venerdì 30 novembre 2007

Risposta atea al sig.Ratzinger


Carissimo sig. Ratzinger,
premetto, ad inizio di questa lettera, di non aver letto per intero la sua enciclica, ma di averne appreso i contenuti tramite l'uso di tutti i media, cioè giornali, telegiornali e pubblicazioni in rete.
E' più che ovvio, ci mancherebbe, che lei si schieri contro l'ateismo, dando a questo fenomeno le colpe più atroci della storia dell'umanità, vedendo in esso il mostro che ha distrutto il rapporto tra Dio e l'uomo. Tuttavia, ho alcune considerzioni in merito da proporle.
Diamo, innanzitutto, un punto di partenza all'ateismo, vediamo da dove questo possa essere scaturito. Oltre che nelle eresie, penso che si possa osservare un costante aumento della fiducia dell'uomo nei propri mezzi a partire dall'anno mille, lo stesso che la casta clericale additava per la fine del mondo. Il primo giorno dell'anno 1001, infatti, la gente si trovò esterrefatta, toccandosi, a scoprirsi ancora viva e, soprattutto, ancora sulla terra, con scontento, ovvio, dei pelandroni e della Chiesa. E' da quel momento che prende campo quel fenomeno chiamato Umanesimo, in cui l'uomo inizia a credere nelle proprie virtù, che sfocerà nel Rinascimento, almeno per quanto riguarda il suolo italiano. E fin qui credo che di grandi mali, gli atei, non ne abbiano fatto, capolavori artistici a parte. Una seconda, grande svolta dell'ateismo si ha sicuramente con l'Illuminismo, che predicava una nuova era, in cui le caste sociali si sarebbero uguagliate e tutti avrebbero avuto stessi diritti davanti alla comunità, con gli stessi doveri di partecipazione e rispetto reciproco. Certo, Robespierre ha mozzato un po' troppe teste, forse, ma senza sangue, credo, una rivoluzione non si fa, o almeno così si dice. Andando ancora avanti, l'ultimo forte passo dell'ateismo sono stati il socialismo e il comunismo. Si sbaglia, mi creda, quando asserisce di individuare nelle teorie marxiste il male, anche perchè, se avesse riflettuto un pochino di più, avrebbe visto come le teorie marxiste non siano mai state applicate, e non perchè Marx era buono e Stalin no, ma semplicemente perchè nessuno, nemmeno Marx sapeva come applicarle. Quando a Marx venne chiesto cosa intendesse con dittatura del proletariato, non seppe rispondere che con tre immagini differenti, e ben poco precise. Indubbiamente nel nome del comunismo sono stati commessi delitti atroci, ma davvero crede che in un processo sulla storia la Chiesa ne emerga pulita? Molto probabilmente sono state mietute più vittime in nome di Cristo che in nome di Marx.
Quando scrive che manca la speranza, devo dire, ha ragione. Il mondo individualista che si è venuto a creare è figlio del capitalismo, dell'affermazione a tutti i costi e della furia, dello stress. Il bilancio delle ripercussioni della modern way of life su ognuno di noi è desolante e deprimente.
I problemi li sappiamo tutti, almeno noi dei bassifondi, e credo di parlare a nome di tutti dicendo che portiamo un fardello troppo pesante sulle nostre spalle, in materia economica, lavorativa e soprattutto sociale. Ma come crede che ascoltare le parole di uno degli uomini con più potere economico alle spalle possa aiutare? E non credo, per rispondere ad un'altra delle sue affermazioni, che possa esserci civiltà fra gli uomini minando il progresso scientifico, mettendo in discussione addirittura, come qualche mese fa ha fatto, l'evoluzionismo (davvero, non credevo che ci fossero ancora creazionisti vivi).
E in fondo, la veda come Nietzsche. Che male c'è a sognare un uomo che si eleva al di sopra, che si comporta civilmente in ogni suo atto, che accetta i doveri e non è indifferente agli oneri dei diritti, un uomo sociale, animato da un sogno comune, da una parola che non può essere tolleranza, ma fratellanza, un uomo che si riconosce in se stesso senza il bisogno di radere al suolo territori prima sconosciuti in nome di cause ignote ed ignobili. Perchè un uomo che si comporta da uomo, non deve essere per forza cristiano, deve essere uomo.
Ci pensi, per un attimo, e si chieda se davvero un ateo come Gino Strada abbia fatto del male o meno, poi, se proprio non può farne a meno, mi risponda.
Cordiali saluti,

Riccardo l'ateo
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giovedì 29 novembre 2007

Speri che sia femmina? Mangia dolci...

Giorni in cui i luoghi comuni vengono confermati dalla scienza: dopo "una mela al giorno leva il medico di torno" tocca ai cibi.
Il Daily Mail pubblica il risultato di una recente ricerca condotta sui topi. Alcuni sono stati nutriti con cibi salati, altri con cibi dolci; risultato? Mangiare cibi dolci favorisce la nascita di femmine, mentre il mangiare cibi salati favorisce la nascita di maschi. Detto in maniera più corretta: i topi con un minor livello di zuccheri nel sangue, ovvero con una alimentazione ricca di zuccheri, hanno dato alla luce più femmine che maschi. I ricercatori hanno separato i topi-madre in due gruppi: hanno somministrato a 20 cavie il dexamethasone, uno steroide che mantiene basso il livello di zuccheri nel sangue e hanno nutrito altre 20 con una dieta regolare. Confrontando la prole dei due campioni, è stato rilevato che i maschi nel primo gruppo erano il 41 per cento, mentre nel secondo il 53 per cento.
Secondo i ricercatori, l'evento si potrebbe verificare anche negli esseri umani: mentre nell'uomo la dieta potrebbe alterare la proporzione di spermatozooi che portano cromosomi maschili e femminili, nelle donne l'utero potrebbe creare condizioni più o meno favorevoli per uno o per l'altro sesso.
Una scoperta del genere, se verificata adeguatamente, riuscirebbe a spiegare più approfonditamente i meccanismi della selezione della specie e della capacità, talvolta riscontrata, degli animali a "influenzare" il sesso dei nascituri.
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Il giorno in cui il signor Rana è venuto a casa mia - episodio 2

La ballata dei tortellini alla zucca in due episodi

Episodio 2

Chiudo gli occhi, inspiro e sento i suoi occhi fissi sulla mia testa, così lo appoggio delicatamente a terra e lo accompagno fuori della porta di casa.
“Tra poco tornerà sua moglie, vero?” dice ridendo proprio sulla soglia
Lo getto come una palla di carta in casa, contro il muro, sbatto la porta, chiudo gli occhi per non esplodere; qualsiasi persona con la fedina penale immacolata non se la vuole macchiare per colpa di due tortellini alla zucca.

“Cosa vuoi dire?”
E il signor Rana ride. Ride. Si asciuga una goccia di sangue che gli ho procurato.
Cerco di riflettere. Chiamerò la polizia, gli dirò che c’è un matto che se n’è entrato in casa mia ed ha trattato male mio figlio, e come se non bastasse ha fatto allusioni pericolose su mia moglie.
Prendo il cellulare, facile da comporre quel numero, anche in queste occasioni di rabbia:

“Questura, pronto?”

“Si, buongiorno, senta, ho un problema”

“Mi dica…”

“Il signor Rana è entrato in casa mia con in mano una scatola di tortellini…”

“SE HA VOGLIA DI SCHERZARE SI RICORDI CHE ADESSO QUALCUNO POTREBBE AVERE PROBLEMI MOLTO SERI. ARRIVEDERCI.”

Linea chiusa, telefonata finita.

