mercoledì 31 ottobre 2007

Quarto ed ultimo episodio...



Il catenaccio di Trapattoni #4

Lui non ce lo presenti? dice uno dei due indicandomi con un sorriso che mi viene voglia di spaccare a forza di dita chiuse sulle labbra. Mi contengo, mi avvicino e mi presento, stringendo la mano. I tre si guardano sorpresi, ridendo ed iniziano ad abbracciarmi e spintonarmi, contrariandomi, ma c’è da dirlo, disorientandomi. Abili maestri di guerra psicologica. Trapattoni ed il suo catenaccio contro due come questi perderebbero sicuramente, anche ad avere a disposizione la nazionale dell’82. Rossi o non Rossi.

Mi ritrovo sul divano, dove probabilmente mi hanno appoggiato in mezzo a quella mischia ed un’altra ragazza, seduta accanto a me con aria ammiccante e vestitino sensuale, mi offre un negroni. Non rifiuto mai da bere, ed inizio a farmi qualche problema sull’ospitalità, domani gli spacco il culo ugualmente, mi dico, e cerco di ritrovare il mio coraggio, finito forse sotto i cuscini del divano.

Il trio brioso inizia a ridere e a spanciarsi mentre dal fondo della sala cominciano ad apparire altre ragazze, con vestiti ancora più sensuali e provocanti. Inizio a capire dove mi sono ritrovato e concordo con me stesso che per stasera vale la regola di non fare cazzate, mantenere la propria disciplina per ritrovare integra la propria autostima. Così da poter fare ciò che devo fare domani.

Mila, così si chiama la ragazza accanto a me, premurosissima, mi versa ancora da bere e mi risistema il maglione, mentre le altre si sono sedute accanto ai miei finti amici di una vita.

Non so chi sia Del Serra e chi Giusti, so che uno dei due, entrambi grassi, vecchi e sudati, estrae dalla tasca della giacca un sacchettino bianco, ne preleva un po’ di polvere e la mette sul tavolo. Certo che so cosa sia, non dubito un attimo sulla sua qualità. Seguono respiri ed inspirazioni compresse, forzate e voci gaudenti di sollievo. Le ragazze cominciano a spogliarsi e mi accorgo solo ora che Mila mi ha lasciato a torso nudo e mi ha versato un altro drink.

Brunetti inizia a ballare sul tavolo, ad un ritmo tutto suo, a una musica che solo lui percepisce, sembra uno di quei santoni che accolgono dentro di loro la danza degli spiriti, e quando crede di aver finito si butta su di me, versandomi addosso il suo drink e la polvere bianca che aveva in mano.

Mila comincia a ridere, provocante, e a sniffare sulla mia pelle, poi porta un po’ di polvere al mio naso e io, indelicatamente, sorpreso da solo nel farlo, inspiro.

Poi tutto nero.

Non ricordo altro.

Solo le sirene.

E i flash di alcune macchine fotografiche in mezzo alle voci sorprese e concitate.

E un solo pensiero in testa, freddo, lucido, come se fosse consapevole, come se non avessi bisogno di spiegare a mia moglie le foto con Mila, con quella mia espressione a ebete: quando si ha davanti il Milan dell’88, quello di Sacchi, si attacca. Trapattoni ed il suo catenaccio avrebbero perso.

Come me.

...The End...

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martedì 30 ottobre 2007

Terzo episodio...


Il catenaccio di Trapattoni #3

(...)

Telefono

Mi alzo dalla vasca e cerco di scuotermi dal torpore. Ogni volta che faccio il bagno, immancabilmente, suona il telefono. E quando arrivo a rispondere hanno già attaccato. Non questa volta. Dall’altro capo una voce familiare, il dirigente della mia area, tale Brunetti Giacomo:

“Ciao Luca, come va?”

“Bene, Brunetti, grazie…dimmi tutto”

“Come ti senti per domani?”

“In gran forma. Davvero.”

“Ecco, è solo che ho sentito Giusti e Del Serra…”

“Che cazzo vogliono quei due?”

“Parlarti di domani, dicono che se già stasera vi incontrate domani farete in un batter d’occhio e sarà tutto più facile e indolore.”

“Credo di non capire, Brunetti…”

“Allora svegliati, prendi un caffè, che tra mezzora sono da te e andiamo a incontrarli a casa Giusti”

Silenzio

“Allora, hai capito?”

“Sì, certo…”

“Dai, a dopo allora”

Conversazione finita.

Tra mezzora faccia a faccia con due musi di merda. Con accanto il mio dirigente. Niente di che, è solo che odio quando la gente mi cambia i programmi, anche solo di una virgola. Solitamente non programmo un bel nulla, ed è per questo che quando succede odio anche gli spostamenti delle virgole.

Esco dalla vasca, mi asciugo. Mi vesto con qualcosa di comodo e semplice: pantaloni di lino candidi e bianchi e polo rossa, che, cosa importante, mi fa sempre apparire più sicuro di quel che sono facendo risaltare il colore freddo dei miei occhi. I colori danno un altro tono alle parole, permettono a volte di guidare le conversazioni. Una conversazione tra colori, potrebbe essere il titolo di un libro, se solo sapessi scrivere un qualcosa di decente.

