giovedì 31 gennaio 2008

No dal molin: incursione su second life

Cito testualmente un articolo di Marco Scorzato (http://www.nodalmolin.it/notizie/notizie_67.html):


Tutto si può dire del movimento No Dal Molin, ma non che manchi di intraprendenza e fantasia. L’ente Provincia sbarca su Second Life e ci organizza incontri e conferenze stampa? E allora cosa c’è di meglio che intrufolarsi in quel mondo parallelo con un proprio avatar (l’immagine virtuale), sedersi a fianco dell’assessore e dei giornalisti (sempre virtuali) e “disturbare” l’evento con la bandiera No Dal Molin?
È quanto accaduto alcune sere fa quando a Palazzo Nievo, e in contemporanea su Second Life, è andata in scena la conferenza stampa della Provincia per presentare “Le vostre miserie il mio splendore. Cronache dal futuro: la mia vita in Second Life”, l’ultimo libro di Gianluca Nicoletti, giornalista e guru del “mondo parallelo”.
Ad un certo punto, quando in sala c’erano un’ottantina di persone e un’altra trentina seguiva la conferenza virtuale da chissà dove nel mondo, sui computer è comparso uno strano figuro tutto nero, sagoma d’uomo con drappo bianco a fargli da mutanda: era l’avatar di un anonimo contestatore anti-base e la bandiera era quella del No Dal Molin. L’intruso si è accomodato al tavolo (virtuale) della conferenza, accanto agli avatar dei giornalisti. Poi, come in un film, la “telecamera virtuale” lo ha inquadrato: Nicoletti, l’assessore all’Innovazione Andrea Pellizzari e gli altri presenti in Second Life lo hanno notato con sorpresa, ma non lo hanno boicottato; anzi, hanno fermato l’inquadratura su di lui. L’intruso però, sottolinea sorridendo l’assessore, «non ha approfittato» del suo quarto d’ora di celebrità. «Forse era alle prime armi o non aveva il collegamento audio e non sentiva che stavamo parlando di lui». L’incursione è stata rivendicata sul blog nolife.noblogs.org. «Spero - ha scritto l’anonimo intruso - che la Provincia abbia usato schermi di dimensioni generose e che il messaggio non sia passato inosservato». Touché.
L’assessore Pellizzari l’ha presa con ironia. «Non mi sorprende - dice - piuttosto è la dimostrazione di quanto sia importante per la comunicazione lo strumento che stiamo esplorando». La Provincia di Vicenza è il primo ente pubblico in Italia approdato su Second Life con un progetto non solo divulgativo delle bellezze vicentine, ma anche per offrire servizi e organizzare convegni. PerRai Tre, che le ha dedicato un servizio, è una Provincia all’avanguardia. Ma anche i No-base non scherzano: dopo il sito internet, adesso vanno su Second Life. Là dove nessuno ha progettato un Dal Molin militarizzato. Là dove, però, nulla vita di tentare la “seconda lotta”.
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Il coraggio delle parole


Una fedele lettrice di Riciard's, che aveva già in passato lasciato commenti importanti, ha lasciato oggi una traccia che mi ha lasciato a bocca aperta. La cito testualmente, perchè merita divulgazione, del più ampio raggio possibile.

" HO SCRITTO A CUFFARO TEMPO FA, IN QUALITA' DI GOVERNATORE DELLA SICILIA E VICE SEGRETARIO DELL'UDC, L'HO MESSO AL CORRENTE DI AMBIGUI COMPORTAMENTI E ATTEGGIAMENTI DI UN SUO ADEPTO , L'ONOREVOLE PIPPO GIANNI , INDISCUSSO DOMINATORE DELLA PROVINCIA DI SIRACUSA, NONCHE' PRINCIPALE RAPPRESENTANTE NELLA PROVINCIA DELL'UDC SICILIANO. EBBENE AVENDO POSTO DEI QUESITI, CHE RITENGO, SENZA PECCARE DI PRESUNZIONE, MERITEVOLI DI RISPOSTA, MI ASPETTAVO QUANTO MENO UNA RISPOSTA DA CUFFARO.
INVECE MI SONO BECCATA UNA TELEFONATA IN MODALITA' ANONIMA DAL DEPUTATO SOPRA CITATO, NONCHE' PRESIDENTE DELLA QUINTA COMMISSIONE: LO STESSO MI INSULTAVA, INGIURIAVA E MINACCIAVA TELEFONICAMENTE.
APPARE EVIDENTE CHE CUFFARO HA RITENUTO OPPORTUNO PIUTTOSTO CHE RISPONDERMI, FARMI RISPONDERE, SONO STATA AGGREDITA TELEFONICAMENTE IN MANIERA "BRUSCA" E IRRUENTE , NATURALMENTE DI CUFFARO NESSUNA TRACCIA, AVEVA ALTRO DA FARE ED HA PENSATO BENE DI RISOLVERE IL TUTTO AVVERTENDO TEMPESTIVAMENTE IL SUO ADEPTO CHE HA PROVVEDUTO ALTRETTANTO TEMPESTIVAMENTE A LANCIARE UN MESSAGGIO CHIARO E FORTE. SONO STATA MALE, 3 GIORNI DI INCUBO, NATURALMENTE NON NASCONDO LA MIA PEPLESSITA', SCONFORTO E ANCHE PAURA, MA POI MI SONO DETTA NON SI PUO' ANDARE AVANTI COSI', CON L'OMERTA' E LA PAURA, L'HO DENUNCIATO ALLA POLIZIA DI STATO COMPETENTE, SO BENE CHE NON GLI FARANNO UN BEL NIENTE, PER COSI' POCO, MA ALMENO MI SONO TOLTA UNA SODDISFAZIONE"

Un nobilissimo gesto di coraggio, e di coscienza civile, direi. Difendere se stessi e gli altri da uomini dalle belle cravatte e parole insensate, è la cosa più giusta che si possa fare. Nella Sicilia di Cuffaro & C. S.p.a. questo gesto assume connotati ancora più forti, e per questo, dico semplicemente:
Grazie, e di cuore.

Per chi si chiedesse chi sia mai Pippo Gianni, ecco alcuni links e informazioni:
il sito ufficiale di Pippo Gianni
L'isola dei cani, articolo su Pippo Gianni (molto interessante)
Pippo Gianni, dal 26-07-2006 Presidente Commissione V - Cultura, Formazione e Lavoro. Il Tribunale di Siracusa lo ha indagato per voto di scambio in Sicilia e intercettato quando non era ancora parlamentare. Nel 1999, il pentito Francesco Marino Mannoia aveva dichiarato che Pippo Gianni era uno dei medici amici di Cosa nostra e aiutava i picciotti in carcere a simulare false malattie. Gianni è stato arrestato per droga all’inizio degli anni Ottanta insieme a uomini della cosca di Raffadali e poi prosciolto. Dopo una condanna a tre anni per concussione ( una mazzetta di 25 milioni per l'appalto di lavori nella pineta cittadina) è stato assolto dalla Cassazione.
Non basta. E' un uomo di citazioni colte e pertinenti. Quando in parlamento si parlò di quote rosa, l'onorevolissimo deputato commentò così:
"le donne non ci devono scassare la minchia"
e per fortuna Daria Bignardi, in una delle sue puntate de "Le invasioni barbariche" riuscì, costringendolo davanti ad alcune storie di vita vissuta e difficile, a fargli dire: "Sono gli uomini che scassano la minchia alle donne" (comunque l'eleganza c'è sempre, non c'è che dire)
e come dimenticare l'intervento riguardo alle critiche ricevute da Cuffaro:
"Ci hanno scassato la minchia"

inoltre, come se fosse poco, il sig. Pippo ha richiesto la pensione in quanto non abilitato a lavorare, e, colmo dei colmi, lo ha fatto non a carriera politica conclusa, ma a "lavori in corso". Gli spetterebbero arretrati per settantamila euro e una pensione vitalizia di almeno milletrecento euro al mese.

spazio agli intellettuali di tal rango... ah... mi aspetto una sua telefonata, sig. Gianni, ore pasti, mi raccomando!


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Mario Calabresi: spingendo la notte più in là


"(...) All'asilo mi tenevo a distanza dalla vasca della sabbia, la guardavo da lontano, non volevo avvicinarmi, era troppo 'pericolosa': un posto di giochi spensierati dove il dolore e l'umiliazione mi avevano aggredito a sorpresa. Uno dei primi giorni c'ero entrato anch'io. Scavavamo con le palette, eravamo in cerchio, ognuno raccontava qualcosa. Poi gli altri bambini cominciarono a fare a gara a spiegare cosa facevano fare loro i papà sulla spiaggia. A un certo punto mi guardarono e io, dopo un momento di esitazione, dissi: 'il mio mi fa fare i castelli'. Un bambino più grande mi interruppe: 'Non è vero, tu il papà non ce l'hai'. Io cominciai ad arrossire, a difendermi, a spiegare che certo , un padre l'avevo, ma fu tutto inutile: 'Me lo ha detto mia madre, a tuo padre hanno sparato ed è morto'."

Mario Calabresi, figlio di Luigi Calabresi, dopo molti anni di archivio, di dolore e solitudine, prende coraggio e pubblica questo piccolo libro, dal titolo "Spingendo la notte più in là". Parla di suo padre, certo, dei ricordi che ne ha, due soli lucidissimi, e, ovviamente, della vicenda Pinelli. E' un libro che mancava davvero sugli scaffali delle librerie, dopo tanti saggi scritti da brigatisti o protagonisti di Ordine Nuovo diventati uomini di cultura, Mario Calabresi cerca di occupare la lacuna lasciata dal tempo e dalle persone: il punto di vista delle vittime.
Calabresi porta avanti il tentativo di restituire la figura di suo padre, lavandolo del fango di anni di campagne sul commissario finestra e cose del genere, adducendo prove e testimonianze. Ma non è di questo che parla il libro; a colpire di pagina in pagina è il vuoto creato dallo stato nei confronti di chi è stato colpito, di chi non ha mai avuto sostentamento o parole di conforto. Uno stato che manca, quello degli anni settanta e l'odierno.

