lunedì 31 marzo 2008

Quale blogger in parlamento?

Sondaggino sondaggione... visto che il caro Adinolfi si prodiga tanto per la causa dei blogger in parlamento, ho una proposta migliore: le primarie dei blogger... ;)
Tanto per farci due risate, tra tutti i blogger di OK NO, ne ho scelti alcuni e candidati, vediamo chi vi portereste in parlamento. Avete diritto a un voto multiplo, in modo da evidenziare le preferenze... Ah, ecco, io non ci sono, sapete com'è, credo in quella cosa che si chiama conflitto di interessi ;)
Buon voto,

Riciard

P.S. Se volete segnalare qualche nome diverso, fatelo nei commenti, e vale lo stesso per suggerimenti etc.
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Colpevole di innocenza

Stephen è un migrante nigeriano che vive in Italia. Possiede regolarmente il permesso di soggiorno. Viene arrestato per traffico internazionale di droga e condannato l'anno dopo a 8 anni di carcere, pena che viene confermata successivamente in appello. Fin qui la cronaca.
Quello che succede dopo ha più che dell'incredibile.
In carcere Stephen si diploma in Informatica e nel maggio 2007 si laurea con lode, la sua seconda laurea, visto che la prima l'aveva ottenuta nel 1990 a Port Harcourt. La tesi discussa è intitolata "Realizzazione di strumenti Web per il supporto alla cooperazione"e subito dopo si iscrive al corso di laurea specialistica biennale.
Il 4 febbraio 2008, sette anni dopo l'incarcerazione, Stephen viene assolto in forma completa dalle accuse, ed è lì che si accorge di aver buttato via sette anni della sua vita. Non quando pensa al diploma conseguito, e nemmeno quando pensa alla laurea. Succede quando lo informano che dovrà in ogni modo essere espulso dall'Italia, poichè la Bossi Fini, legge sanzionata dall'Europa e dichiaratamente anticostituzionale, prevede che chiunque abbia avuto in passato problemi con la giustizia, venga espulso. Mi chiedo se i problemi li abbia avuti più la giustizia, che Stephen.
Ancora una volta l'Italia mostra il suo volto peggiore, quello menefreghista, che sputa sulla vita altrui, che non è capace di riflessione, ma solo di applicazioni stupide e irrazionali.

Siete ancora convinti che sia giusto "Volere solamente gli extracomunitari che lavorano, perchè gli altri spacciano o chissà cosa"?
E' un detto comune, e forse l'ho reso anche un po' più qualunquista, ma temo che si avvicini molto al vero. E da che pulpito vengono le parole, da chi aveva la valigia di cartone. Non ho pietà per chi scorda la strada passata e le proprie radici; la perdita di memoria è il male più grave che possa percorrere una nazione...
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domenica 30 marzo 2008

Pensiero di musica

Scrivere talvolta è come dipingere. Buttare schizzi di parole, quà e là, definendo le campiture in brevi stesure, ascoltando la musica che si diffonde ed imprime immagini. Echi di vento, sussurri di bosco e di alture. Immensità. Perdersi tra le note di un piano fissando con gli occhi socchiusi distese di verde oltre le quali si tende a scomparire. Lo sguardo teso all'infinito, calpestando con le orecchie le note, tinteggiando parole e panorami. Riflessioni che si predono in una scala di sette note che riescono da sole ad aprire le porte dell'immenso universo interiore.
Lasciarsi cullare, come piccoli ciottoli di un ruscello, muoversi paralleli al tintinnare dei tasti.
Vedo un piccolo ruscello di notte, arginato dalla fioca luce intermittente delle lucciole, si muovono i fili d'erba al sussurrare del vento, tutto scorre nella quiete del movimento universale. Logiche incomprensibili che si confondono al passare inquieto dei giorni.
Osservo dalla mia scogliera bianca le nuvole cambiare di forma ed intraprendere il proprio cammino di evoluzione costante. Nuotano nel vento le nuvole, si fanno cullare ad ogni sospiro, spingendosi dove l'immaginazione non può pretendere di arrivare.
E tutto tende a sviscerare ciò che ho dentro, ogni piccol tasto, ogni singola nota un passo verso la mia memoria, verso i miei ricordi, verso ogni singolo aspetto della mia persona.

(pensiero scritto di getto ascoltando Giovanni Allevi)
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venerdì 28 marzo 2008

Al Dievel, comandante Diavolo

Al Dievel, o comandante Diavolo. Un partigiano, un uomo che in tempi cupi e non sospetti si addossò la colpa di un omicidio mai commesso. Per ideale, per sete di giustizia, per la libertà, per il coraggio.
Era, al secolo, Germano Nicolini, ed assieme ad altri tre, venne incolpato dell'omicidio di don Umberto Pessina, grazie alla confessione del testimone chiave, Antenore Valla, che parlò sotto tortura.
Dopo la condanna come mandante dell’omicidio, fu radiato dall’esercito e interdetto dai pubblici uffici. Assolto 45 anni dopo il delitto, ha ottenuto la medaglia d’argento al valore militare.

Ho sempre visto i partigiani come un grido, troppe volte creduto assordante, li ho sempre pensati come pochi, forti e determinati. LKasciate perdere le liste, le commemorazioni; lo sappiamo tutti, questo è il paese di chi salta sul carro del vincitore. Vittorio Foa raccontava come avesse iniziato negli anni venti, agli esordi del fascismo, ad organizzare il partito d'azione e la resistenza, e come, drammaticamente, nel 1936 già nessuno lo salutasse più, ritrovandosi da solo, unica mosca bianca senza la tessera in mano.
E questo non fa che aumentare il valore di ciò che significa la parola resistenza, rende più alti gli spiriti di chi ha pensato ad altri prima che a sè, rende onore al vero, forte ed inossidabile coraggio.
Sono in pochi a sapersi scegliere la parte. Al Dievel è passato alla storia come uno di questi.

Nella bassa vicino a Correggio
andiamo a piantare degli alberi
dopo quarant’anni e dieci di galera
un uomo è stato tolto dal fango
e tutte quelle piante che possano servire
a dare a quell’uomo il respiro
che possa vivere ancora duecento anni
una volta libero dal sospetto

Che il vento e gli uccelli possano portare
lontano le parole della verità
che si sappia in giro che quell’uomo è stato
un diavolo solo per i tedeschi

E se poi qualcuno dopo il duemila
tornerà ancora su questa storia
raccontatela bene ai vostri nipoti
la vicenda del comandante diavolo
un uomo che ha preso le colpe di un altro
perché non ha voluto fare la spia
può darsi che abbia perso qualcosa dentro il cuore
ma mai del partigiano il coraggio

Che il vento e gli uccelli possano portare
lontano le parole della verità
che si sappia in giro che quell’uomo è stato
un diavolo solo per i tedeschi

(Canzone per Germano Nicolini, "Al Dievel")
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giovedì 27 marzo 2008

I centri di detenzione di Malta: campi di concentramento per innocenti

Non ci sono giri di parole o frasi dolci per spiegarlo: l'isola di Malta è il carcere d'Europa. Per detenuti che non hanno commesso reati.
In breve: lo stato di Malta segue la propria legge sull'immigrazione risalente al 1970, che prevede che qualsiasi persona con sopra la testa un ordine di espulsione debba essere detenuta fino al suo rimpatrio. L'ordine di espulsione viene dato a chiunque sia clandestino.
Questo è il contesto, adesso fate due più due.

Fino al 2002 il numero di migranti detenuti non superava il centinaio, e in pochi casi la detenzione superava il mese. Malta era un punto di transito per raggiungere la Sicilia. Soprattutto per pakistani, bengalesi e srilankesi, che venivano traghettati dall'isola sulle coste siracusane. Ma di sicuro non era una meta dei migranti. Le cose iniziano a cambiare nel 2002. La Tunisia ha aumentato il pattugliamento davanti alle proprie coste e il grosso degli imbarchi per la Sicilia si sposta a sud est, in Libia. Malta si trova lungo la nuova rotta per la Sicilia. Gli arrivi sull'isola aumentano vertiginosamente. Nessuno ha come meta La Valletta. Ci finiscono le navi in avaria o alla deriva. Nel 2002 arrivano 1.686 persone. Sono 502 nel 2003 e di nuovo 1.388 nel 2004, anno in cui Malta entra a far parte dell'Unione europea. E su ancora: 1.822 nel 2005 e 1.780 nel 2006.

Il governo attuale ha deciso di porre un limite sicuro alla detenzione: diciotto mesi.

Il problema non è solo la detenzione, è dove la "pena" venga scontata.
Vi sono quattro centri di detenzione, Safi Barracks, Hal Far, Ta’ Kandja e Lyster Barracks, e tutti sulle liste nere delle onlus. Innanzitutto, segnala ad esempio Manesty, i detenuti vengono rinchiusi a scontare la propria "pena" andando contro le leggi standard europee sui diritti umani, ed inoltre, non vengono nemmeno sottoposti ad una adeguata visita medica, mettendo a rischio la propia salute, e quella di chi lavora al centro.

Inoltre, e cito proprio dal sito web di Amnesty: "Nel mese di marzo il Comitato dell’UE per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni ha segnalato che quattro centri di detenzione amministrativi per richiedenti asilo e migranti sono risultati in condizioni deplorevoli e non conformi agli standard internazionali legalmente vincolanti. Una delegazione del Comitato in visita a quattro centri di detenzione ha rilevato che il centro Hal-Safi «era simile a una gabbia», con i letti privi di lenzuola, materassi strappati e sporchi e senza riscaldamento. Anche le condizioni igieniche erano intollerabili, poiché le docce erano rotte, non vi era acqua calda e i servizi igienici non erano dotati di porte ed erano in pessimo stato. Il centro Hal-Far era invece invaso dalle zanzare, infestato dai topi e aveva i bagni in condizioni spaventose. Alcuni dei suoi residenti, fuggiti dalla regione sudanese del Darfur, hanno dichiarato che le loro richieste di asilo erano state respinte con la motivazione che «essi avrebbero potuto trasferirsi in zone del Paese più sicure». Il Comitato ha riferito inoltre che nel centro Caserma Lyster funzionavano soltanto due toilette per più di 100 persone, non vi erano forniture di assorbenti igienici per le donne e non vi era un’area all’aperto in cui poter fare attività fisica."

Agghiacciante. Un fuggitivo dal Darfur, un uomo che fugge dalla guerra, si trova a vivere recluso nella versione "moderna" del campo di concentramento. Unica differenza, nessuno lo vuole davvero morto, ma la situazione in cui vive potrebbe portare veramente al suo decesso.
Vi lascio un video, testimonianza, di un uomo dentro ad un centro di detenzione...

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mercoledì 26 marzo 2008

Il Diavolo veste Berlusconi

Mi capita ogni tanto, di girare in internet, scrivere sulla barra di google qualcosa di cui sono curioso e cercare e cercare...
"Berlusconi" è una delle parole che più mi diletto a cercare, così che, mesi fa, mi imbattei in un sito buio che la dritta via era smarrita: "Silvio Berlusconi Fans Club"
Ok, ok, come diceva il caro Mr segnalatore, ormai i club si fanno su tutto, in favore di tutti, manca solo il mio credo...ma... questo, signori, ha i numeri. Nel senso... è troppo avanti ;)
Vi passo una breve carrellata a dimostrazione di ciò che sto dicendo:

Maglia Uomo, per un lui un po' sbarazzino, che vuol far sapere a tutti di che carne è fatto, di cosa parla il suo corpo. Per chi si è fatto da solo.












