lunedì 30 giugno 2008

Silvio: I blogger sono tutti comunisti, mi vogliono in manette

Non l'ha detto. Non ancora almeno. Questo è il turno dei magistrati, poi ritornerà la volta dell'informazione.
Ora, Berluska, che non è un noto gruppo ska, sa benissimo di quanto spazio ci stiamo facendo nella rete e nel mondo dell'informazione. Sempre meno persone comprano i giornali, preferendo consultarli in rete o al bar, e sempre di più si aggirano tra Ansa ed aggregatori di notizie, convinti così di essere più informati, e forti del poter dire la propria, discutere immediatamente di ciò che succede.
Un editto.
Bulgaro o meno non lo so, ma prevedo un editto.
O quantomeno qualcosa di simile a questo:



Magari proprio qui su Riciard's, o su Antiblogger o su La penna... Si contenga, Gavioso! Gavioso lei è un mio suddito, si contenga!

Spero di non dover scrivere nuovamente un post dal titolo "Io l'avevo detto!"...
e in caso dovessi veramente possedere qualità da oracolo, preferite le arance o altro?
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Fatti ed Assuefatti



Noto a molti lo scambio di lettere ed opinioni tra Albert Einstein e Sigmund Freud sul perchè della guerra (che qui trovate per intero). In pratica la Società delle Nazioni (il predecessore dell'Onu), invitò Einstein a chiedere a chiunque volesse un parere su di una qualsivoglia questione, al fine di alimentare un dibattito. Einstein scelse Freud, e la domanda Perchè la guerra? Cosa possiamo fare per evitarla? E' insita nell'uomo?
Oltre alle domande Einstein sviluppa alcuni concetti che lo stesso Freud riterrà esatti, rispondendo, infatti, sulla sua stessa riga.
Il risultato è: il diritto è alla base del vivere civile ed il diritto è figlio della violenza, intesa come uso della forza. Il diritto può essere di una persona, di un singolo, può essere di una intera comunità, ma ad ogni modo, storicamente, quel diritto nasce dall'uso della violenza. La conclusione sembra essere: la guerra, l'aspetto violento è insito ed imprescindibile nell'uomo; per assurdo le guerre di conquista più grandi sono proprio quelle che hanno donato paci più durature. Cosa si può fare per la pace? Creare una Società delle Nazioni che operi al di sopra di tutti è la risposta, ma questa non deve mai e poi mai essere soggetta ad un solo stato o interesse. E ad ogni modo, per sedare gli eventuali conflitti, agirà essa stessa con la forza. E allora? La speranza, l'unica, è che "l'incivilimento", dice Freud, il cammino che l'uomo ha intrapreso, porti a maggiore cultura e consapevolezza, tali da negare le pulsioni di conquista insite nell'uomo.




















Poi è passato un po' di tempo. La nostra pace duratura di sessanta anni ci ha per fortuna fatto dimenticare cosa sia mai uan guerra vissuta sulla propria pelle. Le persone che vi hanno partecipato all'ultima sono morte o comunque sia anziane, ed in pochi ne coltivano le memorie. D'altro canto il mondo è diventato più piccolo ed ogni giorno possiamo comodamente da casa, all'ora di pranzo, guardare scene di guerra, bambini mutilati, cadaveri su cadaveri. E l'unica cosa che viene in mente è: "tra poco cominciano i simpson" o roba del genere. Freud aveva sottovalutato questo aspetto: l'abitudine. La massificazione mediatica della guerra, il suo proporsi e riproporsi incessantemente, tale da non scalfire più.

Io, il muretto di casa lo farei proprio come quello... (nel filmato sopra, Tognazzi, ne "I Mostri - scenda l'oblio" di Dino Risi).
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sabato 28 giugno 2008

Ebbene sì, sono berlusconiano (e non lo sapevo)

Tra i commenti ai miei post ne avevo trvate di tutti i colori.
Credevo che alla posizione numero uno ci fosse quello che mi aveva consigliato da anonimo di "comprare un negro" per farmelo mettere nel...
Credevo che sì, insomma, si fosse capito che io e Silvio tanto d'accordo non andiamo...
e invece...

Anonimo Anonimo ha detto...

lo criticate ora perchè l'avete votato le persone oneste e civili non l'hanno votato

Sono sorpreso. Non capisco quanta genialità imbarazzante si nasconda dietro questa frase.
E' chiaro che da oggi cambierò tono, perchè ho capito di aver fatto tutt'altro rispetto a quello che credevo quel benedettissimo giorno 13...
Lunedì intanto andrò da un buon psicologo. Poi si vedrà.

In fede,

Riciard il berlusconiano
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venerdì 27 giugno 2008

Maroni: prendere le impronte digitali ai bambini Rom, andremo fino in fondo

Il carissimo ministro Maroni, un cognome che parla da solo, ha deciso di far prendere le impronte digitali ai Rom residenti in Italia, il che equivale, in pratica, a schedarli.


(fonte: Repubblica):
ROMA - Non è "schedatura etnica" prendere le impronte digitali di grandi e piccoli per censire i residenti dei campi nomadi. Così il ministro dell'Interno Roberto Maroni nel corso dell'audizione alla Commissione Affari costituzionali della Camera, dove ha precisato che l'iniziativa, prevista nel pacchetto sicurezza e anticipata qualche giorno fa, "vuole offrire ai nomadi una ulteriore garanzia per la tutela dei loro diritti".

E' opinione di molti che sia necessario prelevare le impronte digitali della popolazione tutta, e mi chiedo perchè sia così necessario (non amo uno stato che entra troppo nella mia persona), ma comunque sia una operazione "nazionale" avrebbe se non altro il merito di non discriminare nessuno.
Invece, come al solito, eccoci a parlare di discriminare i Rom. E di bambini (!).
Per fortuna qualcuno si è dichiarato contrario:

(fonte Ansa): "ROMA - Non è "schedatura etnica" prendere le impronte digitali di grandi e piccoli per censire i residenti dei campi nomadi. Così il ministro dell'Interno Roberto Maroni nel corso dell'audizione alla Commissione Affari costituzionali della Camera, dove ha precisato che l'iniziativa, prevista nel pacchetto sicurezza e anticipata qualche giorno fa, "vuole offrire ai nomadi una ulteriore garanzia per la tutela dei loro diritti"."

Ma Maroni andrà fino in fondo. Come chi sa di avere la certezza della ragione dalla sua parte.

Una risposta che dette giorni fa al coinvolgimento dei bambini nell'operazione fu dire che così, senza alcun problema, sarebbe stato risolto il fenomeno dell'accatonaggio, del loro sfruttamento. Sarebbero andati a scuola. Agisce per il loro bene, il ministro.


Mi chiedo perchè, allora, non si prendano le impronte digitali di quell'esercito di persone che in Italia hanno appena la licenza elementare (e non si parla di soli novantenni):

(fonte: Federazione Italia S.Vincenzo de Paoli, CNL) Secondo dati pubblicati nel 2005, quasi sei milioni di italiani sono totalmente analfabeti. Rappresentano il 12% della popolazione contro il 7,5% dei laureati. L'Italia è fanalino di coda tra i fra i 30 Paesi più istruiti. Solo il Portogallo e il Messico hanno un tasso più elevato.
Senza alcun titolo di studio (o in possesso della sola licenza elementare) è invece il 36,52% della popolazione, circa 20 milioni sui 53 censiti nel 2001. Questa popolazione è considerata come ana-alfabeta, cioè del tutto analfabeta o appena alfabeta. Questa situazione è stazionaria da 10 anni.
La situazione è più grave dal centro fino al sud e alle isole. Basilicata, Calabria, Molise, Sicilia, Puglia, Abruzzo, Campania, Sardegna, Umbria sono regioni con una popolazione analfabeta, senza alcun titolo di studio, che supera l'8%. A Catania gli analfabeti raggiungono l'8,4%, ma anche a Palermo, Bari e Napoli si ritrovano percentuali di poco inferiori. Interessante notare come alcune di queste regioni hanno un alto tasso di laureati (la Calabria ha più laureati della Lombardia e del Piemonte).


Anche in Italia, come nei paesi del terzo mondo, l'analfabetizzazione, la dispersione scolastica causa una forte leva per spingere i bambini o ragazzi verso la microcriminalità.

Prendiamo le impronte digitali anche a loro, caro ministro. Così magari qualcuno si laurea anche.
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giovedì 26 giugno 2008

Berlusconi spiegato a un bambino

Se un bambino, un giorno, vi dovesse mettere in difficoltà, chiedendovi chi sia, cosa faccia e perchè il caro Silvio, non sarebbe facile rispondere. Potreste anche accontentarvi di un misero "è una persona cattiva" o cose del genere, ma rifiutereste di comunicare già dall'infanzia il valore inestimabile per la crescita dei figli, cioè l'antiberlusconismo.


Dunque, mettiamo che siete alla televisione, voi e vostro figlio, state guardando il tg. Appare una immagine di Berlusconi e voi iniziate ad infamare gentilmente, poichè certe cose è brutto dirle davanti ad un bambino, ma con una buona dose di voce.
A questo punto la fatidica domanda:
"Babbo, chi è Berlusconi? Perchè ti arrabbi con lui?"
E' qui, che è necessario tirare un bel respiro, ed iniziare con la voce calma a spiegare...

Ti ricordi la favola di Biancaneve? Ecco, Berlusconi in quella favola è la strega, quella della mela, ed i nani sono i giudici. Oppure pensa a Shark Tale. Te li ricordi gli squali? Ecco, lui è quello più vecchio, il babbo, che chiede al figlio di mangiare i pesci. E il lupo cattivo, lo ricordi? Ecco, Berlusconi è il lupo cattivo.

Ammettiamo che lui non capisca come il Silvio possa essere tutto ciò. Potrebbero volerci spiegazioni più serie, qualcosa di un minimo fondato.
E allora vediamola così...