Io, dal mio umilissimo punto di vista, continuo a credere che un uomo onesto e illibato come Pinelli non si sia gettato da solo dalla finestra, o che sia erroneamente caduto perchè aveva perso l'equilibrio a causa di un malore, ma devo credere alla magistratura, come cittadino, che ha assolto immediatamente e pienamente Luigi Calabresi. E' la chiarezza che manca, e mai sarà troppa l'indignazione per troppi vuoti lasciati incolmati, nonstante gli anni già passati sotto i ponti. Mario Calabresi, dice, da giornalista si sarebbe indignato di tanto lassismo, di tanta negligenza. Ed il suo libro aiuta a fare un passo avanti, lasciare che la commemorazione di Pinelli sia la commemorazione di Pinelli, e che quella di Calabresi sia quella di Calabresi, senza dover per forza intrecciare le figure, come se fossero nemiche. E soprattuto guadagna al lettore il punto di vista delle vittime.

Io, a differenza di Calabresi, nonostante sia più giovane, credo che in parte fosse davvero guerra quella degli anni settanta. Credo in uno stato assente che abbia soffiato sulle braci ardenti di quella che poteva divenatre una guerra civile. Credo che ci sia chi ha deciso di sparare, di sua spontanea volontà, e credo che lo abbia fatto perchè credeva davvero di poter cambiare qualcosa. La retorica è inutile: la rivoluzione francese, quella russa, la comune di Parigi, hanno tutte voluto il sangue, in un modo o nell'altro. C'è, è da dire, anche chi come Gandhi, è riuscito negli stessi intenti con metodi assai più nobili, ma sono pochi ad averlo imitato.
Allo stesso tempo, quando si parla di rivoluzioni, quando si parla degli anni settanta, ci si sente come se si dovesse tifare, da una parte o l'altra, dimenticando che era una partita senza arbitro (lo Stato), e che il soggeto principale dovrebbe essere davvero lo stringersi attorno alle vittime.
Luigi Calabresi, probabilmente, continuerà a vivere una doppia memoria, una infangata e una non, ed è solo grazie allo stato.
Ugualmente, da Mario, suo figlio, e dalla sua famiglia, un profondo messaggio di umanità.
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mercoledì 30 gennaio 2008

Come uno sguardo aperto in un grido, cinema e shoa


“Come uno sguardo aperto in un grido – Cinema e Shoah” è la mutazione del verso di una poesia di David Grossman (“Deve restare per sempre muto / come una bocca aperta in un grido”). In questa forte immagine, che ricorda l'impotente disperazione de “L'urlo” di Munch, abbiamo voluto sostituire la bocca con lo sguardo, come a ribadire lo stretto legame che unisce cinema e Shoah; non a caso entrambi
hanno (in modo diverso) fatto la storia del Novecento.
Il cinema non solo ha saputo narrare il fatto più increscioso della storia del Novecento, ma ha saputo mantenerne vivo il ricordo. Con il suo sguardo aperto in un grido, le sue immagini e il coraggio di chi ha voluto ricordare, testimoniare.
Da sempre l'arte ha rappresentato tragici avvenimenti storici e, come la letteratura e la musica, anche il cinema ha sin da subito cercato di descrivere gli orrori del genocidio ebraico.
Già nel 1948, appena tre anni dopo l'apertura dei cancelli di Auschwitz, venne prodotto “L'ultima tappa”, film diretto da Wanda Jakubowska che può essere considerato il primo sulla Shoah e sui campi di concentramento nazisti.
Vari registi hanno poi affrontato questi eventi ripresi da punti di vista differenti, attraversandoli con narrazioni appartenenti a generi diversi (drammi, biografie, documentari, commedie), ma tutti con l'obiettivo di contribuire a non far dimenticare una delle più grandi tragedie della storia dell'umanità.
Si parte quindi con uno stile documentaristico, secco, oggettivo, come se non ci fossero bisogno di storie di contorno, ma solamente di fatti, immagini di repertorio, la verità nuda e cruda, l'immagine spogliata da ogni orpello narrativo e rivestita della sua forza iconografica.
Ben presto arrivano però i primi esperimenti di fiction, ma è nel 1993 con “Schindler's list – La lista di Schindler” di Steven Spielberg che vengono fissati i canoni della rappresentazione realistica della Shoah. Il dramma si mescola dunque con la Storia a formare un'intensa testimonianza di quegli orrori.
Radu Mihaileanu (regista di “Train de vie – Un treno per vivere”) dopo la visione del film di Spielberg dirà: «Ricordo che quella visione mi ha procurato un doppio effetto: una grande emozione da un lato, ma dall'altro la convinzione che non si poteva continuare a raccontare la Shoah solo sul versante della paura e dell'orrore».
Nascono così le prime commedie sulla Shoah, che hanno tra i loro massimi esponenti proprio “Train de vie – Un treno per vivere” e “La vita è bella” di Roberto Benigni.
Gli anni sono passati e i nuovi cineasti rileggono personalmente la Shoah. Evitano la ricostruzione storica, prediligono storie di fantasia, rielaborano la realtà basandosi sui libri di storia e non sulle immagini viste dai loro occhi.
Sembrano più liberi dal peso di una rigidità espressiva (argomento serio = film serio), dimostrando che i registri della commedia possono alle volte risultare ancora più drammatici del dramma.
Sin dal 1965 (con “L'uomo del banco dei pegni” di Sidney Lumet), ci si accorge però come il dramma della Shoah non sia finito con la chiusura dei campi di sterminio, ma prosegua nei ricordi delle persone che hanno vissuto quei momenti.
Il cinema ci restituisce le loro difficoltà nel tornare alla vita normale, sia psicologiche (“La scelta di Sophie”) che sociali (“Senza destino”).
Tutto questo per la memoria, perché questi ricordi non svaniscano nel nulla, dispersi come lacrime nella pioggia.
Ed è proprio dalle nuove generazioni che viene il quarto modo di rappresentare la Shoah. I protagonisti non sono più gli ebrei del 1945, ma quelli del nuovo millennio, alla continua ricerca di un'identità. Un'identità che non può che non nascondersi nel loro passato. La tragedia della Shoah è ancora presente nelle nostre anime ancora dopo sessant'anni, ci forma, ci plasma e ci fa crescere. “Ogni cosa è illuminata” e “The believer” sono i cammini di due adolescenti sulla strada del loro doloroso passato.
“Come uno sguardo aperto in un grido – Cinema e Shoah” si propone di citare alcuni di questi film e di analizzarli sia da un punto di vista strettamente cinematografico, sia da un punto di vista tematico.
Le pellicole selezionate sono produzioni più o meno costose, di diversi periodi e nazionalità, tutte che parlano in modi differenti della Shoah e di argomenti ad essa legati.
All'interno del libro i film sono divisi in quattro diverse categorie che ripercorrono idealmente la storia delle persecuzioni (le leggi razziali, i campi di sterminio, il ritorno a casa, il ricordo).
Tutti gli altri film che non hanno trovato posto in queste pagine (e questo non perché non siano da considerare), sono segnalati in fondo, in un'apposita sezione.



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Marini il nuovo presidente del consiglio

Lo avevamo già intutito nelle ultime ventiquattrore, Marini sarebbe stato il nuovo presidente del consiglio. E' sicuramente stata una sclta difficile e ponderata, e, credo, giusta. Chiedere tempo ed auspicare la riforma della legge elettorale è quanto di più leale nei confronti del popolo un presidente possa auspicare. E Marini è un uomo con cui molti possono trovare intese.
Onestamente, però, non so quanto possa essere percorribile come ipotesi, visto che tutto il centrodestra chiede a gran voce le elezioni, sicuro di vincere anche con questa legge-porcello.

Marini ha accettato l'impegno gravoso, e ha promesso di muoversi rapidamente per sostenere l'impatto di tutti gli immediati impegni.
Una riflessione: la recessione è alle porte, pronta, forse, a travolgerci, e provare a sfidarla con un gopverno istituzionale sarebbe stupido; servirà un governo forte e deciso, pronto a prendere scelte veloci e determinate. Inoltre, credo che i nostri parlamentari debbano festeggiare, visto che, solitamente, un governo tecnico dura almeno un anno, e tutto ciò permetterebbe ai nostri cari di maturare l'agognata pensione.

Casini commenta: "E' un nostro dovere sentire cosa ci dirà il presidente incaricato Franco Marini ma gli spazi restano molto stretti", e già si capisce come questo non possa essere un governo di larghe intese.
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Mennea: nessuno fermi Pistorius


"Sono ottimista. C'e' un gruppo di specialisti Usa che sta esaminando i risultati dello studio dell'Universita' di Colonia. Nei prossimi mesi avremo una risposta definitiva. I risultati fatti fin qui mi fanno ben sperare. Correre e' la mia passione, lo faccio per migliorare me stesso."

