venerdì 31 ottobre 2008

Audi? Awin? Allwin? Halloween con Nonna Rolanda



Una ricorrenza a cui non sono troppo legato, ma che vale ugualmente la pena di trascorrere se si può ricordare la mitica Nonna Rolanda.
Per chi non la conoscesse, anche prima di guardare il video, per rispetto di chi ci ha fatto tanto divertire e ci ha dato un sorriso dal primo video visto all'ultimo, vi consiglio di leggere un estratto di quanto suo nipote, Joe Natta, dice:

"Nonna Rolanda nella vita reale non era certo il personaggio che vedete nei video ma una donna molto seria, credente, intelligente e solare.

Nonna Rolanda è sempre stata consapevole delle cose che faceva con me per questo sito demenziale.
Non ho mai pensato di farla diventare un personaggio comico a sua insaputa e soprattutto farla collaborare in questo mio progetto è stato un modo per starle vicino e farla sentire sempre al centro dell'attenzione come lei ha sempre fatto con me fin da quando ero piccolo.

La nonna già prima che venisse creato il personaggio di Joe Natta si divertiva con me a recitare in cortometraggi amatoriali in stile horror e a fare sketch sonori e mai si è lamentata o rifiutata anche perchè in quel caso non l'avrei certo costretta. Il video dove siamo sul campo da calcio e lei fa l'imitazione di Cantona risale al 1996 solo per citarne uno…

Quando è stata intervistata o citata su giornali o alla radio o quando ha partecipato alle iniziative del Nido del Cuculo ha sempre saputo che la sua immagine sarebbe stata vista e conosciuta da molti e questa cosa le faceva piacere perchè in fondo è sempre stata una donna molto ironica con tanta voglia di divertirsi (perchè si divertiva a fare queste cose) e le Menti Malate possono confermare questa cosa visto che varie volte quando stava meglio fisicamente è pure MONTATA SUL PALCO con noi durante i concerti.
TUTTE le email che arrivavano di fans che volevano fare i complimenti gliele leggevo e quando mandavo i suoi autografi a chi ne facesse richiesta lei sapeva benissimo cosa stava facendo e con un sorriso sulle labbra mi diceva: "Vogliono ancora autografi??!".
Non mi sembra che
MAI nessuno l'abbia costretta per farlo.

Inoltre non ho mai usato la sua immagine a scopo di lucro e non inizierò certo a farlo adesso.

Tutto quello che ho fatto con la nonna e che continuerò a fare è ed è stato fatto per il solo scopo di divertire e divertirci.

Nonna Rolanda si divertiva con me a far sorridere gli altri e ha sempre voluto andare avanti con questo spettacolo.

Così sarà.

E non la dimenticheremo mai."


Continua a leggere

Tremonti o Scherzetto? Halloween secondo il governo

Scherzetto, sembrerebbe.
Un modo carino, visto che di dolci dal governo non se ne vede arrivare dai tempi del piano Marshall, è arrivato uno scherzetto.



Parliamo sempre della legge 133, ma non della sua parte dedicata all'istruzione (distruzione?), quella capitanata dal ministro del taglio (e cucito) Gelmini.
No la parte in questione è un'altra, e ve la riporto:

1. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, definisce la «Strategia energetica nazionale», che indica le priorità per il breve ed il lungo periodo e reca la determinazione delle misure necessarie per conseguire, anche attraverso meccanismi di mercato, i seguenti obiettivi:
a) diversificazione delle fonti di energia e delle aree geografiche di approvvigionamento;
b) miglioramento della competitività del sistema energetico nazionale e sviluppo delle infrastrutture nella prospettiva del mercato interno europeo;
c)
promozione delle fonti rinnovabili di energia e dell'efficienza energetica;
d) realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare;
d-bis) promozione della ricerca sul nucleare di quarta generazione o da fusione; e) incremento degli investimenti in ricerca e sviluppo nel settore energetico e partecipazione ad accordi internazionali di cooperazione tecnologica;
f) sostenibilità ambientale nella produzione e negli usi dell'energia, anche ai fini della riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra;
g) garanzia di adeguati livelli di protezione sanitaria della popolazione e dei lavoratori.

Non so, vedete voi. Le conclusioni, mi sembra, si possano trarre da sole. Io ne traggo un paio almeno. Innanzitutto, si vede che è uno scherzo dal fatto che si propone di investire contemporaneamente nel nucleare e nelle fonti rinnovabili. Ovvero, me li immagino, seduti al tavolo che (s)ragionano: si, ok, a tutta birra il nucleare, ma in qualche modo dobbiamo fare finta di essere moderni, apsso con i paesi scandinavi, ed in qualche modo dobbiamo giustificare il fatto che Enel chiede una percentuale su di ogni singola bolletta agli italiani ai fini della ricerca per le fonti rinnovabili. Che poi lo sanno tutti che nessuno ci investe, ma è carino da dire..

Interessantissimo anche il punto F. Specialmente in seguito al fatto che l'Italia non rispetterà gli accordi in tema di ambiente contratti con l'Europa durante il governo Prodi. E solo perchè sono accordi, come dice anche il Financial Times, che fanno male alle imprese.

E' uno scherzetto, senza ombra di dubbio...

Continua a leggere

Quarto giorno di digiuno contro legge Gelmini


Quanto segue è il testo così come mi è stato inviato da Marco Spitella, il padre che ha deciso di contestare la legge 133, nella sua parte riguardante l'istruzione, attraverso lo sciopero della fame.
E' il diario del quarto giorno di digiuno.

"Quarto giorno di digiuno. Sto meno peggio di quanto
temessi all'inizio. Il mio corpo si è abituato alla
nuova situazione e, per ora, "reggo", ma non so per
quanto potrò continuare. Riesco ancora a svolgere
tutti i miei compiti "istituzionali" di impiegato
statale e padre di famiglia, per cui continuo ad andare
a lavorare, fare la spesa, a cucinare come ho sempre fatto.

Però, a dire la verità, mi sento un po' solo. Ho ricevuto
attestazioni di solidarietà da diverse persone, che
ringrazio, ma nessuno si è fatto avanti per unirsi alla
mia protesta,come in cuor mio speravo accadesse.Scorrendo
i resoconti delle varie manifestazioni di ieri, però sono
stato molto contento nel leggere che molti si stanno
rendendo conto di cosa significa veramente l'azione
intrapresa dal governo ed hanno scritto e gridato
"un popolo ignorante fa comodo al potere".

Ora Pd e IDV parlano di referendum per abrogare tutto
quello che si può sul decreto Gelmini, ma da quanto leggo
in giro il cuore di questa pseudoriforma è inattaccabile,
essendo espresso da leggi di bilancio non sottoponibili a
referendum, per cui ci si ridurrebbe a smantellare (in
caso di successo) il grembiulino ed il voto in condotta,
lasciando intatti i tagli di bilancio che sono il vero
depauperamento della scuola pubblica.

Non si tratta, infatti, di combattere contro grembiulini,
maestro unico o voto in condotta (specchietti per le
allodole, ma in favore dello sviluppo delle menti, nel
senso più ampio del termine, dei nostri bambini, che in
una scuola ridotta a 24 ore settimanali saranno imbottiti
di nozioni, per rispettare i programmi, senza che si
consenta loro di sviluppare (per mancanza di tempo...)
alcuna riflessione critica su quello che ascoltano.
E se è vero, come è stato dimostrato da approfonditi
studi in materia, che è nei primi anni di vita che i
bambini assorbono come spugne tutto quel che occorre loro
per capire il mondo che li circonda, è facile dedurre che
se si "azzoppano" in questo modo gli alunni delle
elementari, si "azzoppa" la capacità critica di un popolo.

Continuo a digiunare, perché continuo a volere una scuola
pubblica coi fiocchi.
A lunedì.

Marco Spitella."

