domenica 30 dicembre 2007

Il paese dei polveroni #2


Dopo essermi scagliato ieri contro il polverone Berlusconi, oggi non potevo che ...rifarlo. Siamo ormai talmente abituati all'idea che quest'uomo, se uomo è definibile, possa fare il politico, che nemmeno più ci chiediamo perchè ne sia degno. Se pensiamo a ciò che dovrebbe essere un parlamento, da quale tipo di individui dovrebbe essere formato, credo che ognuno di noi avrebbe una propria visione, ma sicuramente celestiale rispetto all'odierna. Gente analfabeta, che muove i primi passi incerti nell'italiano, si scontra con ignoranti che non sanno collocare nella storia la rivoluzione francese o l'unità d'Italia, bravissimi e puntuali, in compenso, a bastonare gli studenti che non imparano e si aggiudicano gli ultimi gradini d'Europa. Il pesce, come si suol dire, puzza sempre dalla testa. Come già detto, i vari Nenni, Togliatti, De Gasperi, etc. non esistono più ed è anche inutile parlarne, ma ritornare quantomeno alla decenza è possibile. Iniziando, magari, allontando le mele marce.
So benissimo dei malfattori della sinistra, dei misfatti di Prodi, sono a conoscenza dei delitti perpetrati da alcuni parlamentari di sinistra destra e centro, ma voglio ancora una volta fermarmi su Berlusconi, non solo perchè mele marcia, ma anche perchè con tutti i suoi capi d'accusa di cui è imputato o da cui è stato prescritto (non assolto), rappresentano un grattacielo che fa ombra a chi di misfatti ne combina due o tre. Il parlamentare mela marcia, ma meno di Berlusconi, può sempre dire ma lui ne ha fatte di più, quindi sono innocente. Per cui eccovi qui un breve elenco su cui potersi scandalizzare:

Sentenze di non doversi procedere:
Reati estinti per prescrizione con concessione di attenuanti - La Corte di Cassazione ha affermato che, riguardo ai casi di prescrizione dovuta alla concessione di attenuanti, «Qualora l'applicazione della causa estintiva della prescrizione del reato sia conseguenza della concessione di attenuanti, la sentenza si caratterizza per un previo riconoscimento di colpevolezza dell'imputato ed è fonte per costui di pregiudizio» (Corte di Cassazione, sezione IV, sentenza n. 5069 del 21 maggio 1996).

Di seguito le sentenze che ricadono in tale categoria:

* Lodo Mondadori, corruzione giudiziaria (attenuanti generiche, sentenza definitiva)
* Caso All Iberian 1, 23 miliardi di tangenti a Craxi (attenuanti generiche, sentenza definitiva)
* Caso Lentini, falso in bilancio (attenuanti generiche e nuova legge intervenuta, sentenza definitiva)

Reati estinti per intervenuta amnistia

* Falsa testimonianza P2 (amnistiato, sentenza definitiva)
* Terreni Macherio, imputazione per uno dei due falsi in bilancio (amnistiato, sentenza definitiva)

Sentenze di assoluzione

* Caso All Iberian 2 (falso in bilancio, sentenza di I grado)
* Sme-Ariosto 1 - imputazione su vendita Iri, corruzione giudiziaria (insufficienza di prove in I grado)
* 4 Tangenti alla guardia di finanza (assolto per non aver commesso il fatto, sentenza definitiva)
* Medusa cinematografica, falso in bilancio (assoluzione con formula dubitativa, in quanto per la sua ricchezza potrebbe non essersene accorto, sentenza definitiva)
* Sme-Ariosto 2, falso in bilancio (stralciato in base alla nuova legge sul falso in bilancio)
* Sme-Ariosto 1 - corruzione in atti giudiziari per due versamenti a Renato Squillante (assoluzione per non aver commesso il fatto e perché il fatto non sussiste, sentenza definitiva)
* Terreni Macherio, imputazione per appropriazione indebita, frode fiscale, e uno dei due falsi in bilancio (assoluzione nel merito, sentenza definitiva)

Procedimenti archiviati

* Bilanci Fininvest, falso in bilancio e appropriazione indebita (calcolo prescrizione in base alla nuova legge sul falso in bilancio)
* Consolidato Fininvest, falso in bilancio (calcolo prescrizione in base alla nuova legge sul falso in bilancio varata dal Governo Berlusconi)
* spartizione pubblicitaria Rai-Fininvest (archiviazione per insufficienza di prove)
* traffico di droga (l'indagine non ha rilevato nulla di penalmente perseguibile)
* tangenti fiscali Pay-tv
* Stragi 92-93, concorso in strage (scadenza dei termini d'indagine)
* Concorso esterno in associazione mafiosa assieme a Marcello Dell'Utri, riciclaggio di denaro sporco (scadenza dei termini d'indagine)

Procedimenti in corso

* Diritti televisivi, falso in bilancio, frode fiscale, appropriazione indebita (indagini in corso)
* Tangenti a David Mills, corruzione giudiziaria (rinviato a giudizio)

Contrastante è invece il processo Telecinco: in Italia era giunta notizia che tutti gli imputati erano stati assolti, mentre in Spagna si sa che la posizione dell'ex-premier è ancora pendente.

e per chiudere in bellezza altri momenti del più grande attore comico del mondo in alcuni dei suoi imprevedibili attimi di comicità estrema, guardare per credere:



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sabato 29 dicembre 2007

La rivoluzione industriale oggi.


