domenica 14 aprile 2013

2 anni fa.

Due anni fa ero incredulo. Mi ricordo che piansi. L'unica volta che l'ho fatto per una persona conosciuta in rete, su Ok notizie. E tramite mail. Ci sentivamo, ogni tanto, con Vittorio. Anche oggi sono incredulo. Incredulo che le cose siano andate in quel modo, che per lui non sia stato fatto assolutamente niente, che ci sia chi è capace di uccidere chi ha già sacrificato la propria vita per gli altri. Il sottotitolo del mio blog è da due anni lo stesso: Addio, Vittorio. E non cambierà. Non cambierà perchè sono incredulo a tutt'oggi, non cambierà proprio perchè è un addio e non un arrivederci. Non cambierà perchè in due parole raccoglie rispetto, costernazione e tutto l'insegnamento che le sue parole e la sua azione mi hanno potuto dare. Non lo dimenticherò mai. Sono pensieri sparsi, per ricordare, ad altri, visto che per me è impossibile dimenticare. Addio, Vittorio.
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sabato 6 aprile 2013

Troll

E' successa una cosa singolare, che merita di essere divulgata, almeno qui, tra voi, quelli che da sempre mi leggono, che sia per amicizia, pazienza, tenacia o quello che volete. Non lo sapevo io, e non lo potevate sapere voi, ma il Profeta mi ha illluminato. Sono un Troll. Non lo sapevo, altrimenti ve lo avrei detto prima. Sono un Troll. Lo so da quando il Profeta ha apposto accanto al mio nome da anni registrato sul suo blog questa icona: Andiamo per gradi, cos'è un Troll. Mi avvalgo di Wikipedia e la cito: Con il termine troll, nel gergo di internet, e, in particolare, delle comunità virtuali, si indica una persona che interagisce con gli altri utenti tramite messaggi provocatori, irritanti, fuori tema o semplicemente senza senso, con l'obiettivo di disturbare la comunicazione e fomentare gli animi. Aggiungo, di mia sponte e per mia esperienza, che generalmente un troll è anonimo o farlocco, provocatorio, elabora cross posting e molte altre tecniche. Io, per l'aver semplicemente detto cose che non erano gradite, mi sono visto prima cancellare due commenti, poi riabilitati, e poi segnalare come Troll. E' un concetto di dibattito, di apertura mentale e più in generale di democrazia piuttosto strano: se esprimi dissenso sei un troll. Che è peggio di dire che sei un mio avversario, sei qualcosa che non esiste e che solo e semplicemente vuole tirare fango su di me. E' la pericolosa macchina del fango all'incontrario, che Casaleggio si dice conosca benissimo: chiama i fedeli alle armi e ti difenderanno, facendo quadrato e rafforzando le proprie convinzioni. Ma perchè dico che Casaleggio e gli autori web del blog di Grillo potrebbero conoscere molto bene questa tecnica? Molto semplice, basta leggere il breve, ma intenso e-book di Di Salvo che spiega con concretezza cosa siano gli influencers e come una sola persona registrandosi x volte con x profili differenti allo stesso sito possa creare una discussione, diffondere "trappole" nelle quali l'utente medio cada, ricavandone una opinione. Lo stesso utente medio poi accederà a sua volta e commenterà scrivendo quello che si vuole, dimostrando la stupidità della tesi dell'utente fake-influencers. Si tratta di marketing, ed è una tattica simile quella che adottano le tantissime aziende (soprattutto made in Usa) che propongono l'acquisto di xmila contatti per blog, "mi piace" di facebook e via dicendo. Quindi cosa ottiene Grillo a denunciare i troll? Che tutti i suoi seguaci si stringano attorno a lui e comincino la caccia alle streghe, bollando sistematicamente i reali fake (che molto probabilmente ancora oggi sono influencers), dai semplici pensatori liberi. Che io non sia e non possa essere bollato come troll da Grillo lo dimostra il suo sito stesso a questo link: http://www.beppegrillo.it/2010/03/_lidea_e_quella.html dove pubblicizza la mia iniziativa di qualche anno fa per una Pasqua senza agnelli. Vaglielo a dire al popolo di eletti e presuntuosi che credono solo al proprio profeta. Riflessione a parte, pensierino della giornata: sicuri sia davvero possibile una democrazia in rete, una votazione on line?
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lunedì 1 aprile 2013