Continua a leggere

giovedì 30 ottobre 2008

Premio Diktat Manu Blog

Con grande ritardo, e me ne scuserete, o almeno lo spero, comunico la notizia del premio ricevuto da Manublog, ovvero il premio "Diktat Manublog", di cui espongo il banner tra i trofei. ;)
Che dire, grazie grazie grazie. Anche perchè il premio è riservato a quei blogger o blog che hanno fatto informazione, che sono stati in una certa misura "scomodi".
"chi ha fatto informazione, chi ha diffuso libero pensiero e spirito critico, chi ha incoraggiato lo sviluppo di una consapevole coscienza e di una coscienziosa consapevolezza."
Detto questo, pubblico il regolamento e, rullo di tamburi, comunico i miei favoriti:

Regolamento. Chi riceve il premio deve: -esporre il banner del premio (in basso trovi il comodo copia incolla) -linkare il blog di chi lo ha premiato -linkare questo post (basta lasciare il link già presente nel codice html del banner) -linkare almeno altri 3 blog Banner Note Un blog può essere premiato innumerevoli volte e può premiare innumerevoli altri blog, a patto di seguire le regole sopra indicate.

A ricevere direttamente dalle mie manine virtuali, il premio "Diktat Manublog" saranno:
1) Gianni di Blogdazero, pieno sempre di spunti di riflessione, sempre in moto nella blogosfera, sempre attivo, sempre tutto...
2) Michele di Gli appunti di Michele, che è un pezzetto che non risento, ma al quale devo molto, anche in termini di blog ed idee, gli lascio il premio sperando magari che riprendano le sessioni di Se io fossi parlamentare...
3) Rossaura per gli innumerevoli post che ci hanno visto dialogare... sembra che qualcosa si stia movendo, no? ...
Continua a leggere

Gli occhi di un innamorato si riconoscerebbero anche all'olfatto - Corrida # 18

L'unico racconto pubblicato a puntate sulla rete che è un po' come la vita: si sa quando e come inizia, ma non si sa mai bene dove vada a finire.

(leggi il capitolo 1, capitolo 2, capitolo 3, capitolo 4, capitolo 5, capitolo 6, capitolo 7, l capitolo 8, capitolo 9, capitolo 10, capitolo 11, capitolo 12, capitolo 13, capitolo 14, capitolo 15, capitolo 16, capitolo 17)

(appunti di percorso di Alex)


.18

Svegliai nel cuore della notte Ramon. Si limitò a girarsi un po', abbassando il suo russare continuo che aveva qualche familiarità con il crepitare del fuoco. Iniziai a perquoterlo un po', e riuscii a svegliarlo. Mi guardò indolenzito, soonolento, come uno zombie deve fissare la vita dopo un buio lungo anni ed anni.
Si grattò la pancia, sbadigliò rumorosamente e mi chiese cosa mai volessi.
Barcellona, devo andare a Barcellona
Rise, inframezzando le risa agli sbadigli. Vado a sellare un cavallo giovane uomo, mi disse.
Lo seguii, ed apprezzai lo sforzo, la volontà del non incazzarsi col primo stronzo che lo aveva buttato giù dalla branda nel cuore della notte per farsi sellare un cavallo. Ma io non volevo un cavallo, non sapevo per niente dove andare, mi sarei perso e con ogni probabilità sarei arrivato diretto a Parigi.
Lo guardai con occhi di gatto, quelli che chiedono pietà ed inteneriscono persino un macellaio al lavoro con tranci di filetto, e lui capì all'istante:
"Non vuoi un cavallo, figlio di buona donna, vuoi che ti accompagni..." e rise, come suo solito, ma per genuina bontà, non per stupidità.
Mi chiese di aspettarlo qualche minuto, si sciacquò, si cambiò di abito e portò il suo cavallo più giovane, Pedro, di fianco al suo piccolo carro.
Partimmo pochi minuti dopo, giusto il tempo equino di abbeverarsi e prepararsi ad un lungo tragitto.
Ad oggi, con una macchina, un paio di pieni di benzina ed una scorrevole autostrada sotto le ruote, si può fare questo tragitto in men che non si dica, direi circa dodici ore. Noi, al contrario, instradandoci per mulattiere e strade sterrate di campi, ci mettemmo ben due giorni.
In tutto questo tempo Ramon non mi fece nemmeno una domanda, e non era per nascondere la sua eccessiva curiosità, ma solo perchè gli occhi di un innamorato si riconoscono subito, si vedono, si riconoscerebbero persino all'olfatto. Infatti se ne stava gongolando in cima al suo carro parlando di amore e, di quando in quando, pronunciando poesie di amore affettate o versi di poeti a me sconosciuti, forse inventati sul momento.
Stava in silenzio per interminabili minuti, poi sorrideva, mi guardava e partiva per la tangente, iniziando sempre con un "L'amore è come", incipit di poesie e teorie stravaganti.
Una ebbi il tempo di ricordarmela, per poi trascriverla su di un pezzo di carta, e suonava all'incirca così:

L'amore è come un pavimento,
marci dietro a lei come un reggimento.
L'amore è un sentimento testardo,
detto comune come tanto va la gatta al lardo...
L'amore è forse un gioco,
cenere che arde e si spegne in un ciocco fioco.
L'amore è il paradiso dei poveri,
l'unica cosa degna di cui si annoveri.

E alla notte del secondo giorno la vidi, Barcellona, nel suo vestito decadente e lussuoso, Barcellona attraversata pochi anni prima dalla guerra civile, Barcellona sovrana di un regno ideale, Barcellona patria di cantori e sieste nel caldo pomeriggio.
Barcellona non era la stessa di oggi, era calda, ma non sufficientemente moderna da estendersi in ramificazioni di feste per strada. Nessuno ballava sul selciato, nessuno cantava di notte, non si prestavano a feste improvvisate i giovani sfiancati dal lavoro al sole. Tuttavia la fiesta a Barcellona non era ancora finita, era ancora tempo di corride, e di sangue ne sarebbe scorso ancora un po' sulla sabbia, come il vino nelle gole dei contadini assetati dall'arsura e dal regime.

Continua a leggere

Speciale scuola: un passo indietro nel futuro

Come per la moda, per lo sport, per la musica e le varie tendenze, anche economiche, il futuro dell'Italia è spesso inquadrabile osservando l'immediato presente o passato vicino, degli Stati Uniti.

Il passaggio da istituti pubblici a "fondazioni" delle università italiane sancisce di fatto un avvicinamento alla situazione statunitense, avvertendo di un progressivo distacco della cosa pubblica dal mondo universitario. Da tempo molti atenei lamentano la carenza di fondi e già in molte riforme era stata proposta questa trasformazione (Lombardi, ad esempio, la propose), ma di fatto nessuno aveva mai avuto il coraggio di questo passo.

La crisi finanziaria degli atenei ed il loro nuovo compito economico (il decreto prevede ad esempio una redazione di bilancio), fa intravedere tra le righe la possibilità di procacciazione di fondi privati per finanziare i mezzi e le infrastrutture didattiche. Questo aspetto è confermato dal fatto che qualsiasi donazione agli atenei è detassata del 90%. Tutto questo significa una sola cosa, in parole povere: largo spazio agli sponsor ed alla pubblicità all'interno degli atenei.


A conferma della mia visione apocalittica, viene, appunto, il futuro-presente degli Stati Uniti, dove, insistendo sulla necessità di dotare le università di tecnologia e strutture migliori, i grandi marchi come Nike o Disney, si sono fatti strada tra i banchi di scuola. E questo nonostante le perplessità del mondo dell'istruzione (un accesso ad internet può davvero migliorare la didattica?), poichè i datori di lavoro chiedono personale formato sulle più nuove e disparate avanguardie tecnologiche.


"In questo contesto molte scuole pubbliche (...) hanno visto nelle aziende e nelle sponsorizzazioni la sola via d'uscita dal vicolo cieco hi-tech. (...)Il fatto che sempre più scuole si rivolgano al settore privato per finanziare l'acquisto di strumenti tecnologici non significa che i governi abbiano definitivamente abbandonato il loro ruolo, per quanto riguarda la fornitura di computer a scuole pubbliche. Al contrario! Un numero sempre crescente di politici fa del concetto 'un computer su ogni banco' un punto chiave del proprio programma elettorale, anche se in collaborazione con aziende locali. Ma intanto i consigli scolastici locali riducono i fondi per programmi come musica o educazione fisica per finanziare questo sogno hi-tech, e, anche in questo caso, aprono la porta a sponsorizzazioni aziendali e a forme di promozione diretta del marchio nelle mense, sempre al verde, e nei programmi sportivi.

Nel momento in cui le catene di fast food, produttori di articoli sportivi e società del settore informatico si danno da fare per colmare le distanze, portano con sè i loro programmi educativi." Non è sufficiente tappezzare di loghi le scuole: i brand manager fanno quello che hanno già fatto con la musica o lo sport: spingono affinchè i loro marchi diventino materia e non materiale complementare.