La possibilità di una telefonata ai carabinieri viene scartata all’istante, per cui cerco di ragionare, inspiro, accompagno il signor Rana a sedere, e provo a parlamentare:

“Adesso lei prende i suoi cazzo di tortellini, e senza fiatare se ne esce di qua. Conto fino a tre…. Uno…”

E mentre conto, il signor Rana si alza in piedi e si riavvicina alla televisione, riprendendo la sua partita da dove l’aveva iniziata, come se nulla fosse, come se fosse veramente mio ospite, e gradito.
E’ a quel punto che mi fermo a cercare di capire, schematizzare, razionalizzare.
Allora, ho il signor Rana in casa, si è invitato a pranzo, è vecchio, ed è odiabile, tratta male mio figlio ed ha minacciato qualcosa di indefinito su mia moglie, penso un attimo allo spot in televisione e all’improvviso sorrido. Lascio che il signor Rana giochi ancora un poco con mio figlio, ma non prima di aver tranquillizzato il secondo con una carezza e un occhiolino di intesa.
Vado a preparare i tortellini alla zucca. Apro la scatola e faccio due gruppi, uno piccolo e uno più grosso. Prendo un bicchiere di acqua, ci sciolgo qualche cucchiaio di detersivo, seguito da un po’ di spray sgrassatore alla varechina. Con uno spruzzo via tutto recita l’etichetta. Speriamo dico io. Prendo la siringa con cui ricarico le cartucce della stampante e tiro su tutto quel bel liquido grigiastro, mentre assaporo le grida di mio figlio che ha fatto doppietta al vecchiaccio. Ad uno ad uno tengo a battesimo del mio estremo esperimento culinario i tortellini del mucchio piccolo. Poi li metto a bollire. Entrambi i mucchi, ma in due pentole differenti, ovvio. Cuociono davvero velocemente questi tortellini, non c’è che dire. Passano pochi minuti, giusto il tempo di fare a scaglie il parmigiano, e sono pronti.
Il gruppo più piccolo nel piatto per il signor Rana, l’unico con una macchia sulla porcellana, e il resto tra me e mio figlio. La macchia del piatto è piccola e sul bordo, è una di quelle scodelle che avevamo comprato io e mia moglie in Francia, in una di quelle poterie a basso costo per piccoli difetti.
I tortellini li ho preparati solo per pura finzione, non mi sono scordato di mia moglie.

“E’ pronto!” dico ad alta voce, serena e affettuosa

Il signor Rana, come da copione di spot, corre al tavolo, come un ingordo, si mette il tovagliolo al collo, come se fosse un bavaglio e ride. Non smette mai di sorridere. Mi guarda, aspetta che sia io a mangiare il primo tortellino. Così avvicino la forchetta alla bocca e sorrido, mostrando il mio gusto sensibilmente dedito alla lussuria del tortellino alla zucca.

Rana gira lentamente lo sguardo e aspetta che mio figlio faccia la stessa cosa.

Con lo stesso sguardo di sfida del due a zero da poco guadagnato, Lorenzo, mio figlio, mette in bocca il primo tortellino.

Ed è lì che me ne accorgo. Rana ride ancora. E il suo piatto non è macchiato.


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Lupin l'anarchico gentiluomo (la dichiarazione di libertà di Marius Jacob davanti ai giudici)

Il leggendario personaggio di Lupin, ladro gentiluomo, si ispira, come molti sanno, a Alexandre Jacob, nato a Marsiglia il 29 settembre 1879, morto a Reuilly il 28 agosto 1954. Decise a sedini anni di militare sotto la bandiera anarchica, incominciando anche la sua attività di "autore di restituzioni", cioè furti alla classe benestante.
Nel 1903 venne arrestato con tutti i suoi complici abituali e condannato all'ergastolo. Ricevette la grazia nel 1928, ma a settantacinque anni si uccise.
Il testo che vi propongo è la sua dichiarazione davanti ai giudici nel 1905, assonante con molte altre di partigiani o inneggiatori alla libertà (vagamente mi ricorda "La storia mi assolverà" di Castro). Per chi non l'avesse ancora letta... sorprendetevi:

Dichiarazione di Alexander Marius Jacob davanti ai giudici - 8 marzo 1905

Signori, adesso sapete chi sono: un ribelle che vive del ricavato dei suoi furti. Di più. Ho incendiato diversi alberghi e difeso la mia libertà contro la'aggrasione degli agenti del potere. Ho messo a nudo tutta la mia esistenza di lotta e la sottometto come un problema alle vostre intelligenze. Non riconoscendo a nessuno il diritto di giudicarmi, non imploro né perdono né indulgenza. Non sollecito ciò che odio e che disprezzo. Siete i più forti, disponete di me come meglio credete. Ma prima di separarci, lasciatemi dire l'ultima parola...

Avete chiamato un uomo: ladro e bandito, applicate contro di lui i rigori della legge e vi domandate se poteva essere differentemente. Avete mai visto un ricco farsi rapinatore? Non ne ho mai conosciuti. Io, che non sono né ricco né proprietario, non avevo che queste braccia e un cervello per assicurare la mia conservazione, per cui ho dovuto comportarmi diversamente. La società non mi accordava che tre mezzi di esistenza: il lavoro, mendicità e il furto. Il lavoro, al contrario di ripugnarmi, mi piace. L'uomo non può fare a meno di lavorare: i suoi muscoli, il suo cervello, possiede un insieme di energie che deve smaltire. Ciò che mi ripugnava era di sudare sangue e acqua per un salario, cioè di creare ricchezze dalle quali sarei stato sfruttato. In una parola mi ripugnava di consegnarmi alla prostituzione del lavoro. La mendicità è l'avvilimento, la negazione di ogni dignità. Ogni uomo ha il diritto di godere della vita. "Il diritto a vivere non si mendica, si prende".

Il furto è la restituzione, la ripresa di possesso. Piuttosto di essere chiuso in un'officina come in una prigione, piuttosto di mendicare ciò a cui avevo diritto, ho preferito insorgere e combattere faccia a faccia i miei nemici, facendo la guerra ai ricchi e attaccando i loro beni. Comprendo che avreste preferito che fossi sottomesso alle vostre leggi, che operaio docile avessi creato ricchezze in cambio di un salario miserabile. e che, il corpo sfruttato e il cervello abbrutito, mi fossi lasciato crepare all'angolo di una strada. In quel caso non mi avreste chiamato "bandito cinico" ma "onesto operaio". Adulandomi mi avreste dato la medaglia al lavoro. I preti promettono un paradiso ai loro fedeli, voi siete meno astratti, promettete loro un pezzo di carta.

Vi ringrazio molto di tanta bontà, di tanta gratitudine. Signori! Preferisco essere un cinico cosciente dei suoi diritti che un automa, una cariatide.

Dal momento in cui ebbi possesso della mia coscienza mi sono dato al furto senza alcuno scrupolo. Non accetto la vostra pretesa morale che impone il rispetto della proprietà come una virtù, quando i peggiori ladri sono i proprietari stessi.

Ritenetevi fortunati che questo pregiudizio ha preso forza nel popolo, in quanto è proprio esso il vostro miglior gendarme. Conoscendo l'impotenza della legge, o per meglio dire, della forza, ne avete fatto il più solido dei vostri protettori. Ma state accorti, ogni cosa finisce. Tutto ciò che è costruito dalla forza e dall'astuzia, l'astuzia e la forza possono demolirlo.

Il popolo si evolve continuamente. Istruiti in queste verità, coscienti dei loro diritti, tutti i morti di fame, in una parola tutte le vostre vittime, si armeranno di un "piede di porco" assalendo le vostre case per riprendere le ricchezze che hanno creato e che voi avete rubato. Riflettendo bene, preferiranno correre ogni rischio invece di ingrassarvi gemendo nella miseria. La prigione...i lavori fozati, la prigione...non sono prospettive troppo paurose di fronte ad un'intera vita di abbruttimento, piena di ogni tipo di sofferenze. Il ragazzo che lotta per un pezzo di pane nelle viscere della terra senza mai vedere brillare il sole, può morire da un momento all'altro vittima di un esplosione di grisou. Il lavoratore che lavora sui tetti, può cadere e ridursi in briciole. Il marinaio conosce il giorno della sua partenza, ignora quando farà ritorno. Numerosi altri operai contraggono malattie fatali nell'esercizio del loro mestiere, si sfibrano, s'avvelenano, s'uccidono nel creare tutto per voi. Fino ai gendarmi, ai poliziotti, alle guardie del corpo, trovano spesso la morte nella lotta ai vostri nemici.

Chiusi nel vostro egoismo, restate scettici davanti a questa visione, non è vero? Il popolo ha paura, voi dite. Noi lo governiamo con il terrore della repressione; se grida, lo gettiamo in prigione; se brontola, lo deprtiamo,se si agita lo ghigliottiniamo. Cattivo calcolo, Signori credetemi. Le pene che infliggete non sono un rimedio contro gli atti della rivolta. La repressione invece di essere un rimedio, un palliativo, non fa altro che aggravare il male.

Le misure coercitive non possono che seminare l'odio e la vendetta. È un ciclo fatale. Del rest, fin da quando avete cominciato a tagliare teste, a popolare le prigioni e i penitenziari, avete forse impedito all'odio di manifestarsi? Rispondete! I fatti dimostrano la vostra impotenza. Per quanto mi riguarda sapevo esattamente che la mia condotta non poteva avere altra conclusione che il penitenziario o la ghigliottina, eppure, come vedete, non è questo che mi ha impedito di agire. Se mi sono dato al furto non è per guadagno o pe ramore del denaro, ma per una questione di principio, di diritto. Preferisco conservare la mia libertà, la mia indipendenza, la mia dignità di uomo, invece di farmi l'artefice della fortuna del mio padrone. In termini più crudi, senza eufemismi, preferisco essere ladro che essere derubato.