Oscar Pistorius non molla, anzi, rilancia. Il suo ottimismo contagia, ed in molti iniziano ad interessarsi al suo caso, sostenendolo.
Solo ieri, alla premiazione del titolo "Nestore 2008", riconoscimento promosso anche dalla presidenza della repubblica, Oscar ha ricevuto l'onoreficenza, commentando:

"Ringrazio il pubblico italiano per l'attenzione e l'affetto che hanno dimostrato nei miei confronti e anche per questo andrò avanti nella mia battaglia. Penso che non sia importante solo per me, ma per tutto il movimento dell'atletica leggera e non solo. E' importante andare avanti per tutti quegli altri atleti disabili che vogliono poter gareggiare con i normodotati e abbattere così divisioni e barriere"

E' intervenuto a dargli sostegno Pietro Mennea, che, dopo avergli regalato una maglia con stampato il primato sui duecento appartenuto all'italiano, ha dichiarato:
"Non abbiamo nessun diritto di fermare il sogno di questo ragazzo di partecipare ai prossimi Giochi olimpici di Pechino. Non sono questi i veri problemi dello sport, dobbiamo cercarli altrove"

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martedì 29 gennaio 2008

Come nasce il carnevale


In molti fanno derivare la parola Carnevale dalla composizione di altre due: carnem levare, in monito alla rinuncia da sostenere all'inizio della quaresima. Altri pensano alle derivazione da carrum navalis, in merito ai carri che i Romani facevano passare per le città durante le cerimonie di purificazione. Sono numerosissime anche altre ipotesi, ma, tenendo conto del clima lieto e festoso che da sempre ha connotato la festa, ho sempre avvalorato la prima, tenendo a mente i banchetti di addio alla carne in cui le persone si saziavano ed anche di più...
Ma il Carnevale ha sempre assunto un aspetto innegabile di democrazia: il martedì grasso la gente non lavorava, usciva per strada e si tirava la farina; non importava più chi tu fossi, ognuno era uguale all'altro, e come l'altro doveva stare ai giochi. In Francia, precisamente a Parigi, la malfamata corte dei miracoli, formata da tutti i reietti della città, specie lebbrosi ed invisi al re, uscivano finalmente allo scoperto, dai loro scantinati-abitazione, e confondendosi con tutte le persone mascherate, tendevano i loro scherzi e gioivano del potere della libertà. Lo stesso giorno, chiamato la festa dei folli, chiunque aveva la possibilità di essere re per ventiquattro ore, in alcuni luoghi, ed in altri semplicemente si eleggeva il più brutto.
Un giorno che scacciava la malinconia della vita durata un anno, l'unico giorno in cui, teoricamente almeno, avresti potuto prendere a calci il re e ricevere una risata...

Mi fermo a pensare, e cerco di figurarmi il carnevale, il martedì grasso, senza stelle filanti spray, o schiuma, magari con tante maschere e una popolazione in subbuglio e gioconda. Mi concentro sui ruoli, e sapendo che non è lecito levare la maschera, mentre ogni scherzo è permesso, penso a chi irromperebbe nelle case di Berlusconi o D'Alema, per il solo gusto di riempire le loro facce di farina o colla. Penso a tutti gli islamici che andrebbero volentieri a fare lo stesso a casa di Calderoli, magari travestendolo da maiale. Immagino Fede con la faccia di Berlusconi e Cuffaro spiaccicato in un piatto di cannoli. Immagino Prodi coperto di mortadella e Bossi costretto a presenziare un matrimonio tra zingari... voi cos'altro immaginate?

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Boicotta la base di Vicenza - il paese dei polveroni #8


Tutto era stato congelato con un terrificante sì di Prodi agli Usa: la base Dal Molin, a Vicenza, doveva essere fatta. Ad oggi, caduto il governo, invista delle elezioni negli Stati Uniti, le problematiche tornano fuori, insieme a nuovi, possibili, orizzonti. Il 2008, come dice il quotidiano locale "il Vicenza", sarà un anno cruciale: le speranze riposte in un governo di destra sono poche, visto con gli occhi di chi aveva votato a sinistra sperando in un cambiamento (e che, comunque, dallo stesso è stato tradito), ma giorno dopo giorno, la lentezza della bonifica e l'intermittenza del governo, rappresentano per la città piccoli successi.
Mentre il resto del paese (forse), e tutti i giornali nazionali (sicuramente), dopo aver sollevato il polverone ricominciano a parlare di cronaca nera e basta, mentre i giornalisti come Vespa continuano a chiedere le ricette a Fini, credendo sia quello dei tortellini, e prospettive di governo alla Zanicchi- sarà mica per la sua canzone della zingara?- a Vicenza, silenziosamente, il presidio di protesta continua a muovere i suoi passi. Ad esempio, durante una manifestazione, è stata rimossa una parte del filo spinato della recinzione, una operazione chiamata "bonifica", ed è stato organizzato un "concerto di pentole" davanti al villaggio residenziale Usa.
Dette così sembrerebbero baggianate, ma andate voi a vedere, se almeno i vicentini non hanno le idee chiare: http://www.nodalmolin.it/index.html
La cosa che mi preme sottolineare è che una città, e le sue zone limitrofe, sono mobilitate totalmente, in assenza di una vera cronaca giornalistica (perchè scomoda), in azioni solo e solamente pacifiche. Contro, per l'appunto, una base militare. Il comitato del No al Dal Molin apre il suo sito con una frase di Gandhi: "Bisogna combattere la violenza. Il bene che pare derivarne è solo apparente; il male che ne deriva rimane per sempre". Il silenzio sta negando loro il diritto di decidere sulla propria terra, la stessa dove si è cresciuti, la stessa a cui sentiamo di appartenere.

I vicentini, almeno loro, hanno registrato tutto, hanno notato ogni minima fase di questo procedimento in corso, e sono ben riusciti a visualizzare le due parti della barricata. In un certo senso, bisogna saper scegliersi la parte, e loro lo hanno fatto. Da un comunicato stampa si legge:
VOLETE LA BASE? VI BOICOTTIAMO
Non ci siamo dimenticati della visita di Spogli a Vicenza; non ci siamo dimenticati di quanti, dopo aver incontrato l’ambasciatore americano, si affrettarono a schierarsi a favore della costruzione della nuova installazione militare, evidentemente spinti da proposte economiche e futuri affari promessi. Non ci dimentichiamo del sig. Gianni Zonin, che quel giorno ospitò l’ambasciatore per l’ultimo incontro in città presso la Banca Popolare di Vicenza. Non dimentichiamo chi ha dato agli affari la precedenza rispetto al futuro della città. Non dimentichiamo, e lanciamo il boicottaggio.

Per cui anche Riciard's lancia e sostiene questa iniziativa: no a Zonin (e non vi costa tanto, garantisco), no alla Banca Popolare di Vicenza.

Per chi, suo malgrado, fosse stato preso in contropiede dal polverone, non fosse riuscito a visualizzare nulla fino al ritorno della tranquillità, ecco alcune ragioni per dire di no alla base:
1) sarà la base d'attacco più grande di Europa (non siamo sudditi, no no)
2) la base porterà un forte inquinamento di tipo ambientale ed acustico, ma non solo, nella base è compresa l'idea di stoccaggio di materiale radioattivo

3) I VICENTINI NON LA VOGLIANO! e gli italiani?


sono solo alcune delle motivazioni ad un no, e oggettive, ma vi invito a leggere qui il documento più approfondito che lo stesso comitato del "No al Dal Molin" propone.