Democrazia ad intermittenza e democrazia continua

Non è per niente facile parlarne e ci provo proprio perchè lo credo necessario. I "cittadini" (e il nome non è a caso), come vorrebbero essere chiamati deputati e senatori del M5s, nonostante lapsus che fanno sorridere, il nuovo modo da loro stessi portato di fare politica, l'idea che si possa votare per qualsiasi cosa fa riflettere. Decideremo il Presidente della Repubblica on line. Decideremo il programma on line. E via dicendo. Parto non dall'ipotesi, ma dalla tesi, perchè la misconosco: il confronto (se c'è) e la libertà di voto su qualsiasi argomento rende il M5s il vero rappresentante del popolo, delle sue istanze, delle "parti sociali". No. E questo non lo dico io, ma il risultato delle elezioni, per cui il movimento di Giuseppe Grillo rappresenta un quarto del popolo italiano, che, per quanto straordinario sia, non può assolutamente essere scambiato per il tutto. Altrimenti diventa necessario anche un ripasso della matematica delle elementari, capitolo "frazioni". Detto questo passiamo ad altro, e tengo a precisare che parlo esclusivamente per quel che riguarda l'ambito nazionale: sono convinto che in ambito locale favorire la partecipazione sia virtuoso e possibile. Ogni cittadino ha sotto il proprio naso ogni giorno le buche delle strade (importantissime per i miei concittadini pistoiesi che non parlano di altro), lo stato dei servizi sociali, dei parchi, la qualità dell'aria etc. Per cui se vuole, su una vasta quantità di argomenti può esprimersi, perchè si presuppone che conosca la propria città, anche se, addentrandosi in temi davvero specifici (come ad esempio interventi di salvaguardia per beni artistici o anche "materiali con cui asfaltare le strade per evitare la formazione di buche") non so quanti saprebbero votare grazie al proprio vivere quotidiano. Per quel che riguarda la "cosa pubblica" su scala nazionale, il tutto si complica. Ad oggi viviamo in una democrazia rappresentativa, che significa che, al di là dei referendum, dove siamo chiamati ad esprimere un parere ad indirizzo legislativo, in genere eleggiamo rappresentanti della nostra comunità che crediamo in grado di governare in nostra vece. Detta così, vista la statura dei nostri rappresentanti, fa un po' sorridere, ma questo è il meccanismo. Ogni elezione i cittadini danno un mandato elettorale ad alcuni propri rappresentanti, chiamati a gestire la "cosa pubblica" per il bene comune. Secondo Rousseau il popolo semplicemente "crede di essere libero", ma in realtà lo è solo una volta ogni cinque anni, una volta ogni elezione. Nel resto del tempo sarebbe schiavo, e proprio per questo la democrazia sarebbe definibile come "intermittente". Rodotà, ad esempio, sostiene che uno dei nodi più spinosi sia proprio il colmare questo vuoto tra elezione ed elezione, ma in realtà i fatti non sembrerebbero dargli ragione. I sondaggi, i quotidiani, il muoversi nelle piazze, sono dimostrazioni che i politici sono obbligati interpretare, altrimenti, ad esempio, non assisteremmo mai a dimissioni, elezioni anticipate e cose del genere che in Italia conosciamo fin troppo bene. Il M5s pare aver fatto propria la tesi della "democrazia continua" per cui il popolo deve essere chiamato continuamente ad esprimere il proprio parere tramite la rete e di conseguenza, legiferare. "E' un format" dice Grillo "si creerà una piattaforma, gli esperti scriveranno" la gente commenterà, e sceglierà la proposta migliore "si voterà". Lo dice in questo video andato in onda su Servizio Pubblico: I dubbi sono molteplici. Il primo è che effettivamente tutti siano messi in grado di votare. Il secondo è chi controlla che tutto, in rete, si svolga regolarmente? Il terzo