Certo anch'io condanno il fatto che un uomo s'impadronisca violentemente e con l'astuzia del frutto dell'altrui lavoro. Ma è proprio per questo che ho fatto la guerra ai ricchi, ladri dei beni dei poveri. Anch'io sarei felice di vivere in una società dove ogni furto sarebbe impossibile. Non approvo il furto, e l'ho impiegato soltanto come mezzo di rivolta per combattere il più iniquo di tutti i furti: la proprietà individuale.

Per eliminare un effetto, bisogna, preventivamente, distruggere la causa. Se esiste il furto è perché "tutto" appartiene

solamente a "qualcuno". La lotta scomparirà solo quando gli uomini metteranno in comune gioie e pene, lavori e ricchezze, quando tutto apparterrà a tutti.

Anarchico rivoluzionario, ho fatto la mia rivoluzione, L'anarchia verrà!

Alexandre Marius Jacob


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mercoledì 28 novembre 2007

Il girno in cui il signor Rana è venuto a casa mia (tortellini alla zucca inclusi)

La ballata dei tortellini alla zucca in due episodi

Episodio 1

Andando con ordine, visto che tutto è successo in breve tempo, direi che erano passati circa venti minuti dalle tredici, ero appena tornato con mio figlio in casa, ero andato a riprenderlo dall’asilo e adesso mi apprestavo a fare da mangiare. Mia moglie rincasa sempre più tardi, per motivi di lavoro, così il pranzo è di mia organizzazione. Nel tempo sono diventato uno specialista del pranzo: massimo gusto e piacere con minimo tempo di preparazione. Di solito mangiamo la pasta, a pranzo, e così sarebbe stato anche quel giorno, avevo letto in mattinata una ricetta che mi aveva allettato: pennette rigate ai carciofi e carote.

Così rincasiamo, io e mio figlio, io mi metto a fare da mangiare, lui equamente ripartito tra finestra e televisione. La playstation per oggi vietata per un brutto voto a matematica, e viene da chiedersi cosa gli potrò dire quando capirà che nemmeno io sono portato per la scienza.

Suonano alla porta, è mia moglie che è tornata prima, penso. Lo stesso pensa mio figlio, che va ad aprire, ma al suo chi è? segue qualche secondo di silenzio.

La situazione mi lascia perplesso e mi insospettisce, così vado a vedere chi è riuscito ad ammutolire quel chiacchierone di mio figlio, e la cosa si svolge più o meno così:

“Chi è?!”

qualche secondo prima della risposta, giusto il tempo di arrivare sulla soglia della porta

“Salve, sono il signor Rana e questi sono i miei nuovi tortellini alla zucca”

Rimango perplesso e basito, a bocca aperta, cerco con lo sguardo mio figlio e lo scopro tenuto sotto braccio da quell’omino dalla faccia buona, dalla faccia telegenica.

“Non mi fa entrare? Questi sono i miei nuovi tortellini alla zucca”

Il suo sguardo era … era… non so come spiegarlo, dovreste avere una cultura profonda di manga e storie asiatiche per capire cosa voglio dirvi se paragono i suoi occhi a quelli di un saggio giapponese. Due pupille di normali dimensioni, ma fisse, ferme nel tempo, e due palpebre che si chiudono solo raramente, per non impedire agli occhi di ipnotizzarti.

Quindi, il signor Rana entra in casa, spingendo mio figlio, io inizio a riprendermi dal mio sbigottimento e mi accorgo di avere in mano una scatola di tortellini alla zucca. A me la zucca nemmeno piace, tra parentesi, e nemmeno il resto della famiglia ne va matta.

Rana si siede sul tappeto del salotto, e senza proferire parola accende la playstation, posando in mano di mio figlio uno dei due pad. L’altro, ovviamente, se lo prende lui.

Nemmeno si volta, quando mi dice:

“Fossi in lei seguirei le istruzioni dietro la scatola, la ricetta che consiglio è ottima, di mia invenzione”

Giro la scatola, e leggo tortellini di zucca ai quattro formaggi.

“Non abbiamo formaggi in casa, solo un po’ di parmigiano” mi sento dire in tono condiscendente, forse perché ancora non sono ben riuscito a realizzare ciò che sta succedendo.

Rana si gira e con il solito sguardo fisso mi dice:

“Andranno bene al parmigiano.”

Poi si volta verso mio figlio, lo guarda duramente e dice:

“Farai meglio a perdere, non mi piace essere battuto.”

Mio figlio si volge con aria preoccupata, come gelato dallo sguardo, fa per alzarsi, ma Rana lo rimette seduto.

“Non vorrai rovinarmi lo spot pubblicitario…?”

Mi avvicino ai due seduti sul tappeto, ancora di spalle. Il gioco che il Rana ha scelto è Winning Eleven, gli deve piacere il calcio allo stronzo.

“SENTA SIGNOR RANA, NON ME NE SBATTE UN CAZZO DEI SUOI TORTELLI. LEI QUI NON è GRADITO, SI LEVI DAI COGLIONI”

Rana si gira appena, molto lentamente, e con il suo faccino da babbo natale ha il coraggio e la sfrontatezza di dire:

“Al parmigiano andrà bene.”

Sento il sangue ribollire nella testa, nemmeno mi accorgo sul momento di aver preso il signor Rana per il gozzo e di tenerlo a circa un metro da terra. E lui ride. Ride. Ride.
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L'Italia è tra la Nuova Zelanda e Hong Kong, l'Islanda prima. Lo dice l'ONU

L'Italia non è il miglior paese in cui vivere, lo dice l'Onu, che premia l'Islanda, con sorpresa di molti. Perdonatemi signori delegati delle Nazioni Unite, ma non serviva un vostro intervento per rivelarcelo. Ci dite che la qualità della vita nel nostro paese è da inserire tra quella della Nuova Zelanda e quella di Hong Kong? Beh, non credevamo di essere molto sopra, davvero...
Eccovi una tabella a esempio, sullo stipendio medio europeo, tanto per citare un dato a caso:
PaesiReddito lordo annuo in euro - Fascia bassaReddito lordo annuo in euro - Fascia altaMedia
Norvegia26.55764.14042.475
Danimarca25.36463.17941.736
Regno Unito15.26664.76138.538
Lussemburgo18.96264.68238.103
Germania15.46056.24434.622
Iralanda15.39253.75132.912
Paesi Bassi16.59552.93032.434
Austria16.06152.35932.434
Svezia17.06447.93032.056
Finlandia19.21345.57230.965
Belgio16.66849.78230.694
Francia14.96347.10629.139
Italia14.81439.90725.808
Cipro10.27638.27922.315
Spagna10.07536.34721.063
Grecia8.91933.20618.751
Portogallo6.01224.51513.609
Slovenia5.58718.62111.275
Repubblica Ceca3.60410.8117.212
Polonia2.68812.1287.068
Ungheria2.47010.3725.906
Slovacchia2.7189.2665.708
Estonia1.5629.1114.934
Litiania1.4947.5484.097
Lettonia1.2397.1613.616
Romania7484.3032.321
Bulgaria6433.5691.884
Media Ue6.23649.94028.024

Come dire, in Italia abbiamo stipendi piuttosto bassi, ma riusciamo ad entrare nella prestigiosa elitè dei paesi con il maggiore costo della vita, in cui notiamo come Roma e Milano siano tra le città più care del mondo, la seconda persino più di New York.
Ma prendiamo un esempio molto spicciolo:

un operaio, o un impiegato neo assunto in Italia percepisce al mese tra i 900 e i 1000 euro. Staimo larghi e prendiamo per buono il secondo. In questi 1000 euro mensili devono rientrare l'affitto, mettiamo, di un bilocale (dai 450 ai 600 euro mensili, a seconda della scelta e del mercato immobiliare della propria città), spese di finanziamento per l'acquisto di una macchina, ormai bene primario (170 euro al mese circa se si parla di una dilazione molto lunga nel tempo), assicurazione della macchina (all'incirca 300/400 euro semestrali), spese del condominio (dai 15 ai 40 euro mensili), bollette di luce, acqua e gas (facciamo circa 70 euro mensili?). Ecco che, senza mangiare o comprare vestiti, possediamo un patrimonio mensile pari a circa 180/200 euro mensili. Che ne dite di mangiare, di fare qualche spesa? e che non succeda nulla, tipo multe o riparazioni della caldaia, altrimenti sono guai seri...
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martedì 27 novembre 2007