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domenica 27 gennaio 2008

L'albero dei soldi


Nessuno si era mai spinto così tanto in là. Tutti, gli adulti, i bambini, i mercanti, tutti sapevano cosa c'era fino al fiume di neve, ma nessuno aveva mai osato fare un passo in più. Nessuno aveva mai proposto di costruire un ponte, di andare a vedere o cose del genere. E quando si romanza troppo su di una questione, ecco che nascono le leggende, ecco che nascono i mostri. Il primo di cui si iniziò a parlare fu Elyahla, uno strano gigante che si cibava di carne umana, ma che non riusciva proprio a soffrire l'acqua, e, proprio per questo, i cittadini di Belmont vivevano al sicuro. Quando Elyahla finì col terrorizzare più gli adulti che i bambini, quando questi smisero di ubbidire al grido smettila o ti mando da Elyhala, ecco che nacquero le numerose leggende sulla strega del fiume. Era capace di incantesimi incredibili e di mai vista malvagità. Si diceva che potesse assumere qualsiasi fattezza, ma che nel volto, con i suoi veri tratti somatici, ricordasse la morte nuda e cruda.
Proprio la strega del fiume ronzava in testa a Ernest, mentre, sfidato dai coetanei a compiere l'atto di coraggio di guadare il fiume, si avvicinava all'acqua. Gli altri bambini erano in silenzio e si godevano la scena, sicuri che Ernest lo spaccone sarebbe presto diventato, con buona pace per loro, Ernest il cagasotto.
Con lenti passi si avvicinò all'acqua. Era così limpida che la sua immagine riflessa lo colpì, gli sembrò di vedersi così nitidamente per la prima volta, si sentì completamente nudo. Attribuì la sensazione all'espressione che si era visto dipinta sul volto: pallida, inebetita e sicuramente poco adulta. Chiuse gli occhi e si guardò di nuovo, mimando nuove espressioni, giungendo a quella che credeva più felice e determinata. Fu così che, quasi senza accorgersene, mise un piede nell'acqua. Il freddo del fiume lo attanagliò alla caviglia, e l'istinto lo costrinse a ritrarsi con un brivido. Il nutrito gruppett di spettatori rise e cominciò a canzonarlo. Ernest capì: o si tuffava, o non ce l'avrebbe mai fatta. Così si tuffò, senza pensarci, e un po' seguendo la corrente, un po' incespicando, si aggrappò all'altro lato del fiume. Conquistò l'argine proibito. Fradicio, ma contento, si alzò in piedi, si scosse, un po' come fanno i cani sotto l'acqua, guardò il gruppo di spettatori, a bocca aperta, ed alzò con sorriso il suo dito medio. Non disse nulla, rimase a dito medio alzato per qualche secondo, e decise di girarsi solamente per mostrare il culo e invitare gli altri a baciarlo. Poi, come se nulla fosse, preso più dalla curiosità che dalla paura, mosse qualche passo tra gli alberi, intuendo la luce di una piccola valle pochi metri più in là.
Tra le frasche, il silenzio interrotto dal suo frusciare nell'erba, lo vide. Un albero, solo, in mezzo ad una piccola radura. Luccicava di un'aura indefinibile, mistica, irradiava come un astro tutto ciò che aveva intorno. Ernest si avvicinò, con passo rispettoso e sarale, con la stessa andatura di un chierichetto a messa. Toccò la sua corteccia e apprezzò i suoi frutti. Non riusciva a capire come fosse possibile, forse era una magia della strega, ma quell'albero era davvero strano.
La corteccia era composta di piccole monete di rame da un centesimo, i suoi fiori avevano petali con biglietti da dieci soldi, e i suoi frutti erano titoli statali. Non credeva ai suoi occhi, era ricco!
Nessuno avrebbe mai osato spingersi fin lì, nessuno! E lui, di conseguenza, era ricco.
Finì di pensare questa frase, che avvertì una presenza alle sue spalle: era stato seguito. Si girò lentamente, come si vede fare nei film, e di tre quarti, capì che la marmaglia degli astanti, rotto il sigillo, erano pronti a sedersi al suo banchetto. Non potè farci nulla, a niente valsero le sue spinte, le sue minacce, il bagliore dell'albero li aveva conquistati. Ognuno di loro si gettò a prendere un pezzo di corteccia, un frutto, chi solo dei petali, per comodità. Ernest cercò di salvar eil suo albero, ma tutto fu inutile: il potere della massa, quando è ben compatta, è inesorabile.
Ovvio che la notizia si sparse immediatamente, e il sindaco Bernaboni, organizzò una truppa di ingegneri, architetti, geometri, militari etc. per il trasporto dell'albero nella città, più precisamente nel cortile della sua villa. E la truppa si mise al lavoro, ma l'albero non fece a tempo a varcare il fiume, che tutti gli uomini del villaggio, comprendendo col termine uomini anche le presenze femminili, si addossarono a sfrondare con violenza il monumento vegetale. Fu così che tutti loro vennero attanagliati da una insensibile ed acritica voglia di avere tutto per sè, e che cominciarono a spogliare l'albero anche della corteccia. e mentre Ernest si rendeva conto che nulla sarebbe rimasto della sua scoperta, capì che, forse, niente sarebbe rimasto anche del villaggio: gli abitanti avevano cominciato a farsi guerra e a lottare duramente per prevalere l'uno sull'altro.
I feriti cominciarono ad addossarsi alle radici e, ben presto arrivarono i primi morti. Era l'alba quando il silenzio tornò, e la natura capì che non era rimasto nemmeno un uomo.
I corpi di tutti giacevano alle radici di un albero, smunto e fracassato dall'ingordigia.
Solo un anno dopo, è da dire, l'albero risplendeva ancora rigoglioso, come su di un piccolo dosso vicinissimo all'argine del fiume: i cadaveri avevano ben concimato le sue radici, e lui si offriva ancora in tutto il suo splendore. Fu nel suo splendore più totale e nella sua più completa ed abbagliante magnificenza, infatti, che lo scoprì l'esploratore Marco Terri... (ad libitum...)

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sabato 26 gennaio 2008

Lettera al sig. Mastella


Carissimo sig. Mastella,

le scrivo a pochi giorni dalle sue dimissioni, e a meno ancora dalla caduta del governo che Lei ha rappresentato come ministro guardasigilli. Pochi giorni in cui ho ben riflettuto su cosa scriverLe, e come farlo, ma, come vede, non sono riuscito ad aspettare poi molto.
L'ho seguita, sig. Mastella, mentre proponeva l'indulto, la osservavo in tutte le sue dichiarazioni contro il governo di cui lei stesso faceva parte, con interesse ho seguito le sue interviste e comparsate in televisione, comprese quelle su Le Iene.
Ho seguito le sue ultime vicende e le sue doverose dimissioni, ho letto le intercettazioni telefoniche che la riguardavano, assieme a sua moglie, e ho constatato il bagno di folla che la attendeva solido e solidale al suo rientro a casa.

L'ho ascoltata e osservata attentamente mentre pronunciava il suo discorso all'ormai fu governo Prodi.
Il mio sguardo, mentre leggeva indelicatamente e con poca passione una poesia presa probabilmente a caso da una antologia di Neruda, si è posato sulla Sua mano, e ne ha colto il leggero tremore. I Suoi stessi occhi tremavano, signor Mastella, fulgidi di quell'emozione che non è usuale legegre negli sguardi dei suoi colleghi, troppo spesso indaffarati a sbadigliare o minacciare. Ho colto la passione, la tensione, la consapevolezza di una decisione presa senza voltare le spalle, con tutte le sue conseguenze.
Ma è stato in quel momento, mentre aveva iniziato a parlare a braccio, che mi ha profondamente colpita. Ha rivendicato il primato della politica sulla magistratura. E' stato lì, che non ho capito, che, credo, Le si siano annebbiate le idee, che abbia sbagliato concetto e parole. Mi permetto di dirlo, sig. Mastella, per il semplice fatto che un ministro, credo, conosca la costituzione alla lettera.
Nel caso così non fosse, e non me ne voglia, le riporto alcuni articoli di sicuro interesse per un breve ripasso:

Art. 101.

La giustizia è amministrata in nome del popolo.

I giudici sono soggetti soltanto alla legge.


Art. 104.

La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere.


Art. 107.

I magistrati sono inamovibili. Non possono essere dispensati o sospesi dal servizio né destinati ad altre sedi o funzioni se non in seguito a decisione del Consiglio superiore della magistratura, adottata o per i motivi e con le garanzie di difesa stabilite dall’ordinamento giudiziario o con il loro consenso.

La ringrazio per l'attenzione, e aspetto sue nuove, se mai vorrà rispondermi.

Riccardo Tronci (Riciard)


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Cuffaro, the last stand.


"Francamente preferisco la via dell'umiltà. Lo faccio per non tradire quegli ideali ai quali sono stato educato, lo faccio per la mia famiglia e lo faccio come ultimo atto di rispetto verso i siciliani, che in questi anni ho servito con dedizione, semplicità e con quella onestà che sono certo mi verrà completamente riconosciuta" "Fino a quando non ci sarà una sentenza definitiva - ha spiegato - ci sarà una verità processuale e una verità sostanziale. Con la mia decisione rispetterò la prima, in coerenza con il comportamento che ho tenuto in questi anni nei confronti della magistratura e delle istituzioni, ma con determinazione - ha concluso il Governatore - mi batterò, in tutte le sedi, per l'affermazione della verità sostanziale, a difesa della mia vita pubblica e privata" (Ansa, 26/1/08)

Non sarò stato il primo a dare la notizia, non importa. La lunga campagna di Riciard tesa a questo lieto evento, non poteva non celebrarlo. Cuffaro si dimette nel giorno della manifestazione contro di lui, segno che l'informazione, l'indignazione ed i movimenti bipartisan hanno avuto la meglio sullo squallido rancore verso la magistratura dei politicanti. Perchè non si può parlare di politici, ma di politicanti. Fini, finalmente, si è piegato ad un minimo di dignità, sostenendo il gesto come un atto di maturità e di rispetto, mentre Casini continua a parlare di sciacalli che dovranno chiedere scusa.

Oggi è un bel giorno, per la Sicilia e per l'Italia tutta. Uno di quei giorni in cui credi che qualcosa possa davvero cambiare, con le intenzioni e la mobilitazione.
Io, dal canto mio, ho cercato di tenervi informati, passo dopo passo, ricercando un po' ovunque tutte le notizie, tutte le fonti, e mi piacerebbe ringraziare tutti quelli che hanno seguito questo cammino. Non credo che sia stato merito di Riciard's se Cuffaro ha preso la sua dovuta scelta, ma se non altro credo di essere riuscito ad informare un po' di persone, e di aver compiuto il mio dovere verso la legalità.

Un grazie di cuore a tutti voi, e a tutti coloro che hanno smosso i piccoli sassolini che hanno portato a far franare un edificio che fino a ieri sembrava incrollabile.

Riciard

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venerdì 25 gennaio 2008

Il giorno della memoria secondo Riciard


Il giorno della memoria. Da quando è stato istituito ho incominciato a pensarci sù. La trovavo una idea giusta, oggettivamente rilevante, un giorno per i martiri in generale, laici e non, un giorno del calendario in cui santificare un qualcosa di ben diverso da una persona: la vita stessa, aborrendo i crimini che talvolta passano tra le pieghe della storia.
Quando guardai le prime manifestazioni, però, non capii. I presidenti del mondo, le grandi cariche politiche, si ritrovavano a Dachau, ad Autswitch, e giustamente. Celebravano la sconfitta silenziosa di sei milioni di persone, considerate da un libro infamante e da un'ideologia folle, un germe da estirpare. Mi accorsi, però, che non c'era la voglia di andare oltre, che il suddetto giorno, era come una festa privata, con ingresso riservato. Pensai: vogliamo celebrare "solamente" i morti del nazismo, i martiri del nazismo? Bene, se così è dove sono le rappresentanze slave? Dove quelle africane? Dove quelle italiane, perchè no. L'olocausto degli slavi non ebbe le stesse proporzioni del genocidio ebraico, ma fu altrettanto considerevole l'esito, per le cifre e per le motivazioni.