Pensa al tuo amico, come si chiama, ecco, Katalin. Ti sta simpatico, vero, giocate insieme all'asilo. Ecco, Berlusconi vuole che lui se ne vada. E non perchè ha fatto qualcosa credimi, solo perchè non è nato qui come noi. E hai presente quando ti dico che fuori bisogna comportarsi per bene, che non dobbiamo fare del male agli altri? Ecco, tienilo presente per tutta la vita. A meno che tu non incontri Berlusconi pensionato al giardino. In quel caso è concesso tutto.
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Il pittore croato

Fine degli anni novanta, non ricordo se '98 o '97. Mi ritrovavo a Porto Azzurro, all'isola d'Elba, e il passatempo serale era diventato andare a trovare un pittore che sulla passeggiata faceva per pochi soldi il ritratto a carboncino a chiunque glielo chiedesse. Incominciava dal naso, sosteneva che da una qualche parte bisogna pur cominciare, e che il naso, trovandosi a circa metà della testa, fosse un inizio più che buono. Tratteggiato il naso partiva a fare le proporzioni in rapidi e leggerissimi schizzi, per poi, in tocchi veloci, rendere la carta alla realtà. Era semplicemente bravissimo.

Mi ricordo quando una coppia chiese il ritratto del proprio figlio, un bambino sui cinque anni, con alcuni problemi fisici evidenti anche nel viso. Non battè ciglio, e fece il ritratto. Omettendo tutti i particolari brutti, lavorando un poco di fantasia. I tre ne furono entusiasti. Io mi avvicinai, e gli chiesi perchè avesse dipinto un viso perfetto a chi, oggettivamente non lo aveva. Mi chiedevo se non fosse una piccola e bonaria presa di giro. Mi rispose che è necessario sorvolare sulle cose brutte, disegnare come se non esistessero. A cosa serve, mi disse, un lavoretto come questo, se non può nemmeno rendere una persona un poco più felice?



Era un professore di disegno e storia dell'arte in Croazia, in vacanza estiva, e si ritagliava quel piccolo spazio per trarne anche qualche piccolo beneficio economico ed un po' di relax.
Una sera lo trovai agitatissimo, la sua calma era scomparsa, rimetteva tutti i suoi oggetti frettolosamente, scaraventandoli alla rinfusa nella valigetta. Era teso, si vedeva che aveva pianto e che avrebbe pianto ancora. Mi avvicinai cauto, e gli chiesi cosa stesse facendo, perchè se ne andasse e soprattutto dove.
Un attimo che ricordo benissimo, come la sua frase.
Mi mise una mano sulla spalla, come usa tra buoni amici, e mi guardò dritto negli occhi, con una profondità molto intensa.

Mi hanno telefonato da casa. Poche parole. Hanno raso al suolo la mia casa nell'ultimo bombardamento, non so cosa sia rimasto, non so chi sia rimasto vivo. Torno là. E cerco di ammazzarne il più possibile. Ricordati di me, mi disse, ricordati di me.

Forse si riferiva ai caschi blu, che in Croazia erano andati in missione di pace bombardando allegramente, o più probabilmente ai serbi.
La sera seguente non c'era, era partito. Ed ogni volta che ci penso, mi chiedo cosa sia successo, se la rabbia lo abbia travolto e sia finito in chissà quale scontro a fuoco. O se invece abbia rimesso su la propria casa mattone su mattone, e magari continuato ad insegnare nel suo liceo. E' chiaro, che non lo scorderò...
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mercoledì 25 giugno 2008

Da oggi potete tranquillamente sputare in faccia al vigile che vi sta facendo la multa



(fonte Ansa): "ROMA - Duro affondo di Silvio Berlusconi contro i pm e l'opposizione. Intervenendo all'assemblea di Confesercenti, dove in prima fila siede anche il leader del Pd Walter Veltroni, il premier definisce i "giudici politicizzati" "una metastasi della democrazia". Parole accolte dai fischi della platea. Poi mima le manette e afferma: "Certi pm vorrebbero vedermi così...". (...) L'Italia, aggiunge il premier parlando con sempre maggiore foga, è ormai "una democrazia in libertà vigilata, tenuta sotto il tacco da certi giudici politicizzati" (...)
ANM: ATTACCHI PREMIER DELEGITTIMANO TOGHE
"Gli attacchi ingiustificati rischiano di creare una delegittimazione dell'intera istituzione". Lo sottolinea il presidente dell'Anm Luca Palamara, a proposito delle affermazioni fatte oggi dal presidente del Consiglio sui magistrati. "Parole quali conflitti, opposizione, tregua non appartengono al lessico dell'Anm che viceversa ritiene indefettibile la coesistenza tra poteri dello Stato, nel reciproco rispetto che significa reciproca legittimazione" dice Palamara, che ribadisce che "il tema che interessa i magistrati italiani è il funzionamento del processo" e che per questo le toghe "chiedono alla politica di migliorare il sistema nell'interesse dei cittadini"."


Adesso basta fare due più due. Cinque? No, sarà il caso, allora, che esprima ciò che penso.
Innanzitutto, per l'ennesima volta, voglio ricordare a lor signori politicanti di maggioranza ed opposizione che non esiste il "garantismo". La magistratura è stata ordinata dall'assemblea costituente appena qualche decina di anni fa in posizione alterna alla politica, non per governarla, non per favorirla o bacchettarla: una forza esterna alla politica, con la totale libertà di azione. Affinchè, appunto, non potessero verificarsi casi del genere, affinchè un qualunque cretino potesse rivendicare il primato della politica sulla magistratura. Sono due binari paralleli, che si incrociano solo quando si parla dell'individuo singolo e dei suoi misfatti. Viene da chiedersi come mai Pertini non avesse mille e duecento processi in corso...

Inoltre... attaccare la magistratura significa attaccare la fortezza della legge. Cioè smentire con tuoni e cannonate l'ordine dello status quo, in pratica DELEGITTIMARE L'ORDINE.
Non che questo debba per forza essere un male, dipende come lo si fa. Il fatto che chi esercita la tutela delle regole venga delegittimato e si voglia portarlo ad ubbidire come un cagnolino al politico di turno, porta ad alcune conclusioni.
Ovvero se chi esercita la legge non ha potere alcuno, allora nemmeno chi cerca di far rispettare le regole fuori da un tribunale può avere potere. Con quale diritto un vigile mi può fare una multa, domani? Con quale diritto, per ironia, la polizia può arrestare un boss latitante?
Sono loro i colpevoli, intende Berlusconi, loro la parte malata e da combattere: ergo, non li rispetto, o almeno non sono tenuto a farlo.

Quindi mi aspetto che i carabinieri e i poliziotti di quartiere diventino figure di ausilio alla quotidianità. Ad esempio: hai da cambiare una lampadina? Aspetti che passino sotto casa e li chiami. I vigili potrebbero iniziare a fare le pulizie, e per concludere i magistrati potrebbero essere trasformati definitivamente in maggiordomi.

Quantomeno adesso avete un buon motico per offendere un vigile che, magari giustamente, vi sta facendo una multa. Chiedetegli perchè voi dovete pagare per un errore commesso se chi va in bancarotta fraudolenta viene addirittura accantonato per un anno ( e poi prescrizione etc etc).
Oppure chiedetegli perchè la sua parola debba valere contro la vostra. Chi lo dice che ha ragione lui? Io posso sempre avere il legittimo sospetto che mi voglia inculare per benino, per cui esigo che chiami un altro vigile e così via.

Alimentare lo screditamento delle cariche, degli uomini, preposti a far rispettare le regole, significa di fatto distruggere le regole. Il che, facendo due più due, porta o a nuove regole, dettate non più dal buon senso, ma dall'autostima gonfia di una sola persona, oppure all'anarchia.

Verrà il momento di fare tre più tre e tireremo le somme.
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martedì 24 giugno 2008

Io l'avevo detto!

Ora, non per orgoglio personale, nemmeno per scopi didascalici o senilità precoce. Ma lo devo proprio dire, nonostante Loska mi avesse smentito.
Io ve l'avevo detto: Berlusconi, oltretutto, porta anche male!

Ora, possiamo nuovamente riepilogare le nefandezze datate anno 1994 che, se il mondiale fosse stato vinto, avrebbero colto di sorpresa, quasi senza accorgersene, un'Italia in festeggiamento perpetuo (che si sa, noi in Italia usiamo festeggiare solo per il calcio).

Pensiamo all'oggi, senza rivangare come al solito le nubi di ieri.
Passata la legge salva Berlusconi e Italia fuori dagli Europei.
Fate un po' di zoom sulla cosa. Il fatto che non abbia aspettato la finale degli europei per tirare i nodi al pettine è significativo di una di queste due opzioni:

a) non confidava in Donadoni, sapeva che se non era la Spagna sarebbe stata la Russia buttarci fuori, per cui, meglio agire in fretta
b) Donadoni e l'Italia vinceranno, ma ugualmente, tempo non ce n'è

Comunque sia, per fortuna, come suo solito il leader ci ha rassicurato: lui non sfrutterà questa legge, sarebbe contro di lui, contro la sua natura non uscire completamente immacolato dalla vicenda.

A questo punto uno può fare solo due cose:
a) ridere
b) piangere

Io sono uno di quelli che, ridere quando c'è da piangere proprio no; se c'è da piangere si piange.
Tuttavia, sarà il caldo che mi ha dato alla testa, ma sento che l'unico modo per dire la mia su questa rassicurazione del nostro amatissimo leader sia questo video:



Notare le finezze del testo, da lungimiranti: che cosa sei che cosa sei che cosa sei NON CAMBI MAI NON CAMBI MAI NON CAMBI MAI
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Lo scultore di Point Croix

Era il 2002, vacanza in Normandia e Bretagna. In un mondo di favole, fatato, abitato da gnomi e leggende, dove potresti credere a tutto, poichè tutto il mondo del fantastico è a portata di mano, approdiamo in una delle petit citè de caracter della Bretagna: Point Croix.
Bellissima, incantevole nel suo silenzio, nel suo passare il fiume con andatura medievale. Decisamente affascinante nei ciottoli, nella oscurità della piccola chiesa, nella maestosità tutta di pietra e tempo, della piazza principale. Eppure piccola, piccolissima.
Poche botteghe, una boulangeriè e una boucherie come sempre. E una bottega di una rtigiano che lavorava divinamente la ceramica e che sporadicamente esponeva anche in Italia.
E poi lui.
Scendiamo per una piccola ed irta discesa, e sulla destra, confuso assieme alle abitazioni, un piccolo squarcio di mondo fatato, la bottega di un vecchio scultore.