Pellicce di cane e gatto, l'Europa è contraria

Ritorna il freddo e ricompaiono magicamente le pellicce. Se nelgi anni passati la cultura del rispetto aveva fatto un minimo di breccia, creando quantomeno un pizzico di pudore nell'indossare pelli di animali morti appositamente, i tempi attuali sembrano un poco più bui. L'indulgenza del "poco" è dovuta alla buona notizia di ieri: la comunità europea ha adottato il regolamento proposto dalla LAV in materia di commercio di pellicce di cani e gatti. La proposta di legge ha avuto come paese fautore proprio l'Italia, e la sua azione ha fatto sì che la comunità europea adesso si associ nel divieto a USA, Australia, Nuova Zelanda e Svizzera.
La battaglia della LAV partì nel 2001, quando le analisi del dna effettuate sulle pellicce rilevarono la presenza di pellicce di cane e gatto in vendita presso alcuni grandi magazzini. Questo provvedimento, che introduce anche le modalità di attuazione dei controlli alle frontiere, è la conclusione di un processo avviato nel dicembre del 2003 con l’adozione da parte del Parlamento UE di una Dichiarazione scritta che chiedeva il bando del commercio di pelli provenienti dall’uccisione di cani e gatti.
Per chi si chieda "pellicce di cani e gatti"?, ecco una sorta di risposta al volo: Il commercio di pelli provenienti da cani e gatti, uccide, ogni anno, circa due milioni di animali in Cina, Thailandia, Filippine e Corea (stime HSUS). Occorrono, infatti, dai 10 ai 12 cani per confezionare una pelliccia, molti di più se per realizzarla vengono usati dei cuccioli; 24 se la pelliccia viene confezionata con pelli di gatto: animali randagi appositamente catturati, che sono tenuti in condizioni indescrivibili fino al momento dell’uccisione, tuttaltro che incruenta. (Dal sito web della LAV).
Si parla già di estendere questo procedimento anche ai procioni: le immagini che arrivano dalla Cina mostrano abusi e violenze inaudite nei confronti di questi animali, scuoiati vivi, allevati senza alcuna regola, uccisi senza stordimento. Alcune stime indicano che circa 3 milioni di procioni sono allevati ogni anno e uccisi con le stesse modalità, vietate dalle leggi europee e che il Regolamento mette definitivamente al bando per i cani e i gatti.
Io vorrei poter parlare di poter estendere il regolamento anche a visoni ed ermellini etc. etc.
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La PNL nel capitalismo


La PNL, ovvero Programmazione Neuro Linguistica, è un sistema di sviluppo personale elaborato, almeno nizialmente, da Richard Bandler. Bandler parte da un assioma talmente semplice da non risultare ridicolo, tutt'altro: il nostro cervello è capace di compiere azioni di levello talmente alto, che si rimane sbalorditi dalle sue stesse capacità. Se ci concentriamo su noi stessi è infatti incredibile notare, ad esempio, come conserviamo gelosamente tutti i nostri ricordi meno negativi, e come il nostro cervello sia riuscito a custodirli senza alterarli nel tempo. Lo stesso impegno, secondo Bandler, la stessa forza senza soluzione di continuità potrebbe essere usata per fare il contrario ed imparare a vivere meglio. L'assunto da cui parte, quindi, è: insegnamo al nostro cervello come funzionare per migliorare la qualità della nostra vita. Le tesi di Bandler sono interessanti sotto molteplici aspetti e in parte almeno risultano convincenti, ma non voglio dare merito o meno a questa ricerca, in quanto ne parlo da lettore e non specializzato nel campo.
La PNL analizza i nostri movimenti, il nostro modo di gesticolare, di pensare, le tecniche di raffigurazione dei nostri ricordi, e propone alcuni strumenti per alterarli volgendo la nostra mente al positivo. Gli esempi di Bandler sono molteplici, egli illustra molti casi di successo delle applicazioni delle sue teorie, citando coppie in procinto di divorzio o persone che restano troppo legate ai ricordi, spesso negativi, dell'infanzia. Spesso nei casi che illustra suggerisce una differente visualizzazione del "film" che ognuno si fa del ricordo: proponendo alla persona in caso di alterare la velocità, la grandezza, i colori delle immagini, ad esempio, si otterrebbero risultati impensabili. Il miglior pregio di Bandler è forse proprio quello di ragionare semplicemente, e il suo paragone del meccanico con lo psicologo è sicuramente d'effetto (ovvero: la gente passa anni in terapia buttando via soldi su soldi, spesso senza ottenere niente. Ma se io vado dal meccanico perchè la mia macchina non funziona, mi aspetterò in breve tempo di poter ripercorrere la strada e senza una spesa così ingente).
Gli effetti della PNL nel mondo economico moderno sono a mio avviso devastanti. Ad oggi il couching e la PNL sono alla base di qualsiasi corso di formazione, ma non solo, sono alla base anche di qualsiasi metodo di vendita. Le applicazioni della PNL sono ad oggi trattate in maniera economica, ponendo come base del rapporto tra le persone lo stesso che vige tra venditore e cliente. Pensate di stare parlando con qualcuno che apprezza ed applica la PNL, vi troverete davnti un qualcuno che nel mentre che voi parlate penserà a come usare i propri gesti in base ai vostri, a che parole usare per dare maggiore sicurezza, a che tecniche usare per condurvi per mano dove vuole. Chi di voi ha visto il film "L'Ottavo giorno" si ricorderà del momento in cui il protagonista insegna a futuri agenti come vendere, partendo dal far sentire a proprio agio la persona, imitandone i gesti, come ad esempio lo stesso ticchettare con la penna.
La PNL, a mio avviso, se principia il suo cammino pensando alla persona e ai suoi problemi, finisce, sotto l'influsso del mondo odierno, per essere una squallida tecnica di vendita, di qualsiasi cosa si tratti: oggetti, visioni della vita o credenze.
Se vi va di leggere il libro di Bandler eccovi i dati:
Richard Bandler "Usare il cervello per cambiare" Astrolabio Ubaldini Edizioni
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lunedì 26 novembre 2007

Un involucro di escrementi salva gli animali dall'abuso farmacologico (!)


Qualcuno molto, molto in alto deve aver letto qualcuno dei miei post filo-animalisti e aver pensato a misure drastiche. Non credevo che quei cinque lettori malcapitati sul mio blog dagli USA fossero così importanti.
Questo post ha un lato molto serio ed uno direi comico. Partiamo da quello serio: negli USA le autorità avevano consigliato alle famiglie di gettare i rifiuti farmacologici negli scarichi di acqua o nei bidoni della spazzatura. La prima soluzione è, ovviamente, inquinante e deleteria, la seconda ha prodotto nel tempo una emergenza: sono infatti in forte aumento i casi di animali morti a causa di abuso farmacologico (si tratta di animali randagi e non che amano "razzolare" tra i nostri rifiuti). Quindi, stando a quanto detto dalla Abc, pronta una soluzione al caso alquanto strana: si raccomanda di gettare i rifiuti farmacologici nell'immondizia solo dopo averli accuratamente imapstati con escrementi animali, meglio se di felini. L'operazione servirebbe ad allontanare gli animali incuriositi dal "ricettacolo di pietanze" con odori a loro sgradevoli. In pratica il cittadino diligente dovrebbe accuratamente creare un involucro di escremento alla confezione del farmaco. Si sottolinea che altrettanto bene che gli escrementi di felino funzionano anche quelli di furetto. Io sono giunto a consigliare quelli di elefante, vista la quantità considerevole.
Fonte della notizia: Tiscali news.
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Cannabis Cup


Proprio come una degustazione, proprio come il gran premio della birra o cose del genere. Si svolge ad Amsterdam dal 1987, e da allora tutti i "coffe shop" accorrono a presentare la propria varietà di cannabis. I giudici pagano una quota di circa 200 euro e ne approfittano per scegliere la varietà più pregiata.
L'iniziativa è nata dall'idea di Steven Hager, ovviamente a favore della liberalizzazione.
Assieme alla "degustazione" sono presenti banchi di informazione sulle proprietà della canapa e dei suoi utilizzi medico-farmacologici.
Lo riporto e basta, perchè, sinceramente, per quanto io sia a favore della liberalizzazione, non so cosa pensarne... ;) e voi cosa ne pensate?
http://www.cannabiscup.com/ht/cancup/
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sabato 24 novembre 2007

I Barbari, oggi come ieri

Riporto la notizia direttamente dal sito internet della LAV (Lega Anti Vivisezione):