Così, mi dissi, era un giorno giusto da celebrare, nel silenzio, nella riflessione, cercando di capire come arginare le voci che continuano a gridare ipotesi revisionistiche, normalizzando le tragedie. Ma non era poi così giusto. Dove trovano lo spazio gli armeni massacrati dai turchi, e in attesa tutt'oggi di una conferma storica negata dai governi? Non è forse degna di essere salvata nella memoria la gente di Dresda, ammazzata da raid aerei di proporzioni mai viste? Forse i civili italiani, uccisi nelle foibe, non meritano rispetto? Chiedo solamente quando celebreremo i morti dell'apartheid, i morti del colonialismo inglese e francese, la snaturalizzazione dei popoli compiuta in nome della democrazia e del commercio, quando doneremo i nostri pensieri al vietnam, a Hiroshima o al Kosovo? Chi crede che i campi di concentramento in Kosovo fossero diversi si sbaglia. Ricorderò per sempre il professore slavo venuto al mio liceo a parlare per spiegare a noi giovani l'orrore della guerra. Era secco, smunto, pallido, e finiva ogni frase dicendo don't forget the war in Bosnia.

Mi chiedo se possa esserci sul calendario un giorno in cui i nostri pensieri voleranno a chiedere scusa alle migliaia di etiopi gassati dagli eserciti fascisti nella guerra di occupazione, se possa essercene un altro per il trattamento che riservarono i nazisti ai Lituani. Le vittime del nazismo non si contano sui sei milioni, badate bene, quelli sono i morti di origine ebraica. Dovete aggiungere altri milioni per arrivare al vero. In Lituania vennero uccisi tra i due e tre milioni di persone, in appena cinque anni.

Potrei continuare all'infinito, pensando a Ghandi, a Martin Luther King, al genocidio dei pellerossa o a quello dei Maya ed Aztechi.
Mi fermo, e solamente per ragioni di spazio, con il solo semplice dubbio che la storia, così come la scrivono e raccontano i potenti, si presenti davvero con due piatti di bilancia. Pesa i morti. E decide chi è da onorare. Gli slavi, gli zingari trucidati nei campi, "valgono" assai meno.

Era qualche anno fa, sempre la stessa ricorrenza. Io ero ancora gestore di pub, e dalla porta entrò un cliente abituè, che ci stava simpatico, am che in realtà era famoso per essere stato buttato fuori un po' ovunque. Era stanco e gonfiava nel bere una riluttanza per la ricorrenza. Palesemente avanzato qualche passo oltre la lucidità, quei pochi sorsi che servono a perdere i freni, mi chiese se qualcuno nei telegiornali avesse per caso parlato degli slavi. Io gli dissi di no, capendo subito. Lui fece una specie di sorriso, lanciò qualche parola ipotecata dalla rabbia, e agitò la mano come pèer dire lasciamo stare. I suoi cari contavano meno di altri, semplice.

Rispondo anche a Riccardo Gavioso, ma era necessaria questa introduzione: il libro che io condiglierei è "Lettere contro la guerra" di Tiziano Terzani, e non perchè "L'amico ritrovato" o "Se questo è un uomo" pesino di meno sulla bilancia, tutt'altro. E' che ho bisogno di un libro che parli di valori assoluti, che pieghi la storia a inginocchiarsi davanti all'indifferenza, davanti al silenzio di milioni di morti non commiserati, non onorati, semplicemente persi nell'oblio.

Riciard

P.S. Chiunque prendesse questa mia interpretazione come irriverente nei confronti della shoa, delle sofferenze provocate dal nazismo, è pregato di andare oltre i propri pregiudizi e capire che se non ho speso venti fogli a parlarne, è solo perchè credo giusto parlare anche di altre vicende. Di quella, fortunatamente, parleranno in molti. Degli armeni non parlerà nessuno. E a chiunque creda che io svaluti gli orrori nazisti, beh, dico fermamente che si sbaglia di grosso, e che lotto e lotterò con tutto me stesso, sempre e comunque contro il revisionismo storico che sta cercando di vincere le menti deboli.
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SCRIVETE A CUFFARO e consigliategli il miglior venditore di cannoli

Ieri è stata bocciata la mozione di sfiducia nei confronti di Totò, quella proposta dal Pd, ma alla quale sostenevano di aderire in molti. Sugli 87 deputati presenti, 86 hanno votato, uno si e' astenuto, favorevoli alla mozione, 32.

Cuffaro nel frattempo, riflette, si dice anche pronto a dimettersi, dice che ci sta pensando seriamente. Qualcuno dovrebbe pur dirgli che non si tratta di distribuire cannoli, ma di rettezza, di etica, di deontologia professionale, e perchè no, di orgoglio. Ammettiamo, pensando a un mondo dove i ciuchi volano e le befane portano le calze, che Cuffaro sia completamente lindo, che il tutto non sia altro che un grosso golpe mediatico: risultare innocenti sarebbe una vittoria maggiore.

Lo ha detto perfino Montezemolo, ha detto di levarsi di torno, o più oggettivamente:
"Mentre gli imprenditori siciliani combattono con coraggio contro il pizzo, il governatore della sicilia viene condannato a 5 anni di reclusione e decide di restare al suo posto. Questa brutta istantanea riassume bene i due volti del Paese e la distanza sempre piu' grande di questa classe dirigente politica dal Paese reale, dai problemi, dei cittadini". Potete dargli torto?

Caro Cuffaro, devi semplicemente capire una cosa... nessun italiano ti vuole più vedere su quella poltrona, nessuno crederà più in te (tranne Casini e Berlusconi), anche se tu fossi innocente, renderesti la Sicilia una vaporiera che vuole inseguire un motoscafo di ultima generazione (giro di parole per dire che sei solo zavorra).

Ma veniamo al motivo di questo post, a quello più rilevante. Vi lascio l'indirizzo della mail di Cuffaro, così che possiate dimostrargli la vostra solidarietà, e magari consigliare il miglior rivenditore di cannoli siciliani. Anche un "Cuffaro vattene" va più che bene. E se avete timore di usare il vostro indirizzo mail, smettetela pure di parlare di politica o di alzare la voce quando qualcuno ne parla. Un buon messaggio a tutti voi.

t.cuffaro@libero.it

come post sriptum, vi lascio il video migliore di Totò, intitolato: Totò, Peppino e la guerra all'America. Esilarante...




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giovedì 24 gennaio 2008

Fronte Unito contro Cuffaro: un post felice


Sono ben felice di scrivere questo post. L'isola in questione e la penisola tutta hanno cominciato una campagna serrata di proteste, chiedendo le dimissioni di Totò Cuffaro, il presidente che ama la Sicilia e si Siciliani, dice lui, il presidente macchiato di un'accusa di favoreggiamento, dice la legge.
I licei hanno chiesto assemblee straordinarie, chiamato esperti a parlare, e i partiti di centro sinistra hanno chiesto la sfiducia al presidente.
Ma non è tutto.

Il segnale più importante di tutti è quello che vado a scrivervi, ma prima una piccola introduzione.
Chi avesse visto porta a porta di ieri, non avrà mancato di memorizzare le parole di Schifani in difesa di Cuffaro. Che l'UDC e Forza Italia non abbiano mancato di esorcizzare la condanna di Totò non è una novità, ma gridare, assaltando il tubo catodico come una locomotiva nel west, sostenendo che sono il 95% i casi di condanne non confermate dall'appello, che la Sicilia cresce grazie all'operato di Cuffaro, e che lui è uno degli uomini migliori. Ho dovuto spegnere la televisione prima di prenderla a testate per la rabbia. Nel silenzio di Vespa, che se fosse davvero un giornalista avrebbe dovuto ricordare la legge, la presunta fedina penale illibata di chi occupa cariche pubbliche, sono quasi impazzito.

Oggi la buona notizia. In un paese che cerca di strumentalizzare anche le cartine delle caramelle, ho trovato questo: http://www.cuffarodimettiti.blogspot.com/. E' un blog di Azione Giovani, movimento giovanile di AN, di destra. Quindi, anche a destra c'è chi pensa che sia un diritto del cittadino avere rappresentanti limpidi davanti alla legge. «I giovani di An - scrive sul blog il coordinatore di Azione giovani Mauro La Mantia - non solidarizzano con i politici condannati per favoreggiamento e rivelazione di segreto d´ufficio. Noi stiamo sempre e coerentemente dalla parte della legalità e della lotta alla mafia nel nome di uomini come Paolo Borsellino».
Sabato alle 16 è in programma un corteo che partirà da piazza Politeama. E se in un primo momento a portare avanti l´iniziativa sono stati i partiti del centrosinistra, adesso l´idea è di fare sparire tutte le bandiere, perché a sfilare in direzione di Palazzo d´Orleans dovrebbero esserci anche numerosi elettori di centrodestra.