Qualche giorno prima di Natale ci rechiamo a Sesto Fiorentino. Un'amica ci aveva detto che in un capannone industriale era possibile trovare borse, borsette e vari oggetti di feltro a bassissimo costo, e pensammo potesse essere una buona idea per fare alcuni regali. Vicinissimo all'Ikea, appena svoltato in una strada, ci troviamo davanti tre capannoni industriali molto grossi, e anche un po' scalcinati. Fuori, come dentro, esclusivamente cinesi. La cosa non mi da alcun fastidio, era solo per farvi capire.
Entriamo e quello che ci troviamo davanti ha il sapore di qualcosa di già visto sul piccolo schermo, non ci vuole molto a realizzarlo, l'atmosfera è quella surreale e cupa di regresso di Blade Runner. Un piccolo corridoio divide in due il capannone, e ai lati molti mini "negozi" composti di piccolo banco con davanti scatoloni di cartone pieni di borse, e sul retro macchine da cucire, tagliatrici e bambini che giocano, gente che riposa, alimenti sparsi, pezzi di tele, scarpe etc. etc.
Così anche nel secondo capannone, e, presumo, anche nel terzo. A lato di ogni "negozio" alcuni greadini di metallo portano al piano superiore, dove la gente dorme (o almeno lo supponiamo con buona probabilità di azzeccarci).
Le idee si confondono; il primo pensiero è: questo è ciò che ho sempre letto sulla terza rivoluzione industriale, gente che vive sul luogo di lavoro, bambini che crescono nella fabbrica, la vita quotidiana in fabbrica, insomma. C'è una piccola differenza, che alimenta le mie idee contrastanti: i volti delle persone sono tutti sereni e rilassati, non ridono per venderti, ma perchè quello è un contesto che li trova a proprio agio.
Ci sono una serie di problematiche da considerare, innanzitutto. Per prima la crescita sul suolo italiano di bambini che cresceranno in una piccolissima comunità chiusa all'esterno, forse senza nemmeno andare a scuola, e più che altro in condizioni igieniche del tutto fuori controllo. In secondo luogo gli stessi adulti, per quanto sia probabile, come mi è stato detto da chi ci vive in Cina, che una situazione del genere sia preferibile a quella del paese natale, dovrebbero avere garantiti standard lavorativi e igienici differenti. In terzo luogo: chi si arricchisce con questo "piccolo" smercio di oggetti? Non sono sicuro che i cinque euro pagati per una borsa vadano davvero ed esclusivamente nelle tasche del produttore, ma potrebbe anche essere, non so. In ultimo: una cosa del genere non può passare inosservata e nell'era della tecnologia è impossibile che le forze dell'ordine non siano al corrente di ciò che succede, per cui viene da chiedersi cosa sia possibile fare e perchè non sia stato fatto nulla.
Una ultima considerazione proviene dal giorno dopo. Torno da lavorare e decidiamo di andare a fare due passi in centro, per goderci l'atmosfera invernale che rende la mia città armoniosa e "calda". Il mercato si era protratto fino al tardo pomeriggio, così che è con una piccola dose dis tupore che osserviamo i banchi: tutti invasi dalle stesse borse che avevamo visto a sesto. Il prezzo è ovviamente slittato dai quattro euro del produttore ai dieci, ma non è questo a farmi riflettere. Come corollari collaterali, visto che non sono a mio avviso le questioni di primo interesse, ci sono da considerare anche gli aspetti commerciali: un tale fenomeno, senza partita iva, registratori di cassa e scontrini, rappresenta una frode allo stato e, per i prezzi bassissimi, un lenitivo di concorrenza per altri produttori. Non è un aspetto marginale, ma, ripeto, non quello che mi sta più a cuore, visto che credo che lo stato italiano dovrebbe esere in grado di fornire regole severe per la crescita dei bambini quantomeno, senza alcuna differenza per provenienza.
Mi auguro che "scoperte" del genere comincino a far riflettere le persone, e che chi si vanta del titolo di cittadino cominci a guardare anche l'altro non come clandestino o disuccupato, ma come persona, appunto. Solo allora ci potremo rendere conto di essere noi stessi gli artefici degli attuali mali del paese e, possibilmente, gli ideatori futuri di un paese nuovo.
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Il paese dei polveroni, primo episodio


Il paese
dei polveroni #1


Il nostro è il paese dei polveroni. Succede di tutto, si aprono cassetti pieni delle nefandezze più schifose, si parla, ci si indigna, ai alzano polveroni, e poi, lentamente, le piccole particelle di polvere ritornano al suolo, e con loro torna il silenzio.
Forse perchè siamo troppo inclini all'indignazione e troppo poco all'azione, se mi passate il gioco di parole, o forse semplicemente perchè in Italia ne succedono davvero troppe.
Per uno dei due motivi o tutt'e due, ho deciso di dedicare uno spazio al ricordo di alcuni polveroni alzati con poco successo, e ormai già dimenticati da tutti. E' forse fissazione, la mia, ma il primo cassetto che mi viene da aprire è quello etichettato sotto il nome "Berlusconi". Vogliop raccontarvi una storia, di quelle da cui, di solito, i registi traggono film di sicuri incassi al botteghino. Prendete un attore comico, e non pensate a Sordi o ai soliti Stanlio e Ollio, pensate al meglio del meglio, al comico più grande mai esistito, e mettetelo a capo di un governo. Cosa mai potrebbe succedere? Succederebbe che il nostro paese guadagnerebbe consensi diplomatici ovunque, grazie al fair play e alla comicità volontaria, succederebbe che il nostro paese riuscirebbe a smaliziarsi e a guardare con un minimo di ottimismo il futuro. Ora, alla stessa persona, fate credere di essere in un teatro di quelli sperimentali, ditegli che deve alzare l'audience e l'attenzione della platea, che qualcuno nel loggione sta sbadigliando. Cosa potrebbe succedere? Succederebbe che con grande maestria il comico d'elite riuscirebbe ad attrarre su di sè l'attenzione, provocando forti risate, da eco internazionale, guadagnando allo spettacolo la prima pagina.
Sono stato un po' vago. Guardate sotto per capire, consideratelo il trailer di un nuovo film comico. Potremmo chiamarlo "Prendi i soldi e scappa" esiste già? peccato...