Due vere zampe di elefante, mozzate e svuotate per essere trasformate in due raccapriccianti portabottiglie esposti in uno storico negozio d’abbigliamento di lusso di una centrale via di Milano, sono state rimosse grazie all’intervento del Garante comunale per la Tutela degli Animali su richiesta della LAV.
Pochi giorni fa la LAV aveva ricevuto da una signora la segnalazione, documentata dalle fotografie allegate, dei due disgustosi trofei di caccia esposti nel negozio come oggetti d’arredo. Da qui la segnalazione al Garante Tutela Animali di Milano che, tempestivamente, è intervenuto ottenendo dal negoziante la rimozione immediata delle due zampe, senza la necessità di ricorrere ad altre misure o di coinvolgere forze istituzionali.
“L’esposizione di trofei di caccia non è purtroppo ancora vietata in Italia ma città come Milano si sono impegnate, a cominciare dal Regolamento Tutela Animali, a garantire norme minime a tutela degli animali - dichiara Giacomo Ferrara, responsabile LAV Milano - Allo sconcerto per il cattivo gusto di esporre resti di animali tanto raccapriccianti, si associa la consolazione per la diffusa sensibilità che non vuole vedere animali uccisi, sezionati e degradati a oggetti da esposizione”.
Un altro esempio di quanto sia crudele e poco sostenibile l'approccio dell'uomo alla natura. La visione antropocentrica dell'uomo che tutto può, compreso distruggere, perseguire e creare, dovrebbe iniziare a prendere spunto dalla cultura dei nativi americani, che dopo aver ucciso un qualsiasi animale, lo onoravano su di un palco. O se proprio non interessa la cultura dei popoli che hanno vissuto (e sono stati sterminati) nel rispetto del contesto, capendo che tutto è uno, che tutto è un meccanismo, rivolgiamoci con timore quantomeno a Jurassik Park, a una delle sue frasi celebri: "La natura vince sempre".
Alcuni credono che presto, ammesso che non vengano escogitati rimedi efficaci, il mondo volgerà al suo termine; più facile da pensare è che sia l'umanità a compiere l'ultimo passo verso il suo suicidio.
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venerdì 23 novembre 2007

L'assurdità di Azzano Decimo

Azzano Decimo- Penso lo abbiate sentito anche voi, e se è così, significa che non stavo facendo un brutto sogno.
Per risiedere ad Azzano Decimo tutti i cittadini, italiani, comunitari e non, dovranno dimostrare di avere un reddito minimo, ma non solo: prima di essere iscritti nelle liste anagrafiche verrà verificata la presenza di un alloggio idoneo e la proprietà di una assicurazione sanitaria. E ci sono molti sindaci (circa dieci, e uno mi sembrava già troppo), che plaudono e sostengono l'iniziativa. L'ordinanza verrà firmata venerdì prossimo dal sindaco di Azzano Decimo. Come già detto, l?italia sta attraversando un momento molto delicato, in cui il lavoro scarseggia e le famiglie molto spesso non ce la fanno ad arrivare a fine mese, vivendo gli ultimi giorni di espedienti. E' notizia di pochi giorni fa e proprio della mia città, Pistoia, di una coppia di anziani che ha subito un'ordinanza di sfratto perchè non ha abbastanza soldi per pagare l'affitto. L'uomo ha perso da poco il lavoro e sua moglie è impossibilitata a lavorare causa malattia grave. Nel mentre quelle organizzazioni benefiche di Enel, Toscana Gas e Publiacqua, hanno provveduto a sospendere l'erogazione dei propri servizi, riducendo la coppia a cene a lume di candela. Come detto in un post precedente, l'attuale meccanismo di lavoro spinge io giovani ad accettare lavori sottopagati in vista di un futuro migliore, mentre mena calci violenti ai cinquantenni, o over cinquanta, che si ritrovano sulla strada a doversi reinventare, spesso senza sapere come. Nel mentre il pane e tutti i beni di primo consumo e necessità galoppano alla riscossa di prezzi da capogiro. E da questa landa sperduta in provincia di Pordenone si attuano misure restrittive. Da non crederci. Avevo giudicato la campagna sulla sicurezza come una battaglia a sfondo razzista o sicuramente non all'insegna della "tolleranza" (che brutto termine) e della civiltà.
Abbiamo bisogno di lavorare, di sicurezza e di obiettivi. La precarietà uccide l'uomo e la sua stima, queste misure restrittive finiscono per dargli il colpo di grazia. Penso ai senzatetto, molto spesso reduci da storie di vita impensabili o impensate, penso alle persone a cui non è stata garantita una pensione che permetta l'accesso alla vita. Penso anche all'obbligo di detenere una assicurazione sanitaria, in un paese dove la sanità e pagata dai contribuenti quotidianamente.
Non passerà ancora molto, probabilmente, per arrivare al giorno in cui vi troverete sotto la porta di casa una raccomandata in cui il vostro primo cittadino vi avverterà che siete solo un peso economico per la società, invitandovi ad un espatrio o a un suicidio.
Nel frattempo un'altra idea geniale dal mondo: il primo cittadino ungherese propone di installare per le strade cassette per l'elemosina, al fine di ripulire le strade dagli accattoni. Benvenuta, Ungheria, nel mondo capitalista e civile, benvenuta.
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Il piccolo caffè letterario #4 Betto Balon e il non sense


Vi ricordate della barzelletta della mucca? Quella che dice: una mucca entra in un bar e fa la verticale. Non vi è piaciuta? Strano, in Cina c'hanno tanto riso ;) ...è solo un modo per presentarvi l'originale non-sense di Betto Balon, un buon modo per iniziare questa giornata autunnale...

Il numero 7 era appena arrivato alla festa dei numeri e già si sentiva a disagio. C'era un'infinità di numeri, tutti diversi, lo sapeva, ma sempre gli stessi. Lui non aveva fatto molta carriera, era stato preferito ad altri numeri ma non aveva riscosso un successo strepitoso come il 3 o il 17 che erano veramente delle stars. Aveva condotto una vita tranquilla: si era sposato con una bellissima ventina e avevano due splendidi trequarti, una coppia di gemelli. Macchina, gita al mare, qualche viaggio all'estero, niente di eccezionale ma neppure una vita da gettare alle ortiche. Il problema era confrontarsi con i suoi vecchi colleghi dell'algebra. Non li sopportava! Supponenti, egoisti, sbruffoni. Lo sapeva che li avrebbe trovati, che ci avrebbe dovuto anche parlare, ma soprattutto che li avrebbe dovuti ascoltare. Era ormai sicuro sul da farsi: andarsene. Ma quando stava per raggiungere la porta dell'uscitaentrata vide quella che per lui era stato un sogno durato un paio d'ore, qualche anno prima e del quale aveva ancora un vivido ricordo. Apparve ai suoi occhi la splendida trentina, che aveva lasciato tutti a bocca aperta fin dal suo esordio. Amava sua moglie, come non avrebbe potuto amare nessun'altra, ma la trentina lo aveva fatto sempre vacillare. Lei era nubile, per scelta si diceva. Forse lo avrebbe sposato, se quella volta, quella volta dietro il pi greco, lui glielo avesse chiesto. Ma non lo fece perché non l'amava. Lei era bellissima, la più bella di tutte. E lui lo sapeva. Ma non l'amava. Avrebbe tradito se stesso e soprattutto lei, e questo non lo voleva fare. Non si vedevano ormai da cinque anni, non si parlavano da quindici. E lui non lo sopportava. Era cambiato il suo modo di affrontare la faccenda; le avrebbe parlato. Le si avvicinò, le tese una mano e gliela baciò, di fronte allo sguardo inebetito degli altri ospiti. Gli occhi di lei si riempirono di luce e lui le disse: -Grazie-. Lei lo abbracciò e gli mormorò all'orecchio: -E' bello rivederti-. Uscirono insieme sul terrazzo e presero a parlare, dimentichi della festa e ritrovati. La luna strizzò loro un occhio e li illuminò per tutta la notte.