Scolpiva il legno e le sue opere erano dense di vita e semplicità, cantavano le forme della natura, il suo ritmo, la sua misteriosa sapienza. Dopo esserci guardati un pochino attorno, scoprendo venatura per venatura la sua esposizione, proviamo a parlargli.
Non sapeva l'italiano, ovviamente. Non sapeva l'inglese, ovviamente. Parlava un francese con stretto e marcato accento bretone, il che lo rendeva incomprensibile per lo più anche ai francesi.
Eppure, a gesti, a forza di spiegare e rispiegare ci intendiamo.
Prende da un cassetto un album di foto, e mi mostra alcune delle sue composizioni più riuscite.
Per nostra fortuna un figlio di emigrati italiani, lì da turista anche lui, accorre in soccorso e traduce parola per parola quello che diceva.
Parlava di una scultura soprattutto, e i suoi occhi si accendevano ancora più della vitalità che pareva non accennare mai a spegnersi. Era lui stesso curioso di noi, curioso del nostro interesse, e noi, dal canto nostro, pendevamo dalle sue labbra di mago o gnomo sceso da chissà quale libro appositamente per noi.
Una scultura in particolare: il guardiano della foresta.
Un suo amico abitava nei Pirenei francesi, al confine serrato con la Spagna, in un villaggio, a vederlo dalla foto, quasi sommerso dalla foresta circostante.
Un giorno un grande temporale, fulmini a volontà, ed un imponente albero viene tagliato a metà da uno di questi.
L'amico non perde tempo, telefona allo scultore e gli dice: perchè non vieni a vederlo, e lo scolpisci come vuoi?
Lo scultore ci mostra le foto. Lui da solo, appoggiato all'albero, poi con la famiglia.
Poi le fasi della lavorazione, e c'è un particolare: quest'uomo sembra avere sempre il sorriso sulle labbra.
Alla fine, lui appoggiato alla scultura finita: un imponentissimo guardiano della foresta, di legno, ottenuto da un albero abbattuto dalla natura e, per caso, a salvaguardia della natura stessa.
Capisco cosa voleva dire all'inizio quando, come un Michelangelo moderno, diceva di vedere immediatamente nel blocco di legno ciò che doveva scolpire: un levare e basta, raggiungendo la forma, che è già lì, aspetta solo di essere svelata.

Ce ne andammo, e non so perchè, quel vecchio scultore lo porto sempre con me nel cuore. Sarà per la magia di quel casuale incontro, sarà per il suo viso, sarà perchè tutto, in Bretagna, sembra fatato e volgere più alla mitologia che alla realtà.
Oppure solo perchè silenziosamente gli feci una promessa: andare a trovare il suo guardiano, farmi una foto con lui e portargliela, senza nemmeno capire quanto questo possa voler dire...ma è come se sentissi un debito, come se sentissi che in cuor suo, mi aspetta, con quella foto...
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lunedì 23 giugno 2008

Nella vita ci vuole culo

Sono ateo, e lo sapete. Ma in una cosa, spingendosi un poco verso l'irrazionale, si potrebbe anche credere. Che lassù, tra le nuvole, ci sia una immensa giostra, una roulette, un bellissimo panno verde, dove si scommette. Si vince si perde. Voglio nascere in Italia, niente da fare, la pallina è caduta su Albania. E senza nemmeno il tempo di replicare, eccoti in Albania. O Etiopia. O Rwanda.
Magari, se non hai voglia di azzardare punti sul rosso o sul nero, e finisci in Turchia o Messico.

Essere nati in quello che chiamano primo mondo è solo questione di caso, e di fortuna per chi se ne rende conto. Una volta capita la casualità dell'evento, ci si può rimbecillire di "Amici" e "Ruota della fortuna", magari bere chianti a basso prezzo ed infamare gli stranieri, chiunque essi siano.
Oppure cercare di capire, di affrontare i nodi della questione, anche i più spinosi, per vedere, in fondo, che altro non è che questione di umanità ed intelligenza.



Tu che stai già per commentare negativamente, poniti una domanda. Se tu fossi Afghano, se i tuoi figli morissero tra gli stenti, se proprio in quel contesto tu vedessi in una televisione "Affari tuoi" e un uomo che fa le capriole perchè ha appena vinto 500.000 euro, cosa penseresti? Non vorresti provare a dare una chance ai tuoi figli? E' solo una pura questione di umanità.

Le leggi vengono dopo.

Si parla di persone attaccate alle gabbie per la pesca dei tonni. A mollo, nel mare.
Molti muoiono, altri sopravvivono. Ma a cosa, e a quale prezzo?

(fonte Ansa): "LAMPEDUSA (AGRIGENTO) - Continua la scia di gommoni carichi di clandestini verso Lampedusa. Oggi ne sono stati fermati sette a largo delle Pelagie: trasportavano anche molte donne e un bambino. I primi due natanti sono stati avvistati da una motovedetta della guardia costiera stamane a 6 miglia da Lampedusa, di fronte Cala Pisana. Su uno vi erano 39 migranti fra cui 6 donne, sull'altro 43, tra i quali 4 minori e 12 donne.

Un'altra barca con a bordo 26 immigrati, tra cui 9 donne, è stata soccorsa dalla Guardia di finanza a 12 miglia a sud di Lampedusa. E poi di seguito: un gommone di 12 metri, con 68 clandestini, tra cui due donne e un bambino, è stato intercettato dalla guardia costiera a 17 miglia dall'isola. Altri 102 immigrati sono stati accompagnati al centro di prima accoglienza dopo essere stati fermati su due gommoni (uno con 60 e l'altro con 42 migranti, tra cui 17 donne) intercettati a 20 miglia dall'isola. Un' altra imbarcazione con a bordo 48 clandestini, fra cui una donna, è stata invece fermata, a 55 miglia a Sud di Lampedusa, dalla nave della Marina militare 'Fenice'. I migranti sono stati portati ad un miglio da Lampedusa dov'é intervenuta una motovedetta della capitaneria di porto che li ha trasportati sulla terraferma..."
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2010 Fuga dall'Italia


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domenica 22 giugno 2008

Diario di bordo, 22/6/08

Non ci vuole molto per vederlo, per capirlo, stiamo già rivoluzionando l'informazione.
I blog stanno spargendo a macchia di olio, i giornalisti faziosi cominciano ad essere contestati, come Fede, ed alcuni giornalisti stessi preferiscono dal comodo dell'ufficio prelevare le notizie dai blog e diffonderle come proprie.
E la gente inizia a leggere i blog, ad apprezzarli, a capire che dietro quel filmato, quella intervista, quello scritto, spesso ci sono passione, intuito, volontà di fare informazione e passione.
I giornalisti non sono più il cane da guardia dei politici, forse non sono nemmeno più per le strade ad informare, a mostrare, ma in compenso spesso iniziamo a trovare l'iniziativa dei blogger. Nel tempo libero molti, altri a tempo pieno.



Ora, come giustamente il nobile Ganglio sosteneva in un suo articolo, molti blog sono merda, e non so se anche questo rientri in quella definizione, ma non tutto è da scartare, anzi.
Lo si capisce dal fatto che ci sia paura dell'informazione libera dei blogger, lo si capisce perchè si vuole censurare queste opinioni, componendo sentenze contro la libertà di opinione in rete.

Proprio a questo titolo, Mstatus pubblicava qui, in suo articolo, una petizione che siete chiamati a firmare...

In un vecchio articolo scrivevo perchè per me fosse importante essere blogger, condividere il proprio spazio, aprirsi e far aprire, crescere, in una parola sola. "...Il blog, ad oggi, è una risorsa inestimabile, di uguale spessore dei piccoli pamphlet sulla libertà che circolavano di mano in mano, fottendosene dei rischi non troppo calcolati della censura ottocentesca e novecentesca. Il blog rimane l'ultimo residuo di informazione libera, e nella sua soggettività, ben più oggettivo di chi, con alle spalle il potere, pubblica su quotidiani di largo consumo imprimendo concetti nella testa delle persone. (...) Il vostro blog è importante. E' l'unico luogo ancora deserto, dove noi, coloni, ci siamo spinti a costruire, creando una moltitudine di comunità libere e rispettose l'una dell'altra."

Per cui, continuiamo a sfidare con indifferenza gli albi, le iscrizioni, la stupidità e la cecità di alcuni, e continuiamo su questa rotta. Magari evitando di darne il merito di averla tracciata a gente come Adinolfi.
Grazie a tutti voi,

Riciard
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Prima di tutto vennero a prendere gli zingari...


Bertold Brecht, Berlino 1932

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti,
ed io non dissi niente, perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me,
e non c'era rimasto nessuno a protestare.

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sabato 21 giugno 2008

I Seminatori di grano e la chitarra

Foto di Alessandro Pagni

Gian Maria Testa ci accoglie nella piccola, ma sobria hall dell'albergo, con aria pacata e cortese, come la sua stretta di mano. Iniziamo a parlare, e la sua voce fluisce bassa, lenta e riflessiva, il tipico modo di esprimersi di chi ha effettivamente qualcosa da dire... e spazia dalla musica, dalla nascita di una canzone, alla terra,, fino alle anime migranti, forse le stesse anime salve de andreiane, seguendo il fuclro del suo ultimo album, capolavoro bucolico di poesia e musica, che, come altre volte, sa di mare, sa di vita.

Questo è un estratto dall'intervista completa, che chi vuole, può trovare qui.


"Per la prima volta sono entrato in studio avendo in mente la scaletta del disco. Il disco è come una specie di libro con dei capitoli. Il primo è la partenza, i seminatori di grano, appunto, dopo d'è "Rrock" che è un focus su di una sola persona(...). Poi c'è "Forse qualcuno domani" che è la canzone della perdita di identità. Succede spessissimo che, specie per gli africani che hanno nomi complicati, venendo da noi vengano chiamati in altro modo, come Abdul, Alì, Mustapha...ma si chiamano in altro modo, loro lo accettano perchè altrimenti nessuno li chiamerebbe. Poi c'è la canzone della traversata vera e propria, quindi del rimpianto, del fatto di non poter fare nulla. Anche questa settimana sono morte, credo, più di cento persone ... e quando vedo queste persone attaccate alle gabbie per tonni... è qualcosa che non si può neanche raccontare, ormai non fa neanche la prima notizia del telegiornale.