Suonano alla porta. Va bene, va bene Brunetti, arrivo.

Apro la porta, nemmeno il tempo di salutare che Brunetti mi rapisce strattonandomi per il gomito. Ha un’aria elegantissima, come quei cretini che si vestono di tutto punto per giocare a golf. O forse, a pensarci meglio, sembra un giocatore di polo, un lord inglese dedito alla caccia alla volpe e a tutte quelle cazzate che fanno gli inglesi. Brunetti mi dà il vomito, ha un profumo troppo dolce e forte e sembra anche lui un ricco. Al lavoro di solito è più sportivo, sembra che ci creda davvero. Ma a vederlo adesso intuisco che anche la sua pelle puzza un po’ di quell’odore che mi nausea e mi rende nervoso. Ma tutto nei ranghi per fortuna, stiamo andando a fare il culo rosso a due macachi.

Brunetti ha un’aria un po’ troppo felice. I baffi e le basette curate e una cravatta elegante.

Scivoliamo per le strade che conducono da casa mia fino alla villa di quel fottutissimo cane, illuminata nel sentiero da candele e con luci regolate all’interno, a creare soave e soffusa atmosfera di accoglienza. All’improvviso mi sfiora il dubbio che sia un finocchio. Non ho mai avuto nulla contro di loro, solo che non ne ho mai accettato un invito a casa.

Non c’è nemmeno bisogno di suonare, ad aspettarci sulla soglia una meravigliosa ragazza sui venti anni, argentina probabilmente. Entrate, dice, Michele (Del Serra) e Paolo (Giusti) vi stanno aspettando… lo dice con una punta di malizia, che di solito a un uomo fa sempre piacere. Ma questa volta sono colto alle spalle, sono qui per spaccare un culo, non per esserne lusingato.

Entriamo e Brunetti si dirige verso i due “padroni” tendendo le braccia, si scambiano abbracci e spintonatine, come si fa tra vecchi amici. Io resto in un angolo, appartato, con la faccia, credo, di chi non ha ben capito, di chi credeva di poter dirigere il gioco e si trova spettatore.

Lui non ce lo presenti? dice uno dei due indicandomi con un sorriso che mi viene voglia di spaccare a forza di dita chiuse sulle labbra.

...continue...stay tuned for the end...

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lunedì 29 ottobre 2007

Secondo episodio del racconto...


Il catenaccio di Trapattoni #2

Eravamo in quattro, tra i pochi in paese ad aver letto Bastogne di Brizzi, sicuramente gli unici ad averlo capito e interiorizzato, libro in onore al quale avevamo scelto il nome del nostro gruppo. Non lo avevamo proprio scelto, era venuto da solo, quando ad una assemblea di istituto, dopo un mio intervento accalorato contro le scelte della preside suffragate dai rappresentanti di istituto, che più che rappresentare si dedicavano alle marchette, in seguito ad un silenzioso e perplesso guardarmi degli astanti, si sentì mormorare da un angolo ma da dove è uscito questo, da Bastogne? E io dissi sì, sono uscito da Bastogne. Abbandonai l’aula magna in silenzio, mentre i marchettari continuavano a spiegare come sarebbe funzionato il nuovo libretto delle assenze, e quanto i genitori avrebbero dovuto pagarlo.

Non eravamo così violenti, ci limitavamo a spaccare i cessi dei locali che non si rendevano simpatici ai nostri occhi, rigare le macchine da ricchi e svaligiare i centri commerciali di ciò che avevamo bisogno, piccole specie di espropri proletari. Avevamo imparato a usare la manica del giubbotto come copertura: infilavamo l’oggetto dentro la manica, con le unghie sfilavamo il cellophane con il suo codice a barre e, distintamente, ce ne andavamo, come chi non ha trovato nulla di interessante. A seguito, qualche canzone dei Ramones o del carissimo Joe Strummer, magari parlando a bassa voce con davanti una xibeca, la birra proletaria. E ogni giorno era un nuovo giorno, un nuovo noi contro tutti, un muro che ci separava dal resto e un legame solido ed intenso tra di noi.

Fu solo con il passare degli anni che capii dove avevamo sbagliato. Non eravamo riusciti ad inquadrare il nemico, a studiarlo, capirne le movenze per fotterlo meglio. Era il periodo in cui avevo abbandonato gli studi, temporaneamente, in favore di un lavoro di responsabilità in fabbrica offertomi da una specie di amico. Accettai e ne seguirono alcuni mesi di delirio e sanguinose lotte tra me ed il capo dell’azienda, parente del mio biglietto da visita. Suo zio era un pazzo scatenato, un uomo senza la minima capacità di ragionamento che si crede novello Einstein. Un delirio di onnipotenza in testa ad una quaglia. Io ed i miei modi garbati avevamo cercato sempre di essere accondiscendenti, ma nel giro di qualche mese fu inevitabile la saturazione, cui seguì una specie di baruffa in cui rovesciai la scrivania di quel nazista, percuotendolo e urlandogli nel viso. Gli venne un infarto. A quanto ho saputo dopo il mio licenziamento, nel giorno in cui andai a riscuotere la mia liquidazione, si era ripreso, ma non riusciva più a parlare bene: esprimeva frasi senza senso, mi dissero. Quindi tutto a posto, pensai, quasi con rammarico.