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Il piccolo caffè letterario #3 Davide Picatto

Il Pistolero
Epilogo


«Se proprio desideri ti creo un lieto fine».
«Non cambierebbe nulla. Sarei comunque nelle tue mani, tu mi faresti fare quello che vuoi. Queste stesse parole, le stesse cose che dico me le fai dire tu, non è farina del mio sacco».
«Attento a quel che dici, corro il rischio di cadere in un paradosso».
«Attento io? Attento tu».
«Sai cosa, mi fai sentire un po’ in colpa. Mi sto comportando proprio come Dio, creo e distruggo. Dovrei proteggerti, dovrei aiutarti».
«Ci manca solo più un Dio depresso».
«Ti ricordo che non sono Dio».
«Definisciti come vuoi, però per me sei Dio o qualcosa di simile».
Il pistolero si allontanò e si chinò sul rivo a bagnarsi la faccia. Alzò lo sguardo al cielo, le stelle avevano girato, le ore passavano e il freddo dell’aria con il freddo dell’acqua gli mordevano il viso.
«Dimmi un po’» gridò verso il fuoco spento, «com’è che mi hai creato se non sai neanche che fartene di me?»
Lo sconosciuto gli si avvicinò nel buio.
«E’ una giornata noiosa nel mio mondo».
Il pistolero sorrise. «Quindi per noia mi crei, io uccido, io scappo, poi mi dici che esisto solo grazie a te e che per me potrebbe finire male. Ora che farai, scompari nel nulla e mi abbandoni qui?»
«A dire il vero, non so più cosa fare».
«Io un’idea ce l’avrei».
«Sentiamola».
«Ora tu sparisci, torni nel tuo mondo e da bravo finisci la storia, e la finisci in questo modo. Mi fai ricaricare la pistola, poi fai comparire da dietro quella cresta cinque o sei uomini bene armati e bene infuriati. Sono due giorni che mi danno la caccia, e non vedono l’ora di tornare a casa, e poi gli ho ammazzato due persone, fra cui una puttana, un po’ saranno alterati, no?»
«Certo, ci sta».
«Li fai comparire e li fai scendere da lì. Fai anche salire la luna, così ci vedo qualcosa».
«Anche questo si può fare».
«Dì che erano vicini e che avevano visto il fuoco, oppure, se vuoi lasciare il tuo stupido intervento nella storia, dì che hanno sentito i dodici colpi che ti ho sparato addosso senza colpirti. Falli scendere e fa che qualcuno imbracci già il fucile. Falli sparare e fammi correre fra le pallottole verso di loro. I proiettili mi devono fischiare intorno, devono alzare sbuffi di polvere dal terreno. Fammi urlare come un dannato, li devo terrorizzare. Devo corrergli incontro urlando e loro devono aver paura. Fammi sparare tutti e sei i colpi. Fammi colpire qualcuno, oppure no, poco importa, e fai che qualcuno di loro mi colpisca. Nel cuore, o in testa. Dove vuoi. L’importante è che io muoia, e dovrò morire sul colpo. Scrivi pure questo: una pallottola lo colpì in mezzo alla fronte e cadde a terra morto, senza neanche provar dolore. Scrivi questo e scrivilo bene, fammi morire senza dolore e fai finire questa scemenza».
«Vuoi morire?»
«Sì».
«Se vuoi ti potrei far vivere, felice. Veramente felice».
«Non avrebbe senso. Fammi decidere per una volta. O fammi credere che io abbia deciso. Lo so che anche queste sono parole tue, ma fai in modo che io creda che sia stato io a decidere della mia fine».
«Non sono parole mie, queste sono tue. Sono con te, hai preso sopravvento, stai dettando».
Il pistolero sorrise e gli diede la mano. Lo sconosciuto la strinse forte.
«E’ buffo» disse il pistolero, « sei l’unica persona con cui abbia mai parlato. Parlavo solo al cavallo prima».
«Se morire è il tuo desiderio, ti posso far morire in milioni di modi. Ti posso far addormentare e morire nel sonno».
«No. Voglio morire come voglio io, e voglio anche che la mia morte sia grandiosa. Dev’essere un evento. Quegli allocchi la devono raccontare a tutti giù in paese. Voglio che dopo avermi ucciso si guardino l’un l’altro negli occhi, e che guardino me con rispetto. Voglio questo, fammi morire così e fammi morire con rispetto. E fallo ora. Non sopporto il tuo mondo, vattene e scrivine la fine».
Lo sconosciuto annuì e calò il silenzio.
«Allora, addio» disse poi, imbarazzato.
«Addio. Come te ne andrai, scomparendo nel nulla?»
«No, no. Potrei camminare via, nel buio, e tu non mi vedresti più».
«Che è un po’ come scomparire nel nulla».
«Già».
Si lasciarono andare le mani e si guardarono un’ultima volta, poi lo sconosciuto si voltò e camminò verso il buio. Stava per scomparire quando il pistolero urlò: «Sai una cosa?»
«Quale?»
«C’è un’altra cosa buffa. Ancora più buffa della storia che hai scritto».
Lo sconosciuto si fermò al limite del buio.
«Pensa» urlò il pistolero, «pensa se anche tu ed il tuo mondo foste la fantasia di qualcun altro».
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giovedì 22 novembre 2007

I Puffi sono Comunisti (?) ed io che credevo che fossero come piccoli gnomi...

Credo sia una delle cose più divertenti che abbia mai sentito. Sono stato vittima di indottrinamento fin da bambino, fin dalla mia più tenera età e, ovviamente non lo sapevo. I peggiori messaggi di uguaglianza sociale e solidarietà sarebbero passati dalla televisione alla mia mente infantile cercando di creare una sorta di mini agente del kgb. E non ci avevo mai pensato. E dire che sono anche vegetariano, i bambini non li mangio proprio. Comunque sia, voglio farvi fare due risate anche a voi, per chi non lo avesse mai sentito dire, ed esporvi la teoria dei Puffi Comunisti. Riporto da una pagina internet:I puffi sono delle creature di colore blu, indossano tutti un berretto bianco, tranne il capovillaggio che ha un berretto rosso. OK, fin qui niente da dire.La mancata differenziatione tra i sessi e tra gli individui sicuramente ci riporta all'idea comunista di società egualitaria senza barriere tra i sessi e tra gli individui .Ciò crea una omologazione ad un modello fisico tipo di tutti gli abitanti del villaggio, un'inquietante somiglianza con uno degli aspetti più biechi dei regimi comunisti che spersonalizzavano l'induviduo annegandolo nella massa. E io che credevo che ci fosse addirittura un omosessuale tra i puffi (vanitoso) e che Puffetta fosse femmina...ma continuiamo, che qui si analizza anche alcuni personaggi nei particolari, vediamo:

Grandepuffo
: Egli è il capo indiscusso del villaggio, ha il potere decisionale in ogni ambito della vita sociale della comunità.
Non è eletto ma si trova nella sua posizione forse perché è il membro più anziano della comunità, il suo potere è incontestabile dai puffi, l'unico che alle volte si contrappone a Grandepuffo è Quattrocchi ma con scarsi risultati... Le sue fattezze così particolari non possono far si che venga paragonato Carl Marx, autore de "Il Capitale" e capostipite dell'idea socialista in cui il popolo sovietico e comunista (i puffi) si riconoscono e credono ciecamente.

Ed io che pensavo che la barba fosse semplicemente segno e simbolo di saggezza, come spesso è stato in passato... quanto ho da imparare...

Quattrocchi: E forse il personaggio più interessante dopo grandepuffo, il suo ruolo sociale all'interno della comunità è quello del contestatore.
Si contrappone a Grandepuffo nelle scelte da prendere per la vita villaggio e la sua pedanteria molto spesso scade nel ridicolo. Il suo ruolo è quello di un leader nell'ombra.
Anche le caratteristiche fisiche del personaggio Quattrocchi sono molto particolari, porta gli occhiali ed assume sempre un'aria ed una posa da saccente nei confronti dei suoi "compagni". Grandepuffo non sembra dare molto peso al Quattrocchi ma se improvvisamente il villaggio si trovasse senza la guida dell'anziano despota, l'occhialuto puffo sarebbe il successore naturale.
Facendo un paragone con la storia dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS) questo personaggio sembra richiamare alla memoria il compagno Lev Davidovic Trockij (Trotsky) ucciso dagli emissari di Stalin in Messico, il 20 Agosto 1940.

Mi fermo qui, per cause di spazio e spasmi ai muscoli addominali... questa era proprio una grande puffata... ah dimenticavo, ammesso che non vi siate già convinti di essere piccoli agenti del kgb in erba, potete trovare i riferimenti di questa pagina qui. E buon puffare a tuti voi, comunistacci.


