giovedì 28 agosto 2008

Le dimissioni di Fini


Fini e le sue immersioni proibite quanto spocchiose.
Fini portato al largo, nel bel mezzo di un parco naturale, in cui è vietata la balneazione, da una barca dei vigili del fuoco. Si immerge assieme alla propria compagna. Commette un reato quindi.
E sentenzia: "Pagherò la multa"

Vale molto di più delle dieci ore di educazione civica della Gelmini, lo vediamo da questi gesti di quale pasta sia fatto questo paese.
Ha ragione Gherardo Colombo: questo è un paese invisibile, in cui ognuno cerca di sopraffare l'altro, per vivere meglio o anche solo per abitudine. E' un posto, l'Italia, dove i presidente della camera infrange un divieto solo perchè ha un ruolo più importante di altri. Lo infrange con la connivenza dei vigili del fuoco. Ma non basta. Non chiede scusa per l'errore, si limita a dire: pagherò.

E' il classico italiano: cerca di fregare, e se viene colto sul fatto dice "fammi la multa ma non storiare". Educativo, non c'è che dire. In un solo semplicissimo gesto ha ribadito la distanza tra popolino e classe nobiliare-parlamentare, che tutto può, anche solo perchè ha a sua disposizioni riserve economiche ben più ampie.
Qualcosa come Io sono il presidente della camera, ed in quanto tale io posso.

Carissimo presidente,

non mi duole doverle fare le mie rimostranze e chiedere apertamente le sue dimissioni. Il motivo è molto semplice: sono abituato a sentire che chi sbaglia paga, e non in soldi.

P.S. se vi va, se avete un minimo di voglia che non sia stata rattrappita dal torpore del paese invisibile, qui potete tranquillamente scrivere al signor Presidente e fare le vostre rimostranze.
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martedì 26 agosto 2008

Presidente questo è per te, meno male che Riciard c'è


E' agosto, anche se a fine, lo so, lo sapete tutti.
Giorni in cui le strade di città sono o appaiono notoriamente deserte, giorni in cui noon trovi un idraulico o un elettricista nemmeno a pagarlo oro a peso, e via dicendo.
Giorni, mi permetto di sottolineare, in cui c'è da temere di tutto. Basta guardare anche solo per un secondo la televisione, accenderla per il telegiornale serale e fare il clamoroso errore di lasciarla accesa. Eccolo che arriva: Frizzi (sotto in una foto dove ricerca una accurata espressione intellettuale ed accattivante).
Ibernato propbabilmente il resto dell'anno, Frizzi cerca di fare il giovane ballando con l'agilità di uno stercolario, e conduce il varietà più scadente che sia possibile immaginare.
E Frizzi già turba i miei sonni tranquilli, pensate che da quando l'ho rivisto mi è ritornata la paura del buio. In compenso non ho più paura di morire a vederlo, che intendiate la frase in un modo o nell'altro.


Ma il probelma non è Frizzi, ma ciò che c'è prima.
Il Tg.

Agosto non è pieno di notizie, nonostante le olimpiadi, così si parla di tutto, obesità dei pipistrelli, renne che partoriscono serpenti e uomini centenari che fanno di corsa nudi la coast to coast americana. poco importa che sia vero, basta parlarne.
E in mezzo a questo bellissimo mare da tonni il cui cervello si spezza con un grissino, eccolo, appare, ibernato anche lui, ma nel tempo, non solo per una stagione: Silvio.

Sapete benissimo che non posso stare un tantino senza parlarne, il primo amore non si scorda mai. Silvio, dicevo, appare nei discorsi di gossip, quando le giovanili del Milan comprano Gadderini /un nome a caso inventato), come per la saga del porcellino d'India a Vestruccioli provincia di Nonsodove. Ma il peggio non è questo. Appare con la sua famiglia, spesso non si vede, ma si sa che c'è. E che ci tiene ad apparire con la sua famiglia, da buon padre e nonno (trisavolo anche?), apparire appunto.
Si limitasse a un giro in barca da "sboroni" come D'Alema lo infamerei per altri versi. E' che Lui (con la L maiuscola) ha tutto il suo stile, un po' retrò, devo ammettere. Ma per quanto io adori il vintage non amo il ventennio e questa idea da Mulino Bianco di famiglia perfetta, di quadro da dover dipingere alle famiglie italiane.