Intanto la petizione che vi ho proposto, è arrivata a superare le novemila firme. Chi manca all'appello è pregato di aderire...
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mercoledì 23 gennaio 2008

L'obbedienza non è più una virtù

L'obbedienza non è più una virtù. Lo diceva Don Milani, parlando dell'obiezione di coscienza, delle guerre sbagliate e del mondo diviso tra ricchi da un lato e poveri dall'altro.
L'obbedienza, quella italiana, suona in parte come un "me ne frego", e dall'altra come ottuso ed ossequioso strisciare ai piedi dei nuovi re, dei nuovi potenti, dei nuovi casati.
L'obbedienza cieca degli ultimi anni, il lasciar fare e l'alzare solamente polveroni senza nemmeno alzare la voce, ci ha ridotto a cavie da laboratorio. I politici sono come ricercatori, sperimentano il farmaco della depressione collettiva, lo dosano fino al momento del decesso.
L'obbedienza non è più una virtù, e nemmeno un obbligo. Chi, da domani può avere il coraggio di multare un mio eccesso di velocità o parcheggio in passo carrabile se Cuffaro non si dimette? Chi può dirmi che non posso non pagare il canone se Mastella, l'ex ministro della giustizia, può ricattare un governo? Chi, infine può chiedermi di fare uno sforzo, pagare le tasse e vedere aumentate le bollette e diminuiti i salari, per donarmi immagini di un leader dell'opposizione inseguito continuamente da capi di accusa, di un ministro degli esteri che scala le banche, etc etc etc. La lista è così lunga che non riesco a metterla per iscritto...
Chiedete a Prodi dello scandalo Cirio, chiedetegli che fine hanno fatto i soldi dei piccoli risparmiatori italiani.

Basta.

Arriva un momento, forse quello dell'encefalogramma piatto, in cui anche le cavie osano.
Viene un momento in cui le cavie osano ribellarsi, non deglutire il farmaco, smettere di ingrassare una stupida ricerca. E' la nostra pelle, e la stiamo dirigendo verso uno squallido e silenzioso ossequio. Solo le cavie riescono a fare un così timido silenzio.
Cominciate ad ampliare gli orizzonti. Guardiamo oltre. Spegente la televisione, non fatevi rimbombare dal carosello politico con la carrellata disumana di pareri contrastanti. Osservatevi allo specchio. E ditemi: meritate tutto questo?



"Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho patria, e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall'altro. Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri. E se voi avete il diritto diinsegnare che italiani e stranieri possono lecitamente, anzi quasi eroicamente, squartarsi a vicenda, allora io reclamo il diritto di dire che anche i poveri possono e debbono combattere i ricchi." Don Lorenzo Milani

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Petizione Per Le Dimissioni di CUFFARO

Ce lo dobbiamo mettere in testa, fare appelli alla legge, non a caso, non sortisce nessun effetto.
E non è un caso il non ottenere niente facendo appello al buon senso.
Per cui vi invito tutti a firmare la petizione, già in corso, che ho scelto di reclamizzare qui. Sarebbe proposta ai soli siciliani, ma credo che un buon apporto delle vostre firme (la mia è già inclusa), non potrà dispiacere, visto che l'avere a capo di una carica pubblica un condannato è una cosa che riguarda la nazione tutta.
Vi invito a firmala, cliccando sul banner in alto a destra, che vi mostra Cuffar-Quimby, arriverete direttamente al sito di petition on line, e alla collocazione della petizione.
Non che questo possa essere salvifico, ma ugualmente vi si richiede solo un minuto del vostro tempo e della vostra responsabilità...

Grazie, anche a nome di Totò, per il giorno in cui potremo dirgli che lo abbiamo fatto non solo per noi, ma anche per lui, per riportarlo sulla retta via...

Riciard

Come post scriptum, passatemi il gioco di parole ;), vi lascio un video di Borsellino, che a onor del vero ho trovato su di un blog (http://www.giofilo.it), in cui il magistrato spiega molto bene come la magistratura può stare benissimo in stato di stallo di fronte a casi del genere, e vi garnatisco che sembra parlare del nostro caro Totò...



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martedì 22 gennaio 2008

Sul governo e sul perchè non voterei mai Berlusconi


Volevo scrivere un articolo su come il cittadino italiano viva lo stato, sul perchè si sia originato questo senso di lontananza dagli affaires romani, che sembrano non appartenerci, ed infine su come lo stato italiano, da sempre, si presenti solamente con una parcella e raramente con un'agevolazione.
Poi ho ripensato all'attuale governo e alla situazione delicata, ed ho preferito rimandare, magari a domani o a un giorno più fertile e meno gravoso.
Diciamo che ho alcune considerazioni da fare, in merito alla nuova crisi di governo.
La prima è che il signor Mastella, eletto con più o meno due voti, si è permesso fino ad oggi di bloccare il governo, ha cercato di ottenere leggi ad personam, e, che è il peggio, si comporta come un puffo arrabbiato e scontroso nel momento in cui viene incriminato dalla legge. Come una adolescente che vuole le attenzioni del fidanzatino: tu non mi capisci, ti volto la schiena. Voleva rassicurazioni, lui... nessuno gli è stato vicino... ma cosa significa?

Seconda considerazione riguarda il perchè questo governo stia, fortunatamente, durando, o almeno sia riuscito a rimanere in carica fino ad oggi. Il motivo è semplicissimo e palese: i deputati e senatori del centrodestra non hanno voluto abbatterlo perchè le pensioni parlamentari non sono ancora maturate (motivo per cui è probabile che Prodi non cada nemmeno stavolta). Inoltre, per quanto negli ultimi mesi abbia accelerato e molto i tempi, il cavaliere ha bisogno di tempo per riorganizzare le file del suo nuovo partito e far "confrontare" i vertici con le sue primarie.

E fino a qui mi mantengo su considerazioni, diciamo, oggettive; chi non volesse bruciarsi con le mie impertinenze può fare a meno di leggere il seguito.

Da povero ingenuo, mi chiedo il perchè non sia ancora stata fatta una vera legge sul conflitto di interessi, mi chiedo perchè l'informazione nazionale dia sempre più spazio al cavaliere e alle sue sparate.
Quella in atto è la filosofia del bugiardo consapevole: ripetere all'infinito la stessa frase rende te stesso sempre più convinto della stessa, fino a crederti depositario della verità, per quanto in partenza sapessi di mentire, e la gente, piano piano, comincia a darti credito. Una cosa ripetuta all'infinito, con l'uso di un megafono diventa vera. Anche la peggiore cazzata, pensate anche solo alle voci di quartiere, e portate la situazione all'estremo, ai vertici della nazione.
La forza del centrodestra sta in questa compattezza di esclamazioni, nel suo potere mediatico e nell'indubbia capacità di monopolizzare l'interesse sulle questioni che più gli stanno a cuore. Pensate che già non si sente più parlare dell'ultimo capo di accusa depositato sulle spalle del povero Berlusconi.

Così cerco di darvi alcuni motivi per cui credo impossibile votare per quell'uomo, e, ci tengo a precisarlo, mi riferisco solo a lui, escludendo da questo sfogo i vari Casini, Fini etc. Personalmente non li approvo, ma li preferisco per la loro fedina penale.
Per cui, ecco alcuni consigli per gli acquisti...

non voterei MAI Berlusconi perchè:
- è indagato in qualcosa come circa quattordici casi, senza esclusione di traffico di stupefacenti, collusione con la mafia (vedi Mangano), falso in bilancio (depenalizzato da una legge dello stesso), etc etc etc
- la sua politica liberista e populista va a danno dei ceti meno abbienti
- lo stato italiano dà un'immagine di se stesso totalmente negativa, come abbiamo potuto vedere dall'intervento al parlamento europeo a seguito delle domande di Shultz
- ha in mano tutta l'informazione e questo rende una persona praticamente inattaccabile
- una persona che le spara grosse e poi si corregge non la vorrei nemmeno come amministratore di condominio
- basta guardare i grafici e le proiezioni sugli anni 200, 2001, 2006, 2007 e scoprire che come in quei cinque anni mai l'Italia è stata così vicina al tracollo e al terzo mondo
- credo nella ricerca, e non nella spesa militare
- credo nella pace e non nelle missioni di pace
- credo in uno stato laico, che non predilige una religione o una confessione a discapito di altre
- credo in uno stato che si fonda su principi etici e non su di uno stato etico, che limita la ricerca e le volontà individuali
- infine perchè il presidente del mio stato deve essere una persona da etichetta, che serca la semplicità e l'eleganza, senza permettersi di credersi simpatico a elaborare scenette come quella di sotto:



(to be continued...)
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Leoluca Orlando: Cuffaro si dimetta, lo dice la legge



Leoluca Orlando non ha dubbi: "Cuffaro si deve dimettere".
"C'è una norma chiara, sostiene, nella legislazione italiana, che "stabilisce la sospensione degli amministratori pubblici in caso di condanna, anche in primo grado, e non solo per reati di mafia, ma pure per fattispecie meno gravi. La vicenda Cuffaro ci rientra pienamente".