(...) gli ultimi ad aver qualcosa da dire con arroganza su questo tema siamo noi, gli italiani. Dal 1870 ad oggi sono emigrati cinquanta milioni di italiani, cioè un'altra Italia fuori. Le più grandi città italiane sono tutte all'estero: in nessuna città italiana ci sono tanti abitanti quanti italiani ci possono essere, ad esempio, a San Paolo, Brasile, o Toronto... e l'altro dato è che all'inizio degli anni venti, in America, una statistica diceva che il quarantasei per cento dei crimini commesso negli Stati Uniti era commesso da italiani. Noi abbiamo esportato Sacco e Vanzetti, ma anche Al Capone... tutta una gamma. Come qualunque altro popolo. Però l'essere obbligati a partire, lo sradicamento, l'abituarsi in un posto che non è il tuo ti fa reagire e fa reagire gli altri in un determinato modo. Bisogna avere un minimo di santa pazienza, ci si deve rendere conto del dislivello che c'è fra il tuo essere benestante e questi che arrivano, cercare di non fare discorsi del tipo spariamo sui gommoni, o muri e nuove leggi...

(...) si va al di là di ogni considerazione di posizionamento politico a destra o a sinistra, non importa più, è una questione, da una parte di normale intelligenza, dall'altra di normale umanità. Io se fossi un abitante, un cittadino del Rwanda, se non potessi dar da mangiare ai miei figli, piuttosto che vederli morire, sicuramente, se ne avessi le forze, proverei a portarli altrove, farei il tentativo, e certamente non avrei la possibilità di andare all'ambasciata italiana del Rwanda a chiedere un visto per venire in Italia. Quindi arrivato in Italia sarei considerato immediatamente un delinquente. Prova a pensare un attimo a questa cosa. Questa legge che fanno passare è uguale ad Auschwitz.

Cioè la gente viene incriminata per il suo stato, non perchè ha fatto qualcosa. Se un immigrato clandestino, e lo sei per forza clandestino, vieni da un paese che non ti dà l'autorizzazione, vieni in Italia e nemmeno qui te la daranno, vieni solamente per disperazione e per questo fatto sei fuorilegge. Esattamente come per il fatto di essere zingaro, ebreo o omosessuale venivi mandato alle camere a gas durante il nazismo."

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La Terra, la chitarra,e l'uomo - intervista con Gian Maria Testa

Domande di Riciard, foto di Alessandro Pagni



La prima domanda è un po' così, personale... Gian Maria Testa è un cantautore, è un ferroviere, e cos'altro? Chi è Gian Maria Testa?
Ferroviere non più, dall'anno scorso, dal primo aprile dell'anno scorso. Ho festeggiato i miei venticinque anni da ferroviere licenziandomi.
...Ma non era in programma la pensione per i sessantacinque anni?
Sì, nel senso che l'ho maturata, ho maturato il diritto di avere una pensione, che però avrò a sessantacinque anni, quando li compirò...stante l'attuale legge sulle pensioni. Non ce la facevo più, neanche facendo il part time, a dividermi tra concerti etc. Quindi, ho dovuto scegliere...poi in ferrovia c'è un detto, una cosa chedicono sempre gli anziani: quando te ne puoi andare bisogna andare, se non te ne vai subito dopo ti succede qualcosa, per quelli che fanno i macchinisti o i capostazione, i mestieri a rischio di errore, e allora li ho ascoltati, sono andato via. E, per quanto riguarda la domanda, credo che la cosa che è rimasta più forte in me sia l'aspetto contadino, forse la cosa che sento più presente, non tanto nel fatto che mi piaccia fare l'orto, non e questo... è proprio nel modo di essere, mi rendo conto che quel che mi è rimasto di più dentro è quello.
Infatti, leggendo, sbirciando quà e là, ci sono molte definizioni di Gian Maria Testa, alcune nemmeno troppo carine, c'è chi dice che contamini troppo Conte, ad esempio. Io se dovessi trovarne una definizione, lo paragonerei alla scrittura di Jean Giono, una musica bucolica...
Ma, io, guarda, non so rispondere a questo... ognuno è difficilmente abito di se stesso, e nel momento in cui fai una cosa pubblica, ognuno ha il diritto di dire la sua. Su di me hanno espresso tutta la gamma possibile di pareri, c'è, per esempio, una enciclopedia, l'enciclopedia del rock, nella quale figuro anch'io: come nome, discografia e con una stroncatura pazzesca. Come poi c'è quello che esalta, ma va bene tutto... una volta ero a Parigi, una giornalista ha letto questa cosa, mi ha telefonato e mi ha detto: guarda, devi replicare. Come replicare? Loro hanno il diritto di dire quello che pensano. Pensano questa cosa e non c'è nessun motivo di replicare, non c'è veramente nessun problema. Per quanto riguarda le definizioni, non saprei... quello che posso dire è che prima della canzone mi ha colpito la poesia. Poi mi ritrovo con questa voce qui, vengo da un certo tipo di contesto, quindi sono la risultante di tante cose casuali... non credo che l'originalità sia un valore di per sè, perchè ci sono delle originali puttanate, il mondo ne è pieno. Anche se sono convinto che se tu racconti la tua piccola verità sei per forza originale; sei la sommatoria di quello che hai amato ed odiato, di quello che hai vissuto, però sei in qualche modo unico, come chiunque, in qualunque campo. Quindi, non è un valore di per sè, ma è un segnale di sincerità. Quello che posso dire, e non posso dimostrarlo, è che scrivo solo se ho una pulsione per farlo e racconto la mia piccola verità, non ho mai scritto niente per piacere a qualcuno. Ho scritto delle cose che corrispondessero a me, nel bene e nel male, e infatti sono tranquillo, in fondo non mi importa.
Ed è un aspetto del tutto inusuale se paragonato con chi è alla ribalta
Guarda, sono veramente tranquillo, a me davvero non importa proprio niente. Ovviamente preferisco gli applausi ai fischi, ma non mi spaventano. Perchè io non salgo su di un palco per essere applaudito, e fra l'altro avrei di gran lunga preferito una cosa che mi permettesse di manifestare quella parte di me non dicibile che non prevedesse la mia presenza, per esempio avrei voluto essere capace di scrivere, dipingere o di scolpire. Purtroppo il palcoscenico è assolutamente connaturato con questo fatto di scrivere canzoni... si potrebbe fare anche solo scrivere dischi, però alla fine viene un momento in cui incontri un pubblico, ma non è che io aspetti con ansia questa cosa...
Quindi siamo quasi in accordo con De Andrè, che diceva che una canzone va scritta e fatta ascoltare ai pochi amici che la possono davvero capire, o deve essere spiegata, divulgata... cos'è una canzone?
Per me una canzone è un linguaggio, dico una banalità, un linguaggio forte. E' un linguaggio alternativo alla parola parlata come ce ne sono molti altri; alcuni con le parole esprimono molto bene quello che pensano, altri usano parole a vanvera... la canzone ha tutta questa gamma di possibilità. Per quanto mi riguarda sono contento se una mia canzone va lontano, ma non credo che sia necessario. Una delle domande a cui non ho mai saputo rispondere, a me stesso, è perchè? Tu potresti benissimo stare a casa, scrivere le tue canzoni e suonarle, potrebbero addirittura non essere scritte, potresti richiamarle tu, da una tua memoria... non ho mai dato una mia risposta a questa mia domanda perchè so che in definitiva non è così gradevole, ha a che vedere con la ricerca di consenso, la pacca sulla spalla, il bravo degli altri...
E' anche un mezzo di comunicazione però, se uno ha veramente qualcosa da dire
Sì, però se tu togli le mie canzoni dal panorama della musica contemporanea, non cambia niente, così come se togli il novanta per cento delle cose attuali non succede niente. Se togli Mozart, quello che viene dopo cambia. Non è così fondamentale, non è per niente fondamentale, è uno dei tasselli possibili, ma non c'è necessità...
Però credo che un disco come "Da questa parte del mare", l'ultimo, scaturito da un lavoro di quindici anni, che parla dei migranti, dell'immigrazione, sia arrivato in un momento "ideale" per fare riflettere di più le persone. Si presenta come un in più alla cultura...non andrebbe tolto!
Non lo so, sono considerazioni che ho scritto per me, e fondamentalmente per i miei figli, per non dimenticare chi siamo e dove stiamo, in che cavolo di mondo si vive. Poi... per esempio, ho suonato anche vicino a Treviso, un concerto di solo, un paio di anni fa, e il dopo concerto è durato di più del concerto. Nessuno era d'accordo con me su questa cosa delle immigrazioni, sono venuti a dirmelo in modo veemente. Lì ho pensato che avevo fatto bene ad andare a suonare, ho lanciato una specie di piccolo sasso in uno stagno, non che pensi che qualcuno cambierà idea, ma almeno, che si sappia che non tutti la pensano allo stesso modo, in questo senso sì. Ma non ho nessuna intenzione salvifica o profetica, per me è un linguaggio e fra l'altro è anche una cosa necessaria, per me, nel senso che ci sono cose che io so dire solamente con una canzone, e so dire anche per le mie orecchie solo con una canzone, per cui devo proprio farla. Dopo di che il caso ha voluto che qualcuno si sia interessato a me, ha pubblicato i miei dischi... per cui adesso se faccio una canzone ha una valenza anche per gli altri... però le farei lo stesso, anche se non pubblicassi dischi, se non facessi concerti, non posso impedirmelo.
E' una propria inclinazione...
Sì, a un certo punto uno dipinge, o scrive poesie, non è necessario pubblicare od esporre, e comunque è l'unica cosa che so fare.
Nonostante questo, ugualmente, ripensando a quanto una canzone o un album, possano contare, nel 2007 hai ricevuto il Premio Tenco...
Quello mi ha fatto davvero piacere...sono refrattario ai premi, di solito mi imbarazzano, ma il premio Tenco mi ha fatto davvero piacere. E' un premio come gli altri, qualcuno ascolta e poi giudica, e quindi dovresti prenderlo come tutti gli altri. E invece mi ha fatto piacere. Fra l'altro me lo ha consegnato Franco Luca, che è morto pochi giorni fa; ho una foto di lui che mi consegna il premio, qualcosa di lui che mi rimane...
La cosa straordinaria è che sia stato vinto con un concept album, ed è una cosa rara che anche la critica lo apprezzi veramente...
Che ti devo dire, vorrà dire che era una non di vacche magre...
...ma così ti sminuisci troppo...
Non saprei, io non sapevo nemmeno il meccanismo... a un certo punto dal Tenco hanno mandato una mail, dicendo che ero tra i finalisti, dopo la scrematura, poi mi hanno comunicato che avevo vinto, e a quel punto ho visto qual era l'elenco dei giornalisti, delle persone accreditate a votare. E veramente, avendo visto il lungo elenco delle persone, non mi aspettavo fosse una cosa così vasta, complicata e strutturata... quindi mi ha fatto davvero piacere...
"Seminatori di Grano", l'incipit del nuovo album, nasce da un ricordo e da una impressione davanti al "Quarto stato" di Pellizza da Volpedo... il ricordo è quello di aver visto coi propri occhi dei migranti arrivare in Italia...
Ero a Manacore, una piccola baia in Puglia, ho visto un peschereccio scaricare due sacchi su un gommone, ed il proprietario del gommone è andato a vedere cosa c'era dentro... c'erano due persone, due africani, uno è morto sulla spiaggia e l'altro è stato salvato da alcuni medici che erano in vacanza. E invece, il quadro, il "Quarto Stato", bellissimo ed evocativo, è uno dei simboli dell'inizio del secolo scorso. E' passato soltanto un secolo e questa fiumana di persone che vedi camminare, sono dei poveri cristi, il quarto stato appunto, stanno andando verso qualcosa. Lui lo ha fatto ai primi del novecento. Vedi che c'è fermento, c'è una speranza, quasi una certezza, camminano con fierezza. Passa un secolo, e si sposta ancora una moltitudine di persone, si spostano per necessità, perchè sono obbligati e senza speranze, sapendo già che forse annegheranno nel Mediterraneo.
"Una barca scura" si inserisce nell'album parlando di ciò che si lascia al mare. Dalla propria terra, al mare...
Per la prima volta sono entrato in studio avendo in mente la scaletta del disco. Il disco è come una specie di libro con dei capitoli. Il primo è la partenza, i seminatori di grano, appunto, dopo d'è "Rrock" che è un focus su di una sola persona, e fra l'altro Rrock, con due erre, non è un errore, ma il nome di una violinista albanese, bravissima, che avevo conosciuto, che è purtroppo morta in un incidente stradale. Io l'ho strutturata così, in onore suo; non è la sua storia, ma è dedicata a lei. Poi c'è "Forse qualcuno domani" che è la canzone della perdita di identità. Succede spessissimo che, specie per gli africani che hanno nomi complicati, venendo da noi vengano chiamati in altro modo, come Abdul, Alì, Mustapha...ma si chiamano in altro modo, loro lo accettano perchè altrimenti nessuno li chiamerebbe. Poi c'è la canzone della traversata vera e propria, quindi del rimpianto, del fatto di non poter fare nulla. Anche questa settimana sono morte, credo, più di cento persone ... e quando vedo queste persone attaccate alle gabbie per tonni... è qualcosa che non si può neanche raccontare, ormai non fa neanche la prima notizia del telegiornale.
O non la raccontano nemmeno...
Già, o non la raccontano nemmeno... Poi c'è "Tela di ragno" che è il fastidio, perchè io non mi sono mai nascosto che una immigrazione così massiccia sia problematica. Però, siccome mi sono doocumentato un po' per fare questo disco, gli ultimi ad aver qualcosa da dire con arroganza su questo tema siamo noi, gli italiani. Dal 1870 ad oggi sono emigrati cinquanta milioni di italiani, cioè un'altra Italia fuori. Le più grandi città italiane sono tutte all'estero: in nessuna città italiana ci sono tanti abitanti quanti italiani ci possono essere, ad esempio, a San Paolo, Brasile, o Toronto... e l'altro dato è che all'inizio degli anni venti, in America, una statistica diceva che il quarantasei per cento dei crimini commesso negli Stati Uniti era commesso da italiani. Noi abbiamo esportato Sacco e Vanzetti, ma anche Al Capone... tutta una gamma. Come qualunque altro popolo. Però l'essere obbligati a partire, lo sradicamento, l'abituarsi in un posto che non è il tuo ti fa reagire e fa reagire gli altri in un determinato modo. Bisogna avere un minimo di santa pazienza, ci si deve rendere conto del dislivello che c'è fra il tuo essere benestante e questi che arrivano, cercare di non fare discorsi del tipo spariamo sui gommoni, o muri e nuove leggi... rifletti soltanto su una cosa: mi faceva tristemente ridere il fatto che l'unica nazione al mondo formata solo da emigrati, cioè gli Stati Uniti, perchè gli autoctoni li hanno ammazzati tutti, ha costruito un muro e lo sta continuando, verso il Messico, per impedire ad altri emigranti di entrare. Siamo alla follia totale.