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venerdì 28 dicembre 2007

Di quando Brunelleschi inventò l'uomo

L'uomo già c'era, anche se forse non sarebbe stato proprio necessario inventarlo. Solo che era stato depredato di tutta la sua inventiva, di tutto il suo "libero arbitrio". Per secoli caste sacerdotali e ricchi regnanti avevano imposto dogmi e verità assolute, divinazioni e previsioni infernali, fino all'anno mille, in cui il vento del giudizio universale spirava forte. Passò qualche tempo e gli dei erano, tuttavia, sempre irraggiungibili e severi, le loro immagini ieratiche e plasmate sopra foglie di oro battute. Ci pensò Giotto, allora, a dimostrare che il cielo era blu. E sembra cosa da poco, ma la sua fu una sorta di rivendicazione: il cielo dorato appartiene alla divinità, il cielo blu agli uomini, con la stessa identità del precedente. Come a dire che l'uomo non deve riguardarsi a dipingere la natura, poichè anch'essa ha la stessa dignità di una figura agiografica. Non voglio dire che Giotto pensasse veramente tutto questo, ma voglio raccontare più fermamente di quando l'uomo venne liberato. Era una mattina assolata, a Firenze, e Filippo Brunelleschi si recò in S.Maria Novella, con aria sbruffona e pacioccosa, di chi trattiene il fiato per non esplodere in una forte risata. Si fermò davanti alla facciata della chiesa, e lì sistemò un piccolo cavalletto e una piccola tela. Prese poi ad armeggiare con fili e carboncini e, mentre la gente attorno si incuriosiva, teneva ferma la voce per non interrompere l'opera, qualsiasi essa fosse. Quando Ser Filippo iniziò a disegnare, fu chiaro cosa aveva in mente: stava dipingendo in perfetta simmetria la chiesa, con stupore di tutti, che un'immagine così reale non l'avevano ancora vista.
Brunelleschi non inventò la prospettiva, o le regole del disegno prospettico che dir si voglia, riuscì a recuperarle ed adattarle dalla tradizione classica, che aveva sapientemente sfogliato e spulciato. Penserete che sia poca cosa. Come l'acqua calda, forse. Ma quando l'acqua calda non c'era? Dovete pensare ad un uomo che ha paura del divino, che crede di essere inferiore, e destinato esclusivamente all'obbedienza. Le stesse immagini sacre che vede ovunque come sole rappresentazioni glielo confermano, così distaccate, disposte solo al giudizio, così perfette e venerabili. La natura sembra solo un corollario, un'appendice del vero testo. Poi di gran lena arriva l'umanesimo e sulle sue vele soffia forte il vento di Brunelleschi e della prospettiva: rendere il reale su tela veramente reale era sacrilego, e il racconto fatto prima, così come lo narrano le cronache, assume il valore di uomo che si libera dai vincoli, per essere finalmente e dignitosamente terrestre. La prospettiva è il simbolo dell'uomo che comincia a credere in se stesso, senza per questo voler essere dio.

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giovedì 27 dicembre 2007

L'abitudine

breve monologo in un solo atto

L'abitudine.
E' una brutta bestia.
credo che l'uomo sia stato creato per abituarsi, in generale.
Ci si può abituare a un mal di pancia. Ad avere una gamba in meno.
Ci si può abituare alle interminabili code agli sportelli o allo squallore di chi passa strisciando per scavalcare la fila.
Ci si può abituare alle sensazioni. C'è gente che guardando il mare sente solo un respiro dgonfio di iodio,e altra ancora che nell'alba trova solo l'inizio di un'altra ftaicosa giornata di lavoro.
Ci si può abituare alle proprie sconfitte e cominciare a prenderle con una certa quantità di filosofia, sdrammatizzandoci su, magari. Ho conosciuto persone molto brave nel non saper prendere niente sul serio, nemmeno se stessi.
Ci si può abituare ad essere sempre in ritardo, e con questo far abituare gli altri alle attese.
Ci si può abituare alla vita, senza cercare più di scoprirla, motivandola solamente con i soliti, metodici gesti quotidiani. Ed ecco che lentamente i volti degli amici sembrano diversi e lo stesso le mura della propria casa, come velati di una offuscata patina di polvere.
Ogni giorno la stessa ora, la sveglia per il lavoro, alla stessa ora il pranzo ed il resto è il lento susseguirsi di meccanici, fordisti gesti.
Ci si può abituare alle parole vuote e senza senso del potere, alle sue incursioni leggendarie voltate sempre in un dir tutto per non far nulla, ci si può abituare alla mancanza di un orizzonte, alla povertà del destino raffigurato. Come una tela da dipingere. Il primo giorno in cui l'abbiamo vista avevamo davanti una tela binaca e una dolcissima tavolozza piena di colori smeriglianti. Tutte le tonalità a sorriderci, dall'orlo dei tubetti, lucenti del loro impasto oleoso, puerili nei loro sorrisi. Ogni giorno guardavamo la tela, immaginandoci cosa avremmo potuto disegnare, senza provare uno schizzo per paura di rovinarne il candore. Poi, lentamente, la tela si è impolverata, granello su granello un soffice materasso di polvere, e i colori si sono seccati.
Ci si può abituare a tutto questo, e anche altro.
Credo non ci si possa mai abituare alla paura. L'essere umano è talmente stupido da aver paura di se stesso, quando non conosci una persona e la incontri in un vicolo ad esempio. L'uomo è talmente stupido da non riuscire nemmeno a salvaguardare la propria specie e prole, davanti alla paura di un'arma si risponde con un'altra arma e così via fino a che di paura in paura non rimarra che una tela polverosa e impoverita.
Credo che l'uomo non si possa abituare alla paura, perchè una non curanza della paura si chiamerebbe coraggio. E solo pochi uomini riescono ad elevarsi a questa etichetta, e molti di questo numero sono ugualmente ciarlatani sbandierati come ideali al vento delle masse.

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Qualcuno era comunista. (risposta a Camelot)

Qualcuno era comunista. Perchè si ubriacava alle feste popolari o perchè guardava sempre rai tre. Qualcuno era comunista perchè il babbo, nonno, lo zio...la mamma no. etc. etc. etc.
Sono stato anni a pensare su cosa si dovesse immaginare quando si parlava di comunismo, se l'ideale marxista, se l'era di Lenin, se quella di Stalin o la vicenda di Mao, o in ultima quella castrista.
Studiando e ripercorrendo le parole assieme alle date, si ottiene una vera e realistica divergenza dal pensiero marxista a quello che viene definito "comunismo storico", ovvero tutte le variabili storiche dell'applicazione dell'ideologia. In realtà nessuna ha mai perseguito l'ideale e la dialettica marxista, per un semplice e oggettivo motivo: che la trattazione marxista non arriva mai a definire stabilmente cosa si intenda per "dittatura proletaria". Per cui diventa facile escludere tutto ciò che è stato, che di proletario, specie nelle ultime fasi aveva poco, ma più arduo capire quale forma di stato si intendesse.
Una cosa è certa. Per quanto Togliatti fosse in effetti uno staliniano, il Partito Comunista Italiano non deve la sua fortuna, a mio umilissimo avviso, all'ideale marxista, bensì, come lo stesso Gaber sostiene, alla precarietà e alla ruffianità del nostro partito socialista, capace nel tempo solo di sterili o dannose imprese. Ecco che, mentre nel resto di Europa si era formato spesso un dialogo riformista tra socialisti e comunisti, in Italia gli unici a parlare di socialismo sono stati i comunisti. Questo ha creato sicuramente confusione sui termini, ma credo che quando Bertinotti si rivolge alla sua platea sostenendo che in Italia c'è ancora bisogno di comunismo, intenda che c'è ancora bisogno di una politica socialista, capace di guardare all'ultimo. Non credo, insomma, voglia parlare di rivoluzioni o nuove soluzioni comunitarie. Il nostro partito comunista si ispira a tutt'oggi a quei memorabili discorsi sulla democrazia di Togliatti, quando sul finire della seconda guerra mondiale arringava alle masse una politica di unità nazionale verso una inedita svolta democratica ed una costituente repubblicana. I timori delle persone di dichiararsi comuniste ad oggi, in Italia almeno, mi vedono distratto, perchè li considero infondati, per quanto io non sia comunista. D'altro canto, assieme a Gaber, che vi lascio al piede del post, mi piace ricordare anche Vittorio Foa, che alla fine del suo "Questo Novecento" insiste sulla mancanza di voglia e di bravura nel rileggere le proprie orme, sia a destra che a sinistra. Ed ora il tocco magistrale di Gaber alla fine del suo "Qualcuno era comunista":

