sabato 29 novembre 2008

Un altro premio, grazie grazie grazie ;)

Il blog "Cronache Marziane", che consiglio davvero a tutti voi, mi ha regalato questo premio, il "premio dardos", assegnato ai blog "che hanno dimostrato il loro impegno nel trasmettere valori culturali, etici, letterari o personali", e colgo nouvamente l'occasione per ringraziarlo, per la stima e la condivisione di idee e piccole/grandi battaglie.

Già detto che non amo i meme, ma ricevere una attestazione di stima fa sempre piacere, anche perchè è arrivata in un giorno buio in cui la casella "cancellare questo blog" riluceva di vita propria e sembrava quasi invitante.

Non vi preoccupate è passato con un paio di notizie di Berlusconi e un bel premio ;) Per cui grazie di nuovo, grazie davvero!


Ma passiamo alle regole di questo premio:

1) Accettare e comunicare il relativo regolamento visualizzando il logo del premio
2) Linkare il blog che ti ha premiato
3) Premiare altri 15 blog ed avvisarli del premio

Quindici blog sono un po' tantini, magari riduco la scelta e ne nomino qualcuno che amio avviso merita davvero, magari tra quelli che non ho mai scelto... vediamo... ne nomino sei, non a caso ovviamente, ma per l'informazione fatta, per le curiosità, per l'intelligenza, per le discussioni, per gli approfondimenti e in ultimo per l'amicizia che mi lega a loro...

1) Blognews

2) La terza faccia della medaglia

3) L'altra metà del cielo

4) Babilonia61

5) La penna che graffia

6) Appunti di Michele tomo II


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Blue: Herbie Hancock e i cacciatori di teste


Herbie Hancock inizia a suonare il piano all'età di appena sette anni e, manco a dirlo, si dimostra dai primi passi un bambino prodigio. Ma se continuassi su questa falsariga, con note biografiche e qualche citazione, dimostrerei di aver letto qualche rivista o sito web, ma non vi direi niente di nuovo.
Herbie Hancock è un amore a prima vista, o lo si odia per la perfezione del suono e della ricerca, o lo si ama per gli stessi motivi. Nessuno è mai riuscito a spiegare bene a parole la genialità, e forse l'unico che vi è andato vicino è stato Monicelli con Amici Miei ("cos'è il genio? il genio è fantasia, intuizione, decisione e rapidità di esecuzione"), ma non basterebbe raccontare la storia della Tour Eiffel a far capire quanto le avanguardie siano sempre incomprese.

Per cui non serve a molto parlare e nemmeno scrivere, almeno in questo caso.
Non credo che il buon Herbie sia da qualche parte ad aspettare che qualcuno lo presenti. O quando succede, forse, se la ride sotto per le parole usate.

Una sola cosa, e questa sono in grado di dirla: il suono, la musica, è un linguaggio. Ci si può fermare ai vocaboli di tutti i giorni, ci si può accontentare di parlare del più o del meno con l'amico incontrato per sbaglio mentre si fa la spesa. Oppure si può cercare di spingerlo fino in fondo, alla ricerca di una sonorità mai ascoltata e per questo incomprensibile, o forse, più vicina a tutti di quanto si creda. In due parole: Watermelon Man, dall'album "Head Hunters", cacciatori di teste.


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mercoledì 26 novembre 2008

Castel Volturno, la repressione delle vittime



Per alcuni non ci sarà niente di strano, niente permesso no party. Non ci sarà forse niente di strano nemmeno nel fatto che un carabiniere è sospettato dagli inquilini dell'American Palace, di aver rubato 400 euro da una borsa. Non ci sarà nemmeno niente di strano nel fatto che sia avvenuta una repressione sulle vittime.

Ricostruiamo i fatti:

A Castelvolturno appen dieci giorni fa alcuni sicari a bordo di una automobile hanno esploso circa 120 proiettili, uccidendo sei immigrati e ferendonoe gravemente un settimo. La pista seguita dagli inquirenti è quella del traffico di droga legato alla mafia: approfittando di un momento di debolezza del clan dei Casalesi alcuni immigrati africani avrebbero cercato di "mettersi in proprio".
"Un segnale soprattutto agli africani che negli ultimi tempi avrebbero cercato di autonomizzarsi dal clan dei Casalesi ai quali pagavano una tangente per ogni partita di droga immessa sul mercato casertano. ''Sono molti e senza controllo'', spiega un investigatore sostenendo cosi' la tesi del desiderio degli immigrati dediti alla droga di affrancarsi dai Casalesi. " (fonte: Caserta News)

Ma gli immigrati, gli africani, non ci stanno ed iniziano a gridare per le strade che si tratta di un errore, che si sta sputando sulla morte di sei bravissime persone, lontane dal giro della droga.
E' una vera e propria rivolta quella del 19 settembre, o almeno così la descrive "Il Messaggero":


"Scene di guerriglia urbana lungo la strada statale Domitiana: gli immigrati se la prendono anche con i cittadini comuni: armati di mazze hanno rotto i vetri di diverse auto di persone che stavano percorrendo la statale. Hanno scagliato poi pietre contro le saracinesche dei negozi e le abitazioni dei cittadini. Il tutto rovesciando continuamente cassonetti lungo la statale. Lanci di massi e oggetti pesanti anche contro la camionetta della polizia. Due tentativi delle forze dell'ordine di fermare il corteo non hanno avuto esito. Auto aggredite a bastonate anche mentre ci sono bambini dentro. Cittadini terrorizzati si nascondono dietro le porte di casa. Pietre e bottiglie vengono lanciate contro tutti coloro che si affacciano ai balconi. Cassonetti incendiati lungo le strade. Solo dopo il veritice in Comune è statao tolto il presidio lungo la Domitiana."

A questa reazione forte, che ricordiamolo, altro non è che una presa di posizione, forse atto drammatico, di una goccia che ha fatto traboccare il vaso; le proteste indignate sembrano voler dire: se muore uno dei vostri è lutto, se muore un immigrato era uno spacciatore.
«Italiani bastardi, ci vogliono cacciare, questo è razzismo. Non c'entriamo con il traffico di droga»

Il fatto che vi riporto nel filmato è del giorno seguente, una reazione alla reazione, un tentativo di sedare con la forza e senza giustizia una voce disperata che si leva dal basso. Indubbiamente risulta difficile, in situazioni di emergenza riuscire a capire la fitta catena di anelli che portano ad una situazione ed alla sua esplosione, ma non è compito che deve a tutti i costi sopportare la gente comune: esiste uno stato, anche se ce lo siamo dimenticato. E qui lo stato ha preferito mettere a tacere le vittime, reprimendole, come hanno cercato di fare con i fatti di Genova.

Qualcuno si riterrà in grado di dire: non hail il permesso di soggiorno e ti permetti di tirare sassi alle vetrine?! Sembra difficile rispondere, ma in realtà è sufficiente pensare alle cause scatenanti, alla perdurante volontà di individuare ed additare il nemico dove questo, magari, nemmeno c'è. O forse solamente la triste e banale storia del "colpirne uno per educarne cento", ormai diventata solamente un "colpirne cento per rimpatriarne cento".

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martedì 25 novembre 2008

La teoria del piano inclinato, Corrida # 23

L'unico racconto pubblicato a puntate sulla rete che è un po' come la vita: si sa quando e come inizia, ma non si sa mai bene dove vada a finire.

(leggi il capitolo 1, capitolo 2, capitolo 3, capitolo 4, capitolo 5, capitolo 6, capitolo 7, l capitolo 8, capitolo 9, capitolo 10, capitolo 11, capitolo 12, capitolo 13, capitolo 14, capitolo 15, capitolo 16, capitolo 17, capitolo 18, capitolo 19, capitolo 20, capitolo 21, capitolo 22)

(appunti di percorso di Alex)


.23

Venni dimesso anche dall'ultima anticamera infernale, ero maleodorante, non mi sentivo affatto bene, non avevo un soldo in tasca e l'unico luogo in Spagna che conoscevo distava una buona dose di chilometri.
Ma quando stai male tutto si fa più semplice, le motivazioni sfuggono, diventano impalpabili, e la volontà finisce in una non bene conosciuta cavità sotto la pianta dei piedi. Il sole cominciava il suo cammino verso il tramonto ed io, mal vestito, maleodorante e tutto quanto volete, non riuscii a fare di meglio che sdraiarmi sul primo prato che mi trovai davanti e dormire. Il pensiero di lei, di Amalia evaporava, si presentava come secondario, ciò che ci voleva era un po' di riposo, una decisa operazione di restauro notturno, poi si sarebbe deciso sul da farsi. E davvero non importava se era caldo, se freddo, se la gente mi avrebbe scambiato per un barbone o cose del genere: come ho detto, le motivazioni cessano davanti alla mancanza di forza.