Credo che ogni popolo abbia una sua quantità percentuale di disonesti. Poniamo che sia il dieci percento in media, quando molta gente si sposta insieme la percentuale rimane quella. Come mai da noi fa così tanto notizia... io ero in Germania e sono rimasto di sale, Repubblica stessa non ha scritto "Radu Ozpetek" ha compiuto questo crimine; hanno scritto che un rumeno lo aveva fatto, è come se da noi scrivessero che un bergamasco lo ha fatto, un romano, un napoletano. Non vuol dire nulla, e infatti il giorno dopo c'erano le ronde per andare a picchiare i rumeni. Noi un mese prima avevamo fatto in Germania una vendetta privata, erano partiti da non ricordo quale clan, dalla Calabria, e ne hanno fatti fuori otto o nove, tipo strage di san Valentino, per le strade della Germania. E allora, io italiano all'estero, se i tedeschi mi avessero detto tu sei un italiano e quindi sei mafioso, gli avrei risposto: tu sei fuori di testa. Stiamo andando avanti così, e nessuno più dice niente, la troviamo una cosa normale. Tutte queste cose messe insieme fanno sì che si vada al di là di ogni considerazione di posizionamento politico a destra o a sinistra, non importa più, è una questione, da una parte di normale intelligenza, dall'altra di normale umanità. Io se fossi un abitante, un cittadino del Rwanda, se non potessi dar da mangiare ai miei figli, piuttosto che vederli morire, sicuramente, se ne avessi le forze, proverei a portarli altrove, farei il tentativo, e certamente non avrei la possibilità di andare all'ambasciata italiana del Rwanda a chiedere un visto per venire in Italia. Quindi arrivato in Italia sarei considerato immediatamente un delinquente. Prova a pensare un attimo a questa cosa. Questa legge che fanno passare è uguale ad Auschwitz.

Cioè la gente viene incriminata per il suo stato, non perchè ha fatto qualcosa. Se un immigrato clandestino, e lo sei per forza clandestino, vieni da un paese che non ti dà l'autorizzazione, vieni in Italia e nemmeno qui te la daranno, vieni solamente per disperazione e per questo fatto sei fuorilegge. Esattamente come per il fatto di essere zingaro, ebreo o omosessuale venivi mandato alle camere a gas durante il nazismo.
E tra l'altro, tutto questo fatto dalla stessa nazione che ti sfrutta quando sei a casa tua, e tu non puoi nemmeno venire a bussare a questa porta...
Ma certo, mettere una legge che condanna uno stato di cose, e non un reato, cioè tu, per il solo fatto di essere, sei passabile di pena, è una cosa allucinante.
Putroppo in pochi se ne rendono conto, perchè altrimenti non accadrebbero queste cose
Tutto questo è contro, non solo, la Costituzione, ma anche contro il diritto naturale.
Sono convinto, ripensando all'album, che anche solo una riflessione, se una persona, ascoltandolo, pensa a tutto questo anche solo un minuto, è già un piccolo tassello in più, secondo me
Non lo so, lo spero, e comunque a me interessava dare il mio punto di vista, umano, legato alla faccenda. Ho messo nell'album anche una canzone che risale proprio alle nostre migrazioni, proprio per dimostrare che addirittura anche noi avevamo bisogno dei nostri eroi. "La miniera" è una canzone del 1927, e sta a dimostrare che il dover partire era una cosa drammatica, le persone non partivano volentieri, ma perchè erano obbligate. Al punto che si era creata una mitologia. La canzone parla di un eroe, non so se il fatto sia vero o meno, ma è salvifico pensarlo, un eroe, emigrato, che ha salvato degli altri, che si è immolato...



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venerdì 20 giugno 2008

Gian Maria Testa in concerto

Stasera, ore 21.30 al Parco Pertini di Agliana, concerto di Gian Maria Testa.

Chi sia Gian maria Testa non si dice in due parole. O meglio, cosa sia la sua musica, le sue parole.
Le sue canzoni sono affreschi, densi di poesia, che lenti trascinano per mano, dietro visioni, sogni, appariscenze, dolci campi da coltivare e malesseri di animo.
La sua musica è un velo, capace di filtrare l'essenza delle cose.
Se volete saperne qualcosa di più, questo è il suo sito www.gianmariatesta.com
... per quanto lui non ami internet...




Dal sito riporto la presentazione del suo ultimo album, che nel 2007 gli è valso il premio Tenco.
"Da questa parte del mare è un concept album totalmente dedicato al tema delle migrazioni moderne, una riflessione poetica, aperta e senza demagogia sugli enormi movimenti di popoli che attraversano questi nostri anni. Sulle ragioni, dure, del partire, sulla decisione, sofferta, di attraversare deserti e mari, sul significato di parole come “terra” o “patria” e sul senso di sradicamento e di smarrimento che lo spostarsi porta sempre con sé. A qualsiasi latitudine."

Il concerto di stasera è gratuito.

Non perdetevi il resoconto dell'intervista a Gian Maria Testa domani...