Una volta tolto di mezzo quel vecchio bavoso con il look di un quindicenne damerino londinese, subii una specie di illuminazione; se fossi religioso sarei pronto a giurare in uno spirito santo comunista e sanguinario. Decisi di fare il sindacalista. Ora, uno può fare il sindacalista perché con la politica dei piccoli passi spera di ottenere concessioni dai così detti “padroni”, oppure perché ci si vuole alleare. Io, semplicemente, volevo farli saltare per aria. Non che non avessi interesse a proteggere il mio clan, ma avevo un compito, ed un compito designato dallo spirito santo non si può eludere facilmente. E domani devo servire il mio nobile impegno: per la prima volta hanno scelto me per “trattare” con quella bellissima, avida azienda edile e sfruttatrice di nome Giusti e Del Serra.

E’ arrivata la loro ora. Niente di personale, Giusti, niente di personale, Del Serra. E’ che siete ricchi, schifosamente ricchi. E io odio quella puzza, per cui non ostentatela domani, non vi conviene.

Telefono...

...continue...stay tuned for more politics and football tactics...


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sabato 27 ottobre 2007

Primo episodio di un mio "nuovo" racconto...


Il catenaccio di Trapattoni #1

Tornato a casa tardi, anche stasera. Mia moglie è già uscita per quella riunione di cui mi aveva parlato e che non ricordo bene, qualcosa che aveva a che fare con gli orari di lavoro, o con i servizi dell’azienda, attuali o potenziali. O forse era il famosissimo e temuto briefing di marketing…non ricordo.

Sono stanco, davvero a pezzi, ma ho davanti un piccolo e dolce dopo cena per alleviare tutta la pesantezza della schiena, rilassarmi e godermi gli ultimi attimi prima del grande giorno. Perché domani a quel fottutissimo stronzo gli faccio il culo, gielo riduco a una specie di colabrodo, così che non sappia più distinguere il suo schifoso buco, se non dal suo nauseante odore. Ho sempre pensato ai ricchi come persone che puzzano. Ma non nel senso della puzza sotto il naso o dell’antipatia: secondo me i ricchi non si lavano per inedia e lasciano marcire i propri corpi sotto l’influsso malevolo di mille deodoranti, come nel medioevo. E’ una cosa che penso dalla tenera età di cinque anni, quando avevo in classe un certo Pierpiero chiamato da tutti Pierpivello, ricco in maniera indicibile e oltremodo puzzolente. Le ragazze per punizione dovevano dargli un bacio, quando perdevano a un gioco, ma spesso si buttavano per terra imploranti, piangendo, talvolta.

Mi svesto comodamente, come faccio in assenza di mia moglie, lasciando tutti i miei vestiti e carabattole sopra il divano, che tanto penserò dopo a rimetterle al loro posto, sempre che ne debbano per forza averne uno. Voglio dire, pensateci bene: credete davvero che possa esistere un posto pensato, studiato, creato appositamente per un portafoglio? O che ne so, per il cellulare o le chiavi di casa. Uno, però, deve stare sulla mensola piccola, mentre gli altri due sulla libreria vicina al tavolo. Non sono le cose ad avere in origine il loro posto, è una sorta di mancanza di sicurezza, a mio avviso, a donarglielo, e una volta determinato, diventa effettivamente loro, insindacabilmente loro, quello spazio.

Completamente nudo, nella penombra generata dal filtro delle persiane, unico amico contro questo caldo insopportabile, mi dirigo verso la vasca e lascio che il rubinetto, lentamente la riempia. Dove la superficie comincia a incresparsi verso un po’ di bicarbonato, direttamente dalla confezione, per ottenere un bagno davvero rilassante, vecchio rimedio alla stanchezza imparato e tramandato da nonna Bea. Forse è proprio per merito di nonna Bea che sono così. Quando ero piccolo i miei genitori erano tutta la giornata al lavoro ed io rimanevo solo con lei. Spesso guardavamo il telegiornale ed io ridevo agli insulti che lei mandava ai politici tutti, se eccettuati quelli che venivano intervistati con un profondo colore rosso alle spalle. Come il bene e il male: rosso uguale a buono, il resto no. Non si può certo dire che avessi percepito una vera mia personale connotazione politica a quel tempo, ma certo rivelai particolari inclinazioni al vandalismo e alle turbolenze adolescenziali qualche anno dopo. Cosa c’entra il vandalismo con il sistema partitico? E’ molto semplice: per fare un esempio non avrei mai rigato la macchina di proposito ad un operaio delle fucine Tigli. Quei poveracci appartenevano al mio stesso clan, quello dei ceti bassi, e portavo loro un rispetto e una deferenza da capo di stato, peraltro, ricambiata da loro stessi. Anche se avessi ucciso una mandria di innocenti implumi mi avrebbero difeso davanti alle telecamere dei telegiornali dicendo che ero una brava, bravissima persona. Come del resto, succede sempre. Erano i perbenisti che si vestivano con l’ascott, che parlavano di vini di pregio a diciassette anni, che avevano la macchina da non so quanti milioni sotto il culo a diciotto e centomilalire da sputtanarsi per il sabato ad attirare le ire del mio gruppo.