Ricordo vagamente il sogno, una sorta di sudata infernale accompagnata da brividi freddi, forse pensai a lei, forse mi si presentò davanti agli occhi la mia stessa figura che vomitava in arena provocando una giusta rinculata ad El Cabesa, forse tutto insieme, fatto sta che mi svegliai intorpidito, rannicchiato in posizione fetale, con un terzetto di militari che mi guardavano. Mi avevano svegliato spostandomi con un bastone simile ad un manganello, e adesso mi parlavano in un dialetto stretto, che faticavo a capire. Non erano passate ancora quarantotto ore della mia permanenza a Barcellona che già la mia vita sembrava legata ad una interminabile catena di consequenzialità negative. Metti una palla su di un piano inclinato, diceva uno, non potrà fare altro che correre veloce per la pendenza.

Non risposi a nessuna domanda, e non per protesta, ma per il semplice fatto che non li capivo,e senza pensarci due volte mi accompagnarono senza complimenti o delicatezza alla loro centrale operativa. Mi venne presentato il mio alloggio, una sudicia cameretta senza finestre dotata di sbarre, tazza per i bisogni e una sudicia brandina. Continuarono a parlarmi, ed io provai a fargli capire che non potevo comprenderli, non parlavano lo stesso spagnolo che avevo sentito sin da allora, era un idioma più stretto, quasi ridicolo. Mi lasciarono stare per circa una mezzora, feci appena in tempo ad addormentarmi che un uomo graduato entrò nella cella.

Nome, cognome, motivo del soggiorno.
Cosa ci facevi a dormire sdraiato per terra.
Non sai che c'è il copriifuoco, che nessuno può osare infrangerlo?

Alexander Lee, vacanza, forse, (era troppo difficile riuscire a spiegare che era in realtà una punizione paterna)
Stavo male, avevo vomitato e mi avevano picchiato pochi minuti prima, non avevo forze.
No, non lo sapevo.

Lui, se non altro, lo capivo.




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lunedì 24 novembre 2008

Blue: Louis Armstrong non conosceva la sua data di nascita, ma sapeva come far sognare

Un uomo che non aveva ben chiaro il suo anno di nascita e nemmeno il suo compleanno,c he festeggiava, per compromesso, il quattro di luglio.
Inizia a muovere i passo nel mondo della musica come suoantore di cornetta ed avanza, implacabalie come uno dei migliori jazzisti di sempre, uno dei migliori trombettisti e cantanti.
Suona davvero con tutti, da Dizzie Gillespie a Duke Ellington, e passa diverse volte anche in Italia.
Un inedito, che non avevo mai sentito e vi propongo, è proprio Louis Armstrong che canta in una specie di italiano al festival di San Remo.
L'edizione del Festival di San Remo del 1968 fu caratterizzato infatti dai Maestri del jazz: Lionel Hampton e Louis Armstrong. Hampton col suo vibrafono rieseguì le melodie delle canzoni in gara, senza entrare in gara. Invece Louis Armstrong cantò la canzone a modo suo "Mi va di cantare" partecipando alla gara Canora...



Ciao, stasera son qui
mi va di cantare perchè sei con me
ciao, stasera con te
mi sento felice, felice perché
bambina tu più bella che mai
ricordi l'amore che c'era tra noi
bambina sì rimani qui con me
stasera amore la serenata ti farò
bambina senti come ride il cuor
vicino a te, felice perché, i love you amore.

Tu, più bella che mai
ricordi l'amore che c'era tra noi
bambina sì rimani qui con me
stasera amore la serenata ti farò
bambina senti come ride il cuor
vicino a te, felice perché, i love you amore.
Ciao!

Non posso però permettermi di parlare così poco di Lui, che scrivo con una elle maiuscola proprio perchè si tratta di un Dio, terreno, ma trascendentale. Una icona inverosimile, che riusciva ad attrarre i bianchi senza offendere i neri (cosa quasi incredibile per i tempi). Forse proprio perchè il suo sorriso era per tutti, perchè riusciva a stabilire un rapporto unico con il pubblico, forse perchè raramente parlava di politica (solo una volta dichiaratamente sparò a zero su Nixon), forse perchè preferiva che i suoi ideali privati rimanessero in un dietro le quinte che aveva creato, nel quale finanziava silenziosamente tutti i maggiori attivisti neri.

Al pubblico dava la sua voce e la sua tromba, suonare era per lui evocare immagini del passato, così che ogni singola nota, anche se sempre la stessa, vibrava in maniera differente, suscitando visioni differenti, anime del passato, luoghi o semplicemente pensieri.

Tuttavia, per non lasciarvi con "solo" la sua memorabile voce di compagnia, un esempio di come un uomo che ignora la sua data di nascita possa conoscere benissimo le regole da sovvertire nel jazz e renderlo grande. Con una sola tromba un uomo può davvero cambiare il mondo, far riflettere e pensare. Ma solo se dentro a quello strumento c'è un'anima. E qui, non dubitate, c'è.




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Spagna: via il crocifisso dalle scuole




"LA SENTENZA - Trent'anni dopo la fine della dittatura franchista, che aveva elevato il cattolicesimo al rango di religione di stato, un giudice del tribunale di Valladolid ha ordinato a una scuola pubblica della città settentrionale di rimuovere i crocifissi affissi alle pareti, malgrado la posizione contraria del consiglio scolastico. Il giudice Alejandro Valentin ha deciso che la scuola pubblica Macias Picavea dovrà "ritirare i simboli religiosi dalle classi e dagli spazi comuni", accogliendo così la richiesta del genitore di un alunno e di una associazione locale per la difesa della scuola laica." (fonte: Ansa)

Stato laico, Stato religioso.
C'è una profonda differenza tra una società civile ed organizzata che si fonda sul rispetto ed un'altra che mette in risalto alcuni punti di vista rispetto ad altri. Se, ad esempio, nei licei ed in tutte le superiori studiassimo esclusivamente la storia d'Italia (e per carità, si studia per gran parte quella, ma con un buon sottofondo di panorama mondiale), si potrebbe dire che quel tipo di studio è fazioso, non tiene conto delle variazioni dei tempi e dei luoghi non presentati.
O per dirla con parole più generali, in un ambiente in cui tutti si vestono di nero, una persona da sola vestita di verde, potrebbe anche sentirsi a disagio.

Onestamente non mi fa sentire a disagio il crocifisso attaccato al muro, credo che la sua parola sia effettivamente socialista, degna di nota nella sua speranza per una vvenire diverso, migliore, e tutto da costruire con mani e fronte sudate ma animate da buoni principi. Il crocifisso ci riporta, o dovrebbe farlo, all'idea di uguaglianza, di rispetto e lealtà. Il fatto che sia un simbolo religioso, per me ateo, va in secondo piano.


Non mi interessa particolarmente nemmeno il fatto che sia appeso nelle scuole e nei luoghi pubblici, poichè non credendo, per me è come se si appendesse una pallina dell'albero di natale.
Tuttavia, se devo dare una opinione, sono contrario, poichè è manifestazione di una cultura, di un pensiero personale, non di una verità oggettiva, che ha purtroppo contribuito a creare e giustificare anche molto male. Per questo capisco che qualcuno possa sentirsi a disagio davanti a quell'immagine ostentata.
Il fatto poi che questo venga attaccato dietro decisione statale è orripilante, perchè mostra una sorta di "vantaggio" dato a una religione rispetto ad un'altra o rispetto al "sacrosanto" laicismo. Non che creda veramente che possa incidere così tanto nella formazione dei bambini o dei ragazzi, a me alle elementari facevano pregare e son venuto su ateo, tuttavia rimane una decisione, una discriminazione contro alcuni a favore di altri.

In questo caso, quello spagnolo, il consiglio di classe si era opposto a questa volontà, è per opera del padre di un figlio, che si appellava alla costituzione, che il crocifisso verrà rimosso: "Il magistrato si è basato sulla costituzione spagnola che garantisce "libertà di religione e di culto", assicurando il carattere "laico e neutrale" dello Stato sulle questioni religiose. In sostanza, secondo il giudice, la presenza di simboli religiosi viola i diritti fondamentali di uguaglianza e libertà religiosa riconosciuti dalla costituzione spagnola." (fonte: Ansa).