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giovedì 19 giugno 2008

La Mano Sinistra chiama, Nichi Vendola risponde


Avevo scritto de "La mano sinistra" a Nichi Vendola, come ad altri del resto, dopo averlo sentito parlare in televisione, ospite di Gad Lerner. E non sembravano solo parole, fu uno dei pochi a convincermi nel modo di porsi, semplice e pieno di domande; semplice e forte della volontà di dare risposte. Così gli scrissi de "La mano sinistra", chiedendo un suo intervento, due parole per una opinione riguardo al futuro della sinistra in Italia, riguardo alla sua ricostruzione. Una sua opinione.

Chiaro che non mi aspettassi subito una risposta, da nessuno di loro, e chiaro che nemmeno mi aspettavo un intervento da un'ora e mezzo. Infatti eccola qua la risposta, breve, concisa e molto gentile. Ve la riporto:



Caro Riccardo

ti ringrazio per la stima e il sostegno. Come immaginerai, i miei impegni sono aumentati a dismisura e non riuscirò, per il momento, a scrivere qualcosa per “La mano sinistra” ma ho aperto il mio blog (nichivendola.it) che potrebbe diventare strumento di scambio, un vaso comunicante tra me e la tua iniziativa-laboratorio. È importante e quanto mai necessaria la tua voglia di ricostruire, il tuo slancio a non demordere, a rilanciare. Per questo sono certo di incontrarti in una delle tappe del nostro viaggio, quello di ricostruzione della sinistra.

Buona fortuna

Nichi Vendola


Intanto apprendiamo del varo del suo blog, e davvero potrebbe essere un tramite per noi, per cui, perchè no? Inoltre, in giorni lenti, deprimenti sul panorama politico, una scossa di energia mi ha fatto bene. E spero abbia tonificato anche voi.

Spero davvero che presto sia pronto il sito internet per poter iniziare i lavori, non vedo l'ora di potervi dire in tutta sincerità (e inizio a dirvelo ora): da dove partiamo? ;)

Un forte abbraccio a tutti voi...
Riciard

P.S. Cliccando sulla foto di nichi Vendola andrete direttamente sul suo blog


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mercoledì 18 giugno 2008

Non capisco


Non capisco perchè ci siano persone che si affaticano tutta la vita per cercare di arricchirsi, di farla franca, a prezzi sempre esageratamente alti per la propria salute, e quella degli altri.
Non capisco perhè "per qualche dollaro" in più si debba distruggere il polmone verde del mondo, emarginando chi ci vive. Non capisco nemmeno il perchè si debba salire su di un elicottero e fotografarlo invece di lasciarlo stare.
Non capisco perchè si debba cercare di affamare popolazioni intere, morederne l'orgoglio, ingurgitarne il coraggio, seminando il tutto con bombe e mine.
Non capisco perchè qualcuno abbia osato inventare una bomba dalla forma simpatica, quasi di giocattolo, che atterra inesplosa, e che ovviamente i bambini raccolgono. Con effetti devastanti.
Non capisco perchè si debba desiderare l'ignoranza del popolo, anzichè invitare alla gioia della cultura, del proseguire un cammino iniziato da millenni lungo binari, probabilmente, infiniti.
Non capisco come possa alzarsi la mattina e fare colazione un presidente di stato che ha appena deciso di bombardare e radere al suolo una città.
Non capisco come si possa negligentemente trascurare l'ambiente, la natura stessa che ci ha permesso di vivere questa magnifica avventura.
Non capisco come si possa discriminare un uomo per un particolare differente.

Non capisco, infine, come si possa e si debba dirmi ingenuo per i miei dubbi.
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Chiaiano è sola?



Quella che vedete qui sopra è la tv on line di Napoli attiva, pescata direttamente da me sul sito ChiaiaNodiscarica, che trasmette direttamente dal presidio permanente di Chiaiano.
Dallo stesso rilevo parte di una mail pubblicata, riguardo le indagini compiute sulla stratigrafia della cava, futura discarica, e della sua permeabilità. Chi scrive è il prof. Franco Ortolani.
Nessuno sembra più interessarsi a Chiaiano e alle sue vicende, e ben presto si confermerà o meno il sito stabilito per la creazione della nuova discarica.
Chiaiano è sola?!

"...L’evento piovoso del 6-7 giugno 2008 ha scaricato sulla cava circa 100 millimetri di pioggia (su circa 800 annui) ED HA DETERMINATO LA CADUTA DI 1200 METRI CUBI DI ACQUA SUL PIAZZALE DI CAVA, Altra acqua è affluita dalla strada di accesso. Tutta l’acqua è stata assorbita dal substrato della cava evidenziando, inequivocabilmente, che nel sottosuolo non vi è presenza di terreni e rocce impermeabili. Del resto tutta la Collina dei Camaldoli funzione come zona di ricarica della falda come evidenziato da varie pubblicazioni. Se vi fossero rocce impermeabili nel sottosuolo non sarebbe possibile. (...) Tutti i dati evidenziano che nel sottosuolo non vi sono livelli impermeabili. (...) E’ stato esibito uno stralcio del progetto che è praticamente quello da me criticato motivatamente nella relazione del 28 aprile 2008.
Alla base dei rifiuti, ora, è previsto uno strato di argilla di 2 metri invece che di 1 metro.
Hanno continuato a sottovalutare il pericolo dei crolli dalle pareti, come il crollo del marzo 1999 in una cava vicina.
Il commissariato ha cercato di evidenziare che le indagini avrebbero riscontrato l’idoneità geologica dell’area.
E’ evidente, invece, che le indagini hanno confermato la non idoneità geologica ed ambientale del sito.
(...) Un aspetto importante emerso, su mia precisa domanda, è quanto dichiarato dal Prof. De Berardinis, alto dirigente della Protezione Civile Nazionale, “nella discarica di Chiaiano non saranno accumulati rifiuti pericolosi”.
Questa rimane una dichiaraziopne che in tempo di emergenza non ha alcun valore,
Dovrebbe essere subito trasformata in “Ordinanza”..."

Chi volesse trova la lettera al completo alla fonte indicata in cima alla pagina, qui accanto, semrep se vuole, potrà firmare la petizione di Chiaiano contro la discarica...
Chiaiano è sola?!
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martedì 17 giugno 2008

Per una volta son contento di mandare a casa i rumeni


Non sono diventato razzista.
Non sono entrato a far parte di nessuna ronda cittadina.
Non ho cambiato il mio atteggiamento verso alcunchè.
Ma per fortuna o purtroppo sono italiano, e la nazionale la guardo più che volentieri.
E "più che volentieri" è ovviamente un eufemismo...
Comunque, visto che molti di voi mi accusano di confondere calcio e politica, eccovi una locandina che parla, appunto, di extracomunitari etc a casa...



E se non vi basta, comincio a confondere il calcio anche con la storia: pensate che volevo intitolare questo post "la vittoria di Pirlo" poi ho capito che i doppi sensi non sarebbero stati adeguati...
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Dedicato a chi non crede più nella giustizia


"Ho lasciato la magistratura dopo oltre trentatrè anni, dopo aver fatto prima il giudice, poi il pubblico ministero, poi di nuovo il giudice. Mi sono dimesso perchè indagine dopo indagine, processo dopo processo, sentenza dopo sentenza mi sono convinto che mi sarebbe stato impossibile - da quel momento - contribuire a rendere l'amministrazione della giustizia meno peggio di quel che è. Progressivamente mi sono convinto che, perchè la giustizia cambi, sarebbe stato utile piuttosto intensificare quel che già cercavo di fare nei momenti lasciati liberi dalla professione: girare per le scuole, università, parrocchie, circoli e in qualunque altro posto mi invitassero a dialogare sul tema delle regole. La giustizia non può funzionare se il rapporto tra i cittadini e le regole è malato, sofferto, segnato dall'incomunicabilità. Non può funzionare l'amministrazione della giustizia, quel complesso che coinvolge i giudici, i tribunali, le corti, gli avvocati, i pubblici ministeri, le prigioni, le persone sul cui destino tutto ciò incide il più delle volte pesantemente. E non può funzionare la giustizia intesa come punto di riferimento, come base dei rapporti tra gli abitanti del mondo, dispensatrice, prima ancora che verificatrice, di quel che spetta e quel che è tabù, delle possibilità e dei carichi, degli ordini e dei divieti, delle limitazioni e delle libertà. La giustizia non può funzionare se i cittadini non comprendono il perchè delle regole. Se non lo comprendono tendono ad eludere le norme, quando le vedono faticose, e a violarle, quando non rispondono alla loro volontà. Perchè la giustizia funzioni è necessario che cambi questo rapporto. Mi sono dimesso per portare il mio granellino di sabbia sulla strada del cambiamento."

Da Gherardo Colombo, "Sulle regole", Serie Bianca Feltrinelli (introduzione "Perchè?")
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lunedì 16 giugno 2008

Cara, piccola democrazia...

Cara piccola democrazia,

ti scrivo così mi distraggo un po', e visto che sei molto lontana, più forte ti scriverò.
Da quando sei partita, in giro per il mondo, innamorata di quei facinorosi in divisa, non si sta molto bene. Hai lasciato questo suolo con la promessa di un mondo intero, e, leggo, tra le notizie, che nemmeno a te va molto bene. Ti tengono imprigionata ai grilletti dei fucili, minacciano le tue ansie con squadre di intervento, e nessuno pensa ad un tuo rimpatrio.
Quaggiù, da quando te ne sei andata, le cose cambiano in fretta. Cambia la mentalità della gente, si acutizzano le differenze ed anche la tua cara amica Tolleranza minaccia di fare le valigie. Il tuo carissimo zio Rispetto, come ben sai, è salpato in cerca di fortuna da tempo... se lo dovessi trovare, all'ombra di qualche tetto raso al suolo, tra le macerie e le grida di sofferenza, salutalo da parte mia, e digli che qui ci sarà sempre posto per lui.
So che non riceverai questa lettera, so che ci saranno controlli accurati che ti impediranno di leggerla, ma tentar non nuoce, cosa che la mia gente sta dimenticando in fretta. Il motto odierno sembra essere "dalla parte del più forte", e non è proprio quello che pochi decenni fa, quando brillavi come un dono divino, mostrata al popolo in tutta la tua bellezza, ci hai insegnato.
Non ho molto altro da dirti, dovresti vederlo con i tuoi occhi, credo.
Proprio per questo ti urlo: ritorna!
Un forte saluto ed un abbraccio.
Riciard
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Insulti razzisti, bufera su di un capotreno

(fonte: Repubblica di Domenica 15/6/08, pag. 17)

In pratica una ragazza Ghanese compra due biglietti ad una macchina automatica e sale sul treno.
Commette un errore deplorevole, ovvero inserisce sul biglietto la data del giorno dopo, ed una volta accortasi dello sbaglio si premura di avvertire immediatamente il personale a bordo.
Che errore, mammamia. Infatti un errore del genere giustifica appieno la reazione del controllore cinquantacinquenne, che grazie alla divisa, forse, si credeva un super eroe.