Il problema è che quando ascolti il tg parlare di questo, non realizzi se è già Crozza ad aver modificato i titoli o se è vero. Poi capisci che è vero. Il gradino successivo è il capire che ne parlano perchè a qualcuno interessa. Il gradino successivo ancora è capire che loro sono la maggioranza. L'ultimo gradino è aprire una birra, brindare da soli e dirsi, nella solitudine intellettuale: "meno male che ci sono".
Non perchè io o tu, uno di noi, stia cambiando qualcosa. Perchè ogni tanto fa piacere capire di essere un qualcosa di pensante.

Presidente questo è per te,
meno male che ____________ (mettete voi il nome) c'è.

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domenica 24 agosto 2008

La vita secondo Alex Jones


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E allora?!

Le Olimpiadi a Pechino. E allora?!
Ci saranno un monte di contestazioni. E allora?!
La Cina è un paese che nega i minimi diritti umani. E allora?!
La questione del Tibet mi appassiona. E allora?!

E' tutto finito in una bolla, definibile con precisione solo con due parole a presa di giro che suonano giusto come un "E allora!?". Tutti erano scandalizzati, tutti prevedevano contestazioni, fiumi e catene umane a salvare il povero Tibet. E poi? Niente, due, tre persone. Gli altri tutti a guardarsi lo spettacolo che, indipendentemente da tutto, le olimpiadi sono e rappresentano.

Mi piacerebbe pensare, come detto oggi nella cerimonia di chiusura, che "...la Cina abbia imparato qualcosa di più sul mondo ed il mondo sulla Cina", ma in realtà credo che le questioni sollevate come contestazioni siano importanti, almeno quanto le questioni interne, tute sparite miracolosamente davanti a questo gigante di cattiveria che doveva essere la Cina. Quantomeno protestate per davvero, mi sono detto. Nulla. Giusto due o tre proteste al passaggio della fiaccola.
E allora?!

E allora il mondo è sempre il solito: vaga dietro a piccoli barlumi di coscienza non bene identificati, li massimizza, li rende denominatore comune di una classe e crea discorsi ad uopo per ogni occasione, a seconda del periodo, degli eventi. Un polverone, come quelli classici italiani, sollevato per poi stare a guardare ogni granello di polvere riassumere la sua posizione.

E...allora?!
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La vita secondo Tzia



La vita è cambiata, come sempre, come la storia dimostra, basta aprire un libro o ascoltare un anziano. La vita cambia e ci cambia.
Peccato solo non sapere sempre raccogliere le piccole perle di saggezza di chi ha attraversato i secoli, talvolta varrebbero un futuro diverso.
"La bocca è fatta per parlare" dice in un certo punto Tzia Raffaela Monni... le orecchie per ascoltare aggiungo...
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mercoledì 20 agosto 2008

Per festeggiare si sgozza un'oca e si fa roteare il cadavere per aria

La tradizione è tradizione, si sa, e in quanto tale in molti sono sempre pronti a difenderla.
15 di agosto, si festeggia S.Rocco in quel di Butera (Caltanissetta).
Alla presenza di bambini, turisti e quant'altro, i festeggiamenti procedono come da tradizione:

"un’oca, ancora sanguinante, viene appesa per le zampe ad un cavo sulla piazza del municipio e qui, su un podio di legno, un uomo cerca di strapparle il collo a mani nude mentre un altro, da un terrazzo, tira il cavo per impedirne la presa strattonando il cadavere dell’animale che rotea per aria." (fonte: Lav)



Ogni commento è superfluo. Se non altro, la Lav stessa, documentatasi sul fatto, cercherà di impedire che tale festa si ripeta, che una tale atrocità debba essere considerata normale, perchè di tradizione ("La LAV ha documentato questa barbara “festa” e attuerà tutte le iniziative, anche legali, affinché tale festa non venga più posta in essere, richiamando il Sindaco di Butera al pieno rispetto delle norme penali e del testo unico di pubblica sicurezza che vietano manifestazioni che producono strazio e sevizie di animali.")