E' proprio questo il punto: mentre un cittadino ha il diritto ed anche il dovere di esprimersi e condividere e confrontare le proprie convinzioni, lo Stato deve essere super partes, e non partecipare a decisioni di carattere strettamente personale. Lo Stato non può decidere ciò che devo pensare, si tratta di questo.
Anche se in realtà già da tempo provano a decidere e scegliere per noi, e da qualche anno questo ex stato laico è diventato uno stato etico, cioè non basta su principi etici, ma che vuole regolare alcuni aspetti etici della vita del cittadino.
Vedi il divorzio, vedi l'aborto, vedi la ricerca sulle cellule staminali.
Tuttavia è una riflessione sterile, voler cambiare questi aspetti della nazione, credendo che possano migliorare la qualità della vita o la formazione degli studenti, mi sembra alquanto irreale ed ingenuo, le battaglie da fare sono altre, questi sono solamente corollari.
E poi, è una battaglia persa in partenza da noi, o, se volete, già combattuta dal signor Adel Smith e persa in maniera catastrofica.

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sabato 22 novembre 2008

Addio Sandro Curzi

Alle volte giravo canale, mi ritrovavo su trasmissioni che di solito non guardavo, e mi soffermavo, quando lo vedevo, spesso in disparte con la pipa spenta e braccia conserte, l'espressione tesa a definire il perimetro del prossimo intervento, mai banale, spesso mirato e forte di spunti.
Purtroppo non lo ritroveremo nei salotti televisivi e comprando Liberazione non troveremo il suo editoriale, Sandro Curzi ci ha lasciato questa mattina, all'età di settantotto anni.

Non ho molte parole da spendere a riguardo, mi dispiace molto e basta, come quando morì Enzo Biagi, come se a morire fosse stata una delle piccolissime parti che mi potevano ancora legare allo schermo o alla carta stampata della mattina, quel pensiero, quell'idea, quel "vediamo cosa ne pensa Curzi".
Non mi interessa di Ferrara, di Scalfari o di Bocca, onestamente mi sono sempre piaciuti i miti lottatori come Curzi, come Foa. Ed è forse destino che siano deceduti a così poco tempo di distanza.



Quella sopra credo sia stata la sua ultima intervista, ma non vedetela come testamento, come ultima testimonianza audio.
Un addio, e un forte abbraccio, Sandro.
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C'era una svolta

Ultimamente le rubriche nuove fioccano, ma a discapito delle apparenze, è un bel po' che ci penso.
E' solo una nuova rubrica su libri che in un qualche modo o senso hanno dato una svolta. Alla storia, all'uomo, o a uno di noi.
Se colete potete consigliare libri, promuovere ed inviarmi recensioni, la mia mail è pubblicata a destra nella home page.
Buona lettura...

Noam Chomsky, Democrazie e impero, interviste su Usa, Europa, Medio Oriente, America Latina, Datanews.

Un piccolo libro, che contiene cinque interviste con Noam Chomsky, che variano da Usa a Europa e Medio Oriente, passando per la "dottrina Bush".

Molto interessante la focalizzazione data alla configurazione fatta dallo scrittore sulla situazione dei rapporti tra Usa ed Europa, vista sia come un insieme quasi federato di stati, con probabilità di azione unificata, sia come esempi singoli.
La dottrina Bush e la forte influenza americana esercitata negli ultimi decenni sull'interno vecchio continente ha di fatto spostato il baricentro della politica estera dello stesso, delegittimando, in parte almeno, l'idea di non ingerenza o della possibile azione differente rispetto agli Usa. Chomsky auspica una Europa più forte, con voce altisonante, ma fa notare che in realtà è ciò che vuole anche la stessa America: una specie di vassallo in grado di esercitare il volere statunitense nel resto del mondo. L'Europa deve dare una risposta forte, dice Chomsky, come del resto prova a fare il Sud America.
L'analisi spietata nell'ultima intervista della tecnica usata in politica interna per giustificare ridurre i danni della guerra in Iraq, o la riflessione acuta e pungente su due 11 settembre differenti (quello cileno a paragone con quello americano), non nascondono ampi e validi spunti di riflessione.

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venerdì 21 novembre 2008

Un criceto, Corrida #22

L'unico racconto pubblicato a puntate sulla rete che è un po' come la vita: si sa quando e come inizia, ma non si sa mai bene dove vada a finire.

(leggi il capitolo 1, capitolo 2, capitolo 3, capitolo 4, capitolo 5, capitolo 6, capitolo 7, l capitolo 8, capitolo 9, capitolo 10, capitolo 11, capitolo 12, capitolo 13, capitolo 14, capitolo 15, capitolo 16, capitolo 17, capitolo 18, capitolo 19, capitolo 20, capitolo 21)

(appunti di percorso di Alex)


.22

Per vomitare vomitai, e se non fossi razionalmente ateo, direi "anche l'anima". Ma sarebbe più opportuno dire che quella crisi di panico, vomito o cosa fosse, mi avrebbe probabilmente portato a spargere le interiora sulla sabbia, se non fosse intervenuto un benvenuto svenimento.
Mi risvegliai con un po' di sabbia addosso ed i vestiti malconci in una specie di medicheria del tredicesimo secolo, buia, umida e sporca. Feci per alzarmi di scatto, ma i sensi mi tradirono, facendomi perdere completamente l'equilibrio.

Appoggiandomi al muro mossi i miei passi verso l'uscita di questa piccola e maleodorante anticamera dell'inferno, per rigettarmi in strada, alla ricerca di Amalia, forse, comunque fosse, negli ultimi sospiri della fiesta, ormai giunta a conclusione.
Poca gente fuori, ed un caldo insopportabile, avevo sete e mi rifugiai all'ombra della bettola più vicina. Ovviamente vino, non ci fu verso di bere acqua, e offerto, da un tizio che mi invitò al suo tavolo.
Ringraziai mi sedetti e cominciai a bere.

"Tu... sei un bastardo" disse il tizio con aria non troppo amichevole.

Era il fratello di El Cabesa, uscito da poco dall'ospedale per trovare il torero, e, sembrava, tutto intenzionato a rifarsela con me.

"Ti ho riconosciuto subito lurido bastardo, ma che cazzo ti è preso, eh? Cosa cazzo vai in giro a vomitare per le arene?"
Trasalii, non riuscii a rispondere, non ero in forma e quel poco vino che avevo ingerito non aiutava la discussione. Fui una preda fin troppo facile. Nel giro di pochi secondi mi ritrovai il tavolo rovesciato addosso e qualche pugno di troppo sul viso.

Persi conoscenza, nuovamente, il che, forse, mi farà passare da femminuccia davanti ai vostri occhi, ma posso garantire che in quelle condizioni da vegetale, anche voi avreste risposto con la mia stessa impreparazione e codarda flemma.

Ovvio che mi risvegliai in un'altra anticamera infernale, stavolta su di un lettuccio, con un po' di gente sfuocata che mi guardava, tocchicciava e commentava. Una cavia. Niente di meno del criceto che alcuni fanno girare nelle ruotine apposite.
Un criceto.


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Blue: J U S T A F O L K S I N G E R


Una voce dolcissima e graffiante, una chitarra suonata quasi inconsapevolmente bene, accordi che fluiscono, melodie reali ed oniriche.
Ani Di Franco è un mondo a sè stante, una colonna sonora continua agli attimi della vita, una voce amica di tristezza, rabbia o felicità.

E' solamente una cantante folk dice lei, la chitarra acustica non è mai stata abbandonata, e nemmeno i suoi particolari riff, ed in passato sono stati molti gli strumenti che l'hanno accompagnata, dal vivo e su album, ma di recente è tornata allo stile dei primissimi album, solo voce e chitarra.

Ani muove i primi passi con una determinazione incredibile, fondando una sua propria etichetta per prodursi e suonare liberamente (partendo da un budget bassissimo, non era certo ricca), ed entrambe arrivano al successo in breve tempo. Saranno infatti molte le major che cercheranno di accaparrarsi il suo nome, ma non cederà mai campo a queste lusinghe, dimostrandosi libera, coraggiosa e innovativa nel promuovere altre cantanti. Già, altre, perchè l'etichetta si chiama Righthouse Babe Records, ed è solo per donne.

La critica si è mossa molto spesso nei suoi confronti, con curiosità per il prodotto musicale, ma anche per il suo lato personale, facendo notizia della sua presunta bisessualità (poi dichiarata, per quanto ad oggi sia sposata con figli).