Maglia donna, per una lei maliziosa e provocante, come piacciono al cavaliere, decisamente schierata nella vita quotidiana: per una lei che vuole sposare un figlio di milionari













Cappellino con tesa, per chi è ancora giovane dentro, ama il sole ed il suo calore, ma vuole proteggere la cute fluente. Più che una bandana...













Amici miei, ce ne sarebbero ancora... ma limito lo spazio della sfilata oscena per ragioni etiche e morali che ben capirete. Se vi volete davvero male, andate a vedere...
Io ho visto cose che voi umani non potete nemmeno immaginare...
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Le olimpiadi di Berlino e Jesse Owens


Berlino 1936. La decisione dell'attuazione della manifestazione olimpionica, non era stata presa da Hitler, era bensì un impegno assunto dal governo precedente alle elezioni del 1933. Ciò nonostante Hitler cercò di farne la manifestazione della razza ariana, cercò di utilizzare in maniera propagandistica l'evento.
Così sarebbe stato.
Se non ci fosse stato un certo Jesse Owens.
Jesse Owens, nasce in Alabama e si trasferisce in Ohio all'età di otto anni. Diciamo che non cresce avvolto nella bambagia, e che nessuno si aspetta da quel piccolo rampollo una tale affermazione professionale ed umana. Non per mancanza di fiducia, semplicemente, che se è pur vero che "dal letame nascono i fior", sono sempre in troppo pochi ad accorgersene.
Facciamo un salto lungo anni di storia. Jesse Owens è a Berlino. Vince quattro specialità, passando alla storia, e proponendo nuovi record da battere. Owens è l'uomo a cui Hitler si rifiuta di stringer la mano, limitandosi ad un saluto dalla tribuna, come scriverà lui stesso nella autobiografia.
Owens rappresentò la sconfitta di Hitler e della razza perfetta, che venne surclassata anche nel nuoto dai giapponesi, che ottennero un risultato mirabolante.

Jesse Owens, nella Berlino che entro breve non farà più mistero del suo razzismo, sale sul gradino più alto del podio.

Viene da chiedersi cosa succederebbe, cosa potrebbe portare un atleta tibetano sullo stesso gradino.
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martedì 25 marzo 2008

Io se fossi Tonino, anzi, Super Tonino

Avvertenza: i fatti, i personaggi descritti sono frutto di immaginazione, qualsiasi riconoscimento è dettato puramente dalle regole del caso e non da citazioni volontarie.

Una tipica giornata da Tonino, anzi, Super Tonino
C'era un tempo in cui ci credevo anch'io.
Mi alzavo presto la mattina, e giravo, giravo per la città, spandendo con la mia voce la stessa dell'ottimismo.
Poi. Poi troppi contraccolpi, troppe guerre, troppi politici dediti ai propri affari, troppa gente delusa e tesa a raccogliere solo per sè. Troppa poca sincerità, troppa poca lealtà, troppa poca intelligenza.

Ho finito per non volermi alzare dal letto.
Anche stamani, inchiodato al letto, con vicino il telefono, sarà mezzogiorno, sono ore che sono sveglio, ma l'unica azione di cui ho avuto il coraggio, è stato battere gli occhi.
Il mantello da Super Tonino è attaccato al muro, mi guarda con la voglia di essere indossato.

Ed è allora, che, come ogni giorno, sento il bisogno di dirlo, sento l'istintivo bisogno della speranza.
Faccio il numero sul mio cordless. Telefono a Gianni. E' libero.
"Pronto?"
Gianni risponde, ma non ho il coraggio di dire nulla. L'ottimismo è... penso tra me e me, ma le parole battono sui denti e la lingua le ricaccia dentro, come se non fossero degne.
Quello che Gianni sente, presumo, sia solo il silenzio.
"Bastardo, sei ancora tu, eh? Ma quando la finisci di chiamare? Ho fatto mettere il telefono sotto controllo, vedrai che stavolta ti beccano!"
Riattacca.
Nemmeno Gianni ci crede più.

Resto per molte ore nel letto, appoggiato al cuscino, incerto sul da farsi. Il meriggio pallido fa entrare qualche timido raggio di luce dalla finestra. E' la natura che si sveglia, la primavera che preme, penso. Anni fa non avrei esitato ad infilare il mantello ed uscire, per guardare la gente, e fare proseliti. L'ottimismo è il profumo della vita, penso.

Poi due lacrime amare mi sorprendono sulle guance. Sento il loro scorrere umido sulla pelle, e ne assaporo il sapore amaro sulle labbra.
Prendo nuovamente il telefono e compongo il numero di Gianni.
E' libero.
"Pronto?"
L'ottimismo è, l'ottimismo è... dannazione, non ci riesco...
"Gran figlio di buonadonna, stavolta ti prendono ne sono sicuro eh eh he" tutututu Gianni ha riattaccato.

Sento un rumore tonfo. La porta di casa ha ceduto. Poi un forte scalpiccio, una corsa sfrenata verso di me. Ho il cuore in gola e ciònonostante sono paralizzato nel letto.
E' una pattuglia della polizia, mi sorprende a letto. Mi fa scendere, mi dice che sono accusato di molestie sessuali a un tale Gianni, e mi guida verso la volante. In pigiama. Lascio che il mantello se la veda da solo, e seguo forzatamente le forze dell'ordine.

Mentre scendo le scale penso, tra me e me. L'ottimismo è... non ci riesco più a dirlo, nemmeno col pensiero. E come potrei... dopo aver visto il Tibet invaso e cosparso di sangue, dopo aver ascoltato con le mie orecchie Berlusconi dire che Biagi voleva la liquidazione, dopo aver visto l'azione intelligente delle bombe in Iraq, dopo aver visto la democrazia che abbiamo importato in Afghanistan, dopo aver visto Amici alla televisione, e quanto seguito abbia rispetto a tutto ciò che è reale... e via dicendo. L'ottimismo... era.


Io se fossi è diventato un libro, che potete scaricare gratuitamente e facilmente qui. Contiene solamente le tipiche giornate da candidato premier.

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L'ottimismo, profumo della vita, è morto

Lo avevo lasciato lì, che rispondeva colpo su colpo. C'era Berlusconi, c'era la guerra in Iraq, c'era tutta la nostra disaffezione al "sistema Italia", e lui era lì, a parare tutti i colpi.
Mi faceva quasi tenerezza per il modo gentile con cui ci invitava a rialzarci.
Ma non ce l'ha fatta.
Colpo dopo colpo, anche se non lo faceva trasparire, soffriva e lentamente ci ha lasciato. O quantomeno io non l'ho più visto.
Non dico che sia morto l'uomo, è morto l'ideale.
No, signori, non avrete più nessuna guida, nessuna speranza in questo grigiore, nessuno che vi ripari dai colpi e contraccolpi dei malanni della vita.

Nessuno che vi ricordi quotidianamente come si possa essere ingenuamente e stupidamente ottimisti.

I funerali dell'ottimismo si svolgeranno Giovedì 27 Marzo a Roma, presso l'altare della Patria, la cittadinanza tutta è invitata. Parteciperanno tutte le cariche dello stato.


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Cosa si può arrivare a fare...

Pensavate di aver visto tutto. Avevate visto Berlusconi parlare della propria innocenza. Talvolta vi è capitato di ascoltare qualcuno che le sparava davvero grosse, da poter vincere il campionato mondiale delle balle. Ma non basta, giuro. Qui sotto un esempio incredibile tutto statunitense di cosa si riesca a fare senza motivo, e per puro gusto della finzione...


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domenica 23 marzo 2008

2300 anni fa eravamo più civili


Sarebbe la storia di Asoka, sovrano di India, vissuto tra il 304 a.C. e il 232 a.C.
La prima fase del suo regno fu sanguinosa: com molte battaglie cruente giunse a conquistare quasi la totalità dell'India meridionale. L'ultima battaglia da lui combattuta fece mancare tra le sue genti circa diecimila uomini, ed ai Kalinga, popolazione assalita, vennero a mancare centomila persone tra militari e civili. Il pretesto della guerra fu, probabilmente, il fatto che uno dei fratellastri del sovrano, che contro di lui avevano tramato, si nascondeva presso i Kalinga, e questi si rifiutavano di consegnarlo.

E' qui che avviene la svolta.
Secondo le leggende buddhiste, il giorno seguente la vittoria il giovane imperatore, camminando tra i cadaveri, sentì il peso delle sue colpe, e anche dopo essere tornato a Pataliputra non riuscì più a dormire, perseguitato dalle memorie del conflitto; i ritrovamenti archeologici sembrano testimoniare le stesse cose narrate dalle leggende: dopo la battaglia sanguinosa Asoka emise gli editti in cui, riconoscendo il suo errore, rifiutava la violenza, appoggiava la fede buddhista e il vegetarismo, e si impegnava nella diffusione del dharma.

Le leggi che Asoka introdusse rappresentavano una vera rivoluzione culturale; fu proibita la caccia e anche il ferimento di animali, si favorì il vegetarismo, si ridusse la gravità delle pene (soprattutto corporee), furono costruiti ospedali per uomini e animali, università, ostelli gratuiti per i pellegrini, sistemi di irrigazione e traffico fluviale, e nuove strade. Le leggi non discriminavano i cittadini per casta, fede o schieramento politico; i principi morali del Dhamma che queste cercavano di attuare erano non-violenza, tolleranza di tutte le opinioni, obbedienza ai genitori e rispetto per tutti i maestri religiosi, generosità verso gli amici, trattamento umano dei servitori, e così via. In generale, le leggi introducevano nuove restrizioni, ma non rinnegavano alcuno dei principi morali preesistenti delle varie religioni che componevano l'impero.

In politica estera, dopo la prima fase imperialista, cercò di sostituire l'aggressione militare con gli accordi politici, creando stati satelliti e riducendo la necessità di sorvegliare le frontiere.

(Fonte Wikipedia)


A voi le conclusioni ed i commenti...
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sabato 22 marzo 2008

Io se fossi Piero Fass.

Avvertenza: i fatti, i personaggi descritti sono frutto di immaginazione, qualsiasi riconoscimento è dettato puramente dalle regole del caso e non da citazioni volontarie.

Una tipica giornata da Piero Fass.
Aiutatemi. Non so più cosa fare, qualcuno mi aiuti.
Vi comunico le mie coordinate, abito a casa di Massimo. Precisamente nello sgabuzzino, da me ribattezzato sala delle torture.
E' ampio per essere lo sgabuzzino, posso stare disteso o in piedi, ma pur sempre legato.

Dormo poco, e quando mi sveglio è solo perchè Massimo viene a darmi la colazione: dieci croccantini per gatti anziani che ingurgitano pelo. Li mangio, ma non mi fa star meglio.
Passa mezzora, non so che ora possa essere, e Massimo mi mette un apparecchio anti sbatti palpebre tipo quello di arancia meccanica, e mi costringe di continuo a vedere un video ripetitivo con tutti gli errori di Stalin ed i crimini comunisti. Finisce sempre con la bandiera americana, e quella democristiana.