Entro nella vasca, colma fino all’orlo di quel candore trasparente che già significa riposo e comincio ad avvertire i primi richiami della fame, ma penserò a dopo a quale pasto frugale consumare. Il tepore mi avvolge, donandomi qualche brivido sulla schiena, di piacere, di massima ed indisturbata quiete. Chiudo gli occhi, mi sdraio e continuo a far vagare i pensieri.

...continua...stay tuned for more rock 'n roll...


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giovedì 25 ottobre 2007

Levi modifica il decreto


C'è chi ha detto, e non del tutto a torto, che la mobilitazione virtuale contro il DDL Levi-Prodi era quasi priva di senso, poichè le battaglie si guidano in altro modo. Mi dicevano, ad esempio, che le firme sulle petizioni virtuali non hanno alcun peso legale.
Tutto vero.
Ma ci sono un paio di "ma"...
Il primo è che la petizione che ospitava anche questo blog ha raggiunto quota 11638 firme, non poche considerando che non era l'unica (fortunatamente), ed è adesso bloccata.
Bloccata perchè è in corso la modifica del DDL. Il "Prode" Levi, vista la sommossa virtuale, ha ben pensato di ritornare sull'argomento, per cercare una soluzione, una modifica appropriata.
C'è da dire, però, che anche qui ci sono un paio di "ma".
Il primo è che a parlarne, come al solito, è solamente il blog di Beppe Grillo.
Il secondo è che Levi, anzichè eliminare la parte discussa della legge ha proposto una modifica che sottolinea come la legge non interessi chi usa la rete senza fini di lucro. La modifica recita così:
"Sono esclusi dall'obbligo di iscrizione al Roc i soggetti che accedono ad internet o operano su internet in forme o con prodotti, come i siti personali o ad uso collettivo che non costituiscono un'organizzazione imprenditoriale del lavoro"
Quindi una domanda: chi usa Google Adsense, in quale delle due sfere (lucro o non lucro) si deve immedesimare?
Questione da 12000 e più firme...

Per visualizzare il post di Beppe Grillo clicca qui.


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mercoledì 24 ottobre 2007

Ancora su internet, ancora sulla nostra libertà di informazione


Continuo a scrivere sullo stesso argomento, perdonatemelo. E' solo che oggi, teoricamente, il progetto di legge ormai famoso, avrebbe dovuto essere discusso alla camera, fatto sta che nessuno ne parla.
Ho guardato i siti web dei giornali, anche quelli più odiabili, come "Libero", senza trovare nulla.
Sto seguendo l'edizione serale del tg1 e nulla.
Ho guardato sul sito della camera, e nulla.
Non se ne sa niente, insomma.
L'unica cosa che è ormai chiara è che, grazie anche alla mobilitazione di tutti noi, il decreto anti libertà si sta pubblicizzando in tutto il mondo, guadagnandoci figure di merda che mi risparmierei molto volentieri.
Dico, cosa ne penserei della Francia se scoprissi una proposta ministeriale del genere? E dei francesi? Dico Francia per un mio legame, non per altro, ma si potrebbe trattare di Austria o Svezia... e il problema è proprio quello, che parliamo di Italia. Che lo vogliamo o meno, siamo nati qui, e su questo non ci piove, esserne orgogliosi o meno non cambia le cose. Per cui dovremmo, forse, iniziare ad essere ancora più polemici e critici, magari propositivi, o comunque sia, sempre più attenti.

E se vogliamo parlare di attenzione spazio un po' di argomenti. Qualcuno di voi ha visto per caso l'edizione della sera del tg2 (del 24 ottobre, ovvio)? Uno degli ultimi servizi parlava dei novanta anni di compleanno, ad oggi, della rivoluzione d'ottobre. Il fatto è come ne ha parlato. Il comunismo veniva proposto come fenomeno "virale" che dopo aver rovesciato la già avvenuta rivoluzione dei menscevichi (cosa?), con un manipolo di pochi bolscevichi avrebbe provocato tutti i "mali" storici del mondo, includendo per opposizione fascismo (ma quando mai?) e nazismo (non è apparsa la scritta ridere, giuro). Qualcuno dovrebbe spiegare agli anticomunisti a tutti i costi, che il comunismo va ad oggi riletto in chiave storica e storiografica, che la politica del "tutto il potere ai soviet" ha un suo peso specifico, come del resto, certo, il fenomeno dei gulag e delle purghe (che, nessuno lo nega, sono stati avviati da Lenin, anche se sarà Stalin il vero "protagonista"). E' solo che qualcuno dovrebbe pur spiegare, senza alcuna faziosità cosa abbia voluto dire filosoficamente e socialmente la parola "comunista". Qualcuno dovrebbe pur spiegare, magari riportando Soltzenycin, chi era davvero Lenin e quanto amore e quanta vita abbia donato al progetto di un bene comune. Qualcuno dovrebbe pur spiegare che se l'armata rossa non fosse entrata in Europa quel giorno, fermandosi per non rubare troppa gloria agli anglo-americani, la fine della seconda guerra mondiale non sarebbe stata, probabilmente, questa. Qualcuno dovrebbe pur dire che è stata proprio l'armata rossa la prima a far vedre al mondo che le truppe naziste erano battibili, costringendole al retro front.
Qualcuno dovrebbe pur far capire a chi proprio non ci arriva che la parola comunista in Italia ha subito un cambio di significato nel post-Togliatti, e questo anche perchè il partito socialista tutto ha rappresentato tranne che il popolo.
Gli orrendi crimini del comunismo sono messi sotto gli occhi di tutti, e sia chiaro che parliamo di comunismo storico e non filosofico. I suoi errori sono da sempre sbandierati, mentre molti preferiscono tacere sugli errori del capitalismo, che crea tali dislivelli da costringere parte della popolazione mondiale a cercare una sorta di improbabile benessere nel nostro bel paese per essere trattati a calci in culo.
Per ulteriori chiarimenti, perchè non ascoltarsi "Qualcuno era comunista" di Gaber...
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lunedì 22 ottobre 2007