Ci sarebbe molto altro da dire, parlare ad esempio, del suo impegno per cause umanitarie, della sua continua contestazione politica ("Finchè questa sarà l'America sarò una persona senza patria"), i suoi testi affrontano spesso temi importanti, ma per adesso, vi lascio al suo "Little Plastic Castle", canzone che gli ha dato successo in Europa, molto facile di ascolto e giusta per un buon inizio di fine serata... alzate il volume più che potete, e sorridete con la musica...


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giovedì 20 novembre 2008

La differenza tra Berlusconi ed un gatto

Ho sempre avuto una idea fino ad oggi, e vi garantisco, sbagliata sul nostro premier. Ho sempre pensato che fosse un riccone dedito alle menzogne, e sbagliavo, vi garantisco di nuovo.

Con una riflessione casuale, da un flusso di coscienza, che magari un alcoolizzato chiamerebbe attimo di lucidità, la verità mi si è mostrata davanti: Berlusconi non mente, è solo un abile giocatore di metafore.

Un esempio, sopra tutti:
Il buon Silvio ha iniziato la sua carriera da un punto distantissimo dall'attività imprenditoriale o politica, suonando il piano sulle crociere.
Riflettete un attimo.

In parlamento c'è un salone, molto lungo e sfarzoso, dove i deputati possono incontrarsi, parlare, confrontarsi (magari), o dare luogo ai propri miserevoli inciuci e lustro alla propria superbia; questo luogo ha un nome: Transatlantico, per la sua caratteristica atmosfera di nave lussuosa, da crociera.



Si potrebbe pensare, quindi, che scherzando o dicendo il vero, il premier abbia accennato a un suo passato (1994?) da pianista nel Transatlantico, cioè pianista in parlamento.
E se aveste qualche dubbio su cosa sia un pianista in parlamento, beh, è un deputato che vota a mani entrambe occupate, per procacciare più voti favorevoli (o contrari), emettendo il voto proprio e quello del collega adiacente.



Avete ancora voglia di ridere quando vi dicono che Berlusconi suonava il piano sulle crociere?
Ma soprattutto, visto il predecessore, auguro una buona carriera a tutti i pianisti della foto, ed anche al gatto di sotto, che sta a dimostrare come si possa partire tutti dal medesimo punto.
Anche i gatti.
Se c'è riuscito Berlusconi.


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mercoledì 19 novembre 2008

Blue: lo zingaro ha due falangi in meno, ma la sua chitarra non ne risente


Django Reinhardt.
Pura poesia, solo poesia, e non solo la musica, ma la sua vita stessa. Uno zingaro, uno di quelli a cui oggi, magari, prenderebbero le impronte (che sarebbero 8 visto che gli mancavano due falangi), o al quale brucerebbero la roulotte.
La carovana dei suoi genitori si fermò a Parigi, e fu lì che visse buona parte della sua vita.
Django suonava il banjo, inizialmente almeno, poi un incendio gli causò la perdita di due falangi della mano sinistra, e fu così che iniziò a suonare la chitarra, come rimpiazzo, inventandosi una nuova tecnica, che a tutt'oggi strabilia. Fatto sta che Reinhardt inventò una chitarra che non c'era, una musica folle, che mai era stata ascoltata, senza alcun metro di paragone, sopra i paragoni e sopra le case, sopra i tetti, celestiale divina ed indefinibile.
A tutt'oggi la sua musica rimane tale, e se fare arte è davvero rubare del fuoco, beh, in molti hanno spesso attinto a quel braciere.

Quel suo stile di jazz viene detto Manouche, ovvero gitano, jazz dei Rom, come preferite, caratterizzato dalla capacità di ascoltare e riprodurre, suonare in coro, senza spartito.

Già, perchè non va dimenticato, Django non sapeva leggere gli spartiti, non aveva idea di cosa fosse una scala ed era completamente analfabeta. Beh, ci vuole forse una laurea per avere un talento naturale?!

Suonava spesso affiancato con stephane Grappelli, che, si racconta, talvolta lo andava a trovare in un qualche bar a giocare a biliardo palesemente ubriaco ed in ritardo di due ore sul concerto. Si dice che abbia fatto così anche in occasione di una visita del presidente degli Usa, e che sia vero o meno, anche Django è leggenda.



Sono proprio loro due in questo Minor Swing, che dichiaro da oggi Patrimonio dell'Umanità, o quantomeno dei lettori di Riciard's, in onore ad una musica che per scivolare scivola, e che per volare, passa proprio sopra i tetti, le case...
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martedì 18 novembre 2008

L'obbedienza non è più una virtù, intervista con Carlo Olivieri

A pochi giorni dalla sua ufficiale dichiarazione di disobbedienza, ho intervistato rapidamente Carlo Olivieri, medico, cercando di diffondere la sua protesta attiva e non violenta, per spiegare cosa non quadra negli orizzonti previsti e sognati dalla Lega.



Vuoi spiegare cosa prevede la nuova proposta della Lega in materia di sanità ed immigrazione?

Gli ultimi emendamenti della Lega Nord in tema di sicurezza sono: blocco dei flussi d’ingresso per 2 anni; pagamento delle prestazioni sanitarie pubbliche - compreso l'accesso al pronto soccorso - per gli immigrati irregolari; per i medici obbligo di segnalazione degli irregolari; occorrono almeno 10 anni di residenza in Italia per accedere alle case popolari; stop ai ricongiungimenti familiari.


I leghisti sono soliti usare scuse banali per gettare luce su provvedimenti marcatamente razzisti, come giustificano stavolta la propria proposta?
Ecco l'ultima giustificazione del ministro leghista degli interni Maroni: "C'è una crisi economica che colpisce i più deboli e in particolare gli extracomunitari. Se un immigrato perde il lavoro non ha senso rispedirlo al suo paese per poi aprire le frontiere e farne arrivare altri che, magari, non troveranno neppure lavoro. Ci sembra più utile introdurre delle politiche per il reimpiego di coloro che perdono il lavoro evitando che, nel frattempo, entrino dei nuovi immigrati". E' possibile che si possa credere a fandonie di questo genere? E' possibile che di fronte ad una crisi economica di proporzioni mondiali si pensi di affrontarla con provvedimenti assolutamente localistici? Ancora una volta la libera circolazione riguarda soldi e merci, ma non gli esseri umani.

Come si dovrebbe porre un medico davanti a tale lesione della Costituzione e della Carta dei Diritti dell'Uomo?
Un medico deve difendere i principi su cui si basa la sua professione e in cui ha creduto sin da quando ha messo per la prima volta piede in una facoltà di medicina e chirurgia. Questi principi sono espressi nel giuramento di Ippocrate e nel codice deontologico.

La tua scelta, coraggiosa e coerente, a cosa ti porterà incontro?

Non so esattamente a cosa andrò incontro. Non me ne preoccupo per il momento. Devo aggiungere che le proposte della Lega Nord in materia sanitaria erano già state avanzate alla Camera, ma sono state respinte anche per pressione delle categorie dei medici. Spero che la stessa cosa succeda al Senato.

Quanti seguono o seguiranno il tuo esempio? Come si sta muovendo l'opinione del mondo sanitario?
Esplicitamente non so quanti seguiranno il mio esempio, anche perchè credo che pochi ne sono a conoscenza. Credo che molti medici, specialmente tra i più giovani, sarebbero comunque d'accordo con me.
Alcune categorie, come i medici specializzandi, sono già in collegamento con il movimento studentesco. La mannaia del governo sul mondo della scuola e dell'università si sta abbattendo anche sul mondo delle specializzazioni, con proposte assurde di taglio degli stipendi di formazione, già tra i più bassi d'Europa.
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Diffondo e diffondete

Mio dovere pubblicare e cercare di diffondere:

Fifteen Palestinian fishermen along with three internationals have been kidnapped in Palestinian waters by the Israeli Navy. They were fishing seven miles off the coast of Deir Al Balah, clearly in Gaza fishing waters and well within the fishing limit detailed in the Oslo Accords of 1994.

The fishermen and the human right's observers were transferred from 3 separate boats to the Israeli warships. Other Palestinian fishermen reported that the 3 boats were seen being taken north by the Israeli Navy.