A volte mi riaddormento, a volte resto in silenzio, con la bocca sigillata dal nastro isolante.
Se vi chiedevate perchè sono smunto e magro, il perchè sbatta di continuo le palpebre, adesso lo sapete.

Aiutatemi.

Capisco che è pomeriggio inoltrato dal buco nello stomaco, di solito salto il pranzo, e dalla finestrella dello sgabuzzino mi viene passato un integratore, di quelli che dovrebbero sostituire il fabbisogno di cibo giornaliero.
Poi di solito arriva qualcuno in casa. Talvolta colleghi, altre volte amici, e vengo esposto al pubblico ludibrio e al pestaggio fisico.

Capisco che è sera, dopocena, quando Massimo viene, mi porta dei vestiti e mi slega: dovrò andare in trasmissione. Si assicura che abbia imparato bene la lezione sui peccati del comunismo e che non abbia cattive intenzioni. La minaccia è quella di essere abbandonato nudo sull'autostrada d'agosto, legato ad un guardrail.

Mi vesto, e lo sento arrivare. Mi minaccia con un coltello alla gola e una risatina sotto i baffetti.
In trasmissione dico qualche cazzata, non so mai come commentare senza compromettere al mia situazione. Ho provato anche a fare dei cenni una volta con l'alfabeto dei sordomuti: nessuno ha capito, non me lo aspettavo da Vespa. E in compenso sono rimasto senza integratore per una settimana.
Ad oggi peso circa 23 Kg. Il mio peso forma dice Massimo.

Aiutatemi.


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Morto perchè comunista


Stamani, come ogni giorno, camminavo in centro, per lavoro. Oggi come non mai il centro di Pistoia è etichettato in una moltitudine di volantini, apiccicati ovunque. Risuonano i "Non votare!", tra i cartelloni delle elezioni, e tra tutti, mi attrae un foglio, scritto da cima a fondo, senza sottolineature, senza una impostazione da propaganda. Mi avvicino con curiosità, e lo leggo, come spesso con molti altri, quasi sempre deludenti.
Ed è così che conosco la storia di Dax.
Molti di voi lo avranno già sentito nominare, io, onestamente, pur tenendomi informato, pur cercando di sviscerare concetti e capire la società in cui vivo, non lo avevo mai sentito nominare. Nemmeno per sbaglio, da un amico, nemmeno per sbaglio a causa di un trafiletto su di un quotidiano.
Questo breve articolo è per lui, e per chi, come me fino a poche ore fa, non conosca la sua storia.

La storia di Dax è molto simile a quella di altri. Frequenta un centro sociale, ha amici, un locale di ritrovo etc. Ha un ideale, è comunista, e prima ancora antifascista. Due grosse colpe che gli varranno alcune coltellate per mano di alcuni fascistelli.

Le cause non le conosco, ho provato a documentarmi, ma non ho trovato granchè. Quello che più vorrei sottolineare è un altro aspetto: ancora oggi si può morire perchè comunisti, anche in questi tempi si può morire per mano fascista. E la notizia potrebbe non raggiungere chiunque sulla penisola.
L'unica parola che provo è: raccapricciante.

Dax è morto a Brescia, all'età di 26 anni, il 16 di marzo del 2003, e per tutta Italia anche quest'anno i gruppi antifascisti hanno manifestato per il suo ricordo.


Questo articolo è per lui, e per ricordarci quanto possa essere vicino un baratro con poche speranze di scampo, quello della stupidità autoritaria.

Qui in calce, il comunicato stampa riportato fedelmente, del centro sociale Orso, quello che frequentava Dax.

"Questa notte a Milano, in via Brioschi zona Ticinese, nei pressi di una birreria frequentata da militanti dei centri sociali, un gruppo di fascisti ha aggredito a coltellate tre compagni del centro sociale orso. Uno dei compagni Davide Cesare, detto anche Dax, è morto per le coltellate al torace e alla gola. Gli altri due sono stati gravemente feriti, uno dei due Alex raggiunto alla schiena da otto coltellate, è stato operato a lungo durante la notte ed ora � ancora in prognosi riservata. Le condizioni del terzo compagno, Giacomo non sono gravi.

Immediatamente dopo l'aggressione si formava un presidio spontaneo all'ospedale S. Paolo dove decine di compagni e compagne accorrevano per avere notizie di Davide e degli altri due feriti. Proprio all'interno dell'ospedale senza motivo polizia e carabinieri caricavano violentemente gli amici e compagni di Davide: le cosiddette forze dell'ordine si accanivano anche contro persone a terra o sedute, colpendole addirittura con una mazza da baseball e fermando alcuni compagni che poi venivano rilasciati feriti ad alcune centinaia di metri dall'ospedale.

Tre compagni sono stati ricoverati per i colpi subiti, molti altri sono stati medicati e poi dimessi

Davide, Dax, aveva 26 anni , faceva il camionista ed aveva vissuto per diversi anni a Ghedi, in provincia di Brescia, dove si era anche sposato ed aveva avuto una bambina. Qui aveva militato nel locale circolo di Rifondazione comunista. Molto conosciuto anche a Brescia dove partecipava a tutte le manifestazioni con i compagni del centro sociale Magazzino 47 e con i collettivi studenteschi. Sempre presente come volontario anche nella gestione della festa di Radio onda d'urto. Noi ricordiamo dax sorridente, un compagno generoso nella lotta e nella vita, sempre in prima fila nell'antifascismo e nella militanza, uno di noi"


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venerdì 21 marzo 2008

Porci Komodi

Progetto Porcikomodi

Sembra un gioco di parole... nient'affatto non lo è. Sembra una foto così, tanto per ridere... no, nemmeno questo.
Porci komodi è una iniziativa sostenuta dalla onlus "Vita da cani" che prevede di realizzare uno spazio di estensione totale di 20.000 metri quadri, dislocati in tre sedi differenti, ad uso e consumo degli animali. Liberi.
Attualmente vi vivono 20 maiali, 9 pecore, 10 oche, 4 capre, 1 vitello.

Tra tutti gli abitanti, ho deciso di presentarvi Paciugo:

Professione: Sporcatore, paciugatore

Anno di nascita: 2007

Attualmente presso il santuario di Brescia


Paciugo è uno di quei rari casi di animali che si sono salvati da soli, pensiamo sia caduto da un camion di trasporto animali, aveva un ampio trauma al ritrovamento, senza alcun segno evidente di provenienza. Era talmente piccolo e deperito che per settimane lo si è dovuto imboccare e insegnargli a mangiare. Da allora è nostro ospite e ha imparato molto bene a mangiare fino ad essere un piccolo ciccione



E cosa ne dite di Zoppetta?

Professione: Giovane agnellina

Anno di nascita: 2006

Attualmente presso il santuario di Brescia


Il nome deriva dal suo ritrovamento, Zoppetta è stata abbandonata durante una transumanza da un pastore proprio per via del fatto che si era azzoppata una zampa durante il tragitto, supponiamo. L'abbiamo ritrovata spaventatissima in un parco pubblico, dopo le cure ha potuto riprendere una piena mobilità e ora è stabile con noi.



Vi lascio anche le righe iniziali che spiegano il progetto, le ho trovate davvero struggenti:

Tutti gli animali che hai incontrato fino a qui e guardato negli occhi
sono salvi e hanno un nome.
Nessuno li mangerà.
Nessuno li tratterà come cibo,
indumento,
macchina da lavoro.
O cosa di poco conto.

Al contrario,
ci sarà qualcuno che li accudirà, giorno dopo giorno.
Con la fresca rugiada,
con la neve,
col sole e con la pioggia.
Darà loro riparo sicuro.
Li guarirà dalle malattie.

Dedichiamo PORCIKOMODI non a loro, ma a quanti sono ancora
un numero, senza nome,
un numero marchiato a fuoco sul corpo,
o piantato ad un orecchio,
chiusi al di là del muro,
dove tutto è nero più del nero,
straziati,
fatti a pezzi
nelle orribili catene di smontaggio
dell’infame industria della carne e dei suoi sottoprodotti.

Noi di porcikomodi sogniamo un mondo anche per loro.

Un mondo in cui maiali oche galline capre pecore mucche vitelli conigli siano liberi.









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giovedì 20 marzo 2008

Io se fossi Marco Pann.

Avvertenza: i fatti, i personaggi descritti sono frutto di immaginazione, qualsiasi riconoscimento è dettato puramente dalle regole del caso e non da citazioni volontarie.

Una tipica giornata da Marco Pan.
Non dormo molto la notte, deve essere per colpa del caffè. Non so come fare, non riesco a resistergli, ne bevo due tazze piene prima di andare a letto. Poi vado a letto, e guardo il soffitto per ore ed ore. Una volta mi sono reso conto di quanto potesse essere problematica la situazione, quando guardando il soffitto scorsi Paul McCartney che viaggiava nel cielo insieme a Lucy e una certa quantità di diamanti. Mi strusciai gli occhi e la visione scomparse.
Mi alzo molto presto, quindi, ma con poche energie, il mio stile di vita mi debilita. E' così che, pre ritrovare immediatamente il giusto slancio prendo una bella tazza di caffè bollente, e la accompagno con una canna. Dicono che lo zucchero di canna faccia bene, figuriamoci la canna stessa.

Sono pronto per una nuova giornata, e lo si sente dal fatto che parlo e non riesco a fermarmi. Non è un problema per la mi famiglia, ci sono abituati e indossano taapi di cera e paraorecchi dei looney tones, ma per Osvaldo, il vicino del piano di sopra, talvolta è un vero problema. Tanto che indice una riunione condominiale al mese apposta, dove poi parlo solo io e non se ne fa niente di nulla. Vado in vacanza un mese di solito, in quel mese vengono prese tutte le decisioni dell'anno del condominio.

Mi alzo, dicevo, e mi dirigo verso la televisione. Faccio zapping saltellando nervosamente di canale in canale, di telegiornale in telegiornale, fino a che non si fonde il tubo catodico. Mi sfida.
Ed io faccio lo sciopero della fame.
Passo tre ore immobile, a fissare lo schermo. Lui sa che io non mangerò fino a che non deciderà di funzionare, e se io morirò, mi avrà sulla coscienza. Tanto non arriveremo fino a quel punto, interverrà il presidente, sicuro.
Il tubo catodico dopo tre ore riprende a funzionare, e io mi alzo stancamente e mi dirigo verso il frigo. Ho dimenticato di fare la spesa in questi giorni. E tutto perchè scioperavo contro San Remo...

Esco di casa, vado al supermercato più vicino, in tram, senza pagare il biglietto, adducendo scuse plateali di protesta. Poi non contento mi avvicino all'autista, stacco l'adesivo "Non parlare al conducente" ed inizio il comizio. Quando sono in vena inizio anche a distribuire bustine con dentro dell'hashish. Quando vedo il supermercato avvicinarsi ci do un taglio conclusivo e porgo un gentile scappellotto all'autista.