" (...) All'inizio degli anni novanta queste cosidette emittenti televisive (Channel One e Youth news network) hanno presentato una proposta a consigli scolastici americani. Hanno chiesto loro di aprire le aule a due minuti al giorno di pubblicità televisiva, inserita all'interno di programmi su temi di attualità per adolescenti della durata di dodici minuti. Molte scuole hanno accettato e in breve tempo sono iniziate le trasmissioni. Non c'è alcuna possibilità di oscurare le allegre tiritere pubblicitarie. Non solo gli studenti sono obbligati ad assistere alla trasmissione, ma gli insegnanti non possono regolare il volume, men che meno durante la pubblicità. (...) Channel One è oggi presente in dodicimila scuole, e raggiunge un numero di studenti calcolato in otto milioni.

(...) La Cover Concepts vende messaggi pubblicitari ingegnosi, studiati per ricoprire i libri, a 30.000 scuole statunitendi, dove gli insegnanti li utilizzano al posto delle copertine di plastica. E al momento del pranzo, in molte scuole altri annunci pubblicitari sono addirittura inseriti nel menù. Nel 1997 la Twentieth Century Fox è riuscita a far sì che i piatti inseriti nel menù delle mense di quaranta scuole elementari statali si chiamassero col nome dei personaggi del film Anastasia. (...)"

(Naomi Klein, No Logo, Baldini e Castoldi)

Le mense italiane potrebbero approfittare di menù Barilla o Rana, l'educazione fisica di installazioni Nike, etc etc etc.

Se si ha a cuore l'istruzione dei bambini, degli adolescenti e della futura classe dirigente, se non si vuole una sfornata di pubblicitari in erba, dediti alla moda ed ai marchi, alla tendenza, a ciò che fa cool, una massa di consumisti e basta, insomma, è necessario che l'istruzione pubblica rimanga tale, senza alcun impegno di fondi privati.


In calce trovate gli articoli della legge 133 che mi hanno spinto a queste considerazioni.


Art. 16.
Facoltà di trasformazione in fondazioni delle università

1. In attuazione dell'articolo 33 della Costituzione, nel rispetto delle leggi vigenti e dell'autonomia didattica, scientifica, organizzativa e finanziaria, le Università pubbliche possono deliberare la propria trasformazione in fondazioni di diritto privato. (...)

2. Le fondazioni universitarie subentrano in tutti i rapporti attivi e passivi e nella titolarità del patrimonio dell'Università. Al fondo di dotazione delle fondazioni universitarie e' trasferita, con decreto dell'Agenzia del demanio, la proprietà dei beni immobili già in uso alle Università trasformate.

5. I trasferimenti a titolo di contributo o di liberalità a favore delle fondazioni universitarie sono esenti da tasse e imposte indirette e da diritti dovuti a qualunque altro titolo e sono interamente deducibili dal reddito del soggetto erogante. Gli onorari notarili relativi agli atti di donazione a favore delle fondazioni universitarie sono ridotti del 90 per cento.

8. Le fondazioni universitarie hanno autonomia gestionale, organizzativa e contabile, nel rispetto dei principi stabiliti dal presente articolo.




Continua a leggere

mercoledì 29 ottobre 2008

Babbo fa sciopero della fame contro la riforma Gelmini

La riforma scolastica, frutto di numerosi sacrifici tesi a migliorare il pubblico e la vita, nonchè l'istruzione dei nostri figli, ha preso il varo, salutata da 162 consensi in Senato.


Peccato che fuori gli studenti protestassero duramente, peccato che ci siano stati scontri tra studenti di destra e sinistra, peccato che l'opposizione, una volta tanto che era sveglia e si era ricordata dei suoi compiti, non abbia nemmeno potuto parlare.

La protesta dilaga, e in molti sono coinvolti in prima persona. Un padre ha deciso di iniziare lo sciopero della fame per i suoi figli, e lo ha comunicato con questa lettera:

"Mi chiamo Marco Spitella, ho quarantasette anni, tre figli in età scolare, e sono molto preoccupato per il loro futuro.

Sono preoccupato perchè se il piano Tremonti-Gelmini-Aprea dovesse giungere a compimento, il loro sarà un futuro con pochissime scelte.

Io voglio una scuola pubblica eccellente, che formi persone eccellenti, che dia a ciascuno gli strumenti per crescere e non solo per imparare.

Voglio una scuola che insegni a tutti la differenza tra dovere & diritto e sottomissione & favore.

Voglio una scuola i cui docenti siano motivati e motivanti, una scuola che insegni che i migliori vanno avanti, una scuola per tutti ma non per forza, in cui chi non ha il desiderio o le capacità possa arrivare dove può e non oltre.

Voglio una scuola in cui il reddito della famiglia non sia garanzia di promozione per alunni svogliati.

Voglio una scuola che consenta anche al figlio di un camionista di diventare dirigente d’azienda.

Ma tutto questo non è compatibile con il piano Tremonti-Gelmini-Aprea: non si può sperare di migliorare la scuola pubblica sotrraendole le risorse economiche e le risorse umane.

E allora ho deciso di provare a difendere il futuro dei miei figli e di farlo con un urlo silenzioso, che spero possa contrastare l’arroganza mostrata dalla signora Gelmini e dai suoi corifei. E siccome io non sono un facinoroso, ho deciso di protestare rischiando “solo” la mia salute, ed ho iniziato oggi uno sciopero della fame.

Non so per quanto potrò andare avanti (a me mangiare piace, e molto), ma lo farò e ingerirò solo acqua, caffè e vitamina C sciolta in acqua, due volte al giorno, per proteggere un po’ il mio organismo e continuerò ad andare a lavorare, ad accompagnare i miei figli a scuola, a fare la mia vita normale, insomma.

Non so cosa riuscirò a fare da solo, ma non importa. Non posso non provare. Perchè i miei figli meritano una scuola pubblica coi fiocchi, non solo con il grembiulino.

Marco Spitella

Marco Spitella - viale val padana 109, tel. uff.0657228038 cell. 339.4376105
marcospitella@yahoo.com"


Riciard's, i suoi lettori, i suoi pochi collaboratori, tutti si dichiarano al fianco di Marco, della sua azione e di chi in questo momento, sotto la pioggia, o domani o dopodomani e così via protesteranno per una scuola diversa, sì, ma migliore.

Una scuola che non ponga sbarramenti economici, e credetemi, sperimentato di persona, già prima proponeva ostacoli talvolta insormontabili (ma questa è una storia che vi racconterò), una scuola che non sia in mano alla massoneria, che crei alvoro, occupazione e che venga finalmente considerata una risorsa. Non ci pieghiamo: la scuola è il nostro biglietto da visita come nazione, è il futuro, sono le fondamenta su cui agire per un domani diverso, di progresso ed evoluzione.

I nostri figli dovranno risolvere meglio di quanto noi stiamo facendo, il compesso processo di multirazzialità che sta, per fortuna, dilagando nel paese, saranno anche quelli nostri figli, anche loro saranno italiani, non meno di quanto Rudy Giuliani sia statunitense. Ed è nostro preciso dovere e compito accoglierli, educarli, fare sì che anche i migliori tra loro abbiano le stesse possibilità di sognare e realizzare, senza limiti, senza barriere contro la pelle o la lingua.

Voglio che i miei figli crescano in una scuola che si pone sopra i confini, sopra le barriere, che insegna una vista "a volo di uccello" come si dice per i quadri, sul mondo, che gli faccia capire come un problema nostro è di tutti e viceversa.

E non mi dispiaccio di rientrare in quella categoria balorda creata dall'immenso Gasparri dei "cretini in malafede", facinorosi fasci-comunisti (lo ha detto, lo ha detto)

Forse, perchè no, al contrario delle destre che pongono la fiducia su di un documento così importante per evitare la discussione in parlamento, sono favorevole al considerare le opinioni degli altri. Magari attribuendomi anche le caratteristiche di uno specchio per rigirare la sentenza (quindi, caro Gasparri, un cretino in malafede è lei).
Continua a leggere

martedì 28 ottobre 2008

Poteva andare anche peggio. No.