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Il piccolo caffè letterario #3 Davide Picatto

Il pistolero
episodio cinque


Il pistolero lo guardò: «Vuol dire che tu mi hai creato con la tua fantasia?»
Lo sconosciuto annuì. «Tutto ciò che vedi qui intorno l’ho creato io».
«Quindi tutto il mondo, queste montagne ed io, il fuoco ed il mio cavallo, Nowhere e le sue puttane non esistiamo?»
«Certo che esistete. Vi ho creati».
«Allora sei Dio».
«No, non sono Dio. Neppure ci credo in Dio».
«Però se io parlo di Dio, vuol dire che esiste e che lo hai creato».
«Arguto. Ma diciamo di no. Vedi, questo mondo è molto simile a quello reale, quello in cui vivo io, s’intende. Ovviamente l’ho preso a modello. Cioè, non proprio nell’epoca in cui vivo io, vedi, il mondo a cui mi sono ispirato esisteva più di un secolo prima del mio. E anche in quel mondo, come nel mio e nel tuo, molta gente crede in Dio, e questo lo lascio».
«Quindi Dio non esiste?»
«Secondo me, no. Ma questo è ciò che penso io».
«Tu credi che Dio non esista e ti sei sostituito ad esso, hai creato un mondo, questo mondo, che esiste solo nella tua testa, è tutto finto, io non esisto. E perché non vivi il tuo mondo, perché ne crei un altro?»
«Io ci vivo nel mio mondo, forse non me lo godo tanto, ma lo vivo. Ogni tanto però scrivo di altri mondi».
«Scrivi?»
«Sì, le mie fantasie le scrivo. Non tutte».
«Quindi tu hai inventato, o meglio, ti sei ispirato ad un mondo per farne un altro, immaginario, che poi hai scritto? E quanto ci va a scrivere un mondo?»
«Oh, ma io non lo scrivo tutto. In questo caso, ad esempio, ho inventato solo di Nowhere e di te e di questi posti».
Il pistolero lo guardò. Si asciugò le lacrime e alzò la testa. Stette in silenzio per un bel po’ e lo sconosciuto lo lasciò pensare.
«Quindi io non esisto».
«Esisti nella mia testa».
«E in quegli scritti».
«Esatto».
«Ed esisto solo per te».
«Spero che qualcuno abbia voglia di leggere ciò che ho scritto. In quel caso esisteresti anche per qualcun altro».
«La cosa non mi consola. Cosa ne è della mia vita?»
«Nulla. La tua vita inizia su quella roccia, oggi, a scrutare la valle ed a pensare a Nowhere».
«E tutto il resto? Tutto quello che ho fatto prima?»
«Prima non c’è nulla».
«Prima di Nowhere non c’è nulla?»
«Nulla. Il prima non l’ho creato, così come non ho creato il resto del mondo».
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«Sarò pur nato, no? Sarò stato bambino, sarò cresciuto, o nel tuo mondo la gente non nasce?»
«Tu non hai passato».
«Come sarebbe a dire?».
«Non l’ho creato il tuo passato, quindi non esiste».
«Questo è assurdo».
«No, è una convenzione».
«E cioè?»
«Un ipotetico lettore non ha bisogno di conoscere tutto sulla tua vita, non gli devo descrivere ogni stupido secondo della tua esistenza, perciò non l’ho creato, il tuo passato non esiste».
«Questo è crudele».
«No, crudele sarebbe obbligare qualcuno a leggere tutto di te».
«Esistere solo nella tua testa, nei tuoi scritti e nei tuoi lettori, senza passato e senza nulla, è come non esistere».
«E’ senz’altro un’esistenza limitata. C’è solo quello che ci metto. E non ci ho messo il tuo passato. Quindi non hai ricordi».
«Infatti è tutto nebbia. Io non so niente di me. Non so chi sono i miei genitori, quando sono nato, dove, non ho infanzia, non so chi sono io, non so neanche perché ho ammazzato quelle persone».
«A dire il vero, non lo so neanche io».
«Tu non sai perché le ho ammazzate?»
«Esatto. Il lettore, se gli interessa, potrà farsi domande sul perché, magari può convincersi dell’esistenza di un perché preciso e può pensare di averlo scovato, oppure se lo inventa di sana pianta. Credo però che il lettore più intelligente non abbia bisogno di un perché, non dovrebbe interessarlo. Non era di quell’assassinio che volevo parlare».
«Quindi io ho ucciso delle persone senza motivo».
«No, non ho detto questo. Uccidere qualcuno senza motivo è un motivo. Tu le hai uccise ed io non ho inventato nessun motivo».
«Quindi un motivo c’è, ma nessuno lo sa».
«E’ così. Il motivo non è interessante per la storia che ho creato».
«E quale sarebbe questa storia?»
«La storia sei tu che scappi a cavallo in queste montagne, senza neppure sapere se sei seguito o meno, e scappi per aver ammazzato due persone. Tutto qui».
«Tutto qui?»
«Tutto qui».
«Ma che razza di storia è questa?»
«Beh, effettivamente non è un gran che. Ma non è finita».
«Ah, e come finisce?»
«Non lo so».
«Non lo sai?» Il pistolero si alzò e si avvicinò al fuoco, le fiamme quasi spente.
«Mi uccidono?» disse.
«Non lo so».
«Potresti farmi vivere. Vorrei vivere bene. Non dico essere ricco, con tante donne, o con una, ma buona. Dico vivere bene, qualsiasi cosa faccia. Non mi far ammazzare più nessuno, anzi, fai che quei due io non li abbia ammazzati, fai come con te prima, rendi i proiettili inutili».
«Vedrò cosa posso fare».
«Vedrai cosa puoi fare? Vedi di farlo».
«Generalmente le mie storie sono tragiche».
«Tu hai solo fantasie tragiche? Sei ben triste».
«No, generalmente sono felici le mie fantasie. Però le storie, quelle fantasie che scrivo, quelle no, quelle sono tragiche. Scrivo solo quelle».
«E perché non scrivi quelle felici?»
«Perché la tragedia è la miglior forma d’arte».
«E questo chi lo dice?»
«Lo sostiene un bel po’ di gente, e lo credo anch’io. Ma non pretendo che sia giusto».
Il fuoco si spense del tutto, ma non se ne curarono. Rimasero lì, talvolta in piedi, talvolta seduti, a parlare. Il pistolero, affranto, era sempre più depresso.
«Non capisco solo una cosa» disse.
«Che cosa?»
«Questo mondo, questo schifo intendo, è una tua creazione, e lo hai scritto».
«Per l’esattezza lo starei scrivendo».
«Ah, scrivi mentre parliamo».
«Diciamo di sì».
«Carta non ne vedo, ma ti credo, e comunque questo non cambia la mia domanda».
«Quale domanda?»
«Se questo mondo è una tua fantasia, allora anche tu sei una tua fantasia?»
«In parte, sì. Io nella mia fantasia sono apparso qui, accanto a te, dall’altra parte del fuoco, all’improvviso».
«E questo spiega il fatto che io non ti abbia sentito».
«Però sono comunque seduto al tavolo nel mio mondo. In quello reale».
«E perché sei venuto qui? Non rovini un po’ la storia? Io come lettore sarei un po’ scocciato di imbattermi nello scrittore. O forse questo non lo scrivi?»
«Lo sto scrivendo, ma faccio sempre in tempo a cancellare tutto e a riprendere da te seduto a mangiare accanto al focolare, parlando con un cavallo».
«Ti darei un consiglio per la tua storia: questo non lo mettere, io non leggerei più una cosa in cui lo scrittore mi dice che è tutto inventato».
«Vedremo».
«Comunque sia, perché sei venuto qui?»
«Non saprei, forse per noia, magari la storia non mi piaceva tanto così…»
«Così hai deciso di movimentarla».
«Può essere».
«Così facendo però mi hai rovinato la vita. Non che prima fosse un granché, però ero tranquillo. Ero un assassino in fuga, senza cose strane per la testa, tranne che fuggire. E invece ora scopro che nulla esiste se non nella tua testa e nel tuo scritto. Scopro di essere sì un assassino in fuga, ma solo quello: non ho passato e non solo, compio azioni senza neanche saperne il perché. E in più tu mi dici che potrebbe finire tutto male».
«Se proprio desideri ti creo un lieto fine».
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mercoledì 21 novembre 2007

Auguri, Renè - il compleanno di Magritte

Non è facile, per seigenze di spazio, scrivere un post su Renè Magritte.
Inizio col fargli gli auguri, visto che è il suo compleanno.
Magritte, amio umilissimo avviso, è stato uno dei più talentuosi artisti degli utlimi decenni, ma del resto lui stesso non amava le biografie, sosteneva che l'opera din un artista debba smentire la sua vita e non mentire su di essa (non vi sono ricordi migliori di quelli inventati). Per cui eviterò qualsiasi citazione biografica, ebitandovi anche un po' di noia. Non è mia intenzione, per quanto appassionato e studente/ioso di arte, dare giudizi e spiegazioni, che i quadri, come ha spesso sostenuto Sgarbi, sono gli oggetti che hanno sentito più cazzate al mondo.
E allora rimane poco da dire, se non quello che io provo ad osservare una tela di Magritte. Dal vivo le ho viste una volta sola fino ad oggi, ad una mostra molto completa ed interessante a Roma, dove capitammo in cinque o sei, saltando tra un museo e l'altro. Finimmo per dedicare diverse ore al nostro appuntamento con Renè, gustandoci attimo per attimo la genialità delle sue pennellate. Quello che vi ho riportato in immagine è uno dei quadri che più mi colpì, perchè non si tratta più di accademia, non si tratta più nemmeno di criticarla: è semplice espressione del pensiero direttamente su tela. Il pensiero e le emozioni trovano un loro spazio materiale, in cui mostrarsi, spesso assieme all'enigma. Spesso lo spetattore è disorientato davanti ai suoi concetti di tempera, e si perde tra un magritte ironico, uno serio e indagatore, e un altro dedito al paradosso. Lui stesso diceva: "Non dipingo visioni. Con l'aiuto della pittura descrivo, come meglio posso, gli oggetti -e le relazioni tra questi- in un modo così esplicito che nessuna delle nostre normali nozioni ed emozionio possa necessariamente esservi associata".
Buon compleanno, Renè...
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Capitalismo e flessibilità, lo strano ibrido italiano