Faccio la spesa, ma siccome non è prevista nessuna corsia preferenziale per gli ultra sessantenni, mi incateno alla prima cassa funzionante che vedo. Porto sempre con me le manette, assieme a tutto il kit di sopravvivenza del contestatore.
Passano due lunghe ore, fino a che la secutiy mi rimuove di peso dalla cassa. In compenso mi regalano la spesa, cosa che equivale ad un compromesso che posso accettare.

A casa, nuovamente. Invito gli alimenti a cucinarsi da soli. Sembrano non averne voglia, oggi ce l'hanno tutti con me, mi costringono: sciopero contro gli alimenti impertinenti. Dura poco, fino a che non sopraggiunge Elena, la mia cuoca di fiducia, non che mia zia di primo grado.
Quando è tutto pronto suole chiamarmi, io corro a tavola, e assaggio. Se va tutto bene mangio. Oggi è troppo piccante, per cui, non ho scelta, sciopero della fame e della sete, fino a nuovo pasto almeno.

Arriva la sera, e per me il tempo di prepararmi al mio discorso giornaliero su radio radicale.
Per prepararmi ad un discorso apro dieci libri a caso, ne prendo alcune frasi salienti e le mischio. Ma non sarei abbastanza convincente se prima non bevessi un bicchiere di candeggina, che mi schiarisce la mente. E i capelli, se notate.

Torno a casa, sempre in autobus, ovviamente, e visto che non ho la minima intenzione di cenare, organizzo un piccolo sit in davanti al pianerottolo del mio vicino di casa. Protesto chiedendo che anche lui vada in ferie ad agosto, come me. Vengo portato via di peso dal portiere, che scorgo somigliare un poco a Paul McCartney. Mi stropiccio gli occhi e Paul è già somparso.

Rientro in casa, e non avvertendo ancora la fame decido per un buon relax in poltrona a guardare la televisione sniffando trielina. La consiglio a tutti, è un buon rimedio per lo stress della vita giornaliera. Se l'odore non vi piace potete sempre provare con il vinavil, ma l'effetto non è lo stesso.

Mi accascio all'improvviso sulla poltrona. Il sonno è arrivato. No, non è il sonno. Lo sentirei, sognerei, magari di Paul, magari del mio vicino. Invece sono stranamente lucidissimo, sveglio. Ma accasciato.
E' allora che capisco. I miei neuroni stanno scioperando.

Io se fossi...

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Menù vegetariano di Pasqua

"Ogni anno con l’avvicinarsi delle festività pasquali si è costretti ad assistere all’uccisione di centinaia di migliaia tra agnelli e capretti, sacrificati in nome di una tradizione che li vede vittime di suntuosi pasti organizzati per celebrare la ricorrenza.

E’ proprio durante questo periodo infatti, che si verifica il maggior incremento nella macellazione di ovini e caprini, agnelli primi fra tutti.

Secondo l’Istat (Istituto Nazionale di Statistica), durante la Pasqua dello scorso anno (aprile 2007), sono stati macellati 536.228 agnelli, 72.294 agnelloni, e 137 castrati. Il numero di capretti e caprettoni macellati nell’aprile del 2007 è stato di 56.733 animali, per un totale di 696.035 tra ovini e caprini.

Sempre secondo i dati Istat in tutto il 2007 sono stati macellati 5.320.599 agnelli, 590.843 agnelloni e 293.397 capretti e caprettoni, per un totale di 6.882.887 animali, tra ovini e caprini, mentre nei mesi compresi tra gennaio e settembre del 2007 si è registrato un aumento nell’importazione di animali vivi: + 5,3% di ovini e un allarmante + 49,4% di caprini nei mesi da gennaio a settembre 2007, rispetto all’anno precedente.
" (LAV)

Adesso non dite che non lo sapevate, e che è tradizione, potete anche farne a meno, soprattutto, con l'appoggio del mini menù vegetariano che vo a proporvi:

CARPACCIO DI CARCIOFI
4 carciofi mondati, limone, olio extra vergine di oliva, prezzemolo, mandorle, aglio (facoltativo), sale e pepe.

Tagliare i carciofi a fettine e disporli su un piatto irrorandoli subito con il succo di metà del limone per evitare che anneriscano. Condire con sale, pepe, olio e il prezzemolo tritato. Terminare con le mandorle a scaglie, decorare con le fette dell’altra metà del limone

CIALDE DI PARMIGIANO con pomodorini

Occore solamente del parmigiano grattugiato. Riscladate a fuoco basso una padella antiaderente, e versate il parmigiano grattugiato a modo di disco. Quando inizia a gratinare e sciogliersi, formando delle bollicine, con delle pinze da cucina staccatelo dalla padella e giratelo. Aspetatte qualche decina di secondi che si dori anche sull'altro lato e levate dalla padella, appoggiando la cialda su di una ciotola all'incontrario, così da far prendere alla cialda la forma di cestino. Se volete, riempite di pomodorini tagliati a pezzetti con basilico, olio e sale.

MOUSSE DI MANDORLE
200 g di mandorle pelate, il succo di un limone, 1 tazzina da caffé di olio extra vergine di oliva, prezzemolo, mezzo cucchiaino di curcuma, un cucchiaio di capperi.

Rinvenire le mandorle in acqua per almeno un paio d’ore; scolare e mettere in un mixer; frullare aggiungendo il succo di limone ed eventualmente, se dovesse risultare troppo denso, poca acqua (un cucchiaio per volta), quanto basta per ottenere un composto cremoso dalla consistenza ferma; con il mixer sempre acceso aggiungere gli altri ingredienti poco per volta. Far riposare in frigo per almeno un’ora e servire accompagnato da crostini.

Ottima anche come condimento di insalate e verdure grigliate.

SFORMATINO DI PORCINI, FARRO E LENTICCHIE
300gr. di porcini – 100gr di farro decorticato – 100gr. di lenticchie (piccole) – 1 carota – 1 cipolla – 1 costa di sedano – 1 spicchio d’aglio – 1 ciuffo di prezzemolo – 4 cucchiai di olio extravergine d’oliva – 500ml di brodo vegetale – 3 cucchiai di maizena (amido di mais) –sale e pepe q.b


Mettere a bagno per 3 ore il farro e 1 ora le lenticchie. Precuocere tramite bollitura in acqua salata il farro e le lenticchie separatamente per 15 minuti circa, finchè sono quasi cotti ma ancora ben consistenti. Scolarli e metterli da parte. In una casseruola imbiondire la carota, il sedano e la cipolla battute in 3 cucchiai di olio. Aggiungere i porcini e bagnare con poco brodo vegetale, lasciare cuocere coperti a fiamma media per 10 minuti. Aggiungere quindi il farro e le lenticchie, bagnando con il brodo e cuocere come fosse un risotto. Quando sarà cotto, lasciare il composto morbido e “all’onda”. Ungere otto stampini da timballo o da budino monoporzione, a forma di tronco di cono, spennellandoli con olio d’oliva; fare un trito d’aglio e prezzemolo e distribuitelo sul fondo di ciascuno stampino.

Togliere dal fuoco il composto e dopo aver aggiustato di sale e pepe, incorporate la maizena, il resto del trito di aglio e prezzemolo e amalgamate accuratamente. Riempire gli stampini con il composto pigiando bene in modo che gli sformatini siano compatti. Cuocere in forno per 10 minuti a 200°, sfornare e lasciare riposare. Capovolgere gli stampini, condire con un filo di olio d’oliva. Accompagnati da una insalatina fresca possono e verdure al vapore possono essere serviti come piatto completo.


Quasi tutte le ricette sono state riprese dal sito della LAV, per cui non ho fatto molta fatica, ma se volete altri consigli, le ricette vegetariane sono migliaia e di sapori imprevedibili e gustosi...
Non resta che augurarvi una buona pasqua vegetariana...
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Se questa non è democrazia partecipativa ditemelo voi... un'idea alla democrazia#5

E Vicenza scese in campo... Proprio così, i No dal Molin scendono in campo, e presentano la loro lista per le elezioni comunali. Molto interessante, visto che il presidio, i no dal molin, hanno rappresentato e rappresentano un momento di forte democrazia ed aggregazione, una spina nel fianco dell'aministrazione di routine, una scelta consapevole di cittadini che vogliono lo spazio che gli è stato sottratto. Se questa non è democrazia partecipativa, ditemelo voi...
Hanno le idee chiare: "La nostra lista - spiega il candidato sindaco Cinzia Bottene - si porrà in modo diverso, vogliamo restare fuori dai giochetti classici della politica, useremo questo strumento per parlare con i cittadini e non per imporre delle decisioni come spesso succede. Useremo la fantasia. Quella non ci è ma mancata». Il Presidio non dispone dei fondi degli altri candidati politici, «frutto delle elargizioni dei partiti - commenta la candidata sindaco di Vicenza Libera - Noi non abbiamo niente di tutto questo e siamo felici perché ci lascia liberi di mantenere la nostra indipendenza. Per quanto riguarda la nostra campagna, sarà la gente a farla per noi."
Guardatevi il video della presentazione della lista... finalmente qualcosa di genuino. Un grande in bocca al lupo alla lista "Vicenza libera" da Riciard...



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mercoledì 19 marzo 2008

Io se fossi...

Io se fossi...               tipiche giornate da candidati premier di Riccardo Tronci (Libro) in Politica

"Io se fossi..." diventa libro... o meglio libricciolo...
Per chi si fosse perso qualcosa, sono le tipiche giornate dei candidati premier visti dal buco della serratura di un elettore, un poco disilluso, ma armato di sarcasmo e satira...

Potete scaricarlo gratuitamente, potete comprarlo, o semplicemente ignorarlo... tanto tra non molto toccherà anche a voi andare a votare ;)
Lo trovate qui...

Un salutone a tutti voi che avete riso con me ad ogni piccolo post sui candidati...

Ci tengo a dire che la foto di copertina è stata scattata dalle mirabili e mirabolnati mani di un Alessandro pagni più che mai in vena, mentre veniva minacciato di morte dalle antenne di un grillo... quale migliore rappresentazione del tipico elettore italiano?

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Logohorrea, e pensare che c'era il pensiero...



La pubblicità ci invade, spesso è presente ne contesto in cui ci muoviamo, su quello che teniamo in mano, sia esso un giornale o un telefono, e sempre più spesso, su noi stessi.
Un bellissimo video che dichiara guerra a tutto questo modo di vivere, o meglio, risponde agli attacchi che abbiamo già subito. Per noi non c'era nessuna guerra, non siamo stati i primi a sparare, e prima ch ece ne rendessimo conto, hanno assalito il nostro villaggio, coperto le nostre strade, inzozzato i nostri abiti, fino a macchiare la nostra capacità di pensiero.

Come diceva il signor G, "E pensare che c'era il pensiero"...
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Calpestiamo le aiuole


Fate due passi in città, ponete lo sguardo verso l'orizzonte, e ditemi quante piante, quanti alberi, quanto spazio verde riuscite a vedere.
Uscite pure dalla città, prendete le vie periferiche, e fate la stessa analisi.
Quanti giardini, uno, due, e quanto grandi?
In compenso i gas di scarico vi sommergono, entrano nei polmoni, e lo stress della vita quotidiana non riesce ad essere arginato dai pochissimi alberi. Sembra proprio che qualcuno abbia deciso per l'operazione "disboscamento in città".