"La scuola italiana, come da tutti riconosciuto e ammesso, è in crisi: trasformata (salvo eccezioni) in uno 'stipendificio', costa molto, paga poco gli insegnanti, non fornisce ai giovani gli strumenti necessari per competere sul lavoro e per integrarsi nella società.

C'è bisogno di reintrodurre il merito, rivalutare l'importanza del rispetto e della conoscenza delle regole, di rinnovare i contenuti."



Indovinate un po' chi è che scrive? Sbagliato, trattasi di Mariastella Gelmini, in arte Marystar.



Il fatto è che l'articolo continua dicendo:

"Il Ministro Gelmini ha iniziato a riformare la scuola, a fare ciò che è assolutamente necessario per ridare dignità agli insegnanti e prospettive vere ai giovani." Si capisce che la dignità gli insegnanti la potrebbero trovare con un secondo lavoro e gli studenti con una scuola privata. Ma la parte migliore sta tutta nei commenti che trovate (e pensare che ce ne sono davvero tanti).


Qualche esempio, partendo da una signora che imputa il fallimento della scuola pubblica inferiore alla sinistra (ai comunisti?):
"da una madre la cui figlia ha appena finito le ellementari,che quindi ben conosce il disastro a cui è giunta la scuola che era un fiore all'occhiello del nostro sistema scolastico prima che vi entrasse la politica di sinistra ed i sindacati, FORZA GELMINI ! Organizziamo una contromanifestazione !"


Altri arrivano anche a chiedere la benedizione per Mary (camminavi nei sentieri più scuri sul diario segreto scrivevi Berlusconi non è mio papà):


"SONO D'ACCORDO CON LA DR.SSA GELMINI MARIASTELLA, C'E' BISOGNO DI UNA RIFORMA DELLA SCUOLA ITALIANA. IL SIGNORE BENEDICA E SOSTENGA IL SUO LAVORO. OGNI GIORNO CHIEDO PER LEI IL DONO DELLA SAPIENZA, PER DARE IL MEGLIO PER IL BENE DEI GIOVANI E DELLA SOCIETA' ITALIAMA."

Vabbeh, lasciamo perdere la società Italiama, che deve essere un gruppo affiliato al Touring Club o roba del genere, c'è anche una ipotesi appena ventilata, che il commento sia ironico (lo spero, e lo dico da italiamo).


"BRAVA GELMINI, LE RIFORME CI VOGLIONO E CHI SI LAMENTA SONO SEMPRE E SOLO I LAZZARONI,NON SI PUO' TIRARE IN BALLO I BAMBINI PER I PROPI BIECHI INTERESSI DA FANNULLONI ED INCOMPETENTI IN MATERIA." Ovvio, gli insegnanti, che ci vivono nella scuola, i rettori universitari, sono incompetenti in materia.


"quando fai qualcosa hai contro tutti quelli che vorrebbero fare la stessa cosa, tutti quelli che fanno il contrario, e ancor di più quelli che non fanno niente! Forza Gelmini, siamo in gran parte con te!" gran parte?


Bellissimo anche questo, che usa uno slogan partigiano, poi di Borrelli, al fine di sostenere Mary (camminavi nei sentieri etc etc):

"TENETE DURO - NON MOLLATE - IL MOTTO DEVE ESSERE: R E S I S T E R E!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! LA SCUOLA DEVE CAMBIARE - GLI ASINI VANNO BOCCIATI E SENZA PIETA' ALTRO CHE DEBITI FORMATIVI T E N E T E D U R O ABBIAMO BISOGNO DI FORZE PREPARATE E COMPETENTI E NON PERSONAGGI CHE CREANO SOLO PROBLEMI E VANNO AD INGROSSARE LE FILE DEI NULLA FACENTI.- AVANTI TUTTA COSI' PIER"


C'è poi anche spazio per approfondimenti ematici sulla scuola:

"le suole e le università del sud sono meno serie di quelle del nord eccetto la calabria"


... ma, visto che ci siete, perchè non ve li leggete tutti qui?



Continua a leggere

Io se fossi Dio


Vale la pena, ogni tanto, raccontare una storia. Specie se si tratta della Storia.
Quel giorno mi annoiavo a morte, solo, in un infinito spazio vuoto. Provate ad immaginarlo, se ci riuscite.
Così decisi che era giunto il momento di lavorare, ed iniziai a dare sfogo alla mia immaginazione.
Innanzitutto, come per ogni gesto cruciale, come per ogni manifestazione degna di nota, decisi di iniziare con dei fuochi di artificio, i più belli che si fossero mai visti, anche perchè erano i primi, che voi, umani, avete poi chiamato Big Bang.
Mi fregai le mani, vidi che era cosa buona e continuai, divertito dall'idea.
Col solo puntare il dito sospesi nel vuoto un po' di palline colorate, quelle che voi chiamate pianeti, e mi dedicai soprattutto ad una, che chiamai Terra.
Vi creai l'acqua, i mari, la terra, la vegetazione e stetti a guardare.
Non succedeva proprio nulla. Oh, nulla vi dico.
Così, dopo averci pensato un po' sù, creai degli esseri che vagassero per il pianeta, dei mostri, diciamo che feci delle prove. Ad ognuno elargii un potere, una qualità, e vidi come si comportavano.
Inizialmente mi divertivo un sacco, puntavo la mia attenzione su quelli più cattivi, che arrivavano e devastavano tutto, come il Tirannosauro (credo lo chiamiate così, oggi).
Poi, oh, una pizza. Era sempre uguale.
Così provai un diversivo, e li feci morire tutti, o quasi, con bufere di neve, glaciazioni e quanto di più mi venisse in mente. Solo che ad alcune di quelle creature mi ero affezionato, così pensai bene di creare un paradiso tutto per loro: una stanza immensa, densa di comfort, con al centro un maxi schermo gigante (29 pollici di Dio) per seguire il pianeta Terra.
Ma si annoiavano. Eh, oh, l'ho detto, una pizza.
Così creai l'uomo, e gli detti quella che voi chiamate intelligenza, e che io chiamo cattiveria razionale. I dinosauri non facevano del male con coscienza, l'uomo, decisi, lo avrebbe fatto.
E da allora, bambini miei, guerre su guerre, rapimenti, omicidi, manifestazioni e chi più ne ha più ne metta.
Capii, però, a mie spese, che anche tutto questo insieme di fenomeni accattivano, ma annoiano col tempo.
Così feci un canale per ogni nazione, e mi accinsi a sperimentare su di una in particolare, quello sputo a stivale che voi chiamate Italia.
Ecco, lì ho fatto proprio di tutto.
Pensate che i dinosauri e tutti gli umani che abitano ormai qui con me, se la godono di brutto a vedere quello che succede là. Pensate che l'altro giorno, indeciso sul da farsi, e intendo giorno come giorno divino, (mah chissà a quanto corrisponde per voi), mi telefona Sauro e mi dice:
"Perchè non crei una figura bassa di statura, che si spacci per te in terra, che monopolizzi tutto ciò che porta al denaro, che sia cattivo, arrogante, che abbia trovate ed uscite stupide?"
Geniale, pensai, questo porterebbe ancora più fans al mio reality.
E così fu, creai quell'uomo, lo feci avido di potere e circondato da ebeti che lo osannavano.

Tratto da "Intervista con Dio", apparso su "Il corriere paradisiaco" del 28/10/2008 giorno terrestre

Continua a leggere

lunedì 27 ottobre 2008

Quanto guadagna un parlamentare

Non è stato troppo difficile reperire i dati di cui sotto, basta andare anche solo alla pagina del gruppo deputati pd e li troverete anche voi.


Comunque sia, ve li pubblico qui sotto:
quanto guadagna un deputato ?
netto mensile
Indennità parlamentare
corrisposta per 12 mesi
5.486,58
Diaria di soggiorno 4.003,11 *
*
Da questa diaria vengono detratti € 206,58 per ogni seduta nella quale il deputato non abbia partecipato almeno al 30% delle votazioni che in essa sono effettuate
Ad ogni deputato vengono inoltre corrisposti:
mensilmente un rimborso forfetario di € 4.190 per le spese sostenute al fine di mantenere il rapporto con gli elettori
trimestralmente (per i trasferimenti dal luogo di residenza all'aeroporto più vicino e tra l'aeroporto di Roma-Fiumicino e Montecitorio) un rimborso spese pari a 3.323,70 euro, per il deputato che deve percorrere fino a 100 km per raggiungere l'aeroporto più vicino al luogo di residenza, ed a 3.995,10 euro se la distanza da percorrere è superiore a 100 km.