"Qualcuno credeva di essere comunista e forse era qualcos’altro.
Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana.
Qualcuno era comunista perché pensava di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.
Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché era disposto a cambiare ogni giorno, perché sentiva la necessità di una morale diversa, perché forse era solo una forza, un volo, un sogno, era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.
Qualcuno era comunista perché con accanto questo slancio ognuno era come più di se stesso, era come due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.
No, niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare, come dei gabbiani ipotetici.
E ora? Anche ora ci si sente come in due: da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra il gabbiano, senza più neanche l’intenzione del volo, perché ormai il sogno si è rattrappito.
Due miserie in un corpo solo."

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lunedì 24 dicembre 2007

Auguri a tutti, o la misteriosa parola "tortellini"

Non ho avuto molto tempo negli ultimi giorni, si sa, anche chi disprezza, alla fine, chiude un occhio e compra. Passate il doppio senso... Volevo fare a tutti gli auguri di Natale a modo mio, regalandovi uno spezzone di una perla tra le perle del cinema italiano, che inquadra alla perfezione la famiglia sotto il Natale... Per cui... Auguri a tutti...




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venerdì 21 dicembre 2007

Se hai le protesi sei avvantaggiato (?)

Oscar Pistorius, classe 1986, nacque con una grave malformazione: non aveva i talloni. Alla tenerissima età di undici mesi fu costretto ad un intervento di amputazione delle gambe. Nell'adolescenza ha praticato rugby e pallanuoto, poi un infortunio lo mise alla prova con l'atletica leggera, che finì per scegliere come proprio sport.



Oscar Pistorius corre con protesi in fibra di carbonio, ed ha esordito alle paraolimpiadi di Atene, vincendo l'oro sui 200m e il bronzo sui 100m. Da sempre ha il desiderio di correre con i normodotati, e ne ha avuto l'occasione al Golden Gala di Roma nel 2007.
La notizia di oggi è che Pistorius ha chiesto di partecipare alle olimpiadi di pechino 2008, ma dopo alcune valutazioni, gli è stato risposto picche: le sue protesi lo avvantaggerebbero. E io mi chiedo: avendo visto i tempi, come è possibile che vinca? (10.91 sui 100, 21.58 sui 200 e 46.56 sui 400) Ma soprattutto, se vincesse, a chi darebbe noia? A Ben Johnson, forse, il re della corsa veloce dopata?
Semplicemente lode a chi non si piega mai sotto il peso infinito della vita "regalando alla morte una goccia di splendore" (De Andrè).
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Ecco a cosa dovrebbe pensare un giornalista quando tortura la tastiera per scrivere un articolo. Risposta ad Anecoico

Qunado vidi questa scena, non riuscii a ricordarmi che citazione fosse, da quale film venisse...l'unica immagine che mi si stampò in testa fu quella di paperino che sgranocchia una pannocchia (bel gioco di parole cacofonico) a ritmo di tasti di macchina da scrivere. Poi mi è ritornato in mente, ed Anecoico mi ha confermato la mia memoria, e con essa anche lo stato della mia salute mentale.
Quello che vi propongo è uno spezzone, a mio avviso, geniale, di comicità. Era, anche questo da solo, un buon motivo per non far cacciare il mio amico Daniele.
Buona visione!




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giovedì 20 dicembre 2007

in viaggio con la Transiberiana...



In viaggio con la Transiberiana...


“Mariuca invited me to join her on a new Linky Love Train. It’s been a whilesince I’ve gone on one of these cool and wicked rides, so I’mdefinitely game for another one. Plus, this is such an easy tag to doso how could I not do it NOW?!
The rules: When you get tagged, you have to add your name below the personwho tagged you and by doing so you are letting the list grow.”

Limadang.com
RamblingMoo.com
blogginginmypyjamas
StylewithPassion
ChinneeqDora-zooropazoo
Babyshern
HiPnCooLMoMMa
Rachel’s Soulful Thoughts
When Silence Speaks
Dancing in Midlife Tune
Underneath it All
I am Dzoi
Hobbies and Suchmoms…..check nyo
Choc Mint GirlAmel’s Realm
My Thoughts
Rusin Roundup
Juliana’s Site
MaxRooms of My Heart
Mariuca
Colin aka cotojo
Hanna
Arouetvoltaire
A Great Pleasure
MondayMorningPower
Il vaso di Pandora
Non Lineare
Metilparaben
Omniamundamundis
LineaNeuronica
Semplicemente Lisa
la penna che graffia
Riciard's

Now, let’s see who are the nice victimspeople that I’d like to share my nice warm coach with. I’ll start with:Hanna, Lisa, Rolando, Jos, Morgan, Chris, Hawk, Polli, Kim, Aslan andColoradobaby. Wow what a bunch I have got? So come on everyone…packyour bags and let’s get on the choo choo!

TRADOTTO:
Le regole
Quando sei scelto e l’approvi, devi inserire il tuo link sotto la persona che ti ha proposto e copiare nel tuo blog tutta la lista /elencata sopra!/proponendo fuori dalla lista le persone che vorresti si aggiungano al viaggio.

Io... sono stato invitato da Riccardo Gavioso (la penna che graffia), mi unisco al viaggio ed invito a partecipare Zenigada, Rino, Emidio, Davide Picatto e Betto Balon...e chiunque altro lo voglia!