Il controllore passa seguendo da terra il treno, la nota e le dice di scendere, per mostrarle il biglietto (cosa che significa che già, prevenuto, sospettava non l'avesse). "Lei teme che il convoglio possa ripartire da un momento all'altro. "Venga su, il biglietto è qui, venga a vedere". E qui scatta l'aggressione. L'uomo in divisa balza in vettura, afferra le valigie della ragazza e le scaraventa giù dal finestrino, la prende a spintoni, le strappa letteralmente il biglietto dalle mani, che più tardi verrà ritrovato in pezzi dagli agenti. Poi, l'affondo razzista. "Sporca negra, schifosi, adesso ci pensa il governo Berlusconi a quelli come voi". Il treno riparte, la ragazza è in lacrime, qualcuno cerca di consolarla, altri si offrono di testimoniare"... come due colleghi del controllore, grazie ai quali questi ha ben due inchieste sul suo conto: una della procura di Parma, dove gli agenti lo hanno denunciato per abuso d'ufficio, violenza privata, danneggiamento, ingiurie e percosse, e una interna a Trenitalia, per la quale rischia il licenziamento.
Il controllore, ci dice Repubblica, ha commentato così:

"Non ho fatto niente, è stata lei ad alterarsi"

Qualsiasi commento è di più. Mi limito a dire, prima di essere colpito da insulti dai berlusconiani, che non credo sia colpa sua se la gente si comporta così. Il problema è proprio della gente che vota Berlusconi etc pensando ad ideali da ventennio, e si aspetta pure che poi il governo li applichi. E il governo, questo è da dire, qualcosa per contentarli dovrà pur fare, se vuole essere rieletto...

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Il gioco (del passo) dell'oca

E' un gioco molto semplice. Ci vuole più tempo a spiegarne le regole che a capirlo, ma ugualmente mi cimento nell'impresa.
Prendiamo una democrazia. Ogni giocatore ha davanti a sè alcuni passi da compiere per arrivare all'obioettivo finale e vincere. L'obiettivo finale è piegare una democrazia alla propria dittatura.
Ogni giocatore ha alcuni passi, dicevo, da compiere in logica conseguenza.


1 passo) diventare una persona celebre e ricca in modo da procurarsi le conoscenze adeguate in ogni campo che possa risultare utile.
2 passo) infiltrarsi il più possibile nei mass media, comprarli se disponiobili; insomma, ridurre l'opinione pubblica ad una opinione privata con aspetti di facciata responsabili ed insospettabili
3 passo) fondare un partito ed utilizzare contatti e mass media per accaparrarsi il consenso
4 passo) vincere le elezioni danneggiando il più possibile l'immagine dell'avversario, il che significa farlo sembrare, non cattivo, bensì meschino, copione, non originale: una fotocopia ingiallita di ciò che voi siete
5 passo) prendere dominio e possesso del governo ed iniziare a legiferare per conto proprio facendo finta di agire sempre per il bene del popolo
6 passo) creare situazioni emergenza nel paese in modo che si alimenti il clima di paura e la cittadinanza si stringa attorno al neo premier, accettandone le decisioni
7 passo) annunciare azioni drastiche e misure repressive contro l'opposizione a certi provvedimenti

8 passo) coprire il suolo del paese di telecamere

9 passo) mandare l'esercito per le strade a controllare la popolazione e farla sentire in continua allerta

10 passo) far marciare i soldati al passo dell'oca scandendo inni che parlano del premier

Se arrivate al decimo passo, avete vinto! complimenti!

Durante il gioco potreste capitare sulle caselle "magistratura", e dovrete pescare dal mazzo delle carte "avvisi"... questo ammesso che non abbiate già speso le tre carte "corruzione" in dotazione all'inizio!

P.S. Il gioco del passo dell'oca è anche un valido metodo per controllare la forma di governo che abita il proprio paese. Controllate a che passo sono i vostri governanti e capirete se vivete in una democrazia, in una oligarchia o in una dittatura.
E adesso, buon gioco a tutti voi!
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domenica 15 giugno 2008

My New Shoes


Come ben sanno tutti, o quasi, sono vegetariano. Rispettare gli animali, escludendo dal proprio cibo carne e pesce, è molto più facile di quanto sembri, anche per la grande varietà di cibi e portate che si possono realizzare con le sole verdure (e non dimentichiamo la pasta, il riso etc).
Ma un punto nodale del rispetto etico dell'idea vegetariana è rappresentato dalle scarpe. Escludendo alcuni modelli da ginnastica, sono praticamente tutte in pelle.
Bene, internet può ovviare a questo problema, poichè propone un buon quantitativo di negozi (on line e non) in cui acquistare scarpe vegan, cioè fatte esclusivamente senza pelle, in lorica, gomma, iuta o altro. E i modelli non mancano.
Se avete voglia di fare un giretto virtuale di shopping, eccovi alcuni link:







Vegetarian Shoes
scarpe, accessori e abbiagliamento realizzati appositamente per vegani
le trovi a Milano:
www.progettogaia.it
e in Inghilterra:
www.vegetarianshoes.com

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...di Romeo
calzature vegetariane nate dallo stile di vita vegana dei produttori
distribuite da Franca Calzature
via W. Manzone, 25
via F. Crispi, 18 - Vercelli
tel. 0161 251160 / 0161 58334

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Linus
via Teatro Filoarmonico, 3
37121 Verona
tel./fax 045 8010922

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Moo Shoes negozio on-line di vegan americani




















































Io li ho guardati un po' tutti, ed alla fine ho trovato molto carine le "Clark" di "Le scarpe di Linus" che vedete proprio ad inizio post... buon giro di compere ;)
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sabato 14 giugno 2008

Io la partita manco l'ho vista: Il coraggio di un cammino

Io la partita non mi ricordavo nemmeno che ci fosse. Ero alla biblioteca S.Giorgio di Pistoia, ad ascoltare Angela Staude, Gherardo Colombo e Nicola Magrin.

"Il coraggio di un cammino" così si intitolava la conferenza.


Entro nella sala quasi vuota, in anticipo di circa un quarto d'ora, a tempo per vedere la sfilata delle donnette imbellettate e degli omuncoli incravattati (quelli che non erano a vedere la partita) giunti per l'evento culturale. Ho giusto il tempo di ammirare in un ritaglio di silenzio l'opera che Daniele Magrin donerà alla biblioteca S.Giorgio di Pistoia, "Tiziano, tavolo, corvo".
Ieratica, emana una sacralità terrena, un profondo spirito quasi bizantineggiante. Eppure avvolgente l'immagine, nei chiaroscuri densi e intrecciati a raccontare la sensibile introspezione. I suoi quadri vengono dal silenzio, dalla meditazione profonda, dallo scavare ciò che si ha dentro, nel silenzio, mi svelerà dopo.


Chiedo chi sia il pittore, e guarda caso, lui è proprio lì, accanto a me.
Parliamo e mi racconta del singolare episodio che lo ha portato lì, a fare prima quel quadro, poi a donarlo a Pistoia, per la sala intitolata a Tiziano Terzani.
Mi dice di essere sempre stato sensibile ai volti, a quelli che lo colpivano, e così fu con Tiziano Terzani, dopo aver letto il suo "In Asia". Così fece un quadro che presentava Terzani di spalle, per cui in teoria poteva anche essere un'altra persona, in compagnia di alcuni corvi. Decise di mandarne lo schizzo ad Angela Staude Terzani, che gli rispose in breve tempo e, sottolinea, con cortesia, dicendo questo è Tiziano sull'Hymalaya! Come hai fatto, non esistono foto che lo ritraggano così! E da lì la loro conoscenza.

Invitati a parlare, oltre a Nicola Magrin, sono proprio Angela Staude Terzani e Gherardo Colombo. Vi chiederete cosa abbiano in comune Gherardo Colombo ed Angela Staude. Sembra banale, ma entrambi presentano un libro, ed entrambe i libri parlano del "cambiamento".

Inizia Angela Staude, presenta "fantasmi", raccolta di pensieri di Tiziano Terzani in Cambogia, e ripercorre le tappe del sognatore, del giornalista, di suo marito. Il quadro, dice, non è altro che il finale di una serie di cambiamenti di fronte alla vita. Terzani nasce come uomo di sinistra, convinto che possano esserci guerre giuste, se domate dal fuoco della rivoluzione. Per questo va in Viet Nam, e osserva con i suoi occhi commossi il trionfo dei viet cong sul gigante americano, con la stessa curiosità che lo terrà in movimento tra Laos, Viet Nam e Cambogia, per osservare cosa possa scaturire da quelle rivoluzioni. Documenta tutto, fino ai prezzi del cibo al mercato, e giunge alla sua riflessione generale sul totalitarismo. "Ci siamo sbagliati" penserà, la vita è una chance fin troppo piccola, un tenue bagliore per consacrarlo ad un ideale del genere.
Dalla Cambogia, paese di spiriti, cioè di profonda dedizione e credenza spirituale, alla Cina. Per capire e cercare Mao ed il suo esperimento di ingegneria sociale. Affascinato dal pensiero "Non contano le bocche, ma le mani", vivrà circa quattro anni in Cina, ma solo per vedere milioni di persone morire, e la rivoluzione culturale schiacciare la cultura stessa. Dalla Cina al Giappone, il paese sconfitto della seconda guerra mondiale che aveva giurato di rivalersi tramite il progresso, il lavoro. E ne rimane profondamente deluso, resta chiuso in ufficio la maggior parte del tempo, senza indagare, senza uscire; talvolta chiama a casa per essere riaccompagnato dal metrò, distrutto da sguardi efficienti ma inespressivi.
Alla fine di tutto, di tutte le delusioni, si ritira sull'Himalaya, per ricominciare, per vedere se c'era un modo di ricominciare da capo, dall'uomo.