Non capisco davvero come possa essere considerata normale una ricorrenza del genere, questo suo modo di festeggiare. I cadaveri non possono certo essere simbolo di felicità o prosperità.
Non tutti gli uomini, purtroppo, sono sensibili allo stesso modo, ma che l'uomo del filmato richieda addirittura l'incitamento per l'operazione di strappo del collo, che ci siano addirittura i tamburi a suonare la marcia, che le persone in coro dicano "olè" è semplicemente raccapricciante.
Non so cosa pensare, semplicemente, chiedere a questo tipo di uomo di essere civile è molto probabilmente chiedere troppo.
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lunedì 18 agosto 2008

Il primo passo


E' tipico degli italiani lamentarsi, chiedere soluzioni, talvolta senza nemmeno riflettere per trovarla, una soluzione. In questo contesto, chi non manca di inventiva e di spinta a fare, viene spesso risucchiato da quella voragine di qualunquista insoddisfazione, che altro non è che il mostro meglio riuscito al grande burattinaio della società consumista.
Ci comportiamo come macchine, con una sola differenza: abbiamo bisogno di svago.
Per il resto la metafora suona bene: ci iniettano un po' di carburante (stipendio), lavoriamo sodo e produciamo. Poi pizza, birra e il resto.
La vera rivoluzione in Italia si avrebbe se qualcuno si sognasse di eliminare pizza, pasta, birra e vino dalle tavole.
In Italia, stando ad oggi, l'unica rivoluzione che è possibile pensare è quella culinaria.
Che so, patate con ripieno di anatra tartufata in salsa di olive gratinate, il tutto in fonduta di pizza ai quattro formaggi.

Succede ogni tanto, come la storia da sempre vuole, che ci siano dei piccoli focolai, dove si sperimenta, dove le persone si svegliano lentamente dal letargo, ed insieme iniziano tutte a gridare, a chiedere, a protestare per ottenere. Ottenere cosa?

Pizza? no.
Pasta? no.
Vino? nemmeno.
Aumento di stipendio? Acqua.
Cellulare nuovo? Oceano.

Democrazia.
E' un gioco molto semplice, che ha regole molto semplici. Lo avete praticato fin da bambini, quando era la maggioranza a scegliere che gioco fare, e tutti zitti, che la prossima volta starà al mio di giochi.
In pratica, in due parole, un gruppo nutrito di persone elegge un gruppo meno numeroso affinchè badi allo stato, agli interessi collettivi. Questi ultimi sono chiamati ad agire in virtù del mandato, rispondendo a chi li ha votati, ed in virtù del bene collettivo. Rispettando le decisoioni prese dal basso.

La teoria non ha mai molto effetto. Allora prendiamo un esempio, uno a caso.

Vicenza. L'Italia dà agli Usa il via libera all'ampliamento della già presente caserma militare, che di fatto suona come una rifondazione, non proprio un "allargamento", viste le dimensioni. Fin qui nulla. Succede che il popolo della città sia contrario. Lo dimostra, fa una consultazione. Ecco che il gruppo meno nutrito di persone, quello chiamato a difendere i diritti e gli interessi comuni, dovrebbe dire "bene, hanno ragione loro", e invece no.
Puff, fine della democrazia.
Come dire "il pallone è mio e ci gioca solo chi voglio"

Difendere Vicenza, difendere lo spontaneo movimento No dal molin, è difendere la democrazia, difendere i propri diritti, ribadire al potere centrale che i cittadini esistono e non sono disposti a stare sempre a guardare. Difendere Vicenza vuol dire fare il primo piccolo e timido passo per riprenderci quello che ci apparteneva, ovvero la carta costituzionale, ovvero i nostri diritti.
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sabato 16 agosto 2008

Chiodo scaccia chiodo

E' iniziata la battaglia del chiodo, e non stiamo parlando nè di Bono degli U2 nè del giubbotto che indossava.
No, nemmeno dei Luna Park e di quel simpatico gioco in cui chi riesce a piantare un chiodo in una trave vince un vino da tre euro e un pallone firmato da Maradona.