The three internationals are Andrew Muncie from Scotland, Darlene Wallach from the United States and Victor Arrigoni from Italy. The U.K., U.S. and Italian embassies in Tel Aviv have been contacted and know about the abductions.
Please call the Israeli Ministry of Justice at +972 26 46 66 66 and register your outrage over these illegal actions by the Israeli Navy. Then call the Embassies in Jerusalem and make sure they know that many of us are appalled by Israel's illegal search and seizure.

Stephen Brown, UK Consulate +972 25 41 41 00
U.S. Consulate General + 972-2-6227230
Luigi MATTIOLO, Italian Ambassador +972 3 5104004

Oggetto: Update on the kidnapped fishermen and internationals

I just spoke to Stephen Brown, the UK consulate, and he has received an email from the Israeli authorities that Andrew is in the detention center at Ben Gurion Airport, probably on his way to being deported. Neither the U.S. consulate nor the Italian consulate have been forthcoming about Vik and Darlene. If you want to call them, their numbers are below.

U.S. Consulate General + 972-2-6227230
Luigi MATTIOLO, Italian Ambassador +972 3 5104004

Victor Arrigoni, l'italiano in questione altri non è che "Guerrilla", nickname usato su ok notizie ed anche per il suo blog, che troverete qui.

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Jack Frost e Benito il senzatetto



Jack Frost sta arrivando, e si appresta ad attingere alla sua tavolozza di colori per disegnare i suoi arabeschi e popolare il mondo di quella poeticissima quiete invernale.
Jack frost è un folletto della tradizione inglese, rappresentazione del clima pungente invernale (gli inglesi dicono "E' arrivato Jack Frost!"), lo si immagina come una creatura dotata di talento artistico, che durante la notte vola attraverso città e campagne a disegnare bellissimi motivi di ghiaccio sulle foglie, i fili d’erba e i vetri delle finestre.

Tra non molti giorni, si parla di abbassamento della temperatura imminente, Jack Frost sarà padrone dei nostri paesaggi e buona parte del nostro belpaese si sveglierà ogni giorno con la brina e con i suoi bellissimi disegni. Ogni giorno respireremo aria fresca, e Natale o non Natale, tutto saprà di magia...

Peccato che per tutti la situazione non sia la stessa.
Stando ad un rapporto del 2007, solo il 72% degli immigrati regolari in Italia gode di un tetto, la restante percentuale si accampa sul lavoro o sovraffolla una abitazione (condizione che nega di fatto la legalità della permanenza secondo la legge Bossi-Fini).

Proprio la Lega, infatti, in questa legislatura ha deciso di muoversi per risolvere a suo modo il problema, facendo un censimento dei senzatetto: tutti i clochard, proponeva qualche mese fa, dovranno essere iscritti in un registro. E a che pro, mi chiedo?

Solo a Milano la situazione dei senzatetto è drammatica: tra singoli e nuclei familiari si contano circa cinquemila persone che chiamano casa un portico o una panchina.

Il fatto più drammatico, a mio avviso, a costo di sembrare banale, è che non si guarda mai a quante storie possono esserci dietro una esistenza umile. Nessuno chiede a un senzatetto cosa fa, cosa ha fatto, la sua vita, i suoi perchè, e si lascia che questi rimangano indifesi contro le violenze degli imbecilli, o anche in preda al freddo del nostro inverno.
Una storia come un'altra, qualunque, quella di Benito il senzatetto...


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lunedì 17 novembre 2008

Obama chiuderà Guantanamo e bandirà la tortura


Spira finalmente un vento nuovo dall'occidente, non si parla di Miami e dei diritti dei cubani lì residenti, non si parla di debellare Castro e nemmeno si prospetta una plausibile invasione dell'isola caraibica. Nella sua prima intervista alla Cbs nel programma "60 minutes", Barack Obama dichiara:

"Ho detto molte volte che intendo chiudere Guantanamo e lo farò",
e non solo, "Ho detto a più riprese che l'America non tortura e mi assicurerò che non torturiamo".

A queste premesse e alle indicazioni per uscire dalla crisi, Barack Obama ha aggiunto la volontà di debellare una volta per tutte Al Qaeda.

Alcuni potrebbero garantire che si tratta di sole parole, e non gli crederei visto il coraggio e la perseveranza nel ripetere i suoi argomenti, fatto sta che sono parole completamente diverse da quelle che siamo abituati a sentire.
Basti pensare alle parole di Rumsfeld dette appena un anno fa, in cui venne salvato in corner dalla corte che riuscì a sostenere tra le righe che i detenuti di Guantanamo sono meno che esseri umani.
Per quanto mi riguarda una dichiarazione del genere vale un sogno, una promessa.
Resta da capire come farà Berlusconi ad essere concorde anche con lui. Ah, dimenticavo, non parla l'inglese, per cui semplicemente annuirà a tutte le parole del presidente "abbronzato".



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domenica 16 novembre 2008

Blue: Dizzy suona anche durante i nubifragi


E' molto difficile parlare di un uomo dal nome di Dizzy Gillespie.
Per prima cosa perchè la musica parla a nome suo, in seconda perchè è difficile trovare le parole adatte a parlare di una leggenda.

La sua storia muove i primi passi come una delle molte storie dei miti della musica nera, da un passato un poco burrascoso: John Birks Gillespie era il più giovane di nove figli e cominciò a suonare la tromba all'età di 12 anni, per gioco e da autodidatta. Suo padre, che picchiava regolarmente i suoi bambini, morì quando Gillespie ne aveva dieci.
E da qui uno non deve per forza diventare musicista e non per questo deve diventare uno dei migliori. Non perchè uno viene picchiato da bambino ed è nero diventa un mago della tromba, potrebbe tranquillamente finire ad uccidersi di alcool e ammazzare per sport.
In realtà Dizzy salva la sua vita grazie ad una borsa di studio ottenuta all'istituto di Laurinburg, che lascerà per dedicarsi a tempo pieno alla musica. Si mise in luce in numerose band, divenne il vero spirito del nuovo suono del jazz, il Bop; suonò con Charlie Parker (che quando se ne andò lo sostituì con Miles Davis), Thelonius Monk e molti altri.

Che la musica sia la sua passione vera, lo si capisce da numerosi aneddoti. Uno in particolare mi è caro. Si narra che in una vecchia edizione del Pistoia Blues, dove appunto Dizzy venne a suonare, la sua serata venne travolta da un vero e proprio nubifragio. Sembra che Dizzy sorridendo biascicò qualcosa del tipo "Questa gente è venuta ad ascoltarci, per cui, chi se ne frega, suoniamo senza corrente!". E di fatti, suonò.

E non fatevi ingannare dalla forma della sua tromba, non è quella che è particolare, è lui che la rende tale. Perchè allora quella forma? Sembra semplicemente che una volta gli sia caduta e che a lui piacesse quella nuova silhuoette...

Lasciate entrare queste note in casa vostra e permettetevi quantomeno il suono di una notte in Tunisia...


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Crisi: la ricetta di Obama e la ricetta Berlusconi



Anche il neo studente di liceo che si accinga a studiare il New Deal e di come l'allora presidente Roosvelt riuscì a debellare la crisi, vedrà una soluzione insolita: posti di lavoro inutili e stipendi erogati a più non posso, col fine di arrivare il più possibile vicini ad una occupazione del 100%.
Si narra di squadre addette a cementificare una strada, seguite da un'altra dedita allo smantellamento della stessa e così via. Lavori inutili per dare occupazione e stipendi alle persone.
L'idea è la stessa di quello stupido spot che girava in televisione un po' di tempo fa: l'economia gira insieme a te. Il fatto è che lo spot di stupido non ha nulla, l'economia gira effettivamente dietro alla massa dei consumatori, di qualsiasi tipo essi siano, ma in Italia il problema è differente. Innanzitutto le riserve aurifere non permettono una conversione degna di investimenti del genere. Non si può, in parole povere, investire in "lavori inutili" perchè non si avrebbe di che pagare quegli stipendi in più. Così facendo, però, si può solo arrivare a tagliare a più non posso, creando forte indebitamento e riducendo drasticamente il numero delle persone che effettivamente possono continuare a vantare un qualche minimo potere di acquisto.

Ecco eprchè le parole di Obama da presidente suonano nuove, perchè propongono una soluzione che coniuga la teoria Roosveltiana al modello attuale: bisogna investire, ma non si può farlo a tutti i costi, bisogna investire in campi che daranno i propri frutti. E Obama vede, ad esempio, nella ricerca energetica, nello sviluppo delle fonti rinnovabili un vero orizzonte. Parole nuove, almeno per gli States, sono anche quelle a salvaguardia delle piccole produzioni, dei piccoli negozi, ormai in via di estinzione dietro ai grandi marchi come Nike o Wal Mart.