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Lettera di Natale



E' un'idea, forse nemmeno molto originale, che mi è venuta oggi. Che ne dite di scrivere una lettera a Babbo Natale-Prodi? I sogni son desideri, si sa, e talvolta si avverano...anche se non credo che Romano prenderà la via del mio camino...
Io ho scritto quella che trovate sotto, voi potete scrivere la vostra qui, altrimenti, lasciate i vostri desideri tra i commenti ed io provvederò a spedirli tutti.
Un Buon Natale a tutti voi,

l'elfo Riciard




Carissimo Presidente,
come ben sa mancano ormai pochi giorni al Natale, ed ho pensato di mandarle una mia piccola lettera di Natale. Inizio dagli auguri, che sono la parte più semplice: Sinceri e vivi Auguri per un buon Natale, e per un buon inizio di anno.
Vengo alla seconda parte. Mi piacerebbe per un attimo vederla come il "papà" di tutti gli italiani, come il presidente Napolitano può essere visto come il nonno, magari, visto il periodo, come il Babbo Natale a cui fare la lettera dei desideri. Spiegato il gioco, ecco la mia lettera.

Carissimo Presidente,
quest'anno sotto l'albero credo che troverò ben poco, perchè la mia busta paga non molto alta incide fortemente sulla mia capacità consumistica. Forse questo non è poi un male, ma tengo saggiamente la speranza di poter vivere un anno diverso da quello passato. Un anno dove la precarietà diventi quasi sconosciuta ed i giovani possano iniziare a sperare in un futuro. Ho detto futuro, non futuro migliore, perchè la mia generazione non ne ha molto, figuriamoci se se lo può immaginare migliore. Ogni mese diventa più lungo e i giorni da passare ad aspettare il nuovo stipendio per poter pagare le bollette e le varie incombenze diventano sempre di più. La vita costa cara in questo vecchio ormai ex belpaese, e inizia ad assomigliare sempre di più alle cronache ottocentesche sulla rivoluzione industriale che studiavamo al liceo. Ma davvero non è possibile fare nulla? Mi chiedo come passerà lei il Natale, con quali persone e con quali pensieri. Se non oso troppo, tra quei pensieri, provi a metterci anche questa lettera, si ricordi di chi vive giorno per giorno aspettando che l'Italia trovi le sue risorse, perchè come disse lei, "L'Italia le risorse ce l'ha". Siamo stati in troppi, forse, a sognare un governo diverso, e diverse decisioni, prive di echi omofobici, indirizzate alla cultura, all'umanesimo e al miglioramento della vita senza distinzione di nazionalità, siamo stati in troppi, forse, a desiderare un'Italia migliore, dove i deputati ed i senatori sono persone selezionate ed acculturate, senza alcuna macchia sulla fedina penale. E forse è proprio di questo, che anche lei Presidente, ha bisogno, di un sogno. In Italia ci siamo dimenticati di quanto sia facile sognare, ci riprovi. E ci regali una dura legge sul conflitto di interessi, una lotta senza quartiere alla precarietà, una stangata alle ditte che continuano ad assumerci per tre mesi tirnado calci nel sedere ai cinquantenni in attesa di pensione, sbattendoli sulla strada senza alcuna possibilità di reinventarsi. Ci regali una giustizia diversa, con tempi minori, e la riporti sulla sommità della coistituzione, dove i nostri padri fondatori l'avevano solennemente appoggiata. Ci regali una legislazione precisa in materia di affitti, che ne abbassi i prezzi, magari intersecata da un impoegno del governo a dare una casa a tutti coloro che non ce l'hanno. Per tutto il resto credo i poter aspettare anche il 2009, per cui mi fermo qui.
E le chiedo di nuovo, mi pensi mentre guarda suo nipotino scartare i regali, e pensi cosa riuscirebbe a fare se anche a lui venisse negata la possibilità che è sancita come diritto alla costituzione: quella di avere una vita non solo dignitosa, felice.
I miei più sinceri auguri di Natale,

Riccardo Tronci

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mercoledì 19 dicembre 2007

Amsterdam: via il quartiere a luci rosse


L'amministrazione di Amsterdam ha annunciato oggi che vuole "ripulire" il famoso quartiere a luci rosse per mettere in atto un giro di vite contro la tratta di esseri umani, il riciclaggio di denaro e l'abuso di alcolici e sostituire le "vetrine" delle prostitute con negozi di lusso. Il sindaco di Amsterdam Job Cohen ha detto, in una conferenza stampa, che intende porre un freno alla criminalità organizzata, la cui crescente influenza ha danneggiato il centro storico della città. "L'immagine romantica della zona è sorpassata, se notate gli abusi nell'industria del sesso e questo è il motivo per cui il consiglio deve agire", ha detto il primo cittadino. "Non vogliamo liberarci della prostituzione ma vogliamo ridurre in modo significativo la criminalità". Cohen ha reso noto che la città intende rivedere in parte la piena legalizzazione della prostituzione introdotta in Olanda nel 2000 perché non ha raggiunto il riultato di fare emergere il lavoro dall'ombra e proteggere le prostitute. (da yahoo)
E' come una piccola marcia indietro e, come tale, fa un po' riflettere. L'Olanda è da sempre stata all'avanguardia nel campo vasto delle "libertà" individuali e non, e se proprio lei, piano piano fa marcia indietro sulle due questioni spinose di legalizzazione droghe leggere e case chiuse, l'Europa, da tempo abituata a seguirla in ritardo, si trova perplessa. La mia soggettivissima opinione, è che l'Olanda, come al solito avesse intrapreso la via più difficile ma più giusta, reagendo al crimine e alla cattiva informazione con campagne culturali ed erogazioni di libertà impensabili ed impensate altrove. Potete pensare ciò che volete, ma è chiaro che quantomeno una strada l'Olanda l'aveva scelta, la nostra piccola e arretrata Italia, si chiede ancora da che parte stare e se prendere una determinata posizione voglia dire andare contro alla chiesa o ad altre istituzioni (pena la cancellazione politica dell'uomo).
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Il bombardamento di Dresda: fin dove può spingersi l'uomo