(fonte: No dal Molin):

"E' iniziata la battaglia del chiodo
[...] quest'oggi alcuni operai hanno fatto delle rilevazioni all'esterno dell'aeroporto Dal Molin per conto di CMC, azienda appaltatrice della nuova base Usa al Dal Molin [...]
Un piccolo comunicato per una piccola azione: quest'oggi alcuni operai hanno fatto delle rilevazioni all'esterno dell'aeroporto Dal Molin per conto di CMC, azienda appaltatrice della nuova base Usa al Dal Molin. In particolare, hanno piantato un chiodo nell'asfalto e vergato una scritta di segnalazione.

Un gruppo di militanti del movimento contrario alla nuova base Usa, munito di pinza e vernice, ha rimosso il chiodo e cancellato la scritta.

Di chiodo in chiodo rallenteremo e bloccheremo il cantiere. Dunque, avanti col prossimo chiodo.


Presidio Permanente, Vicenza, 12 agosto 2008"

Che serva, che non serva, non me lo chiedo. Ciò che serve, indubbiamente è la continua diomostrazione dell'opposizione della città ad una base, ad una decisione antidemocratica. La questione ha confini molto più importanti di un parco o di una base.
E' stato detto da loro molte volte e giustamente: in gioco c'è la democrazia, la partecipazione.
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Tutti al mare



Io sono sempre il solito. Solito sguardo, solita voglia di giocare, solito modo di andare incontro a chi mi vuole bene.
Sono sempre il solito che gioca nel tuo giardino, il solito che ti accompagna nelle passeggiate, il solito che da cucciolo ti faceva dire "che carino" a ogni piè sospeso.
Io sono sempre il solito, anche a chilometri di distanza da casa, inseguendo con il fiuto e l'istinto una strada di riconciliazione.
Sono sempre il solito, a guardia di un giardino o da solo, sotto il sole, vicino ad un guard reil.

Tutti al mare... tutti?!


  • Si stima che ogni anno in Italia siano abbandonati in media 135 mila animali tra cani e gatti (circa 90.000 gatti e 45.000 cani).

Cani e gatti vengono lasciati in autostrada, davanti ai canili, nei centri cittadini o in prossimità dei luoghi di villeggiatura.

L’articolo 727 c.p, come innovato dalla legge 189/2004 punisce l’abbandono di animali con l’arresto fino a un anno e l’ammenda fino a 10.000 euro. Il fenomeno tuttavia resta grave sia per il numero di animali coinvolti e per l’elevata mortalità, sia perché sul loro abbandono si è innestato un giro d’affari che nel 2006 ha sfiorato i 500 milioni di euro (fonte LAV - Rapporto Zoomafia).

Abbandonare un animale non significa solo commettere un’azione eticamente inaccettabile e un reato, significa anche mettere a repentaglio delle vite. Spesso gli animali disorientati e impauriti vagano in strada con un grave rischio per se stessi e per gli automobilisti.

Chi abbandona un cane, ma anche un gatto, dunque non solo commette un reato (legge 189/2004), ma potrebbe rendersi responsabile di omicidio colposo.

(fonte: Lav)


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giovedì 14 agosto 2008

Pop Porno

Succede che un amico, questo amico, solito ascoltare roba assurda, passando da Iva Zanicchi a Caterina Bueno, transitando da una forte passione per Battiato e Camisasca, sorpassati per lui solo da Federico Fiumani, ti faccia sentire una canzone.

Succede poi che non riesci a levartela di testa per giorni e giorni.
In questi casi, lo insegna Buckowsky, non resta che una cosa da fare: scriverne, per dargli una piccola, ma sufficiente prigione di carta.



Il gruppo in questione si chiama "Il genio" e qui potrete trovare il loro my spaces.
Non ne so molto di più, onestamente...

Un buon pop porno a tutti voi...
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lunedì 11 agosto 2008

Mi chiamo Riciard e chiamo da Bastogne


A dire il vero non avevo nemmeno voglia di scrivere un post.
Non ne sentivo l'esigenza, tutto qua.
Forse il troppo caldo, forse il fatto che è tardi e domani, come sempre, si lavora.