E' la volta di Gherardo Colombo, del suo cambiamento.
Prima che iniziasse la conferenza lo guardavo camminare con le mani giunte dietro, segnando il passo in ampie falcate, sorridendo, osservando, quasi studiando chi fosse lì. Perchè era proprio per la gente che lui era venuto a parlare.
Il suo intervento parte, chiaramente, dalla sua storia di magistrato, di chi ha combattuto la politica, ed in un certo senso ha perso, senza però essere sconfitto. Racconta la storia di Tangentopoli e della P2, e della prima svela il perchè sia finita nel nulla.
Semplice, a sentirlo dire da lui. E' come un processo a catena: si indaga su di un politico, questo porta ad un altro e così via, polverone su polverone. Poi si allarga il cerchio, si arriva alle tangenti presi dagli industriali, dai privati, dai cittadini singoli, dalla gente comune. Così che la riflessione della gente è: hanno preso il mio vicino domani arriveranno anche a me. E le bocche si chiudono, miserabilmente. E senza bocche non si acquisiscono prove, dice, e le indagini si arrestano.
Ci tiene a precisarlo, la magistratura, la giustizia, non si amministra contro la politica: la giustizia nel suo complesso è una indagine che si fa sul singolo, che ha il compito di giudicare il singolo, non il ruolo che riveste, non una intera organizzazione. La responsabilità è del singolo. Per questo è necessario ripartire dall'inizio, dalle regole.
Gherardo Colombo dice di aver lasciato la magistratura perchè non era più possibile cambiarla. Per cambiarla era necessario scendere, parlare con la gente, andare a tute le conferenze a cui si è invitati, ripristinare la cultura delle regole.
La cultura si può cambiare e con essa la politica e la giustizia.
Le persone, ad oggi, vengono trattate in modo diverso perchè le regole che organizzano la società sono le stesse antecedenti la costituzione, le stesse, forse della notte dei tempi. E' una società basata ed organizzata sulla disuguaglianza, lo si capisce anche da comportamento dei cittadini singoli quando cercano di sviare, di raggirare.
La giustizia non funziona, su quello, dice, sono tutti d'accordo. La giustizia è come un rubinetto con un qualcosa che lo ostruisce impedendo all'acqua di uscire. La molla che possa far uscire l'acqua è la responsabilità singola del cittadino, il mettere al centro l'uomo ognuno singolarmente, pensare di avere tutti stessi siritti e medesimi doveri, fare in modo che le persone vengano trattate come persone. E questo perchè è così ovvio? Semplice, perchè si è visto cosa possa succedere ad organizzare una società sulla discriminazione, e la costituzione è l'esempio di ciò che ne consegue all'inverso. La costituzione è stata scritta da chi abitava città senza tetti, da persone che avevano perso affetti. La vita era stata sradicata e si doveva ripartire dall'uomo.
Il comportamento attuale dei cittadini è dovuto alla paura di scegliere e alla paura della responsabilità accompagnate dalla sfiducia. Che unite danno un solo risultato: il delegare.
I cambiamenti della società avvengono dopo i cambiamenti di cultura, cioè quando cambia il modo di pensare. Ad esempio: come si arrivati a dare il voto alle donne? Sono piccoli spostamenti che portano nel tempo a ritenere giusto ciò che prima veniva visto come sbagliato.

Riprende la parola Angela per sottolineare il perchè Terzani e Colombo siano simili. Molto semplice anche per lei dirlo: entrambi non si sono mai arresi.

P.S. Non ho una foto del bellissimo, per quanto la parola "bello" in arte non abbia molto senso, quadro di Nicola Mgrin... e dire che gli avevo chiesto il permesso di scattare una foto, ma la mia fotocamera ha fatto le bizze... per cui accontentatevi del quadro che ho messo all'inizio del post, e magari andate a visitare il suo sito qui.
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giovedì 12 giugno 2008

Malta, un esempio di centro di detenzione: ecco cosa vogliono gli italiani


Qualcuno di voi si ricorderà di un mio vecchio articolo, riguardo Malta e i suoi "campi di concentramento", chiamati benevolmente Centro di Detenzione. Chi non lo avesse mai letto, può trovarlo qui.
Grazie a quell'articolo venni contattato da una piccola spedizione in partenza proprio per Malta, alla ricerca di materiale e molte domande. Ovvio che io non sia stato loro di grande aiuto, ma ciò nonostante mi sono permesso di chiedere a uno dei partecipanti la propria opinione una volta tornato. La pubblico integralmente, così come lui l'ha scritta a me.



" A Malta i migranti ci arrivano per sbaglio. E' troppo piccola, sovraffollata e neanche troppo accogliente verso gli " africans people". I maltesi li vedono come invasori, soprattutto le classi sociali piu' esposte alla concorrenza di questi ospiti disposti a lavorare per pochi soldi e molte ore. Tutte le mattine frotte di africani aspettano lungo le strade intorno a La Valletta che qualcuno offra loro un lavoro, rigorosamente in nero, nei numerosi cantieri della capitale. Tutti gli intervistati fra i migranti hanno raccontato di viaggi drammatici attraverso il deserto e le miserabili condizioni a cui sono stati sottoposti in Libia; detenzione, sporcizia, soprusi di ogni genere e lavoro nero. Vengono da zone di guerra, molti hanno lasciato le famiglie per tentare la fortuna in Europa e infatti raccolti nuovamente i soldi nel paese nordafricano, si paga dai mille dollari in su, affrontano l'ultimo ostacolo; il Mediterraneo. La tecnica e' cambiata nel corso degli anni, non piu' scafisti ma bagnarole sulle quali far salire i migranti e indirizzarli verso l'Italia. Purtroppo le carrette a cui affidano la loro speranza molto spesso si fermano a meta' percorso e cosi' sono costretti ad approdare a Malta.

Un'altra tecnica e' lasciarli sulle gabbie dei tonni sperando che qualcuno li venga a recuperare; non ci sono prove ma sempre piu' spesso, pescherecci, navi ed aerei militari avvistano questi disperati aggrappati alle gabbie per la pesca dei tonni. Sia i naufraghi che quelli appesi alle gabbie vengono portati nel porto piu' vicino, in questo caso Malta che e' a meta' strada tra la Libia e l'Italia. Una volta giunti sull'isola sorge la questione dei richiedenti asilo, la maggior parte dei migranti e' nelle condizioni di poter fare la domanda, e il problema della Convenzione di Dublino secondo la quale chi chiede tale status e' a carico del primo paese europeo dove mette piede. Il governo maltese invoca a gran voce il "burden sharing", ossia la distribuzione negli altri paesi europei dei richiedenti asilo ma la risposta della Comunita' Europea e' stata sempre negativa. Cosi' a Malta il migrante si puo' fare anche 18 mesi di detenzione prima di essere identificato e rilasciato. Prigionieri dell'isola richiedenti asilo, coloro che godono della protezione umanitaria e rejectos, ossia coloro a cui e' stata rifiutato lo status di rifugiato, trascorrono il tempo negli open center. Quello di Balzan e' tenuto dalla chiesa ed ospita molte donne e minori; la situazione in questo piccolo centro all'interno dell'isola e' piuttosto tranquilla anche se il sogno di tutti e' quello di andare via verso l'Europa continentale dove cercar fortuna. Le risorse di Malta sono molto limitate e l'integrazione e' molto difficile. Marsa, l'altro open center, e' gestito da un ONG inglese, ha quasi 800 ospiti che vivono all'interno di questa vecchia scuola abbandonata. I sudanesi, gli etiopi, gli eritrei, i somali hanno creato una realta' parallela fatta di ristoranti etnici, bar, sale da biliardo, piccoli negozi di alimentari, centri internet e quant'altro possa dare loro l'idea di una vita normale; purtroppo non c'e' nessun contatto con il mondo esterno, quello dei maltesi, e cosi' Marsa rimane solo un enclave africana chiusa in se stessa e senza possibilita' di poter essere assimilata dai locali. Il terzo open center e' quello di Hal Far, proprio davanti al centro di detenzione omonimo. E' una tendopoli enorme dove l'estate si raggiungono anche i 40 gradi. I migranti qui vivono nell'inedia senza alcuna possibilta' di fare qualcosa. Piu' che la detenzione, che raramente raggiunge i 18 mesi, e' la noia che colpisce. Gente che e' partita dal proprio paese lasciando guerra, disperazione e miseria per cercare un riscatto esistenziale e invece si ritrova in questi centri senza fare niente e senza futuro. A dir il vero una speranza sopravvive negli animi di chi vive negli open center, e' il Convention Travel Document, una sorta di lasciapassare della durata di un anno che permette loro di andar via dall'isola per tentare la fortuna nel continente europeo. L'Europa e' piu' grande della piccola Malta e le possibilita' di trovare un lavoro, un parente, una sottospecie d'integrazione, sono sicuramente maggiori. Per quanto riguarda i detention center non sono alberghi a cinque stelle come ha affermato il Ministro degli Interni Misfud Bonnici ma non ci e' stato permesso di entrare per cui posso solo raccontare cio' che mi e' stato riferito sulle scarse condizioni igieniche e sulla difficile situazione che si vive all'interno di queste prigioni. Il governo maltese ritiene che una detenzione di questo tipo e cosi' lunga sia un monito per chiunque voglia entrare nell'isola senza documenti in regola, una misura che molto probabilmente sara' modello per gli altri paesi europei."

I giornalisti con cui sono entrato in contatto lavorano per la Rai, precisamente hanno mostrato il proprio lavoro per "Un mondo a colori"; il servizio integrale lo trovate qui, e vi consiglio vivamente di vederlo.

Le foto sono state riprese da Flickr, inserite dall'utente clarecita, che trovate qui.

P.S. Quando si dice "
Un'altra tecnica e' lasciarli sulle gabbie dei tonni sperando che qualcuno li venga a recuperare" si intende precisamente questo:



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