deriva da Platone: chi controlla chi dovrebbe controllare la rete? E sono domande che esistono certamente anche oggi per quel che riguarda tutti gli scrutini, ma la rete, sottolineo, non fa differenza, se non perchè una persona sola molto competente può essere in grado di manipolare tutto a suo piacimento. Manipolare il mio voto di persona comune non dovrebbe essere più difficile di manometterlo dentro una urna, anzi. L'ultimo dubbio è il più grande: può davvero una persona comune, me compreso e per primo, votare su tutto? Gli strumenti che un comune cittadino ha per addentrarsi nelle decisioni di uno stato non sono molti e sono tutti riassumibili all'interno di una parola: informazione. Tutti tranne quelli per cui uno ha studiato per tutta la sua vita, tranne gli aspetti di cui uno veramente si ritiene fondato e correntemente informato. Su tutto il resto la bussola è l'informazione. L'informazione è certamente utile, ma se diventa la base su cui costruire, le fondamenta delle decisioni, allora si incarna in qualcosa di catastrofico. L'informazione di oggi è un condensato di nozioni, superficialità e luoghi comuni digeribile per tutti, che non approfondisce una sola questione. Un esempio. Abbiamo passato un anno a sentir parlare solo di spread, di Bce (peraltro senza che alcuni eletti sapessero di cosa si parlava), di debito pubblico, crescita e pil, senza che nessuno (con la rara eccezione di alcuni programmi di radio24, alcuni blog e poco altro) si sia preso davvero la briga di spiegare cosa significasse. Il fenomeno del momento era lo spread, ogni giorno era sulla bocca di tutti, nei bar si parlava del gol di Cavani un minuto appena e si tornava a parlare di spread. Oggi nei bar si riparla di Cavani. La domanda è: se gli italiani avessero dovuto votare i provvedimenti per mantenere l'Italia in una posizione economica relativamente tranquilla ed agire per rafforzarla, cosa avrebbero votato? O ancora: di quali informazioni veramente disponevano gli italiani per poter votare con coscienza (e conoscenza)? Internet, la televisione, i giornali, devono a tutti i costi "divertire", "alleggerire", "divulgare" e per questo semplificare, coniugare l'informazione con lo "strano", lo "strampalato" e da qui la proposta delle stravaganze, delle esagerazioni. "Più una tesi è sballata, e più viene reclamizzata e diffusa. Le menti vuote si specializzano in estremismo intellettuale, e così acquistano notorietà (diffondendo, si capisce, vuotaggini). Ne risulta una formidabile selezione alla rovescia." (Giovanni Sartori, "Homo videns", Laterza, 1997). Il perchè è normale. Nessuno guarderebbe un programma in cui una persona o due altamente specializzate discutono ai massimi livelli di un qualsiasi argomento. Non sarebbe divertente e probabilmente in pochi capirebbero qualcosa. Mentre le denunce, i predicatori da strapazzo e Celentano che interviene per telefono sono molto più accettati. La conseguenza è: i cittadini comuni, le persone comuni, nella democrazia continua, nell'idea dei 5 stelle, dovrebbero votare una finanziaria, o la riforma scolastica, o altro ancora sulla base di programmi dove interviene con tanto di tappeto rosso Celentano. Questa sarebbe il grande passo in avanti della democrazia. Si potrebbe dire che prima del voto sarebbero fatti molti approfondimenti e che si spiegherebbe bene i pro ed i contro di ogni voto. La domanda che opporrei ancora sarebbe: e chi farebbe gli approfondimenti, chi sarebbe in grado di elaborarli imparzialmente? E non solo: quanto tempo occorrerebbe per analizzare ogni singola questione? Non si arriverebbe forse ad una paralisi? Domando ed aspetto risposte.
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giovedì 14 marzo 2013