Il bombardamento di dresda è una vicenda quasi sconosciuta alla memoria storica, ma è sicuramente uno degli episodi più brutali della seconda guerra mondiale. Questo fatto ha un illustre ed altrettanto poco citato precedente, rappresentato dalla distruzione di Amburgo. Amburgo era un obiettivo indiscutibilmente ambito dagli alleati, per la sua posizione strategica, per la gran quantità di artiglieria pesante presente nella città e per le sue industrie. Fu ad Amburgo che gli alleati iniziarono a far crepare la resistenza tedesca, che sembrava, seppur inevitabilmente volta all'epilogo, dilungarsi inspiegabilmente tra piccoli "canti di cigno". La RAF, aereonatuica britannica, non voleva correre rischi e pianificò una operazione senza precedenti: tra il 24 e il 27 luglio 2350 bombardieri inglesi e americani scaricano sulla città circa 9000 tonnellate di bombe, di cui circa la metà incendiarie. Amburgo, ovviamente, si piegò e i sopravvissuti si trovarono tra le macerie, una temperatura che poteva arrivare fino a 1000 gradi e venti che soffiavano a 300 kmh, portando con sè tutto ciò che trovavano sul cammino.
Dresda fu un episodio ancora più agghiacciante. Nel 1945 la Germania continuava a mostrare i suoi denti con piccole controffensive, capaci anche di distruggere interi battaglioni di aerei, e mentre nei laboratori si ultimavano i prototipi delle armi che avrebbero potuto anticipare Hiroshima, ma su altra latitudine geografica, gli alleati credettero giusto infliggere un durissimo colpo di grazia alla Germania, anche per mostrare la vera potenza di fuoco dell'occidente alla alleata Russia che marciava verso Berlino. Dresda presenta una forte differenza da Amburgo: non aveva industrie, era un gioiello di cultura barocca e non solo, non possedeva nè artiglieria nè contraeree e da molti mesi era stata invasa dai profughi di guerra. Fu quindi, solo ed esclusivamente sui civili che si volle infliggere il duro colpo, per seminare il panico in Germania.
Secondo i piani, il 13 febbraio avrebbe dovuto vedere un attacco congiunto di RAF e USAAF, ma a causa del maltempo solo gli inglesi riuscirono a portare a termine il primo raid. 796 Avro Lancaster e 9 De Havilland Mosquito raggiunsero la città in due ondate, colpendo Dresda durante la notte con 1478 tonnellate di bombe esplosive e 1182 tonnellate di bombe incendiarie. La prima ondata servì a seminare il panico, far scendere la gente per strada e far arrivare i soccorsi, la seconda a distruggere le nuove prede attirate. Il giorno successivo, la città fu attaccata dai B-17 americani, che in quattro raid la colpirono con 3900 tonnellate di bombe, fra esplosive e incendiarie. Il bombardamento creò una tempesta di fuoco, con temperature che raggiunsero i 1500 °C. Lo spostamento di aria calda verso l'alto, e il conseguente movimento di aria fredda a livello del suolo, creavano un fortissimo vento che spingeva le persone dentro le fiamme.

Migliaia di civili bruciarono nei rifugi, altri colpiti da bombe al fosforo si spegnevano in acqua per poi riaccendersi all'aperto, tanto da costringere le ss a finirli con un colpo di pistola. Gli unici a salvarsi furono i primi che fuggirono dalla città. Poi col passare delle ore, il vento caldo sempre più forte e l'altissima temperatura, non permisero più alcuno spostamento. Il fenomeno che fu rilevato anche in precedenza, durante il bombardamento del porto di Amburgo, ebbe come causa l'aria calda (dovuta agli incendi dei vecchi quartieri), che attirava aria fredda dalla periferia, provocando di fatto una vera e propria corrente d'aria, che a tre ore dal bombardamento si trasformò in un ciclone. L'equipaggio di un bombardiere americano tornato nelle ore successive, si vide arrivare a 8 mila metri, travi di legno e ogni tipo di materiale portato su da una forte corrente ascensionale.
La città fu nuovamente bombardata dalla USAAF il 2 marzo, con altre 1000 tonnellate di bombe esplosive e incendiarie, e il 17 aprile, con 1554 tonnellate di bombe esplosive e 164 di bombe incendiarie.
Le vittime sono calcolate tra le 35.000 e le 150.000, ma non è stato possibile farne una stima esatta, poichè una indefinita quantità di corpi è stata bruciata all'interno dei rifiugi nei quali invano cercò di ripararsi per evitare lo spargimento di epidemie. Su altri probabili siti di rifugi si preferì passare direttamente con le colate di cemento.
Kurt Vonnegut è un sopravvissuto di Dresda, era stato catturato dai nazisti ed era prigioniero insieme a molti inglesi ed americani nella città, e ne parla nel suo "Mattatoio n°5".

"Era come sulla luna" disse Billy Pilgrim. I muri della porcilaia dove avevano vissuto fino ad allora erano ancora in piedi, ma le finestre e i tetti erano crollati e dentro non c'erano altro che cenere e grumi di vetro sfuso.A questo punto ci si rese conto che no c'ernao più nè cibo nè acqua e che i sopravvissuti, se volevano continuare a sopravvivere, dovevano mettersi a camminare sulla superficie lunare scavalcando una duna dopo l'altra. (...) Mentre la spedizione attraversava la luna, nessuno parlò molto. Non c'era niente da dire. Una cosa era chiara: in città dovevano essere morti proprio tutti, e se c'era ancora qualche anima viva, rappresentava una incrinatura in questa immagine. Sulla luna non ci doveva essere proprio nessun altro abitante.