Solo aiuole. E manco a dirlo, non si possono calpestare. Tutto vero, ci è voluta cura per tenerle così, lo scalpiccio di bambini che giocano o adulti che cercano di rilassarsi un attimo finirebbe per piegare tutti quei bellissimi fili d'erba, e rovinare l'opera di un piccolo artista.
Ma ditemi dove potrà scorrazzare vostro figlio, ora che tutto è ricoperto di cemento.
Chiedete a vostro figlio di disegnare una mucca, non saprà con molta probabilità da dove iniziare. In compenso è altrettanto probabile che riesca a riprodurre fedelmente l'ultimo modello della cinquecento.

Riprendiamoci il nostro spazio verde. Da oggi calpestiamo le aiuole.

"Calpestiamo le aiuole" è una piccolissima iniziativa, tesa a raccogliere più racconti possibili sul tema del verde in città, sul grigio della città, sullo smog etc. Sognate in qualche modo, riappropiratevi del verde, incazzatevi se è necessario, e mettete tutto per iscritto.
Poi inviate i vostri pensieri a: riccardotronci@hotmail.it
Riciard's pubblicherà ogni testo che perverrà alla casella mail, con la speranza di tornare a poter calpestare un po' di verde, e che magari non sia solo delle aiuole...


Il primo racconto lo firmo io, ed era già apparso sul blog, un piccolo racconto, una piccola riflessione, più su Joe Strummer che sulle aiuole, ma credo si inserisca bene...

(non) un giorno come un altro

E’ un pomeriggio vagamente assolato, quello del ventidue dicembre. Le nuvole tendono a scorrere sotto l’impeto di un vento fresco che cerca di cancellarne gli aloni e rendere pulito il cielo, ribadendone l’ossessiva, quasi morbosa, proprietà. Mi ritrovo a fumare una sigaretta seduto all’orlo di una piazza, giusto i piedi vicini a un’aiuola. E mi trovo concentrato, a far vagare i miei pensieri per scoprire quante concatenazioni probabili ed improbabili di eventi debbano essersi per forza verificate affinché oggi, a quest’ora, io sia qui. Ad osservare questa formica che mostra di riconoscere appena la mia scarpa lucida con le sue antenne, tanto da fare dietrofront e andare in cerca di qualcosa di più promettente. Mi piacerebbe, un giorno, capire la stravolgente verità del mondo visto da una formica. Tutto così immenso, ma non così incommensurabilmente irraggiungibile. Infiniti ostacoli supportati da un forte ed innato spirito di casta, sposato con lo stesso atto di nascere, sacrifici e regole dettate dalla consapevolezza del bene comune. Anche ad un uomo che potesse appoggiarsi sempre sicuro su di un tale conforto, non verrebbe meno la voglia di scalare un ostacolo, sia esso un sasso tra i ciuffi d’erba o una scarpa lucida all’orlo di un nuovo territorio. Forse è proprio questa una dignitosa accezione della libertà: lo spirito comune.

Scansando con gli occhi gli anelli di fumo che il vento strappa alla mia sigaretta, osservo un bambino che gioca, spensierato tra i fitti schizzi di una fontanella. E con qualche lacrima a solcare la mia pelle penso al suo futuro, a quello che gli lasceremo in omaggio. Un futuro di smog, di sistemi naturali devastati e coscienze spirituali rimosse in favore di un dio capitalista. Sulle banconote deificate di nome “dollaro” è scritto a chiare lettere: “In God we trust”. Non ne ho alcun dubbio. Il problema sta tutto nella minuziosità del voler capire di quale dio si stia parlando.

Il senso delle cose sta spesso in poche parole; succede a volte di guardarsi indietro e trovare in una o due parole il senso di tutto quello che abbiamo fatto. Succede a volte di trovarne il senso solamente in punto di morte, ed emettere quegli ultimi suoni della coscienza proprio in punta di labbro con un filo di voce. E succede così che qualcuno muore senza riuscire a dire proprio nulla, ma con gli occhi vivi di chi ha ancora qualcosa da comunicare, gli occhi che intimano ascolto e la voce rotta nel fiato che inciampa tra le corde vocali. Succede che alcuni riescano per troppa lucidità, o troppo poca, a lasciare un testamento della propria eredità.

Mi viene in mente solo adesso il ricordo di quel biglietto che Gauguin fece mandare a tutti i propri amici in cui si scusava di essere appena morto. L’ironia è forse l’unica cosa che salva da quella cosa ineluttabile che è la vita, che è la morte.

E la vita continua ad andare avanti, spaventosamente. Come uno schiacciasassi. Inesorabile. Contro qualsiasi logica della ragione, che implora al mondo di fermarsi, giusto per riposare un po’ nel ricordo di qualcosa che si è appena spento, smarrito.

Così la formica continua a cercare il cibo o chissàcosa per la sua dignitosissima comunità. E il giorno in cui spirerà per la vecchiaia o per sottomissione ad un ostacolo troppo imponente, sarà un’altra simile a prenderne il posto, come in un ciclo.

Così quel bambino continua a giocare, correre e riprendere fiato mentre beve tutta d’un sorso la sua voglia di vivere ogni istante, mentre io lo guardo, senza sapere che un giorno non troppo lontano sarà lui, qui, ad osservare un altro bambino, ed io, magari vecchio, ancora ad inanellare pensieri e fumo dal cospetto di una panchina.

Così io, in questa pausa pranzo di appena un’ora, come sempre seduto sullo stesso bordo della stessa aiuola, ad inalare lo smog purificandolo al sapore di una sigaretta, pensando a come tutto sembri predisposto da una forza onnisciente che guida i tuoi passi nella vita. O a guardare meglio, risulta che probabilmente siamo sempre stati noi a tendere la mano alla sempre bendisposta ovvietà. Ignorando che oggi è il ventidue dicembre, e che la radio della macchina a volte non porta solamente chiacchiere inutili di dj a corto di argomenti e cultura. “Il futuro non è scritto”. Addio per sempre, Joe. E grazie di avere lasciato un’ombra nelle mie radici ed un solco talmente profondo da far vacillare, oggi, ventidue dicembre, pomeriggio vagamente assolato, l’ovvietà del buonsenso e la rigidità del buonismo comune. Da oggi, ventidue dicembre, comincerò a calpestare le aiuole.
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martedì 18 marzo 2008

La costante B (erlusconi)

Parto da lontano, ma nemmeno lontanissimo. E' il 1946, la democrazia, grazie a brogli o meno, trionfa sulla monarchia e da lì inizierà il nostro travagliato cammino democratico.
Questo periodo storico, definito "prima repubblica", che va indicativamente dal 1946 fino al caso Tangentopoli del 1992, vede l'egemonia della Democrazia Cristiana, e il crescere maggiore o minore di altri partiti e partitucoli nella sua orbita. Sono solo due i partiti che si collocano al di fuori della logica democristiana: il Partito Comunista Italiano e il Movimento Sociale, l'uno ovviamente comunista, l'altro di stampo post fascista, con riferimenti alla repubblica sociale di Salò.
Osservando attentamente gli schieramenti, e cercando di raggrupparli per denominatori comuni, otterremo uno schema che vede protagonista la costante C, come Comunismo. Gli schieramenti ideologici possono infatti essere divisi in due parti, l'una comunista, l'altra anticomunista.
La guerra fredda aveva fatto a dovere il suo lavoro e l'Italia, terra di mezzo nel conflitto bianco, si ritrovava davvero divisa in due. Da una parte i comunisti "mangiavano i bambini", dall'altra il sogno della rivoluzione. Tutto questo, come detto, andando per denominatori comuni, tralasciando volutamente le figure irripetibili che hanno cercato di varcare i confini e farli sembrare meno netti come Don Lorenzo Milani.

Poi succede tutto nel volgere di pochissimo tempo: il muro di Berlino cade, il PCI inizia a ripensarsi cercando un maggiore spostamento "democratico", inizia Tangentopoli.
La vicenda di Tangentopoli è l'unica, tra molti scandali, ad aver gettato il sistema politico nel baratro totale. LA Dc viene affossata, e così tutti i suoi partiti satelliti. Il vuoto che ne consegue arride ai due schieramenti prima estremisti, il PCI, che si battezza PdS, e il MSI, che parteciperà alle elezioni di Roma con una scritta-corollario sul simbolo "Allenaza nazionale", per far capire la propria volontà di spostarsi al centro e raggiungere l'elettorato della destra moderata, adesso orfana della Dc.
Il centro dominante casca, i due poli opposti iniziano l'accentramento, e viene a mancare la costante C.

E' il 1994, e a battesimo vi è il nuovo fenomeno della politica, il partito Forza Italia. Non sto a ripetermi su quanti e quali dubbi la sua figura imprenditoriale e politica abbia suscitato numerosi dubbi e problematiche, sta di fatto che il suo partito, appena nato, riesce a raccogliere più del 20% dei consensi e vincere le elezioni con la sua coalizione.
Nasce la costante B, per Berlusconi, la nuova costante attorno alla quale si muoverà il sistema partitico e politico.
Analizando la questione su due fronti, quello dei politici e quello dei cittadini, fin dall'inizio notiamo i gridi contro Berlusconi. Gli elettori, il sistema partitico stesso si divide in "Votare Berlusconi" oppure "Votate me per non votare Berlusconi": in pratica nasce la costante B, in base alla quale o si è contro o a favore di Berlusconi.
Gli alleati della coalizione di Berlusconi non hanno molta scelta, nemmeno loro: con Berlusconi si vince, senza, almeno fino ad oggi, si perde, e a poco o nulla sono valsi i numerosi colpi di testa dei vari Bossi o Follini e Fini.

Una singolare distinzione va fatta tra le due costanti: la prima era un ideale, la seconda una persona. E' il risultato dello stesso operato della costante B, ovvero il fare politica portando avanti le persone, i protagonisti, e non il movimento. Ad aprile voteremo tra Veltroni e Berlusconi, non tra Pdl e Pd, o almeno la questione sembra essere posta in questi termini. A dimostrarlo i sondaggi all'interno dell'elettorato di Forza Italia, che non riesce a vedere un chiaro leader delfino di Berlusconi, se questo dovesse ritirarsi.

Viene da chiedersi se sia il caso di continuare a comporre le fazioni berlusconiani e antiberlusconiani, o se sia il momento di pensare agli ideali, ai movimenti, mettere in seconda linea le persone e cercare di parlare di politica in altro modo. Che sia questo, forse, il modo di liberarsi delle costanti...
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lunedì 17 marzo 2008

Io se fossi Giulianone

Avvertenza: i fatti, i personaggi descritti sono frutto di immaginazione, qualsiasi riconoscimento è dettato puramente dalle regole del caso e non da citazioni volontarie.

Una tipica giornata da Giulianone

Mi sveglio puntualmente tutte le mattine alla solita ora, senza bisogno di alcuna sveglia. Semplicemente il materasso ad acqua durante la notte si ripiega su di me e verso le dieci e mezzo del mattino mi toglie il respiro inglobandomi quasi completamente. Passo la prima mezzora di vita cosciente nella mia ginnastica mattutina: la lotta con il materasso ad acqua. Molto spesso, forse a causa della mia condizione fisica non perfetta, desisto e chiamo con un urlo la servitù, che provvidenzialmente arriva posando sul materasso, ai lati del mio corpo, due pesi di piombo del valore di 120 Kg ciascuno, facendo sì che con un brioso flutto io riesca ad uscire dalla prigionia del materasso.