I deputati, qualora si rechino all’estero per ragioni di studio o connesse all’attività parlamentare, possono richiedere un rimborso per le spese sostenute entro un limite massimo annuo di 3.100,00 euro.

Soppressione dei rimborsi per i viaggi di studio all'estero
Con deliberazione dell'Ufficio di Presidenza del 23 luglio 2007 il rimborso delle spese sostenute dai deputati per viaggi all'estero per ragioni di studio o connesse all'attività parlamentare è stato soppresso a decorrere dal 1° gennaio 2008

annualmente un rimborso di € 3.098,74 per spese telefoniche
(Fonte: DeputatiPd)


Così almeno recita il sito ufficiale del Pd, altre voci che ho trovato in rete, parlano anche di stipendi più alti e maggiori rimborsi.
Quindi, sommando tutto, prendendo un qualsiasi deputato che voti sempre ad almeno il 30% delle votazioni, che non abiti a più di 100 km da Roma (quanti mai saranno?), questi andrebbe a guadagnare, al netto, 135064,5 euro all'anno.
Mica male, dico io.
Anche perchè la media europea si attesta attorno agli 87000 euro. Ma si vede che i nostri cari si impegnano molto di più, e c'è da dirlo, il nostro paese è infatti l'ariete dell'Europa, e non il fanalino di coda.

I dati si commentano da soli, per cui vi invito a firmare la petizione che ho creato per chiedere una riduzione del 35% dello stipendio, in modo da ottenere un guadagno attuale simile a quello dei nostri compatrioti europei.
La motivazione è semplice: siamo o non siamo in crisi?
E' o non è vero che è necessario fare sacrifici e tagli?
Inoltre credo sia necessario che un parlamentare sperimenti su se stesso cosa significano le parole "costo della vita", per quanto uno stipendio annuo di 88000 euro (ovvero quello proposto) non sia poi così basso.

Mi si potrà obiettare che parte dei guadagni li danno ai partiti, che altra parte la versano per la propria previdenza. Bene, non mi interessa quanto versino ai partiti e nemmeno della loro situazione previdenziale, visto che io, a ventotto anni, so già che non prenderò la pensione, per quanto il mio stipendio venga mensilmente decurtato.

Buona firma a tutti voi.

La petizione la trovate QUI, e se per caso ne aveste voglia, è ancora valido l'invito a firmare per la petizione contro l'assenteismo parlamentare (QUI).

Invito chiunque di voi abbia un blog ad esporre il logo per la raccolta firme, come troverete in basso nella pagina di firmiamo.it.
Continua a leggere

domenica 26 ottobre 2008

Fanculo la libertà e la dittatura. Corrida # 17

L'unico racconto pubblicato a puntate sulla rete che è un po' come la vita: si sa quando e come inizia, ma non si sa mai bene dove vada a finire.

(leggi il capitolo 1, leggi il capitolo 2, leggi il capitolo 3, leggi il capitolo 4, leggi il capitolo 5, leggi il capitolo 6, leggi il capitolo 7, leggi il capitolo 8, leggi il capitolo 9, leggi il capitolo 10, leggi il capitolo 11, leggi il capitolo 12, leggi il capitolo 13, leggi il capitolo 14, leggi il capitolo 15, leggi il capitolo 16)

(appunti di percorso di Alex)


.17

Ogni donna ha un suo modo di camminare. Ci sono donne che letteralmente mangiano la strada con le gambe, decise di una andatura che sa di valere, fiere nella postura ed in ogni singolo passo. Ci sono gambe incerte, che seguono linee spezzate, occhi che raramente guardano l'orizzonte, perdendosi spesso a confrontarsi con i piedi.
Amalia, anche lei, aveva la sua andatura. Ricca di fascino, testimoniava la sua naturale spensieratezza, le sue gambe erano canini decisi ad addentare la vita, i suoi fianchi ondeggiavano sotto l'esile peso delle spalle fini simulando una danza, come se sempre la vita fosse gioiosa.
Con quella camminata la intravidi, asciugandomi le lacrime, partire. Non era finito l'amore, non era finita l'intesa, eravamo ancora io e lei; il fatto era che tutto era già stato deciso prima, e forse, prematuramente.
Come un dito allungandosi anela alla luna, voleva un altro futuro, un'altra terra che non fosse Mesas, voleva addentare la vita, appunto, e non finire contadina a sfornare figli contadini. C'era la dittatura ed una popolazione da difendere, con la quale schierarsi. C'erano problemi seri, mi disse, che andavano ben oltre lo sguardo miope ed egoista di una coppia.
C'era tutto un popolo da dover abbracciare.

Così partì, con qualche lacrima anche lei, ma decisa, nelle idee e nell'andatura. Sentii il suo odore forte mischiarsi al sapore salato delle lacrime sulle labbra, e tentennai, coem un ubriaco, incerto sul futuro, sul da farsi.
Andava a Barcellona, non sapevo dove di preciso, solo che aveva un contatto e che mi avrebbe scritto per comunicarmelo, nient'altro.

Passò un giorno, dedicato a guardare la finestra nella penombra, e ne passò un altro ancora. Non mangiai per ventiquattro ore filate, sentivo un peso pulsare contro il mio addome ed il solo istinto di vomitare. Ed alla vista di chiunque nei dintorni odoravo la sola voglia di scappare, ma forse nemmeno di raggiungerla, che lei non mi aveva chiesto di seguirla. Ugualmente Felipe si fece strada nella penombra della mia stanza.

"Come va malato d'amore?"
silenzio
"Da queste parti siamo soliti dire che non esiste male peggiore, e che non c'è ferita alcuna che lasci fondamenta così profonde. Ti disturbo?"
silenzio
"volevo solo dirti... cosa aspetti, lì come uno struzzo con la testa rintanata? Vai. Seguila, per dio."

Mi girai di scatto, come se mi riprendessi da uno strano sogno. Era la cosa giusta da fare, o forse no, solo che all'improvviso sembrava saggia. Seguirla, raggiungerla, magari farle anche una sorpresa.
E vissero felici e contenti, questo pensavo.
Fanculo la patria, fanculo il popolo, la libertà e la dittatura. Fanculo anche i gatti e la fiesta.
Amalia. Io voglio solo Amalia. Questo pensavo.


Continua a leggere

Salvia l'Italia!


E' la solita mania degli ex comunisti poi diessini e via dicendo, se non mettono al centro della loro bandiera un referente del mondo vegetale non sono contenti: prima la quercia, poi la rosa, poi l'ulivo.
E giurerei che la manifestazione di ieri fosse stata programmata col titolo "Salvia l'Italia!".
Ed ho le mie buone ragioni.

Veltroni ha dimostrato anche ieri le sue ottime doti di politico, perchè lui, a differenza dell'eterno smentito Silvio, un politico lo è. Ed in questa definizione inserisco anche la connotazione negativa che il sostantivo ha i sè per noi italiani, per cui politico è molto spesso indicativo di "politicante".

Veltroni, un ex comunista che già dai tempi di Berlinguer sognava il Pd, lo crea, ed inizia finalmente a parlare da democristiano. E non lo dico perchè non concordi con quello che dice, o che ha detto alla manifestazione di ieri; è che è troppo molle, buono per l'arrosto come per il minestrone:
come la salvia, appunto.

Parla, sa parlare, e riesce a volte anche a nascondere che è tutto fumo e niente arrosto, restando in tema culinario. Nessuno era mai riuscito in una impresa così grandiosa come fondare un grande partito con come ideale ed idea il niente. Una cosa simile era stata tentata, e riuscita, con la creazione dell'Italia. Fatta una nazione sono decenni che provano a fare gli italiani.
Fatto un partito, non riusciranno a fare gli adepti. Gli elettori sì, quelli ci sono, sotto l'ombrellone dell'antiberlusconismo (che approvo, per carità), e del "voto loro perchè sennò è un voto perso".