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martedì 18 dicembre 2007

Il genocidio armeno


Chiariamo subito le coordinate, per non confondersi con gli episodi del diciannovesimo secolo: con l'espressione "genocidio armeno" identifico, e solitamente si identifica, la deportazione ed eliminazione di armeni compiuta dal governo dei Giovani Turchi negli anni1915-1916, un massacro che ad oggi non trova riscontro nemmeno nel giorno della memoria (dedicato, non si sa perchè solo alle vittime dell'olocausto di origine ebraica, cancellando dalla memoria comune gli slavi, i comunisti deportati dai nazisti o i giapponesi morti sotto le bombe atomiche). Il Genocidio viene ricordato dagli armeni come "il grande male", e viene commemorato il 24 di aprile.
Il Governo dei Giovani Turchi, nato per trasformare il residuato dell'impero ottomano in una monarchia costituzionale, temeva una possibile alleanza degli armeni con i russi ed erano preoccupati per la recente creazione di battaglioni armeni incitati dalla Francia con somme di denaro alla rivolta contro il nascente potere.
Giustificando i propri atti come reazione a una minaccia al nascente e ancora debole Stato, i Giovani Turchi procedettero all'esecuzione immediata di 300 nazionalisti armeni e diedero l'ordine di deportazione di buona parte del popolo armeno dall'Anatolia, dove abitavano da millenni, verso i deserti della Siria e della Mesopotamia.
Nelle marce della morte, che coinvolsero più di 1.200.000 persone, centinaia di migliaia morirono di fame, malattia o sfinimento. Altre centinaia di migliaia furono massacrate dalla milizia curda e dall'esercito turco.
Il numero delle vittime dell'operazione turca è decisamente controverso: gli storici stimano che la cifra vari fra i 500.000 e 2.000.000 di morti, ma il totale di 1.200.000/1.300.000 è quella più diffuso e comunemente accettato. Una cifra decisamente piccola e degna di essere a tutt'oggi ignorato dai media e dallo stesso governo turco. Questo, infatti, ha instaurato una legge che proibisce alle persone di nominare in pubblico il genocidio, e la sua stessa preoccupante indifferenza è il motivo di tensione tra l'Unione Europea e la Turchia.
Ne hanno parlato gli storici, ne ha parlato con frasi dense di commozione e realismo Tiziano Terzani, ma a tutt'oggi gli armeni non hanno nemmeno l'onore di rientrare con il calzascarpe nel giorno della memoria. Il teologo armeno Boghos L. Zekiyan, parla dello sterminio degli Armeni così: "Ancora oggi lo Stato turco, usando l'espressione 'deportazione', non ammette il genocidio armeno, riconoscimento atteso dagli Armeni stessi e dalla comunità internazionale". In chi ha vissuto queste vicende, che dovrebbero essere monito per tutti, la solitudine si unisce al dolore fino a far dire: "Andate, o umani. Più niente voglio a che fare con voi".

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Un nome per un gattino nero...

Come vedete, in alto a destra, anche il piccolo caffè Riciard's ha adottato un gattino... non potevo esimermi vista la mia felinomania... aiutatemi a dargli un nome!
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Il caso di Federico. Alcune considerazioni sulla "malasanità"

Inizio col dire che mi spiace parlare di questo caso, doloroso, come molti hanno fatto, inzozzando le pagine delle cronache e inseguendo le espressioni dei familiari con le telecamere, ma credo siano necessari alcuni chiarimenti sul caso in sè e sulla reazione popolare connessa.
Federico, bambino di cinque anni (ne avrebbe compiuti tra poco sei), come tutti sapete è morto a distanza di due giorni dall'intervento di tonsillectomia a causa di una emorragia massiva e conseguente affogamento. I familiari hanno subito pensato a un altro caso di malasanità, e i giornali hanno venduto il loro dolore e la loro reazione più che comprensiva a tutta la nazione, tanto per avere un altro fatto di cronaca scottante ed emozionante di cui trattare. Che di cosa sia veramente avvenuto non gliene freghi proprio nulla si può constatare dal fatto che nessuno oggi ha parlato dell'autopsia o dei funerali del piccolo Federico, eccezione fatta per la cronaca locale di Pistoia.
Non è stato ancora accertato se si tratti di un caso di malasanità, ma molti presupposti fanno pensare di no, come, ad esempio, la reazione tempestiva dei soccorsi. Proprio su questa si era vaneggiato di circa quaranta minuti, ma le telefonate interne all'ospedale e i riscontri hanno portato alla luce la reazione immediata del reparto di pediatria seguito da quella del reparto di otorino a distanza di sette minuti. Federico avrebbe dovuto essere ricoverato nel secondo dei due reparti nominati, ma, probabilmente a causa della sua giovane età e stato considerato preferibile ricoverarlo nel reparto di pediatria.
Vengo a dirvi il perchè parlo di questo caso quando ancora non ci sono novità e le indagini sono appena inziate. La prima considerazione è in merito ai giornali e ai giornalisti: una volta tanto sarebbe preferibile servire una notizia fredda, ma ben constata, che cercare a tutti i costi di servire il dolore senza pietà, solo per guadagnarsi la prima pagina. Inorridisco a ripensare le corsie dell'ospedale invase dalle telecamere che chiedevano dove si trovassero i genitori.
Altra considerazione è ciò che ne consegue, ovvero una reazione pubblica spietata e inorridita, sul piede di guerra contro il corpo sanitario, pronto ad additare la malasanità e i contributi spesi invano. Credo che troverete di buonsenso le parole di Rossi, assessore alla sanità della regione toscana, che sosteneva insensato l'essere passati dall'era in cui i camici bianchi erano idolatrati a quella in cui devono essere additati ogniqualvolta che qualcosa non va. Che lo vogliate o meno una operazione è pur sempre una operazione ed è da sfatare il mito per cui se ne esce sempre incolumi, o che se questo non succede è colpa del medico o dell'infermiere. Per fortuna la Toscana è all'avanguardia nazionale nella tutela del malato, nella ricerca e nella tutela del bambino (si veda il Meyer o lo stesso ospedale di Pistoia, insignito del titolo di "ospedale amico del bambino"), e sono molto propenso a credere che chi lavora in ospedale sia mosso dalla dedizione e dalla passione, non dalla imperizia e dalla mancanza di deontologia. Inoltre, anche se venisse accertato un errore, purtroppo, errare è umano, anche se di mezzo c'è la vita e per giunta quella di un bambino. Sempre che di errore si tratti, in questo caso o in tutti gli altri.
Vengo alla malasanità. Purtroppo esiste, come esistono medici dediti alla carriera e al potere donatogli dal camice, ma credo che la malasanità vada trovata là dove al personale sanitario non è permesso di lavorare in condizioni adeguate. Questo è solo un esempio: http://www.youtube.com/watch?v=UGA1lr-mXjQ , a questo link troverete la prima di dodici parti del documentario sui favoritismi fatti da Cuffaro, presidente della regione Sicilia, alla mafia, permettendole di creare cliniche private di lusso a discpaito delle strutture statali, spesso povere e arretrate. Credo che questa sia la malasanità.
Una ultima considerazione in chiusura. Siamo presi da un morbo che è la mancanza del rispetto del lavoro altrui. Il primo passo per non aver "mala" qualcosa è permettere a tutti di lavorare con serenità, senza dover per forza additare. Rientra nelle problematiche della gente italiana, che "quando c'è il mondiale siamo tutti allenatori", o "quando c'è la finanziaria siamo tutti economisti", oppure, quando si parla di morte siamo tutti capaci a criticare. Non credo che parlerò più di Federico e della sua vicenda, ammesso che non lo debba fare per smentire parte di questo post, e solo per rispetto. Credo sia molto più utile e confortante il silenzio dei riflettori.
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lunedì 17 dicembre 2007

Interviste al camino #1 Betto Balon


Questo è ciò che è stato detto e fatto oggi... è stata una chiacchierata davvero piacevole, e spero che Betto tornerà a parlare a braccio al piccolo caffè... Per chi se l'è persa...leggete!