Una nuova ricetta, che sa di Roosvelt, ma modernizzato, escamotage forse adatto a risolvere questo impiccio globale.
Non mi apsetto che il nostro caro premier diffonda lo stesso verbo, da noi vale un altro tipo di politica: strozzare il consumatore fino a che non ha più potere di acquisto. In Italia si guarda sempre al piccolo orizzonte, si mira ad offrire mutui impossibili, ad esempio, senza pensare che ad un certo punto il consumatore non potrà più pagare, risultato negativo sia per la banca che per lo stesso acquirente.
In pratica in Italia la grande industria, le banche, non sono in grado di vedere profitti futuribili negli anni, chiedendo di pagare cifre impossibili in raggio
breve.



Il risultato è quello che avete sotto gli occhi tutti i giorni: crisi dei negozi di quartiere ed estinzione degli stessi, crisi dei negozi in centro, crisi delle famiglie, persone che non riescono a pagare il mutuo, imprese petrolifere che fanno cartello decidendo i prezzi su standard altissimi, stipendi che non lievitano mai.
Questa è la ricetta Berlusconi. Peccato che ci porterà solamente ad avvicinarci ai paesi del terzo mondo. Solo allora le banche si renderanno conto che dai suicidi di massa non avranno nessun profitto.
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Feedati di me: Riciard's libero nel monopolio della sinistra




Eravamo in molti a non aver capito un'acca di ciò che stava succedendo, ma per fortuna c'è Youtube, per fortuna ci sono in internet ampie dissertazioni sull'onnipresenza della sinistra al potere.
Non me ne ero mai accorto.
Anche l'agglomeratore di notizie, talvolta nonotizie, Ok Notizie è in mano alla sinistra, alla magistratura, ai professori di liceo. E' una immensa struttura volta a riscrivere la storia. Per fortuna che c'è lui, meno male che Silvio c'è.




Per questo, ma non solo, dichiaro Riciard's territorio libero, bandiera che sventola contro l'egemonia di questa dittatura comunista. E mi viene da chiedermi se anche Berlusconi, una volta al potere, non sia diventato comunista; voglio dire, è una organizzazione talmente forte che avrà dovuto scenderci a patti. Come con la mafia.

Altra considerazione da farsi è che le premesse per la pubblicazione in rete, per la diffusione della propria voce, erano o sembravano diverse sll'inizio. Sembrava potesse davvero esserci una comunità presa nell'informarsi vicendevolmente, e gli aggregatori di notizie sostituivano senza farne sentire la mancanza, i telegiornali, i giornali stessi e perfino l'Ansa.
Io stesso su Ok Notizie trovavo molte più informazioni che da qualsiasi altra parte, e come spesso visto, i giornalisti stessi vanno molte volte a fare un giro sul sito, per rubacchiare articoli quà e là.

Ma da un po' di tempo a questa parte, senza darne nessuna colpa al sito, che democraticamente favorisce chi viene votato di più, e quindi presumibilmente le notizie di maggiore interesse, mostra un volto diverso, simile a quello di un giornale da barbiere, denso di gossip e nonotizie.
Per cui, vista la mia presenza molto diminuita su Ok NOtizie, come su Kipapa o da altre parti, invito tutti quelli che vogliono seguire questo piccolo blog, di iscriversi al feed.
Se non sapete cosa sia un feed, eccovi un video di spiegazione:




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sabato 15 novembre 2008

Facebook song, oggi non ho fatto un c***o per farmi i c***i tuoi



Veltroni ha 53 miliardi di amici.
Benigni ne ha 34 milioni.
Ma non è che Facebook è davvero una puttanata che serve solo a ritrovare gli amici del liceo?
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Straniero di merda

"Stamani, prima delle 8, due peruviani, dipendenti della Cooperativa sociale Parco di Veio, sono stati aggrediti da tre uomini a Villa Borghese. Come ogni sabato da quasi 5 anni - spiega - i dipendenti lavoravano all'interno della Villa, quando davanti alla Casina dell'orologio, il più giovane è stato avvicinato da un uomo con anfibi e giubbotto neri, e pugno di ferro, che lo ha preso a calci spaccandogli il sopracciglio e ferendogli lo zigomo e il mento. Poi è stato picchiato anche il collega. Nel frattempo -ha concluso Banedetti- dal bar qualcuno ha telefonato alla polizia e al 118 che ha soccorso i due. (...) Ricorda solo di essere stato "insultato prima del calcio in viso con frasi tipo 'straniero di m...', 'immigrati andatevene'". Victor e l'altro cittadino peruviano, più grande di lui (che non era suo padre come detto in un primo momento), hanno cercato di non ascoltare gli insulti e le provocazioni dei tre uomini. Ma quando Victor si è chinato per svuotare il cestino dei rifiuti lo hanno colpito prima in faccia poi alla schiena."
(fonte Ansa)

Ma perchè vengono qui?
E' una domanda che come risposta porta la storia, porta molte conclusioni di cui abbiamo già parlato. La globalizzazione, il motore dell'economia attuale, fa sì che generazioni e generazioni di uomini del così detto terzo mondo siano stati sfruttati come manodopera a bassissimo costo. E non c'è niente di più naturale che, pensando alla loro vita, a quella dei figli, cerchino un varco, una via di uscita al tunnel della miseria. Vengano a bussare alla nostra porta come noi bussavamo a quella statunitense.

Ma c'è anche un altra domanda, a cui dobbiamo rispondere: perchè noi offriamo lavori illegali?



(Fabrizio Gatti, giornalista, ha compiuto un viaggio dall'Africa all'Italia fingendosi clandestino, per ascoltare i discorsi dei suoi compagni di viaggio, e capire.)

Mi resta difficile capire il perchè giovani spesso africani facciano come lavoro il "vu cumprà", attaccando la propria vita ad un accendino o a un calzino, spesso sotto lo sguardo non benevolo del mondo circostante. O perchè molti albanesi lavorino, a Pistoia, ad esempio, al nero o per molti meno euro all'ora nei vivai.
Iniziamo a chiederci anche eprchè è permesso questo.
Successivamente chiediamoci anche perchè sia così necessario ostacolare chi si integra, chi si è già integrato, o chi approda da clandestino con tutte le buone intenzioni di lavorare.
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venerdì 14 novembre 2008

Blue

Blue è la nuova rubrica di Riciard's, vuole parlare di musica, di storie e di anime più o meno dannate che hanno certamente reso la nostra esistenza più piacevole, confortandoci o facendoci piangere.
Arriva l'inverno, e non c'è niente di meglio di riscaldarsi con qualche calda nota.

Il Re è un mezzadro di nome B.B.

B.B.King raccoglieva cotone, lo pagavano 35 centesimi di dollaro ogni 100 libbre di cotone che riusciva a raccogliere. Sarebbe potuta finire lì, avrebbe potuto avere un destino segnato e niente più, ena esistenza pienamente nera in una terra, allora, razzista e classista.
Tuttavia alcune persone hanno come un dono, riescono a riconoscere il proprio treno, proprio mentre passa, riescono talvolta a salirci, per fermarsi solo al capolinea.
B.B.King salì sul suo treno ascoltando Djiango Reinhardt e T-Bone Walker, e scoprì presto il suo immenso talento, sul quale iniziò a lavorare senza risparmio.
Il trampolino di lancio fu una emittente radiofonica, alla quale iniziò a far passare la sua musica, e da lì, stazione dopo stazione, un binario inesorabile verso il successo, la fama, e l'immensa bravura.
Viene da star male a vedere quelle grossissime dita suonare leggiadre su di una tastiera come nessuno mai, nessuno prima, nessuno dopo ha fatto.
Un vero bluesman, caldo, dolce e struggente.

La sua chitarra ha un nome, un po' come una nave a cui si affida un viaggio, un po' come un fucile con cui sfogarsi, un po' come una compagna di vita: Lucille.
Si racconta che BB King suonasse di inverno, nel 1949, in una sala da ballo, dove due uomini finirono per litigare e robesciare un bidone pieno di kerosene che bruciava per riscaldare il locale. La sala andò in fiamme. Il giorno seguente BB King apprese che i due uomini stavano litigando per una daonna, di nome Lucille, e da lì, decise di battezzare con quello stesso nome la sua chitarra.