Caro Walter,
in una grande democrazia, se si prende ad esempio l'Inghilterra, è vero, è come dici tu, ci sono due grandi partiti che racchiudono assieme il novanta per centeo dell'elettorato. Uno governa. L'altro non cerca il dialogo, non usa parole pacate, smentisce, svergogna, chiede con insistenza.
Datti una svegliata, te lo chiedo di cuore, altrimenti arriverò a preferirti addirittura D'Alema.
Salvia l'Italia.
Continua a leggere

venerdì 24 ottobre 2008

Gomorra lettura di gruppo a Chiaiano


"Al presidio di Chiaiano, da domenica 26 ottobre al 2 novembre (dalle ore 18,00), inizierà la lettura di Gomorra, il libro di Roberto Saviano.

Già in diverse città italiane (Roma, Milano, Genova, Torino, Orvieto, Verbania…) si sta leggendo Gomorra in piazza. Radio RAI 3, nella trasmissione Farhenait ha dato inizio ad una maratona di lettura.

Stasera si comincerà anche a Napoli (al museo Pan). Si ipotizzano altri appuntamenti di lettura a Miano, a Scampia e alla Sanità. Il 14 novembre comincerà la lettura anche a Casal di Principe.

Contiamo sull’adesione di chiunque voglia intervenire nella lettura, magari con striscioni e cartelli o anche con la sola presenza.

Una decisa e costante partecipazione, soprattutto se su iniziativa popolare e dal nostro territorio, può essere decisiva per salvare la vita di Roberto Saviano, degli uomini della sua scorta e di tutti coloro che sono in pericolo per la loro attività di denuncia.

Si può così innestare un processo culturale in grado di erodere il degrado su cui attecchiscono ignoranza, sottosviluppo e criminalità.

Salviamo Roberto Saviano. Salviamo noi stessi.

Il Comune di Marano ha offerto il suo contributo per striscioni, manifesti, volantini e attrezzatura (palco, impianto di amplificazione, illuminazione). Nell’attesa che queste promesse si concretizzino al più presto, cominceremo comunque la lettura con i pochi mezzi per ora a disposizione."


Si può così innestare un processo culturale in grado di erodere il degrado su cui attecchiscono ignoranza, sottosviluppo e criminalità. E l'arma non è nemmeno bianca, è un libro.
Uuna farse bellissima, nella sua semplicità. Applicatela alla riforma Gelmini, applicatela alle vecchie intenzioni di un precedente governo Berlusconi di far pagare i libri presi in prestito in biblioteca.
Un popolo ignorante si governa meglio, perchè non si interessa, si basta a se stesso, al limite ha bisogno di Maria De Filippi ed Iva Zanicchi.
E quando possibile le vota pure.
Continua a leggere

Lavoisier applicato a Napoli

"Nulla si crea, nulla si distrugge"
(A. Lavoisier)

"in una reazione chimica, la massa dei reagenti è esattamente uguale alla massa dei prodotti"



E' molto semplice, talmente semplice da sembrare acqua calda.
Prendiamo degli arbusti, li bruciamo, ed otteniamo cenere, non otteniamo la scomparsa del materiale, solo una variazione compositiva.
Non mi addentro negli argomenti, ho studiato storia dell'arte e non una qualsivoglia delle discipline scientifiche, tuttavia ho ben presente una applicazione pratica di questo principio.
Teniamo innanzitutto presente che la natura, il meraviglioso contesto che ci ospita, di cui ci scordiamo di fare parte, non produce "spazzatura", semmai scorie, elementi di diverse fattezze che hanno ognuno un preciso ruolo.

Un italiano produce in media 548 kg all'anno, di cui ben poca percentuale è riciclabile, per problematiche che ben conoscete e avete sotto gli occhi, anche solo pensando a Napoli.
Come al solito, la natura fornisce preziose indicazioni, ma l'uomo rifiuta con insistenza i suggerimenti.
Ripeto, basti pensare a Chiaiano, a Napoli o alle nuove esigenze del governo nei confronti del protocollo di Kyoto.

Nell'ultimo decennio la produzione di spazzatura, calcolata per media italiana, ha avuto un incremento del 20%, al contrario la media europea si è incrementata del 6%.
Il che significa che le politiche di prevenzione non ci sono state o non sono state efficienti.
Siamo ben lontani dai casi europei più virtuosi, come quello della Germania che oltre alla diffusione della raccolta differenziata ha notevolmente ridotto la sua produzione procapite di rifiuti urbani: -12% nell’ultimo decennio.

Tuttavia non esiste solo il governo Berlusconi e le sue politiche infantili e senza futuro, c'è anche chi si pone davanti a un problema con lo scopo di affrontarlo e possibilmente risolverlo.
E' il caso di Cuneo e della sua provincia, dove davanti a una discarica provinciale ormai satura, si è pensato di utilizzare la "monnezza" come carburante:

"Un combustibile prodotto esclusivamente da rifiuti urbani, bottiglie di plastica, guarnizioni ed altre gomme, scarti di lavorazione. Roba destinata a finire in discarica o, nella migliore delle ipotesi, ad essere incenerita. Il «Cdr-P» - così si chiama il nuovo combustibile - produce calore, non è inquinante, è alternativo al carbone e attualmente viene venduto a 5 euro alla tonnellata.

Da tre anni il nuovo combustibile viene sperimentato in provincia di Cuneo, nel cementificio «Buzzi-Unicem» di Robilante. Ne hanno già utilizzate 40 mila tonnellate e lo definiscono «di buona qualità, ambientalmente sostenibile» e che «si allinea alle prestazioni del carbone». In termini tecnici ha «un potere calorifico che oscilla tra le 5500 e le 6 mila kilocalorie al chilo». "

reggetevi forte... questa idea risale al 2006. Possibile che nessuno abbia pensato a una soluzione simile?!



Marano spot Festival, Prof. Ciannella from chiaianodiscarica on Vimeo.
Continua a leggere

giovedì 23 ottobre 2008

Berlusconi è amico dei comunisti


In campagna elettorale talvolta sembra di essere negli Stati Uniti, dove, ad esempio, solo ieri McCain ha etichettato Obama come "socialista", convinto, e forse a ragione, che la parola faccia ancora paura agli americani.

Berlusconi che regala il libro neo sul comunismo, Berlusconi che dice che i comunisti mangiano i bambini etc etc etc.

Eppure oggi Berlusconi si trova a Pechino. Proprio così, a parlare coi comunisti nel vertice Asia-Europa, a sedere, magari sfoggiando le sue battute incredibili, con davanti Hu Jintao, il presidente cinese. Scherzare con un cinese, magari bevendo un po' di vino amichevolmente non è il massimo per il nemico cronico dei comunisti.

Come se Batman andasse a cena con Joker.

Come se, semplicemente, gli interessi economici fossero fin troppo forti per intaccare l'aspetto idealistico di una persona. Una metafora è che se il presidente di Medio Banca o della Banca d'Italia fosse stato comunista, Berlusconi sarebbe stato comunista.
Continua a leggere

L'ultimo dei proletari


Il proletariato è morto, così si dice, così si crede.
Vittorio Foa, dall'alto del suo punto di osservazione lucidissimo e cristallino, sosteneva che il proletariato si era estinto, dando origine non a un ceto medio, bensì ad un "mondo medio" al momento in cui l'auto era divenuta oggetto alla portata di tutti.
Non vado in giro a sbirciare nelle case altrui, ma se dovessi farlo per sondaggi o altro, sono convinto che troverei molti beni di consumo identici, casa per casa. Dagli elettrodomestici, (ormai chi non ha un frigo, una lavastoviglie etc?), alla playstation o notebook vari. La tecnologia ci ha cambiato radicalmente, ma non solo.

La manodopera a basso costo ci ha cambiato notevolmente, le industrie possono oggi produrre beni di consumo per noi ad un costo così basso grazie alla poca ingerenza della manodopera cinese o vietnamita sul loro bilancio. Non è un miracolo economico o non solo, almeno, è sfruttamento.

Per cui ecco, secondo me, che il proletariato c'è ancora, o meglio, non nascondiamoci che un terzo stato esiste, sia all'interno della nostra nazione che all'estero. A riconferma di questo c'è il governo attuale che emana leggi e sentenze razziste non più verso il povero (a quello si tagliano le gambe e basta), ma contro il diverso, di colore, razza od orientamento religioso.