Internet deve rimanere libero/2, ATTENTI AI POLVERONI

Qualcosa si muove: Di Pietro scongiura di non aver letto il disegno di legge e comunica sul suo blog che l'Italia dei Valori non lo sosterrà, a costo di togliere il sostegno all'attuale governo, mente Gentiloni si sbraccia, dicendo di non aver letto il progetto e averlo firmato, credendo che semplicemente ribadisse ciò che già era stato scritto sull'editoria (non c'è che dire, incoraggiante un ministro che firma a caso).
Di incoraggiante c'è il fatto che il popolo di internet si sta muovendo, ma ancora troppo lentamente a mio avviso. Comunque basta visitare blog a casaccio, e trovare che molti, per fortuna, ne parlano (è proprio questo che la "futura e non futuribile legge" vuole evitare. Quel filmato che trovate sopra è una risposta video a Prodi e Levi, un esempio molto sincero e "poetico".
Ciò che mi fa paura è che gli italiani sono un popolo molto strano, facilmente si indignano, alzano i polveroni e poi voltano lo sguardo aspettando che i granelli di polvere si depongano al suolo. O meglio, spesso è successo così, ed è grazie a questo se una persona come Berlusconi è in parlamento, se Andreotti è conosciuto come "assolto", se Cuffaro è a capo della regione Sicilia, se Craxi è potuto morire in pace (con tanto di strade intitolate) senza che nessuno andasse a prendelo a calci nel culo, etc. etc. Il problema è che adesso siamo, a mio avviso, nonostante le rassicurazioni di tutti, sulla linea di confine.
Per cui continuate a firmare, chi ancora non lo avesse fatto, la petizione che trovate proprio in cima al blog, a diffondere la "buona novella", e se proprio non potete farne a meno, scrivete ancora al caro amico Levi, propositore della legge assieme a Prodi.
Vi posto nuovamente l'indirizzo di posta elettronica del nobile Levi:
levi_r@camera.it

Altra cosa, riflessione da farsi sull'ormai morto mondo dell'informazione: Beppe Grillo annuncia che il prossimo V-Day sarà sull'informazione, in cui verrà chiesta l'abolizione dell'ordine dei giornalisti. Vi dico perchè sono profondamente concorde, è pura esperienza personale.
Rimbalzando di ufficio in ufficio, di burocrazia in burocrazia, dal tribunale al comune, fino alla municipale passando per la camera di commercio, con il solo intento di creare una piccola testata che parlasse di arte e pubblicasse racconti e rassegne, compresi una semplicissima cosa. La libertà di stampa in Italia è garantita dalla Costituzione, ma in realtà è delegata esclusivamente a chi si possa fregiare dell'iscrizione all'albo dei giornalisti. Mi spiego meglio: perchè un qualsiasi giornale esca in edicola è necessario che almeno un elemento dirigenziale della redazione sia giornalista, altrimenti potete pur sempre appoggiarvi ad una associazione cattolica o a una qualsiasi organizzazione con migliaia di iscritti e mandare per posta il vostro giornale.
In parole povere la stampa è dei giornalisti. Che ci lascino almeno i blog...
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sabato 20 ottobre 2007

INTERNET DEVE RIMANERE LIBERO

E' notizia di pochi giorni fa, e il momento è, direi, grave.
Dopo aver gestito e sottomesso quello che una volta veniva definito il quarto potere, la stampa, dopo aver macchiato di false ombre la magistratura intera accusandola di essere "politicizzata", dopo aver assunto il controllo totale dei media strutturando una vera e propria programmazione per lobotomizzati, ecco che arriva il nuovo disegno di legge per tappare la bocca a chiunque scriva su internet.