Alzate il volume delle casse, chiudete gli occhi se volete, fate un po' come vi pare, ma lasciate entrare in casa vostra un po' di calore: BB King, Stormy Monday.


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giovedì 13 novembre 2008

Il lavoro, l'uomo, il cazzeggio



Tutto deve essere cominciato con una distinzione dei ruoli, per così dire, naturale: l'uomo va a caccia, procura il cibo al suo gruppo, mentre la donna accudisce la prole. Erano forse battute di caccia che duravano ore o giorni, a seconda della fortuna, si trattava comunque di mangiare, un bisogno essenziale al quale non si poteva dire di no.
Poi venne l'agricoltura, accompagnata dall'allevamento, e l'uomo imparò gli orari e le stagioni della natura. Ed è qui che le cose si complicano, non tanto per la differenza dei lavori assegnati a uomini e donne (ovviamente l'uomo aveva i lavori più duri, ma le donne erano certamente sfruttate oltre modo), ma perchè inzia ad esserci qualcuno che si discosta, che pretende di mangiare senza fare nulla.
Che so, un "latifondista", il primo, l'antenato di tutti, dichiara sua una proprietà che ancora non è di nessuno e non si sa come, impone agli altri di lavorare anche per lui.
Da qui in poi i nuovi contadini non dovranno produrre per se stessi e basta, ma anche per il piccolo latifondista e la sua famiglia. Entrambe le famiglie si allargano, e il tributo di cibo diviene sempre più alto, implica maggiore lavoro.
Poi arrivano le fabbriche, la rivoluzione industriale, e l'uomo finisce per rinchiudersi definitivamente nella meccanica del lavoro.



Ma pensateci un attimo soltanto, chi ha detto che lavorare sia necessario?
Benissimo, Hegel sosteneva che "il lavoro rende liberi", e ne aveva tutte le ragioni, molto più che persuasive, ma quello che voglio dire è: conoscete un altro animale in natura che lavora?
Conoscete un altro animale che si impone da solo orari improbabili, veri e propri turni forzati, e che dedica a se stesso 26-30 giorni l'anno?

Guardo i miei gatti, imperterriti nel loro leccarsi i baffi quando mangiano, dolci e candidi nel loro dormire sulle mie coperte, veloci e furbissimi quando si tratta di giocare o cacciare.
Guardo i documentari e sembra davvero che a nessun animale sia mai venuto in mente di distruggere la propria esistenza dedicando il proprio tempo ad altri che a se stessi.

Che diamine, l'evoluzione, mi direte! L'intelligenza, mi direte!
Non fatevi fregare, io sono un Vonneguttiano puro, e vi garantisco che l'uomo è nato per cazzeggiare.
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Corrida # 21 la mia prima corrida, secondo atto

L'unico racconto pubblicato a puntate sulla rete che è un po' come la vita: si sa quando e come inizia, ma non si sa mai bene dove vada a finire.

(leggi il capitolo 1, capitolo 2, capitolo 3, capitolo 4, capitolo 5, capitolo 6, capitolo 7, l capitolo 8, capitolo 9, capitolo 10, capitolo 11, capitolo 12, capitolo 13, capitolo 14, capitolo 15, capitolo 16, capitolo 17, capitolo 18, capitolo 19, capitolo 20)

(appunti di percorso di Alex)


.21

El Cabesa entrò danzando, mosso dai fili del battito delle mani del pubblico, spiegando il suo telo rosso purpureo in voli pindarici. Un piccolo Nijinski che volteggiava nell'aria, assurgendo la carneficina di tori al ruolo di balletto. Il pubblico, stregato, tornò al silenzio totale, pronto ad acclamare il suo beniamino, con urla e lanci di rose.
Pochi passi, decisi, delicati e veloci, ed El Cabesa cominciò a sfiancare il toro, illudendolo di una incornata verso un piccolo muro rosso. Ogni volta che El Cabesa alzava il mantello e faceva passare il toro, Ashton si faceva più vicino, le corna iniziavano a muovere l'aria nei dintorni dei fianchi del torero, ed il silenzio si faceva ancora più attonito.

Fu la volta della spada.
Con fare teatrale El Cabesa la mostrò al pubblico, che esordì con qualche fischio ed applauso, pronto a raccogliere una volta ancora le gesta del suo eroe, contando le gocce di sangue sul terreno polveroso. Il trionfo di un torero ha qualcosa di catartico, libera dall'orrore del sangue una intera folla, assurgendo l'uccisione di un animale ad un rito primordiale, sacrificale.
La spada scintillò distinta nell'arena, sferzò l'aria e velocemente colpì Ashton sulla schiena, un rapidissimo squarciare la carne e ritirarsi.
Ashton iniziò a sanguinare, si vedeva che la sua vita era appesa ad un filo, ma la sua rabbia, la sua voglia di vivere, la sua gioia di pascolare e mostrare i muscoli al sole, non tollerava la sconfitta.
Ashton voleva vivere, e lo riteneva un suo sacrosanto diritto.

Iniziai a piangere, avvolto dal sudore freddo e dai conati del vomito. La fine della vita, si tratti di un uomo, di un insetto o di un animale, mi lascia sempre stordito; non capisco, semplicemente.
Quasi inconsciamente, senza sapere la mia vera destinazione, mi feci largo tra le gradinate di braccia al cielo, tra la folla approvante, dagli occhi gonfi di sangue ed avari di pietà. Le signore continuavano a sventagliarsi in una giornata afosa, pronte a lanciare la propria rosa a massacro finito.

El Cabesa aveva una tradizione, un uso tutto particolare, che lo rendeva il migliore. El Cabesa, appunto. Usava colpire una volta il toro, velocemente, per stancarlo, e certo di aver eseguito chirurgicamente l'agguato, si girava verso il pubblico, si inginocchiava e raccoglieva gli applausi e le rose. Prendeva poi una rosa, con tutta la calma del mondo, incurante del toro agonizzante e rabbioso alle spalle, la teneva tra i denti come un ballerino di tango, ed andava a compiere il proprio verdetto di morte.

Infatti, El Cabesa, era girato verso il pubblico, in ginocchio, pronto a raccogliere una rosa. Ma istintivamente, con una espressione felina nel volto, capì che qualcosa stava andando diversamente dal solito, quando dal pubblico si levò un grido diverso. Non era acclamazione, era piuttosto un fremito di paura, che si sollevò come un'ola da una parte all'altra dell'arena.
Semplicemente ero io, entrato in arena, scavalcando indifferenza e barricate, che correvo verso Ashton, con tutta l'intenzione di difenderlo, inconsapevole di una probabile incornata.

Il rumore destò anche Ashton, che cominciò nella sua corsa, forse l'ultima, verso un bersaglio ignoto, coperto dai rivoli di sangue e sudore che gli coprivano gli occhi. Su quella strada due persone: io ed El Cabesa.
Feci del mio meglio per dare spettacolo rovinando per terra e vomitando, dal caldo, dalla paura, dalla tensione, dal disgusto, mentre El Cabesa non fece a tempo a girarsi che si trovò il toro a qualche centimetro dal didietro.

Ve l'ho detto, vomitavo, ero per terra, non molto cosciente, ma ciò che successe fu letto da tutta la nazione sul giornale del giorno dopo. El Cabesa venne sollevato dalle corna di Ashton, si librò in volo e finì battendo denti e rosa sugli spalti, mascherando il suo colorito di sangue fresco. Fu a quel punto che il giudice decise che stava succedendo fin troppo e che la corrida dovesse essere bloccata, per cui fece entrare un pastore e una decina di vacche, in modo da distrarre il toro. In modo che non ci andasse di mezzo anche uno stupido che vomitava in disparte sulla sabbia dell'arena.


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mercoledì 12 novembre 2008

Ricordo di Nassiriya

"Ero bambino, gli uomini e i ragazzi erano partiti per l'Albania, arruolati nella seconda guerra mondiale, e le donne, le madri e le mogli, piangevano. Per mano a mio nonno gli chiesi perchè mai piangessero. E lui rispose: Vedi, non si può pensare di andare a bussare alla porta degli altri con una pistola ed essere invitati a pranzo" (Un caro amico, Ennio, in una conversazione al bancone)



Mi ricordo di Nassiriya. Mi ricordo della massa di gente che si apprestò a santificare quei poveri cadaveri, mi ricordo le vittime, quelle vere, cioè i figli, le mogli, abbracciati dall'allora presidente della repubblica Ciampi.
Mi ricordo che provai una sorta di disgusto, ricordo che ceraci a lungo un parere differente, una persona che la pensasse come me, e la trovai alla fine, ma sembrava tutto distorto, strano.