Si tratta della legge 55 del 19 marzo 1990, che si propone, come "titolo", così:

NUOVE DISPOSIZIONI PER LA PREVENZIONE DELLA DELINQUENZA DI TIPO MAFIOSO E DI ALTRE GRAVI FORME DI MANIFESTAZIONE DI PERICOLOSITA' SOCIALE. In particolare, credo che Orlando si riferisca ad un articolo abrogato in favore di una ampliamento del decreto legislativo 267 del 2000, che dice:

Non possono essere candidati alle elezioni provinciali, comunali e circoscrizionali e non possono comunque ricoprire le cariche di presidente della provincia, sindaco, assessore e consigliere provinciale e comunale, presidente e componente del consiglio circoscrizionale, presidente e componente del consiglio di amministrazione dei consorzi, presidente e componente dei consigli e delle giunte delle unioni di comuni, consigliere di amministrazione e presidente delle aziende speciali e delle istituzioni di cui all'articolo 114, presidente e componente degli organi delle comunita' montane:
a) coloro che hanno riportato condanna definitiva per il delitto previsto dall'articolo 416-bis del codice penale o per il delitto di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope di cui all'articolo 74 del testo unico approvato con D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, o per un delitto di cui all'articolo 7 del citato testo unico, concernente la produzione o il traffico di dette sostanze, o per un delitto concernente la fabbricazione, l'importazione, l'esportazione, la vendita o cessione, nonche', nei casi in cui sia inflitta la pena della reclusione non inferiore ad un anno, il porto, il trasporto e la detenzione di armi, munizioni o materie esplodenti, o per il delitto di favoreggiamento personale o reale commesso in relazione a taluno dei predetti reati;
b) coloro che hanno riportato condanna definitiva per i delitti previsti dagli articoli 314 (peculato), 316 (peculato mediante profitto dell'errore altrui), 316-bis (malversazione a danno dello Stato), 317 (concussione), 318 (corruzione per un atto d'ufficio), 319 (corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio), 319-ter (corruzione in atti giudiziari), 320 (corruzione di persona incaricata di un pubblico servizio) del codice penale;
c) coloro che sono stati condannati con sentenza definitiva alla pena della reclusione complessivamente superiore a sei mesi per uno o piu' delitti commessi con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti ad una pubblica funzione o a un pubblico servizio diversi da quelli indicati nella lettera b);
d) coloro che sono stati condannati con sentenza definitiva ad una pena non inferiore a due anni di reclusione per delitto non colposo;
e) coloro nei cui confronti il tribunale ha applicato, con provvedimento definitivo, una misura di prevenzione, in quanto indiziati di appartenere ad una delle associazioni di cui all'articolo 1 della legge 31 maggio 1965, n. 575, come sostituito dall'articolo 13 della legge 13 settembre 1982, n. 646.

A questo punto, correggetimi legislatori ed esperti di avvocatura, aspettiamo le dimissioni...

Per chi volesse sapere qualcosa su Leoluca Orlando, basta un clic.

A presto con una petizione di firme per richiedere le dimissioni...





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lunedì 21 gennaio 2008

Ustica: il paese dei polveroni #6


Per chi si affacciasse oggi per la prima volta a questa rubrica, o "battaglia" che dir si voglia, ci tengo a sottolineare che rappresenta un insieme di articoli destinati a far ricordare i tanti polveroni che in Italia vengono da sempre sollevati per poi non lasciare traccia se non nel dimenticatoio. L'Italia è il paese dei polveroni, appunto, di casi destinati a destare reazioni forti, per poi finire in un cicaleggio confuso da dimenticatoio.


Il paese dei polveroni #6: La strage di Ustica


Cosa sia successo veramente ad Ustica, credo lo riveleranno ai nipoti dei nostri nipoti a scuola, quando ormai le ipotesi e le tesi rappresenteranno solamente fatti di storia, e in quanto tali, lontani da qualsiasi reazione popolare.
Attenendosi ai pochissimi fatti conosciuti, quello che è successo è questo:
il 27 giugno 1980 l'aereo di linea I-TIGI Douglas DC9, appartenente alla compagnia aerea Itavia, si squarcia in volo senza alcun preavviso, inabissandosi nel mare. I deceduti si conteranno nel numero di ben 81 vittime, di cui 13 bambini. Saranno recuperati solamente 38 cadaveri.
Le comunicazioni con le torri di controllo, Roma compresa, sono regolari, parlano di quote di altezza e rotta da seguire, ma a un preciso istante, alle 18.59 per l'esattezza, si interrompono senza apparente motivo. La scatola nera non parla di anomalie, l'ultima frase registrata è la seguente:
"Allora siamo a discorsi da fare... [...] Va bene i capelli sono bianchi... È logico... Eh, lunedì intendevamo trovarci ben poche volte, se no... Sporca eh! Allora sentite questa... Gua..."
La registrazione si ferma tagliando l'ultima parola.
La magistratura dedica al caso di Ustica ben venti anni di indagini, senza riuscire a determinare con certezza le cause del disastro.
Le ipotesi che sono state seguite sono le seguenti:
  • il DC-9 è abbattuto da un missile;
  • collisione/quasi-collisione con un altro velivolo;
  • cedimento strutturale;
  • bomba a bordo.
L'ipotesi principalmente accreditata è la prima di quelle riportate, e questo per l'importanza geografica internazionale della zona della strage. Cito testualmente da novefirenze :
Alla fine degli anni '70 l'attenzione internazionale è rivolta al bacino del Mediterraneo a causa del problema energetico. L'alto grado di dipendenza dell'Occidente dalle fonti energetiche concentrate in Medio Oriente e il conseguente problema di come garantire le vie del petrolio hanno trasformato il Mediterraneo in un luogo di confronto Est-Ovest e Nord-Sud. Oltre alle petroliere che fanno la spola da un porto all'altro, nuovi oleodotti spostano il Greggio dall'Iraq alla Turchia, dall'Arabia Saudita e dall'Egitto, senza dimenticare i gasdotti che partono non solo dal Medio Oriente, ma anche dal Nord-Africa e dal Sud dell'Unione Sovietica. U.S.A. e U.R.S.S.si fronteggiano nel Mediterraneo, schierando 2 potenti flotte. Quella americana conta su portaerei nucleari (classe Enterprise e Nimitz da 90.000 tonnellate), e convenzionali (classe Forestal, Kennedy e Midway da 60.000 tonnellate), dalle quali possono decollare poco meno di un centinaio di aerei da combattimento, oltre a elicotteri e aerei di supporto. La VI Flotta (che ha il suo comando a Napoli) conta poi su incrociatori nucleari lanciamissili e sommergibili convenzionali e nucleari.
In questo scenario l'Italia ha naturalmente una posizione chiave. In particolare da quando la Gran Bretagna, alla fine del 1978, ha deciso il ritiro delle sue forze da Malta. La sicurezza dell'isola-stato secondo i Maltesi dovrebbe essere garantita da un accordo che coinvolge 5 paesi: Algeria, Francia, Italia, Libia e Tunisia, ma consiglieri militari libici sono subito arrivati a La Valletta per addestrare le forze armate locali.

Quello riportato sopra è lo scenario internazionale, il contesto dell'accaduto. Va aggiunto che spesso aerei militari libici si trovavano a sorvolare le acque italiane per portare i propri mig nelle basi jugoslave (ai fini di manutenzione o esercitazione), cosa tollerata e spesso mascherata agli usa da parte dell'Italia. Inoltre molte testimonianze delineano l'area come soggetta a forte traffico di aerei Usa;
durante la giornata del 27 giugno 1980, è segnata nei registri dalle 10.30 alle 15.00 l'esercitazione aerea USA "Patricia", ed era poi in corso un'esercitazione italiana h. 24 (cioè della durata di ventiquattro ore) a Capo Teulada. Altra segnalazione da farsi è la comprovata presenza di caccia statunitensi diretti in volo verso l'Egitto, seguendo una rotta che attraversava l'Italia tirrenica, con lo scopo di rafforzare i legami con l'Egitto e rendere inefficace la propaganda militaresca della Libia di Gheddafi. Successivamente alla strage verrà ritrovato in mare anche un casco di volo e due giubbotti salvagente della marina statunitense.

Con le indagini si rinvengono numerosi e forti indizi, ma non abbastanza oggettivi da determinare la causa certa; nei raaporti dell'inchiesta è possibile leggere come l'indagine sia stata occultata e deragliata da testimonianze false e reticenze da parte della Nato, come della stessa aereonautica italiana. La sentenza di ordinanza conclude:
"L'incidente al DC9 è occorso a seguito di azione militare di intercettamento, il DC9 è stato abbattuto, è stata spezzata la vita a 81 cittadini innocenti con un'azione, che è stata propriamente atto di guerra, guerra di fatto e non dichiarata, operazione di polizia internazionale coperta contro il nostro Paese, di cui sono stati violati i confini e i diritti."

Da qui prenderanno l'inizio i processi per depistaggio presunto, ma senza riuscire a delineare niente di concreto, almeno nei termini legali.

A tutt'oggi Ustica rimane un caso insoluto, e una memoria persa e non tramandata dalle nostre bocche. Uno dei tanti casi che meriterebbero una spontanea protesta di massa anche domani mattina, senza preavviso alcuno.
L'anno scorso, il 27 giugno, è stato inaugurato il museo della memoria di Ustica, gesto appena dovuto ai familiari delle vittime e alle vittime stesse, alle quali è toccata la stessa sorte dell'aereo: museificate nella storia, senza avere un perchè alla propria dipartita.



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domenica 20 gennaio 2008

Cuffaro: "Ho chiesto alla Madonna che la Sicilia sia sempre più terra di opportunità, giustizia e speranza"


Cuffaro: "Ho chiesto alla Madonna che la Sicilia sia sempre più terra di opportunità, giustizia e speranza"
(www.totocuffaro.it)

L'ho trovato girovagando sul suo sito personale, e mi sembra una citazione doverosa da farsi. Come vedete, mi piace parlare di Cuffaro, lo trovo un argomento molto stimolante, specie dopo gli utlimi avvenimenti. E questo primo post del dopo sentenza è a dimostrazione del mio impegno a fare sì che anche questo non diventi un polverone come gli altri di cui vi ho parlato e vi parlo: vorrei che il caso in questione fosse seguito quotidianamente, perchè solo con l'attenzione costante si possono smascherare tali pagliacci politici.
Piccolo riassunto: cosa è successo? Niente di grave o di non plausibile, visto che siamo in Italia e che c'è da aspettarsi che prima o poi giunga bat man a salvarci da Joker: Cuffaro, uomo nato sotto la democrazia cristiana, noto in passato per i suoi attacchi alla magistratura corrotta (doveva brevettarla questa) rappresentata da Falcone e Borsellino, ed attuale presidente della regione Sicilia è stato accusato in tempo ormai immemore di essere colluso con la mafia. Passa un pochetto di tempo, vengono (davvero!) bruciate alcune bobine di registrazioni telefoniche e l'accusa cambia (ovvio, non ci sono più prove) in favoreggiamento alla mafia ed in particolare a Michele Aiello, tramite con il boss Guttadauro. Poi il processo e la sentenza: Cuffaro condannato per favoreggiamento semplice.