Poi, nella mia navigazione solitaria nelle reminescenze, guardando video su youtube, passando da "I don't want to grow up", versione ramonesiana, canzone da dove è cominciato tutto, almeno ai miei occhi di quattordicenne, fino a Joe Strummer.



Credo ci sia qualcosa di incredibile nel morire dopo aver inciso una cover di "redemption song", accompagnata da una riflessione dal tiro di "future is unwritten".
Vengo dalle pagine di "Bastogne" di Brizzi, da quella voglia di violenza quasi gratuita per un mondo che si dimostra quotidianamente inospitale, vengo dal mio atteggiarmi di sedicenne, che talvolta gli anziani guardavano male, vengo da un percorso che non so bene nemmeno io, ma che a ben guardare ha in sè un filo logico perfetto, cristallino.

Vengo da quella frase di Cusin Jerry: "Noi siamo stati chiamati a partecipare ad un'altra festa", vengo dalle parole calibrate e perfette di De Andrè, mi chino su me stesso a riflettere ascoltando Gaber, piangendo o ridendo, a seconda.
Vengo da una voglia di sentirsi diversi, e di emarginarsi, trasformata alla luce di quel filo nella voglia di essere partecipe, assieme agli altri, di libertà e socialità, mi accorgo di provenire dalle mani callose di chi ha sempre lavorato, sudando per un futuro diverso.

Vengo dai jeans strappati e dal mio eterno amore per le camicie, vengo dalla passione per la chitarra, adesso un po' abbandonata, e per il copntinuo stupirsi davanti a quanto di buono e di brutto riescano a fare solamente due mani.

Vengo dai seminari del social forum, vengo dalle parole di Paul Ginsborg e di Lance Henson, canto nei periodi più bui "Smisurata preghiera", intonando ad una ad una le note di un ateismo disperato e speranzoso di salvezza.

Vengo da Tognazzi, dai suoi personaggi estremi e fini, vengo dalle lettere di Pennac e Baricco, da quelle di Giono, mio grande amore, fino a Shakespeare ed al suo Amleto.
Vengo da quella lucida e salda consapevolezza che siamo tutti carne allo stesso banchetto per vermi, re e sudditi, tanto che un pesce potrebbe un giorno mangiare quello stesso verme che ha mangiato il re ed esserne osannato, o forse no.

Vengo da tutte le mie speranze, dalla mia voglia di lottare, forte ogni giorno di più, ma anche dalle mie demotivazioni, dalle mie pause di ozio o di riflessione, da quella incertezza su come si possa pianificare un qualcosa che non durerà a lungo, sempre che sia necessario farlo.

Future is unwritten

Per chi può capire,

Riciard
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ed anche i filippini e i bengalesi chiesero Sicurezza

Pare che non se ne scappi. Sicurezza è certamente il vocabolo più in voga tra i rotocalchi e le parole dei politici, a cavallo tra il 2007 e il 2008.
A quanto pare, secondo le testimonianze rilasciate, delle denuncie fatte alla polizia per furti continuati e di valore (si parla di almeno duecento mila euro in un caso) si sarebbero fatti coriandoli. Ovvero, alle rapine organizzate e perpetuate, non sarebbero seguite maggiore vigilanza e sicurezza dei commercianti.
Per questo oggi duecento commercianti asiatici sarebbero scesi in piazza a Roma:
(fonte Ansa) " ROMA - Duecento commercianti stranieri tra asiatici, indiani e bengalesi, sono scesi stamani in piazza a Roma, nel quartiere più multietnico della capitale, quello dell'Esquilino per protestare contro il ripetersi di furti, aggressioni e minacce nei confronti dei titolari degli esercizi commerciali all'Esquilino e per sollecitare maggiore sicurezza alle forze dell'ordine."

Continuo a pensare che quello della sicurezza sia solo un corollario di temi ben più fondamentali su cui agire, tuttavia è chiaro che non si può rispondere continuamente con parole ed indulti. Anche questo pacchetto sicurezza è fatto di parole e non di azioni, risulta chiaro alla prima lettura.
Voglio dire, volete davvero affrontare il problema sicurezza? Bene, affrontiamolo, ma una volta per tutte...