Il Maxischermo

E' possibile o meno fare politica senza alcun finanziamento pubblico? E' del resto quello che gli stessi italiani hanno votato nel referendum, poi aggirato malamente dalla seconda repubblica. Il M5S dice di saperlo fare e di poterlo fare. Ed io non metto in dubbio, è il principio di per sè che non mi piace, poichè porterebbe ad una "americanizzazione" della nostra politica dove le industrie sostengono un candidato e, se questo vince, vanno a chiederne di conto. Ma torniamo a Grillo ed al M5s. La foto che vedete qui sotto, ad oggi, è abbastanza eloquente. Racconta dei soldi percepiti e di quelli spesi. Nessuna spesa. Appena se n'è accorto, Grillo, che andava dicendo che era tutto pubblico e che tutte le cifre potevano essere viste da tutti, ha scritto qualcosa a riguardo, dicendo che i dati "saranno" pubblicati. La trasparenza per ora è sempre una virtù sconosciuta. E tuttavia il dato che mi piacerebbe avere sotto mano non è quello delle spese, ma di chi ha donato. E purtroppo o per fortuna sarà un dato coperto dalla privacy. Lo dico con una certa curiosità, dopo aver letto questo piccolo pamphlet di Michele Di Salvo "Chi c'è dietro Beppe Grillo ed il suo movimento", molto interessante, specie per la ridicolezza di una stanza fatta fare da Casaleggio a forma di uovo quando aveva a che fare con la direzione di Web-egg. La cosa che qui mi piace riportare è, però, questa: C.B. racconta “…un giorno, quando collaboravo alla campagna elettorale delle regionali in Lombardia per le 5 stelle, piena anch'io di tante speranze, ebbi l'onore di conoscerlo [Gianroberto Casaleggio ndr.]. Erano solo due mesi che partecipavo nel meetup e Vito Crimi (candidato alla presidenza della Regione per il movimento 5 stelle) mi mandò dallo staff di Beppe Grillo insieme ad altre due persone, le mie idee su cosa fosse questo staff non erano ancora chiare. Beppe Grillo aveva sempre parlato di 5 ragazzi... Ci rechiamo negli uffici della Casaleggio Associati a Milano, Gianroberto, dopo averci dato indicazioni sui temi che avrebbero dovuto affrontare i 39 candidati nell'evento di piazza Duomo, si alza, si gira e se ne va senza neanche un grazie arrivederci. Quel giorno dissero anche una frase che mi colpì molto. Dissero che al tabellone luminoso in piazza Duomo avrebbero pensato loro [non la cassa del movimento ndr], sapete quanto costa l'affitto di quel coso? La cosa mi colpì ma volevo ancora aggrapparmi alla speranza che con il movimento ci saremmo liberati della casta…”


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mercoledì 13 marzo 2013

La via del tramonto è rossa.

 
 Ci ho pensato un bel po' prima di mettermi a scrivere questo pezzo, l'ho masticato e rimasticato. Perchè la Storia quando ti passa davanti va interpretata, bisogna chiedersi si abbiano a disposizione tutte le variabili e componenti del cambiamento. Sia che i fatti ci piacciano o meno. I risultati delle elezioni li sapete tutti. Partiamo non tanto da quelli, ma da "chi ha votato chi". Se si osservano i dati (http://www.demos.it/a00831.php) si scopre che Pd e Pdl hanno perso completamente i propri ceti di riferimento. L'operaio non vota Pd, ma M5s. Il disoccupato non vota Pd, ma M5s.
L'imprenditore non vota Pdl, ma M5s. Il che, mi concederete, è una cosa alquanto strana. Lasciamo da parte il Pdl per un attimo, semplicemente perchè da una condizione da perdente annunciato è arrivato ad uno 0,5% dal centrosinistra, per cui le proprie elezioni, loro, le hanno vinte. Il Pd ha chiaramente perso, sotto ogni punto di vista. Non sa parlare ai disoccupati, non sa parlare agli operai, non sa parlare agli imprenditori. Riesce a malapena a farsi capire dal ceto medio degli impiegati. Mi chiedo cosa abbiano detto Grillo ed il suo movimento ai disoccupati che io, onestamente, non sono stato in grado di recepire. Dov'è stata detta questa ricetta sul lavoro, sui psoti di lavoro, dove Grillo ha detto qualcosa su come difendersi dalla disoccupazione.
Il Pd l'ha detto, firmando il piano del lavoro di Cgil.
Grillo ha detto questo:

 