Eppure. Eppure io mi sento proletario. Non nel senso originale e radicale del termine, purtroppo non ho ancora figli, ma nel senso di classe, di appartenenza a questa. Appartenenza, per quanto suoni paradossale, ad una classe che si sta estinguendo, e da una parte è un bene, dall'altra un male. Voglio dire, sarebbe un bene se questo significasse che le cose sono cambiate, che non c'è più bisogno di lottare per emergere, che la meritocrazia ha spodestato la mafia massonica dei paiceri e delle caste da ricchi, ma sappiamo benissimo che non è così, nonostante il frigo, nonostante la playstation.

Eppure. Eppure mi sento davvero di appartenere a quella classe, che qualsiasi cosa faccia la devo sudare e meritare fino all'osso, all'ultimo centesimo, che non desidero sognare di superenalotto perchè la vita si fa oggi e con il sudore della fronte ed il sorriso sulle labbra, e non mi interessano i grnadi marchi le grandi firme, le nike, le adidas o Tommy Hilfiger. Sento che le pulsioni che hanno riscaldato gli animi fino a qualche decennio fa sono ancora più forti, sento una gran voglia di urlare, bisogno di spiegare fino all'ultimo concetto e parola, ma mi sento solo.

Mi guardo intorno.

E mi accorgo di essere l'ultimo proletario.
Continua a leggere

mercoledì 22 ottobre 2008

L'ultimo partigiano


La scomparsa di Vittorio Foa mi riempie di tristezza.
Per quanto il suo nome non sia noto a molti, è un lutto che dovrebbe ammantare di silenzio tutta la penisola.

Abbiamo perso uno tra i pochi ideatori e fautori della resistenza, abbiamo perso uno dei pochi veri partigiani, abbiamo perso una memoria e coscienza storica di lucidità inattaccabile.

Vittorio Foa è morto, e il solito strombazzare di chi c'è ancora e cerca di porgere gli ultimi falsissimi ossequi è iniziato. Chi ha voce non perde mai tempo ed occasione per stare zitto. C'è da chiedersi perchè una persona tanto illuminante, pacata e ragionevole non sia mai stata invitata nei salotti "in" della televisione, che so, da Vespa ad esempio.

Vittorio Foa è morto due giorni fa, e intristito, mi sono chiesto come volgergli due parole di saluto e ringraziamento. Ho pensato che forse l'unico modo giusto di farlo fosse attraverso le sue parole, di inaudita forza e saggezza.


"Vi sono anche altre tentazioni di lettura di insieme di questo Novccento. Lo si rappresenta come il conflitto ideale fra grandi principi, fra democrazia e totalitarismo, fra capitalismo e socialismo, fra sviluppo e sottosviluppo. In un modo o nell'altro un conflitto fra Bene e Male. Come non esservi coinvolto se vi si è stati in mezzo? E' una tentazione facile perchè esonera dall'analisi dei fatti, si galleggia tranquilli in nozioni generiche delle quali non c'è nulla da dimostrare: tutti sanno cos'è la democrazia, cos'è il capitalismo e via dicendo. Nella lettura ideologica del secolo c'è pigrizia, rinuncia a pensare. Ma vi è anche la nostalgia, il rimpainto della giovinezza, dei tempi dell'azione, quando ideologie e miti davano sicurezza all'agire umano, prima di entrare in questo oceano magari calmo e persino lattiginoso ma carico di insicurezze. E' la nostalgia delle grandi passioni, a sinistra la nostalgia antifascista e (su una dimensione temporale più lunga che copre tutto il secolo) la nostalgia comunista. Io rispetto quelli che si sentono orfani, molti di essi li stimo. Ma perchè non sentono con altrettanta forza le passioni e le tensioni di oggi coi loro conflitti che ci chiedono scelte di valore? Perchè farsi prigionieri della memoria, come se i nodi da sciogliere oggi fossero gli stessi di ieri? Perchè non capire che la memoria non è prigione ma è libertà solo se rielabora i valori del passato nel presente, in vista del futuro? Ma vi è anche un'altra nostalgia che è pericolosa, è quella revisionista che cerca di giustificare Hitler e il nazismo. I fatti non sono cancellati ma sono collegati in modo da falsarne il senso (...)"

"Mi è stato chiesto un augurio, anche solo un consiglio. Lo do: è di stare svegli, non abbandonarsi ai sogni. So il valore del mito, so come riesce a dare luce alla vita, anche a farcela capire. Ma non devo accettarlo come autorità che trascende la mia scelta. Può accompagnare la vita, non deve determinarla. Quando scegli non devi sognare, tu sei responsabile."

Vittorio Foa, Questo Novecento

Continua a leggere

martedì 21 ottobre 2008

E Brunetta parlò di razzismo


Sembra che Baffino Massimino D'Alema abbia la lingua un poco più lunga di quanto credessimo, anche se stavolta non si è lanciato in un falso attacco a Berlusconi, bensì verso un diverbio con il ministro Brunetta, definendolo un "ENERGUMENO TASCABILE".

La reazione non si è fatta attendere, placida, pacata, calma:

"Alle volgarità razziste del deputato D'Alema non replico. Evidentemente, la mancanza di potere gli ha fatto perdere la testa"
(fonte Ansa)


Peccato che il ministro non replichi nemmeno al razzismo della collega Mariastella Gelmini, o a quello dei verdi cugini (non parlo dei folletti), Bossi e Maroni.

A proposito, visto che ci siamo, visto che il gentilissimo ministro sul suo blog scrive "
Con questo sito voglio stabilire un filo diretto con chi, lettori ed elettori, vuole contribuire alla battaglia per la modernizzazione del Paese." , vorrei ricordargli di rispondere alle mail che gli sono pervenute riguardo alla nostra richiesta di pubblicazione dei dati sull'assenteismo parlamentare.

Per quanto riguarda voi, potete sempre firmare la petizione a riguardo.


Continua a leggere

Topolinia esiste!





Topolinia esiste.
Chiunque di voi sia dubbioso provi a scorrere le righe qua sotto e cambierà idea.
Tutti gli altri possono fare direttamente un biglietto aereo per la Florida, armati di sorriso o piccone, fate voi.
Io credo proprio che sceglierò il piccone, è più nel mio stile.



Benvenuti a Celebration, città della Florida, sorta nel 1994 vicino ad Orlando, e precisamente, molto vicino a Disneyworld. Mentre Disneyland, il primo parco creato dall'omonimo Walt, aveva a che spartire con il passato, con i cartoni animati, Disneyworld aveva tutto a che fare con il futuro. Walt intendeva, infatti, chiamare il parco Epcot, ovvero "Experimental Prototype Community for Tomorrow", ovvero una sperimentale comunità prototipo per il futuro.




Il centro di Epcot avrebbe dovuto non essere dissimile da Disneyland, ma attorno ad esso avrebbe dovuto svilupparsi una città modello. Si racconta che Walt avesse iniziato a documentarsi su come costruire la città perfetta, e addirittura su come formare una università.
Il disegno di Walt, alla sua morte, era ancora incompiuto.



Nel 1994, inaspettatamente, in quegli acri di terra in prossimità sud del parco, nasce la prima comunità a numero chiuso: Celebration.
"Celebration si sviluppa a forma di mezza luna fra laghetti, campi da golf e foreste tropicali in miniatura a mezzo miglio dalla vetusta 912, una antica strada di collegamento fra la moderna A 4 che attraversa da est a ovest la Florida e finisce a Tampa e la mitica A 1 che risale la costa est su fino al nord; sui bordi di essa è cresciuta e proliferata la Florida dell’Outlet, dello sconto, del Motel a 30 dollari, dei Wallgreen, degli House Depot, dei centri commerciali in genere, quel commercio che per ogni dollaro guadagnato dalla Disney ne guadagna due solo seguendo in “scia”."

A Celebration tutto sembra perfetto, la vita di tutti sembra perfetta, la natura stessa e persino il sevizio metereologico, pare, non sbagli mai una virgola. Vi sono regole molto precise, ad esempio esistono ben pochi modelli di casa tra cui scegliere e rigorosa è l'imposizione della massima distanza tra casa e casa di nove metri.


Tutto finto, in pratica.
Un Thruman show reale. Quasi reale.

Io comprerò casa vicino a Pippo. Sperando di vedere ben poche volte Topolino, l'ho sempre odiato quel topo perfettino e sottuttoio.
Continua a leggere

lunedì 20 ottobre 2008

In secondo piano nelle fotografie (Corrida # 16)

L'unico racconto pubblicato a puntate sulla rete che è un po' come la vita: si sa quando e come inizia, ma non si sa mai bene dove vada a finire.