Altri aspetti, a sfondo razziale, che potrebbero trovarsi nella vicenda, li lascio commentare con una sola immagine, che da razzista che poteva essere finisce per dimostrare solo e solamente ignoranza e satira non voluta.


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sabato 9 agosto 2008

Ci sono morti giusti e morti sbagliati

La guerra è una cosa strana. Fino a che a condurla e combatterla sei tu in prima persona hai tutte le cause ed i motivi giusti, basta che sia un altro a guidarla, e sei subito pronto a fare polemica.
Senza rendersi conto che gli uomini sono uomini in tutto il mondo, e che se muore una vita, muore una vita, punto e basta. E non c'è una cusa o un diritto di giustizia o giustezza, se preferite.
Così accade che ci siano 1400 morti in questa giornata, in cui per carità, c'è da parlare delle olimpiadi, e accade che il sig. Bush dica che è necessario smetterla con le offensive.
La verità è una cosa strana.
Fatto sta che ci sono 1400 morti, non sono gli unici e non resteranno gli unici.



SIDONE

Il mio bambino il mio
il mio
labbra grasse al sole
di miele di miele
tumore dolce benigno
di tua madre
spremuto nell'afa umida
dell'estate dell'estate
e ora grumo di sangue orecchie
e denti di latte
e gli occhi dei soldati cani arrabbiati
con la schiuma alla bocca
cacciatori di agnelli
a inseguire la gente come selvaggina
finché il sangue selvatico
non gli ha spento la voglia
e dopo il ferro in gola i ferri della prigione
e nelle ferite il seme velenoso della deportazione
perché di nostro dalla pianura al molo
non possa più crescere albero né spiga né figlio
ciao bambino mio l'eredità
è nascosta
in questa città
che brucia che brucia
nella sera che scende
e in questa grande luce di fuoco
per la tua piccola morte.

(il testo in italiano è ovviamente la traduzione dell'originale in genovese)
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giovedì 7 agosto 2008

Berlusconi scopa

A dare la notizia il giornale radio delle 20.00 di Radio Due speciale parlamento:
Berlusconi giunto a Napoli per un incontro con Bertolaso, si sarebbe fatto vedere a spazzare simbolicamente le strade, raccogliere cartacce e buttarle nei cestini della spazzatura.
Purtroppo non riesco a trovare foto della sequenza da repubblica delle banane.
Ricordo un episodio analogo. Un altro crapa pelata che falciava il grano per dare il buon esempio e mostrarsi al popolino, felice di avere un amico dalla propria.
Da domani, forse, potremo anche lasciare le chiavi nella toppa della porta, che nessuno l'aprirà.
Ma scordatevi l'idea che i treni riprendano ad arrivare in orario...
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mercoledì 6 agosto 2008

Usa consegnano le chiavi del Dal Molin

Gli Usa consegnano le chiavi del Dal Molin alle ditte appaltatrici. Ovvero, come se nulla fosse, come se nessuno avesse mai alzato la mano, anche solo per chiedere di andare in bagno. Un misto di arroganza e presunzione, questo far finta di nulla del governo e degli Usa.
I lavori inizieranno, così almeno si dice, e termineranno nel 2012... a meno che...

"Noi non staremo a guardare: l'iter è lungo, il cantiere grande. Sapremo trovare forme creative per mettere mille granelli di sabbia nella macchina da guerra a stelle e strisce. E, alla fine, la incepperemo.

Presidio Permanente, Vicenza, 6 agosto 2008"
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martedì 5 agosto 2008

La morte dei supereroi - lettera aperta


Provateci.
Alzate lo sguardo. Cosa vedete?
Il soffitto, o se avete un minimo di fortuna, un cielo di non si sa più quale fattezza.
Provate a restare così, a capo all'insù per un poco. Non passa nessuno. Nessuna traccia di ragnatela, o di un pipistrello sgargiante sopra i tetti. Nemmeno Robin deve essere rimasto. Di Superman nessuna notizia da anni.

Nessuno verrà a salvarvi. Nessuno verrà a salvarci.