Mi alzo e lentamente mi sposto verso lo specchio di circa otto metri quadri, in cui mi specchio per almeno tre quarti d'ora abbondanti, ammicando alla mia stessa faccia, facendomi l'occhiolino, cogliendo tutti i particolari, che ben conosco, della mia maliziosa beltà.
Procedo stancamente verso il bagno, lanciando i vestiti per terra, e faccio la doccia. E' da precisare che non si tratta proprio di una doccia, visto che non ne esistono delle dimensioni che a me occorerebbero, ma di una lavatrice industriale. Metto il sapone, l'ammorbidente vernel, che fa particolarmente bene ai miei capelli, la carico sul programma veloce, e mi faccio centrifugare in armonia con l'elemento acquatico, dentro al quale mi sento come a casa, come un piccolo embrione.
Finito il programma di risciacquo mi distendo ed accolgo sul mio corpo il caldo soffio di vapore teso ad asciugarmi, e poi esco. Di solito mi centrifugo con alcuni vestiti addosso, per risparmiare tempo, così che quando esco gli indumenti da indossare sono molto pochi.

Esco dalla lavatrice e mi dirigo verso la cucina, dove con un cucchiaio di argento passo in rassegna le centodieci portate che ogni giorno la squadra di cuochi egiziani al mio servizio prepara, decidendo così le quattro pietanze che comporranno la mia colazione. Il resto viene buttato via. Ma nel cestino delle materie organiche, sono un uomo di tutto punto.

Spolverati i quattro piatti, stamani ho scelto cous cous di seppioline e calamari, vitello in salmì, rotolino di manzo in crosta e meringa al limone con zabaione di fragola, come ogni mattina vado dal mio ginecologo di fiducia.
Lui aveva qualche dubbio, la prima volta che mi presentai, ma su lauto pagamento, promise di seguirmi durante tutta la mia gravidanza. Chi credeva che un uomo non potesse partorire si dovrà ricredere, io sono incinto.
Credevano che i miei sbalzi di umore, il mio continuo saltellare di partito in partito, il mio nuovo sostegno alla famiglia e alla chiesa contro l'aborto, fossero tutte trovate per guadagnare più soldi andando dove soffia il vento. La verità è un'altra. Prima ero un uomo senza scopo, senza stabilità. Poi è arrivata inaspettata questa gravidanza, e tutto è cambiato, sono diventato più sensibile, ascolto la vita nascere e crescere in me.
Come ogni volta il ginecologo dice di non vedere nulla quando accosta l'apparecchio alla mia pancia. Basta che avvicini al suo naso una banconota da cento, ed ecco che mi descrive la situazione. Oggi Gabriele ha il dito in bocca, ed è cresciuto un poco, è addirittura sette centimetri e mezzo.

E' già ora di pranzo, e appena tornato a casa, passo nuovamente in rassegna le portate, per sceglierne sei, stavolta. Tutte a base di riso, che i carboidrati danno le energie necessarie quando si deve mangiare per due.
Mi distendo sul divano formato familiare e guardo Amici di Maria, cercando di imitare con le gambe i movimenti di Garrison, e la sua parlata, che mi piace da morire. Quando non c'è amici mi guardo Uomini e Donne, ma non è la stessa cosa, è molto meno appassionante.

Alla stessa ora, ogni giorno, le quattro del pomeriggio, telefona il colonnello Brown, della Cia, che mi chiede ragguagli, ed io, come al solito, mi invento nomi, personaggi e fatti. Il dossier Mitrovkin è stata una mia idea geniale, peccato che sia stata così poco pubblicizzata.

Riaggancio il telefono e guardo su internet i vari modelli di passeggino che potrei comprare, i vestiti di prenatal e quelli di premaman, e mi scopro a piangere di gioia davanti ad un pigiamino azzurro con gli aeroplanini.

Alle diciassette in punto, come al solito, vado con Zago, il mio scaltro aiutante, a fare il giro di tutte le farmacie della città, allo scopo di comprare tutti i preservativi e tutte le pillole in circolazione. Senza contraccettivi, la gente dovrà pure fare figli.

Ritorno a casa stremato dal duro lavoro, ed è già ora di cena. La cena solitamente è più leggera. Spesso passo con un amico a prendere dodici pizze, e se resto a casa, passo in rassegna solo venti portate, per poi mangiarle tutte, tranne il dolce, fa male a cena, dicono.
Dopocena mi dedico alla mia attività editoriale, scrivendo un po' di articoli per farmi odiare nel mondo. O meglio, questo succede quando ne ho particolarmente voglia. Altrimenti prendo il paroliere, tiro i dadi con le lettere e formo parole a caso. Dovreste vedere quante frasi di senso compiuto vengono fuori! Stupefacente davvero. Poi arriva il momento di trovare una foto da inserire nell'articolo, così mi denudo e appoggio dolcemente lo scroto sullo scanner, acquisisco l'immagine, e come promesso pochi giorni or sono, pubblico i miei coglioni.

E' già ora di dormire, prendo un cd di ninne nanne vaticane in latino cantate dal Ruini, e con tra le mani il libro "lettera ad un bambino mai nato", mi faccio cullare, fino ad addormentarmi tra le braccia di Morfeo...


Indispensabile per capire la frase dello specchio, questa citazione, presa da Wikiquote:
"Mi ritengo un uomo leale, intelligente, spiritoso, malizioso e piuttosto belloccio. La stima che ho di me stesso è direttamente proporzionale al mio peso. "(da A, 20 gennaio 2007)
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sabato 15 marzo 2008

Se io fossi Pierferdy

Avvertenza: i fatti, i personaggi descritti sono frutto di immaginazione, qualsiasi riconoscimento è dettato puramente dalle regole del caso e non da citazioni volontarie.

Una tipica giornata da Pierferdy
Posso dire che mi alzo, ma in realtà non dormo mai.
La veglia notturna assieme al video di padre Pio rappresenta una costante nella mia vita, guardo la videocassetta consumata, prego con il padre, la riavvolgo e continuo. Per questo nelle foto il mio sguardo risulta spesso spento, ma intriso di genuina e responsabile fede.

La notte passa da una preghiera all'altra, e quando gli occhi bruciano e stento a dire il novantesimo pater nostrum di fila, metto pausa sul videoregistratore, ed apro ilo giornale alla pagina degli annunci sentimentali. Stasera telefonerò a Roberta.
Niente di che, una chiacchierata del tutto responsabile ed informale, per rinvigorire la mia fama di play boy cristiano.
Non scendo nei particolari della telefonata, che comunque dura poco, sarebbe irresponsabile.
Quando attacco la cornetta mi sento sollevato e spinto in alto dal mio genuino e responsabile spirito di dedizione alla causa principale della mia vita: la famiglia.

Non so quanto riesca a trasparire dalla televisione, dalle mie responsabili imprecazioni durante i comizi, ma tengo molto alla famiglia. E non parlo solamente delle mie dieci sparse a giro per il mondo, e nemmeno per tutte le madri di figli da me non riconosciuti, e nemmeno della famiglia italiana in generale. Quando dico "famiglia" intendo "a' famigghia".
Non sono altro che un numero dentro a quella grandiosa macchina devota, niente altro che un piccolo uomo, un picciotto si potrebbe dire, che aiuta altri piccoli uomini, come il mio caro cugino Totò. No, non Schillaci.

Per cui, diciamo, che prego per a' famigghia fino a giorno inoltrato, ed è già tempo di chiamare Stefania. Stefania non l'ho conosciuta sugli annunci sentimentali, ma al corso prematrimoniale. Lei era la promessa sposa di un altro, ma questo non c'entra. Chiamo Stefania, ed usciamo responsabilmente.
Il tempo con lei passa talmente veloce che quando guardo l'orologio per la prima volta è già tempo di tornare a casa a fare i compiti sul catechismo che mi ha dato Don Gensini, che altrimenti si arrabbia. Oggi devo colorare responsabilmente alcune vignette del vangelo.

Coloro le vignette fino ad ora di pranzo, momento in cui sospendo tutte le mie incombenze per riunirmi intorno alla tavola assieme a tutta a' famigghia. Ci sono tutti, tranne Don Carmine, che da tempo è andato a stare in Ammeriga, ma con lui ci sentiamo spesso. Totò oggi ha portato i cannoli, che responsabile delizia a fine pasto!

Dopo pranzo colgo al volo lo spirito, la carica genuina e responsabile che mi dona la famigghia, per telefonare a Trudy. Non si chiama davvero così, è il nomignolo che le ho dato perchè sembrava un panda peluche della Trudy. Questo semplicemente perchè era tra quelle che sapevano resistermi, specie in estinzione. Purtroppo la telefonata viene interrotta da una vviso di chiamata: è Silvio. Vuole uccidere il vitello grasso.
Attacco con Silvio, pregandolo di non chiamarmi più, ma da quando dissi che lui è il più intelligente, non fa altro che cercarmi e ricercarmi, e non del tutto in modo responsabile.
Vado su internet a guardare quante visite ha avuto il mio myspace. Oggi mi hanno aggiunto tra i propri contatti Helena, Jean e Sdrucciolina83, grazie per l'ad a tutte ;)

Ritorno nella penombra della camera e prego insieme al nastro di Padre Pio, fino all'ora di cena. Ovviamente e responsabilmente intervallo la procedura con alcune chiamate a Rosalinda e Daniela. Ho provato a chiedere a Sdrucciolina83 se mi dava il numero, ma ho ottenuto solamente un indirizzo e-mail.

Ora di cena. Come sempre sul mio desco pane azimo e acqua, a lume di candela, facendo zapping sui canali satellitari e le telecamere del grande fratello. Nel mentre con la mia mente intrapendo discortsi e citazioni, preparandomi responsabilmente alla mia presenza da Vespa, anche se non so precisamente di cosa si parlerà. Quel tizio è davvero imprevedibile. Una volta mi ha chiamato per parlare della crisi dell'Inter ed io ero preparato sul cambio euro-dollaro. Un'altra mi chiamò per parlare di Cogne ed io mi ero preparato la ricetta dei tortellini alla valsugana. Si giustificava dicendo che di qualsiasi cosa si parli "io c'entro". Quindi, l'unica soluzione responsabile è trovare frasi che vadano sempre bene, per ogni occasione. E la famigghia sembra essere un punto focale su cui responsabilmente parlare in ogni occasione.

Tornato da Vespa, finalmente a casa, mi rilasso guardando un episodio a caso della enciclopedia in vhs agiografica, stanotte toccherà a San Crispino. Non fo a tempo a rilassarmi che squilla il telefono. E' Silvio, dice che ha ammazzato il vitello grasso perchè aveva fame e non mi vedeva arrivare.
Riattacco il telefono e sorseggiando la familycola mi guardo la mia serie tv preferita, per poi riprendere la mia puntuale e responsabile conversazione preghiera con Padre Pio...
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venerdì 14 marzo 2008

Un forte saluto a Franceschino Nuti


Altre volte ho detto di essere cresciuto a pane & Ramones, ed è vero, almeno quanto posso ben dire di essere stato svezzato a pane e Sergio Leone, e schiacciata e Francesco Nuti. Per questo sono affezionatissimo a Franceschino, a uno dei primi film che mi ha fatto piangere in assoluto ("Tutta colpa del Paradiso"), considerando anche che Clint Eastwood può essere intrigante ma non riesce a suscitare forti emozioni, avendo, come diceva Sergio Leone , due espressioni: una col sigaro, l'altra senza.