Dimentichiamoci la parola "lavoro", dice. Usciamo dall'euro. Riprendiamoci la lira. E, magicamente, autarchia. La parola "autarchia" la aggiungo io, ma viene di conseguenza. Non si parla di creare posti di lavoro. Per cui non capisco perchè un disoccupato lo abbia votato. Prendiamo gli imprenditori. Nello stesso discorso si dice: basta con la crescita. 
Quindi? Cosa succede, cosa facciamo? Qual è la linea teorica che segue, chi è lo stratega economico di Grillo? Cosa facciamo se usciamo dall'Europa, usciamo dalla nato, ristampiamo la lira e facciamo le statue ai contadini? La risposta, purtroppo, non la si trova nel programma (che trovate qui: http://www.beppegrillo.it/iniziative/movimentocinquestelle/Programma-Movimento-5-Stelle.pdf).
Sotto la voce "economia" si parla di ben poche cose, si pongono alcuni divieti, si mettono alcuni veti, ma non si vede una vera impronta. In primis, cosa significa "sussidio di disoccupzaione garantito"?
E' ben diverso, credo, da un reddito minimo di cittadinanza garantito (vedi qui: http://www.beppegrillo.it/2012/05/reddito_di_ciit.html) poichè il primo toccherebbe anche agli immigrati, il secondo no.
E il secondo sarebbe molto più in linea con quanto già espresso dal leader in questo post in cui Grillo sosteneva che i Rom provenissero dalla Romania (assurdo! Per chi non lo sapesse i Rom, i Romanì e tutti gli altri che qui in Italia chiamiamo gentilmente "zingari" sono in primis italiani a tutti gli effetti ed in secondo luogo provengono da una migrazione di seicento anni fa dall'India verso l'europa.) e che qui non ci fosse posto per loro: http://www.beppegrillo.it/2007/10/i_confini_scons.html
Continuo sull'economia. Cosa significa "favorire le produzioni locali"? Siamo nuovamente all'autarchia? Cosa significa "disincentivi ad aziende che generano danno sociale"? C'è scritto accanto "ad. es. bottiglie di acqua di plastica". La mia domanda è: chi è che decide che la mia azienda commette un danno sociale? Grillo? Uno che parla di immigrazione come visto sopra?
 In pratica il programma economico del M5s si riduce a tre cose senza senso e a molte cose condivisibili riguardo sprechi da tagliare sui costi dello stato, tagliando i quali, è bene precisarlo, NON si riesce a trovare fondi per una finanziaria, per cui NON si rilancia l'economia, si compie solo e solamente un giustissimo atto di coerenza con la popolazione che bene non se la passa.
Ritornando al principio, quindi, se escludo i gestori di impianti fotovoltaici ed eolici, se escludo i proprietari di tali impianti, se escludo le aziende che progettano e montano tali impianti (visto che ben tutta una pagina del "programma" è dedicata a questo) non vedo quale imprenditore possa aver votato con raziocinio il M5s.

Arriviamo agli operai. Valgono le stesse considerazioni fatte sopra. Se non si crea lavoro, se si continua a dire che grazie all'informatizzazione ed alla tecnologia dove c'erano venti persone oggi ne bastano due, e si accetta questa premessa senza pensare a come e cosa si può fare per sfruttare intelligentemente la tecnologia senza che ci si ritorca contro, allora non ci sarà posto per molti degli operai che lo hanno votato. Se non si danno incentivi alle industrie ed alle imprese per assumere, se non si creano i presupposti per cui sia conveniente assumere, nessuno assumerà. Per cui lavoreremo tutti o i campi (modello autarchico che come abbiamo visto piace molto) o lavoreremo nell'energia rinnovabile. Per il futuro o contadini o ingegneri.

Arriviamo alla scuola. Recito testualmente: "Abolizione dei libri di testo stampati, e quindi la loro gratuità, con l'accessibilità via internet in formato digitale". Io credo che questa sia pura follia. Abolire la carta stampata, in virtù di non si capisce quale qualità della rete. La rete ad oggi non può sostituire il libro di testo per il semplice fatto che la rete è libera, per fortuna e tutti possono scrivere ciò che vogliono. Me compreso. Le informazioni che si trovano in rete vanno dalle più esatte alle emerite ciofeche. Inoltre, e forse sono un conservatore in questo, e non me ne vergognerei, nel valore intrinseco del libro. In primis perchè alcuni studi scientifici dimostrano che il cervello memorizza la pagina, mentre ha difficoltà a registrare un supporto mobile, per cui studiare solo ed esclusivamente sul pc (o tablet etc) renderebbe il tutto più difficile. In secondo luogo perchè basta un guasto e perdi tutto. Il libro devi bruciarlo. In terzo luogo perchè sono contrario all'ingresso in pompa magna delle grandi aziende tecnologiche all'interno delle scuole. Non affronto le poche e banali cose scritte sotto "salute" e delle poche sotto "trasporti" (che sembrano più adatte ad un programma per candidato sindaco che per un premier che sia chiamato a dare risposte nazionali sul tema). Affronto piuttosto una domanda.