(leggi il capitolo 1, leggi il capitolo 2, leggi il capitolo 3, leggi il capitolo 4, leggi il capitolo 5, leggi il capitolo 6, leggi il capitolo 7, leggi il capitolo 8, leggi il capitolo 9, leggi il capitolo 10, leggi il capitolo 11, leggi il capitolo 12, leggi il capitolo 13, leggi il capitolo 14, leggi il capitolo 15)

(appunti di percorso di Alex)


.16

Ebbene sì, mi sono preso una piccola pausa di riflessione, ed il tutto dovuto ad un consiglio gentile di carattere tecnico che mi è giunto in questi giorni: "leva gli aggettivi inutili, poi leva tutto il resto".
E' che c'ho provato e tutti i giorni, ma davvero, una pagina bianca non riusciva ad esprimere quello che volevo, per cui, semplicemente, riparto da dove avevo lasciato.
Ma prima un tributo al mio consigliere gentile:







Credo possa bastare.

L'amore aveva portato un nuovo vento nella mia vita, tramontana, forse, ma comunque sia di quelli che soffiano con naturale costanza e scompigliano capelli, vestiti e sensazioni. Di quelli che fanno arrossire e bruciare le guance.
Continuavo ogni giorno a seguire Ramon nei campi, imparando a coltivare, ma prestando sempre meno attenzione alla terra ed ai suoi insegnamenti, in testa avevo ben altro, avevo lei.

Amalia, si chiamava così. mi sono reso conto solo adesso di non aver ancora scritto il suo nome.

La vita era pianificata in modo chiaro: mattina alzata presto con Ramon, colazione abbondante, ritorno nel pomeriggio tardo, doccia e Amalia, fino a notte, fino a che era possibile spremere anche solo un altro istante di giorno o notte che fosse.
La fiesta passava accanto ai nostri incontri riservati, alle nostre uscite silenziose nel torrente di vino ed urla.
Alle volte si poteva quasi avere l'impressione di fuggire ad un immenso baccanale, la gente riversava la voglia di vivere e di riscatto in quei pochi giorni e lo faceva tracannando l'esistenza.
E noi.
Come in una foto al mare, dove in primo piano vi sono i soggetti e lontano, magari a giocare in qualche secca, tra le onde, altre persone, che nemmeno sanno di essere riprese, e mai lo sapranno. Attori di seconda quinta, senza impressione sullo svolgersi della trama.
Eppure... vi siete mai chiesti quante storie potrebbero raccontare quegli istanti catturati per errore, cosa stessero facendo quelle persone, cosa stesse accadendo? Magari avete fotografato un litigio, la fine di un amore, o un inizio, in mezzo a una moltitudine di insignificanti riprese.

Chi avesse fotografato la fiesta, cogliendoci per sbaglio avrebbe intravisto scorci di litigi e di passione, baci, singhiozzi e qualche lacrima fuggitiva.

Finì la fiesta, la mia prima almeno, e finì la mia storia con Amalia.

Ma è tardi, e devo pur seguire i consigli di chi mis egue in questa camminata, per cui vi racconterò il perchè nel prossimo capitolo.

Per adesso mi limito a togliere qualcos'altro:



Si, credo possa bastare di nuovo.


Continua a leggere

Ecco qualcuno che ci può aiutare a detronizzare Berlusconi



Movimento Autonomo per la Liberazione delle Anime da Giardino.
In pratica il Fronte Liberazione Nani italiano.

"Perchè la notte rischiamo la vita per liberare un piccolo oggetto di gesso?
La nostra voce si alza a favore di una fantasia più personale, a favore di una vita più ecologica, di giardini più eleganti e soprattutto a favore del ritorno al rispetto per la Natura e per il suo mondo fantastico.

Il MALAG è un movimento volontario e senza fini di lucro che ha come obiettivo la liberazione delle anime dei nanetti da giardino. E' innegabile che i nani da giardino hanno un'anima, purtroppo imprigionata in corpi di gesso da uomini senza pietà e ridotta in schiavitù in giardini sempre verdi nel tentativo di controllare la Natura, appropriarsi delle antiche favole e diffondere una fantasia globalizzata. Bloccati in un involucro di gesso, costretti a sorridere, al freddo, sotto la neve e la pioggia, sberleffi di cani, lontani dal vostro mondo, lontani dal bosco ... come vi sentireste voi al posto loro. Pensateci, perchè milioni di nanetti da giardino (20.000.000 solo in Germania) soffrono le pene di questo orrore. Il MALAG, un gruppo di militanti volontari, conduce una guerra silenziosa contro questa moda kitch, contro il tentativo di coprire le colpe umane degli orrori ecologici." (Manifesto Malag)


La richiesta è chiara e cristallina: liberateci dal Nano in capo. Ve ne prego.



Continua a leggere

domenica 19 ottobre 2008

Io se fossi Walter II

Ispirato da questo articolo

Non dormo molto la notte, ed il problema non sta nel fatto che mangi pesante o roba del genere, sta forse nel mio amore per il cinema.
Da lì, dal mio essere teneramente ed internamente bambino, la mia paura, il mio terrore che mi attanaglia e non mi permette più di vivere serenamente.
Nei giorni della durissima campagna elettorale, in cui non capivo più chi io fossi, agitando strane frasi in giro su di un autobus come un pubblicitario da mercato, sentivo forte il bisogno di rilassarmi.
Non c'era spazio in tutti quei congressi per me stesso, c'era solo e solamente il Walter che fin da bambino aveva sognato il Partito Democratico. Il bambino che lo sognava anche quando tirava le moltov, anche quando andava a giro col pugno alzato.
Il bambino, appunto.

Da piccolo amavo il cartone animato della Disney Peter Pan, così che nei pochissimi momenti di relax tornavo presente a me stesso guardandomi quella bellissima opera del caro Walt che del resto si chiama come me.
E da lì iniziò tutto.

Mi svegliai la notte, in preda al panico, e vidi la mia ombra correre e danzare per la stanza, talvolta facendo il gesto dell'ombrello, talvolta col pugno sinistro alzato, che si sa, non va più di moda. Cercai di riacchiapparla, ma non fu assolutamente possibile, l'ombra continuava a correre, danzare, imprecare. Diventai scemo, completamente, ma cercai ugualmente di mostrarmi sicuro e dignitoso all'opinione pubblica.
Cercai di monitorare la situazione personale e pubblica, componendo organismi di studio per il fenomeno, come il governo ombra. Purtroppo, in sei mesi, nessuno riuscì a reperire una Wendy in grado di riattaccare la mia sagoma, che andava ancora in giro a pugno chiuso.

Mi telefonò Silvio. Mi disse che era in grado di fare qualsiasi cosa. Io non gli credevo, ma allora lui, corrucciato, mi ricordò le sue origini di pianista di crociera, per poi mostrare i suoi meriti attuali, e devo ammettere che mi convinse.
Mi convinse di essere in grado di ricucire lo strappo tra me e l'ombra, l'importante, mi disse, era allontanarmi dall'Italia dei Valori per volare con lui verso l'Italia che non c'è.
Litigai immediatamente con Antonio Capitano Uncino, mostrandogli un orologio a pendolo, con sopra la scritta "giorni che mancano alla prescrizione del presidente", e mentre i secondi volavano via, lui si buttò in mare urlando assieme a Spugna e ad un certo alligatore.

Da stasera credo che riuscirò a dormire tranquillo, e attendo che Silvio venga a trovarmi dalla finestra, entrando in volo, per cospargermi della polvere magica della fatina Mariastella e volare con lui verso l'Italia che non c'è.

Credete che non si possa volare, che non si possa andare all'Italia che non c'è?
Credetemi, si può fare.



"Ebbene sì, è tornato un Io se fossi, a distanza di sei mesi o più, ma l'importante è che ogni tanto facciano capolino, con un poco di ironia e qualche critica"
(A. De Gasperi)

"Finalmente Riciard ritorna a ciò che è: un cretino"
(G.Buffon)

"Mi mancavano queste frecciatine politiche, era un pezzo che avevo voglia di ridere così"
(G.Garibaldi)

"Non mi sono mai piaciute queste ironiche cazzate"
(V. Sgarbi)

Continua a leggere