La situazione che stiamo vivendo è precaria sotto qualsiasi punto di vista. Lavoro, qualità della vita, speranza di vita, ambizione meritocratica, felicità. L'incertezza domina e sovrasta qualsiasi campo vi apprestiate ad esaminare. Basta un momento di riflessione per rendersene veramente conto, un attimo, quello che un alcolizzato chiamerebbe di lucidità.
E una volta presa coscienza del dato nudo e della povertà delle nostre spalle, sole a fronteggiare questo immane peso, non rimane che riflettere, considerare sul da farsi.
C'è chi non si cura di annegare, credendo di respirare, e chi sente forte la carenza di ossigeno. Mi rivolgo a questa seconda specie di uomo, diciamo senza branchie.

Innanzitutto vi consiglio di rileggere questo post di qualche giorno fa, di dare le vostre idee, ma soprattutto di partecipare. Ogni giorno della vostra vita, secondo le vostre inclinazioni.
Se solo fossi un po' più di centro, più vecchio di un paio di decenni, se solo avessi l'arroganza di presentarmi come la cartina di tornasole, vi direi: Si può fare.

Mi limito a dirvi che sarà difficile, ma che il cambiamento parte da noi.
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lunedì 4 agosto 2008

Non staremo a guardare


I No dal Molin non ci stanno. Il gioco si fa duro, si mira a denudarli dei loro stessi ideali, facendoli passare per incivili. Rispondono con il sorriso, e con una frase di Gandhi:

«Sono le azioni che contano. I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni.» M. Gandhi

"
Occupare una stazione rallentando il traffico delle merci – perchè nella tarda serata non transitano treni gremiti di pendolari – non è un atto di arroganza, ma un grido di determinazione. Noi non vogliamo esprimere la nostra contrarietà e poi abbassare la testa di fronte all'imposizione. Non vogliamo obbedire a chi pretende di farci tornare, silenziosi, davanti alle televisioni, chiusi nelle nostre case. Ecco perchè, di fronte alla sentenza del Consiglio di Stato, siamo tornati, come il 16 gennaio 2007, sui binari della stazione. Rifiutando di accettare il divieto imposto da chi è chiamato a garantire la sicurezza del futuro cantiere del Dal Molin; opponendoci, con le mani alzate, a chi usa i manganelli per difendere la decisione di realizzare la nuova base Usa. Camminando a viso scoperto, nonostante la minaccia di una pioggia di denunce, perchè rivendichiamo il nostro percorso di opposizione. Se è violento chi, rifiutando l'imposizione, si contrappone ai manganelli a mani alzate, era violento anche Gandhi, premio Nobel per la Pace e ispiratore di quanti sfoggiano la spilletta della non violenza ad ogni occasione. A costoro, vorremmo ricordare la marcia del sale, la determinazione di tanti indiani nell'opporsi, pacificamente, alla repressione britannica. Come hanno fatto i cittadini che hanno raggiunto, rifiutando la violenza, i binari della stazione, testimoniando che quello vicentino non è un movimento d'opinione, bensì è determinato a raggiungere il proprio obiettivo con ogni strumento pacifico a propria disposizione. Noi i nostri pensieri li vogliamo trasformare in azione. Non staremo a guardare con una bandiera in mano le ruspe che devastano la nostra terra per costruire una base di guerra: questo è il significato dell'iniziativa dell'altra sera; chi ha orecchie per intendere intenda, chi vuol continuare a puntarci l'indice contro lo faccia pure."

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E' morto Soltzhenitsyn


Addio Soltzhenitsyn.
O addio Ivan Denisovic.

E' morto un uomo che da solo è stato l'avamposto più resistente contro Stalin, contro le purghe, contro i campi di concentramento comunisti. Un premio Nobel per la letteratura, un uomo che da solo è valso, si dice, il coraggio e la forza di volontà del ragazzo di Tienanmen, quello davanti al carro armato. Solo che lui, si dice, il carro armato lo ha smontato a mani nude.

Scrivendo.

