
Caduti tutti quegli ideali non c'è stato un sognatore capace di inventarne altri. Quella, credo, sia la nostra strada.

Ripartendo dall'uomo, da noi, cercando di mettere l'uomo al centro della vita, o per dirla giocando con le parole, mettendo la vita al centro dell'uomo (non adoro le visioni antropocentriche). Per cui facciamo finta di essere a cena, e parliamo, sogniamo ad occhi aperti, che solo dal confronto, dalla volontà di sognare qualcosa di diverso, potrà scaturire qualcosa di nuovo, di migliore.

Non si può, però, col primo passo creare una utopia, sognare un'isola inesistente, è necessario andare piano, restare con i piedi per terra.
E allora vi chiedo perchè non partire dalle donne. Ma non solo da loro, da quello che è il primo anello della catena dello sviluppo, dell'educazione, del futuro: il bambino. Mi piacerebbe che le donne affrontassero il tema maternità, in termini legislativi e lavorativi, chiarendo di cosa possa avere bisogno una madre, di quanto tempo, in cosa si possa intervenire.

Mettiamoci dentro anche i padri, poichè nessun essere vivente da solo è una famiglia, e poichè credo che la società dovrebbe dare maggior tempo ai genitori, affinchè giochino con i propri figli senza stanchezza da lavoro, nobilitando il mestiere più difficile che esista.
Partirei davvero da qui, cari amici, dal bambino, dal futuro.

Aspetto le vostre idee, le vostre opinioni, e se decidete di scrivere su di un blog una risposta, un richiamo, vi chiedo solo di segnalarmelo alla mia mail.
Un po' come se vi chiedessi di passarmi il sale.

4 commenti:

Riccardo ha detto...

Bene, se vi siete seduti qui accanto, se avete voglia di parlarne un po', beh, lasciate scritto qualcosa. O segnalatemelo in un qualche modo, ma non alzatevi di fretta.
Non preoccupatevi, nessuno vi chiederà il conto.

rossaura ha detto...

Caro Riccardo
il tuo post giunge a puntino. C'è stanchezza di fronte alla situazione socio-politica del nostro paese. Almeno io sento un'enorme stanchezza, però se in un salotto, tra amici, con le finestre aperte su un giardino, con il canto degli uccellini e il sole che entra ammiccando tra le foglie degli alberi..... allora è bello dire tutto, parlare, sfogarsi, dubitare e chiarire... fare tutto quello che contraddstingue l'uomo dalla mezza tacca, la donna dalla tronista di turno. Partiremo dalla donna e dall'educazione dei figli, partiremo dall'origine. Dovremmo sviscerare la donna in questa società e l'educazione che riceve, le motivazioni, oltre a quelle naturali, che la portano a interagire nella famiglia. Cosette così... da poco. ;-)
Come sempre preparerò il mio post e te lo segnalerò. Ma attendo altre partecipazioni sperando che il sole estivo non rallenti i tre neuroni che cavalcano nei nostri cervelli.
Ciao a presto
Ross

Anonimo ha detto...

Credo che la cosa fondamentale sia tornare a guardarci negli occhi.

Non servono a nulla gli ideali se poi le persone non sono disposte a rischiare per realizzarli.

Pupazza

Audrey ha detto...

E' vero il periodo è duro, complicato. In molti di noi pervade la voglia, non dico di mollare, ma almeno di tirare il fiato.
E credo, fermamente, che questa "sospensione" non nasca da ignavia, paura o improvvisa codardia, semplicemente(semplicemente?) nasce dalla difficoltà intrinseca, reale, concreta del momento.
E' dura OGGI.
E' duro conservare il lavoro, è duro cercare di dare un futuro ai nostri figli, è duro cercare di mantenere quello che si è costruito, faticosamente.
E come ci ha insegnato Maslow, i bisogni (e quindi le motivazioni)si strutturano in gradi, decrescenti, piramidali.
la Piramide di Maslow appunto.
ed alla base ci sono i bisogni fondamentali, senza la soddisfazione dei quali non si riesce a porsi la necessità di soddisfare bisogni "superiori".

Questa è la crisi, questa è la realtà che stanno nascondendo ma che ogni giorno si vive.
Audrey
ps spero di riuscire a scrivere qualcosa su questo.