Qui potete trovare il disegno di legge:
http://www.beppegrillo.it/immagini/DDL_editoria_030807.pdf

Qui invece potrete trovare una "rassicurante" risposta di Levi, firmatario del disegno, a Beppe Grillo:
http://blog.panorama.it/culturaesocieta/2007/10/19/ddl-editoria-e-rivolta-dei-blog-le-precisazioni-di-ricardo-franco-levi/

Qui potete trovare le rassicurazioni che Gentiloni ha voluto fare ai blogger intervenuti anche sul suo personale:
http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/scienza_e_tecnologia/testo-editoria/gentiloni-errore/gentiloni-errore.html

Da ultima, ma non per importanza, qui trovate la mail di Levi, il firmatario del disegno, nel caso qualcuno volesse fargli gli auguri per l'idea geniale:
levi_r@camera.it

Provo a parlarne un poco, per spiegarvi in due righe. E' già noto come la libertà di stampa sia illusoria, in quanto per poter pubblicare anche solo una rivista di narrativa è necessario per termini di legge essere iscritti all'albo dei giornalisti. Internet ad oggi rimane l'unico spazio libero ed incontaminato in cui io, come voi, posso scrivere le mie opinioni, fare informazione, o anche solo semplicemente raccontare la mia vita etc. etc. Questo disegno di legge, che verrà a breve discusso alla camera, tenderebbe a voler rapportare i blog che fanno informazione (e la stessa definizione di informazione è per legge molto vaga) ai quotidiani, per cui gli stessi prodotti virtuali necessiterebbero di iscrizione al registro, tassa di bollo da pagare e, udite udite, di un giornalista tra i componenti della redazione.
Adesso ditemi quanti blog interessanti visitate e quanti tra questi non possiedono questi requisiti. Per fare un esempio, il blog del mio amico Zenigada, è uno spazio in cui le persone discutono, e la discussione è ciò che di più genuino e democratico una nazione possa avere.
I blogger si sono già mossi ed è già stata lanciata una petizione, se la volete firmare la trovate in cima alla pagina.
Diffondete questa notizia e cerchiamo, insieme, di fare in modo che sul suolo su cui viviamo diventi la nazione della disinformazione stagnante.
In bocca al lupo, blogger e non... difendiamo il nostro spazio...
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lunedì 15 ottobre 2007

Le primarie, la Partitocrazia e la Partecipazione



A primarie concluse, vista anche la notevole affluenza, mi piace comunicare il mio punto di vista. Una piccola premessa sta già nella frase di Biagi, che quando seppe della "futura" nascita del partito democratico commentò sarcasticamente: "Ed io che credevo che democratici lo fossero già...".
Detto questo, il tema delle primarie è un tema che mi sta particolarmente a cuore, già dalle precedenti elezioni politiche. Credo che le due elezioni primarie possano essere classificate entrambe come due pagliacciate, senza mezzi termini. I motivi sono molteplici, ma per esporli correttamente devo andare un poco indietro...
Nel 1789 la Francia venne percorsa da quella svolta epocale per la nostra società, che fu la Rivoluzione Francese. A capo della rivoluzione vi erano i giacobini che, almeno inizialmente, sostenevano un modello di sviluppo futurista per i tempi: la democrazia partecipativa. Sono note molte memorie in cui si narra come gli stessi giacobini trascinassero per le orecchie i disinteressati, di qualsiasi ceto sociale, alle assemblee in cui il popolo si esprimeva in maniera effettivamente democratica. Le vicende della rivoluzione furono diverse, ma già nel 1871 il popolo francese, o in particolare quello parigino, dette un'altra volta una diomostrazione esemplare di democrazia originando la Comune Parigina, modello di società a cui si ispirerà anche la teorizzazione leninista del "Tutto il potere ai soviet".
E ad esempi che vanno indietro nella storia passo in rassegna anche un evento di cui sono venuto a conoscenza durante il social foirum di firenze, all'interno del quale si tenne anche un semionario dedicato alla democrazia partecipativa.
Tra i vari prese la parola anche il sindaco di Grottammare, un paese di diverse migliaia di anime (sessantamila se ricordo bene), il quale espose ciò che stava accadendo nella sua città. Il sindaco venne eletto grazie al suo programma di oggettiva demopcrazia partecipativa, che proponeva la costituzione dei quartieri in assemblee dove le persone esponevano i propri problemi, o degli stessi chiamati in causa dalla giunta, discutendone e trovando molteplici soluzioni da poter apportare ai casi. Le questioni venivano così rimandate alla giunta che ne avrebbe discusso per trovare la maniera definitiva e tecnica per assolvere le tematiche.
Questo è ciò che io chiamo democrazia partecipativa, veramente attiva per il cittadino.
Ed eccomi alle primarie. Le primarie non sono altro che un piccolo appannaggio di democrazia partecipativa, tema molto caro alla sinistra dei movimenti, come detto sopra, e sempre che siano utili, dovrebbero svolgersi in maniera molto differente. Innanzitutto i candidati in una vera elezione primaria vengono scelti dal basso e non dall'alto. Secondo, in una struttura veramente democratica, i candidati saranno riprendibili continuamente dagli elettori.
Inoltre credo, per diral con Sartori, che non siano le primarie, per quanto un passo utile se fatte correttamente, a risolvere il problema della partecipazione alla politica, poichè questa è in mano alla partitocrazia. Lo stesso Sartori sostiene che la costituente del '46 avrebbe voluto evitare l'egemonia attuale, perchè i partiti non sarebbero altro che l'occupazione indebita di una associazione privata di uno spazio pubblico. Se ci pensate è proprio così.
Con questo, una nota positiva queste primarie la portano, ovvero un parziale rinnovo della casta, dando un piccolo, piccolissimo respiro, con persone addirittura sotto i sessanta anni (!). Che siano arrivisti o ingenui, o meritevoli, non saprei, ma ben venga anche una piccolissima boccata di ossigeno (premettendo il resto, però...)
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sabato 13 ottobre 2007