Nel nord del mondo, una volta, dominavano i racconti di vita standard: l'operaio maschio che lavorava per trenta anni nello stesso impiego, moglie casalinga che badava a una famiglia, talvolta con impiego part time. Ad oggi la biografia tipo è cambiata, non è più definibile statisticamente: le persone sono costrette a inventarsi una propria strada nella vita, improvvisando e sperimentando. Malgrado l'accezione positiva che potrebbe colpire in superficie, questo processo di scelte ha luogo all'interno di quella che è chiamata flessibilità. Questa parola venne scelta per indicare il movimento di un albero che si piega al vento per ritornare alla posizione originale; indicava una forza elastica. Ad oggi la parola flessibilità non può che indicare il potere arbitrario esercitato dai datori di lavoro che sfruttano con contratti farsa i giovani, ben accondiscendenti in vista di un miglior futuro, magari obbligando i cinquantenni a reinventarsi. Questo nuovo rapporto tra domanda e offerta lavorativa crea un forte gettito di soldi nelle tasche di pochi e una pioggia di stipendi sottopagati nelle tasche di molti.
Ora, l'Italia, non è da dimostrare, appartiene a quello che è definito il Nord del mondo, il luogo geografico della civiltà e dell'industrializzazione, il punto focale del consumo, per cui, in sordina, appartiene alla società capitalista. C'è da fare alcune eccezioni. L'Italia, infatti non ha mai approvato, almeno in toto, la politica neoliberista, del mercato, dell'investire sfrontatamente, della circolazione del denaro al fine di produrre ricchezza, quella americana per intendersi, ma nemmeno è riuscita in questi decenni ad approntare un apparato solido di stato sociale. Il Welfare State in Italia esiste, ma spesso grava in situazioni quasi ridicole, da far ridere a crepapelle un qualsiasi cittadino tedesco o scandinavo, per dirne una. In questi ultimi anni sono state avviate molte politiche di liberizzazione, al fine di smuovere quelli che erano pigri dinosauri statali a produrre un più forte gettito economico, e se questo sta forse andando a favore delle aziende para-statali, non va certo a favore delle persone. L'italiano è il cittadino europeo che paga le tasse più ingenti, ciònonostante non ha un corrispettivo adeguato servizio dello stato. Ad oggi la situazione rischia di diventare sempre più gravosa: le aziende para-statali che dirigono la somministrazione di gas, corrente elettrica e simili, mirando al profitto, alzano il costo delle bollette, i generi alimentari scalano le vette della proibizione, la benzina galoppa in maniera impensabile dovunque, tanto da far preoccupare tutta la copmunità europea, mentre gli stipendi rimangono gli stessi, perdendo per strada parte del loro potere di acquisto e impedendo la circolazione di denaro e di conseguenza la diffusione della ricchezza propria del neoliberismo.
Infine, la flessibilità, generando il precariato a tutti i livelli di età, crea non solo una difficile situazione economica, ma pone in stato di scacco matto la persona, spesso a rischio di stress e depressione. Non è ben comprensibile la strada scelta dalla nostra classe dirigente, che più che indicare un percorso futuribile sembra parare colpi e cercare di accontentare ogni tanto i dissidenti che scioperano, ma temo che il nostro paese si trovi sull'orlo di un collasso...
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Il piccolo caffè letterario #3 Davide Picatto

Il Pistolero
episodio cinque


«No, non stai sognando, sei ben sveglio».
«Sono sveglio e tu mi sei sbucato davanti all’improvviso, disarmato e solo. Sai cosa ho fatto ma non sei qui per catturarmi. Mi hai visto fare quello che ho fatto, dici di essere sempre stato con me, anche se io non ti ho mai visto in tutta la mia
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vita, e dici di essere venuto qui ne camminando ne cavalcando».
«Esatto».
«E hai più potere di qualsiasi altro uomo. Cosa sei, la morte? Sono morto?» disse tremando.
«No, non sei morto».
«Sei il diavolo?».
Lo sconosciuto rise forte, a lungo, e il cavallo spaventato nitrì e si allontanò, ma il pistolero non se ne accorse.
«Tu sei il diavolo, è così. E sto per morire».
«No, non stai per morire» disse smorzando le risate.
«E cosa ci fai qui, cosa vuoi da me?»
«In realtà non sono neanche il diavolo».
«E cosa saresti allora, Dio?»
«No, no, non essere irrazionale, se Dio esistesse vorrebbe da te solo una cosa, la vita, e ti ho detto che non stai per morire».
«E allora spiegami, chi sei?» disse il pistolero, nuovamente rabbioso. Si risentì preso in giro e si accorse di essere stato stupido e superstizioso.
«Sono un uomo, come te».
Il pistolero ne ebbe abbastanza, si alzò per l’ennesima volta, estrasse la pistola e ritracciò la linea che dalla bocca della canna dell’arma attraversava il fuoco, solo che questa volta terminava in mezzo agli occhi dello sconosciuto.
«Ne ho abbastanza» disse tirando indietro il cane.
«Non puoi uccidermi».
«Oh, sì che posso».
«No che non puoi, è impossibile».
«Lo vedremo».
«Non te lo permetterò».
«Sicuro?»
«Certo. Mi mancherai con tutti e sei i proiettili».
«Avrò perso un po’ di bravura, te lo concedo, ma non da meno di due metri».
E il pistolero sparò.
Sparò sei colpi, velocissimo, i primi tre diretti alla testa, gli altri, chissà perché, li diresse al cuore. Urlò sei volte la pistola, e al sesto urlo seguì il silenzio, una colonnina di fumo denso che si alzava nell’aria dalla canna, e poi una fragorosa risata.
Il pistolero non credette ai propri occhi. Ricaricò l’arma, più lentamente del solito, impacciato, ma la ricaricò, e con rabbia si spostò dall’altra parte del focolare dove lo sconosciuto se ne stava coricato in terra a ridere e sobbalzare, gli mise un piede sulla schiena e lo schiacciò a terra, quindi premette la canna alla nuca e allontanò il volto prevedendo gli schizzi. Quindi sparò e l’esplosione riempì la notte e rimbalzò nell’anfiteatro e da una montagna all’altra e serpeggiò giù lungo pendii e valli deserte fino a perdersi man mano nella distanza, priva di forza. Il pistolero tornò a guardare, e lì stava la testa, intatta. Allora si allontanò e lo sconosciuto si alzò scuotendosi di dosso la polvere e il pistolero folle di paura gli scaricò addosso gli altri cinque colpi, ma le esplosioni furono vane, lo sconosciuto lo fissava sorridente.
«Chi sei?» singhiozzò lasciando cadere in terra l’arma, quindi cadde anche lui, in ginocchio.
«C’eri vicino prima, ti sei arreso troppo in fretta».
«Se non sei Dio e non sei Satana, chi sei?»
«Sono molto simile e all’uno e all’altro, ma sono un uomo».
«Chi sei?»
«Come Dio sono un creatore, e come Dio posso anche distruggere. Ma sono più di Dio».
«Tu sei più di Dio?» disse il pistolero in lacrime guardandolo.
«Già».
«E cosa ci sarebbe più potente di Dio?»
«Oh, tante cose. L’uomo è più potente di Dio, innanzitutto, perché come l’uomo lo ha creato, così lo può distruggere».
«Pensavo fosse il contrario».
«Eh, molti lo pensano, amico mio» disse lo sconosciuto sedendosi vicino al pistolero tremante e mettendogli una coperta sulle spalle.
«Vedi, l’uomo è un grandissimo creatore. E non parlo degli oggetti o degli edifici che costruisce».
«E cosa crea?»
«Potenzialmente qualsiasi uomo può creare qualsiasi cosa».
«In che modo?»
«Oh, in tanti modi, ma tutti presuppongono l’uso della fantasia».
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