Ma ritornando al mio Franceschino, credo di potermi fregiare del titolo di "Nutiano doc", avendo visto tutti i suoi film, anche i peggiori, come "Stregati" o "Caruso zero in condotta", e sono tra i pochi sulla faccia del globo ad aver apprezzato e non poco "Occhio Pinocchio".
Ecco, a me Francesco ha dato tanto. Forse non si tratta di insegnamenti morali, probabilmente non si tratta di chissà cosa, ma nei suoi film ho sempre trovato quegli scorci di malinconia che rendono la comicità ancora più grande, come insegna lo stesso Monicelli.

Di Francesco Nuti non si sa più nulla. E' vuoto totale di informazioni, non è più sotto le luci della ribalta da tempo, e le ultime notizie che lo riguardavano, dell'anno scorso, lo vedevano da poco uscito dal coma.
Mi ricordo di aver sentito il racconto di un amico che lavorava vicino al suo circolo di ritrovo, la sua sala da biliardo, il suo luogo di bevute, dirmi che stava iniziando a tralasciare l'alcool, che aveva nuove idee per un nuovo film, che lo aveva visto più raggiante del solito.
E poi la caduta, il trauma cranico ed il coma. L'unica cosa che sono riuscito a sapere è che a maggio dell'anno scorso le speranze per lui di riprendere a camminare erano buone, e nient'altro.

Per cui questo post, il mio ringraziamento a Francesco: grazie per tutte le emozioni, per tutti i bei film, grazie per quelle prime lacrime e quel tocco di malinconia.
Io, aspetto e continuerò ad aspettare il tuo ritorno, in un modo o nell'altro, sarò felice ed entusiasta di ritrovarti sotto le luci della ribalta. C'è un posto vuoto, lì. Proprio vicino alla pochezza comica di Pieraccioni, accanto all'evoluzione in attore non più comico e non si sa più cosa che legge la divina commedia come un bambino di quarta elementare di Benigni che altro non sa dire se non "volemose bene". Quel posto, credo, ti spetti di diritto.
Un abbraccio, a presto Francesco.

Per chi di voi avesse voglia di scrivere un messaggio a Francesco, può provare ad inoltrarlo qui:
info@francesconuti.it.
Che altro non è che un sito dedicato interamente a Franceschino. Chissà se lo legge...

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giovedì 13 marzo 2008

Io se fossi Fausto

"L'abbecedario" l'ha definito il grande fratello dei premier, "La cicogna in vetta" semplicemente lo adora e lo consiglia a tutti i cuoi aficionados, mentre il tg serale di Rete 453 Fragola e Menta, non si scorda mai di questo spazio. Ovviamente le testate citate e la rete di cui sopra non esistono. Ma ugualmente continua la carrellata delle giornate tipo dei candidati premier...

Avvertenza: i fatti, i personaggi descritti sono frutto di immaginazione, qualsiasi riconoscimento è dettato puramente dalle regole del caso e non da citazioni volontarie.

Una tipica giornata da Faustino
Quando apro gli occhi è la sveglia a forma di Marx a cullarmi con un brano de "Il Capitale", che puntualmente non capisco. Mi stiro e ascolto la lezione del giorno, come se fosse vangelo, poi discosto le coperte e indosso l'eskimo a mo' di vestaglia.
Vado verso il soggiorno, precisamente verso il tavolo già apparecchiato con le porcellane cinesi, e mi verso un bicchierino di vodka. Ovviamente sputo, come da quarant'anni a questa parte, non mi è mai riuscito, ma sono determinato, un giorno, a riuscire nel mio intento.
Schifato dalla vodka, mi passa l'appetito e mi accendo la pipa a investigatore privato che nascondo sempre nella tasca del giubbotto-vestaglia. Fine tabacco cubano, chiaro.
E' che era proprio il mio sogno di bambino fare l'investigatore privato, ma non come quando o perchè, mi ritrovai a fare il sindacalista e poi il politico.

Con passo sonnolento vado verso il bagno a darmi una rinfrescata, e, forse proprio a causa del mio risveglio appena avvenuto, confondo sempre l'acqua calda con quella fredda: ostinazione ad aprire al rosso.
Mi rado la barba con un coltello simile ad un piccolo machete, come mi aveva insegnato in lunghe ore di conversazione il lider maximo, e canticchio tra me e me il motivetto di Perry Mason, ammiccando con lo sguardo. Come dopobarba un balsamo fatto dalle mani di una signora cilena che mercanteggiava al confine con l'Argentina; io volevo semplicemente una indicazione stradale, e lei mi appioppò questo balsamo, che uso incoscientemente come dopobarba.

Rinfrescato mi aggiro con la pipa spenta in bocca, guardop la scacchiera con cui giocavo assieme al compagno Piggelli, il macellaio di sotto, ma da quando ha iniziato a votare per il Pds la scacchiera non s'è più mossa.
Suona il telefono, è l'ora esatta che mi informa, con un servizio aggiuntivo, su quanti comunisti sono nati nell'ultimo giorno. Come già detto: "Per come è fatto il capitalismo, un comunista nasce sempre".
Apparecchiato sul tavolo da the, giace irrisolto uno dei tanti casi di Cluedo. Mi siedo ed osservo la spavalderia del colonnello Mustard, possibile che non sia lui? Certo è che chiunque abbia ucciso il dottor Nero, del male non lo ha fatto, e per questo spalleggio e spalleggierò la signora in rosso, per quanto tutti gli indizi portino verso di lei.
Inspiro profondamente, sono già le undici, ed è tempo che mi dedichi al mio esercizio quotidiano: l'eliminazione della erre moscia. Vdete, è un esercizio molto difficile, si tratta di eliminare dal mio aspetto quella componente borghese che col tempo si è saldata alla mia immagine. E' un esperimento col quale rischio molto. In pratica mi concentro profondamente davanti ad una piccola lavagna e leggo senza sosta per una buona mezzora le seguenti parole: "Girerei, ramarro, cimurro, rabarbaro", dopo tutto lo sforzo cado esanime in terra, fissando con un soffio di fiato il soffitto, dove è affrescato S.Carlo Marx.
Quando mi riprendo è ora di fare un piccolo aperitivo prima di pranzo, a base di patatine S.Carlo e un buon Garibaldi come bevuta. Il tutto consumato in poltrona guardando qualche spezzone del miglior film di sempre: "Ombre rosse".

Il pranzo è un pasto frugale e veloce, senza molti convenevoli, giusto per darmi la carica adatta ad affrontare un pomeriggio intenso.
E' con il primo pomeriggio che esco di casa e seguo il colonnello Mustard, conosco ogni sua mossa. Prima passa dall'edicola, compra "Il giornale", di seguito si infila nella camera di commercio, probabilmente a fare visure camerali su visure camerali, e poi si inoltra nel suo studio al terzo piano di un palazzo in stile del ventennio. Come può non essere lui il colpevole?

Finito il pedinamento mi dedico al mio hobby: la politica.
Mi presento negli studi della trasmissione che mi ha invitato per la sera, e comincio a parlare a braccio. Poi scopro di essere in onda su "Verde Fazzuoli", mi rivesto ed esco di scena, cercando con maggiore risolutezza il set giusto.

Mi siedo su di una poltrona, mi si avvicina un tipo brutto con un neo da fare spavento, credo di essere capitato sul set di "La mosca 3", faccio per uscire, ma mi dicono che devo rimanere, che quello lì è Vespa ed è il conduttore del programma. Non me ne vogliate, ma preferisco Andrej Lutipovic Kaseminsky, il celebre conduttore di Canal 98 in Lituania.
In trasmissione parlo, parlo e riparlo, convinco anche me stesso, nonostante la erre moscia, e tutto grazie al corso serale sul marxismo che frequento nei dopocena liberi al circolo vicino casa.
Tanto so benissimo che mi voteraano in pochi, per cui tantovale parlare della promessa rivoluzionaria, dell'Inter, per ritornare a pensieri più seri, come Cluedo e Mustard appunto.

All'uscita dal set prendo un taxi, ma non mi dirigo verso casa, resto dieci minuti ad aspettare che il Colonnello Mustard esca dal suo0 uffico e prenda la sua vettura di lusso. Come in un film sento la mia bocca scandire: "segua quella macchina", e veloce la notte vola alla ricerca di indizi...


Non ho frasi celebri che abbiano ispirato questo post, se non la stessa citata tra virgolette, e se non sono riuscito ad essere troppo tagliente, scusatemi, ma c'ho provato. In compenso, qualche frase celebre ve la lascio ugualmente:
"Mai dare limite alla provvidenza. Soprattutto a quella rossa."
"In un Paese in cui la cifra dominante è il trasformismo io ho un largo tasso di simpatia ma purtroppo prendo pochi voti."
"L'Inter è come il comunismo, una bella idea realizzata male"
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mercoledì 12 marzo 2008

Veltroni contestato dai No dal Molin

10 marzo: Veltroni contestato. "Una nuova base navale al lago di Fimon? Si può fare."

A Vicenza lo aspettavano a braccia aperte, con tanto di slogan elettorali. Al contrario, però.
I "No dal Molin" aspettavano Veltroni a Vicenza per chiederne la posizione riguardo all'allargamento della base.
Secondo il sito ufficiale Veltroni si era già detto favorevole alla base Usa, per poi ritrattare tramite le parole di una consigliera in riunione proprio con i No dal Molin.
Oltre agli slogna era stato previsto anche una azione per ritardare la partenza di Veltroni, e chiedergli la sua opinione, dopo varie richieste di conferenze stampa sul tema, tutte glissate: due membri del presidio sono saliti sul pullman, prprio poco prima che vi salisse Veltroni, ma sono stati cacciati all'istante dalla sicurezza. I manifestanti al megafono gridavano a Veltroni di prendere posizione, e di difenderli, ma il leader del Pd ha preferito glissare silenziosamente e salire sul pullman per una nuova tappa.
Sempre secondo il sito ufficale dei No dal Molin:

"Veltroni ha fatto la sua scelta: eludere la questione, difendere gli interessi militari statunitensi e i profitti economici di quegli imprenditori – capeggiati dal candidato Calearo – che sperano di fare qualche affare sulle spalle dei vicentini. Una scelta che, però, Vicenza non accetta: la nuova base al Dal Molin non si farà.
Vicenza libera dalle servitù militari e da quanti vogliono imporle un progetto devastante e pericoloso."


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Se io fossi Daniela Santanché

Dopo il successo della giornata tipo di Silvio, bissata dalla giornata tipo del Walter, continua l'intrusione nella vita privata dei candidati premier. Mi era stato chiesto di Faustino e prometto che sarà il prossimo, per oggi accontentavevi della Daniela.