Fabrizio De Andrè


Dire cosa sia per me De Andrè non è facile. Infatti ho già cancellato almeno tre volte di fila quello che avevo scritto. Non è solo questione di musica, di note e parole da cantare, è assonanza di spiriti. Il periodo in cui mi sono accostato a De Andrè era stato molto riflessivo, e sono state le sue stesse parole a provocarmi riflessioni su riflessioni, e da lì è nato un amore quasi incondizionato per Fabrizio artista e uomo. Non una passione da fan, anche perchè credo che lui stesso non avrebbe avuto nessuna difficoltà a fare due chiacchiere spensierate o serie con me, come con chiunque altro, o a cacciarmi in malomodo semplicemente per mancanza di voglia. In questo strisciare quotidiano della vita, per dirla con autocommiserazione con Gaber, c'è una canzone che mi canto spesso, "Smisurata Preghiera", come un invito ad andare avanti con tutta la forza, il coraggio e l'entusiasmo possibile, sperando anche che di tanto in tanto, anche solo per anomalia o svista capiti anche una svolta fortunata.
Non è certo possibile classificare le sue parole e i suoi pensieri, dandogli minore o maggiore importanza, da tutti c'è sempre la possibilità di raccogliere una scintilla di riflessione, ma voglio trascrivere qui giusto sette versi che mi hanno cambiato profondamente...
"Uomini, poichè all'ultimo minuto
non vi assalga il rimorso ormai tardivo
per non aver pietà giammai avuto
e non diventi rantolo il respiro:
sappiate che la morte vi sorveglia,
gioir nei prati o fra i muri di calce,
come crescere il gran guarda il villano
finchè non sia maturo per la falce".
("Recitativo" in "Tutti morimmo a stento" - Fabrizio De Andrè)

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giovedì 11 ottobre 2007

Sveglia. Ovvero lode ai Radiohead














Sto progettando una sveglia geometrica, quadrata, di circa un chilometro e mezzo di lato. La piazzerò in alto, sul Monte Bianco, forse, rivolgendola verso tutta la penisola. Poi impiegherò del tempo a sincronizzare le lancette con il mio orologio, mi servirà aiuto (quante braccia ci vogliono per spostare lancette di queste dimensioni?), ma prima o poi riuscirà a suonare. Assordante. E sarà il momento in cui la gente smetterà di vedere in Maria De Filippi un'amica e in Vespa un giornalista (di talento, tra l'altro). Il momento in cui la gente si renderà conto che chi parla di ANTIPOLITICA è l'ANTIPOLITICA. Il momento in cui le persone sorrideranno a pensare di aver davvero votato in forza una persona che ha albergato in casa un mafioso e intrattenuto rapporti con le peggiori e viscide "società" al fine di portare alla ribalta un nuovo ordine. Il giorno in cui in molti capiranno che a capo di chi amministra la giustizia non può esservi il testimone di nozze di un mafioso. Il giorno in cui ci renderemo davvero conto di qunto stiamo gettando al vento anche l'ultima occasione di salvare un pianeta ridotto allo sfacelo. Non sarà più l'ora delle veloci indignazioni da polverone televisimo e mediatico che si perdono nelle orme del nuovo scandalo/omicidio da seguire in trepidazione.
Per adesso la sveglia la sto ancora progettando, ma spero di fare in fretta.
Intanto, tra tanta lordura, da far vantare un maiale di essere lindo fino alla verginità, i Radiohead pubblicano il nuovo album, scaricabile su internet, gratuitamente...o meglio, dietro compenso non specificato. E se per il nuovo album dei Radiohead può bastare un penny, quanto sono disposto a pagare il canone per vedere Maria De Filippi e due cretini che ballano e fanno finta di cantare?
P.S. Chi scrive stasera non si sente incazzato, ma solamente molto, molto molto stanco, e non fisicamente.
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martedì 9 ottobre 2007

40 anni...