Prima "Una giornata di Ivan Denisovic", poi "Arcipelago Gulag". Due titoli che non dovrebbero mancare sugli scaffali di chiunque, o quantomeno di chi voglia anche solo accennare al comunismo storico.
Allontanato dalla patria, dopo aver subito lui stesso i campi di concentramento, vive all'estero, quasi in pellegrinaggio, aspettando di poter tornare, come ha fatto, dopo la dissoluzione dell'Unione Sovietica. Ma la sua produzione non si ferma, e proprio lui, allontanato dalla patria, descrive con intrecci chiari e forti il più bello e oggettivo dei ritratti di Lenin. Un Lenin carismatico, spartano, che crede nelle proprie idee ("Lenin a Zurigo").

Mikhail Gorbaciov, ultimo leader sovietico, ha descritto Solzhenitsyn come "un uomo con un destino unico, il cui nome rimarrà per sempre scolpito nella storia russa".

Non è mai stato troppo apprezzato in patria, per cui non so quanti siano davvero addolorati per la sua scomparsa. Nemmeno sappiamo ancora se Mosca gli tributerà un funerale d'onore.

Una sola cosa è certa: senza di lui molti degli orrori del comunismo sovietico, non sarebbero mai venuti a galla, o forse solo più tardi; quello che conta è che è stato lui a lanciare quel sasso, lui con tutta la sua rabbia e determinazione, mai ha smesso di lanciare quel sasso.

Addio, Alexander, addio Ivan...
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venerdì 1 agosto 2008

“Vi facciamo male”, ripeteva un poliziotto sotto il suo casco azzurro

Vicenza non si arrende, e tende a percorrere gli stessi binari che l'hanno lanciata nella contestazione fino ad oggi. E proprio di binari si parla.
Nel 2007, dopo il sì di Prodi alla base, i vicentini occuparono la stazione della città, come segno di protesta, forte, ma pacifico. Ieri sera, a dissenso della sentenza del consiglio di stato, una fiaccolata di migliaia di persone si è data appuntamento nuovamente alla stazione, sempre col fine di occupare i binari e dare un segnale importante.
Ad attendere le donne, da sempre protagoniste del movimento, i nonni con bambini al fianco e tutti gli altri, un cordone di polizia, che non ha esitato a tirare fuori i manganelli e colpire.



Da sempre le mani alzate si fronteggiano con la violenza, da sempre i movimenti pacifici vengono giustiziati con la violenza.
Fortuna che la forza di un movimento pacifico è proprio nel non nuocere fisicamente, nel cercare con la fantasia nuovi escamotage, riuscire a rendere ancora più colpevole il gesto violento di quanto lo potrebbe apparire dopo una reazione.
Passa, infatti, un poco di tempo, e i vicentini, grazie ad un cancello secondario, hanno occupato i binari della stazione, polizia o non polizia, manganelli o non manganelli, consiglio di stato o non consiglio di stato.

Qui trovate una rticolo completo e resoconto della manifestazione, pubblicato dal presidio permanente, io ve ne riporto un estratto:

"Vi facciamo male”, ripeteva un poliziotto sotto il suo casco azzurro; detto fatto: pochi minuti e i manganelli volteggiano sulle teste di quanti, a mani alzate, vogliono difendere il proprio diritto ad essere cittadini e non sudditi. I primi colpi cadono sulle teste delle donne, da sempre protagoniste del movimento che si oppone alla militarizzazione dell'aeroporto vicentino. Le mani alzate non sono bastate ad evitare la violenza di chi è stato mandato a Vicenza per soffocare la democrazia e garantire la realizzazione dei progetti statunitensi.

Ma a prevalere, ancora una volta, è la creatività e la determinazione dei tanti vicentini scesi in strada: i binari, infatti, sono stati comunque raggiunti attraverso un cancello secondario situato a cinquanta metri dalla stazione ferroviaria. Treni bloccati e segnale lanciato: noi non ci arrendiamo e resisteremo un minuto in più di chi vuol imporci questa base, anche se di fronte a noi vengono schierati musi duri e manganelli.

Il Questore, questa sera, si è assunto la responsabilità di far picchiare donne e uomini a mani alzate; in gioco non è più soltanto il futuro del Dal Molin e la salvaguardia dell'ambiente. La posta in gioco è la democrazia: da una parte l'imposizione, dall'altra la partecipazione. Questa sera ha vinto la seconda."
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