Riciard: Betto Balon (Alberto Andreanelli), cominciamo scaldandoci, da dove viene il tuo soprannome?
Betto: Betto è Alberto detto da un bambino, Balon è perché mia moglie dice che sono un po’ ciccio, anche se non è vero, insomma, tutto molto semplice

Riciard: Betto Balon, classe 1970, dice di sé...
Betto: Che mi diverto a scrivere, leggere, disegnare, navigare, a fare il papà

Riciard: In una mail ti sei definito vecchio bacucco, brontolone e pantofolaio, è il pantofolaio che mi incuriosisce più di tutti...
Betto: Pantofolaio assoluto! Non chiedetemi di uscire a mangiare fuori che c’ho mille cose da fare a casa, mi raccomando...
Luca: la pantofola è il simbolo dello stare bene...

Riciard: Come inizia la tua avventura di scrittore?
Betto: L’italiano non mi è mai piaciuto fino a quando ho capito, a scuola, che scrivere è come disegnare, dipingere e mettere una cornice

Riciard: È proprio la cornice che mi interessa, da dove prendi spunto?
Betto: Sono nato con “Ridere per ridere”

Riciard: …ovvvero...
Betto: È il secondo film di John Landis

Riciard: Il racconto che abbiamo pubblicato qui parlava di un numero…è tratto dal libro “Schegge di parole, scaricabile gratuitamente. Vuoi ricordare un altro episodio?
Betto: C’è anche quello dello scrittore inseguito dai tasti della tastiere

Riciard: Raccontalo in breve
Betto: Una rivoluzione: le lettere si ribellano sono stufe di essere pestate, schiacciate, premute, c’è chi si offende e chi si stufa. …

Riciard: Molto carino, davvero
Betto: Vogliono scappare e lo scrittore è in vera crisi!

Riciard: Come scrittore, però, non hai solo la veste del nonsense, ma anche quella del mondo di Lilla…chi è Lilla?
Betto: È un piccolo gorilla bianco

Riciard: E da dove nasce?
Betto: È un peluche che ho regalato a mia moglie tanti anni fa. E’ bianco, è un gorilla diverso dagli altri

Riciard: Che tenero…
Betto: I gorilla sono animali straordinari

Riciard: Se ricordo bene Lilla scaturisce anche dalla tua passione per la Pimpa
Betto: Esatto, la Pimpa è il non plus ultra! La pimpa va in australia per mare in bicicletta gonfiando le ruote a dismisura a chi non piacerebbe?

Riciard: Fantastica la Pimpa… hai mai letto Rat Man?
Betto: Non ancora

Riciard: In un numero lo premiano per sbaglio come classico del fumetto al posto della Pimpa e lui le telefona augurandole buona guarigione dal morbillo
Betto: È proprio questo il mondo dei fumetti!

Riciard: Ma continuando…le storie di Lilla rappresentano un mondo per bambini, per grandi o tutt’e due?
Betto: Per tutt’e due, i bambini colorano e leggono, ascoltano e guardano le storie, i grandi stampano scaricano e convertono. Lo fanno tutti i giorni per loro stessi, lo possono fare ogni tanto anche per i figli!

Riciard: Dicci come e dove trovare le avventure di Lilla
Betto: Su Lulu naturalmente

Riciard: Quando ti sei avvicinato al mondo di Lulu
Betto: Da dieci anni seguo il mondo del print on demand e quando Lulu è sbarcato sul web mi sono subito aggregato… è uno straordinario mezzo

Riciard: Su questo blog ultimamente sei intervenuto spesso mostrando una faccia più seria e critica, che orientamento hai?... politico ed oltre…
Betto: Esiste ancora la politica in Italia?

Riciard: È una buona domanda, io credo di sì
Luca: io dico di sì, nel senso che esiste ancora voglia di fare...Betto, che sensibilità hai?
Betto: Sono liberale, se hai una bella idea e sei bravo vai avanti, se hai tanto che ti avanza puoi aiutare gli altri a star meglio

Riciard: È una visione ampia e più che condivisibile direi…
Luca: uno di Costa o un liberale più stile recente?
Betto: Sono sempre stato affascinato dai Sylos Labini, ci sono molte cose da cambiare, ma dobbiamo iniziare a farlo dalle cose piccole, dal lavoro di tutti i giorni, dalle code al pane…

Riciard: Iniziare dai bambini magari con Lilla
Betto: Grattiamoci all’ìinfinito questa crosta che prima o poi ce la toglieremo… e per quanto riguarda i bambini… i bambini ti danno una grande occasione, essere migliori poiché sei tu che dai l’esempio e loro osservano tutto

Riciard: Ma le croste sanguinano…
Betto: Sapevo che te ne accorgevi

Luca: Che ne pensi di Grillo e dell’antipolitica?
Betto: Grillo rischia di diventare l’ennesimo uomo del balcone, siamo noi che dobbiamo organizzarci, insieme

Luca: Come si fa secondo te?
Betto: Con i blog, gli istant book, i forum , lulu

Riciard: Voltando argomento, ho letto che ascolti molta musica, fai qualche nome...
Betto: Brassen, mi piace il francese, cantarlo e strimpellarlo, ma ascolto anche molto jazz

Riciard: Cosa della musica si riflette nelle tue parole?
Betto: L’improvvisazione, direi…hai mai provato a scrivere di getto?

Riciard: Sì, e talvolta ne viene fuori qualcosa di veramente originale...Siamo alle battute finali, presentaci il tuo sito
Betto: È lo spazio dove mi si può vedere cantare, strimpellare e dove scrivo... ho iniziato anche una campagna di informazione sul tram di Mestre

Riciard: Ovvero
Betto: Lavori per questa linea che finiranno nel 2010/2011 e che stanno compromettendo l'ambiente. Io osservo, e denuncio gli sprechi e le ingiustizie

Riciard: Finiamo l’intervista… cinicamente, mielosamente o nonsensamente, scegli tu..
Betto: Felicemente?

Riciard: Vada per il felicemente…quali sono i tuoi desideri e i tuoi progetti?
Betto: Progetti…andiamo avanti e con Lilla insidierò la Disney… desideri… andiamoci calmi!


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