Avvertenza: i fatti, i personaggi descritti sono frutto di immaginazione, qualsiasi riconoscimento è dettato puramente dalle regole del caso e non da citazioni volontarie.

Una tipica giornata da Daniela
La mattina la sveglia suona molto presto, per darmi il tempo di prendere coscienza delle mie articolazioni, prigioniere di una notte dormita su assi di legno senza materasso, dicono che tempri il fisico.
Mi alzo e nuda mi specchio, orgogliosa del mio corpo, e mi avvio verso il bagno, per fare una doccia, naturalmente fredda, che forgia il carattere.
Esco dalla doccia, mi asciugo con un asciugamano naturalmente fatto in Italia, e come prima attività del giorno mi dedico a lustrare con un po' di duraglit la crapa pelata del busto che tengo sul comodino.

Mi vesto comodamente, in abiti ovviamente italiani, e scendo al porto, per la prima attività del mattino. Al sorgere del sole aiuto la guardia costiera a rimandare indietro ai clandestini: mentre loro gettano coperte io mi dedico al mio sport preferito: i calci in culo. E non vedo cosa ci sia da stupirsi. Quando vedo le manine affiorare dall'acqua e cercare un appoggio sulla banchina, istintivamente appoggio con forza il mio stivale, ovviamente di marca italiana, e ascolto le nocche infrangersi contro il cuoio. E' uno sporco lavoro, ma qualcuno lo deve pur fare, e con tutta la passione con cui mi ci dedico, mi affatico facilmente; non riuscireste mai a capire quanta forza ci vuole per tirare tutti questi calci in culo.

Velocemente si arriva intorno al mezzogiorno, ed è già ora di tornare verso casa. Noleggio un risciò guidato a mano da un cinese e lo frusto sulla via del ritorno per tenermi in allenamento.
Tornata a casa sgrido la mia cuoca filippina, perchè come dice un proverbio, "questo è per quello che hai fatto e non avresti dovuto, o per quelli che non hai fatto ed avresti dovuto", poi mi accingo a mangiare la pietanza che mi ha preparato. Ovviamente una ricetta italiana. Se non mi piace le do un calcio in culo, se mi piace, semplicemente la minaccio che se non continua così si può scordare di essere messa in regola.

Dopo pranzo alcuni attimi di riflessione, sul divano, distesa ad ascoltare "Giovinezza, giovinezza", spesso doppiandola su numerose audiocassette. Vi chiederete per quale motivo. E' molto semplice, la mia attività preferita del dopo pranzo è andare negli autogrill e mischiare a tutte le cassette a sconto di Arbore e Frassica, alcune cassette con gli inni del ventennio e con i più celebri discorsi del crapa pelata. Se vi chiedevate chi ha il coraggio di pubblicare quelle cassette, avete una risposta, e ne vado fiera. Dopotutto il fascismo altro non è stato che un periodo storico, mentre il vero nemico dell'uomo è un altro: il diavolo.

Passo il secondo pomeriggio a combattere il diavolo. In pratica disegno un cerchio al centro della mia stanza, porto al centro del cerchio il busto di crapa pelata, mi faccio scoppiare un raudo tra i capelli, vao in estasi ed assieme ci dedichiamo alla lotta contro le cavallerie del male.
Quando ritorno in me stessa sono affaticata, ma non riesco a rilassarmi se non facendo gli scherzi al telefono a Fini. In poche parole lo chiamo col numero anonimo, chiedo della valletta del Silvio e riaggancio. Poi rido da sola, sono dotata di forte humor.

Inizia a farsi sera e mi preparo per la trasmissione televisiva. Mi vesto elegante, preparo la mia pelle, le mie unghie, studio le mie espressioni. Poi, se vedo di non avere abbastanza forza, mi faccio scoppiare un altro raudo in testa per alzare la guardia ed essere aggressiva. Non sono la prima Bindi che capita, io, e nemmeno la prima Turco. Io i turchi li caccerei a calci in culo.

Durante la trasmissione il prurito in testa non mi dà pace e continuo ad interrompere tutti, anche quando mi pongono le domande, e ne sono orgogliosa, mi sono fatta da sola, e nessuno mi smentisce. Sono la prima donna a correre per il premierato, ma, è da dire, la prima donna con i coglioni, che mi sono fatta da sola, ovviamente di marca italiana.

Tornata dalla trasmissione gioco a freccette con il poster di Fini, e faccio due passi sul rullo trasportatore, pensando alla mia ipotetica marcia su Roma verso il premierato.
Disfatta abbraccio le coperte e dono il mio corpo nudo, che mi sono fatta da sola, alle assi di legno, ovviamente di marca italiana.


QUesto umilissimo post di satira, si ispira a queste dichiarazioni:
"Abbiamo condannato la frase di Fini in Israele perchè noi, da cattolici, pensiamo che il male assoluto sia il diavolo, certo non il fascismo che è un periodo della storia d’Italia"
"Ho visto Fini trasformarsi nella valletta di Berlusconi"
"“Calci nel sedere agli immigrati clandestini”. E’ uno degli slogan elettorali di Daniela Santanchè, candidato premier per La Destra, che oggi ha presentato con l’ex leghista Giancarlo Pagliarini una dichiarazione d’intenti sulla necessità di “una Costituzione federale per salvare l’Italia”. “I clandestini - ha detto - non dovrebbero rimanere sul territorio nazionale, non dovrebbero mandare i loro figli nelle scuole. I clandestini devono essere
curati al pronto soccorso per l’ultima volta, poi uscire con il foglietto di via e tornare nelle loro case. Noi siamo per il giusto processo, ma visto che ormai le carceri italiane ne sono piene, la pena la devono scontare nelle loro patrie galere”.
Queste frasi sono state riprese dallo stesso sito web della Daniela, ovvero: www.danielasantanche.com


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lunedì 10 marzo 2008

Io se fossi Walter

Come da richiesta, per pura, purissima par condicio, eccovi il pensierino sul Wolter...

Avvertenza: i fatti, i personaggi descritti sono frutto di immaginazione, qualsiasi riconoscimento è dettato puramente dalle regole del caso e non da citazioni volontarie.

Una tipica giornata da Walter...
Sveglia alla mattina molto molto presto. Mi sveglio presto, perchè ogni giorno mi ci vuole un bel po' di tempo per capire chi io sia. Sono stato comunista, sono stato di sinistra, poi di centrosinistra, ed oggi sono democratico, ma alla mattina questo processo risulta più complicato da realizzare. Sono afflitto da una specie di malattia che mi impedisce di ricordare se non a breve termine. Per questo ho assunto la mia memoria umana, una analista che ogni mattina mi ricorda chi io sia, e cosa debba andare a fare.
Nei pochi minuti, accovacciato sul letto, in cui aspetto che lei arrivi per la mia dose di autostima quotidiana, mi guardo allo specchio e non posso fare a meno di notare le rughe che avanzano, la vecchiaia che incespicando arriva.
Entra in camera la mia analista ed inizia una nuova giornata di lavoro con il training autogeno, in cui mi ripeto da solo per circa mezzora quanto io sia nuovo, fino ad autoconvincermi di essere la novità assoluta. Il secondo passo è ricordarmi più precisamente chi io sia.
Realizzato che sto correndo per le elezioni, mi alzo, faccio una colazione frugale e nel mentre guardo un film, uno a caso, di quelli consigliati da Mollica, tanto non lo ricorderò. Mi prendo dicei minuti per scrivere una breve recensione sul film che faxo all'istante a "Do Re Ciak Gulp", e sono pronto a vestirmi per l'inizio della nuova giornata.
Il compito della mia analista-memoria umana è finito, ed ecco che viene ad intrattenermi il mio vecchio insegnante di lettere delle medie. Inpratica ogni giorno mi spiega un vocabolo nuovo, da poter pronunciare in conferenza, ma visto che non ne ricordo mai uno delle lezioni precedenti, in realtà facciamo sempre i soliti due. Adesso me li ricordo bene: sono Pacatamente e Sicenramente. Mi piacciono molto, forse per questo non voglio andare avanti con le lezioni.

Ore dodici, passa sotto casa il tram con la mia faccia sopra, scendo gli scalini del mio attico in centro e salgo sulla vettura alla conquista di nuovi orizzonti. La mia memoria umana-analista mi segue e mi scongiura di lasciuare bgerretto e canna da pesca, che non stiamo andando a pescare, ma a Pescara. Provo ad obliterare il biglietto, ma i passeggeri sopra mi tranquillizzano che tanto non lo paga mai nessuno.
Resto con il biglietto in mano e senza avere nemmeno il tempo di chiedermi dove si stia andando, mi ritrovo davanti ad una platea gremita, che aspetta le mie parole. Lo sguardo è pulito, verso un orizzonte fiducioso, come mi ha insegnato il bignami sulla Pnl (programmazione neurolinguistica), i gesti molto ampi, tali da ispirare fiducia, apro la mia bocca e scandisco gli avverbi in soluzione continua: pacatamente, molto sinceramente. E così via.
Il tutto suggellato da una frase che appare un po' dovunque, non devo far altro che leggerla: si può fare.
Vi siete mai trovati in difficoltà, che so, ad un esame, o in una semplice discussione? Un sorriso radioso, proteso verso il futuro e queste semplici parole possono bastare per convincere quasi tutti.

Tutti applaudono, e sono di nuovo in tram, a cercare di obliterare un biglietto. Mi dicono un po' sostenuti che non è necessario, e che si può fare anche senza.

Tra una fermata e l'altra gioco al sudoku, versione base, pesco dei nomi a caso da una boccia per comporre la lista dei candidati e compilo a casaccio degli aereogrammi sui sondaggi delle preferenze politiche. Mi hanno detto che l'importante è che cambino dio giorno in giorno, mi hanno chiesto se me la sentivo di compilarli, ed io ho risposto: si può fare.

Nuova fermata, e non mi ricordavo di aver premuto l'interruttore della chiamata, scendiamo tutti, deve essere il capolinea, e ancora nuove facce, e stessi avverbi, stessi applausi.
La mia giornata continua così, fino a ora di cena, in cui mi ritroverò a celebrare la nascita del movimento "democristiani delusi", ma naturalmente presso un circolo arci, per non perdere il senso delle origini. Dite che non si può fare? si può, si può, fidatevi.

Dopo cena mi faccio riaccompaganre a casa, mi cambio in versione sportiva, e vado a correre per il centro, ovviamente da solo. Ogni tanto si affianca qualche personaggio, l'altro giorno, ad esempio, mi ritrovai di fianco Pannella che chiedeva l'elemosina per un panino, che non mangiava da tanto, ma scartai con decisione l'ostacolo e proseguii la corsa.

Ritorno a casa, doccia veloce porgendo un orecchio al telegiornale, che mi fa capire che anche oggi ho sbagliato a pescare il nome dalla boccia, candidando l'ennesimo industriale. Ma dopotutto, credete che non si possa fare la politica di sinistra guidati da industriali? Credetemi, si può fare, si può fare.

Vado a letto, ascoltando in contemporanea, una in orecchio, e l'altra nell'altro, l'ave maria di Shubert e l'internazionale, e mi addormento pacifico guardando un altro film consigliato da Mollica.
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