La morte di una persona non merita mai di essere deingrata, la fine della vita non può che farci riflettere sul nostro significato, sulle nostre azioni, sulla qualità del nostro perdurare qui, adesso, e sul perdurare delle nostre azioni di oggi.
Quei ragazzi ed uomini erano andati in una finta missione di pace, forse animati da buoni valori ed ideali, forse solo per il miraggio di comprare casa al ritorno con un lauto stipendio. Forse non erano nemmeno volontari, alcuni, ma semplicemente dovevano apparire così.

Fatto sta che non si entra in casa di altri con la pistola.
Non è possibile portare la pace con una pistola, è una dicotomia fin troppo evidente.


Mi dispiace, questo è il mio ricordo, e non perderò tempo a santificare alcune persone purtroppo decedute, ma solo perchè sono scomparse per un ideale sbagliato, che parlava di libertà celando guerra per il petrolio, una finta missione umanitaria che parlava di costruire ospedali e tirava missili dall'intelligenza dubbia, ma conclamata.
Sono andati là, ma non in nome mio.
Io ho sfilato diverse volte per chiedergli di non andare, come molti altri, la maggioranza.
Sono andati, ed hanno preso su di loro lo sbaglio della finta pacificità della loro missione.
Mi dispiace che abbiano dovuto pagare un prezzo così alto, ma questo non farà di loro i miei eroi.

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E' così dannatamente semplice


Molti italiani vorrebbero una patria di autoctoni, priva della attuale marcata presenza di immigrati.
Gli italiani sono soliti dire che "ognuno dovrebbe rimanere a casa propria".

Facendo un falso passo indietro rispetto alle mie posizioni, radicalissime in senso opposto, voglio ammettere che abbiano ragione, in virtù del fatto che, escludendo i viaggiatori, le persone preferiscono crescere e vivere dove sono nate.
Il problema, quindi, non è "Come fare ad accogliere migliaia di persone, come dare loro lavoro, come levare dalla strada chi non lo trova?", bensì "Come si possono creare le premesse perchè ognuno rimanga a casa sua?".

In sordina, è ovvio che chi emigra non ha a casa una situazione facile, è ovvio che è inseguito da problemi fin troppo grandi, per noi, da capire. Questo è ovvio perchè le "anime migranti" sanno a cosa possono andare incontro, sanno che potrebbero ritrovarsi a mollo nel mare col solo appoggio delle gabbie per tonni, tuttavia conoscono bene le difficoltà della vita e sono disposti a rischiare. Magari nemmeno per loro stessi, forse per le madri, i padri, i figli, o quant'altro.



L'Italia rientra in quel poco nutrito gruppo di paesi "evolutissimi" che da tempo sfrutta le risorse prime e la manodopera a basso costo dei paesi detti "del terzo mondo". Questo sfruttamento, che è alla base del modello attuale di capitalismo, sostiene lo standard di vita medio occidentale, permmettendo una aspettativa di durata e qualità della vita infinite volte superiore a quelle di una persona del terzo mondo.
Prendiamo due bambini appena nati, uno a Milano, l'altro a Caracas. Avranno due vite differenti, e non dovete essere troppo lungimiranti per coglierne le diversità; è un quiz che non pubblicherebbero nemmeno su La settimana enigmistica.

Quindi, credo sia il minimo provare ad accoglierli, a dare loro l'opportunità di verificare se esiste una vita diversa da quella in piena, costante povertà. Tuttavia è possibile un'altra strada: migliorare la loro qualità di vita sul loro territorio, difenderli da questo modello aggressivo che li spinge a trovare fortuna da questa parte del mare, creare infrastrutture e possibilità dove non ci sono. Noi stessi siamo emigrati costantemente per il mondo in cerca di fortuna fino a che non c'è stato il piano marshall, la piena occupazione e la generazione dei baby boomers, per cui come pretendere di risolvere il problema in maniera diversa?

P.S. Come ovvio post scriptum di questo articolo la mia opinione in merito alla politica adottata da questo governo in materia: è razzismo. I cerntri di detenzione, la mozione in cui si richedeva la denuncia delle persone extracomunitarie, forse clandestine, al pronto soccorso è razzista, l'introduzione di classi ponte è razzista, e via dicendo. Credo fortemente in una società multietnica e culturale, ma se proprio decidete che ognuno debba stare al suo posto, fate in modo che sia così.
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martedì 11 novembre 2008

Berlusconi cacca. Veltroni pipì


E' solo un mini articolo demenziale per farvi capire ancora una volta quanto mi facciano schifo entrambi. Che poi abbiano parlato così spesso di dialogo è ovvio, visto che provengono da due posti vicini (cacca e pipì sono parenti).

In realtà era solo un modo per vedere quanta gente viene a leggere una stronzata, scritta senza impegno. A dimostrazione di quanta sia poca la voglia di leggere ed approfondire, purtroppo, anche in rete, e di quanto poco basti per avere un bel po' di lettori senza in realtà scrivere niente.

Se così non fosse, forse, l'altissimo Prepuzio, al secolo Ganglio, non avrebbe preso la sua decisione.
E visto che nei programmi va tanto, un grazie ed un abbraccio a lui ed al suo blog.
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Gruppo di barboni da fuoco a un tranquillo ragazzo (leghista?)

RIMINI - Non è in pericolo di vita il ragazzo dato alle fiamme intorno alla mezzanotte e mezza a Rimini. E' il responso dei medici dell'ospedale di Padova che lo hanno preso in cura a causa delle gravi ustioni di secondo e terzo grado su buona parte del corpo, nonostante la prognosi sia tenuta riservata. E' quanto ha comunicato la squadra mobile della questura di Rimini che sta indagando sull'episodio.

(fonte: Ansa)

Alla radio dicono sia stato un gruppo di barboni (Radio 2), in aperto conflitto contro le minoranze dei ragazzi (borghesi?). Il razzismo dei barboni non si ferma, è violenza pura, su tutti i fronti ed ingiustificata. Cosa mai possa recare così fastidio nell'immagine di un ragazzo (leghista?), non saprei, e cosa abbia spinto i delinquenti barboni a compiere l'ennesimo atto contro i più umili, lo ignoro.
So solamente una cosa. Che per avere la verità, così almeno come la hanno passata alla Radio (Radio 2, Radio 1, Radio Dee Jay), dovrete cambiare i sostantivi "barbone" e "ragazzo".

L'unica cosa che volevo ottenere con il ribaltamento, era arrivare fino a questo punto dell'articolo e chiedere ad un eventuale ragazzo che legge e che trova sostenibile l'idea di dare fuoco ad un barbone: ma sei poi così sicuro che la tua vita valga più della sua?

"Se ti inoltrerai lungo le calate dei vecchi moli,
in quell'aria spessa, carica di sale, gonfia di odori,
lì ci troverai i ladri, gli assassini e il tipo strano,
quello che ha venduto per tremila lire sua madre a un nano.

Se tu guarderai, se giudicherai, da buon borghese
li condannerai a cinquemila anni, più le spese
ma se capirai, se ricercherai, fino in fondo
se non sono gigli son pur sempre figli, vittime di questo mondo"
(F. De Andrè)

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lunedì 10 novembre 2008

Il Pd si allea con l'Udc



E' successo in Trentino, per le elezioni che si sono concluse con una netta vittoria di quello che alcuni ancora definiscono centro sinistra, col suo candidato Dellai. Lo stesso candidato, convinto che il Pd da solo non potesse bastare, ha deciso nei mesi scorsi per la creazione di un nuovo gruppo, sorto dalle ceneri della Margherita (ma non era confluita nel Pd?), dal nome Upt. A questa novità se ne aggiunge un'altra, ovvero l'accordo pre elettorale trovato con l'Udc.
Come dire, di sinistra c'è poco e di centro tanto.

Ma sembra proprio essere l'unica direzione vincente per un partito che nasce di centro e si dice di centro sinistra: allearsi con l'Udc, anche a livello nazionale, anche solo per provare assieme a levare di torno Berlusconi, che è "nemico comune". E' bello vedere come la politica italiana si svolga sempre e solamente attorno agli stessi nodi.
Ma voi, voi che credevate davvero, da ingenui, che Pd avesse una "s" accanto di "sinistra", voi, li votereste ugualmente se alleati con l'Udc, perchè il male peggiore è Berlusconi?

(Fonte: Ansa)
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