giovedì 27 dicembre 2007

Qualcuno era comunista. (risposta a Camelot)

Qualcuno era comunista. Perchè si ubriacava alle feste popolari o perchè guardava sempre rai tre. Qualcuno era comunista perchè il babbo, nonno, lo zio...la mamma no. etc. etc. etc.
Sono stato anni a pensare su cosa si dovesse immaginare quando si parlava di comunismo, se l'ideale marxista, se l'era di Lenin, se quella di Stalin o la vicenda di Mao, o in ultima quella castrista.
Studiando e ripercorrendo le parole assieme alle date, si ottiene una vera e realistica divergenza dal pensiero marxista a quello che viene definito "comunismo storico", ovvero tutte le variabili storiche dell'applicazione dell'ideologia. In realtà nessuna ha mai perseguito l'ideale e la dialettica marxista, per un semplice e oggettivo motivo: che la trattazione marxista non arriva mai a definire stabilmente cosa si intenda per "dittatura proletaria". Per cui diventa facile escludere tutto ciò che è stato, che di proletario, specie nelle ultime fasi aveva poco, ma più arduo capire quale forma di stato si intendesse.
Una cosa è certa. Per quanto Togliatti fosse in effetti uno staliniano, il Partito Comunista Italiano non deve la sua fortuna, a mio umilissimo avviso, all'ideale marxista, bensì, come lo stesso Gaber sostiene, alla precarietà e alla ruffianità del nostro partito socialista, capace nel tempo solo di sterili o dannose imprese. Ecco che, mentre nel resto di Europa si era formato spesso un dialogo riformista tra socialisti e comunisti, in Italia gli unici a parlare di socialismo sono stati i comunisti. Questo ha creato sicuramente confusione sui termini, ma credo che quando Bertinotti si rivolge alla sua platea sostenendo che in Italia c'è ancora bisogno di comunismo, intenda che c'è ancora bisogno di una politica socialista, capace di guardare all'ultimo. Non credo, insomma, voglia parlare di rivoluzioni o nuove soluzioni comunitarie. Il nostro partito comunista si ispira a tutt'oggi a quei memorabili discorsi sulla democrazia di Togliatti, quando sul finire della seconda guerra mondiale arringava alle masse una politica di unità nazionale verso una inedita svolta democratica ed una costituente repubblicana. I timori delle persone di dichiararsi comuniste ad oggi, in Italia almeno, mi vedono distratto, perchè li considero infondati, per quanto io non sia comunista. D'altro canto, assieme a Gaber, che vi lascio al piede del post, mi piace ricordare anche Vittorio Foa, che alla fine del suo "Questo Novecento" insiste sulla mancanza di voglia e di bravura nel rileggere le proprie orme, sia a destra che a sinistra. Ed ora il tocco magistrale di Gaber alla fine del suo "Qualcuno era comunista":

"Qualcuno credeva di essere comunista e forse era qualcos’altro.
Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana.
Qualcuno era comunista perché pensava di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.
Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché era disposto a cambiare ogni giorno, perché sentiva la necessità di una morale diversa, perché forse era solo una forza, un volo, un sogno, era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.
Qualcuno era comunista perché con accanto questo slancio ognuno era come più di se stesso, era come due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.
No, niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare, come dei gabbiani ipotetici.
E ora? Anche ora ci si sente come in due: da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra il gabbiano, senza più neanche l’intenzione del volo, perché ormai il sogno si è rattrappito.
Due miserie in un corpo solo."

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3 commenti:

Sostiene Proudhon ha detto...

da una parte hai ragione, e infatti calza a pennello il verso di Gaber che recita "qualcuno era comunista perché abbiamo avuto il peggior partito socialista d'europa".
dall'altra credo non si possa tacere sul ritardo della sinistra italiana, in particolar modo del pci, nell'abbandonare la piattaforma marxista (e l'urss) per intraprendere la strada del socialismo europeo o delle socialdemocrazie scandinave. oggi (intendo negli ultimi quindici anni) che lasinistra è collassata su sé stessa, l'egemonia culturale è persa e siamo schiacciati da un misto di berlusconismo e di clericalismo...

charly ha detto...

Traqnquilli; da 2 anni, con Bertinotti e Diliberto, gli unici 2 partiti di governo di un Paese civile, che si fregiano del nome "comunista" responsabile con "nazista" e "fascista" dei peggiori crimini del ventesimo secolo (e probabilmente più degli altri, se sono veri i 4 milioni di ebrei e "diversi" dell'URSS e i 20 milioni della Cina), questi 2 partiti li abbiamo noi e chi li rappresenta, ne sembra anche orgoglioso. Meglio che il tempo sia passato e tanti abbiano cambiato!!!....

Anonimo ha detto...

caro charly ti dico solo una cosa non hai capito un cazzo..........