Aspettavo la notizia della sua condanna sbirciando canali televisivi (che ingenuo) e siti di notizie, poi ho letto la senteza. Inutile dire che mi sono sentito sconfortato, che mi sono cadute le braccia e che ho creduto anch'io, per la prima volta, che la magistratura sia manipolata, anche se in senso opposto a quello che dicono i nostri cari politici. E uno, mi chiedo cosa fa, adesso? Voglio dire, cosa deve servire a un giudice per condannare un uomo a concorrenza in associazione mafiosa? Se non bastano le intercettazioni in cui si parla chiaramente di preferenze ed appoggi, è probabile che uno debba scendere in piazza con la coppola e dichiararlo pubblicamente. Ma in questo caso verrebbe venerato per aver avuto le palle di parlare, un po' come è successo a Craxi.
E' sconfortante. Come lo fu il risultato delle elezioni, in cui Rita Borsellino venen schiacciata da questo illibato Totò. Rita Borsellino, nonostante il cognome a garanzia dell'impegno civile, prese appena il quaranta percento dei voti.

Comunque, che vi interessi o meno, ecco la sau dichiarazione del dopo sentenza, a caldo, riportata dal suo sito web personale:
"Ho sempre sperato - commenta il Presidente Cuffaro - che la verità di cui ero moralmente certo venisse riconosciuta anche in sede giudiziaria. La sentenza di oggi conferma che non ho mai commesso atti tesi a favorire la mafia, vero e proprio cancro della Sicilia, che ho sempre combattuto con tutte le mie forze. Proprio per questo, come già detto in passato, ritengo, comunque, giusto, importante e doveroso continuare a svolgere il compito al quale sono stato chiamato dai siciliani". "Tuttavia - aggiunge - non posso nascondere lo stato di disagio nel quale mi trovo di fronte a una sentenza di primo grado che mi vede, comunque, condannato. Per il rispetto che ho sempre manifestato nei confronti delle istituzioni non intendo commentare la sentenza ma preannuncio fin da ora un ricorso affinché venga riconosciuta la mia completa innocenza di cui mantengo l'intima certezza".

Ma... dimettersi no, eh? Anche questo è dannatamente sconcertante: nessuno in nessuna parte di Italia è sceso in piazza a chiederne le dimissioni. per carità, è vero, c'era Mastella da infamare, ma non mi risulta che per lui siano state fatte manifestazioni.

Per oggi vi lascio con la mia rubrica ex "otto anni per Cuffaro", che ha cambiato titolo in "Riciard's vs Cuffaro", riportandovi la sua dichiarazione di lotta alla mafia, fatta in occasione dell'ultimo anniversario della strage di Capaci... non sorprendetevi, lui non era presente, delegò un membro del consiglio della regione....

Cuffaro:“Falcone ha risvegliato la coscienza dei siciliani"

PALERMO 23 Maggio 2007 - “Giovanni Falcone non fu una figura calata dall'alto, ma fu un vero figlio di quest'isola, che giocò una partita sulla via difficile del cambiamento e del contrasto definitivo e vincente alla mafia. La sua opera ha suscitato nell'opinione pubblica un profondo richiamo di coscienza e una rinascita della speranza, avviando una nuova stagione in cui la lotta alla mafia ha tratto nuova linfa dall'universalità di sentimenti che il suo esempio e la sua testimonianza di vita hanno saputo suscitare in tutti i siciliani”. Lo afferma il presidente della Regione siciliana Salvatore Cuffaro, in occasione del 15° anniversario della strage di Capaci. In rappresentanza del governo regionale, l’assessore Agata Consoli, su delega del presidente, parteciperà alle manifestazioni di commemorazione.



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Perchè essere blogger


E' una domanda che sembra molto più facile di quanto sia. Ci si avvicina al mondo del blog per molti motivi: per condividere i propri pensieri, per promuovere un qualcosa che si è fatto, per lasciare una piccola traccia o sorta di diario che sia. Poi, una volta dentro, si capisce il potere che uno spazio libero ha in se stesso. Pensate alla vostra infanzia, ai centri di quartiere, alle scuole e a tutti i luoghi di aggregazione, e chiedetevi se erano spazi liberi e in quale misura. Poi riaffacciatevi al mondo odierno, dove domina il senso comune, il luogo comune, la grettezza del pensare con la testa di altri e di recepire concetti già filtrati; una sorta di 1984 di sapore "Orwelliano".
L'Italia di oggi, la stessa che è stata definita semi-libera per due anni consecutivi, grazie al buon lavoro di politici e giornalisti aggregati, assomiglia molto ad una mera espressione geografica che di spazi liberi ne ha veramente pochi.
Da qui la bellezza, il fascino, la potenzialità enorme di un blog.

Il blog, ad oggi, è una risorsa inestimabile, di uguale spessore dei piccoli pamphlet sulla libertà che circolavano di mano in mano, fottendosene dei rischi non troppo calcolati della censura ottocentesca e novecentesca. Il blog rimane l'ultimo residuo di informazione libera, e nella sua soggettività, ben più oggettivo di chi, con alle spalle il potere, pubblica su quotidiani di largo consumo imprimendo concetti nella testa delle persone. Mastella indagato e dimissionario è un fenomeno appena rilevante per un quotidiano, che ne scriverà per qualche giorno, variando dalla prima pagina fino a trafiletti accanto ai necrologi. Stessa cosa per Cuffaro, o D'Alema e le sue scalate. Un articolo di giornale, ad oggi, è molto spesso composto di poche e scarse nozioni con abbondanti commenti di politici e non. E sottolineo politici perchè ormai riescono ad intervenire anche sulle ricette di Vissani o sulla propensione degli italiani a fare jogging. Da Bruno Vespa vedrete spesso, ad esempio, Veltroni e Fini confrontarsi su come si cucini un piatto si spaghetti alle vongole, emntre la Zanicchi e Pupo parlano della finanziaria.

Il vostro blog è importante. E' l'unico luogo ancora deserto, dove noi, coloni, ci siamo spinti a costruire, creando una moltitudine di comunità libere e rispettose l'una dell'altra. E' l'unico luogo che avete di vero confronto e di espressione totalmente libera.
Questo un po' rattrista, perchè significa anche che nella gente la tendenza è quella di non parlare, non discutere, al tendenza è quella di inseguire un sabato sera per il resto dei giorni, auspicando il meritato riposo della domenica o, per i più fortunati, della pensione.
Gaber diceva che c'è solo la strada su cui si possa contare, e temo che avesse ragione: le nostre case stanno diventando rifugi fin troppo accoglienti, dove chiudere le finestre sull'umanità e seguire la rivoluzione dei pacchi di Insinna nel dopocena.
E fuori, cosa succede, fuori?
Di chi è quella parte di mondo davanti alla quale chiudiamo le inferriate?
Nostro, signori, è nostro. E la cosa migliore che possiamo fare è parlarne, anche con chi si rifiuta, parlare di tutto ciò che succede, creare informazione, generare opinioni, fare cultura e politica, nel senso più ampio che queste due parole vogliono dire.
E il blog, dicevo.
Il blog non è la strada, non è la casa, certo. Ma è una comunità di persone desiderose di conoscere, che potrebbero fare tesoro del vostro punto di vista, anche solo per contestarlo. L'informazione ad oggi parte da qui, e con essa il cambiamento.
Grazie a chiunque abbia un blog, o discuta su di essi.
Grazie a chiunque sia passato di qui e abbia fatto in modo he gli stimoli di scrivere qua sopra non siano passati dopo un giorno o due.

Fiero di essere blogger,

Riciard

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sabato 19 gennaio 2008

La libertà

LA LIBERTÀ


Vorrei essere libero… libero come un uomo!

Vorrei essere libero come un uomo!

Come un uomo appena nato che ha di fronte solamente la natura,

che cammina dentro a un bosco con la gioia di inseguire un’avventura,

sempre libero e vitale, fa l’amore come fosse un animale,

incosciente come un uomo compiaciuto della propria libertà…


La libertà non è star sopra un albero,

non è neanche il volo di un moscone,

la libertà non è uno spazio libero,

libertà è PARTECIPAZIONE.


Vorrei essere libero… libero come un uomo!

Come un uomo che ha bisogno di spaziare con la propria fantasia,

e che trova questo spazio solamente nella sua democrazia,

che ha il diritto di votare e che passa la sua vita a delegare,

e nel farsi comandare ha trovato la sua nuova libertà…


La libertà non è star sopra un albero,

non è neanche avere un’opinione,

la libertà non è uno spazio libero,

libertà è PARTECIPAZIONE.


Vorrei essere libero… libero come un uomo!

Come l’uomo più evoluto che si innalza con la propria intelligenza,

e che sfida la natura con la forza incontrastata della scienza,

con addosso l’entusiasmo di spaziare senza limiti nel cosmo,

è convinto che la forza del pensiero sia la sola libertà…


La libertà non è star sopra un albero,

non è neanche un gesto, un’invenzione,

la libertà non è uno spazio libero,

libertà è PARTECIPAZIONE.



La libertà non è star sopra un albero,

non è neanche avere un’opinione,

la libertà non è uno spazio libero,

libertà è PARTECIPAZIONE.
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