...quaranta anni da quando è mancato al mondo Ernesto Guevara De La Sierna detto "Che".
E' difficile parlarne, poichè molte sono le sfaccettature che la sua figura presenta, molte sono le opinioni contrastanti su di lui. Io, semplicemente io, mi sono fatto una opinione ben chiara sulla sua persona. Lo vedo umile, sveglio, intelligente, a cercare le parole più semplici per spiegare il marxismo ai campesinos della sua colonna. Lo vedo forte, silenzioso e teso, negli istanti prima di far deragliare il treno a S.Clara carico delle truppe di Batista. Lo vedo giovane, a girare per il Sud America, a toccare con mano la rovina di quella che lui considerava la sua gente.
Quando penso alla sua figura penso a un intellettuale e ad un combattente allo stesso tempo, entrambi dediti alla stessa causa: liberare il sudamerica dalla schiavitù statunitense. E leggendo i dossier della Cia pubblicati solo lo scorso anno in Italia (Cereghino-Vasile"Che Guevara Top Secret" Bompiani), mi meraviglio a capire quanto possa essere potente la figura di un solo uomo.
Così potente da essere tutt'oggi simbolo dell'ultimo, di chi lotta per cambiare, monito a non abbassare mai la testa, o forza di rialzarla. Ma purtroppo non è solo questo. Che Guevara è oggi una sorta di stilista che veste i quattordicenni imberbi di autostima e magliette poco consone, che guevara appare sugli striscioni degli stadi o sulle spille per gli zaini. Una sorta di grande commercio della memoria, che è riuscita, a mio avviso, a snaturalizzare quello che era, è e sarà un uomo ed un simbolo.
Al di là di questo, sono passati quaranta anni dalla sua scomparsa, quando la sua persona non divenne altro che una pedina nelle mani dei vari servizi segreti, e non molto sembra cambiato. Poco è cambiato, non se in bene o male, negli Stati Uniti, che non disdegnano di bombardare un qualsiasi paese del medio oriente per salvare il popolo, ma non muovono un dito contro monaci bastonati dalla polizia in una manifestazione pacifica. Non molto è cambiato nemmeno a Cuba, almeno fino ad adesso, visto che, credo, siamo vicini ad un cambiamento molto grosso, anche se non credo positivo, ma staremo a vedere.
Per questo giorno voglio lasciare solo un ricordo che mi porterò dietro per sempre.
Ernesto Guevara è sepolto a S.Clara, a Cuba. Il suo Mausoleo di eroe è circondato dal vuoto, in modo che ognuno possa semplicemente avere un attimo di raccoglimento. E' una tomba laica, ma profondamente spirituale. Nessuno si sogna di mettere una bancarella con le magliette del che, presente ovunque a cuba, ma non qui. Una leggera musica si sparge nell'aria, una statua capeggia il monumento, con inscritta la sua ultima lettera a Fidel Castro e la sua frase più famosa.
All'interno la sua sepoltura, assieme ai caduti della sua colonna in Bolivia (i cubani). Ognuno è rapresentato da una stella, con accanto scritto il suo nome. Che Guevara è semplicemente nel mezzo a tutti, con una stella un poco più grande e basta. Niente di più. Nessun oro o sfarzo. Una sepoltura delle sue ossa che gli rendono onore, poichè è certamente stato uno in mezzo agli altri, uomo tra gli uomini...
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martedì 2 ottobre 2007

Gli anni '70 Italiani...non proprio un "inside job"


Leggendo il libro di un ex agente della Cia (Philip Agee) "Agente della Cia" (un titolo fantasioso, no?), si trovano molte informaizoni utili di come la Cia lavori e accenni sull'ingerenza avuta in Italia dall'agenzia nel nostro dopoguerra.
Cito testualmente un paio di punti...
"Sebbene le operazioni di azione politica dopo la seconda guerra mondiale siano iniziate col finanziamento elettorale dei partiti anticomunisti in Italia e Francia...", e per me niente di nuovo, solo che non lo avevo mai letto come dato di fatto, per scontato, son convinto che la classe dirigente attuale negherebbe... e ancora...
"A volte la situazione politica di un determinato paese non può essere risanata abbastanza rapidamente o efficacemente attraverso...l'azione politica. In questi casi l'Agenzia intraprende azioni paramilitari, anche se queste non devono mai risultare promosse dagli Stati Uniti. (...) ...una squadra di infiltrazione può compiere azioni di sabotaggio piazzando ordigni incendiari o esplosivi con meccanismi a tempo che possono scattare a giorni, settimane o mesi di distanza. Come strumenti di sabotaggio si utilizzano tra l'altro sostanze chimiche per deteriorare la benzina e bloccare le macchine tipografiche, mine adesive per affondare le imbarcazioni e ordigni incendiari camuffati che si presentano come pezzi di pane, lampade, bambole o sassi..." e potrei continuare a citare testualmente... ripensate all'Italia degli anni '70 e a tutto ciò che rimane eluso e a tutte le indagini inconcluse o incompiute...

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lunedì 1 ottobre 2007

spostiamo i posaceneri tutti insieme


E un giorno mi meritai il soprannome di Mughini, in quanto, forse, troppo critico e rompicoglioni...è che ci sono cose che non sopporto proprio. Un esempio sono gli amici imborghesiti che ti levano il saluto ed iniziano a frequentare persone più in radical chic lounge etc etc. Un altro può essere tranquillamente il razzismo totale e pesante che ancora gli italiani non si vergognano a mettere in campo.
Un altro è il non riuscire più a sopportare la classe politica attuale. Altro ancora è non riuscire nemmeno a godere di un minuto di Berlusconi senza ridere o fare gesti inconsulti.
Poi...a volte capita di prendere in mano un libro e trovare uno stralcio interessantissimo, che ci spiega ad oggi come il governo attuale elabori le proposte di legge e vari le finanziarie...leggete, leggete:
(stiamo parlando del Caso Moro, il libro è "La notte della Repubblica" di Zavoli, edito da Arnoldo Mondadori nel 1992)
"...nella casa di campagna del professor Albero Clo, vicino a Bologna, si incontra un gruppo di amici, tra i quali il professor Romao Prodi. I convenuti parlano del rapimento di Moro e qualcuno propone una seduta medianica per scoprire, non si sa mai, dove è lo statista prigioniero. Più o meno persuasi, forse incuriositi, tutti alla fine aderiscono.
L'indicazione scandita dagli spostamenti di un posacenere sul tavolo è chiara: Gradoli-Bolsena..."...................

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