Chi è, quindi, che ha votato il M5s? Dicono, in tanti, che sia stato un voto di protesta, in massa, di persone che non ne potevano più e che non ne possono più di questo sistema e di chi ne fa parte. Di persone che vogliono un cambiamento, uno schiaffo al passato per guardare con coraggio al futuro. Chi, di queste persone, si colloca a destra, ha votato bene, secondo me. Ha votato un movimento fondato da un personaggio (che ne è il presidente, che ha messo come vicepresidente suo nipote e segretario il suo commercialista (vedi qui: http://www.huffingtonpost.it/2013/03/12/ecco-statuto-movimento-5stelle_n_2860351.html?utm_hp_ref=italy)) che, come abbiamo visto, è per un totale sostegno all'agricoltura, alle energie rinnovabili, per un taglio della crescita, per un sussidio di disoccupazione, per non accogliere gli immigrati, per uscire dall'euro, per uscire dalla Nato(al fine di dire: come siamo bravi noi italiani?), e poi non si sa cosa. Quello che viene dopo lo decide la rete, cioè un blog privato, di proprietà di Giuseppe Grillo, dove "democraticamente" si dovrebbe votare le proposte. Scrivo con le virgolette perchè la rete è più controllabile della realtà, basta sapere come fare. Chi, invece, idealmente di sinistra ma deluso, ha votato Grillo, ha minato la base socialista del paese. Socialista come va inteso per davvero il termine, e non in senso craxiano-berlusconiano. E credo che non debba essere spiegato il perchè, viste le cose appena scritte sopra. O meglio: fuori dall'Europa, taglio della crescita, nessun sostegno alle imprese (che non siano agricoltura o nel campo delle energie rinnovabili), abolizione del libro scolastico, dichiarata "non uguaglianza" dei non italiani davanti alla legge, nessuna proposta sul tema del lavoro e dell'occupazione, ed infine perchè si delinea un capo solo al comando, unica voce di un movimento che vorrebbe, tra l'altro, incline ad un voto unanime in ogni occasione (http://www.beppegrillo.it/2013/03/circonvenzione/index.html) Non è un caso, a mio avviso, che l'unico partito che non ha messo sul proprio simbolo il nome del candidato premier sia stato il Pd, perchè è l'unico a poter vantare alle spalle una scuola di pensiero. Il M5s, a guardare bene, ha messo il nome di Beppe Grillo nel simbolo senza nemmeno definire un candidato premier, e senza che lo stesso fosse candidato. Che è, a mio avviso, una contraddizione: nel mio simbolo c'è il nome di un privato.

 Come avrete capito non credo che il programma del M5s sia esaustivo, credo che in buona parte siano cose che un governo serio possa fare in pochi mesi. E poi? Qual è la politica estera del M5s? Dove si trovano i soldi per un reddito di cittadinanza? Cosa e come voteranno questi neo-eletti? Se, come scritto sul blog, così deve funzionare, voteranno ciò che gli verrà detto, e questo non può essere assolutamente socialista. Non è nemmeno liberale. Come minimo è oligarchico. Ma su questo non voglio soffermarmi oltre, per quanto lo ritenga un punto veramente negativo per il M5s, poichè dicono di voler portare avanti la partecipazione, per cui, magari, mi stupiranno in questo senso (per quanto io non creda nella democrazia partecipativa, ma questo è un altro discorso).
 Il problema adesso è: cosa accadrà? Bersani non riuscirà molto probabilmente a garantire un governo, Napolitano creerà un governo istituzionale che ci riporterà alle elezioni nel giro di qualche mese, dove Grillo, per effetto del "salto sul carro del vincitore" ha la possibilità di raccogliere oltre il 30% dei voti. Anche perchè il 25% che lo ha votato non ne è spaventato, anzi, ne è galvanizzato. E non so dire il perchè. Io ci vedo solo qualche battuta felice e tanta pochezza. E può darsi che mi sbagli, ed i fatti lo diranno. Il fatto attuale è che io non credo a nessuna delle sue ricette. E tuttavia non vedo una sinistra carismatica, capace di risolvere la situazione con serietà, capace di ottimismo e lungimiranza. Vedo Bersani, che io stimo, l'ho visto in campagna elettorale, fuori dalle piazze, nei programmi (anche troppo pochi) a parlare di impegni e periodo difficile da affrontare. Giustissimo, concreto. Ma perdente, è ovvio. Per questo Renzi sarà, forse, il cavallo di battaglia del Pd, della sua voglia di rinnovarsi, e tuttavia sarà, ai miei occhi, la scelta perdente. Una scelta liberista, democristiana, che non riuscirà a parlare ai disoccupati, agli operai e che forse parlerà, invece, agli imprenditori, rendendo il Pd un qualcosa ben oltre la terza via di Blair. Rendendolo un partito liberale, liberista, relegando così la sinistra in un ruolo talmente marginale da farci rimpiangere anche i Comunisti Italiani.

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